Transquinquennal. Teatro con data di scadenza

“Transquinquennal si scioglierà il 31 dicembre 2022. Nel frattempo avrà fatto la sua storia” annunciano.

Come yogurt e formaggi, pelati e piselli in scatola, Transquinquennal ha una data di scadenza. Anche se questa compagnia di teatro belga ha poco a che fare con latticini e scatolame. Sul loro sito, un orologio conta comunque a ritroso il tempo che manca.

Transquinquennal è un collettivo composto da tre uomini (Bernard Breuse, Stéphane Olivier, Miguel Decleire, registi e performer) e una donna (Brigitte Neervoort, manager), che del teatro hanno deciso di fare una pratica anti-autoritaria. “L’autoritarismo, anche a teatro, è una maniera per semplificare la complessità del reale” sostengono. E poi passano ad illustrare il proprio metodo di regia collettiva. Se un attore ad esempio chiede loro: “Perché nel terzo atto il mio personaggio uccide la propria madre?”, uno risponde in un modo (“perché ha cercato di sedurre il fidanzato di tua sorella”), un altro dà una risposta completamente diversa, e il terzo dice: “Boh, arrangiati un po’ tu”.

Transquinquennal ha grande stima del filosofo francese Clément Rosset, autore di oltre trenta titoli nei quali – semplifico un po’ – si argomenta che “la realtà è idiota”, in quanto non possiede una sua propria intelligenza.

Maestri, senza nulla da insegnare

Tutte queste cose, Transquinquennal le ha raccontate nell’incontro che a Teatro Contatto, a Udine, precedeva il debutto italiano del loro più recente spettacolo. Io avevo incontrato i Transquinquennal già lo scorso agosto, quando conducevano, sempre Udine, e poi a Bruxelles, Roma, Reims Caen e Coimbra, la 26esima edizione dell’École des Maîtres, il corso internazionale di perfezionamento per attori (ecco ciò che ne scrivevo allora).

École des Maîtres, sì, la scuola dei maestri. Ma nel loro caso “senza maestri e senza nulla da insegnare, se non un metodo di pensiero”. Già ad agosto mi erano sembrati un po’ complicati. Adesso quell’impressione è confermata.

École des Maîtres, 2018

Philip Seymour Hoffman, per esempio

Il loro più recente spettacolo si intitola Philip Seymour Hoffman, par exemple. Non si tratta una biografia teatrale dell’attore e premio Oscar scomparso quattro anni fa – precisano – e tutto sommato non riguarda nemmeno la sua indimenticabile carriera cinematografica e la sua inaspettata morte. Lo spettacolo – dicono – ha invece a che fare con il concetto di identità e le sue conseguenze. Se si prova a seguirne la trama, a un certo punto si capisce che uno dei personaggi (che ha lo stesso nome dell’attore belga che lo interpreta, Stéphane Olivier) viene sistematicamente confuso con Philip Seymour Hoffman, l’attore statunitense. Tanto da ingenerare una infinita serie di malintesi e paradossi, su cui ruotano i 130 minuti della rappresentazione. Non bastasse ciò a complicare le cose, la trama principale è affiancata da un trama secondaria, nella quale sono coinvolti un attore giapponese e una concorrente di quiz televisivi che risponde a domande sulla carriera dell’attore giapponese. Vi venisse la curiosità di sapere se l’attore giapponese è vivo, è scomparso, o se è mai esistito, Transquinquennal vi risponderà che è una domanda da rivolgere all’autore del testo, non a loro.

Rivolgersi all’autore

L’autore del testo è quel simpatico e divertente argentino che risponde al nome di Rafael Spregelburd. Personalmente, lo considero uno dei più intelligenti drammaturghi contemporanei. Per una ragione soprattutto: perché non si prende mai troppo sul serio.

Così credo abbia fatto anche con i Transquinquennal quando gli hanno chiesto di scrivere una trama con due ingredienti: primo, che avesse nel titolo il nome di Philip Seymour Hoffman, secondo che avesse a che fare con le opere del filosofo francese Rosset e la sua teoria della “realtà idiota”.

Transquinquennal e Rafael Spregelburd (quello con il maglione chiaro)

Appassionato del teatro della complessità, Spregelburd il risultato l’ha sfornato in poche ore: Philip Seymour Hoffman, par exemple, appunto. Che i belgi hanno diligentemente allestito, e presentato in Belgio, in Francia e adesso anche in Italia, nel cartellone di Teatro Contatto. In mancanza di un attore giapponese, hanno pensato che bastasse uno di loro a interpretarlo. Tanto la realtà è un’idiozia e le identità si confondono.

Prima dello spettacolo, è stata comunque data una dritta agli spettatori. “Se nei primi 30 minuti vi sembra di non capire nulla – ha detto Stéphane Olivier – non vi preoccupate. E’ fatto apposta”.

Ma sinceramente: io ci ho capito poco anche nei 100 minuti successivi.

2 risposte a “Transquinquennal. Teatro con data di scadenza”

  1. La comprensione dello spettacolo è inoltre resa più difficile dal fatto che il testo è recitato in francese (con sovratitoli in italiano). Questo particolare non era specificato nel programma ( anche se poteva essere immaginato). Il che mi sembra un po’ scorretto.

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