Woyzeck secondo Claudio Morganti. La tragedia ritorna, e si veste da farsa

Il caso W. è un nuovo lavoro teatrale in cui Rita Frogia e Claudio Morganti immaginano lo svolgersi del processo che nel 1824 condannò a morte J.C. Woyzeck. Una produzione congiunta di Teatro Metastasio di Prato, TPE-Teatro Piemonte Europa, Armunia-Castiglioncello, Esecutivi per lo spettacolo.

piazza principale di Lipsia - incisione

Una folla enorme e curiosa occupava la piazza principale di Lipsia, in quel giorno d’estate, il 27 agosto del 1824. Doveva essere decapitato un uomo. Non ne parlava solo la città: la condanna dell’omicida Johann Christian Woyzeck era diventato un caso nazionale e aveva tenuto sospesa l’opinione pubblica per tutti i tre anni del lungo processo. Sarebbe stata l’ultima condanna capitale eseguita a Lipsia. E il primo dibattimento in cui la difesa tentava la carta dell’incapacità di intendere e di volere, la perizia psichiatrica, la variante della follia.

Da più vent’anni Claudio Morganti si occupa di Woyzeck. Già prima della fine del secolo scorso, seguendo le tracce lasciate dal dramma di Georg Büchner (scritto 12 anni dopo il processo), Morganti aveva riposto sull’omicida Woyzeck la propria attenzione.

Claudio Morganti in Il caso W. (ph. Ilaria Costanzo) - Woyzeck
Claudio Morganti in Il caso W. (ph. Ilaria Costanzo)

Un manoscritto presago, abissale

L’avevano fatto d’altra parte in molti, riconoscendo in quel manoscritto presago, abissale, lasciato senza finale – perché una febbre tifoidea avrebbe ucciso Büchner prima ancora dei 24 anni – qualcosa che parlava a loro, uomini e artisti del Novecento. Uno squarcio espressionista, una tragedia proletaria, un manifesto antimilitarista, un’apertura ai cortocircuiti della mente. O al buio che è in tutti noi.

La storia del soldato semplice Woyzeck – che per gelosia e instabilità mentale uccide a coltellate Maria, la donna che gli ha dato un figlio, ma che amoreggia con un sottufficiale – aveva affascinato Max Reinhardt (il regista che per primo nel 1913 l’aveva portato in scena) e poi il compositore Alban Berg (per un’opera memorabile, del 1922, che per un’errore di trascrizione diventa Wozzek).

In tempi a noi più vicini, Giancarlo Cobelli, Werner Herzog, Robert Wilson, Tom Waits, William Kentridge, Árpád Schilling… Ciascuno di loro propenso a confrontarsi con quell’incompiutezza, e aggiungere un frammento nuovo, un finale diverso, una prospettiva antitetica, lungo la quale incanalare la scrittura notturna di un Büchner febbricitante.

Klaus Kinski in Woyzeck

“Gli uomini sono abissi e dà le vertigini, guardarci dentro”, aveva scritto il drammaturgo tedesco. E così ripeteva Klaus Kinski nel film di Herzog (1976), con la faccia alterata, che bene restituiva la psicologia del soldatino omicida. La cui vera colpa era la condizione sociale: miseria, umiliazione, ignoranza. E tutto attorno, la roboante grancassa dello stato forte prussiano. Tragedia sub-proletaria, secondo molti.

La tragedia e la farsa

Insegnava però un pensatore influente dell’800, che la Storia si ripete due volte: la prima come tragedia e la seconda come farsa. Sarà per questo motivo che, partito dalla natura drammatica del primo Woyzeck, Morganti ne ha affrontato ora il versante farsesco e ha portato in scena, nei toni allegrotti e approssimativi di un processo in provincia, il dibattimento giudiziario attorno a un antico caso di femminicidio . Il caso W. appunto.

immagine spettacolo Il caso W. (ph. Ilaria Costanzo) - Woyzeck
Il caso W. (ph. Ilaria Costanzo)

Il tribunale, del resto, è un topic del teatro, da Eschilo in poi. E della commedia anche. E di quella all’italiana pure: da Totò a Alberto Sordi, da De Sica senior (che genialmente, in veste di avvocato, inventò e mandò assolta la “maggiorata fisica” Lollobrigida opponendola al “minorato psichico”) fino a De Sica junior, Christian.

Dunque, nel nuovo lavoro di Rita Frongia e Claudio Morganti, non proprio il Woyzeck, ma una fantasiosa e divertita ricostruzione del processo che vide Woyzeck alla sbarra. Con strumenti da drammaturgo Frongia ha recuperato gli atti e le perizie di allora e, mettendoci pure molto del suo, si è lasciata ispirare da altre clamorose e mediatiche assise: il caso del matricida Pierre Rivière, quello compagno di merende Pacciani, quelle del femminicida Salvatore Parolisi e del suo omologo Claudio Grigoletto. Senza dimenticare Eduardo.

Ne esce appunto una farsa (lo ammette l’avvocato della difesa, Francesco Pennacchia). “Un processo accussì” (lo sostiene l’accusa, l’avvocato Gaetano Colella). Una sfilata di testimoni a carico e a discarico, tutti oculari e tutti oculati nel far prevalere la caratterizzazione comica, la strizzatina d’occhio. In un’udienza cialtrona, da avanspettacolo, conclusa con i riflettori puntati sulle di arringhe. Chissà come le avrebbero pronunciate Leo De Berardinis o Claudio Cecchi, sogghignando e imitando Eduardo forse. O magari come Ciccio e Franco.

Allora sono tutti matti

È ovviamente caricatura il ritratto di un questo tribunale di provincia. Dove sta scritto La legge è uguale per tutti, e non lo è per nessuno. Il giudice stesso, cui dà corpo, voce e annoiata attenzione lo stesso Claudio Morganti, potrebbe essere nato da una novella di Pirandello. Ripassata tra i cinepanettoni e le vacanze di De Sica junior e Lino Banfi.

immagine spettacolo Il caso W. (ph. Ilaria Costanzo) - Woyzeck
Il caso W. (ph. Ilaria Costanzo)

Seduto alle mie spalle un ragazzino ha continuato per tutta la durata dello spettacolo a chiedere informazioni alla madre a proposito dei personaggi. Chi, dove, perché? Per giungere infine a una sua conclusione, personalissima: “Ma allora sono tutti matti!”. Davvero, piccolo Woyzeck, una sintesi eccellente.

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IL CASO W.
di Rita Frongia
regia Claudio Morganti
con Isadora Angelini, Gianluca Balducci, Gaetano Colella, Massimiliano Ferrari, Rita Frongia, Claudio Morganti, Francesco Pennacchia, Luca Serrani, Gianluca Stetur, Paola Tintinelli
luce Fausto Bonvini
organizzazione Adriana Vignali
produzione Teatro Metastasio di Prato, TPE-Teatro Piemonte Europa, Armunia-Castiglioncello, Esecutivi per lo spettacolo

Teatro Fabbricone, Prato, novembre 2019

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