Che farò senza Euridice? Potrei indossare un visore e come Orfeo incamminarmi tra i pixel

Per dieci giorni ancora si può scendere nel regno dei morti. Lungo la stessa strada che aveva percorso Orfeo, alla ricerca di Euridice. Una nuova produzione Css, teatro stabile di innovazione, a Udine, ricostruisce l’avventura per spettatori singoli.

Il Labirinto di Orfeo ricostruito in realtà virtuale

Spettacolo su appuntamento, dicono le istruzioni.

Se frequentate i teatri , a volte capita che non si formi la piccola comunità degli spettatori – cento, duecento, mille persone – e che l’incontro invece sia un tu per tu, un rendez vous personale. Un abboccamento, dice il dizionario. Non il teatro che di solito abbiamo in mente. Ma un teatro immersivo, sensoriale, individuale.

Nel Labirinto di Orfeo, spettacolo che si iscrive in queste categorie, si entra su appuntamento, soli, a piedi nudi, senza telefonino. Si lascia fuori il mondo e per una mezz’ora si è unici, singoli, a tu per tu con mito e mistero. Orfeo, la vita, la morte,

Conoscete tutti – credo – la storia di Orfeo. Da tre millenni, è il musicista più bravo. Con le sue melodie incanta persone, animali e dei. Ha perso la sua donna, Euridice, morsa da un serpente, e scende fin sottoterra per riportarla in vita. Ce lo raccontano Platone e Ovidio, tanti lavori letterari, teatrali, soprattutto tante composizioni musicali. Di ieri e di oggi.

Conoscete anche – suppongo – il suo famoso lamento, un’aria che resta nella storia della musica. Scritta da Gluck, l’hanno cantata soprani, mezzo-soprani, contralti, tenori e – data l’epoca, il Settecento – pure castrati. Commuove e resta nei ricordi, anche a sentirla una volta sola.

Immaginate di trasformare quel canto, quelle frasi, in sensazioni. Di tradurle in un’esperienza tattile, in una bolla di suoni vaghi e evocativi odori, in parole sussurrate all’orecchio, in un percorso affrontato al buio, come quello che portò Orfeo giù, fin nell’aldilà, per strappare alla morte la sua Euridice.

Questo è Il Labirinto di Orfeo, avventura per singoli spettatori che al buio, bendati, in una penombra insicura, ripercorrono la strada che lui aveva fatto per ricongiungersi con lei. E perderla di nuovo, come vuole beffardo il mito.

Orfeo rimasterizzato

Ero entrato nel Labirinto di Orfeo tanti anni fa, venticinque. Mi avevano invitato cinque attori, molto giovani allora, che si chiamavo Alessio Boni, Luigi Lo Cascio, Pietro Faiella, Rita Maffei, Sandra Toffolatti.

Sandra Toffolatti nel Labirinto di Orfeo, 1992

Avevo scritto, in quella occasione:
(…) Udito, tatto, olfatto, gusto sono i veri protagonisti di questo percorso dove la vista non è più padrona, sia per la scelta del buio come sfondo del racconto, sia per l’effetto, a un certo punto, di una benda sugli occhi, che alimenta un rapporto di fiducia fra il visitatore e le sue guide. A piedi scalzi, incerto sulla strada da seguire, egli deve affidarsi a un piccolo gioco di spostamenti che lo spingerà ad ascoltare il narrare lieve di fanciulle vestite di bianco, o a percepire gli aromi di essenze odorose diffusi in piccole stanze foderate di veli. Lasciarsi andare, lasciarsi guidare, è il segreto per affrontare l’avventura del Labirinto, delle sue voci narranti, delle sue sorprese. (Il Piccolo, 12 maggio 1992)

Sottoscrivo tutto. Perché, riallestito da Rita Maffei e minuziosamente ricostruito Luigina Tusini, in quel Labirinto sono entrato di nuovo qualche giorno fa. E di nuovo ho sperimentato quelle sensazioni. Grazie al lavoro di altri, altrettanto efficaci performer (li troverete citati nella locandina, più in basso)

Formidabili quei pixel

Venticinque anni sono tanti e nel mondo tante cose sono cambiate. La propensione tecnologica delle arti dello spettacolo dal vivo, ad esempio.

Così a questo Labirinto “rimasterizzato”, riconsegnato allo spettatore, oggi si affianca anche un avanzatissimo Labirinto di Orfeo VR, cioè di realtà virtuale, ridisegnato con programmi di grafica tridimensionale e visori. Sempre su appuntamento.

Qui sarete davvero soli, e oltre al telefonino avrete lasciato alle vostre spalle anche il vostro mondo. Dopo aver indossato un visore VR, ciò che vedrete sarà un pianeta immaginario, gemello di quelli che quasi un secolo fa edificava l’incisore Maurits Cornelis Escher, il più tenace illusionista del Novecento.

Maurits Cornelis Escher – Altro Mondo (1947)

Questa ulteriore avventura in solitaria sulle orme di Orfeo, questo pianeta che c’è ma non esiste, sono stati progettati e implementati da Alessandro Passoni e Saul Clemente.

Raccomanderei davvero, una volta che abbiate vissuto sensorialmente la favola di Orfeo, di affrontarla anche virtualmente. Scoprirete l’efficacia di una mitologia computerizzata. E il potere dei pixel: vostri futuri geometri di sogni e illusioni.

Il labirinto di Orfeo VR

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PROGETTO LABIRINTI 2.0

dallo spettacolo 1992 creato da Alessio Boni, Pietro Faiella, Luigi Lo Cascio, Rita Maffei, Sandra Toffolatti
messa in scena 2019 Rita Maffei
con Manuel Buttus, Ada Delogu, Natalie Norma Fella, Klaus Martini e Nicoletta Oscuro
e i partecipanti al laboratorio di teatro sensoriale: Mario Bodini, Ilaria Borghese, Sabrina Cappellaro, Elisa Cattarinussi, Emanuela Colombino, Manuela Daniel, Laura Ercoli, Marta Ecoretti, Antonietta Ermacora, Cecilia Fabris, Daniela Fattori, Massimo Franceschet, Gianna Gorza, Elisa Mansi, Arianna Marzolini, Donatella Mazzone, Samuele Mergan, Emanuela Moro, Marta Parpinel, Maria Grazia Pizzutti, Martina Puzzoli, Enrico Regattin, Arianna Romano, Susanna Tomasin, Jacopo Tornaboni, Hava Toska, Claudia Traina, Sevin Anna Trantino, Rebecca Trevisano, Federica Visentin, Enea Zancanaro
allestimento scenografico Luigina Tusini
assistente Ada Delogu
direzione creativa, sviluppo applicazione VR Alessandro Passoni
VR artist Saul Clemente
produzione Css Teatro stabile di innovazione del FVG ⁄ Virtew

fino a domenica 8 dicembre 2019 (vai al sito Css – Teatro stabile di innovazione del FVG)


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