Biennale Teatro 2020. E se giocassimo a nascondino?

Nascondino? No. Parla di ciò che è nascosto e di ciò che si svela, l’edizione 2020 del Festival Internazionale di Teatro della Biennale di Venezia. Si svolgerà dal 14 al 25 settembre. Il direttore Antonio Latella ha deciso di dedicarla a un tema molto antico. E se uno ci pensa bene, anche molto contemporaneo. La censura.

Nascondino - Biennale Venezia

“Non nascondetemi. Mi nascondo già da sola – dice Mariangela Gualtieri – la trama nascosta è più forte di quella manifesta”.

“Non nascondetemi. Perché mi sono nascosto e ci siamo nascosti troppo a lungo – dice Antonio Ortoleva – e perché in giro c’è sicuramente roba che vende meglio di noi”.

“Non nascondeteci: siamo bellissime” aggiungono Nina’s Drag Queens, sventolando piume di struzzo. Come se fossero (e da un certo punto di vista lo sono) un segnale di visibilità.

Dal 14 al 25 settembre

La progettazione del Festival della Biennale Teatro – la quarta per Antonio Latella – lo ha portato a ragionare su tutto ciò che consapevolmente, o inconsapevolmente, si censura. È per questo che, con un gioco di parole, l’edizione 2020 si intitola Nascondi(no).

“Perché siamo condizionati – dice Latella – dalla società, dalla cultura, dall’educazione, dal nostro ceto sociale o dal politicamente corretto. Per Venezia ho pensato a tutto ciò che viene censurato perché altri ce lo impongono. A tutto ciò che censuriamo perché siamo noi stessi a imporcelo. A tutto ciò che un teatro nazionale non potrebbe, o non vorrebbe, mai produrre”.

Ma che la Biennale può.

Il programma e le informazioni relative a un’edizione che si svolgerà dentro i limiti delle disposizioni anti-epidemia attive nel mese di settembre, sono sul sito dell’istituzione veneziana. Il comunicato stampa di questo pomeriggio le riassume così.

Il comunicato stampa dell’edizione 2020 del Festival di Teatro della Biennale

E’ immaginato come un “Padiglione Teatro Italia” il 48. Festival Internazionale del Teatro firmato da Antonio Latella, un’esposizione collettiva di artisti italiani in scena dal 14 al 25 settembre a Venezia con 28 titoli per 40 recite, tutte novità assolute attorno a un unico tema, la censura.

“Nei primi tre anni – dichiara il direttore Latella – ho voluto evidenziare artisti internazionali da far conoscere al pubblico italiano. Il quarto anno diventa invece la valorizzazione del teatro italiano. Ho cercato di costruire una mappatura di artisti che sono al di fuori di quelle leggi che regolano la programmazione dei teatri istituzionali. Ma che si stanno imponendo all’attenzione della critica e degli operatori. Artisti che, soprattutto, stanno costruendosi un loro pubblico, fortemente trasversale”.

Questi gli artisti

Leonardo Lidi, Fabio Condemi, Leonardo Manzan, Giovanni Ortoleva e la vincitrice dell’edizione 2019/2020 Martina Badiluzzi sono i registi usciti dal vivaio di Biennale College, nati a cavallo tra gli anni ’80 e ’90, ognuno con la propria fisionomia, una lingua definita con cui scrivono il teatro dei nostri giorni. Con loro anche Caroline Baglioni, promossa dal College Autori Under 40. Vicini, per generazione, sono Pablo Solari– regista, drammaturgo, musicista, nonché autore di serie web con il gruppo satirico “Il terzo segreto di satira” – e Alessandro Businaro, regista e autore.

Le compagnie presenti al Festival, nate tutte nel nuovo millennio, sono formazioni indipendenti raccolte attorno a un’idea, un modo di fare teatro che esca dalle consuetudini. Dal duo AstorriTintinelli, autori di sarcastici adattamenti di classici che hanno in Ceronetti e Leo De Berardinis il loro punto di riferimento, a Biancofango, oggi fra i gruppi più apprezzati; da Industria Indipendente, collettivo di ricerca dedito alle arti performative e visive, a Babilonia Teatri, già premiati con il Leone d’argento alla Biennale di Venezia nel 2016; da Nina’s Drag Queens, che rileggono in chiave ironica e iper-espressiva, ovviamente en travesti, classici della tradizione teatrale, al Teatro dei Gordi, tutti attori e attrici della Scuola “Paolo Grassi” di Milano diretti da Riccardo Pippa, fino alla più recente formazione tutta al femminile di UnterWasser, fondata nel 2012 da Valeria Bianchi, Giulia De Canio, Aurora Buzzetti, che sono performer, autrici, ideatrici, costruttrici degli oggetti scenici delle loro opere, “installazioni mobili” tra teatro e arte contemporanea.

Una ricerca autonoma

Nel solco di una ricerca autonoma si muovono Daniele BartoliniFilippo CerediLiv Ferracchiati, Antonio Ianniello, Giuseppe Stellato.

Da Firenze alla “spontanea” immigrazione in Canada, Daniele Bartolini affronta temi odierni attraverso la partecipazione attiva del pubblico in contesti performativi site-specific e immersivi; artista visivo, filmaker, performer Filippo Ceredi, che è laureato in filosofia ed è stato assistente alla regia di Marco Bechis, crea installazioni live sotto lo sguardo del pubblico facendo circuitare immagini d’archivio e memoria collettiva; Liv Ferracchiati, alla Biennale Teatro 2017 con la sua Trilogia sull’identità, regista e autore dei suoi lavori;  Antonio Ianniello attore, drammaturgo, regista, con studi sulla percezione, ha sviluppato strange tools, dispositivi che permettono di osservare il proprio processo cognitivo; Giuseppe Stellato, artista e scenografo, autore di un ciclo performativo sul rapporto uomo-macchina, di cui alla Biennale si sono viste le prime tappe.

E ancora: figure consolidate nel panorama nazionale come Fabiana Iacozzilli, che si è imposta all’attenzione con la sua compagnia Lafabbrica, fondata nel 2008, attraverso un teatro sorretto da un forte impianto visivo e scenico; Giuliana Musso, tra le maggiori esponenti del teatro di narrazione e d’indagine, un teatro che si colloca al confine con il giornalismo d’inchiesta, tra indagine e poesia, denuncia e comicità; Jacopo Gassmann, attivo tra teatro e cinema, che ha saputo imporre all’attenzione nuove drammaturgie che si sono affermate in Italia anche grazie alle sue traduzioni.

Infine Mariangela Gualtieri, poetessa, attrice, autrice che ha marcato il rinnovamento del teatro italiano negli anni ‘80. A lei è affidata l’inaugurazione del 48. Festival Internazionale del Teatro con uno dei suoi preziosi “riti sonori”, come sempre guidato da Cesare Ronconi, un rito pensato come inaugurale.

Infine i Leoni della Biennale Teatro 2020

I Leoni del Teatro quest’anno vogliono premiare “artisti che danno e fanno tantissimo per il teatro – come ha spiegato Latella – ma che spesso restano in seconda linea, anche per responsabilità del regista, troppo spesso accentratore, che dimentica quanto il risultato finale sia spesso legato ai collaboratori che sceglie”. 

IlLeone d’oro alla carriera è assegnato a Franco Visioli, musicista e sound designer che ha lavorato con Thierry Salmon, Peter Stein e soprattutto con Massimo Castri, prima di collaborare con lo stesso Latella. “Le sue drammaturgie sono vere e proprie scritture che si aggiungono alla scrittura drammaturgica, creando sinergie che vanno a valorizzare passi fondamentali dell’autore e del regista” (dalla motivazione). 

Il Leone d’argento è assegnato ad Alessio Maria Romano, regista e coreografo che ha lavorato ai movimenti scenici di spettacoli di Luca Ronconi, Carmelo Rifici, Valter Malosti, Sonia Bergamasco, fra gli altri, oltre a impegnarsi nella pedagogia del movimento per la formazione degli attori “insegnando agli attori quanto sia necessaria, soprattutto per la nuova figura dell’attore-performer, la consapevolezza del proprio corpo, e quanto un gesto teatrale possa essere più incisivo di una battuta” (dalla motivazione).

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