Quando il Wyoming somiglia al tuo Paese. Il seme della violenza secondo l’Elfo.

lI seme della violenza è il titolo dell’allestimento italiano di The Laramie Project, documento teatrale di Moisés Kaufman e del Tectonic Theatre Project: uno spettacolo che indaga un caso di violenza omofoba accaduto negli Stati Uniti. Lo presenta nel nostro Paese il Teatro dell’Elfo.

Il seme della violenza - The Laramie Project 1 (ph. Laila Pozzo)
(ph Laila Pozzo)

Gente del Wyoming? Fossi in voi, ci penserei due o tre volte prima di dargli l’amicizia. Brokeback Mountain – il romanzo di Annie Proulx, da cui è tratto il film vincitore nel 2005 del Leone d’oro a Venezia – in italiano si intitolava proprio così: Gente del Wyoming. E una ragione c’è, sicuramente. Il Wyoming è uno stato nel quale né io né forse voi che leggete, amereste vivere.

Anche Il seme della violenza – che ho visto qualche sera fa a Napoli Teatro Festival, una nuova produzione di Teatro dell’Elfo e  Fondazione Campania dei Festival – anche questo spettacolo dicevo, parla del Wyoming. Ne dà anzi un’immagine più precisa di quanto faccia il romanzo della Proulx. 

Il seme della violenza è il ritratto di una comunità in gran parte rurale, conservatrice, ostile al nuovo, dominata da convinzioni religiose – protestanti, cattoliche o mormoni, a scelta – e da una adesione politica che dal 1964 la porta a votare esclusivamente per il partito repubblicano. Non occorre aggiungere che nel Wyoming vige ancora la pena di morte.

Quale sia il pensiero corrente della maggior parte dei cittadini del Wyoming nei confronti dell’omosessualità lo raccontava in maniera drammatica già il finale di Brokeback Mountain.

Questo non è un romanzo

Il seme della violenza racconta invece la morte di Matthew Shepard, uno studente gay di 21 anni, aggredito e ucciso di botte da due suoi coetanei, nel 1998 a Laramie (nel Wyoming, 26.000 abitanti). La ragione? I due odiavano i gay. Non è l’episodio di un romanzo. È successo proprio.

Il seme della violenza - The Laramie Project (ph. Laila Pozzo)
(ph Laila Pozzo)

In quell’anno, la notizia dell’aggressione, poi della morte, e infine il processo penale che ne è seguito ha portato Laramie e tutto lo stato del Wyoming al centro dell’attenzione mediatica. Tanto che un gruppo teatrale statunitense, con sede a New York, The Tectonic Theatre Project guidato da Moisés Kaufman, ha deciso di arrivare fino là e svolgere un’inchiesta. Un lavoro di tipo giornalistico, che ben presto, nel 2000, si è trasformato in un progetto teatrale, The Laramie Project, appunto. Ed è diventato poi anche un film (premiato nel 2002 con quattro Emmy Award).

Laramie. Una storia. I pregiudizi

Se vi interessa conoscere nel dettaglio la storia di Matthew Shepard, capacitarvi dell’abisso a cui può arrivare l’odio di matrice sessuale, se vi interessa sapere come mai The Laramie Project è diventato un titolo-manifesto, ed è stato rappresentato in teatri, scuole, college, teatri degli Stati Uniti e dei paesi anglosassoni, diventando strumento di educazione alla tolleranza e di abbattimento dei pregiudizi, Internet vi dà tutti i mezzi per farlo (a cominciare da questo link in inglese, o quello più sintetico in italiano).

Potrete anche scoprire che la legge federale Usa che punisce i crimini motivati dall’odio di genere, porta dal 2009 il nome di Matthew Shepard 

Qui interessa invece dire che da un bel po’ di tempo il Teatro dell’Elfo coltivava l’idea di lavorare su The Laramy Project. Forse per aggiungere uno specchio temporale al loro lavoro di 15 anni fa su Angels in America di Tony Kushner, pietra miliare di un teatro a tematica LGBT. È un tema sul quale la compagnia milanese ha costruito molti capitoli della propria storia e molti dei suoi spettacoli, non ultimo il lavoro dello stesso Kaufman sui processi a carico di Oscar Wilde, Atti osceni.

L’odio o la speranza?

Interessa anche dire che Ferdinando Bruni e Francesco Frongia, registi dell’operazione, hanno scelto d’accordo con Kaufman di intitolarla Il seme della violenza. Per provare a capire fino in fondo – dicono – “quale sia la voce che prevale in noi? Quella dell’odio o quella della compassione? Quella della crudeltà o quella della gentilezza? Quella della paura o quella della speranza?

Il seme della violenza - The Laramie Project 3 (ph. Laila Pozzo)
(ph Laila Pozzo)

Interessa infine ricordare che The Laramie Project utilizza un formato teatrale diffuso nell’area anglosassone, il verbatim theatre. Si tratta di realizzare una tessitura teatrale, usando documenti reali (in questo caso interviste) che sostituiscono la più consueta invenzione di storie, personaggi, dialoghi: il normale percorso della drammaturgia teatrale.

The Laramie Project è dunque questo, un’inchiesta che si sposta verso il teatro e che del teatro utilizza gli strumenti e gli effetti di realtà. Personaggi-testimoni in scena, proiezione di documenti video alle loro spalle, ricerca di ciò che ci permette di superare gli schematismi dei media di massa, per andare a capire, per provare a documentare, le radici (ma anche le fronde) di pensieri e di comportamenti che non sono solo caratteristici di una piccola città bigotta come Laramie. Pensieri, che sono invece pensati e praticati anche nella nostra (un po’ più) laica Europa.

Il seme della violenza - The Laramie Project 3 (ph. Laila Pozzo)
(ph Laila Pozzo)

Una legge per i crimini d’odio

Da questo punto di vista, a mio parere, va osservato Il seme della violenza. Un allestimento che, oltre alla collocazione teatrale, che ne farà uno degli spettacoli da vedere nella prossima stagione, prova a operare su un tessuto di opinioni, con cui anche l’Italia in questo momento si sta confrontando.

Il seme della violenza 5  (ph. Laila Pozzo)
(ph. Laila Pozzo)

Proprio ora che in Parlamento e sui media conservatori si moltiplicano le offensive per affossare la legge che intende aggiungere ai reati d’odio fondati su nazionalità, origine etnica e confessione religiosa, anche l’odio che nasce dai pregiudizi riguardanti la sfera sessuale. (Qui, sul sito del Senato, il disegno di legge).

A osteggiare l’approvazione non sono gli abitanti del Wyoming, ma quegli italiani che pensano che ogni legge che punisce i crimini d’odio rappresenti un bavaglio alla propria libertà di espressione e di opinione.

Come se le aggressioni omofobe, le botte ai trans, i femminicidi frutto di mentalità maschiliste – accanto al suprematismo bianco e alla caccia all’immigrato – fossero opinioni.

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IL SEME DELLA VIOLENZA

The Laramie Project
di Moisés Kaufman e dei membri del Tectonic Theater Project
traduzione di Emanuele Aldrovandi
regia di Ferdinando Bruni e Francesco Frongia
con Ferdinando Bruni, Margherita Di Rauso, Giuseppe Lanino, Umberto Petranca, Marta Pizzigallo, Luciano Scarpa, Marcela Serli, Francesca Turrini
produzione Teatro dell’Elfo e Fondazione Campania dei Festival
in collaborazione con il Festival dei Due Mondi di Spoleto

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