Un paese, la pagnotta, la tovaglia a quadri: in “Pan de’ mia” diventano un film

Il sole è appena sorto. I raggi del primo mattino svegliano l’uomo che ha passato la notte sui tetti. Disperata, una ragazza corre per le vie del borgo in cerca di qualcosa che lo possa sfamare. Bussa a tante porte, ma pochi sono disposti a darle del pane secco e un po’ di formaggio. Il sole intanto comincia a picchiare duro su quell’uomo in fuga.

Sono le immagini che aprono Pan de’ mia. Il film-teatro che ha visto la luce (del proiettore) pochi giorni fa ad Anghiari, nel bel mezzo della Toscana.

Pan de' mia. Tovaglia a quadri 2020. Il manifesto.

Per capire di più, bisogna ripassare la storia

Anghiari deve la sua fama principalmente a Leonardo Da Vinci. Basta sporgersi dalle mura, dalla contrada del Poggiolino, per ammirare la piana che quasi seicento anni fa – nel giugno del 1440 – vide i soldati di Firenze e quelli di Milano sfidarsi in una famosa battaglia. Che Leonardo pittore rese ancor più celebre e misteriosa. Soprattutto perché quell’opera imperfetta non esiste più.

Per chi si occupa di teatro, Anghiari è nota anche altrimenti. Non saranno seicento, ma sono 25 certamente gli anni che hanno visto tutto il paese (in provincia di Arezzo, a picco sulla Val Tiberina) radunarsi all’aperto, ogni agosto al Poggiolino, attorno a lunghe tavolate vestite da sgargianti tovaglie a quadri.

Tovaglia a quadri si intitola appunto la manifestazione che dal 1996, mette d’accordo teatro e cibo, turisti e concittadini, allestendo spettacoli in cui, tra una portata e l’altra, il paese e suoi abitanti si specchiano e si raccontano. Spettacolo contemporaneo, che non rinuncia alla tradizione antica di un teatro povero e popolare (vedi il mio post del 2018). Come succede ad esempio nella vicina Monticchiello. Ma con un’aria più impavida, scanzonata e golosa, l’essenza di certo spirito toscano.

Pubblicato una decina di anni fa, un bel libro ripercorre queste storie di Anghiari e di tovaglie, scritte tutte e tutte portate in scena da Andrea Merendelli e Paolo Pennacchini. Quest’anno se ne sarebbe aggiunta un’altra ancora. Se pandemia e limiti conseguenti non avessero decretato che no, Tovaglia a quadri 2020 non si poteva fare. Almeno così come si era fatta fino ad ora.

Tovaglia a quadri - Teatro di Anghiari
Nel borgo del Poggiolino le tovaglie a quadri delle precedenti edizioni

In ogni sacco di male, c’è un grammo di bene

Così la manifestazione, riservata ogni anno solo a un migliaio di spettatori commensali, è diventata un film.

Il sapore del cibo si può soltanto immaginare adesso, ma il pubblico si è idealmente allargato a tutto il globo. Visto che a Sidney come a L’Avana, basta acquistare un biglietto (www.tovagliaquadri.com ) per godersi in streaming la nuova storia che Merendelli (anche regista), Pennacchini e gli abitanti di Anghiari hanno congegnato. E che come ogni anno si ispira all’avvenimento che più ha colpito l’immaginario e l’immaginazione . Non solo di quel paese. Di tutto il Paese. Del mondo intero. Vuoi che non sia la pandemia?

Il gioco di parole è chiaro

Pane e pandemia si incrociano lungo insoliti labirinti narrativi e la storia dell’uomo in fuga (quello che il paese sospetta sia stato contagiato dal virus) si incrocia quella del concorso per la miglior pagnotta sfornata dal forno artigianale, che ancora opera nel centro storico. Pandemia. Pan de’ mia. Il pane che ho fatto io.

Diversamente da quel teatro dal vivo, di tavola, di strada e di comunità, che alternava portate e cantate, e che ha fatto la fortuna di Tovaglia a quadri, la forma del film, le singole inquadrature, i ritmi di montaggio, permettono adesso di sviluppare i personaggi. E di catturarne meglio, uno per uno, il dettaglio di carattere, la parlata viva, il ruolo che svolge nella comunità. E che spesso non è lontano dal ruolo che veste nella Anghiari di tutti i giorni.

La pandemia diventa insomma un’opportunità. Il film scavalca sì l’effimero e l’irripetibile di quelle poche giornate d’agosto, in cui ci si sedeva attorno ai tavoli, gomito a gomito, per mangiare, ascoltare e divertirsi . Ma consegna la minuscola comunità anghiarese a una storia più lunga, e anche più globale: una storia di cinema.

Che proprio il cinema saprà conservare. Molto meglio di come (non) fu conservato il dipinto murale di Leonardo. Molto più a lungo di quanto si conservano formaggio e pane: che è cibo di tutti, non solo mio, e è filo conduttore di Pan de’ mia.

PAN DE’ MIA – Il trailer

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PAN DE’ MIA – I crediti

una produzione del Teatro di Anghiari – Tovaglia a quadri
in collaborazione con Associazione Pro Anghiari
un film di Andrea Merendelli e Paolo Pennacchini
con il contributo di Comune di Anghiari, Regione Toscana, Mibact
main sponsor: Busatti

Con Pietro Romanelli, Federica Botta, Stefania Bolletti, Rossano Ghignoni, Alessandro Severi, Marta Severi, Ada Acquisti, Maris Zanchi, Palmiro Martinelli, Giuseppe Ricceri, Pierluigi Domini, Sergio Fiorini, Andrea Finzi, Andrea Valbonetti, Fabrizio Mariotti, Kim Mingo, Primo Jack Ventura, Giulio Corridore, Armida Kim, Alberto Marconcini, Ilaria Lorenzini, Catia Talozzi, Vittorio Valbonetti, Elisa Cenni, Teresa Bevignani, Bianca Van Zandbergen, Mario Guiducci, Gabriele Meoni, Ermindo Santi.

Soggetto e sceneggiatura Andrea Merendelli e Paolo Pennacchini
Direzione di produzione Massimiliano Bruni
Direzione della fotografia Gabriele Bianchini
Assistenza alla regia Samuele Boncompagni
Montaggio Gabriele Bianchini
Assistenza sul set Filippo Massi
Operatore camera Rossano Corsi
Organizzazione tecnica Stefan Schweitzer
Fonici Jacopo Andreini, Enrico Zoi
Sound design Giacomo Calli
Scenografie e costumi Armida Kim, Emanuela Vitellozzi
Assistenza tecnica Matteo D’Amore, Filippo Massi, Eleonora Santi
Segreteria di produzione Alessandra Stanghini
Assistenza di produzione Miriam Petruccioli
Runner Mario Tanzi
Regia Andrea Merendelli

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