Domesticalchimia. Donne che collezionano sogni.

Non ci vuole la sfera di cristallo per accorgersi che sogno e teatro hanno in comune parecchio. E non è stato certo necessario a aspettare che Stefano Massini, Federico Tiezzi e Fabrizio Gifuni , due anni fa si trovassero assieme sotto il tetto del Piccolo di Milano, perché la psicanalisi penetrasse, con il loro spettacolo, Freud, nel più nevrotico (così è apparso, almeno, nelle scorse settimane) dei teatri italiani. 

Domesticalchimia - Banca dei sogni Giacomo-Guarino@Soheil-Rahel
Giacomo Guarino – Soheil Rahel

Sulla convergenza tra sogno e teatro sono però rimasto colpito dal lavoro che il gruppo milanese Domesticalchimia sta facendo in questo periodo nella mia città, Trieste. Ecco perché le ho incontrate (sono per lo più donne) e ho chiacchierato a lungo con loro. L’esito di questo incontro sfocia adesso una conversazione pubblica che si svolgerà domani, sempre qui a Trieste, a conclusione di un periodo di lavoro che Domesticalchimia ha sviluppato nel progetto UFO – Residenze d’arte non identificate, organizzato per la terza edizione consecutiva dal Teatro stabile La Contrada e ideato da Marcela Serli.

I sogni son desideri

Lo sosteneva la Cenerentola di Walt Disney mentre cantava e parlava con i suoi topolini tuttofare. In forma più scientifica, lo diceva anche Sigmund Freud, che dell’importanza dei sogni è stato il divulgatore massimo. Basta andare a vedere quanto vende, ancora oggi, L’interpretazione dei sogni, a 121 anni dalla pubblicazione (nel novembre del 1899): il suo best seller.

Cenerentola e il topino

La storia del significato dei sogni è comunque lunghissima e ha prodotto anche opere d’arte eccellentissime. Per esempio Il sogno di Costantino nel ciclo delle Storie della vera croce ad Arezzo: il grande Piero della Francesca. Naturalmente nel passato si credeva che i sogni annunciassero avvenimenti futuri. Qualcuno ci crede ancora, ma nel sentire comune, in quella psicanalisi pop nella quale siamo oggi immersi, i sogni sono inevitabilmente associati ad alcune costanti, e ancor più spesso a traumi, che stanno acquattati nel nostro inconscio. E si manifestano quando noi, nel sonno, allentiamo un po’ le maglie della sorveglianza. I sogni son quindi i nostri desideri segreti. Più segreti di quelli di Cenerentola, comunque. Che sognava solo di essere felice e maritata.

L’analisi freudiana classica vede nel sogno la via maestra per capire qualcosa dell’inconscio, ma ha il limite – o la forza – di essere molto individuale. Mette in primo piano il soggetto, colui o colei che sogna e racconta poi ciò che ha sognato.

Detto questo, torniamo a teatro.

La banca dei sogni

Il progetto sul quale lavora Domesticalchimia è diverso. Niente psicanalisi, niente interpretazione. L’obiettivo è quello di raccogliere quanti più sogni possibili. E di farne una banca. La banca dei sogni è il titolo del lavoro che il gruppo sta svolgendo per le Residenze UFO.

Quel che mi è parso di capire è che la ricerca, e poi il loro lavoro di allestimento teatrale della compagnia, è di andare a leggere i sogni su un piano sociale, più ampio, più stratificato. I sogni decritti da Freud erano quelli di un limitato numero di pazienti, di una classe sociale che nel primo Novecento si rivolgeva, con spirito avventuroso e con parecchie risorse economiche, a quella nuova scienza. I sogni che i pazienti raccontano oggi allo psicanalista trovano un limite nella disponibilità finanziaria di chi si può permettere di entrare in analisi.

Domesticalchimia - Banca dei sogni
ph. Filippo Manzini

La banca dei sogni di Domesticalchimia è invece interclassista. Interroga tutti, a prescindere dal portafoglio e dalla collocazione sociodemografica. Prescinde da età, geografia, professione, lingua. Che cosa sogna il pescivendolo? L’architetto? La bambina? E il pensionato con la minima? Perché non raccontarlo?

“La banca dei sogni – dice Francesca Merli – è una fotografia della nostra realtà, della nostra comunità, della città in cui agiamo con la nostra indagine. Andiamo in un preciso territorio, inquadriamo precise fasce, quindi è fondamentale il contesto in cui facciamo le interviste, che cambia a seconda del luogo. Le cose che ci hanno detto a Scandicci sono molto diverse da quelle che ci hanno detto a Milano…”.

I tarli del nostro tempo

Questo mi ha interessato: questa radiografia del presente, condotta attraverso uno strumento che abbiamo sempre considerato individuale, intimo. E che invece, a Domesticalchimia serve per mappare – dicono – “i tarli del nostro tempo”.

Non so come questa attività di raccolta e di analisi dei dati si trasformerà poi in un’esperienza teatrale, in uno spettacolo. Scoprirlo è appunto il senso di una residenza, ed è proprio ciò che scoprirò domani, quando prima del nostro incontro pubblico, Francesca Merli, regista, Federica Furlani, sound designer e musicista, e Laura Serena, attrice, restituiranno al pubblico il lavoro svolto.

Le storie più significative – dicono – saranno portate in scena con la partecipazione stessa di coloro che hanno scelto di condividerle, aprendo a loro tre una finestra sul proprio mondo onirico.

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LA BANCA DEI SOGNI
restituzione del progetto di residenza
UFO – Residenze d’arte non identificate
regia e ideazione Francesca Merli
con Federica Furlani, Laura Serena e un gruppo di sognatori
drammaturgia Francesca Merli e Laura Serena
musiche e sound design Federica Furlani
produzione Domesticalchimia 

Polo Giovanni Toti, via del Castello 3, Trieste
11 ottobre, ore 17.00 e 18.00

2 risposte a “Domesticalchimia. Donne che collezionano sogni.”

  1. Che cosa bella… Che unica… Ognuno di noi può essere portatore di sogni,
    anticipatore di fatti…e generoso donatore di vita da raccontare… Il teatro
    merita tutta questa generosità…

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