Ma sì che il mare bagna Napoli Teatro Festival

Sto salendo su una Freccia. Quelle dove ci si siede a scacchiera. Due posti sì e due no. Quelle che viaggi con la mascherina e una hostess gentile ti consegna subito il tuo Health & Safety Kit. Sicurezza che ti accompagna fino a destinazione.

La destinazione di questa Freccia sarebbe Sapri, cittadina campana sul mare, famosa per le spigolatrici. Giuro che mi è venuta voglia di vederle, le spigolatrici. Anche perché mi ritorna in mente spesso il famoso verso: la barca in mezzo al mare e quei trecento, giovani e forti.

Ma no. Sapri non è destino, né destinazione. Scenderò a Napoli Centrale. Perché dal primo luglio la città ha dato il via a Napoli Teatro Festival Italia 2020. II primo, se ho fatto bene i conti, a riaprire il calendario delle manifestazioni estive di teatro che la pandemia ha posticipato. E in qualche caso, cancellato.

Così adesso a ritornarmi in mente è il titolo di un libro di Anna Maria Ortese, che confesso di non aver mai capito fino in fondo. Nel 1953 Ortese sceglieva di intitolare Il mare non bagna Napoli, quel volume di racconti e reportage che le avrebbero fatto vincere il Premio Strega.

Ma perché – mi sono sempre chiesto – il mare non dovrebbe bagnare Napoli? Nemmeno lo spettacolo che nel 2004 Mario Martone ci aveva costruito attorno, era riuscito a convincermi.

Tra una decina di minuti però, arriverò a Napoli. Mi infilerò nel suo fantasmagorico metrò e raggiungerò il Maschio Angioino, possente castello a ridosso del golfo. Nel cortile, all’aperto, il Maschio ospiterà alcuni degli spettacoli di Napoli Teatro Festival Italia . E io potrò avere finalmente conferma che Ortese, proprio con quel libro, proprio in quel mare, aveva preso un granchio.

Dall’1 al 31 luglio

Per il momento sottopongo alla vostra attenzione il comunicato stampa che presenta la tredicesima edizione del festival. Che era stato pensato ed è nato nel 2007 e quest’anno si svolge tra l’ 1 e il 31 luglio, più un’appendice internazionale in autunno.

Il programma completo con tutti i titoli, i luoghi, le produzioni, le sezioni, gli eventi, lo trovate sul sito di Napoli Teatro Festival Italia.

Dateci un’occhiata. Napoli merita sempre e comunque. Tanto più se rinasce con te, come dice il titolo NTF di quest’anno.

Il comunicato stampa della 13esima edizione di Napoli Teatro Festival Italia

Il teatro rinasce con te. È un invito a rivivere le emozioni del teatro lo slogan della tredicesima edizione del Napoli Teatro Festival Italia, la quarta diretta da Ruggero Cappuccio, realizzata – nonostante l’emergenza sanitaria – con il forte sostegno della Regione Campania e organizzata dalla Fondazione Campania dei Festival, presieduta da Alessandro Barbano.

Inizialmente fissata per giugno e poi rinviata a causa della pandemia, la manifestazione torna con una ricca programmazione quasi interamente a cielo aperto che si declina tra teatro, danza, letteratura, cinema, video/performance, musica e mostre: 130 eventi, per un calendario di un mese, distribuiti in 19 luoghi tutti all’aperto con una sola eccezione: il Teatro di San Carlo. Platee allestite nel rispetto delle distanze di sicurezza, divise tra Napoli e altre città della Campania (Salerno, Solofra, Pietrelcina e Santa Maria Capua Vetere), dove andranno in scena creazioni italiane e coproduzioni a conferma dell’attività produttiva della Fondazione.

L’edizione 2020 presenta 34 spettacoli di prosa nazionale, di cui 28 prime assolute, consolidando la struttura in sezioni, ormai tratto distintivo della direzione artistica firmata Cappuccio.

Le sezioni

Italiana, Osservatorio, Danza, SportOpera, Musica, Letteratura, Cinema, Mostre, Progetti Speciali: il Festival rinnova la sua grande attenzione alla multidisciplinarità in un dialogo che mira a una visione organica e interdisciplinare dell’arte. La sezione Internazionale, che negli anni passati ha portato a Napoli grandi nomi della scena contemporanea, è stata invece riprogrammata a partire dall’autunno e vedrà in scena, tra gli altri, il coreografo greco Dimistris Papaioannu, l’artista belga Jan Fabre, e Ramzi Choukair e Sulayman Al-Bassam.

Con l’intento di supportare la ripresa di un settore in grave difficoltà in quest’anno segnato dalla crisi economica indotta dal Covid-19, NTFI conferma l’attenzione e il sostegno a favore di produzioni e compagnie del territorio campano e napoletano, insieme a tante realtà del panorama nazionale.

I protagonisti

Tra i protagonisti di questa edizione Silvio Orlando, Vinicio Marchioni, Francesco Montanari e Gianmarco Saurino, Bruno Fornasari, Andrea De Rosa, Luana Rondinelli, Antonio Piccolo, Lino Musella, Federica Rosellini, Ciro Pellegrino, Laura Angiulli, Joele Anastasi, Salvatore Ronga, Lucianna De Falco, Francesco Saponaro, Lara Sansone, Vincenzo Nemolato, Chiara Guidi, Claudio Ascoli, Marcello Cotugno, Ettore De Lorenzo, Massimiliano Gallo, Alessio Boni, Gianni Farina, Sarah Biacchi, Lina Sastri, Franca Abategiovanni, Riccardo Pippa, Corrado Ardone, Ferdinando Bruni e Francesco Frongia, Federico Tiezzi e Sandro Lombardi, Roberto Rustioni, Enzo Vetrano, Stefano Randisi, Mario Scandale, Arturo Cirillo, Valentina Picello, Francesco Tavassi, Mariangela D’Abbraccio, Euridice Axen, e le compagnie Anagoor, Carrozzeria Orfeo, Casa del Contemporaneo, Nuovo Teatro Sanità, e Mutamenti/Teatro Civico 14.

Musica

Per la sezione Musica si avvicenderanno invece Roberto De Simone, Raffaello Converso, Pippo Delbono e Enzo Avitabile, i Foja, Stefano Valanzuolo con Sarah Jane Morris e i Solis String Quartet, Massimiliano Sacchi, Maria Mazzotta, Francesco Di Cristofaro, Valerio Sgarra, Ars Nova, Ciro Riccardi, EbbaneSis, i Folkonauti, Raffaella Ambrosino, Ambrogio Sparagna con Iaia Forte, Giada Colagrande, Roberta Rossi, Ivo Parlati e Nadia Baldi, Renato Salvetti e Antonella Ippolito. Nella sezione Danza si segnala la partecipazione del coreografo francese figlio di minatori di origine italiana Alexandre Roccoli.

La collaborazione con il Teatro Stabile di Napoli – Teatro Nazionale si concretizza attraverso la coproduzione di due spettacoli inseriti nella sezione Progetti Speciali del Festival con Mimmo Borrelli, Renato Carpentieri, Claudio Di Palma. Tra gli altri protagonisti della sezione del NTFI, da anni ormai terreno di sperimentazione di nuove pratiche sceniche, Roberto D’Avascio, Carlo Geltrude, Maria Rosaria Omaggio, Marco Dell’Acqua, Alberto Conejero, Davide Scognamiglio e Daniele Ciprì.

Nel Real Bosco del Museo di Capodimonte e al circolo Canottieri, per la sezione SportOpera a cura di Claudio Di Palma, che propone 8 spettacoli di cui 7 in prima assoluta, si alterneranno Mariano Rigillo, Patrizio Oliva, Pino Maddaloni, Fulvio Cauteruccio, Andrea Zorzi, Beatrice Visibelli e Nicola Zavagli, Rosario Giglio, Marina Sorrenti, Chiara Baffi, Rossella Pugliese, Antonio Marfella, Paolo Cresta, Ferdinando Ceriani, Gennaro Ascione, Alfonso Postiglione.

Letteratura

E ancora per la sezione Letteratura, progetto a cura di Silvio Perrella, ospiti Maurizio Bettini, Daniele Ventre, Caterina Pontrandolfo, Alberto Rollo, Mimmo Borrelli, Silvia Bre, Piera Mattei, Claudio Damiani, Vincenzo Frungillo, Igor Esposito, Maria Grazia Calandrone, Sonia Gentili, Enza Silvestrini, Fiorinda Li Vigni, Mariafelicia De Laurentis, Antonio Biasiucci, Alfio Antico.

“Siamo riusciti a compiere in tempi strettissimi un vero miracolo mantenendo la struttura del Festival fedele rispetto a quella iniziale”, ha dichiarato Ruggero Cappuccio, direttore artistico del Festival. 

L’edizione dello scorso anno

Per leggere qualcosa sull’edizione dello scorso anno di Napoli Teatro Festival Italia, la dodicesima, clicca qui.

Santarcangelo 2050. Sarà che il futuro è il presente?

Dicono: “la retorica della ripartenza non fa bene a nessuno. Meglio stare fissi sul posto a lanciare segnali”. E continuano: “perché adesso siamo un po’ nella merda inodore della fantascienza”. Daniela Nicolò e Enrico Casagrande presentano il programma di Santarcangelo 2050 – Futuro Fantastico.

Santacangelo 2050 - Katia Giuliani - Pratiche di contatto amoroso a distanza
Katia Giuliani – Pratiche di contatto amoroso a distanza

Ragazzi, è un giornataccia. Oggi, martedì 30 giugno, di cose da fare ne ho mille. Ci mancava solo che stamattina presentassero una nuova edizione del Festival di Santarcangelo. Beh, l’hanno fatto.

Però si chiama Santarcangelo 2050. C’è tempo, ho pensato. Invece no: Santarcangelo 2050 si svolge nel 2020, da mercoledì 15 a domenica 19 luglio.

Santarcangelo 2050 - Zimmerfrei - Family Affair ph. Anna Antonello
Zimmerfrei – Family Affair ph. Anna Antonello

Sarà che mr Covid ha stravolto pure i calendari, ma è così. Cinquanta sono gli anni che il festival compie. Quindi, siccome non c’è tempo, o meglio, non abbiamo mai tempo per dedicarci un po’ di tempo, prendo il comunicato stampa e ve lo piazzo qui sotto. È lungo, vi avverto. Ma io, della comunicazione, mi fido. Quasi sempre. Così la notizia c’è. E i commenti sono tutti vostri.

Sennò, a che servono i comunicati stampa? Buona lettura.

Santarcangelo 2050 - Alessandro Berti - Black Dick - ph Daniela Neri
Alessandro Berti – Black Dick – ph Daniela Neri

Il comunicato stampa della 50esima edizione del Festival di Santarcargelo.

È stato annunciato oggi, martedì 30 giugno, il programma giornaliero di Futuro Fantastico, atto primo del Festival Santarcangelo 2050. La cinquantesima edizione della più longeva manifestazione italiana dedicata alle arti della scena contemporanea, nata nel 1971 a Santarcangelo di Romagna (RN) e divenuta uno dei più prestigiosi e innovativi appuntamenti europei nell’ambito del teatro e della danza, si terrà da mercoledì 15 a domenica 19 luglio 2020. I biglietti per tutti gli appuntamenti del Festival saranno in vendita da mercoledì 1 luglio sul sito santarcangelofestival.com; la biglietteria di Piazza Ganganelli e l’InfoPoint apriranno lunedì 13 luglio. Inoltre martedì 14 luglio alle ore 21.30 grazie alla collaborazione con l’Assessorato alla Cultura del Comune di Rimini, il Festival porterà alla Corte degli Agostiniani un’anteprima dello spettacolo L’Abisso di e con Davide Enia (Premio Ubu 2019 Migliore nuovo testo italiano o scrittura drammaturgica), che affronta l’indicibile tragedia degli sbarchi sulle coste del Mediterraneo, e che andrà in scena poi a Santarcangelo il 15 luglio alle ore 22.00 nel Parco Baden Powell, rinominato per l’occasione NELLO SPAZIO. Per tutta la durata del Festival sarà attiva una raccolta fondi a favore di Mediterranea Saving Humans. L’opening del Festival il 15/07 alle ore 18.00 in Piazza Ganganelli è affidato a Jooklo Duo (Virginia Genta, sassofono e David Vanzan, batteria), che apre Santarcangelo Festival 2050 con un anomalo rituale propiziatorio a cui prenderanno parte 30 persone, fra l’equipe del Festival e volontarie/i.

Nella merda inodore della fantascienza

Un Festival che “prova a guerreggiare contro la distanza. Non quella sociale o di sicurezza, ma quella che affonda direttamente nell’Io, nella solitudine affettiva che la bidimensionalità social ci ha instillato in questi mesi e ancora continua, goccia a goccia…” Così Daniela Nicolò e Enrico Casagrande di Motus parlano di questa edizione far out e pandemica che hanno con coraggio e determinazione ridisegnato durante il lockdown, in concerto con l’organizzazione di Santarcangelo dei Teatri. Proseguendo poi: “spaccati fra il momento cristallizzato e l’illusione di un futuro che porta con sé i germi del presente e del nostro passato coloniale e di sfruttamento… Adesso siamo un po’ nella merda inodore della fantascienza. Ci accontentiamo di romanzi di serie B senza pretendere il Fantastico assoluto”. Ed è infatti dalle suggestioni fantascientifiche di Asimov e dalle impressioni retiniche (citando la ricerca coreografica di Paola Bianchi) di Urania create ad hoc per questa edizione dal disegnatore Franco Brambilla, con il graphic design dello studio eee, che il Festival proverà a immaginare altre modalità future e fantastiche di rapportarsi alla scena, ascoltando e facendo proprie le grida d’allarme lanciate dalle lavoratrici e dai lavoratori dello spettacolo, in agitazione permanente. In questa prospettiva e creando un ponte tra passato e futuro, si colloca merda! l’opera che l’artista visiva MP5 ha donato al Festival in occasione dei suoi 50 anni, ri-attivando la tradizionale locandina “Il saluto agli ospiti”, che veniva creata parallelamente al manifesto ufficiale e commissionata ad artisti visivi. Un’illustrazione che punta al cuore dell’esperienza teatrale, là dove la rappresentazione del pubblico e quella dei performer si mischiano e si confondono.

Cose (mai) viste

In virtù di un serrato dialogo tra teatro e cinema, la 50esima edizione di Santarcangelo 2050 farà del suo stesso accadere un’opera d’arte grazie al progetto Transfert per kamera disegnato da Matteo Marelli e Luca Mosso di Filmmaker festival, realizzato in coproduzione con Riccione Teatro – Riccione TTV Festival, che coinvolge i filmmaker Chiara Caterina, Maria Giovanna Cicciari, Riccardo Giacconi, Enrico Maisto invitati a realizzare, nell’arco di una giornata, un documentario/ritratto di una o uno degli artisti del Festival. Da questi incontri emergeranno 5 opere originali, a testimoniare la natura produttiva del Festival, aperto alla sperimentazione di nuove forme artistiche: una prima versione andrà in onda su Rai 3, in una notte speciale di “Fuori orario. Cose (mai) viste” per poi presentarle a Riccione TTV Festival e Filmmaker festival di Milano. Inoltre i curatori del progetto hanno disegnato una programmazione cinematografica per il grande schermo allestito in Piazza Ganganelli dal titolo Sans Soleil – visioni rare e non identificate, ogni sera dalle ore 21.30 a mezzanotte e oltre, a ingresso gratuito (ma con registrazione e biglietto). Si tratta di un articolato palinsesto che include anche le opere dei 5 giovani filmmaker, presenti per incontrare il pubblico, oltre ad altri film di registe e registi del panorama internazionale; chiuderà le nottate di cinema uno speciale cameo a sorpresa, in 4 puntate, in collaborazione con Fuori orario e Rai Teche.

Ad aprire la programmazione cinematografica mercoledì 15 luglio alle ore 21.30 sarà 50 – SANTARCANGELO FESTIVAL di Michele Mellara, Alessandro Rossi (Mammut Film), una composizione di estratti dal documentario in progress per raccontare i 50 anni di Santarcangelo Festival, specchio fedele delle tendenze dell’arte performativa in Italia. Lo stesso video sarà poi proiettato il 16/07 in loop dalle ore 19.00 alle 22.00 presso Il Torrione (via Costantino Ruggeri, davanti al Teatro Il Lavatoio), spazio in cui dal 17 al 19/07 sarà invece trasmesso Romeo calling Giulietta del giovane collettivo Le Notti, spettacolo teatrale concepito per Zoom in collaborazione con alcuni studenti ISIA di Urbino.

A cavallo tra performance e video (e motocross), anche il progetto in prima assoluta ANUBI III di Zapruder (18/07 ore 20.30 e 23.00, Area Campana), fruibile in formato drive-in, con il pubblico a bordo di un’auto o una moto: la scena è il set di un film in cui agisce un gruppo di giovani motociclisti, le cui moto, microfonate e amplificate come fossero cantanti, produrranno in coro o in assolo un concerto di motori al minimo e al massimo di giri.

Razzismi

Le performing arts contemporanee hanno nel loro DNA la capacità di leggere il presente e di restituirlo al pubblico nella sua complessità e urgenza. Di stringente attualità e capace di stimolare il complesso dibattito sui razzismi emergenti (o mai sopiti) è Black Dick (17 e 18/07, ore 21.30, Piazzetta Galassi) di e con Alessandro Berti, che ripercorre la storia e l’uso strumentale del corpo degli afroamericani da parte della società bianca, dalle colonie ai trionfi nello sport, dallo schiavismo ai linciaggi, dalla musica alla pornografia. Tra conferenza, confessione, stand up comedy, narrazione sarcastica e concerto, Berti decostruisce gli stereotipi con l’aiuto di grandi maestri come bell hooks, Cornel West e James Baldwin. E sul tema del razzismo, chiamando in causa non solo le coscienze ma l’intervento del pubblico, elemento essenziale per lo svolgersi dello spettacolo, la compagnia Fanny & Alexander porta in scena (17 e 18/07, 3 repliche al giorno, Sala Consiliare del Comune) una versione site specific de I sommersi e i salvati, parte del progetto Se questo è Levi (Premio Speciale Ubu 2019) con Andrea Argentieri (Premio Ubu 2019 Miglior attore o performer under 35) nei panni di Primo Levi, di cui assume voce, gestualità, posture, discorsi. Un incontro a tu per tu con lo scrittore e la sua viva testimonianza sui lager. A fare della realtà un’opera d’arte, in video e dal vivo, saranno ZimmerFrei che con il loro Family Affair | Santarcangelo 2050 (16 e 17/07, ore 22.00, NELLOSPAZIO) indagano cosa è accaduto in sette famiglie del territorio nel periodo post-lockdown: un progetto di teatro documentario e partecipativo che si interroga sulla famiglia contemporanea, giunto ora alla sua 17ma tappa in quattro anni.

Se respira en el jardín como en un bosque

Oltre a Family Affair | Santarcangelo, saranno numerosi i progetti partecipativi che coinvolgono gli abitanti del territorio, con modalità e intensità ogni volta diverse, portando al centro della scena la comunità del Festival. Chiama all’azione spettatrici e spettatori El Conde de Torrefiel, che avrebbe dovuto debuttare al Festival con il progetto cinematografico in anteprima mondiale Mirar (posticipato al 2021) e che ha invece creato per l’occasione Se respira en el jardín como en un bosque (dal 15 al 19/07, orari vari, Teatro Il Lavatoio, per una persona alla volta), spettacolo realizzato grazie al sostegno di Acción Cultural Española (AC/E): azione site specific in cui ciascuno sarà sia spettatore che interprete della performance. Il collettivo spagnolo ha inviato delle istruzioni per realizzare a distanza un gioco scenico sostenuto da semplici movimenti, invitando a una riflessione sulla comprensione della realtà, sulla capacità di costruirla e sul piacere di osservarla in silenzio.

Lentezza e ascolto

Anche nel progetto Quattro lezioni sul corpo politico e la cura della distanza, creato ad hoc per Santarcangelo 2050 da Virgilio Sieni, esperienza sulle forme della trasmissione, della partecipazione e della visione, il pubblico può scegliere se prendere parte all’azione o osservarla (15, 16 e 17/07, orari vari, su iscrizione alla lezione o con biglietto per assistervi). Virgilio Sieni guiderà quattro lezioni sulla consapevolezza del corpo, rivolte ai cittadini di ogni età, provenienza e abilità, utilizzando altrettante opere pittoriche, in un processo di trasmissione fondato su lentezza e ascolto. Ascolto e lentezza saranno anche cardini del seminario di movimento ritmico (al suono delle campane) Il trattamento delle onde di Claudia Castellucci / Societas, che ha da poco ricevuto il Leone D’Argento alla Biennale Danza: un insegnamento per una nuova disciplina sportiva per bambine e bambini tra gli 8 e i 12 anni, seguìto da un ballo dato pubblicamente (17/07 in orari vari, Orto dei Frati).

Energie, identità, generi

Dall’incontro e dalla ricerca sulle esperienze e la memoria visiva delle persone è nato ENERGHEIA [unplugged] (15 e 16/07, ore 20.00, NELLOSPAZIO), della coreografa e danzatrice Paola Bianchi, musiche composte ed eseguite dal vivo da Fabrizio Modonese Palumbo, versione site-specific del progetto dedicato all’archivio retinico-mnemonico della comunità in cui la Bianchi ha coinvolto una quarantina di partecipanti. Infine Be Water, My Friends (19/07, ore 20, NELLOSPAZIO) è la presentazione del progetto di Mara Oscar Cassiani, realizzato in una serie di incontri pubblici (in collaborazione con FLUXO): ispirandosi all’immagine del monologo omonimo di Bruce Lee al Pierre Berton Show nel 1971, Mara Oscar Cassiani costruirà un ballo di gruppo, rendendolo un elemento catalizzatore di identità e diversità.

Sulle identità libere da etichette e categorizzazioni, sul superamento degli stereotipi rifletterà in forma di spettacolo, danza, concerto Sorry, But I Feel Slightly Disidentified… (17 e 18/07, ore 20.00, NELLOSPAZIO), assolo-duello interpretato da Cherish Menzo, performer olandese di ascendenza surinamese, ideato e diretto da Benjamin Kahn. In questa pièce, prima parte di una trilogia dedicata ai temi del corpo, Kahn ripercorre i modelli e le rappresentazioni legati al genere, i concetti di esotismo e di erotismo, arrivando a toccare una questione strettamente politica: i confini, reali, sociali ed emozionali.

Identità e genere sono al centro anche di La Mappa del Cuore di Lea Melandri (15 e 16/07, ore 21.30, Piazzetta Galassi) di Ateliersi, con Fiorenza Menni, Andrea Mochi Sismondi e la cantante Francesca Pizzo: un viaggio musicale ed emotivo attraverso la rubrica che negli anni ‘80 Lea Melandri, figura di riferimento del femminismo e del movimento non autoritario, ha tenuto su Ragazza In, settimanale per adolescenti, portando dirompenti stimoli di carattere psicoanalitico, poetico e letterario. Incrocia spettacolo e concerto, raccontando di un corpo in trasformazione Tiresias, creazione di Giorgina Pi, progetto di BLUEMOTION (17/07 ore 23.30 e 18/07 ore 22.00, NELLOSPAZIO), con Gabriele Portoghese, che segue le orme poetiche e sonore di Hold your own / Resta te stessa di Kate Tempest. La poetessa e rapper londinese osserva Tiresia vagare: ragazzino timido, giovane donna che scopre l’amore e la chiaroveggenza, anziano solitario… Tante vite in una vita, tante e tanti noi in continua metamorfosi, per rimanere ciò che scopriamo di essere. In prima nazionale quotidianacom, alias Roberto Scappin e Paola Vannoni, presentano Tabù (dal 15 al 19/07, orari vari) in cui affrontano i divieti difficili da demolire e si confrontano con il proibito e con la sua funzione sociale. Attraverso il meccanismo dialogico, cifra stilistica della loro ricerca, Scappin e Vannoni scandagliano la morale e ribaltano le nostre prospettive. A chiudere questa serie che mette in discussione il binarismo Motus presenta per la prima volta all’aperto MDLSX (19/07, ore 21.30, NELLOSPAZIO), creato con Silvia Calderoni proprio per il Festival nel 2015 e che qui torna come dono. Un inno lisergico e solitario alla libertà di divenire, al gender b(l)ending, all’essere altro dai confini del corpo, dal colore della pelle, dalla nazionalità imposta, dalla territorialità forzata, dall’appartenenza a una Patria.

A colpi di scariche elettriche

Santarcangelo 2050 accoglie poi alcune proposte che, incrociando performance e arti visive, creano esperienze con formati e modelli di relazione inattesi con i performer e con il pubblico. Masque con Luce (15 e 16/07, ore 23.30, NELLOSPAZIO) è una creazione per Tesla Coil e CO2 che mette in comunicazione una danzatrice e due bobine di Tesla, in un duetto a colpi di scariche elettriche. Dal fulmine il corpo trae la propria ispirazione al movimento, che si fa enigmatico, senza inizio né fine. In ControNatura, Giacomo Cossio (16/07, ore 18.30, Sferisterio) crea una folla vegetale pietrificata e monocroma grazie a una speciale pittura ad acqua: più di 100 piante donate da Vivaio Morandi e da Due Riccioli Verdi, oltre che dalla comunità, con il tempo e cura cresceranno e riacquisteranno vita, superando la barriera del colore. Ed ancora la comunità è chiamata a raccogliersi intorno a Fake Uniforms (18/07, ore 19.30 in Piazza Ganganelli e 19/07, ore 19.00, Interno 14, public lecture) di e con Sara Leghissa / Strasse. In questa conferenza pubblica temporanea Leghissa esplora alcune pratiche illegali che consentono di aggirare la legge senza trasgredirla, per agire nello spazio pubblico con forme di complicità e resistenza: il pubblico è invitato a riflettere sul confine fluido di legge e morale, determinato dal contesto, dal periodo storico e dai privilegi di cui si gode. Katia Giuliani con Pratiche di Contatto Amoroso a Distanza (15 e 16/07, orari vari, Interno 14, per una persona alla volta) sperimenterà con il pubblico nuove modalità di relazione e seduzione. Nata in pieno lockdown, grazie a sottili protesi naturali, nella performance l’artista potrà accarezzare, amare o provocare lo spettatore, sempre a un metro di distanza.

… e musica

Spazio poi alla musica dal vivo con BISONTE (dal 15 al 19/07, dalle ore 21.30, Sferisterio, ingresso gratuito con registrazione), mini festival realizzato in collaborazione con Nicolò Fiori, dedicato alle etichette italiane indipendenti. Il titolo, dall’omonima canzone dei Camillas, è un omaggio a Mirko “Zagor” Bertuccioli, scomparso il 14 aprile 2020 a causa del Coronavirus. Sarà Ruben Camillas, fondatore con Mirko della band pesarese, a inaugurare la rassegna il 15/07 presentando, in dialogo con Massimo Roccaforte, La storia della musica del futuro, libro scritto dai “fratelli” Camillas e pubblicato da People Edizioni. A seguire Pierpaolo Capovilla intervallerà con un reading di poesie il concerto di Plutos, progetto di Dany Greggio, Cesare Malfatti (La Crus) e Andrea “Atto” Alessi. Chiude la serata il dj set di Luca Pasteris. Il 16/07 sale sul palco Houdini Righini con Marco Pandolfini (Monday, TIR) e Naddei (Francobeat, Santo Barbaro); a seguire unoauno, entrambi Ribéss Records. Dj set finale con Matteo Pignataro. Venerdì 17/07 è il turno di Sunday Morning e a seguire Solaris, entrambi di Cesena, entrambi Bronson Recordings. Dj set con LuciferRising. Sabato 18/07 spazio ai So Beast di UR Suoni e Moder rapper di Ravenna (etichetta Gloryhole). Dj set di Sugo Fantastico. Infine domenica 19/07 chiude la programmazione musicale Love Tore Us Apart: la cantante e attrice bolognese Angela Baraldi con Giorgio Canali (ex PFM, CCCP e CIS) e Steve Dal Col reinterpretano i Joy Division a 40 anni dalla scomparsa di Ian Curtis. Dj set di Sissetta Sinclair e Anna la Rossa.

Sui festival in tempi pandemici

Infine ogni pomeriggio una serie di incontri pubblici approfondiranno alcune tematiche care al Festival, in modalità mista live/digitale, con relatori e spettatori presenti ed altri collegati online. Tutti gli incontri saranno trasmessi in diretta Facebook dalla pagina Santarcangelofestival. Apre il programma NEL CORSO DEL TEMPO – Festival in tempi pandemici (15/07, ore 15.00, Sala Consiliare), tavola rotonda dedicata alla situazione del teatro in Italia, con un particolare focus sui festival dedicati al contemporaneo, con Roberta Ferraresi, ricercatrice e critica, Roberto Naccari – Santarcangelo Festival, Dino Sommadossi – Drodesera, Luca Ricci – Kilowatt Festival, Francesca Corona – Short Theatre, Edoardo Donatini – Contemporanea. Gli incontri seguenti si tengono all’aperto, presso Il Cortile di Camilla: iI 16/07 COME STIAMO? (dalle ore 16.00), incontro dedicato lavoro artistico, sessismo, vulnerabilità, ecologie politiche, reddito, a cura de Il Campo Innocente; il 17/07 TOGETHER APART (dalle ore 16.00), dialogo con Sodja Lotker, Julian Hetzel, El Conde de Torrefiel e Daniel Blanga Gubbay, coordinato da Chiara Organtini, su come dopo mesi di isolamento e di intimità digitale, possiamo ritrovarci a distanza, ripensare il confine dei corpi; il 18/07 DIGITALE REALE (dalle ore 16.00), confronto su come la creazione artistica possa oggi trovare nuove forme di relazione con i pubblici nello spazio reale e in quello digitale, tra Laura Gemini e Giovanni Boccia Artieri con, da Ginevra, Simon Senn, creatore di Be Arielle F., spettacolo che avrebbe debuttato in prima nazionale a Santarcangelo, e con, da Berlino, Riccardo Benassi, con il book e-launch di Morestalgia (edito da NERO Editions), una collaborazione fra il Festival e Live Arts Week di Bologna; il 19/07 TRANSFERT PER KAMERA – teatro cinema televisione (dalle ore 15.00) in cui interverranno i curatori del progetto omonimo Matteo Marelli e Luca Mosso (Filmmaker festival), Roberto Turigliatto e Fulvio Baglivi (Fuori orario), i registi coinvolti e Enrico Casagrande e Daniela Nicolò (Motus, Direzione Artistica Santarcangelo Festival), Simone Bruscia (Riccione Teatro), Cristina Piccino (Il Manifesto), Luigi De Angelis (Fanny & Alexander), Nadia Ranocchi e David Zamagni (Zapruder), Oliviero Ponte di Pino (Ateatro). L’incontro è realizzato in collaborazione con Filmmaker festival, Rai 3 / Fuori orario, Associazione Culturale Ateatro.

E mi raccomando, le mascherine anche a Santarcagelo 2050

Tutti i numerosi appuntamenti di Santarcangelo 2050, tra teatro, danza, musica, performance, cinema, radio, incontri si terranno in conformità con le vigenti regole per contrastare la diffusione del Covid-19. Gli spettatori dovranno indossare la mascherina fino al raggiungimento del posto assegnato e rispettare la distanza fisica di almeno 1 metro in biglietteria e nei punti informativi oltre che durante l’accesso agli spazi di spettacolo. A facilitare le relazioni e i contatti fra spettatori, artisti ed equipe del Festival contribuiranno gli interventi del gruppo Let’s Revolution! di Teatro Patalò con Servizio di pubblico disordine e della non-scuola del Teatro delle Albe. Anche il collettivo EXTRAGARBO, nato allo IUAV di Venezia, con Incursioni Fragorose accompagnerà il pubblico durante l’accesso agli spettacoli, oltre ai quasi 50 volontarie e volontari del territorio che hanno aderito alla chiamata pubblica e verranno formati nei prossimi giorni.

Per offrire maggiori opportunità di fruizione, grazie alla sinergia con il canale Lepida TV della Regione Emilia-Romagna, alcuni spettacoli saranno trasmessi in differita nelle serate dal 15 al 19 luglio sia sul canale 118 della Regione che in streaming su www.emiliaromagnacreativa.it e lepida.tv. Inoltre per tutta la durata di Santarcangelo 2050 andrà in onda KIN, progetto radiofonico e performativo di Usmaradio / Roberto Paci Dalò (usmaradio.org), che inizierà la settimana precedente al festival con una sessione laboratoriale della Scuola di Radiofonia, per proseguire con 120 ore ininterrotte di trasmissione. Un palinsesto composto da materiali degli artisti presenti, dei cittadini o creati dal gruppo di lavoro, diffuso nello spazio con punti di ascolto, improvvisazioni, elettronica. Parte del programma anche il progetto Visioni #Radiodramma della non-scuola del Teatro delle Albe. Interrotto dall’emergenza covid, il gruppo ha realizzato a distanza un radio racconto tratto da Visioni di Robot di Asimov in 5 episodi – uno per ogni giorno di Festival.

Santarcangelo 2050 Festival è realizzato grazie al Comune di Santarcangelo di Romagna e Comuni di Rimini, Longiano, Poggio Torriana, San Mauro Pascoli e sostenuto da Ministero per i Beni e le Attività Culturali e per il Turismo, Regione Emilia-Romagna, Camera di Commercio della Romagna, Visit Romagna. Il Festival è partner di BE PART e Create to Connect → Create to Impact, progetti sostenuti dal programma Europa Creativa della Commissione Europea. Un ringraziamento particolare va a Gruppo Hera, Gruppo Maggioli, Anthea Futura e Amir OF, main sponsor del Festival, per la preziosa attenzione e il costante dialogo.

Santarcangelo 2050 -Giacomo Cossio - Contronatura - ph Daniele Mantovani
Giacomo Cossio – Contronatura – ph Daniele Mantovani

Tutte le altre notizie e gli approfondimenti, li trovate direttamente sul sito di Santarcangelo 2050.

Biennale Teatro 2020. E se giocassimo a nascondino?

Nascondino? No. Parla di ciò che è nascosto e di ciò che si svela, l’edizione 2020 del Festival Internazionale di Teatro della Biennale di Venezia. Si svolgerà dal 14 al 25 settembre. Il direttore Antonio Latella ha deciso di dedicarla a un tema molto antico. E se uno ci pensa bene, anche molto contemporaneo. La censura.

Nascondino - Biennale Venezia

“Non nascondetemi. Mi nascondo già da sola – dice Mariangela Gualtieri – la trama nascosta è più forte di quella manifesta”.

“Non nascondetemi. Perché mi sono nascosto e ci siamo nascosti troppo a lungo – dice Antonio Ortoleva – e perché in giro c’è sicuramente roba che vende meglio di noi”.

“Non nascondeteci: siamo bellissime” aggiungono Nina’s Drag Queens, sventolando piume di struzzo. Come se fossero (e da un certo punto di vista lo sono) un segnale di visibilità.

Dal 14 al 25 settembre

La progettazione del Festival della Biennale Teatro – la quarta per Antonio Latella – lo ha portato a ragionare su tutto ciò che consapevolmente, o inconsapevolmente, si censura. È per questo che, con un gioco di parole, l’edizione 2020 si intitola Nascondi(no).

“Perché siamo condizionati – dice Latella – dalla società, dalla cultura, dall’educazione, dal nostro ceto sociale o dal politicamente corretto. Per Venezia ho pensato a tutto ciò che viene censurato perché altri ce lo impongono. A tutto ciò che censuriamo perché siamo noi stessi a imporcelo. A tutto ciò che un teatro nazionale non potrebbe, o non vorrebbe, mai produrre”.

Ma che la Biennale può.

Il programma e le informazioni relative a un’edizione che si svolgerà dentro i limiti delle disposizioni anti-epidemia attive nel mese di settembre, sono sul sito dell’istituzione veneziana. Il comunicato stampa di questo pomeriggio le riassume così.

Il comunicato stampa dell’edizione 2020 del Festival di Teatro della Biennale

E’ immaginato come un “Padiglione Teatro Italia” il 48. Festival Internazionale del Teatro firmato da Antonio Latella, un’esposizione collettiva di artisti italiani in scena dal 14 al 25 settembre a Venezia con 28 titoli per 40 recite, tutte novità assolute attorno a un unico tema, la censura.

“Nei primi tre anni – dichiara il direttore Latella – ho voluto evidenziare artisti internazionali da far conoscere al pubblico italiano. Il quarto anno diventa invece la valorizzazione del teatro italiano. Ho cercato di costruire una mappatura di artisti che sono al di fuori di quelle leggi che regolano la programmazione dei teatri istituzionali. Ma che si stanno imponendo all’attenzione della critica e degli operatori. Artisti che, soprattutto, stanno costruendosi un loro pubblico, fortemente trasversale”.

Questi gli artisti

Leonardo Lidi, Fabio Condemi, Leonardo Manzan, Giovanni Ortoleva e la vincitrice dell’edizione 2019/2020 Martina Badiluzzi sono i registi usciti dal vivaio di Biennale College, nati a cavallo tra gli anni ’80 e ’90, ognuno con la propria fisionomia, una lingua definita con cui scrivono il teatro dei nostri giorni. Con loro anche Caroline Baglioni, promossa dal College Autori Under 40. Vicini, per generazione, sono Pablo Solari– regista, drammaturgo, musicista, nonché autore di serie web con il gruppo satirico “Il terzo segreto di satira” – e Alessandro Businaro, regista e autore.

Le compagnie presenti al Festival, nate tutte nel nuovo millennio, sono formazioni indipendenti raccolte attorno a un’idea, un modo di fare teatro che esca dalle consuetudini. Dal duo AstorriTintinelli, autori di sarcastici adattamenti di classici che hanno in Ceronetti e Leo De Berardinis il loro punto di riferimento, a Biancofango, oggi fra i gruppi più apprezzati; da Industria Indipendente, collettivo di ricerca dedito alle arti performative e visive, a Babilonia Teatri, già premiati con il Leone d’argento alla Biennale di Venezia nel 2016; da Nina’s Drag Queens, che rileggono in chiave ironica e iper-espressiva, ovviamente en travesti, classici della tradizione teatrale, al Teatro dei Gordi, tutti attori e attrici della Scuola “Paolo Grassi” di Milano diretti da Riccardo Pippa, fino alla più recente formazione tutta al femminile di UnterWasser, fondata nel 2012 da Valeria Bianchi, Giulia De Canio, Aurora Buzzetti, che sono performer, autrici, ideatrici, costruttrici degli oggetti scenici delle loro opere, “installazioni mobili” tra teatro e arte contemporanea.

Una ricerca autonoma

Nel solco di una ricerca autonoma si muovono Daniele BartoliniFilippo CerediLiv Ferracchiati, Antonio Ianniello, Giuseppe Stellato.

Da Firenze alla “spontanea” immigrazione in Canada, Daniele Bartolini affronta temi odierni attraverso la partecipazione attiva del pubblico in contesti performativi site-specific e immersivi; artista visivo, filmaker, performer Filippo Ceredi, che è laureato in filosofia ed è stato assistente alla regia di Marco Bechis, crea installazioni live sotto lo sguardo del pubblico facendo circuitare immagini d’archivio e memoria collettiva; Liv Ferracchiati, alla Biennale Teatro 2017 con la sua Trilogia sull’identità, regista e autore dei suoi lavori;  Antonio Ianniello attore, drammaturgo, regista, con studi sulla percezione, ha sviluppato strange tools, dispositivi che permettono di osservare il proprio processo cognitivo; Giuseppe Stellato, artista e scenografo, autore di un ciclo performativo sul rapporto uomo-macchina, di cui alla Biennale si sono viste le prime tappe.

E ancora: figure consolidate nel panorama nazionale come Fabiana Iacozzilli, che si è imposta all’attenzione con la sua compagnia Lafabbrica, fondata nel 2008, attraverso un teatro sorretto da un forte impianto visivo e scenico; Giuliana Musso, tra le maggiori esponenti del teatro di narrazione e d’indagine, un teatro che si colloca al confine con il giornalismo d’inchiesta, tra indagine e poesia, denuncia e comicità; Jacopo Gassmann, attivo tra teatro e cinema, che ha saputo imporre all’attenzione nuove drammaturgie che si sono affermate in Italia anche grazie alle sue traduzioni.

Infine Mariangela Gualtieri, poetessa, attrice, autrice che ha marcato il rinnovamento del teatro italiano negli anni ‘80. A lei è affidata l’inaugurazione del 48. Festival Internazionale del Teatro con uno dei suoi preziosi “riti sonori”, come sempre guidato da Cesare Ronconi, un rito pensato come inaugurale.

Infine i Leoni della Biennale Teatro 2020

I Leoni del Teatro quest’anno vogliono premiare “artisti che danno e fanno tantissimo per il teatro – come ha spiegato Latella – ma che spesso restano in seconda linea, anche per responsabilità del regista, troppo spesso accentratore, che dimentica quanto il risultato finale sia spesso legato ai collaboratori che sceglie”. 

IlLeone d’oro alla carriera è assegnato a Franco Visioli, musicista e sound designer che ha lavorato con Thierry Salmon, Peter Stein e soprattutto con Massimo Castri, prima di collaborare con lo stesso Latella. “Le sue drammaturgie sono vere e proprie scritture che si aggiungono alla scrittura drammaturgica, creando sinergie che vanno a valorizzare passi fondamentali dell’autore e del regista” (dalla motivazione). 

Il Leone d’argento è assegnato ad Alessio Maria Romano, regista e coreografo che ha lavorato ai movimenti scenici di spettacoli di Luca Ronconi, Carmelo Rifici, Valter Malosti, Sonia Bergamasco, fra gli altri, oltre a impegnarsi nella pedagogia del movimento per la formazione degli attori “insegnando agli attori quanto sia necessaria, soprattutto per la nuova figura dell’attore-performer, la consapevolezza del proprio corpo, e quanto un gesto teatrale possa essere più incisivo di una battuta” (dalla motivazione).

Teatro è anche il teatro che non abbiamo visto. La maratona di Rai5

Teatro – ricordatevelo, facinorosi – non è solo il teatro presente, il teatro dal vivo. È anche il teatro che abbiamo già visto. Quello che hanno visto altre generazioni. Quello che abbiamo letto e quello di cui abbiamo sentito parlare. 

Teatro è anche tutto il teatro che non abbiamo visto. Perché siamo giovani. Perché eravamo al lavoro. O in vacanza. Perché stiamo troppo lontano. Perché costa troppo. Perché non sappiamo le lingue.

Maratona Rai5

Per ricordarci che tutto ciò è teatro, per ricordarci che esiste ed è esistito, che ci sono artisti, tecnici, operatori che stanno continuando a farlo, spesso al limite delle proprie possibilità, Rai5 propone oggi una maratona bella e interessante.

Si comincia alle 8.00

Dalle 8.00 del mattino di oggi, sabato 30 maggio fino a notte fonda, Rai5 – Maratona per il Teatro, mette in fila spettacoli di maestri del passato e artisti della scena contemporanea. Una “full immersion” dice la presentazione del progetto, che è stato curato da Felice Cappa.


Tra un titolo e l’altro, le riflessioni sulla scena all’epoca del Covid di Andrée Ruth Shammah, Daria Deflorian, Giulia Lazzarini, Serena Sinigaglia, Massimo Popolizio, Marco Baliani, Gabriele Vacis, Motus, Pippo Delbono, Valerio Binasco, Marta Cuscunà, Ottavia Piccolo, Umberto Orsini.

Se poi voleste approfondire il tutto, in quadro di insieme, che vi racconta la scena italiana degli ultimi vent’anni c’è sempre il mio manuale tascabile, Italian contemporary theatre for dummies – scherzo naturalmente 🙂 è in italiano.

In un quarto d’ora vi racconto tutto e vi faccio vedere cose altrettanto belle (clicca qui per leggerlo al volo).

Il programma completo della maratona su Rai5

Qui sotto, sempre dalla presentazione, riporto tutto il programma giornaliero.

Si comincia alle 8.00 in punto, sul canale digitale di Rai5, con Eduardo De Filippo in Ditegli sempre di sì, dalla Cantata dei giorni pari, adattata per la Rai nel 1962. Tra gli interpreti, un cast di suoi speciali attori: Regina Bianchi, Pietro Carloni, Antonio Casagrande, Angela Pagano ed Enzo Petito. 

Alle 9.40 L’uomo dal fiore in bocca di Pirandello, nella interpretazione di Vittorio Gassman, diretto da Maurizio Scaparro.

Subito dopo è la volta di  Il giardino dei ciliegi di Čechov, regia-manifesto della poetica del Piccolo Teatro di Milano, dell’epoca Strehler e uno dei simboli della scena italiana del secondo Novecento. In scena c’erano Valentina Cortese, Giulia Lazzarini, Renato De Carmine, Renzo Ricci, Franco Graziosi, Gianfranco Mauri e l’esordiente Monica Guerritore. 

Alle 12.55 Luca Ronconi è il filo conduttore di Percorsi nell’infinito, documentario a cura di Ariella Beddini per RaiSat. Lo speciale è dedicato alla creazione e realizzazione di Infinities, lo spettacolo evento con cui, nel 2002, negli ex magazzini della Scala alla Bovisa di Milano, il regista portò la scienza in teatro.

Il teatro in Italia, con Dario Fo e Giorgio Albertazzi, è riproposto alle 13.50, con il “pilot” della serie, e i due attori, per la prima volta assieme in scena.

Per il teatro dei narratori, alle 14.45 va in rete uno degli Album di Marco PaoliniLa comune di Gemona.

 La prima parte con gli spettacoli storici si chiude alle 15.30 con la versione televisiva del testo-ossessione di Carmelo BenePinocchio ovvero lo spettacolo della provvidenza. Accanto a lui Sonia Bergamasco.


Segue Sei personaggi in cerca d’autore di Pirandello, messo in scena da Michele Placido con una giovane compagnia. 

Silvio Orlando è protagonista alle 19.00 di Si nota all’imbrunire (solitudine da paese spopolato), l’ultimo testo di Lucia Calamaro, che firma anche la regia. 

Alle 20.55, Emma Dante, che sappiamo essere una registe-autrici più significative della scena italiana, con Le sorelle Macaluso.

Di Stefano Massini, alle 22.05 è Vincent Van Gogh: l’odore assordante del bianco, dedicato all’artista, incarnato da Alessandro Preziosi. 

Alle 23.35 ecco  Macbettu – Il racconto, uno speciale in cui, a immagini dello spettacolo, si alterna il racconto del regista, Alessandro Serra, che ha trasportato il testo di Shakespeare in una Barbagia arcaica e violenta. 

Alle 00.40 si chiude ancora con Shakespeare e Amleto, nella riscrittura di Filippo Timi, a partire dall’Ambleto di Testori-Parenti-Shammah, reinventato con Lucia Mascino, Marina Rocco ed Elena Lietti.

A giugno si riapre. Aspettiamo il 15. Non un minuto di più.

Sarà che sono stati tra i primi a chiudere. O che saranno tra gli ultimi a riaprire. Sia quel che sia cinema e teatri scalpitano. E la data fissata dal Dcmp per la riapertura – il 15 giugno – si avvicina.

calendario

Nel frattempo ci si prepara. Navigando a vista. Il famigerato allegato 9 del Decreto, quello che riguarda i luoghi di spettacolo, lascia ancora spazio a incertezze, dubbi, discussioni.

Tanto che molti operatori, direttori di teatro, gestori di sale, stanno adottando una tattica d’attesa. Riapriamo certo, ma più in là. A luglio. A settembre. Insomma: non ci saranno più le mezze stagioni di una volta.

Però c’è anche chi, impaziente e avventuroso, scalpita per la ripartenza. La data è quella? Bene, non un minuto di meno.

A Pesaro, nelle Marche, hanno deciso di partire per primi e lo faranno proprio il 15 giugno, alle ore 00.01, nella notte tra domenica e lunedì. Una tattica diversa. Complimenti: una scelta proattiva.

È il Circuito teatrale marchigiano, AMAT, che annuncia per quel giorno, per quell’ora, l’appuntamento che “segna il tanto desiderato ritorno a teatro in Italia“. A Pesaro, al Teatro Sperimentale, Ascanio Celestini con la sua storica Radio Clandestina darà il via a Tornateatro! Artisti & spettatori di nuovo a casa. Questo spettacolo, peraltro, compie proprio adesso vent’anni.

“Nei giorni successivi – dice il comunicato stampa dell’AMAT, che mi è arrivato qualche minuto fa – Motus (20 e 21 giugno) e The Andre (27) saranno protagonisti degli appuntamenti che avverranno in piena sicurezza, con tutte le precauzioni e i dispositivi necessari, a partire dal distanziamento interpersonale, l’utilizzo obbligatorio di mascherine e in presenza di un numero limitato di spettatori (al Teatro Sperimentale saranno 100 i posti disponibili sui 500 di capienza)”.

TornaTeatro Amat

Buona fortuna dunque al Circuito teatrale marchigiano che, con il Comune di Pesaro e il sostegno di Regione Marche e MiBACT, saranno probabilmente i primi a tagliare il nastro del riavvio.

Buona fortuna anche a tutti coloro che ne seguiranno l’esempio. Dpcm e faq permettendo.

Sai che c’è? C’è In-Box 2020 dal vivo. Anzi, no. È da camera.

Era un’abitudine la nostra. Quasi una malattia. A maggio, ogni anno, si partiva per Siena. Là ci aspettavano le giornate finali di In-Box dal vivo, il contest teatrale che – grazie a una rete formata da una cinquantina di sale, spazi e festival diffusi in tutta Italia – sosteneva la giovane generazione del teatro italiano.

In-Box 2020 - La copertina

Originali e interessanti le regole del gioco. Le ho raccontate in alcuni post precedenti e potete tranquillamente dare un’occhiata all’edizione del 2019 o a quella del 2018.

Inutile dire che questa volta, nell’anno della pestilenza, a Siena non ci siamo andati. Nessuno. Anche se In-Box 2020 dal vivo non ha rinunciato affatto a sostenere coloro che fanno spettacolo. I più giovani. E ha lanciato l’edizione specialissima. Quella da camera, quella dell’emergenza. Vedi il sito.

“Edizione straordinaria….!”

Pochi minuti fa in diretta Facebook, Fabrizio Trisciani e Francesco Perrone di Straligut Teatro – la compagnia che nel 2009 ha dato il via all’iniziativa e dal 2016 l’ha portata poi a Siena, dentro lo storico Teatro dei Rozzi – hanno dato il via a In-Box 2020. Edizione straordinaria.

Ultimi giorni umanità - Ronconi

Più di 450 candidature, arrivate attraverso video e progetti. 50 i finalisti selezionati per In-Box 2020 (sezione ufficiale) e 37 i finalisti di In-Box verde (sezione riservata al teatro per ragazzi e adolescenti).

Grazie ai link, che vi posto qui sotto, potrete vedere la diretta della proclamazione dei vincitori, avvenuta sabato 23 maggio, e le clip che presentano i finalisti per ciascuna sezione.
In palio, non sotto forma di premio, ma come “lavoro che premia il lavoro”, c’erano le 87 repliche nelle sale dei partner che aderiscono alla rete.

Ma se volete conoscerli al volo…

Ora, se proprio proprio non avete tempo, ma volete conoscere al volo i finalisti e repliche che hanno ottenuto, eccovi serviti:

In-Box 2020

Stay Hungry - Daf - In-Box 2020
Stay Hungry. Indagine di un affamato. Angelo Campolo – DAF- Teatro dell’Esatta Fantasia

Stay Hungry. Indagine di un affamato di DAF Teatro dell’Esatta Fantasia che si è aggiudicato 21 repliche.

Futuro anteriore di Ferrara Off che si è aggiudicato 8 repliche.

Tropicana di FrigoProduzioni che si è aggiudicato 7 repliche.

e inoltre:

Libya. Back Home della Ballata dei Lenna (5 repliche)

Non plus ultras della Coop. Argot (5 repliche)

Polvere di Compagnia teatrale Cesare Giulio Viola (4 repliche).

Qui sotto potete vedere una breve antologia delle 6 produzioni finaliste.

In-Box Verde 2020

Che forma hanno le nuvole - Elea Teatri - In-Box 2020
Che forma hanno le nuvole – Elea Teatri

Che forma hanno le nuvole di Elea Teatri che si sono aggiudicati 12 repliche.

Opera Minima di Can bagnato che si sono aggiudicati 11 repliche.

Volumi di QB Quanto Basta che si sono aggiudicati 6 repliche.

e inoltre

La fabbrica dei baci di Intrecciteatrali (4 repliche)

Paolo dei Lupi di Bradamante Teatro (3 repliche)

Dislessi-che? dell’Orto degli Ananassi (1 replica)

Qui sotto potete vedere una breve antologia delle 6 produzioni finaliste.

In-Box 2020 è un’iniziativa di Straligut Teatro, sostenuta dal Comune di Siena, dalla Regione Toscana, dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali e per il Turismo e dalla Fondazione Toscana Spettacolo ONLUS.

Tornano i turchi. Sono quelli di Pasolini

Oggi, domenica 10, alle 18.00, nella serie di appuntamenti ideati dai Teatri Stabili del Nord-Est (Friuli Venezia Giulia, Veneto, Bolzano) per ovviare alla chiusura delle sale, viene presentato I Turcs tal Friûl, di Pier Paolo Pasolini, nella registrazione effettuata nel 1996 sull’aia dei Colonos, a Villacaccia di Lestizza, in Friuli.

I Turcs tal Friul - foto Luca d'Agostino
Ph. Luca d’Agostino

Un temporale potente, di quelli estivi, li aveva convinti a desistere. Poi il cielo sopra Venezia si era rischiarato: un miracolo, un tramonto incredibile. Avevano allora lavorato di stracci e di asciugamani, così che noi spettatori ci potessimo accomodare sulle seggiole, in quel piccolo prato dell’Arsenale. In attesa dell’inizio dello spettacolo.

A un certo punto vedemmo arrivare, da lontano, lungo le mura di quel posto che era sempre servito ad armare guerre di mare, un piccolo plotone. Sembrava marciassero in fila, come minuscoli fanti : i turchi bellicosi. Era l’effetto della distanza. Via via che si avvicinavano capivamo che erano gli attori.

Venezia, Biennale Teatro 1995. Ci eravamo andati per I Turcs tal Friûl di Pier Paolo Pasolini. La regia era di Elio De Capitani, le musiche e i cori di Giovanna Marini.

In quel prato dell’Arsenale

Ricordo bene quella serata, giugno 1995, quando un miracolo atmosferico aveva fatto sì che lo spettacolo riuscisse ad andare in scena: un appuntamento speciale quell’anno alla Biennale. Elio e Giovanna erano tra coloro che si erano messi sotto, sudati, armati di asciugamani, per rendere di nuovo agibile quello spazio inedito.

Un miracolo atmosferico chiude anche i Turcs, che è la prima cosa scritta da Pier Paolo Pasolini per il teatro, a ventidue anni, nel maggio del 1944, in lingua friulana.

Nel finale – drammatico, doloroso – una tempesta di polvere si solleva dai campi e tiene lontani i Turchi, pronti a saccheggiare e distruggere un piccolo paese, uno dei tanti nella loro avanzata in Friuli. Poi succede il miracolo. Casarsa, settembre 1499: il paese è salvo.

I Turcs tal Friul - foto Luca d'Agostino
Ph. Luca d’Agostino

Nel cortile della casa colonica

Ricordo bene anche un’altra serata. L’anno dopo, quegli stessi Turcs erano andati in scena nella grande corte di una casa colonica friulana – i Colonos appunto – a Villacaccia di Lestizza (UD), paese non troppo distante da Casarsa, il luogo mitico dell’infanzia pasoliniana. Ristrutturati e sede di iniziative culturali, l’edificio, il fienile le mura dei Colonos facevano da sfondo al teatro aurorale di Pasolini.

Più di quanto non fosse capitato a Venezia, il pubblico quella sera, era in perfetta sintonia con quella lingua, che l’autore, 50 anni prima, aveva reso ancora più antica. Filologia sentimentale, scrive Stefano Casi nel suo bel libro sui teatri di Pasolini. Quell’aia, nella campagna friulana, era il luogo esatto.

I Turcs e i tedeschi

Era infatti più facile, qui, vivere e raccontare la sovrapposizione storica che aveva spinto il giovane Pasolini, a cimentarsi con il teatro. Le invasioni turche nel Friuli del 1499 e gli eccidi e le devastazioni prodotte negli stessi luoghi dalle truppe di occupazione tedesca, nel 1944. Coincidenza di numeri e guerre.

I-Turcs-tal-Friul-pagina manoscritto
La preghiera. Manoscritto dei Turcs conservato nel Centro Studi PPP di Casarsa della Delizia (Ud).

“Forse la miglior cosa che io abbia scritto in friulano” aveva precisato in una lettera di qualche anno dopo. Ritrovato a Casarsa, in una “mitica cassapanca”, il manoscritto era stato pubblicato solo nel 1976. E non fu difficile costruirci sopra una mitologia locale, che vedeva l’antica storia della famiglia Colussi (il nome della madre dello scrittore e regista) diventare una specie di profezia, come spesso si è fatto per la scrittura e il pensiero pasoliniano. Ma l’uccisione del fratello Guidalberto Pasolini (nel controverso episodio di scontro partigiano, alle malghe di Porzûs, febbraio ’45) è successivo alla stesura del testo ( il maggio ’44).

La meglio gioventù

L’allestimento dello spettacolo, nel 1995/96, aveva fatto sì che attorno a Giovanna Marini e a De Capitani si raccogliesse un gruppo entusiasta di giovani (e anche meno giovani) attori. Qualche anno dopo sarebbero diventati la meglio gioventù del teatro del Friuli Venezia Giulia. A sfogliare le immagini – frutto della sensibilità fotografica di Luca d’Agostino – si ritrovano molti dei protagonisti odierni, che la locandina più sotto svela. A guidarli, figura austera e antico volto, la bravura di Lucila Morlacchi.

I Turcs tal Friul - foto Luca d'Agostino
Ph. Luca d’Agostino

La visione stream dei Turcs tal Friûl (dalle ore 18.00 fino alle 24.00, sul sito e sulla pagina Facebook del Rossetti di Trieste) è uno dei tanti appuntamenti di Una stagione sul sofà, progetto di teatro nell’emergenza, ideato dagli Stabili del Friuli Venezia Giulia, del Veneto e di Bolzano. Vi partecipa anche lo Stabile Sloveno di Trieste che sempre oggi domenica (alle ore 16.00 e per 48 ore) manda in video Zio Vanja con la regia di Ivica Buljan.

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I Turcs tal Friûl
di Pier Paolo Pasolini
regia Elio De Capitani
interpreti: Lucilla Morlacchi, Fabiano Fantini, Renato Rinaldi, Giovanni Visentin, Francesco Ursella, Angelo Battel, Aldo Baracchini, Claudio Moretti, Claudia Grimaz, Francesca Breschi, Tania Pividori, Sandra Cosatto, Ada De Logu, Claudia Mortali, Chiara Minca, Elena Molinari, Daniela Zorzini, Massimo Somaglino, Elvio Scruzzi, Manuel Buttus, Gigi Del Ponte, Giorgio Monte, Stefano Rota, Monica Aguzzi, Giampaolo Andreutti, Franca Baracchini, Gabriele Benedetti, Marco Brollo, Antonio Cantarutti, Giancarlo Celant, Federico Corubolo, Massimo Furlano, Alessandro Gasparini, Andrea Orel, Maurizio Persello, Alessandro Quarta, Xavier Rebút, Enzo Tonini
scene Carlo Sala
costumi Carlo Sala
musiche e cori Giovanna Marini

produzione Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia, Teatridithalia e Biennale di Venezia

Biennale, Oktoberfest, red carpet e realismo

A Monaco, l’Oktoberfest non si farà. La notizia che cancella la famosa festa di settembre è di ieri. A Venezia, la Mostra del Cinema si farà. A settembre, come era scritto nel calendario. Lo ha confermato l’altro ieri il presidente della Biennale, Roberto Cicutto.

Red Carpet alla Biennale di Venezia

Chi è stato a Monaco di Baviera – tra boccali di birra e salsicce – chi è stato a Venezia al Lido – e si è pigiato attorno al red carpet per vedere da vicino le star – sa che il rischio, meglio, la certezza di assembramenti, è forte in tutti i due casi.

Di questi tempi, assembrarsi non è una pratica raccomandata. Succederà così anche in autunno.

Chiedere perché cinema sì e birra no, sa di provocazione. Ma costringe a un pensiero in più. Dentro il quale, realismo e buon senso hanno la meglio.

Cinema e birra

Anche la Mostra d’arte cinematografica è una festa. Anche i cinefili sono capaci di perdere la testa per i propri beniamini. E rischierebbero chissà che cosa per conquistarsi un saluto e vuoi mai un autografo. Però il cinema resta pur sempre un’arte a distanza. Per il tempo e lo spazio che ci separano dagli attori. Per le poche file di posti vuoti che ci distanziano dallo schermo.

Autografi alla Mostra del Cinema della Biennale di Venezia

La birra è un lubrificante sociale ed è un’arte di vicinanza. Bere birra da soli è triste. I boccali vanno per forza d’accordo con la bocca. E con le lunghe chiassose tavolate che sono il segno caratteristico della festa bavarese.

Contingentare gli ingressi, tenersi a distanza, sottoporsi al bavaglio delle fastidiose mascherine, dovrebbe essere più facile a Venezia, che non sul prato dell’Oktoberfest.

Oktoberfest

Devono aver pensato così nelle sale della presidenza della Biennale, a Palazzo Giustinan, e attorno al tavolo del governatore della Baviera, Markus Soeder. Consapevoli delle ricadute economiche che cancellare o confermare comporta. Quel festival cinematografico è il più longevo al mondo (77 edizioni, dal 1932). Quell’altra è la festa popolare più famosa del pianeta (450 milioni di euro di bilancio). Due ragionamenti piantati nella realtà delle situazioni, fondati sul realismo. E non, come succede in più parti da noi, sulla spinta emotiva, o per presa di posizione.

La spinta e il salto

Io aggiungo che il calendario della Biennale 2020 (una raffica di date che comprende anche Mostra di Architettura e Biennali dal vivo, ossia i tre festival di Teatro, Danza e Musica contemporanee) rappresenta una spinta all’ottimismo. Per la nostra salute e per quella delle arti.

Sarà complicato, complicatissimo conciliare lo spettacolo dal vivo con i regolamenti e le ordinanze che a settembre imbriglieranno le nostre libertà e le nostre vite. Probabilmente meno stringenti di quelli odierni. Ma sempre limitanti.

Ma il bello, il lato lucido della medaglia, secondo me è proprio qui. Nella sfida a ripensare teatro, danza, musica dal vivo in condizioni nuove, impensabili, diverse. Sarà il momento in cui – forse, ma finalmente – faranno un salto in avanti.

Le date della Biennale 2020

La 17.a Mostra di Architettura (diretta da Hashim Sarkis) si inaugurerà il 29 agosto e resterà aperta fino al 29 novembre 2020.

La 77.a Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica (diretta da Alberto Barbera) è in programma dal 2 al 12 settembre.

Seguiranno poi il Festival del Teatro (diretto da Antonio Latella, dal 14 al 24 settembre), il Festival di Musica Contemporanea (diretto da Ivan Fedele, dal 25 settembre al 4 ottobre) e il Festival di Danza Contemporanea (diretto da Marie Chouinard, dal 13 al 25 ottobre).

Tutte le altre informazioni sul sito ufficiale della Biennale di Venezia.

Aprile, le scene e la carica dei ventiquattro

Ci sono le grandi ambizioni. Poi, ci sono quelle più modeste e personali.

Su una cosa puntavo prima che arrivassero epidemia, pandemia, crisi: i 24k. Ventiquattro come i carati dell’oro.

24 carati

Dopo essere nato cinque anni fa tra i blog di Repubblica, nell’aprile del 2017 QuanteScene! è migrato anche su questa piattaforma, il mio dominio personale: robertocanziani.eu.

Un anno fa, avevo raggiunto il dignitoso traguardo dei 12k (qui il post del 2019). Significa che dodicimila utenti singoli avevano letto le pagine di QuanteScene!

L’obiettivo per il 10 aprile 2020 erano i 24k. Ventiquattro carati.

Non ci sono riuscito. Manca poco, pochissimo, ma non sono ancora 24.

Epidemia, pandemia, crisi hanno rallentato un sacco di cose. E anch’io mi sono trovato a rallentare.

Il post precedente è stato però un successo. La mia piccola guida al teatro italiano contemporaneo (puoi vederla subito) è stata letta e scaricata da un migliaio di lettori. Non male direi. Con alcuni riscontri di stima, apprezzamenti per la selezione video finale, e anche qualche critica, certo. Ma è inevitabile.

Teatro Italiano contemporaneo for dummies su QuanteScene!

Tra qualche giorno toccherò quota 24k. Forse già domani, grazie a questo post “civetta”.

Grazie perciò a chi ora ha finito di leggerlo. E anche a tutti gli altri, naturalmente. Continuate a far visita a QuanteScene!

Claudio Tolcachir guiderà l’Ecole des Maîtres 2020

L’Ecole des Maîtres 2020 prenderà il via alla fine di agosto e sarà guidata dal regista argentino Claudio Tolcachir. E’ stato appena pubblicato il bando che selezionerà sedici giovani attori, i quali potranno partecipare a questo corso internazionale itinerante di perfezionamento teatrale, giunto alla 29sima edizione. L’Ecole des Maîtres permetterà loro di lavorare per parecchie settimane con un ‘maître’, un maestro del teatro internazionale, qual è indiscutibilmente Tolcachir. 

immagine di Claudio Tolcachir
il regista argentino Claudio Tolcachir – ph. Tommaso Le Pera

Per giovani attori, provenienti da 4 Paesi europei

Lo comunica il Css, teatro stabile d’innovazione del Fvg, sede a Udine, capofila della cordata europea che, grazie a un’idea del critico teatrale Franco Quadri, ha dato il via trent’anni fa a questa iniziativa transnazionale, riservata a attori tra i 24 e i 35 anni con provenienze da Portogallo, Francia, Belgio, oltre che dall’Italia.

“Sono convinto che, per un maestro del palcoscenico e anche per un regista, la qualità più importante sia avere uno sguardo attento – spiega l’artista argentino – così da poter vedere che cosa c’è nell’altro e che probabilmente l’altro non sa di avere. Un buon maestro è chi fa nascere l’attore che c’è nell’allievo. Non mi interessa l’idea di un attore che parla bene, che si muove bene. La tecnica è ovviamente una base necessaria per agire su un palcoscenico. Ma per giungere a un teatro che commuove, come il mio, ho necessità di vedere l’umanità dell’attore”.

Ecole des Maitres - Claudio Tolcachir

Tolcachir ai suoi attori: “Suonate il campanello!”

Tolcachir è nato e vive in Argentina dove ha fondato, ancora nel 1998, la compagnia Timbre Quatro (campanello numero quattro). Il nome fa riferimento alle origini del suo lavoro teatrale, nel seminterrato di un appartamento a Buenos Aires: per entrare bisognava suonare. Da allora la sua visibilità internazionale è andata via via crescendo. Ospite a Madrid, Parigi, Lisbona, Dublino, New York, in Italia ha presentato i suoi spettacoli alla Biennale di Venezia, e anche a Roma e al Piccolo di Milano. Qui ha creato la versione italiana del suo titolo più noto, Emilia, con Giulia Lazzarini protagonista.

Lo scorso novembre, sempre a Milano, al Teatro Franco Parenti, è andato in scena Próximo, spettacolo che sembra fatto apposta per aiutarci a capire le conseguenze dell’emergenza che stiamo attraversando.

Próximo, testo e regia di Claudio Tolcachir, lo scorso novembre al Teatro Franco Parenti

“Oltre che un’istantanea dell’amore ai tempi dei social network – spiega Tolcachir – “Próximo” è un’opera intima, che si interroga su quanto possiamo “essere vicini” a qualcuno che è lontano. Quando la comunicazione si interrompe, l’illusione di occupare lo stesso spazio svanisce e resta solo la solitudine e la consapevolezza della profonda distanza che ci separa, e separa in teatro i due personaggi. Eppure, forse come noi, essi riescono a costruire una loro intimità fatta di silenzi, sguardi mediati da uno schermo e soprattutto dal linguaggio“.

Si comincia a Udine. Poi Roma, Lisbona, Coimbra, Liegi, Caen e Reims

Il corso, intitolato “La creazione accidentale”, si svilupperà per 13 giornate a Udine – dal 28 agosto all’8 settembre – e proseguirà con fasi di lavoro e presentazioni pubbliche a Roma, Lisbona, Coimbra, Liegi, Caen e Reims, fino al 17 ottobre.

La scadenza per candidarsi all’Ecole des Maîtres 2020 è il 9 aprile 2020 (il bando completo è sul sito www.cssudine.it).

[pubblicato il 12 marzo 2020 su IL PICCOLO – quotidiano di Trieste]