Franco Scaldati trasloca a Venezia. Anzi, a San Giorgio

Presentato alla Fondazione Giorgio Cini, sull’isola di San Giorgio, l’Archivio Franco Scaldati, raccoglie testi editi e inediti, manoscritti e carte dell’autore, attore, poeta siciliano scomparso nel 2013.

Franco Scaldati

Non occorre dire quanto sia importante un archivio. Gli archivi sono i luoghi dove si raccoglie e si conserva la storia. E già questo dovrebbe bastare.

Più difficile è amare gli archivi. Perché raccogliere e ordinare sono compiti faticosi. E non danno una soddisfazione immediata.

La notizia che alla Fondazione Giorgio Cini, a Venezia, trova da adesso posto l’Archivio Franco Scaldati, è però una di quelle buone. Una volta tanto.

Scaldati a San Giorgio

Ho cominciato ad amare gli archivi del teatro una dozzina di anni fa, quando mi era capitato di prendere in mano, studiare e mettere in mostra l’archivio personale di Giorgio Strehler.

Dopo diverse peripezie, il mondo personale di Strehler, le sue lettere più private, i suoi copioni annotati, i suoi libri, molti dei suoi oggetti, erano approdati nel 2005 a Trieste, andando a formare il Fondo Strehler. Oggi il Fondo è visitabile al Museo teatrale “Carlo Schmidl”, grazie alla donazione congiunta di Andrea Jonasson e Mara Bugni.

Di Strehler, quell’archivio rivela aspetti che nemmeno approfonditi studi storici e teatrali hanno mai colto. Ve lo posso garantire.

Franco Scaldati

Capisco perfettamente perciò quanto sia importante che l’archivio di Franco Scaldati, una delle figure di maggior rilevo della recente drammaturgia italiana, sia finito nel giusto posto. 

Quanto sia soddisfatto chi – tra gli anni Settanta e il 2013, l’anno della sua morte – ha lavorato con lui e per lui, e oggi sa che le sue carte, i suoi scritti, i testi editi e gli inediti, le brutte copie e gli scarabocchi, si trovano in un luogo nel quale potranno essere conservati, consultati, studiati. Un luogo nel quale, come tutte le carte importanti, diventeranno storia.

La Fondazione Giorgio Cini custodisce numerosi archivi che hanno fatto e stanno facendo la storia recente del teatro italiano. Tra i più noti, quello di Luigi Squarzina, quello di Paolo Poli, di Santuzza Calì, di Misha Scandella, e risalendo nel tempo, anche quelli di Arrigo Boito, Eleonora Duse, Emma Gramatica…

C’è pure l’archivio di Maurizio Scaparro, che non è affatto scomparso, anzi, ne combina parecchie ancora. Ma che nel 2016 ha deciso di affidare tutte le sue carte alla Cini, stringendo di più il legame con Venezia, consolidato già al tempo dei suoi Carnevali e della direzione della Biennale Teatro.

L’Archivio Scaldati

Qualche giorno fa, il 10 novembre 2020, è stato ufficialmente presentato, in diretta streaming, anche l’Archivio Franco Scaldati, momento conclusivo di una donazione che la famiglia dello scrittore siciliano ha deciso di destinare alla Fondazione, dopo una serie lunga di vicissitudini.

La diretta della presentazione è disponibile su You Tube, e attraverso le parole di Gabriele Scaldati (il figlio di Franco), di Maria Ida Biggi (che dirige l’Istituto per il Teatro e il Melodramma della Cini), della docente Valentina Valentini, della curatrice Viviana Raciti, dell’assessore alla Cultura e all’Identità siciliana della Regione Sicilia, Alberto Samonà, è possibile seguire tutto il percorso che questi documenti hanno fatto per arrivare a Venezia. Ma anche intuire quali polemiche prese di posizione abbiano accompagnato il trasloco da Palermo (a detta di molti il luogo esatto per la collocazione e la consultazione) verso l’isola che guarda su piazza San Marco.

Documenti relativi a Il pozzo dei pazzi di Franco Scaldati

Il pubblico e il privato

Ci sono vistose differenze, è ovvio, tra la stanza che a Trieste ospita il Fondo Strehler e i materiali adesso presenti negli scaffali dell’Archivio Scaldati a Venezia. Il primo è davvero un archivio privato. Comprende infatti ciò che si trovava nella casa di Milano e nella casa di Lugano dove, nel 1997, Strehler è scomparso. E dà accesso a documenti e oggetti che entrano fin nell’intimo dell’uomo. 

L’archivio Scaldati raccoglie invece le sue scritture (i testi pubblicati, ma anche i lavori più segreti, magari) che vanno a documentare in primo luogo l’artista. E poi, solo di luce riflessa, anche la personalità privata.

sei espressioni di Franco Scaldati

Ugualmente, la soddisfazione per la messa in sicurezza (come dicono i geometri) di quel patrimonio così significativo per il teatro italiano, soprattutto nel segmento storico che ha posto al centro le diverse lingue regionali, è stata grande per tutti.

Se la vicenda ha cominciato a interessarvi, oltre alla differita su You Tube, di cui ripropongo il link, potete anche dare un’occhiata all’Archivio digitale, messo in rete dalla Compagnia Franco Scaldati e inoltre qui sotto, trovate l’indirizzamento alla sezione Archivi dell‘Istituto per il Teatro e il Melodramma, nel sito della Fondazione Cini.

Daphne Money, sul set delle video chat erotiche

L’hanno chiamato Sinapsi ed è il momento conclusivo di Artefici, progetto triennale di residenze artistiche ideato da Artisti Associati.
Decreti permettendo, giovedì 22 ottobre, Sinapsi raccoglierà il filo e il racconto degli otto progetti di spettacolo dal vivo che sono stati in residenza a Gorizia, Gradisca, Cormons: i tre teatri del Friuli Venezia Giulia coinvolti in Artefici.

Daphne/Money/Female/Body - Artefici  - Artisti Associati - Gorizia

Daphne Money

L’erotismo scatena sempre reazioni forti. È successo anche a me, qualche mese fa, di interessarmi in maniera molto forte a Daphne, che è un richiamo mitologico, un nome evocativo, ma è anche un progetto teatrale. Che con l’erotismo ha a che fare.

Daphne si è presentata un giorno, alla fine di luglio, in Sala Bergamas, un piccolo spazio nella cittadina di Gradisca, in provincia di Gorizia. Ma idealmente Daphne aveva come orizzonte l’intero pianeta, visto che il suo progetto si apre al tema erotico e viaggia sui canali della rete. Meglio: di quella parte di rete, opaca, non sempre sicura, ma sicuramente torbida, che ha che fare con il sesso virtuale, a pagamento.

Se vi va di seguirmi per un po’ in questo labirinto, assieme a Daphne e Samuele, continuate a leggere.

Daphne/Money/Female/Body - Artefici  - Artisti Associati - Gorizia

Sinapsi, fibre teatrali che si incontrano

Per prima cosa, voglio spiegarvi in che cosa consiste Sinapsi.

Sono 8 le compagnie teatrali che si incontreranno giovedì mattina (ore 11.00, decreti permettendo) al Kinemax di Gorizia per un bilancio sulla sessione 2020 del progetto triennale che Artisti Associati, impresa di produzione teatrale con sede a Gorizia, ha voluto intitolare Artefici e chiudere con questo incontro finale, che si chiama appunto Sinapsi, come le giunzioni dei neuroni.

Sinapsi permetterà di fare il punto su otto diversi momenti di lavoro, che tra gennaio e ottobre 2020, hanno visto risiedere per una decina di giorni, in tre teatri del Friuli Venezia Giulia, compagnie di danza e di teatro. Forse anche di qualcos’altro, che non riusciamo ancora a definire, ma che fa parte di una trasformazione verso cui ci indirizza la forte accelerazione degli scorsi mesi.

Gli artisti delle otto compagnie, che porteranno esempi in video di ciò che hanno elaborato nei giorni di residenza sono :

Dante Antonelli (ATTO DI PASSIONE)
Marco D’Agostin (BEST REGARDS)
Christian Gallucci (DICONO CHE FARA’ CALDO)
Filippo Michelangelo Ceredi (EVE #2)
Giovanni Leonarduzzi (PROFUMO D’ACACIA)
Gaia Magni e Clara Mori (VIETATO PIANGERE)
Carmelo Alù (WOYZECK!)

L’ottava compagnia è quella formata da Daphne Morelli e Samuele Chiovoloni, che a Gradisca hanno cominciato a dar corpo – e la parola qui è proprio esatta – al proprio progetto Daphne/ Money/ Female/Body .

Ascoltateli mentre ne parlano.

“Daphne/Money/Female/Body è una riflessione sul processo di identificazione di una ragazza (eterosessuale) con il suo potere di sedurre e guadagnare crediti col proprio corpo. Riflette sulla questione della inibizione e della disinibizione. Il corpo, in questo senso, è il campo di battaglia per misurarsi con il mondo. Ma Daphne/Money/Female/Body vuole proporre anche uno spunto su come le nuove generazioni interagiscono con internet per costruire mondi alternativi e ipotesi di vita o di narrazioni altrimenti impossibili”.

Daphne/Money/Female/Body - Artefici  - Artisti Associati - Gorizia

Curiosità e repulsione

Quando si parla di video chat erotiche, le reazioni possono essere la presa di distanza, l’avversione, a volte la repulsione. Nonostante i cambiamenti di questi ultimi 50 anni e a dispetto di enormi trasformazioni del costume e della morale, l’Italia resta un paese legato ai propri tabu.

Reazioni di questo tipo coesistono però con inevitabili impulsi di curiosità, attrazione, morbosità, che tutti noi percepiamo e che nella civiltà occidentale abbiamo percepito sempre, legati a sessualità e eros.

Daphne e Samuele hanno deciso di esplorare questo quadrante di temi. Per farlo adesso, nel tempo delle reti, altra strada non c’era se non sperimentarne le tante declinazioni in Internet. Che con la propria forza di assorbimento, ha in breve tempo cannibalizzato il sesso.

Daphne/Money/Female/Body - Artefici  - Artisti Associati - Gorizia

Linee di frontiera

L’erotismo oggi si colloca su una sorta di linea di frontiera. Si estende certo dalla parte dell’Internet in chiaro, accessibile a tutti gli utenti, perfino ai minori. Ma tocca anche un territorio in larga parte inesplorato, che per molti è un continente selvaggio: dark Internet, l’internet ancora oscuro. Qui regna un’economia delle monete e dei desideri che non è facile a mettere a fuoco. Qui il corpo non è carne, e tuttavia esiste. Qui i consumatori sono allo stesso tempo i produttori di contenuti. Erotici e non solo.

Questo mi interessava e mi attraeva in Daphne Money Female Body, il progetto di Samuele e Daphne, che ho seguito fin dall’inizio, dal momento aurorale, da quando Daphe ha cominciato il proprio percorso dentro le video chat erotiche.

Samuele e Daphne sono entrati dentro il progetto Artefici con alcune idee, delle proposte, e da quelle sono partiti, portandole su un palcoscenico.

Poi, assieme, hanno provato a restituire al pubblico il loro viaggio. E hanno utilizzato il teatro, i telefonini, le cam, i video, i canali di connessione, le app, le chat. Un’altra linea di frontiera, la loro, tra osservazione disincantata del fenomeno e coinvolgimento personale.

Daphne/Money/Female/Body - Artefici  - Artisti Associati - Gorizia

Queste che state vedendo sono alcune immagini (scattate da Giovanni Chiarot) di una tappa del loro lavoro, quella conclusa a Gradisca lo scorso agosto. Nei due mesi successivi sono poi andati avanti. Giovedì 22 ottobre, nell’incontro di Sinapsi, avremo modo parlarne di nuovo assieme. Io ho parecchie cose da domandare.

Le conseguenze del nome

Una rivista autorevole come Wired, che ha fatto un’analisi dei metacontenuti di Google, rileva che più del 20 per cento delle ricerche da mobile riguardano contenuti pornografici. Le ricerche fatte da associazioni di indirizzo politicamente conservatore sono ovviamente più allarmistiche. Erotismo e pornografia, sono i due corni della sessualità rappresentata?

Anche mettendo da parte i dati sociologici, e osservando solo la locandina di Daphne Money, balza all’occhio il fatto che la l’interprete vera e la protagonista fittizia abbiano lo stesso nome. Che Daphne Morelli e Daphne Money, condividano molte cose. Che parte dell’identità dell’una si sia riversata nell’altra. Sì, ma quale?

Daphne/Money/Female/Body - Artefici  - Artisti Associati - Gorizia

In linea etimologica, Daphne è l’alloro, il lauro, la pianta dei poeti e della poesia, quella della vittoria, quella in nome della quale ci si laurea. Ma è anche il nome mitologico della ninfa che per sfuggire alla brame erotiche di Apollo, si trasforma in pianta, eternamente casta.

Il mito di Daphne e Apollo è stato spesso interpretato come un’opposizione dinamica tra la castità e il desiderio sessuale. E tu, che all’anagrafe sei Daphne, tu ti sei fatta un’idea delle conseguenze del tuo nome?

Giovedì, assieme a Daphne e Samuele, proveremo a capirlo.

video Daphne Money

– – – – – – – – – – – – – – –

DAPHNE/MONEY/FEMALE/BODY
di Samuele Chiovoloni e Daphne Morelli
produzione Ass. Cult. Argo e Micro Teatro Terra Marique
compagnia in residenza Artefici 2020

(le immagini sono di Giovanni Chiarot/Puntozero)

Per saperne di più

Ho parlato di Artefici e delle residenze di Artisti Associati anche in alcuni post precedenti:

Unwrapping Silvia Gribaudi. La grazia e il corpo libero, nel dicembre 2018

Per te perderò la testa, Giuditta, nel novembre 2019.

Domesticalchimia. Donne che collezionano sogni.

Non ci vuole la sfera di cristallo per accorgersi che sogno e teatro hanno in comune parecchio. E non è stato certo necessario a aspettare che Stefano Massini, Federico Tiezzi e Fabrizio Gifuni , due anni fa si trovassero assieme sotto il tetto del Piccolo di Milano, perché la psicanalisi penetrasse, con il loro spettacolo, Freud, nel più nevrotico (così è apparso, almeno, nelle scorse settimane) dei teatri italiani. 

Domesticalchimia - Banca dei sogni Giacomo-Guarino@Soheil-Rahel
Giacomo Guarino – Soheil Rahel

Sulla convergenza tra sogno e teatro sono però rimasto colpito dal lavoro che il gruppo milanese Domesticalchimia sta facendo in questo periodo nella mia città, Trieste. Ecco perché le ho incontrate (sono per lo più donne) e ho chiacchierato a lungo con loro. L’esito di questo incontro sfocia adesso una conversazione pubblica che si svolgerà domani, sempre qui a Trieste, a conclusione di un periodo di lavoro che Domesticalchimia ha sviluppato nel progetto UFO – Residenze d’arte non identificate, organizzato per la terza edizione consecutiva dal Teatro stabile La Contrada e ideato da Marcela Serli.

I sogni son desideri

Lo sosteneva la Cenerentola di Walt Disney mentre cantava e parlava con i suoi topolini tuttofare. In forma più scientifica, lo diceva anche Sigmund Freud, che dell’importanza dei sogni è stato il divulgatore massimo. Basta andare a vedere quanto vende, ancora oggi, L’interpretazione dei sogni, a 121 anni dalla pubblicazione (nel novembre del 1899): il suo best seller.

Cenerentola e il topino

La storia del significato dei sogni è comunque lunghissima e ha prodotto anche opere d’arte eccellentissime. Per esempio Il sogno di Costantino nel ciclo delle Storie della vera croce ad Arezzo: il grande Piero della Francesca. Naturalmente nel passato si credeva che i sogni annunciassero avvenimenti futuri. Qualcuno ci crede ancora, ma nel sentire comune, in quella psicanalisi pop nella quale siamo oggi immersi, i sogni sono inevitabilmente associati ad alcune costanti, e ancor più spesso a traumi, che stanno acquattati nel nostro inconscio. E si manifestano quando noi, nel sonno, allentiamo un po’ le maglie della sorveglianza. I sogni son quindi i nostri desideri segreti. Più segreti di quelli di Cenerentola, comunque. Che sognava solo di essere felice e maritata.

L’analisi freudiana classica vede nel sogno la via maestra per capire qualcosa dell’inconscio, ma ha il limite – o la forza – di essere molto individuale. Mette in primo piano il soggetto, colui o colei che sogna e racconta poi ciò che ha sognato.

Detto questo, torniamo a teatro.

La banca dei sogni

Il progetto sul quale lavora Domesticalchimia è diverso. Niente psicanalisi, niente interpretazione. L’obiettivo è quello di raccogliere quanti più sogni possibili. E di farne una banca. La banca dei sogni è il titolo del lavoro che il gruppo sta svolgendo per le Residenze UFO.

Quel che mi è parso di capire è che la ricerca, e poi il loro lavoro di allestimento teatrale della compagnia, è di andare a leggere i sogni su un piano sociale, più ampio, più stratificato. I sogni decritti da Freud erano quelli di un limitato numero di pazienti, di una classe sociale che nel primo Novecento si rivolgeva, con spirito avventuroso e con parecchie risorse economiche, a quella nuova scienza. I sogni che i pazienti raccontano oggi allo psicanalista trovano un limite nella disponibilità finanziaria di chi si può permettere di entrare in analisi.

Domesticalchimia - Banca dei sogni
ph. Filippo Manzini

La banca dei sogni di Domesticalchimia è invece interclassista. Interroga tutti, a prescindere dal portafoglio e dalla collocazione sociodemografica. Prescinde da età, geografia, professione, lingua. Che cosa sogna il pescivendolo? L’architetto? La bambina? E il pensionato con la minima? Perché non raccontarlo?

“La banca dei sogni – dice Francesca Merli – è una fotografia della nostra realtà, della nostra comunità, della città in cui agiamo con la nostra indagine. Andiamo in un preciso territorio, inquadriamo precise fasce, quindi è fondamentale il contesto in cui facciamo le interviste, che cambia a seconda del luogo. Le cose che ci hanno detto a Scandicci sono molto diverse da quelle che ci hanno detto a Milano…”.

I tarli del nostro tempo

Questo mi ha interessato: questa radiografia del presente, condotta attraverso uno strumento che abbiamo sempre considerato individuale, intimo. E che invece, a Domesticalchimia serve per mappare – dicono – “i tarli del nostro tempo”.

Non so come questa attività di raccolta e di analisi dei dati si trasformerà poi in un’esperienza teatrale, in uno spettacolo. Scoprirlo è appunto il senso di una residenza, ed è proprio ciò che scoprirò domani, quando prima del nostro incontro pubblico, Francesca Merli, regista, Federica Furlani, sound designer e musicista, e Laura Serena, attrice, restituiranno al pubblico il lavoro svolto.

Le storie più significative – dicono – saranno portate in scena con la partecipazione stessa di coloro che hanno scelto di condividerle, aprendo a loro tre una finestra sul proprio mondo onirico.

– – – – – – – – –

LA BANCA DEI SOGNI
restituzione del progetto di residenza
UFO – Residenze d’arte non identificate
regia e ideazione Francesca Merli
con Federica Furlani, Laura Serena e un gruppo di sognatori
drammaturgia Francesca Merli e Laura Serena
musiche e sound design Federica Furlani
produzione Domesticalchimia 

Polo Giovanni Toti, via del Castello 3, Trieste
11 ottobre, ore 17.00 e 18.00

Un paese, la pagnotta, la tovaglia a quadri: in “Pan de’ mia” diventano un film

Il sole è appena sorto. I raggi del primo mattino svegliano l’uomo che ha passato la notte sui tetti. Disperata, una ragazza corre per le vie del borgo in cerca di qualcosa che lo possa sfamare. Bussa a tante porte, ma pochi sono disposti a darle del pane secco e un po’ di formaggio. Il sole intanto comincia a picchiare duro su quell’uomo in fuga.

Sono le immagini che aprono Pan de’ mia. Il film-teatro che ha visto la luce (del proiettore) pochi giorni fa ad Anghiari, nel bel mezzo della Toscana.

Pan de' mia. Tovaglia a quadri 2020. Il manifesto.

Per capire di più, bisogna ripassare la storia

Anghiari deve la sua fama principalmente a Leonardo Da Vinci. Basta sporgersi dalle mura, dalla contrada del Poggiolino, per ammirare la piana che quasi seicento anni fa – nel giugno del 1440 – vide i soldati di Firenze e quelli di Milano sfidarsi in una famosa battaglia. Che Leonardo pittore rese ancor più celebre e misteriosa. Soprattutto perché quell’opera imperfetta non esiste più.

Per chi si occupa di teatro, Anghiari è nota anche altrimenti. Non saranno seicento, ma sono 25 certamente gli anni che hanno visto tutto il paese (in provincia di Arezzo, a picco sulla Val Tiberina) radunarsi all’aperto, ogni agosto al Poggiolino, attorno a lunghe tavolate vestite da sgargianti tovaglie a quadri.

Tovaglia a quadri si intitola appunto la manifestazione che dal 1996, mette d’accordo teatro e cibo, turisti e concittadini, allestendo spettacoli in cui, tra una portata e l’altra, il paese e suoi abitanti si specchiano e si raccontano. Spettacolo contemporaneo, che non rinuncia alla tradizione antica di un teatro povero e popolare (vedi il mio post del 2018). Come succede ad esempio nella vicina Monticchiello. Ma con un’aria più impavida, scanzonata e golosa, l’essenza di certo spirito toscano.

Pubblicato una decina di anni fa, un bel libro ripercorre queste storie di Anghiari e di tovaglie, scritte tutte e tutte portate in scena da Andrea Merendelli e Paolo Pennacchini. Quest’anno se ne sarebbe aggiunta un’altra ancora. Se pandemia e limiti conseguenti non avessero decretato che no, Tovaglia a quadri 2020 non si poteva fare. Almeno così come si era fatta fino ad ora.

Tovaglia a quadri - Teatro di Anghiari
Nel borgo del Poggiolino le tovaglie a quadri delle precedenti edizioni

In ogni sacco di male, c’è un grammo di bene

Così la manifestazione, riservata ogni anno solo a un migliaio di spettatori commensali, è diventata un film.

Il sapore del cibo si può soltanto immaginare adesso, ma il pubblico si è idealmente allargato a tutto il globo. Visto che a Sidney come a L’Avana, basta acquistare un biglietto (www.tovagliaquadri.com ) per godersi in streaming la nuova storia che Merendelli (anche regista), Pennacchini e gli abitanti di Anghiari hanno congegnato. E che come ogni anno si ispira all’avvenimento che più ha colpito l’immaginario e l’immaginazione . Non solo di quel paese. Di tutto il Paese. Del mondo intero. Vuoi che non sia la pandemia?

Il gioco di parole è chiaro

Pane e pandemia si incrociano lungo insoliti labirinti narrativi e la storia dell’uomo in fuga (quello che il paese sospetta sia stato contagiato dal virus) si incrocia quella del concorso per la miglior pagnotta sfornata dal forno artigianale, che ancora opera nel centro storico. Pandemia. Pan de’ mia. Il pane che ho fatto io.

Diversamente da quel teatro dal vivo, di tavola, di strada e di comunità, che alternava portate e cantate, e che ha fatto la fortuna di Tovaglia a quadri, la forma del film, le singole inquadrature, i ritmi di montaggio, permettono adesso di sviluppare i personaggi. E di catturarne meglio, uno per uno, il dettaglio di carattere, la parlata viva, il ruolo che svolge nella comunità. E che spesso non è lontano dal ruolo che veste nella Anghiari di tutti i giorni.

La pandemia diventa insomma un’opportunità. Il film scavalca sì l’effimero e l’irripetibile di quelle poche giornate d’agosto, in cui ci si sedeva attorno ai tavoli, gomito a gomito, per mangiare, ascoltare e divertirsi . Ma consegna la minuscola comunità anghiarese a una storia più lunga, e anche più globale: una storia di cinema.

Che proprio il cinema saprà conservare. Molto meglio di come (non) fu conservato il dipinto murale di Leonardo. Molto più a lungo di quanto si conservano formaggio e pane: che è cibo di tutti, non solo mio, e è filo conduttore di Pan de’ mia.

PAN DE’ MIA – Il trailer

– – – – – – – – –

PAN DE’ MIA – I crediti

una produzione del Teatro di Anghiari – Tovaglia a quadri
in collaborazione con Associazione Pro Anghiari
un film di Andrea Merendelli e Paolo Pennacchini
con il contributo di Comune di Anghiari, Regione Toscana, Mibact
main sponsor: Busatti

Con Pietro Romanelli, Federica Botta, Stefania Bolletti, Rossano Ghignoni, Alessandro Severi, Marta Severi, Ada Acquisti, Maris Zanchi, Palmiro Martinelli, Giuseppe Ricceri, Pierluigi Domini, Sergio Fiorini, Andrea Finzi, Andrea Valbonetti, Fabrizio Mariotti, Kim Mingo, Primo Jack Ventura, Giulio Corridore, Armida Kim, Alberto Marconcini, Ilaria Lorenzini, Catia Talozzi, Vittorio Valbonetti, Elisa Cenni, Teresa Bevignani, Bianca Van Zandbergen, Mario Guiducci, Gabriele Meoni, Ermindo Santi.

Soggetto e sceneggiatura Andrea Merendelli e Paolo Pennacchini
Direzione di produzione Massimiliano Bruni
Direzione della fotografia Gabriele Bianchini
Assistenza alla regia Samuele Boncompagni
Montaggio Gabriele Bianchini
Assistenza sul set Filippo Massi
Operatore camera Rossano Corsi
Organizzazione tecnica Stefan Schweitzer
Fonici Jacopo Andreini, Enrico Zoi
Sound design Giacomo Calli
Scenografie e costumi Armida Kim, Emanuela Vitellozzi
Assistenza tecnica Matteo D’Amore, Filippo Massi, Eleonora Santi
Segreteria di produzione Alessandra Stanghini
Assistenza di produzione Miriam Petruccioli
Runner Mario Tanzi
Regia Andrea Merendelli

Lodo, Nicola, il capitalismo capzioso

Tornano a Udine, da dove è partita la loro strada nell’arte, Guenzi e Borghesi. Dentro il cartellone “Blossom – Fioriture” del Css va in scena stasera il loro dialogo generazionale, intitolato Capitalismo magico. Piazza Venerio, ore 20.00

Nicola Borghesi e Lodo Guenzi
(ph. Giuseppe Palmisano)

Era nato un po’ per caso, un po’ per l’occasione, questo spettacolo. Uno al piano, Lodovico “Lodo” Guenzi . L’altro davanti al leggio, Nicola Borghesi.

Capitalismo magico si sarebbe potuto esaurire anche lì sul palco del Teatro Bonci dove erano stati a chiamati da Radio 3 Rai, un anno fa, a rappresentare la loro generazione, quella dei trentenni.

Due trentenni. Che si conoscono da vent’anni. Che hanno fatto la scuola assieme, e poi l’accademia, quella di teatro. La “Nico Pepe” di Udine, per inciso.

Poi era venuta la fine del mondo, cioè l’epidemia, E più tardi ancora era venuto il post-epidemia, con le sue cervellotiche limitazioni e sospensioni. Letali per lo spettacolo, più che per un bar o una barberia. Termoscanner, autodichiarazioni, sanificazioni, distanze sociali e personali.

Il mondo là fuori, nella rarefazione

“Nel dopo-epidemia, gli spettacoli sono diventati una specie di sala d’attesa del dentista” dice Guenzi. “Così abbiamo pensato di rimetterlo in piedi i nostro Capitalismo magico. Rifacciamolo, ci siamo detti. Proviamo a vedere com’è il mondo là fuori, nella rarefazione”.

Detto fatto, a luglio, adesso, Capitalismo magico è tornato sui palcoscenici. Lodo spesso al piano, Nicola sempre davanti al leggio. Questa sera, in due, sono a Udine, nel punto esatto da dove, dal punto di vista artistico, sono partiti. E con quel titolo, ironico e capzioso, riflettono sul presente. O sul breve passato. Con le parole e con la musica.

“È un esperienza che ci fa star bene, e mette in una buona disposizione chi è venuto a sentirci. In questo dialogo, pensato inizialmente per la radiofonia, abbiamo messo i nostri ultimi dieci anni, la catena di messaggi e di stati d’animo che ci siamo scambiati su Facebook e sul telefonino“.

Lodo Guenzi e Nicola Borghesi
(ph. Giuseppe Palmisano)

Quei dieci anni in cui uno, Lodo, ha percorso le strade della musica, è diventato frontman di Lo stato sociale, si è ritrovato giudice a X-Factor. Quei dieci anni in cui l’altro, Nicola, ha messo su un gruppo dal nome stellare, Kepler-452 (ci sono dentro anche Enrico Baraldi e Paola Aiello), inventando progetti che hanno rinnovato l’offerta di spettacolo a Bologna.

“Adesso Capitalismo magico si è trasformato in un gioco di complicità e di ascolto reciproci. Lavoriamo in ambienti diversi, lui quello musicale, io quello teatrale – dice Borghesi – ma ancora dai tempi in cui studiavamo assieme ci accomuna uno stesso modo di pensare e di affrontare i problemi”.

Una normalità che non era normale

“A entrambi infatti sembra davvero strano che dopo il lockdown, di cui assistiamo ora alla rimozione sfrontata, molti si siano messi all’inseguimento di una normalità, che normale non era. E non potrebbe essere”

“Lodo ha questa capacità – continua Borghesi – sa muoversi da corsaro, leggero, dentro territori diversi, sa conquistare nuove zone, non lo spaventa nessun contesto. Io mi sono specializzato nella dimensione del teatro. Difficile dire se è una virtù o un limite. Di questa dimensione mi interessa però dilatare i confini. Aprire il teatro verso altre persone”.

Con qualche accorgimento. “Se lo leggi con attenzione, Theodor Adorno ti dice che l’ingresso nell’età matura porta immancabilmente al cretinismo”. E’ proprio vero? “È da dimostrare, ma noi, 34 anni entrambi, partiamo proprio da lì”.

Capitalismo magico

– – – – – – 

CAPITALISMO MAGICO
di e con Lodovico Guenzi e Nicola Borghesi
produzione Kepler-452
un appuntamento di Blossom-Fioriture, stagione di Teatro Contatto 2020-2021

Semplice, buttato via, moderno. Il teatro di Gianrico Tedeschi

Il mio ricordo di Gianrico Tedeschi, pubblicato il 29 luglio su quotidiano di Trieste, IL PICCOLO.

Gianrico Tedeschi
Gianrico Tedeschi, applausi finali per La rigenerazione di Italo Svevo (2009)

È scomparso ieri, dopo aver compiuto, lo scorso aprile, cent’anni, uno degli attori italiani più longevi e più amati dal pubblico.

Un traguardo grande, importante, Gianrico Tedeschi l’aveva raggiunto. Poteva allora andarsene così: sereno, in punta di piedi, consapevole di aver operato bene. E per il bene.

Ma non erano i cent’anni il suo traguardo. Sì, li aveva compiuti, lo scorso 18 aprile. Il traguardo vero era un altro. Un’esistenza piena e onesta. Una specchiata vita d’attore. Così è stato. 

Sarebbero tanti gli aggettivi utili a raccontare Tedeschi. Molti li abbiamo spesi qualche mese fa, su queste pagine, proprio per festeggiare il monumentale compleanno. Ma volendo trovare ora, per la sua scomparsa, i termini più giusti, altro non ci viene in mente, se non il titolo della affettuosa biografia che una delle sue due figlie, Enrica, aveva voluto dedicargli: Semplice, buttato via, moderno (Viella Editore, 222 pp., 27 euro). Così era lui. Così era il suo lavoro. 

Smemorando

Tedeschi non somigliava a quegli attori che usano la scolorina per correggere la data di nascita sui documenti. Della sua lunga vita nell’arte, andava fiero. Se di qualcosa si rammaricava, era della memoria. Del non poter mettere in fila tutti i nomi, i personaggi, i copioni che in più di 70 anni di carriera aveva interpretato, alternando teatro, cinema, televisione e – certo – anche le microscopiche storie degli spot pubblicitari che lo avevano reso popolare ovunque. Cavalcando o affondando nelle onde dei ricordi aveva perciò deciso di intitolare Smemorando, ballata del tempo ritrovato lo spettacolo in cui, 15 anni fa, raccontava la propria vita. 

Raccontava di essere cresciuto, come attore, nella Milano della ricostruzione, alla fine degli Anni ’40. E di aver scalpitato per debuttare sul rivoluzionario palcoscenico che sarebbe presto diventato il Piccolo Teatro di quella grande città. Sarà protagonista, anni dopo, nell’Opera da tre soldi di Brecht e un indimenticabile Pantalone nello storico Arlecchino. La professione gli aveva riservato presto grandi incontri: con la Magnani sul set, con Visconti e Mastroianni in un’altrettanto storica Locandiera.

Lo spirito allegro che si ritrovava addosso

Ma, con lo spirito allegro che pur ultranovantenne si ritrovava addosso, preferiva rievocare quanto si fosse divertito a stare in tv con Cochi e Renato. E quanta fortuna avesse portato, con i Caroselli, a formaggi spalmabili e caramelle. Lo strillo pubblicitario più popolare lo ricordava alla perfezione: “Il cofanetto di caramelle Sperlari non si incarta mai“.

Eppure, discorrendo con lui, si finiva sempre a parlare di queste terre, del Friuli Venezia Giulia e della guerra. Perché dalla guerra era nato il suo teatro. Quando, recluso nei campi di concentramento di Sandbostel e Wietzendorf aveva provato a recitare. Per sopravvivere. E per far sopravvivere i suoi compagni prigionieri.

Non parlava solo della “sua” guerra. Per dieci anni aveva preso casa a Cormòns, dov’era stato anche insignito della cittadinanza onoraria. “Poco distante – diceva – c’è un’altra casa, un’infermeria, un edificio semidistrutto dai bombardamenti. Parlo di una guerra che non ho fatto. La guerra del ’15-’18. Da allora è rimasta così. Intatta. Mi ha sempre emozionato.”.

Tedeschi tornava volentieri quassù. E le passeggiate sul Collio e sul Carso rafforzavano il suo rapporto con Walter Mramor e con Artisti.Associati, la compagnia goriziana con la quale ha dato vita a molti spettacoli negli ultimi trent’anni: Le ultime lune (il testo di Furio Bordon, dove aveva aveva preso il posto di Marcello Mastroianni), La rigenerazione di Svevo (dove era in scena con l’altra sua figlia, Sveva). 

Quattro anni fa, quando recitava ancora, Trieste aveva avuto occasione di rivederlo. Lo spettacolo, al Rossetti, aveva qualcosa di presago. Scritto da Franco Branciaroli e interpretato anche insieme a Ugo Pagliai e Massimo Popolizio, si intitolava, scaramanticamente, Dipartita finale.

[pubblicato sul quotidiano di Trieste, IL PICCOLO, 29 luglio 2020]

Ma sì che il mare bagna Napoli. La prova è il Teatro Festival

Sto salendo su una Freccia. Quelle dove ci si siede a scacchiera. Due posti sì e due no. Quelle che viaggi con la mascherina e una hostess gentile ti consegna subito il tuo Health & Safety Kit. Sicurezza che ti accompagna fino a destinazione.

La destinazione di questa Freccia sarebbe Sapri, cittadina campana sul mare, famosa per le spigolatrici. Giuro che mi è venuta voglia di vederle, le spigolatrici. Anche perché mi ritorna in mente spesso il famoso verso: la barca in mezzo al mare e quei trecento, giovani e forti.

Ma no. Sapri non è destino, né destinazione. Scenderò a Napoli Centrale. Perché dal primo luglio la città ha dato il via a Napoli Teatro Festival Italia 2020. II primo, se ho fatto bene i conti, a riaprire il calendario delle manifestazioni estive di teatro che la pandemia ha posticipato. E in qualche caso, cancellato.

Così adesso a ritornarmi in mente è il titolo di un libro di Anna Maria Ortese, che confesso di non aver mai capito fino in fondo. Nel 1953 Ortese sceglieva di intitolare Il mare non bagna Napoli, quel volume di racconti e reportage che le avrebbero fatto vincere il Premio Strega.

Ma perché – mi sono sempre chiesto – il mare non dovrebbe bagnare Napoli? Nemmeno lo spettacolo che nel 2004 Mario Martone ci aveva costruito attorno, era riuscito a convincermi.

Tra una decina di minuti però, arriverò a Napoli. Mi infilerò nel suo fantasmagorico metrò e raggiungerò il Maschio Angioino, possente castello a ridosso del golfo. Nel cortile, all’aperto, il Maschio ospiterà alcuni degli spettacoli di Napoli Teatro Festival Italia . E io potrò avere finalmente conferma che Ortese, proprio con quel libro, proprio in quel mare, aveva preso un granchio.

Dall’1 al 31 luglio

Per il momento sottopongo alla vostra attenzione il comunicato stampa che presenta la tredicesima edizione del festival. Che era stato pensato ed è nato nel 2007 e quest’anno si svolge tra l’ 1 e il 31 luglio, più un’appendice internazionale in autunno.

Il programma completo con tutti i titoli, i luoghi, le produzioni, le sezioni, gli eventi, lo trovate sul sito di Napoli Teatro Festival Italia.

Dateci un’occhiata. Napoli merita sempre e comunque. Tanto più se rinasce con te, come dice il titolo NTF di quest’anno.

Il comunicato stampa della 13esima edizione di Napoli Teatro Festival Italia

Il teatro rinasce con te. È un invito a rivivere le emozioni del teatro lo slogan della tredicesima edizione del Napoli Teatro Festival Italia, la quarta diretta da Ruggero Cappuccio, realizzata – nonostante l’emergenza sanitaria – con il forte sostegno della Regione Campania e organizzata dalla Fondazione Campania dei Festival, presieduta da Alessandro Barbano.

Inizialmente fissata per giugno e poi rinviata a causa della pandemia, la manifestazione torna con una ricca programmazione quasi interamente a cielo aperto che si declina tra teatro, danza, letteratura, cinema, video/performance, musica e mostre: 130 eventi, per un calendario di un mese, distribuiti in 19 luoghi tutti all’aperto con una sola eccezione: il Teatro di San Carlo. Platee allestite nel rispetto delle distanze di sicurezza, divise tra Napoli e altre città della Campania (Salerno, Solofra, Pietrelcina e Santa Maria Capua Vetere), dove andranno in scena creazioni italiane e coproduzioni a conferma dell’attività produttiva della Fondazione.

L’edizione 2020 presenta 34 spettacoli di prosa nazionale, di cui 28 prime assolute, consolidando la struttura in sezioni, ormai tratto distintivo della direzione artistica firmata Cappuccio.

Le sezioni

Italiana, Osservatorio, Danza, SportOpera, Musica, Letteratura, Cinema, Mostre, Progetti Speciali: il Festival rinnova la sua grande attenzione alla multidisciplinarità in un dialogo che mira a una visione organica e interdisciplinare dell’arte. La sezione Internazionale, che negli anni passati ha portato a Napoli grandi nomi della scena contemporanea, è stata invece riprogrammata a partire dall’autunno e vedrà in scena, tra gli altri, il coreografo greco Dimistris Papaioannu, l’artista belga Jan Fabre, e Ramzi Choukair e Sulayman Al-Bassam.

Con l’intento di supportare la ripresa di un settore in grave difficoltà in quest’anno segnato dalla crisi economica indotta dal Covid-19, NTFI conferma l’attenzione e il sostegno a favore di produzioni e compagnie del territorio campano e napoletano, insieme a tante realtà del panorama nazionale.

I protagonisti

Tra i protagonisti di questa edizione Silvio Orlando, Vinicio Marchioni, Francesco Montanari e Gianmarco Saurino, Bruno Fornasari, Andrea De Rosa, Luana Rondinelli, Antonio Piccolo, Lino Musella, Federica Rosellini, Ciro Pellegrino, Laura Angiulli, Joele Anastasi, Salvatore Ronga, Lucianna De Falco, Francesco Saponaro, Lara Sansone, Vincenzo Nemolato, Chiara Guidi, Claudio Ascoli, Marcello Cotugno, Ettore De Lorenzo, Massimiliano Gallo, Alessio Boni, Gianni Farina, Sarah Biacchi, Lina Sastri, Franca Abategiovanni, Riccardo Pippa, Corrado Ardone, Ferdinando Bruni e Francesco Frongia, Federico Tiezzi e Sandro Lombardi, Roberto Rustioni, Enzo Vetrano, Stefano Randisi, Mario Scandale, Arturo Cirillo, Valentina Picello, Francesco Tavassi, Mariangela D’Abbraccio, Euridice Axen, e le compagnie Anagoor, Carrozzeria Orfeo, Casa del Contemporaneo, Nuovo Teatro Sanità, e Mutamenti/Teatro Civico 14.

Musica

Per la sezione Musica si avvicenderanno invece Roberto De Simone, Raffaello Converso, Pippo Delbono e Enzo Avitabile, i Foja, Stefano Valanzuolo con Sarah Jane Morris e i Solis String Quartet, Massimiliano Sacchi, Maria Mazzotta, Francesco Di Cristofaro, Valerio Sgarra, Ars Nova, Ciro Riccardi, EbbaneSis, i Folkonauti, Raffaella Ambrosino, Ambrogio Sparagna con Iaia Forte, Giada Colagrande, Roberta Rossi, Ivo Parlati e Nadia Baldi, Renato Salvetti e Antonella Ippolito. Nella sezione Danza si segnala la partecipazione del coreografo francese figlio di minatori di origine italiana Alexandre Roccoli.

La collaborazione con il Teatro Stabile di Napoli – Teatro Nazionale si concretizza attraverso la coproduzione di due spettacoli inseriti nella sezione Progetti Speciali del Festival con Mimmo Borrelli, Renato Carpentieri, Claudio Di Palma. Tra gli altri protagonisti della sezione del NTFI, da anni ormai terreno di sperimentazione di nuove pratiche sceniche, Roberto D’Avascio, Carlo Geltrude, Maria Rosaria Omaggio, Marco Dell’Acqua, Alberto Conejero, Davide Scognamiglio e Daniele Ciprì.

Nel Real Bosco del Museo di Capodimonte e al circolo Canottieri, per la sezione SportOpera a cura di Claudio Di Palma, che propone 8 spettacoli di cui 7 in prima assoluta, si alterneranno Mariano Rigillo, Patrizio Oliva, Pino Maddaloni, Fulvio Cauteruccio, Andrea Zorzi, Beatrice Visibelli e Nicola Zavagli, Rosario Giglio, Marina Sorrenti, Chiara Baffi, Rossella Pugliese, Antonio Marfella, Paolo Cresta, Ferdinando Ceriani, Gennaro Ascione, Alfonso Postiglione.

Letteratura

E ancora per la sezione Letteratura, progetto a cura di Silvio Perrella, ospiti Maurizio Bettini, Daniele Ventre, Caterina Pontrandolfo, Alberto Rollo, Mimmo Borrelli, Silvia Bre, Piera Mattei, Claudio Damiani, Vincenzo Frungillo, Igor Esposito, Maria Grazia Calandrone, Sonia Gentili, Enza Silvestrini, Fiorinda Li Vigni, Mariafelicia De Laurentis, Antonio Biasiucci, Alfio Antico.

“Siamo riusciti a compiere in tempi strettissimi un vero miracolo mantenendo la struttura del Festival fedele rispetto a quella iniziale”, ha dichiarato Ruggero Cappuccio, direttore artistico del Festival. 

L’edizione dello scorso anno

Per leggere qualcosa sull’edizione dello scorso anno di Napoli Teatro Festival Italia, la dodicesima, clicca qui.

Santarcangelo 2050. Sarà che il futuro è il presente?

Dicono: “la retorica della ripartenza non fa bene a nessuno. Meglio stare fissi sul posto a lanciare segnali”. E continuano: “perché adesso siamo un po’ nella merda inodore della fantascienza”. Daniela Nicolò e Enrico Casagrande presentano il programma di Santarcangelo 2050 – Futuro Fantastico.

Santacangelo 2050 - Katia Giuliani - Pratiche di contatto amoroso a distanza
Katia Giuliani – Pratiche di contatto amoroso a distanza

Ragazzi, è un giornataccia. Oggi, martedì 30 giugno, di cose da fare ne ho mille. Ci mancava solo che stamattina presentassero una nuova edizione del Festival di Santarcangelo. Beh, l’hanno fatto.

Però si chiama Santarcangelo 2050. C’è tempo, ho pensato. Invece no: Santarcangelo 2050 si svolge nel 2020, da mercoledì 15 a domenica 19 luglio.

Santarcangelo 2050 - Zimmerfrei - Family Affair ph. Anna Antonello
Zimmerfrei – Family Affair ph. Anna Antonello

Sarà che mr Covid ha stravolto pure i calendari, ma è così. Cinquanta sono gli anni che il festival compie. Quindi, siccome non c’è tempo, o meglio, non abbiamo mai tempo per dedicarci un po’ di tempo, prendo il comunicato stampa e ve lo piazzo qui sotto. È lungo, vi avverto. Ma io, della comunicazione, mi fido. Quasi sempre. Così la notizia c’è. E i commenti sono tutti vostri.

Sennò, a che servono i comunicati stampa? Buona lettura.

Santarcangelo 2050 - Alessandro Berti - Black Dick - ph Daniela Neri
Alessandro Berti – Black Dick – ph Daniela Neri

Il comunicato stampa della 50esima edizione del Festival di Santarcargelo.

È stato annunciato oggi, martedì 30 giugno, il programma giornaliero di Futuro Fantastico, atto primo del Festival Santarcangelo 2050. La cinquantesima edizione della più longeva manifestazione italiana dedicata alle arti della scena contemporanea, nata nel 1971 a Santarcangelo di Romagna (RN) e divenuta uno dei più prestigiosi e innovativi appuntamenti europei nell’ambito del teatro e della danza, si terrà da mercoledì 15 a domenica 19 luglio 2020. I biglietti per tutti gli appuntamenti del Festival saranno in vendita da mercoledì 1 luglio sul sito santarcangelofestival.com; la biglietteria di Piazza Ganganelli e l’InfoPoint apriranno lunedì 13 luglio. Inoltre martedì 14 luglio alle ore 21.30 grazie alla collaborazione con l’Assessorato alla Cultura del Comune di Rimini, il Festival porterà alla Corte degli Agostiniani un’anteprima dello spettacolo L’Abisso di e con Davide Enia (Premio Ubu 2019 Migliore nuovo testo italiano o scrittura drammaturgica), che affronta l’indicibile tragedia degli sbarchi sulle coste del Mediterraneo, e che andrà in scena poi a Santarcangelo il 15 luglio alle ore 22.00 nel Parco Baden Powell, rinominato per l’occasione NELLO SPAZIO. Per tutta la durata del Festival sarà attiva una raccolta fondi a favore di Mediterranea Saving Humans. L’opening del Festival il 15/07 alle ore 18.00 in Piazza Ganganelli è affidato a Jooklo Duo (Virginia Genta, sassofono e David Vanzan, batteria), che apre Santarcangelo Festival 2050 con un anomalo rituale propiziatorio a cui prenderanno parte 30 persone, fra l’equipe del Festival e volontarie/i.

Nella merda inodore della fantascienza

Un Festival che “prova a guerreggiare contro la distanza. Non quella sociale o di sicurezza, ma quella che affonda direttamente nell’Io, nella solitudine affettiva che la bidimensionalità social ci ha instillato in questi mesi e ancora continua, goccia a goccia…” Così Daniela Nicolò e Enrico Casagrande di Motus parlano di questa edizione far out e pandemica che hanno con coraggio e determinazione ridisegnato durante il lockdown, in concerto con l’organizzazione di Santarcangelo dei Teatri. Proseguendo poi: “spaccati fra il momento cristallizzato e l’illusione di un futuro che porta con sé i germi del presente e del nostro passato coloniale e di sfruttamento… Adesso siamo un po’ nella merda inodore della fantascienza. Ci accontentiamo di romanzi di serie B senza pretendere il Fantastico assoluto”. Ed è infatti dalle suggestioni fantascientifiche di Asimov e dalle impressioni retiniche (citando la ricerca coreografica di Paola Bianchi) di Urania create ad hoc per questa edizione dal disegnatore Franco Brambilla, con il graphic design dello studio eee, che il Festival proverà a immaginare altre modalità future e fantastiche di rapportarsi alla scena, ascoltando e facendo proprie le grida d’allarme lanciate dalle lavoratrici e dai lavoratori dello spettacolo, in agitazione permanente. In questa prospettiva e creando un ponte tra passato e futuro, si colloca merda! l’opera che l’artista visiva MP5 ha donato al Festival in occasione dei suoi 50 anni, ri-attivando la tradizionale locandina “Il saluto agli ospiti”, che veniva creata parallelamente al manifesto ufficiale e commissionata ad artisti visivi. Un’illustrazione che punta al cuore dell’esperienza teatrale, là dove la rappresentazione del pubblico e quella dei performer si mischiano e si confondono.

Cose (mai) viste

In virtù di un serrato dialogo tra teatro e cinema, la 50esima edizione di Santarcangelo 2050 farà del suo stesso accadere un’opera d’arte grazie al progetto Transfert per kamera disegnato da Matteo Marelli e Luca Mosso di Filmmaker festival, realizzato in coproduzione con Riccione Teatro – Riccione TTV Festival, che coinvolge i filmmaker Chiara Caterina, Maria Giovanna Cicciari, Riccardo Giacconi, Enrico Maisto invitati a realizzare, nell’arco di una giornata, un documentario/ritratto di una o uno degli artisti del Festival. Da questi incontri emergeranno 5 opere originali, a testimoniare la natura produttiva del Festival, aperto alla sperimentazione di nuove forme artistiche: una prima versione andrà in onda su Rai 3, in una notte speciale di “Fuori orario. Cose (mai) viste” per poi presentarle a Riccione TTV Festival e Filmmaker festival di Milano. Inoltre i curatori del progetto hanno disegnato una programmazione cinematografica per il grande schermo allestito in Piazza Ganganelli dal titolo Sans Soleil – visioni rare e non identificate, ogni sera dalle ore 21.30 a mezzanotte e oltre, a ingresso gratuito (ma con registrazione e biglietto). Si tratta di un articolato palinsesto che include anche le opere dei 5 giovani filmmaker, presenti per incontrare il pubblico, oltre ad altri film di registe e registi del panorama internazionale; chiuderà le nottate di cinema uno speciale cameo a sorpresa, in 4 puntate, in collaborazione con Fuori orario e Rai Teche.

Ad aprire la programmazione cinematografica mercoledì 15 luglio alle ore 21.30 sarà 50 – SANTARCANGELO FESTIVAL di Michele Mellara, Alessandro Rossi (Mammut Film), una composizione di estratti dal documentario in progress per raccontare i 50 anni di Santarcangelo Festival, specchio fedele delle tendenze dell’arte performativa in Italia. Lo stesso video sarà poi proiettato il 16/07 in loop dalle ore 19.00 alle 22.00 presso Il Torrione (via Costantino Ruggeri, davanti al Teatro Il Lavatoio), spazio in cui dal 17 al 19/07 sarà invece trasmesso Romeo calling Giulietta del giovane collettivo Le Notti, spettacolo teatrale concepito per Zoom in collaborazione con alcuni studenti ISIA di Urbino.

A cavallo tra performance e video (e motocross), anche il progetto in prima assoluta ANUBI III di Zapruder (18/07 ore 20.30 e 23.00, Area Campana), fruibile in formato drive-in, con il pubblico a bordo di un’auto o una moto: la scena è il set di un film in cui agisce un gruppo di giovani motociclisti, le cui moto, microfonate e amplificate come fossero cantanti, produrranno in coro o in assolo un concerto di motori al minimo e al massimo di giri.

Razzismi

Le performing arts contemporanee hanno nel loro DNA la capacità di leggere il presente e di restituirlo al pubblico nella sua complessità e urgenza. Di stringente attualità e capace di stimolare il complesso dibattito sui razzismi emergenti (o mai sopiti) è Black Dick (17 e 18/07, ore 21.30, Piazzetta Galassi) di e con Alessandro Berti, che ripercorre la storia e l’uso strumentale del corpo degli afroamericani da parte della società bianca, dalle colonie ai trionfi nello sport, dallo schiavismo ai linciaggi, dalla musica alla pornografia. Tra conferenza, confessione, stand up comedy, narrazione sarcastica e concerto, Berti decostruisce gli stereotipi con l’aiuto di grandi maestri come bell hooks, Cornel West e James Baldwin. E sul tema del razzismo, chiamando in causa non solo le coscienze ma l’intervento del pubblico, elemento essenziale per lo svolgersi dello spettacolo, la compagnia Fanny & Alexander porta in scena (17 e 18/07, 3 repliche al giorno, Sala Consiliare del Comune) una versione site specific de I sommersi e i salvati, parte del progetto Se questo è Levi (Premio Speciale Ubu 2019) con Andrea Argentieri (Premio Ubu 2019 Miglior attore o performer under 35) nei panni di Primo Levi, di cui assume voce, gestualità, posture, discorsi. Un incontro a tu per tu con lo scrittore e la sua viva testimonianza sui lager. A fare della realtà un’opera d’arte, in video e dal vivo, saranno ZimmerFrei che con il loro Family Affair | Santarcangelo 2050 (16 e 17/07, ore 22.00, NELLOSPAZIO) indagano cosa è accaduto in sette famiglie del territorio nel periodo post-lockdown: un progetto di teatro documentario e partecipativo che si interroga sulla famiglia contemporanea, giunto ora alla sua 17ma tappa in quattro anni.

Se respira en el jardín como en un bosque

Oltre a Family Affair | Santarcangelo, saranno numerosi i progetti partecipativi che coinvolgono gli abitanti del territorio, con modalità e intensità ogni volta diverse, portando al centro della scena la comunità del Festival. Chiama all’azione spettatrici e spettatori El Conde de Torrefiel, che avrebbe dovuto debuttare al Festival con il progetto cinematografico in anteprima mondiale Mirar (posticipato al 2021) e che ha invece creato per l’occasione Se respira en el jardín como en un bosque (dal 15 al 19/07, orari vari, Teatro Il Lavatoio, per una persona alla volta), spettacolo realizzato grazie al sostegno di Acción Cultural Española (AC/E): azione site specific in cui ciascuno sarà sia spettatore che interprete della performance. Il collettivo spagnolo ha inviato delle istruzioni per realizzare a distanza un gioco scenico sostenuto da semplici movimenti, invitando a una riflessione sulla comprensione della realtà, sulla capacità di costruirla e sul piacere di osservarla in silenzio.

Lentezza e ascolto

Anche nel progetto Quattro lezioni sul corpo politico e la cura della distanza, creato ad hoc per Santarcangelo 2050 da Virgilio Sieni, esperienza sulle forme della trasmissione, della partecipazione e della visione, il pubblico può scegliere se prendere parte all’azione o osservarla (15, 16 e 17/07, orari vari, su iscrizione alla lezione o con biglietto per assistervi). Virgilio Sieni guiderà quattro lezioni sulla consapevolezza del corpo, rivolte ai cittadini di ogni età, provenienza e abilità, utilizzando altrettante opere pittoriche, in un processo di trasmissione fondato su lentezza e ascolto. Ascolto e lentezza saranno anche cardini del seminario di movimento ritmico (al suono delle campane) Il trattamento delle onde di Claudia Castellucci / Societas, che ha da poco ricevuto il Leone D’Argento alla Biennale Danza: un insegnamento per una nuova disciplina sportiva per bambine e bambini tra gli 8 e i 12 anni, seguìto da un ballo dato pubblicamente (17/07 in orari vari, Orto dei Frati).

Energie, identità, generi

Dall’incontro e dalla ricerca sulle esperienze e la memoria visiva delle persone è nato ENERGHEIA [unplugged] (15 e 16/07, ore 20.00, NELLOSPAZIO), della coreografa e danzatrice Paola Bianchi, musiche composte ed eseguite dal vivo da Fabrizio Modonese Palumbo, versione site-specific del progetto dedicato all’archivio retinico-mnemonico della comunità in cui la Bianchi ha coinvolto una quarantina di partecipanti. Infine Be Water, My Friends (19/07, ore 20, NELLOSPAZIO) è la presentazione del progetto di Mara Oscar Cassiani, realizzato in una serie di incontri pubblici (in collaborazione con FLUXO): ispirandosi all’immagine del monologo omonimo di Bruce Lee al Pierre Berton Show nel 1971, Mara Oscar Cassiani costruirà un ballo di gruppo, rendendolo un elemento catalizzatore di identità e diversità.

Sulle identità libere da etichette e categorizzazioni, sul superamento degli stereotipi rifletterà in forma di spettacolo, danza, concerto Sorry, But I Feel Slightly Disidentified… (17 e 18/07, ore 20.00, NELLOSPAZIO), assolo-duello interpretato da Cherish Menzo, performer olandese di ascendenza surinamese, ideato e diretto da Benjamin Kahn. In questa pièce, prima parte di una trilogia dedicata ai temi del corpo, Kahn ripercorre i modelli e le rappresentazioni legati al genere, i concetti di esotismo e di erotismo, arrivando a toccare una questione strettamente politica: i confini, reali, sociali ed emozionali.

Identità e genere sono al centro anche di La Mappa del Cuore di Lea Melandri (15 e 16/07, ore 21.30, Piazzetta Galassi) di Ateliersi, con Fiorenza Menni, Andrea Mochi Sismondi e la cantante Francesca Pizzo: un viaggio musicale ed emotivo attraverso la rubrica che negli anni ‘80 Lea Melandri, figura di riferimento del femminismo e del movimento non autoritario, ha tenuto su Ragazza In, settimanale per adolescenti, portando dirompenti stimoli di carattere psicoanalitico, poetico e letterario. Incrocia spettacolo e concerto, raccontando di un corpo in trasformazione Tiresias, creazione di Giorgina Pi, progetto di BLUEMOTION (17/07 ore 23.30 e 18/07 ore 22.00, NELLOSPAZIO), con Gabriele Portoghese, che segue le orme poetiche e sonore di Hold your own / Resta te stessa di Kate Tempest. La poetessa e rapper londinese osserva Tiresia vagare: ragazzino timido, giovane donna che scopre l’amore e la chiaroveggenza, anziano solitario… Tante vite in una vita, tante e tanti noi in continua metamorfosi, per rimanere ciò che scopriamo di essere. In prima nazionale quotidianacom, alias Roberto Scappin e Paola Vannoni, presentano Tabù (dal 15 al 19/07, orari vari) in cui affrontano i divieti difficili da demolire e si confrontano con il proibito e con la sua funzione sociale. Attraverso il meccanismo dialogico, cifra stilistica della loro ricerca, Scappin e Vannoni scandagliano la morale e ribaltano le nostre prospettive. A chiudere questa serie che mette in discussione il binarismo Motus presenta per la prima volta all’aperto MDLSX (19/07, ore 21.30, NELLOSPAZIO), creato con Silvia Calderoni proprio per il Festival nel 2015 e che qui torna come dono. Un inno lisergico e solitario alla libertà di divenire, al gender b(l)ending, all’essere altro dai confini del corpo, dal colore della pelle, dalla nazionalità imposta, dalla territorialità forzata, dall’appartenenza a una Patria.

A colpi di scariche elettriche

Santarcangelo 2050 accoglie poi alcune proposte che, incrociando performance e arti visive, creano esperienze con formati e modelli di relazione inattesi con i performer e con il pubblico. Masque con Luce (15 e 16/07, ore 23.30, NELLOSPAZIO) è una creazione per Tesla Coil e CO2 che mette in comunicazione una danzatrice e due bobine di Tesla, in un duetto a colpi di scariche elettriche. Dal fulmine il corpo trae la propria ispirazione al movimento, che si fa enigmatico, senza inizio né fine. In ControNatura, Giacomo Cossio (16/07, ore 18.30, Sferisterio) crea una folla vegetale pietrificata e monocroma grazie a una speciale pittura ad acqua: più di 100 piante donate da Vivaio Morandi e da Due Riccioli Verdi, oltre che dalla comunità, con il tempo e cura cresceranno e riacquisteranno vita, superando la barriera del colore. Ed ancora la comunità è chiamata a raccogliersi intorno a Fake Uniforms (18/07, ore 19.30 in Piazza Ganganelli e 19/07, ore 19.00, Interno 14, public lecture) di e con Sara Leghissa / Strasse. In questa conferenza pubblica temporanea Leghissa esplora alcune pratiche illegali che consentono di aggirare la legge senza trasgredirla, per agire nello spazio pubblico con forme di complicità e resistenza: il pubblico è invitato a riflettere sul confine fluido di legge e morale, determinato dal contesto, dal periodo storico e dai privilegi di cui si gode. Katia Giuliani con Pratiche di Contatto Amoroso a Distanza (15 e 16/07, orari vari, Interno 14, per una persona alla volta) sperimenterà con il pubblico nuove modalità di relazione e seduzione. Nata in pieno lockdown, grazie a sottili protesi naturali, nella performance l’artista potrà accarezzare, amare o provocare lo spettatore, sempre a un metro di distanza.

… e musica

Spazio poi alla musica dal vivo con BISONTE (dal 15 al 19/07, dalle ore 21.30, Sferisterio, ingresso gratuito con registrazione), mini festival realizzato in collaborazione con Nicolò Fiori, dedicato alle etichette italiane indipendenti. Il titolo, dall’omonima canzone dei Camillas, è un omaggio a Mirko “Zagor” Bertuccioli, scomparso il 14 aprile 2020 a causa del Coronavirus. Sarà Ruben Camillas, fondatore con Mirko della band pesarese, a inaugurare la rassegna il 15/07 presentando, in dialogo con Massimo Roccaforte, La storia della musica del futuro, libro scritto dai “fratelli” Camillas e pubblicato da People Edizioni. A seguire Pierpaolo Capovilla intervallerà con un reading di poesie il concerto di Plutos, progetto di Dany Greggio, Cesare Malfatti (La Crus) e Andrea “Atto” Alessi. Chiude la serata il dj set di Luca Pasteris. Il 16/07 sale sul palco Houdini Righini con Marco Pandolfini (Monday, TIR) e Naddei (Francobeat, Santo Barbaro); a seguire unoauno, entrambi Ribéss Records. Dj set finale con Matteo Pignataro. Venerdì 17/07 è il turno di Sunday Morning e a seguire Solaris, entrambi di Cesena, entrambi Bronson Recordings. Dj set con LuciferRising. Sabato 18/07 spazio ai So Beast di UR Suoni e Moder rapper di Ravenna (etichetta Gloryhole). Dj set di Sugo Fantastico. Infine domenica 19/07 chiude la programmazione musicale Love Tore Us Apart: la cantante e attrice bolognese Angela Baraldi con Giorgio Canali (ex PFM, CCCP e CIS) e Steve Dal Col reinterpretano i Joy Division a 40 anni dalla scomparsa di Ian Curtis. Dj set di Sissetta Sinclair e Anna la Rossa.

Sui festival in tempi pandemici

Infine ogni pomeriggio una serie di incontri pubblici approfondiranno alcune tematiche care al Festival, in modalità mista live/digitale, con relatori e spettatori presenti ed altri collegati online. Tutti gli incontri saranno trasmessi in diretta Facebook dalla pagina Santarcangelofestival. Apre il programma NEL CORSO DEL TEMPO – Festival in tempi pandemici (15/07, ore 15.00, Sala Consiliare), tavola rotonda dedicata alla situazione del teatro in Italia, con un particolare focus sui festival dedicati al contemporaneo, con Roberta Ferraresi, ricercatrice e critica, Roberto Naccari – Santarcangelo Festival, Dino Sommadossi – Drodesera, Luca Ricci – Kilowatt Festival, Francesca Corona – Short Theatre, Edoardo Donatini – Contemporanea. Gli incontri seguenti si tengono all’aperto, presso Il Cortile di Camilla: iI 16/07 COME STIAMO? (dalle ore 16.00), incontro dedicato lavoro artistico, sessismo, vulnerabilità, ecologie politiche, reddito, a cura de Il Campo Innocente; il 17/07 TOGETHER APART (dalle ore 16.00), dialogo con Sodja Lotker, Julian Hetzel, El Conde de Torrefiel e Daniel Blanga Gubbay, coordinato da Chiara Organtini, su come dopo mesi di isolamento e di intimità digitale, possiamo ritrovarci a distanza, ripensare il confine dei corpi; il 18/07 DIGITALE REALE (dalle ore 16.00), confronto su come la creazione artistica possa oggi trovare nuove forme di relazione con i pubblici nello spazio reale e in quello digitale, tra Laura Gemini e Giovanni Boccia Artieri con, da Ginevra, Simon Senn, creatore di Be Arielle F., spettacolo che avrebbe debuttato in prima nazionale a Santarcangelo, e con, da Berlino, Riccardo Benassi, con il book e-launch di Morestalgia (edito da NERO Editions), una collaborazione fra il Festival e Live Arts Week di Bologna; il 19/07 TRANSFERT PER KAMERA – teatro cinema televisione (dalle ore 15.00) in cui interverranno i curatori del progetto omonimo Matteo Marelli e Luca Mosso (Filmmaker festival), Roberto Turigliatto e Fulvio Baglivi (Fuori orario), i registi coinvolti e Enrico Casagrande e Daniela Nicolò (Motus, Direzione Artistica Santarcangelo Festival), Simone Bruscia (Riccione Teatro), Cristina Piccino (Il Manifesto), Luigi De Angelis (Fanny & Alexander), Nadia Ranocchi e David Zamagni (Zapruder), Oliviero Ponte di Pino (Ateatro). L’incontro è realizzato in collaborazione con Filmmaker festival, Rai 3 / Fuori orario, Associazione Culturale Ateatro.

E mi raccomando, le mascherine anche a Santarcagelo 2050

Tutti i numerosi appuntamenti di Santarcangelo 2050, tra teatro, danza, musica, performance, cinema, radio, incontri si terranno in conformità con le vigenti regole per contrastare la diffusione del Covid-19. Gli spettatori dovranno indossare la mascherina fino al raggiungimento del posto assegnato e rispettare la distanza fisica di almeno 1 metro in biglietteria e nei punti informativi oltre che durante l’accesso agli spazi di spettacolo. A facilitare le relazioni e i contatti fra spettatori, artisti ed equipe del Festival contribuiranno gli interventi del gruppo Let’s Revolution! di Teatro Patalò con Servizio di pubblico disordine e della non-scuola del Teatro delle Albe. Anche il collettivo EXTRAGARBO, nato allo IUAV di Venezia, con Incursioni Fragorose accompagnerà il pubblico durante l’accesso agli spettacoli, oltre ai quasi 50 volontarie e volontari del territorio che hanno aderito alla chiamata pubblica e verranno formati nei prossimi giorni.

Per offrire maggiori opportunità di fruizione, grazie alla sinergia con il canale Lepida TV della Regione Emilia-Romagna, alcuni spettacoli saranno trasmessi in differita nelle serate dal 15 al 19 luglio sia sul canale 118 della Regione che in streaming su www.emiliaromagnacreativa.it e lepida.tv. Inoltre per tutta la durata di Santarcangelo 2050 andrà in onda KIN, progetto radiofonico e performativo di Usmaradio / Roberto Paci Dalò (usmaradio.org), che inizierà la settimana precedente al festival con una sessione laboratoriale della Scuola di Radiofonia, per proseguire con 120 ore ininterrotte di trasmissione. Un palinsesto composto da materiali degli artisti presenti, dei cittadini o creati dal gruppo di lavoro, diffuso nello spazio con punti di ascolto, improvvisazioni, elettronica. Parte del programma anche il progetto Visioni #Radiodramma della non-scuola del Teatro delle Albe. Interrotto dall’emergenza covid, il gruppo ha realizzato a distanza un radio racconto tratto da Visioni di Robot di Asimov in 5 episodi – uno per ogni giorno di Festival.

Santarcangelo 2050 Festival è realizzato grazie al Comune di Santarcangelo di Romagna e Comuni di Rimini, Longiano, Poggio Torriana, San Mauro Pascoli e sostenuto da Ministero per i Beni e le Attività Culturali e per il Turismo, Regione Emilia-Romagna, Camera di Commercio della Romagna, Visit Romagna. Il Festival è partner di BE PART e Create to Connect → Create to Impact, progetti sostenuti dal programma Europa Creativa della Commissione Europea. Un ringraziamento particolare va a Gruppo Hera, Gruppo Maggioli, Anthea Futura e Amir OF, main sponsor del Festival, per la preziosa attenzione e il costante dialogo.

Santarcangelo 2050 -Giacomo Cossio - Contronatura - ph Daniele Mantovani
Giacomo Cossio – Contronatura – ph Daniele Mantovani

Tutte le altre notizie e gli approfondimenti, li trovate direttamente sul sito di Santarcangelo 2050.

Biennale Teatro 2020. E se giocassimo a nascondino?

Nascondino? No. Parla di ciò che è nascosto e di ciò che si svela, l’edizione 2020 del Festival Internazionale di Teatro della Biennale di Venezia. Si svolgerà dal 14 al 25 settembre. Il direttore Antonio Latella ha deciso di dedicarla a un tema molto antico. E se uno ci pensa bene, anche molto contemporaneo. La censura.

Nascondino - Biennale Venezia

“Non nascondetemi. Mi nascondo già da sola – dice Mariangela Gualtieri – la trama nascosta è più forte di quella manifesta”.

“Non nascondetemi. Perché mi sono nascosto e ci siamo nascosti troppo a lungo – dice Antonio Ortoleva – e perché in giro c’è sicuramente roba che vende meglio di noi”.

“Non nascondeteci: siamo bellissime” aggiungono Nina’s Drag Queens, sventolando piume di struzzo. Come se fossero (e da un certo punto di vista lo sono) un segnale di visibilità.

Dal 14 al 25 settembre

La progettazione del Festival della Biennale Teatro – la quarta per Antonio Latella – lo ha portato a ragionare su tutto ciò che consapevolmente, o inconsapevolmente, si censura. È per questo che, con un gioco di parole, l’edizione 2020 si intitola Nascondi(no).

“Perché siamo condizionati – dice Latella – dalla società, dalla cultura, dall’educazione, dal nostro ceto sociale o dal politicamente corretto. Per Venezia ho pensato a tutto ciò che viene censurato perché altri ce lo impongono. A tutto ciò che censuriamo perché siamo noi stessi a imporcelo. A tutto ciò che un teatro nazionale non potrebbe, o non vorrebbe, mai produrre”.

Ma che la Biennale può.

Il programma e le informazioni relative a un’edizione che si svolgerà dentro i limiti delle disposizioni anti-epidemia attive nel mese di settembre, sono sul sito dell’istituzione veneziana. Il comunicato stampa di questo pomeriggio le riassume così.

Il comunicato stampa dell’edizione 2020 del Festival di Teatro della Biennale

E’ immaginato come un “Padiglione Teatro Italia” il 48. Festival Internazionale del Teatro firmato da Antonio Latella, un’esposizione collettiva di artisti italiani in scena dal 14 al 25 settembre a Venezia con 28 titoli per 40 recite, tutte novità assolute attorno a un unico tema, la censura.

“Nei primi tre anni – dichiara il direttore Latella – ho voluto evidenziare artisti internazionali da far conoscere al pubblico italiano. Il quarto anno diventa invece la valorizzazione del teatro italiano. Ho cercato di costruire una mappatura di artisti che sono al di fuori di quelle leggi che regolano la programmazione dei teatri istituzionali. Ma che si stanno imponendo all’attenzione della critica e degli operatori. Artisti che, soprattutto, stanno costruendosi un loro pubblico, fortemente trasversale”.

Questi gli artisti

Leonardo Lidi, Fabio Condemi, Leonardo Manzan, Giovanni Ortoleva e la vincitrice dell’edizione 2019/2020 Martina Badiluzzi sono i registi usciti dal vivaio di Biennale College, nati a cavallo tra gli anni ’80 e ’90, ognuno con la propria fisionomia, una lingua definita con cui scrivono il teatro dei nostri giorni. Con loro anche Caroline Baglioni, promossa dal College Autori Under 40. Vicini, per generazione, sono Pablo Solari– regista, drammaturgo, musicista, nonché autore di serie web con il gruppo satirico “Il terzo segreto di satira” – e Alessandro Businaro, regista e autore.

Le compagnie presenti al Festival, nate tutte nel nuovo millennio, sono formazioni indipendenti raccolte attorno a un’idea, un modo di fare teatro che esca dalle consuetudini. Dal duo AstorriTintinelli, autori di sarcastici adattamenti di classici che hanno in Ceronetti e Leo De Berardinis il loro punto di riferimento, a Biancofango, oggi fra i gruppi più apprezzati; da Industria Indipendente, collettivo di ricerca dedito alle arti performative e visive, a Babilonia Teatri, già premiati con il Leone d’argento alla Biennale di Venezia nel 2016; da Nina’s Drag Queens, che rileggono in chiave ironica e iper-espressiva, ovviamente en travesti, classici della tradizione teatrale, al Teatro dei Gordi, tutti attori e attrici della Scuola “Paolo Grassi” di Milano diretti da Riccardo Pippa, fino alla più recente formazione tutta al femminile di UnterWasser, fondata nel 2012 da Valeria Bianchi, Giulia De Canio, Aurora Buzzetti, che sono performer, autrici, ideatrici, costruttrici degli oggetti scenici delle loro opere, “installazioni mobili” tra teatro e arte contemporanea.

Una ricerca autonoma

Nel solco di una ricerca autonoma si muovono Daniele BartoliniFilippo CerediLiv Ferracchiati, Antonio Ianniello, Giuseppe Stellato.

Da Firenze alla “spontanea” immigrazione in Canada, Daniele Bartolini affronta temi odierni attraverso la partecipazione attiva del pubblico in contesti performativi site-specific e immersivi; artista visivo, filmaker, performer Filippo Ceredi, che è laureato in filosofia ed è stato assistente alla regia di Marco Bechis, crea installazioni live sotto lo sguardo del pubblico facendo circuitare immagini d’archivio e memoria collettiva; Liv Ferracchiati, alla Biennale Teatro 2017 con la sua Trilogia sull’identità, regista e autore dei suoi lavori;  Antonio Ianniello attore, drammaturgo, regista, con studi sulla percezione, ha sviluppato strange tools, dispositivi che permettono di osservare il proprio processo cognitivo; Giuseppe Stellato, artista e scenografo, autore di un ciclo performativo sul rapporto uomo-macchina, di cui alla Biennale si sono viste le prime tappe.

E ancora: figure consolidate nel panorama nazionale come Fabiana Iacozzilli, che si è imposta all’attenzione con la sua compagnia Lafabbrica, fondata nel 2008, attraverso un teatro sorretto da un forte impianto visivo e scenico; Giuliana Musso, tra le maggiori esponenti del teatro di narrazione e d’indagine, un teatro che si colloca al confine con il giornalismo d’inchiesta, tra indagine e poesia, denuncia e comicità; Jacopo Gassmann, attivo tra teatro e cinema, che ha saputo imporre all’attenzione nuove drammaturgie che si sono affermate in Italia anche grazie alle sue traduzioni.

Infine Mariangela Gualtieri, poetessa, attrice, autrice che ha marcato il rinnovamento del teatro italiano negli anni ‘80. A lei è affidata l’inaugurazione del 48. Festival Internazionale del Teatro con uno dei suoi preziosi “riti sonori”, come sempre guidato da Cesare Ronconi, un rito pensato come inaugurale.

Infine i Leoni della Biennale Teatro 2020

I Leoni del Teatro quest’anno vogliono premiare “artisti che danno e fanno tantissimo per il teatro – come ha spiegato Latella – ma che spesso restano in seconda linea, anche per responsabilità del regista, troppo spesso accentratore, che dimentica quanto il risultato finale sia spesso legato ai collaboratori che sceglie”. 

IlLeone d’oro alla carriera è assegnato a Franco Visioli, musicista e sound designer che ha lavorato con Thierry Salmon, Peter Stein e soprattutto con Massimo Castri, prima di collaborare con lo stesso Latella. “Le sue drammaturgie sono vere e proprie scritture che si aggiungono alla scrittura drammaturgica, creando sinergie che vanno a valorizzare passi fondamentali dell’autore e del regista” (dalla motivazione). 

Il Leone d’argento è assegnato ad Alessio Maria Romano, regista e coreografo che ha lavorato ai movimenti scenici di spettacoli di Luca Ronconi, Carmelo Rifici, Valter Malosti, Sonia Bergamasco, fra gli altri, oltre a impegnarsi nella pedagogia del movimento per la formazione degli attori “insegnando agli attori quanto sia necessaria, soprattutto per la nuova figura dell’attore-performer, la consapevolezza del proprio corpo, e quanto un gesto teatrale possa essere più incisivo di una battuta” (dalla motivazione).

Teatro è anche il teatro che non abbiamo visto. La maratona di Rai5

Teatro – ricordatevelo, facinorosi – non è solo il teatro presente, il teatro dal vivo. È anche il teatro che abbiamo già visto. Quello che hanno visto altre generazioni. Quello che abbiamo letto e quello di cui abbiamo sentito parlare. 

Teatro è anche tutto il teatro che non abbiamo visto. Perché siamo giovani. Perché eravamo al lavoro. O in vacanza. Perché stiamo troppo lontano. Perché costa troppo. Perché non sappiamo le lingue.

Maratona Rai5

Per ricordarci che tutto ciò è teatro, per ricordarci che esiste ed è esistito, che ci sono artisti, tecnici, operatori che stanno continuando a farlo, spesso al limite delle proprie possibilità, Rai5 propone oggi una maratona bella e interessante.

Si comincia alle 8.00

Dalle 8.00 del mattino di oggi, sabato 30 maggio fino a notte fonda, Rai5 – Maratona per il Teatro, mette in fila spettacoli di maestri del passato e artisti della scena contemporanea. Una “full immersion” dice la presentazione del progetto, che è stato curato da Felice Cappa.


Tra un titolo e l’altro, le riflessioni sulla scena all’epoca del Covid di Andrée Ruth Shammah, Daria Deflorian, Giulia Lazzarini, Serena Sinigaglia, Massimo Popolizio, Marco Baliani, Gabriele Vacis, Motus, Pippo Delbono, Valerio Binasco, Marta Cuscunà, Ottavia Piccolo, Umberto Orsini.

Se poi voleste approfondire il tutto, in quadro di insieme, che vi racconta la scena italiana degli ultimi vent’anni c’è sempre il mio manuale tascabile, Italian contemporary theatre for dummies – scherzo naturalmente 🙂 è in italiano.

In un quarto d’ora vi racconto tutto e vi faccio vedere cose altrettanto belle (clicca qui per leggerlo al volo).

Il programma completo della maratona su Rai5

Qui sotto, sempre dalla presentazione, riporto tutto il programma giornaliero.

Si comincia alle 8.00 in punto, sul canale digitale di Rai5, con Eduardo De Filippo in Ditegli sempre di sì, dalla Cantata dei giorni pari, adattata per la Rai nel 1962. Tra gli interpreti, un cast di suoi speciali attori: Regina Bianchi, Pietro Carloni, Antonio Casagrande, Angela Pagano ed Enzo Petito. 

Alle 9.40 L’uomo dal fiore in bocca di Pirandello, nella interpretazione di Vittorio Gassman, diretto da Maurizio Scaparro.

Subito dopo è la volta di  Il giardino dei ciliegi di Čechov, regia-manifesto della poetica del Piccolo Teatro di Milano, dell’epoca Strehler e uno dei simboli della scena italiana del secondo Novecento. In scena c’erano Valentina Cortese, Giulia Lazzarini, Renato De Carmine, Renzo Ricci, Franco Graziosi, Gianfranco Mauri e l’esordiente Monica Guerritore. 

Alle 12.55 Luca Ronconi è il filo conduttore di Percorsi nell’infinito, documentario a cura di Ariella Beddini per RaiSat. Lo speciale è dedicato alla creazione e realizzazione di Infinities, lo spettacolo evento con cui, nel 2002, negli ex magazzini della Scala alla Bovisa di Milano, il regista portò la scienza in teatro.

Il teatro in Italia, con Dario Fo e Giorgio Albertazzi, è riproposto alle 13.50, con il “pilot” della serie, e i due attori, per la prima volta assieme in scena.

Per il teatro dei narratori, alle 14.45 va in rete uno degli Album di Marco PaoliniLa comune di Gemona.

 La prima parte con gli spettacoli storici si chiude alle 15.30 con la versione televisiva del testo-ossessione di Carmelo BenePinocchio ovvero lo spettacolo della provvidenza. Accanto a lui Sonia Bergamasco.


Segue Sei personaggi in cerca d’autore di Pirandello, messo in scena da Michele Placido con una giovane compagnia. 

Silvio Orlando è protagonista alle 19.00 di Si nota all’imbrunire (solitudine da paese spopolato), l’ultimo testo di Lucia Calamaro, che firma anche la regia. 

Alle 20.55, Emma Dante, che sappiamo essere una registe-autrici più significative della scena italiana, con Le sorelle Macaluso.

Di Stefano Massini, alle 22.05 è Vincent Van Gogh: l’odore assordante del bianco, dedicato all’artista, incarnato da Alessandro Preziosi. 

Alle 23.35 ecco  Macbettu – Il racconto, uno speciale in cui, a immagini dello spettacolo, si alterna il racconto del regista, Alessandro Serra, che ha trasportato il testo di Shakespeare in una Barbagia arcaica e violenta. 

Alle 00.40 si chiude ancora con Shakespeare e Amleto, nella riscrittura di Filippo Timi, a partire dall’Ambleto di Testori-Parenti-Shammah, reinventato con Lucia Mascino, Marina Rocco ed Elena Lietti.