Claudio Tolcachir guiderà l’Ecole des Maîtres 2020

L’Ecole des Maîtres 2020 prenderà il via alla fine di agosto e sarà guidata dal regista argentino Claudio Tolcachir. E’ stato appena pubblicato il bando che selezionerà sedici giovani attori, i quali potranno partecipare a questo corso internazionale itinerante di perfezionamento teatrale, giunto alla 29sima edizione. L’Ecole des Maîtres permetterà loro di lavorare per parecchie settimane con un ‘maître’, un maestro del teatro internazionale, qual è indiscutibilmente Tolcachir. 

immagine di Claudio Tolcachir
il regista argentino Claudio Tolcachir – ph. Tommaso Le Pera

Per giovani attori, provenienti da 4 Paesi europei

Lo comunica il Css, teatro stabile d’innovazione del Fvg, sede a Udine, capofila della cordata europea che, grazie a un’idea del critico teatrale Franco Quadri, ha dato il via trent’anni fa a questa iniziativa transnazionale, riservata a attori tra i 24 e i 35 anni con provenienze da Portogallo, Francia, Belgio, oltre che dall’Italia.

“Sono convinto che, per un maestro del palcoscenico e anche per un regista, la qualità più importante sia avere uno sguardo attento – spiega l’artista argentino – così da poter vedere che cosa c’è nell’altro e che probabilmente l’altro non sa di avere. Un buon maestro è chi fa nascere l’attore che c’è nell’allievo. Non mi interessa l’idea di un attore che parla bene, che si muove bene. La tecnica è ovviamente una base necessaria per agire su un palcoscenico. Ma per giungere a un teatro che commuove, come il mio, ho necessità di vedere l’umanità dell’attore”.

Ecole des Maitres - Claudio Tolcachir

Tolcachir ai suoi attori: “Suonate il campanello!”

Tolcachir è nato e vive in Argentina dove ha fondato, ancora nel 1998, la compagnia Timbre Quatro (campanello numero quattro). Il nome fa riferimento alle origini del suo lavoro teatrale, nel seminterrato di un appartamento a Buenos Aires: per entrare bisognava suonare. Da allora la sua visibilità internazionale è andata via via crescendo. Ospite a Madrid, Parigi, Lisbona, Dublino, New York, in Italia ha presentato i suoi spettacoli alla Biennale di Venezia, e anche a Roma e al Piccolo di Milano. Qui ha creato la versione italiana del suo titolo più noto, Emilia, con Giulia Lazzarini protagonista.

Lo scorso novembre, sempre a Milano, al Teatro Franco Parenti, è andato in scena Próximo, spettacolo che sembra fatto apposta per aiutarci a capire le conseguenze dell’emergenza che stiamo attraversando.

Próximo, testo e regia di Claudio Tolcachir, lo scorso novembre al Teatro Franco Parenti

“Oltre che un’istantanea dell’amore ai tempi dei social network – spiega Tolcachir – “Próximo” è un’opera intima, che si interroga su quanto possiamo “essere vicini” a qualcuno che è lontano. Quando la comunicazione si interrompe, l’illusione di occupare lo stesso spazio svanisce e resta solo la solitudine e la consapevolezza della profonda distanza che ci separa, e separa in teatro i due personaggi. Eppure, forse come noi, essi riescono a costruire una loro intimità fatta di silenzi, sguardi mediati da uno schermo e soprattutto dal linguaggio“.

Si comincia a Udine. Poi Roma, Lisbona, Coimbra, Liegi, Caen e Reims

Il corso, intitolato “La creazione accidentale”, si svilupperà per 13 giornate a Udine – dal 28 agosto all’8 settembre – e proseguirà con fasi di lavoro e presentazioni pubbliche a Roma, Lisbona, Coimbra, Liegi, Caen e Reims, fino al 17 ottobre.

La scadenza per candidarsi all’Ecole des Maîtres 2020 è il 9 aprile 2020 (il bando completo è sul sito www.cssudine.it).

[pubblicato il 12 marzo 2020 su IL PICCOLO – quotidiano di Trieste]

Teatro senza teatri – C’è un minuscolo Mecenate in ciascuno di noi

La verità è che tutti si arrangiano. Secondo la proverbiale e scontata formula che fa parte del bagaglio genetico degli italiani.

Ristoranti, pizzerie, bar chiudono alle 18.00? Allora dopo le 18.00, la margherita te la porto a domicilio. E te la lascio sulla soglia di casa.

Anche il teatro, che si ritrova senza i teatri, ha una gran voglia di arrangiarsi.

Si erano arrangiati i comici del 1500. E avevano inventato il fenomeno più rivoluzionario mai capitato nella storia del teatro: la Commedia dell’Arte. Vuoi che non si arrangino i teatranti di adesso, che hanno a disposizione un ventaglio di tecnologie millemila volte superiore?

io sono Mecenate - banner

I nostri aggregatori sociali

Facebook, Instagram, Twitter, i nostri aggregatori social e sociali sono là già pronti. Legioni di followers, gruppi già strutturati, dirette in streaming e videoparty (che non sono soltanto occasioni per un digital spritz). Il pubblico insomma c’è. E anche ben organizzato.

L’altra sera in un videoparty avviato sulla pagina Fb del Teatro dei Borgia, ho intercettato il teatro di strada di Medea da sola. Lo spettacolo era nato lo scorso anno, con la protagonista, Elena Cotugno, che in un furgoncino portava gli spettatori (sette per volta) lungo le vie della prostituzione delle maggior città italiane, per raccontare una tragedia di sesso commerciale, schiavitù e immigrazione. Non è stato difficile replicarlo in diretta via Fb con un telefonino e lo stream. La sua Medea, questa volta, era da sola.

La stessa sera, quando si è saputo che i teatri avrebbero chiuso i battenti fino al 3 aprile, Viola Graziosi annunciava sulla sua pagina Fb di essere una delle poche attrici a andare in scena. Con tutte le restrizioni del caso. “Se non si può uscire di casa, il teatro entra nelle case” scriveva sul suo profilo Fb annunciando la diretta per Radio Tre Rai, dal palco della sala B di via Asiago, di I testamenti di Margaret Atwood.

Il precipizio economico

Ma è anche vero che tante iniziative estemporanee, frutto di buona volontà e ingegno, lasciano – come siamo abituati a dire – il tempo che trovano. Cioè questo tempo di crisi.

I teatri che si sono dati una forte struttura aziendale, in pratica tutto il teatro (cosiddetto) pubblico, hanno subito messo in evidenza il precipizio economico lungo il quale il comparto dello spettacolo dal vivo ha cominciato a scivolare (vedi su QuanteScene! il mio post del 25 febbraio scorso) . È un settore, che a differenza di altri non conosce né ferie né ammortizzatori sociali. Attori, tecnici, personale di sala, servizi indotti, non lavorano e basta.

Leggi ad esempio la lettera che Elio De Capitani rivolge al pubblico del Teatro dell’ElfoPuccini, ma non solo, documento pubblicato sul blog di Anna Bandettini).

È di  questa mattina, la notizia di un’iniziativa che prova in qualche modo a utlizzare strumenti già esistenti per garantire a attori e compagnie (che hanno viste cancellate tutte le loro date, nel più ottimista dei casi fino al 3 aprile), di recuperare almeno un po’ di quella dignità economica che è il minimo requisito dell’attività professionale.

La trascrivo qui sotto, per fare prima, e dare subito risalto al progetto #iosonoMecenate, ideato, in concerto con il Mibact, dal Css, che è il Teatro stabile di innovazione del Friuli Venezia Giulia.

Mecenate è stato, nel primo secolo a.C., il consigliere culturale dell’Imperatore Augusto, il suo curator artistico. Aveva patrocinato, a proprie spese, la crescita dei giovani artisti. Catullo, Orazio, lo stesso Virgilio lo ringraziarono nelle loro opere (e lo resero così celebre e immortale) per il suo appoggio finanziario.

Oggi un minuscolo Mecenate si può manifestare in ciascuno di noi.

Le notizie più aggiornate sul progetto si trovano sul sito Cssudine.it alla sezione news. Qui di seguito il loro comunicato:

#iosono Mecenate

Restiamo a casa, ma con gli artisti. E diventiamo tutti mecenati culturali per sostenerli.

I teatri sono chiusi, ma il contributo dell’Arte in tutte le sue forme deve continuare a essere forte e presente, un punto di riferimento per la società. Un motore che la mantiene viva, civile, responsabile, solidale e creativa.

Il CSS Teatro stabile di innovazione del FVG ritiene prioritario impegnarsi per dare subito una risposta che possa contribuire a superare responsabilmente lo stato di forte crisi che investe i lavoratori dello spettacolo, gli artisti, registi, attori, musicisti, tutte le figure di collaboratori artistici e i tecnici del settore che non possono più andare in scena dal vivo.

Nasce così #iosonoMecenate, un’iniziativa che darà la possibilità al CSS, come centro di produzione teatrale, ma anche a comuni cittadini, a privati, aziende, associazioni, di dare un importante contributo: affrontare l’emergenza che stiamo vivendo pensando anche alla categoria più fragile e direttamente colpita del mondo dello spettacolo, sostenendo il lavoro degli artisti, sia creativo che in termini economici.

La risposta viene da uno strumento già esistente, predisposto dal MiBACT Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo.

Si tratta dell’Art Bonus, una misura ideata per diffondere e favorire il mecenatismo culturale.

Art Bonus e sostegno economico

Numerose sono in questi giorni le iniziative che si trovano online, dai concerti alle letture agli spettacoli in streaming, che gli artisti offrono gratuitamente agli spettatori digitali. Ma non si sono ancora incontrate occasioni che siano in grado di sostenere anche economicamente gli artisti in questo momento di difficoltà per l’impossibilità di lavorare, con produzioni e tournée cancellate o sospese.

L’Art Bonus consente a soggetti privati di effettuare erogazioni liberali in denaro per il sostegno alla cultura e al tempo stesso di godere di importanti benefici fiscali sotto forma di credito di imposta.

Il donatore (se lo desidera) entrerà nell’elenco dei Mecenate per l’Arte e la Cultura pubblicato sul sito Art Bonus, dove potrà scaricare la ricevuta con l’evidenza della causale “Art bonus – Ente Beneficiario – Oggetto dell’erogazione” necessaria per l’ottenimento dell’agevolazione fiscale. Il singolo versamento potrà essere di qualunque cifra a partire da 1 euro e l’erogazione liberale potrà essere recuperata nell’ordine del 65% a titolo di credito di imposta. Va segnalato che anche la Regione Friuli Venezia Giulia (seconda regione in Italia) ha deciso di sostenere il mecenatismo culturale attivando dallo scorso anno un suo Art bonus regionale con la possibilità di erogazioni più cospicue.

iorestoacasa con - Io sono Mecenate

Da sabato 14 marzo

#iosonoMecenate prenderà vita sabato 14 marzo ore 21 con uno speciale format di visioni a distanza in forma di diretta sulla pagina Facebook del CSS Teatro stabile di innovazione del FVG intitolato #iorestoacasa con Nicoletta Oscuro (attrice e cantante) e Matteo Sgobino (chitarrista). Poi martedì 17 marzo con Marta Cuscunà (attrice).

#Iorestoacasa con… è un percorso di appuntamenti che ci porterà nella case degli artisti, con ospiti ad ogni puntata diversi, da tutta Italia e con gli artisti del territorio del Friuli Venezia Giulia.

Il filo rosso della narrazione sarà scoprire assieme a loro come “traghettare verso il futuro”, immaginando il post emergenza e la nostra rinascita assieme a chi sviluppa artisticamente il nostro immaginario collettivo, nutrendo di ispirazioni e creatività il cambiamento che ci attende.

#iorestoacasa con…

Fra i primi artisti ad aver aderito all’idea ci sono Marta Cuscunà, Teho Teardo, Fabrizio Arcuri, Rita Maffei, Ksenija Martinovic, Teatro Incerto (con Claudio Moretti, Fabiano Fantini, Elvio Scruzzi), Fabrizio Pallara, teatrino del Rifo (Manuel Buttus e Roberta Colacino), Nicoletta Oscuro, Matteo Sgobino, Francesco Collavino, e molti altri se ne aggiungeranno nelle prossime ore.

Ogni appuntamento online avrà come protagonista un artista o un piccolo gruppo di artisti che ci racconteranno, tra un momento performativo e l’altro, il loro punto di vista. Come affrontano questo momento e quali sono i loro progetti, i consigli e qual è la loro visione del futuro. Cosa immaginano di fare o di consigliare per il momento in cui questa fase difficile avrà fine.

Ognuno sceglierà le forme e i contenuti con cui parlare agli spettatori digitali in questo format, quali sono i libri che stanno leggendo o che vogliono portare con sé nel futuro, quali i film, quali gli universi sonori, interpreteranno brani teatrali, canzoni, danzeranno, immagineranno una rinascita possibile in un futuro prossimo.

#Iorestoacasa con… prevede che gli artisti vengano scritturati per la giornata di lavoro dal CSS, mentre gli spettatori potranno fruire gratuitamente delle dirette online e degli streaming in differita, ma soprattutto potranno diventare un “Mecenate” e fare il loro Art bonus con una erogazione tramite bonifico, versamento postale, carta di credito e altre modalità previste. Quanto raccolto verrà destinato dal CSS agli artisti stessi e corrisposto interamente in giornate lavorative.

Primo appuntamento, come si è già detto, in diretta dal profilo Facebook del CSS, sabato 14 marzo (ore 21) #iorestoacasa con… Nicoletta Oscuro (attrice e cantante) e Matteo Sgobino (chitarrista). Poi martedì 17 marzo con Marta Cuscunà (attrice).

Di città in città con Luca Ronconi. Per raccontarne la vita e l’intelligenza audace

In viaggio con Luca è il docufilm di Gianfranco Capitta e Simone Marcelli che racconta il regista teatrale – scomparso cinque anni fa – attraverso i suoi luoghi. Non solo teatri, anche strade, hangar, piazze, mercati, cantieri… Lunedì 2 marzo verrà proiettato al Teatro Argentina di Roma (ore 20.30).


Nelle prime immagini la videocamera si muove negli stretti vicoli di Susa, la città tunisina dove Luca Ronconi era nato, l’otto marzo di ottantasette anni fa. Nel vociare del mercato, un camaleonte sgrana gli occhi tenuto in mano da un venditore locale.

Nelle ultime, invece, la tranquillità di un cimitero di campagna (a Civitella Benazzone in Umbria) fa cornice a una piccola cappella di pietra nuda. Ronconi riposa lì, accanto alla madre Fernanda e alla sua più stretta assistente, Maria Annunziata Gioseffi detta Nunzi.

In viaggio con Luca Ronconi - mercato di Susa
Un camaleonte al mercato di Susa, la città natale di Luca Ronconi

In viaggio tra le creazioni di Luca Ronconi

Tra il venire al mondo (Susa, 1933) e il lasciarlo (Milano, 2015), c’è il viaggio di una vita. E In viaggio con Luca, proprio questa vita racconta. Il docufilm ideato e realizzato da Gianfranco Capitta e Simone Marcelli, con un minuzioso lavoro di ricerca di documenti e alternato a interviste illuminanti, verrà presentato lunedì 2 marzo al Teatro Argentina di Roma (ore 20.30), uno dei tanti luoghi che hanno visto dispiegarsi in 50 anni di regia l’intelligenza audace di Luca Ronconi.

La parete che piomba sugli attori in Quer pasticciaccio brutto de via Merulana, 1996

Dall’Argentina di Roma al Fabbricone di Prato. Dal lago di Zurigo al Palazzo Farnese di Caprarola. Dal Regio di Torino al teatro Studio di Milano. E ancora: i cantieri navali della Giudecca a Venezia, la Sala Presse dello stabilimento automobilistico del Lingotto, i capannoni della scuola di perfezionamento a Santa Cristina in Umbria, l’immensità del Teatro greco di Siracusa e la minuscola sala di Solomeo, voluta da Brunello Cucinelli.

Per Gianfranco Capitta, che discretamente, in punta di piedi, ci accompagna in ciascuno di questi luoghi, raccontare Ronconi è raccontare qualcosa come duecento spettacoli: una teatrografia vastissima, prosa e lirica, testi classici e lavori sperimentali, ricercati gioielli di drammaturgia e colossali spettacoli all’aperto.

Quasi fosse Virgilio, mentre cammina sopra le acque delle gaggiandre del Sansovino a Venezia, o si accomoda sul velluto rosso delle poltrone del Teatro Carignano a Torino, Capitta è voce narrante e corpo itinerante. Chiave per comprendere, o forse solo intuire, che cosa effettivamente sia stata l’ intelligenza dello spettacolo che Ronconi possedeva, e che chiunque abba lavorato con lui riconosce essere stata davvero speciale.

Le interviste

“Ci portato a dei punti che non avremmo mai immaginato di toccare” dice Massimo De Francovich. “Una capacità da rabdomante di riconoscere strutture invisibili” dice Fabrizio Gifuni. “La sensazione di aver incontrato un’intelligenza superiore” dice Pierfrancesco Favino.

In viaggio con Luca Ronconi - Ottavia Piccolo
Ottavia Piccolo intervistata a Venezia

Di questo saper leggere oltre la superficie traslucida dei testi, di farne scaturire scintille che li illuminano di una luce mai apparsa prima, parlano anche Umberto Orsini, Franca Nuti, Massimo Foschi, Ottavia Piccolo, Antonello Fassari, Anna Bonaiuto, Luca Zingaretti, Galatea Ranzi, Massimo Popolizio, Lucrezia Guidone e tanti altri. La grande famiglia degli interpreti che, allenata alle sue pratiche di regia, pur in diverse generazioni, rappresenta il meglio del teatro italiano oggi.

E poi, a dichiarare il fulgore creativo di Ronconi, anche il maestro della fotografia Vittorio Storaro, il soprano Raina Kabaivanska, il direttore della Scala di Milano Riccardo Chailly, la scenografa Margherita Palli, il press agent Enrico Lucherini, lo stilista Antonio Marras, tutti partner in un’arte che sfugge, perché è dal vivo, e che siamo incapaci di fermare, se non nel ricordo.

In viaggio con Luca Ronconi - Riccardo Chailly
L’intervista a Riccardo Chailly – Teatro alla Scala, Milano

Tradizione è ciò che si rinnova nel tempo

“Ronconi fa parte della tradizione italiana, del teatro italiano, dell’opera italiana – spiega Riccardo Chailly. “Proprio perché ha fatto quello che ha sempre predicato. La tradizione, mi diceva sempre Luca, è qualcosa che si rinnova nel tempo. La routine invece è ciò che che si fossilizza e cristallizza la parola tradizione”.

Così, come quel camaleonte incontrato nei vicoli del souk di Susa, le macchine volanti dell’Orlando furioso, la facciata del palazzaccio di via Merulana che precipita sugli attori sfiorandoli come un alito di brezza, le locomotive in moto per Gli ultimi giorni dell’umanità. Tante sono le immagini che ci ricordano il Ronconi dei grandi spazi e delle sfide audaci.

Altrettante quelle che brillano per nitidezza. L’oscurità in cui Marisa Fabbri veste tutti i personaggi delle Baccanti di Euripide dentro le celle dell’Istituto Magnolfi di Prato. O il biancore abbacinante con cui Ronconi ha disegnato la saga dei Lehman Brothers, il suo ultimo spettacolo.

Lehman Trilogy di Stefano Massini, regia Luca Ronconi

L’ultima trilogia

A proposito di quella Trilogia, che Ronconi portò in scena pochi giorni prima di morire, Paolo Pierobon rievoca: “Ricorderò sempre quegli ultimi 45 giorni di prove. La sua era una specie di riappacificazione con il mondo. Non era un tirare i remi in barca, ma era… un allerta, un dolcissimo allerta. Non poteva che darti il coraggio, l’eroismo che lui stesso mostrava ogni giorno. Un giorno ha avuto un momento si collasso, si è rialzato e… ‘dov’eravamo rimasti?‘… è andato avanti per altre due ore”.

Vedi qui sotto il trailer del docufilm di Capitta e Marcelli.

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IN VIAGGIO CON LUCA
un docufilm di Gianfranco Capitta e Simone Marcelli
con la partecipazione di: Vittorio Storaro, Pierfrancesco Favino, Luca Zingaretti, Enrico Lucherini, Umberto Orsini, Fabrizio Gifuni, Ottavia Piccolo, Massimo Foschi, Anna Bonaiuto, Antonello Fassari, Paola Bacci, Franca Nuti, Paolo Pierobon, Massimo De Francovich, Massimo Popolizio, Galatea Ranzi, Francesca Ciocchetti, Lucrezia Guidone, Margherita Palli, Raina Kabaivanska, Riccardo Chailly, Brunello Cucinelli, Antonio Marras
testo e interviste Gianfranco Capitta
direttore della fotografia Fabio Ferri
musiche originali Francesco Borghi
produzione Associazione Culturale La Catrina MMXX / Catrina Producciones
regia Simone Marcelli

ingresso libero, con prenotazione del sito del Teatro di Roma e su Eventbrite

Vuoi vedere che Kant era un cantautore? Concorso Europeo della Canzone Filosofica

Si ispira chiaramente all’Eurofestival, il song contest internazionale che ogni anno registra tra i 100 e i 600 milioni di spettatori su radio, tv e rete. Ciò che cambia, nel Concorso Europeo della Canzone Filosofica, è un guizzo di humor e disincanto: gli autori delle canzoni sono tutti belle teste pensanti.

Concorso Europeo della Canzone Filosofica

Comincia oggi la serie degli spettacoli del Festival VIE 2020, che riserva un posto d’onore (questa sera, ore 21.00, Teatro Bonci di Cesena) al Concorso Europeo della Canzone Filosofica. Un’idea del performer italo-svizzero Massimo Furlan, uno che di brillanti idee, in 30 anni di carriera, ne ha avute parecchie. Tutte sorprendenti.

Stavolta Furlan strizza l’occhio a uno di quegli eventi mediatici che, dalla televisione alla rete, sono stati capaci di registrare i maggiori dati di ascolto. Da Gigliola Cinquetti agli Abba, a Conchita Wurst, pare che l’Eurofestival sia l’appuntamento (non sportivo) più seguito al mondo.

Les Italiens - Massimo Furlan
Les Italiens, altro progetto di Massimo Furlan, visto lo scorso anno a Napoli Festival

Vale la pena, ha pensato Furlan, catturare l’eco di tanta risonanza e approfittare del formato canzone per eseguire la celebre mossa del cavallo. 

Imitando l’astuto esempio del cavallo di Troia – dice – ho pensato di reintrodurre il pensiero e la riflessione filosofica nel cuore stesso dell’intrattenimento. Ho creato un oggetto musicale che è, al tempo stesso, totalmente credibile sotto il profilo degli standard della musica popolare (slow, latino, disco, rock, ballata…), ma restituisce anche importanza al pensiero nelle canzoni, per raggiungere la pubblica piazza e diffondersi“. 

Filosofi e/o parolieri

Perché a scrivere i testi delle canzoni sono stati alcuni tra i più autorevoli pensatori e filosofi contemporanei europei. Per l’Italia, l’onere di paroliera è toccato a Michela Marzano, docente di filosofia morale, saggista, politica. Insomma, una gran bella testa, che in uno uno stile pop, che non vuol dire populista, è stata chiamata con altri dieci colleghi filosofi a rimettere in gioco certe questioni cruciali, oggi.

Il Concorso è una trovata niente male perché – continua Furlan – “ solleva questioni legate all’identità, quella dei diversi paesi rappresentati e quella dell’Europa intesa come comunità, in un momento in cui quest’ultima è sempre più fragile e in discussione. E perché la questione della competizione coinvolge tutte le sfere del mondo contemporaneo: politica, sociale, economica, sportiva, culturale“.

Concorso Europeo della Canzone Filosofica

La giuria

Come ogni contest che si rispetti anche il Concorso Europeo della Canzone Filosofica prevede una giuria. Per chi non ne avesse abbastanza di giudici, dai talent show ai concorsi di cucina, ecco servita, per questa gara di pensieri, una giuria di riverita attitudine intellettuale.

Presieduta da Loredana Lipperini, comprende anche il filosofo Stefano Bonaga, la scrittrice Michela Murgia, il cantautore Daniele Silvestri e Marino Sinibaldi, direttore di Rai Radio3. Insomma, la crema.

Per VIE 2020, Massimo Furlan sarà affiancato sul palco, nel ruolo di presentatori, da una delle attrici più iconiche della scena italiana, Federica Fracassi. La quale è stata vista aggirarsi per Bologna, qualche giorno fa, alla ricerca di un abito degno di filosofie e canzoni. Pare che l’abbia trovato, firmato Antonio Marras.

Altri appuntamenti a Vie

Il Festival VIE 2020 proseguirà tra Modena, Bologna e altri centri emiliani fino al domenica 1 marzo. In questo primo weekend, il cartellone prevede anche altri spettacoli, alcuni al debutto, altri in prima nazionale, che si preannunciano meritevoli. Per esempio Architecture, ideato e realizzato da Pascal Rambert, con alcuni fra i più eccellenti nomi del teatro francese (come Emmanuelle Béart, Audrey Bonnet, Arthur Nauzyciel, Stanislas Nordey), in scena a Bologna. Oppure Chi ha ucciso mio padre, nuova produzione del duo Deflorian/Tagliarini per Francesco Alberici su un testo di Édouard Louis, in scena a Modena.

Sarà più ricco di appuntamenti ancora il secondo weekend, a proposito del quale QuanteScene! tornerà puntuale.

Vedi il programma completo di VIE 2020, a Modena, Bologna e altrove.

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Concorso Europeo della Canzone Filosofica

ideazione, regia e scenografia Massimo Furlan
ideazione e drammaturgia Claire de Ribaupierre
assistente Nina Negri
testi delle canzoni Jean Paul Van Bendegem (Belgio, regione fiamminga), Vinciane Despret (Belgio, regione vallone), Philippe Artières (Francia), Leon Engler (Germania), Michela Marzano (Italia), Kristupas Sabolius (Lituania), Ande Somby (Norvegia), José Bragança de Miranda (Portogallo), Mladen Dolar (Slovenia), Santiago Alba Rico (Spagna), Mondher Kilani (Svizzera)
composizioni musicali Monika Ballwein (direttore), Maïc Anthoine, Gwénolé Buord, Arno Cuendet, Davide De Vita, Lynn Maring, Bart Plugers, Karin Sever
direzione musicale Steve Grant, Mimmo Pisino
supervisione musicale e coordinamento HEMU – University of Music Lausanne: Laurence Desarzens, Thomas Dobler
con Davide De Vita, Dylan Monnard (voce), Dominique Hunziker, Lynn Maring, Mathieu Nuzzo, François Cuennet (tastiere), Arno Cuendet, Martin Burger (chitarra), Jocelin Lipp, Mimmo Pisino (basso), Hugo Dordor, Steve Grant (batteria)

presentatori Federica Fracassi, Massimo Furlan
giuria Loredana Lipperini (Presidente), Stefano Bonaga, Michela Murgia, Daniele Silvestri, Marino Sinibaldi

insegnante del movimento Anne Delahaye
luci e scene Antoine Friderici
creazione video Jérôme Vernez
costumi Severine Besson
trucco e parrucche Julie Monot
tecnica e costruzione scene Théâtre Vidy-Lausanne

produzione Numero23Prod. – Théâtre Vidy-Lausanne in collaborazione con i dipartimenti di musica contemporanea e jazz della Haute École de Musique de Lausanne
coproduzione MC93 – Maison de la Culture de Seine-Saint-Denis, Bobigny – Emilia Romagna Teatro Fondazione, Modène – Festival de Otoño, Madrid – NTGent, Gand – Théâtre national d’art dramatique de Lituanie, Vilnius -Rosendal Teater, Trondheim – Théâtre de Liège – Théâtre Mladinsko, Ljubljana – Comédie de Genève – Equilibre-Nuithonie, Fribourg – Les 2 Scènes, Scène nationale de Besançon – Teatro Nacional D. Maria II, Lisbonne – Teatro Municipal do Porto – Theater der Welt 2020, Düsseldorf
con il sostegno di Ville de Lausanne – État de Vaud – Pro Helvetia, Fondation Suisse pour la Culture – Loterie Romande – Fondation Leenaards – Pro Scientia et Arte – Fondation du Jubilé de la Mobilière

Lucia Calamaro: “I fatti contano poco, per me conta ciò che succede dentro”

Nostalgia di Dio – sottotitolo Dove la mèta è l’inizio – è lo spettacolo, scritto e diretto da Lucia Calamaro, che va in scena stasera al Teatro Palamostre di Udine, nella stagione di Teatro Contatto.
Non è un’autrice qualsiasi, Lucia Calamaro. Bisogna stare a sentirla un po’, per entrare in sintonia con i suoi testi.

“Il problema è che Lucia Calamaro è un genio”. È una citazione, le dico.

Così ha scritto Christian Raimo a proposito di questa donna, che sta lasciando uno dei segni più interessanti fra quanti, italiani e italiane, scrivono per il teatro.

Lo aveva pensato, lo scrittore Raimo, quando Calamaro era assai meno nota. Era passato poco più di un anno da quando uno spettacolo scritto e diretto da lei, L’origine del mondo (2012, lo stesso titolo del quadro di Edouard Courbet esposto a Parigi), aveva cominciato a segnalarla all’attenzione di chi in scena cerca ciò che verrà, non ciò che è già avvenuto.

“Il problema è che Lucia Calamaro è un genio” scriveva appunto Raimo. Anche perché è una persona complessa, e mica tutti lo sono. Un passato complesso: tre città a farle da casa, Roma, Montevideo, Parigi. Una formazione complessa: il mimo Jacques Lecoq, il sociologo Jean Duvignaud, il clown Philippe Gaullier. inoltre, una personalità audace e capace di pescare nella propria vita interiore gli elementi per fare un teatro per nulla esteriore.

Anche se, in apparenza, sembra mancare nei suoi lavori quella profondità che molti richiedono al teatro. La profondità di un’affermazione chiara, di una presa di posizione, di una lingua attiva, efficace, pratica, ben piazzata dentro trame solide e riconoscibili.

Fluidi, vaghi, stramati

Il teatro e la lingua di Lucia Calamaro sono invece fluidi, i personaggi vaghi, le trame stramate.

Penso che la lingua di Calamaro sia tra le poche in grado oggi di restituire la densità del discorso contemporaneo: la sua frantumatezza, il suo endemico guasto, la sua contradditorietà, la sua strutturale involuzione, il suo diventare monologo, pulsione corporea prima che relazione“. Aveva aggiunto lo scrittore Raimo, partecipe anche lui dello stesso mood linguistico.

Così erano i primi lavori di Calamaro, dialoghi nascosti nei monologhi, o viceversa, come Tumore (2008). Così anche i lavori successivi: Diario del tempo (2014), La vita ferma (2016), il più recente, Si nota all’imbrunire (2019), di cui protagonista insolito, per lei abituata a lavorare con la propria generazione, è Silvio Orlando.

Lucia Calamaro -Si nota all'imbrunire
Si nota all’imbrunire (2019). ph Matteo Spada

Due chiacchiere

Che effetto fa, Lucia Calamaro, sentirsi dare del genio?
La prima cosa che uno fa è arrossire, e poi ripetersi oddio oddio oddio, spero che non l’abbia letto nessuno. Per fortuna sono passati già cinque anni. In quella frase non mi ci vedo, non mi ci installo. Certo, meglio così, piuttosto che dicano sei scarsa, e che faresti meglio a fare un lavoro da impiegata.

Dicono drammaturga invece, autrice di teatro
Parola a cui sono abbastanza indifferente. Perché non sono solo quella cosa lì. Sono regista, a volte mi preoccupo delle scene, spesso cerco i costumi, dirigo sempre gli attori. Dalla pre-produzione al prodotto finale. Capocomico. Capocomica.
È vero che da fuori mi definiscono drammaturga. Forse è la cosa che spicca di più. Ma è solo un parte. E la parte al posto del tutto non mi basta. Capocomica, forse, altrimenti, mi sarei annoiata. Forse il problema sta in come uno vede se stesso, e come lo vedono gli altri.

Hanno scritto che i tuoi dialoghi costringono gli attori a recitare “alla quotidiana”.
Ho fissa in testa, stampata a fuoco, una frase che Roberto Herlitzka aveva ricevuto dal suo maestro Orazio Costa. “Beato l’attore che io vedo pensare”.
La sensazione che vorrei dare è che l’attore sia proprio pensando, nel momento in cui le cose le dice. Così come stiamo parlando, noi, adesso: io ti pento pensare, tu mi senti pensare, non abbiamo un copione scritto. L’immediatezza.

Lucia Calamaro - Diario del tempo
Diario del tempo (2014)

Non è che così si distrugge l’idea del personaggio?
Guarda, alle prove succede tantissimo che io sto seduta a guardarli, gli attori. A volte capita che dico fermi, scrivo qualcosa, perché improvvisamente ho capito qualcosa in più, gliela scrivo proprio lì, capisci. E poi dico, provate.
Le scene, non è che ci ho pensato prima, che me le porto da casa, alcune sì, ma altre no. Altre sono epifanie da lavoro. E come saranno i personaggi, non lo so proprio. Si capiscono capendo. Si capiscono facendo. Appaiono verso la fine. Non appaiono nemmeno alla prima (la prima di uno spettacolo è un luogo violento). Appaiono magari alla decima replica, dopo che hanno incontrato un certo numero di volte il pubblico.

Un po’ spiritistico, no?
Mi sento una persona estremamente privilegiata. I personaggi sono creature a cui voglio estremamente bene. Il mio analista dice che mi sono organizzata bene. Non ho una grande famiglia d’appartenenza, e per diverse vicende personali sono abbastanza orfana. Così mi sono organizzata un’ascendenza e una discendenza nella scrittura. I miei famigliari ideali, li ho messi tutti lì, nelle mie storie, tanta roba.

Lucia Calamaro - La vita ferma
La vita ferma (2016)

Storie che si sfilacciano, trame che si stramano.
Che poi sono quelle che mi interessano di più, anche nella vita. È un’esplorazione di stati d’animo, più che una narrazione, ciò che io metto sul palco. E questi stati d’animo appartengono a qualcuno, a una storia emotiva, a vicende e avvicendamenti interiori. I fatti per me contano abbastanza poco, conta ciò che succede dentro.

Come la nostalgia che hai messo nel titolo.
L’ho presa e ho fatto mia questa parola, forse in maniera nemmeno tanto originale: è un tema antichissimo, risale ai greci, è il tema del nostos, il ritorno, da cui la parola nostalgia.
Ma la mia non è la nostalgia eroica della grande letteratura, è un ritorno a casa piccolo, intimo. Vorrei poter tornare a casa, la mia casa, la casa dell’infanzia. Ma quella casa là, quelle persone là, non ci sono più. Per questo scrivo, per questo faccio teatro.


NOSTALGIA DI DIO
testo e regia Lucia Calamaro
interpreti Alfredo Angelici, Cecilia Di Giuli, Francesco Spaziani, Simona Senzacqua
scene/luciluci Gianni Staropoli
scene e costumi Lucia Calamaro
assistente alla regia Diego Maiello
disegno dell’angelo Luca Privitera
produzioneTeatro Stabile dell’Umbria in coproduzione con Teatro Metastasio
in collaborazione con Dialoghi – Residenze delle arti performative a Villa Manin 2018_2020

Breaking news 4. Tutti gli Ubu minuto per minuto. In diretta, i vincitori 2019.

In text streaming, dalla sala del Piccolo Teatro Studio Mariangela Melato di Milano la consegna dei Premi Ubu 2019. Seguila su QuanteScene! / blog di cose che succedono nei teatri.

annuncio Premi Ubu 2019

23.50
Buona notte… e che un giorno possiate essere premiati tutti (e tutte) 😉

23.35
“I premi servono a sollevare questioni”. Francesca Morello (Riff) riprende la sua canzone Echo, e a Milano la serata si conclude dalla sala Melato del Piccolo Teatro, davanti alle scenografie dello spettacolo di Roberto Latini, Mangiafuoco.

23.28
SPETTACOLO DELL’ANNO
ex aequo:
Aminta , regia di Antonio Latella
– Un nemico del popolo, regia di Massimo Popolizio

Al videomessaggio di Popolizio, si aggiunge, attorno a Antonio Latella, tutta la compagnia di Aminta. “Loro sono l’amore mio, ognuno di loro mi ha difeso e mi ha protetto sempre: è, questo, un premio che va alle donne, quelle che hanno il coraggio di denunciare gli uomini di merda, che le distruggono”.

23.25
PREMIO DELL’ASSOCIAZIONE UBU PER FRANCO QUADRI
a Maria Grazia Gregori
Jacopo Quadri consegnerà il premio a Maria Grazia Gregori in una serata dedicata a lei nel 2020.

23.20
MIGLIORE SPETTACOLO DI DANZA DELL’ANNO
Bermudas – coreografia Michele di Stefano
“Un lavoro senza bordo, che agisce sul perimetro dello spettacolo, dissolvendolo: è un premio al dissolvimento, una danza non sull’inclusività – parola abusata – ma sulla permeabilità, parola dolce che scioglie l’identità”

23.14
MIGLIORE REGIA
Lisa Ferlazzo Natoli per When the rain stops falling
“Le mie mani di acciaio e, alla pari, la mia tenerezza non sarebbero nulla se non fossimo, tutti assieme, un reparto di regia”.

23:05
MIGLIORE ATTRICE O PERFORMER
Maria Paiato per Un nemico del popolo
“Grazie a Massimo Popolizio perché per merito suo ho soddisfatto un desiderio che penso tutte le attrici condividano: fare i maschi in teatro”. E attacca con l’inverno del nostro scontento dal Riccardo III.

22.58
MIGLIORE ATTORE O PERFORMER
Lino Musella per The night writer – Giornale notturno
“Ogni attore è in debito con altri attori, attori conosciuti e attori ignoti, bisognerebbe costruire un monumento all’attore ignoto”.

22.35
PREMIO UBU ALLA CARRIERA
Mimmo Cuticchio
“Sono uno che viaggia e che continua a essere artigiano, più che artista . Così mi ha insegnato mio padre. Drizzavo i chiodi sulla piccola incudine, passavo carta vetrata sui legni, lucidavo armature con il limone e la sabbia. Una tradizione che rischiava di finire negli anni ’50. Ho aperto allora un teatrino, mi sono costruito i pupi con le mie mani e oggi mi onoro di vedere che tutte le scuole d’Italia che vengono a Palermo, possono ancora vedere il Teatro dei Pupi”. E racconta la storia della spada che apparteneva a Peppino Celano… “Nato e cresciuto in mezzo ai paladini, quando Peppino mi disse: prendi questa spada e facci un cunto, io non ricordavo assolutamente nulla, e improvvisai. Avevo 25 anni, ero sudato dalla testa ai piedi, e lui mi regalò la sua spada, la sua spada vera”.

22.30
Una menzione speciale segnala un percorso interrotto. “40 firmatari del Premio Ubu si sono fatti portavoce del sostegno a Flavia Armenzoni, Beatrice Baruffini e Alessandra Belledi, ex direzione del Teatro delle Briciole, sfiduciate a Parma dalla Fondazione Solaris, nonostante infanzia e nuove generazioni siano state la vocazione della compagnia delle Briciole, che ha segnato la storia recente del teatro italiano”.

22.24
MIGLIORE CURATORE/CURATRICE O ORGANIZZATORE/ORGANIZZATRICE
Settimio Pisano – Scena Verticale
Sul lavoro sotterraneo dell’organizzatore: “Lara, la mia figlia piccola, mi ha detto: “Papà, lo so che sei bravo, ma per che cosa ti hanno votato?”

Francesca Morello (Riff), colonna sonora di tutta la serata racconta come lavora sul suo veicolo, la musica, e com’è partita affondando le sue radici nel grunge.

22.12
MIGLIORI COSTUMI
Gianluca Falaschi – Orgoglio e pregiudizio e When the rain stops falling
“Le costellazioni famigliari che ci portiamo dietro, e che ci capita di trasformare in vestiti, in maniera kantoriana”.

22.10
MIGLIOR PROGETTO LUCI
Gianni Staropoli per Quasi niente di Deflorian-Tagliarini
“Il mio lavoro non è solo fare le luci, è il frutto del loro lavoro, altrimenti il mio sarebbe stato niente, quasi niente”.

22.00
MIGLIOR PROGETTO SONORO O MUSICHE ORIGINALI
Hubert Westkemper per Lo Psicopompo e per La classe

21.56
MIGLIOR PROGETTO SCENOGRAFICO
Stefano Tè, Dino Serra e Massimo Zanelli per Moby Dick – Teatro dei venti
“Una collettività in scena movimenta una nave-balena”.

21.53
MIGLIORE SPETTACOLO STRANIERO PRESENTATO IN ITALIA
The Repetition – Milo Rau
Scrive Rau in un messaggio inviato poco fa: “E’ la seconda volta che mi capita di ricevere un premio Ubu. E devo confessarlo: la seconda è ancora più bella della prima” e aggiunge una delle storielle dl signor K. di Bertolt Brecht. A tale proposito viene rammentata la recente e allarmante situazione ungherese, dove è stata istituita una commissione per il controllo governativo sull’attività dei teatri.

21.42
MIGLIOR ATTORE O PERFORMER UNDER 35
Andrea Argentieri – Se questo è Levi

21.28
MIGLIOR ATTRICE O PERFORMER UNDER 35
ex aequo
-Marina Occhionero
-Matilde Vigna.

“C’è splendore in ogni cosa, io l’ho visto” è la citazione da una poesia di Mariangela Gualtieri che Marina Occhionero aggiunge al premio.

21:13
MIGLIOR NUOVO TESTO ITALIANO O SCRITTURA DRAMMATURGICA
L’abisso – Davide Enia
A proposito del suo testo, dedicato a Lampedusa, la nostra frontiera: “Solo la grammatica della speranza ci permette di avere una visione prospettica, il mio ringraziamento va a tutti gli esseri umani che ho incontrato su quella frontiera e alla luce delle loro ferite” dice Davide Enia.
Assieme a Graziani, Enia ricorda Alessandro Leogrande, altro grande raccontatore della frontiera. “Il primo passo da compiere è ascoltare, qualcosa che non viene mai fatta”. Trauma e lager sono ancora parole chiave. “I lager esistono in Libia e sono pagati con i soldi europei”.

21.02
MIGLIORE NUOVO TESTO STRANIERO O SCRITTURA DRAMMATURGICA
When the rain stops falling – Andrew Bovell
Margherita Mauro è la traduttrice e legge la nota spedita da Bovell. “Può accadere che un pesce cada dal cielo nel 2039, quando i pesci si saranno già estinti. Abbiamo ancora il controllo dei nostri destino o oramai è troppo tardi?”

21.00
Chiara Lagani (Fanny e Alexander) sottolinea che l’applauso che arriva sempre intenso e da parte dei più giovani, al termine di Se questo è Levi rappresenta per loro l’incontro con un momento dei più tragici della nostra storia.

20.57
Simone Bruscia ricorda che il Premio Riccione nasce nel 1947, lo stesso anno di fondazione del Piccolo di Milano, con la decisione di guardare il mondo attraverso gli occhi della drammaturgia.

20.56
Angelo Savelli (Pupi e Fresedde – Teatro di Rifredi) si augura che autori come Sergio Blanco e Fabrice Murgia godano di maggior favore rispetto alla più nota e rappresentata drammaturgia anglosassone.

20.53
PREMI SPECIALI UBU 2019
ex aequo
– Pupi e Fresedde – Teatro di Rifredi “per l’inteso lavoro di traduzione, allestimento e produzione della nuova drammaturgia”,
Premio Riccione Teatro per “l’impegno da sempre profuso verso la promozione della cultura teatrale contemporaneo sviluppato sul piano della drammaturgia.
Il più votato tra i Premi speciali è :
Se questo è Levi di Fanny e Alexander per la complessa progettualità che indaga la personalità e l’eredità dello scrittore.

20.40
“Il Premio Ubu è uno sguardo collettivo sul teatro della contemporaneità” dice Graziano Graziani. In rappresentanza del comitato per il Premio Ubu, Lorenzo Donati illustra l’Ubu Database, implementato quest’anno: una fotografia di tutto ciò che è stato prodotto in questa stagione in Italia: “è la grande varietà e la polifonia della nostra scena, un sano politeismo che tiene insieme le diverse fedi del teatro”. La maggioranza degli spettacoli inseriti nel database ha un video.
Collaborano alla consegna dei premi Roberta Ricciardi e Giacomo Toccacieli, allievi della Scuola del Piccolo.

20.34
Ora siamo in diretta. Abbiamo sentito Echo suonata dal vivo di Francesca Morello (Riff). Un saluto dal palco a Federica Fracassi, conduttrice della scorsa edizione.

20:30
Graziano Graziani annuncia il collegamento imminente con Rai RadioTre Suite, accanto a lui c’è Cinzia Spanò, l’altra conduttrice della serata. Sul palco del Teatro Studio Melato la musica sta per partire.

20. 20

La sala del Teatro Studio pochi minuti prima dell’inizio della serata

20.00
Sono le 20.00 di lunedì 16 dicembre. Tra mezzora inizierà qui, nella sala del Piccolo Teatro Studio Mariangela Melato di Milano, la consegna dei Premi Ubu 2019.

La premiazione giunge alla fine di una doppia selezione di candidature che ha visto formate, inizialmente, le tre nomination per ogni singola categoria di premio: migliore spettacolo, migliore regia, migliori interpreti, e così via…

Le terne sono state annunciate, lo scorso 30 novembre in una puntata della trasmissione radiofonica Piazza Verdi su RadioTre e sono riportate in un precedente post di QuanteScene!

La serata viene anche trasmessa in diretta radiofonica su Rai RadioTre Suite.

Breaking news 2. I premi Tuttoteatro.com

In diretta, un attimo dopo l’annuncio di questa sera, dal Teatro India di Roma, ecco l’esito della tredicesima edizione del Premio Tuttoteatro.com alle arti sceniche “Dante Cappelletti”.

la locandina 2019 del Premio Tuttoteatro.com

La giuria, composta da Roberto Canziani, Gianfranco Capitta, Rodolfo di Giammarco, Chiara Mignemi, Attilio Scarpellini e Mariateresa Surianello, ha scelto a maggioranza e per la prima volta nella storia del Premio, di assegnare un ex-aequo.

Risultano pertanto vincitori della edizione 2019 di Tuttoteatro.com.
la compagnia Sesti – Maiotti per Luca 4, 24 
la compagnia Beat Teatro per La Vacca 

Queste le motivazioni con cui vengono premiati i due studi.

LUCA 4, 24
“Tre lingue del teatro si incontrano per raccontare un accadere del mondo: quella della parola, quella della musica, quella del corpo. Divergono – seguendo ciascuna il proprio percorso d’arte – ma insieme ricostruiscono una storia dell’Italia di oggi. Le parole di Luca evangelista – il passo in cui la sacra scrittura testimonia che nessuno è profeta in patria, conducono lo spettatore alla condizione dei testimoni di giustizia, ganglio oscuro della nostra convivenza civile”.

LA VACCA
“Il desiderio, che muove notoriamente il sole e le altre stelle, muove anche il disegno di una periferia urbana in cui la scoperta delle pulsioni in due corpi ragazzini incontra e si confonde con l’atavica sottomissione delle bestie all’uomo. La vacca, etichetta che riduce a oggetto sessuale la nobile femmina bovina, rivela una convergenza di trame che non racconta, ma a cui allude. Emarginazione omologazione, biologia e turbamento di cuore”.

Il Premio Nicolini

Assieme al Premio Tuttoteatro.com, la giuria ha assegnato anche il Premio “Renato Nicolini”, che va a personalità “che si siano distinte nella progettazione, nella cura e nel sostegno delle attività culturali e artistiche, esprimendo col loro operare un rinnovamento delle dinamiche relazionali e della stessa politica culturale”.

MIMMO BORRELLI E EFESTOVAL
La sesta edizione del “Nicolini” premia Mimmo Borrelli e il suo Efestoval, “un festival povero forse di danari, quanto ricco di suggestioni e emozioni, che dei Campi Flegrei, quella terra ribollente di bullicame e sofferenza, fa un punto forte di rinascita e battaglia, per tutti”.

Breaking news 1. I premi di Rete Critica 2019

Percorso artistico

L’uomo che cammina di Dom vince l’edizione 2019 dei Premi Rete Critica, nella categoria PERCORSO ARTISTICO.

Ideazione, drammaturgia e regia DOM- / Leonardo Delogu, Valerio Sirna, produzione Teatro Stabile dell’Umbria ,organizzazione e guida Francesca Agabiti, liberamente ispirato all’omonimo fumetto di Jiro Taniguchi.

Segui il link a DOM,

Progettazione organizzativa

Per la categoria PROGETTO ORGANIZZATIVO la scelta della giuria ha premiato Moby Dick – Teatro dei Venti.

Ideazione e regia Stefano Tè, adattamento drammaturgico Giulio Sonno. Ideazione allestimento scenico Stefano Tè e Dino Serra; progettazione e realizzazione Dino Serra e Massimo Zanelli. Con Oksana Casolari, Marco Cupellari, Daniele De Blasis, Alfonso Domínguez Escribano, Federico Faggioni, Talita Ferri, Alessio Boni, Francesca Figini, Davide Filippi, Hannes Langanky, Giovanni Maia, Alberto Martinez, Amalia Ruocco, Antonio Santangelo, Mersia Valente, Elisa Vignolo.
Una produzione Teatro dei Venti, in co-produzione con Klaipeda Sea Festival (Lituania), con il sostegno della Regione Emilia Romagna, del Comune di Modena e della Fondazione Cassa di Risparmio di Modena, con il contributo del Comune di Dolo (VE) in collaborazione con l’Associazione Echidna.

Segui il link al Teatro dei Venti.

Strategia comunicativa

Per la categoria STRATEGIE DI COMUNICAZIONE, la vittoria è invece andata a Fattoria Vittadini.

In particolare per il Festival del silenzio, piattaforma aperta all’accessibilità e alla inclusione.

Segui il link a Fattoria Vittadini.

La sindrome di dicembre. Cento Babbi Natale per il teatro

Nomination, premi, finalisti, vincitori, giurie, regolamenti. Nelle due settimane che precedono le festività di dicembre, si concentrano gli appuntamenti che mettono in riga il teatro italiano. È la sindrome di Babbo Natale, che premia chi è più bravo. 

Premio Rete Critica 2019
Dicembre 2018, i vincitori della ottava edizione di Rete Critica

Bravo – a teatro – è una qualifica difficile da definire. Bravo è il risultato di valutazione complessa.

Bravo come. Bravo perché. Bravo da quando. 

Sulle scene italiane non mancano bravi attori. E brave attrici. Bravi regist*. Anche organizzatori e organizzatrici brav*. Per fortuna premi e menzioni abbondano, e se si è davvero bravi, in qualsiasi senso, un riconoscimento prima o poi lo si conquista. 

Rete Critica 2019

Fin da ieri pomeriggio, 6 dicembre, Rete Critica ha fatto da apripista. A Padova, al Teatro Verdi, complice lo Stabile del Veneto, il think-tank che raccoglie le principali testate online, riviste blog e webzine che trovano spazio nel web, ha incontrato i candidati ai tre premi previsti dal regolamento di Rete Critica: miglior percorso artistico, miglior progetto organizzativo, migliore strategia comunicativa

Premio Rete Critica 2019
Lorenzo Donati presenta l’edizione 2019 di Rete Critica

Costruita in nove anni di dibattito interno e da un’affilata selezione di vincitori, l’identità di Rete Critica è abbastanza chiara: individuare ciò che nasce e si sta muovendo sulle frontiere avanzate della scena, rendere visibile il nuovo, riconoscere credito ad artisti singoli e compagnie che elaborano idee, progetti, spettacoli, eventi, evitando le formule consolidate, lontani dalla comfort zone che garantisce l’attenzione di chi programma e quindi degli spettatori. 

Cacciatrici di talenti, buona parte delle 33 testate online di Rete Critica hanno continuato questa mattina il lavoro di valutazione. Davanti a loro, a presentare i propri progetti e gli spettacoli, i 10 finalisti delle 3 categorie. 

Percorso artistico o di compagnia
Davide Enia – L’Abisso
Silvia Gribaudi – Graces e Humana Vergogna
Dom – L’uomo che cammina
Il Mulino di Amleto – Platonov

Progetto organizzativo (Premio Sandra Angelini)
Teatro dei Venti – Moby Dick
Mutaverso Teatro – Erre Teatro
Festival Testimonianze Ricerca Azioni – Teatro Akropolis

Strategie comunicative
Fattoria Vittadini
Spettatore Professionista – Stefano Romagnoli
Compagnia Frosini / Timpano 

Dopo la discussione plenaria, a cavallo tra voti off-line e voti on-line – è il bello di chi abita le zone di transizione – questa sera, sabato 7, si conosceranno i risultati di questa nona edizione di Rete Critica.

Tuttoteatro.com 2019

Diversa è l’identità del Premio Tuttoteatro.com, edizione numero tredici, che fa tappa finale questo pomeriggio al Teatro India a Roma. È una giuria più ristretta, sei osservatori specializzati, quasi tutti con una militanza lunga nel campo della critica, quella che andrà scegliere, domani sera, 8 dicembre, il vincitore di un premio che riconosce 6.000 euro di incentivo alla realizzazione a un progetto inedito e mai rappresentato, scelto tra un centinaio di candidature. Una prima fase di selezione è avvenuta sulla base di elaborati cartacei e dei video pervenuti. Un secondo appuntamento al teatro Petrolini di Ronciglione (Roma), lo scorso novembre, ha verificato l’avanzamento in scena dei 19 progetti semifinalisti, e adesso nella due-giorni al Teatro India, si sviluppa la galleria delle 7 compagnie finaliste che presenteranno ciascuna uno studio scenico di una ventina di minuti e si contenderanno il titolo di vincitore, assieme all’assegno che lo nobilita anche economicamente.

I finalisti del Tuttoteatro.com 2019
La vacca – Beat Teatro (Napoli)
Pupitingè – Bifano-Campisi-di Mauro (Napoli)
F-Aìda. Eppue cantava ancora – Mana Chuma Teatro (Reggio Calabria)
Biografia dell’inquietudine – Lisa-Imprenditori di sogni (Roma)
Life – Emiliano Brioschi-Cinzia Spanò (Milano)
La luce delle parole – C.t.l. Lab/Marco Lungo (Latina)
Luca 4,24 – Sesti-Maiotti (Cannara PG)

Locandina Tuttoteatro.com 2019

Al Tuttoteatro.com, dedicato alla memoria di un collega critico teatrale, Dante Cappelletti, si affianca da oramai sei edizioni il Premio Nicolini (Renato Nicolini aveva fatto parte della giuria fino al momento della scomparsa ). Quest’anno il Nicolini premierà Mimmo Borrelli per il suo Efestoval, riconoscimento che va a personalità “che si siano distinte nella progettazione, nella cura e nel sostegno delle attività culturali e artistiche, esprimendo col loro operare un rinnovamento delle dinamiche relazionali e della stessa politica culturale”. Così recita il regolamento.

Al termine della serata di domani, 8 dicembre, in cui si vedrà realizzato, in prima nazionale, lo spettacolo che aveva ottenuto il Tuttoteatro.com 2017 (La Regina Coeli di Carolina Balucani e Matteo Svolacchia), la giuria annuncerà il vincitore 2019.

Giovani realtà del teatro 2019

Caratteristiche simili ha il Premio Giovani realtà del teatro, previsto a Udine la prossima domenica, il 15 dicembre, e organizzato dall’Accademia “Nico Pepe”. Anche qui, con il limite dell’under 35, una ventina di studi, trailer e monologhi si alterneranno in uno spazio storico dell’Accademia, il seicentesco oratorio del Cristo, dalle 10.00 del mattino fino al tardo pomeriggio. A differenziare il Premio udinese è la varietà delle giurie, esattamente 5, che si suddivideranno un montepremi di oltre 6.000 euro e un periodo di residenza multidisciplinare. Giuria artistica, giuria dei giornalisti, giuria dei docenti della “Nico Pepe”, giuria degli allievi e giuria del pubblico, individueranno i vincitori, seguendo propri specifici criteri.

Locandina Giovani realtà del teatro 2019

Premi Ubu 2019

Immediatamente a ruota, lunedì 16 dicembre, al Teatro Studio Mariangela Melato di Milano, la terza sala del Piccolo, ecco la serata dei Premi Ubu.

Tra i tanti eventi della sindrome di dicembre è il più longevo: 38 edizioni da quando la voce di Nunzio Filogamo, nel 1978, annunciò ai cari amici vicini e lontani i vincitori di quella prima edizione, collegata alla pubblicazione del primo Patalogo.

Locandina Premi Ubu 2019

In un precedente post ho già elencato le quindici nomination, tra le quali si vedranno spiccare il volo “i migliori del 2019” (così li definisce il regolamento dell’Ubu). La Milano prenatalizia renderà come sempre la cosa assai mondana. 

E se non foste per caso a Milano, una diretta radio all’interno di Radio Tre Suite, contornata dai mitici gruppi di ascolto Ubu, sparsi nella penisola, manterrà alta la tensione, fino al momento in cui a tarda ora, si proclamerà lo spettacolo dell’anno.

Ho fatto due conti e verificato che – membri delle diverse giurie – siamo più o meno in cento. Cento Babbi Natale del teatro. Che non si occupano di panettoni.

Per te perderò la testa, Giuditta. A Trend, tra gli appuntamenti 2019 con la scena britannica

A Roma, nel cartellone della rassegna Trend – nuove frontiere della scena britannica – debutta il 25 e 26 novembre Judith, un distacco dal corpo dell’autore londinese Howard Barker. Testo che il regista Massimo Di Michele affida all’interpretazione di Giuseppe Sartori, Federica Rosellini, Aurora Cimino. Rilettura contemporanea e tagliente (è il caso di dirlo) del racconto biblico di Giuditta.

Ho seguito le prove, che si sono svolte tra agosto e settembre nel progetto delle Residenze artistiche Artefici (vedi il sito), attivate a Gorizia da Artisti.Associati. Nel frattempo ho studiato anch’io il copione. La scrittura di Howard Barker scava e ribalta l’immagine di Giuditta, icona femminile biblica, eroina nazionale anzi, che i pittori hanno spesso ritratto nel suo gesto più clamoroso e raccapricciante: mentre taglia la testa a Oloferne.

Per avere le idee più chiare ho scritto un po’ di cose. Possono servire a entrare più facilmente in questa affilata storia. Le trascrivo qui sotto.

Giuditta di Howard Barker - regia Massimo Di Michele

Per te perderò la testa

A differenza di Salomè, che fece perdere la testa a Giovanni Battista, Giuditta non ha una grande visibilità teatrale. In compenso, in campo figurativo, sbaraglia la capricciosa danzatrice. Una spada taglia meglio di sette veli. E luccica di più.

Nel Libro detto appunto di Giuditta, la Bibbia riferisce di come Judith, ebrea morigerata, vedova e ricca, accompagnata dalla serva, si fosse introdotta nel campo dei nemici assiri, che assediavano la sua città, Betulia. L’intenzione era sedurre e ubriacare il generale Oloferne, per poi ucciderlo, salvando così il suo popolo dalla strage del giorno dopo. Missione portata a termine in modo meticoloso e con coraggio.

Trasferiscono Giuditta su tela o affresco, nientemeno che Botticelli, Mantegna, Giorgione, Tiziano, Michelangelo, Correggio e chissà quanti altri. Anche Cranach il vecchio e Gustav Klimt, naturalmente.

Iperrealisti prima dell’iperrealismo, Caravaggio e Artemisia Gentileschi ne fermano il momento saliente. La spada impugnata da Giuditta trapassa il collo barbuto di Oloferne. Un fiotto di sangue caldo sprizza dalla carotide e inonda il cuscino e il lenzuolo. Sembra di sentirne l’odore. Subito dopo, spiccata dal busto e ancora calda, la testa verrà riposta in un cesto. Israele è salvo.

Giuditta di Howard Barker - regia Massimo Di Michele

Un gesto patriottico

Quando riprende in mano la situazione, nel 1992, dopo aver scritto un primo abbozzo intitolato Le conseguenze impreviste di un gesto patriottico, il drammaturgo inglese Howard Barker tralascia tutto ciò che hanno fatto a teatro i suoi predecessori, compreso il tedesco Hebbel, cui si deve l’indagine più approfondita sul caso.

Freud e Lacan non sono passati invano e l’eroina del popolo, la salvatrice, Giuditta, mostra in Barker un comportamento complesso, stratificato, controverso. In lei si sommano pulsioni contrastanti e perverse. Non tradisce le tavole di Mosè, ma infrange i più primitivi e contemporanei tabù. Anche più estremi.

Non solo. È passato pure tanto teatro – postmoderno e dintorni – e i personaggi non si ritrovano più nella linearità della storia. Ci lasciano anzi credere di conoscere già la propria storia.

Giuditta di Howard Barker - regia Massimo Di Michele

Oloferne sa cosa accadrà a Oloferne. E non desidera altro: morire. La ruvidezza barbara è messa da parte e cresce invece in lui l’ansia esistenzialista. Secondo la storia, Giuditta lo dovrebbe ubriacare per portare a termine il suo piano. Peccato che l’Oloferne di Barker sia astemio. E Giuditta, più che nemica di quel nemico, ne sia sensualmente, mortalmente attratta.

Per tenerli sulla retta via, quella del racconto biblico, Barker assegna alla serva un rilievo che in nessun dipinto si era mai visto. Anzi, per il drammaturgo, è lei il propellente della vicenda omicida. La serva è la rappresentante e la volontà del popolo, la sua portavoce politica. Un’ideologa,dice Barker. 

Ognuno perfettamente sa cosa aspettarsi dall’altro. E dissimulare è sempre difficile. Raccontava Lacan l’incontro di due mercanti ebrei nello scompartimento di un treno: “Perché mi menti? Sì, perché mi menti dicendo che vai a Cracovia, affinché io pensi che vai a Lemberg, mentre vai veramente a Cracovia?”.

È complessa la psiche ebraica. E ha ragione l’Oloferne assiro e contemporaneo di Barker: c’è da perderci la testa.

Giuditta di Howard Barker - regia Massimo Di Michele

La locandina

locandina Judith di Howard Barker - regia Massimo Di Michele


Le immagini – dall’anteprima del 7/9/1019 al Teatro Verdi di Gorizia – sono di Giovanni Chiarot.