Sai che c’è? C’è In-Box 2020 dal vivo. Anzi, no. È da camera.

Era un’abitudine la nostra. Quasi una malattia. A maggio, ogni anno, si partiva per Siena. Là ci aspettavano le giornate finali di In-Box dal vivo, il contest teatrale che – grazie a una rete formata da una cinquantina di sale, spazi e festival diffusi in tutta Italia – sosteneva la giovane generazione del teatro italiano.

In-Box 2020 - La copertina

Originali e interessanti le regole del gioco. Le ho raccontate in alcuni post precedenti e potete tranquillamente dare un’occhiata all’edizione del 2019 o a quella del 2018.

Inutile dire che questa volta, nell’anno della pestilenza, a Siena non ci siamo andati. Nessuno. Anche se In-Box 2020 dal vivo non ha rinunciato affatto a sostenere coloro che fanno spettacolo. I più giovani. E ha lanciato l’edizione specialissima. Quella da camera, quella dell’emergenza. Vedi il sito.

“Edizione straordinaria….!”

Pochi minuti fa in diretta Facebook, Fabrizio Trisciani e Francesco Perrone di Straligut Teatro – la compagnia che nel 2009 ha dato il via all’iniziativa e dal 2016 l’ha portata poi a Siena, dentro lo storico Teatro dei Rozzi – hanno dato il via a In-Box 2020. Edizione straordinaria.

Ultimi giorni umanità - Ronconi

Più di 450 candidature, arrivate attraverso video e progetti. 50 i finalisti selezionati per In-Box 2020 (sezione ufficiale) e 37 i finalisti di In-Box verde (sezione riservata al teatro per ragazzi e adolescenti).

Grazie ai link, che vi posto qui sotto, potrete vedere la diretta della proclamazione dei vincitori, avvenuta sabato 23 maggio, e le clip che presentano i finalisti per ciascuna sezione.
In palio, non sotto forma di premio, ma come “lavoro che premia il lavoro”, c’erano le 87 repliche nelle sale dei partner che aderiscono alla rete.

Ma se volete conoscerli al volo…

Ora, se proprio proprio non avete tempo, ma volete conoscere al volo i finalisti e repliche che hanno ottenuto, eccovi serviti:

In-Box 2020

Stay Hungry - Daf - In-Box 2020
Stay Hungry. Indagine di un affamato. Angelo Campolo – DAF- Teatro dell’Esatta Fantasia

Stay Hungry. Indagine di un affamato di DAF Teatro dell’Esatta Fantasia che si è aggiudicato 21 repliche.

Futuro anteriore di Ferrara Off che si è aggiudicato 8 repliche.

Tropicana di FrigoProduzioni che si è aggiudicato 7 repliche.

e inoltre:

Libya. Back Home della Ballata dei Lenna (5 repliche)

Non plus ultras della Coop. Argot (5 repliche)

Polvere di Compagnia teatrale Cesare Giulio Viola (4 repliche).

Qui sotto potete vedere una breve antologia delle 6 produzioni finaliste.

In-Box Verde 2020

Che forma hanno le nuvole - Elea Teatri - In-Box 2020
Che forma hanno le nuvole – Elea Teatri

Che forma hanno le nuvole di Elea Teatri che si sono aggiudicati 12 repliche.

Opera Minima di Can bagnato che si sono aggiudicati 11 repliche.

Volumi di QB Quanto Basta che si sono aggiudicati 6 repliche.

e inoltre

La fabbrica dei baci di Intrecciteatrali (4 repliche)

Paolo dei Lupi di Bradamante Teatro (3 repliche)

Dislessi-che? dell’Orto degli Ananassi (1 replica)

Qui sotto potete vedere una breve antologia delle 6 produzioni finaliste.

In-Box 2020 è un’iniziativa di Straligut Teatro, sostenuta dal Comune di Siena, dalla Regione Toscana, dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali e per il Turismo e dalla Fondazione Toscana Spettacolo ONLUS.

Tornano i turchi. Sono quelli di Pasolini

Oggi, domenica 10, alle 18.00, nella serie di appuntamenti ideati dai Teatri Stabili del Nord-Est (Friuli Venezia Giulia, Veneto, Bolzano) per ovviare alla chiusura delle sale, viene presentato I Turcs tal Friûl, di Pier Paolo Pasolini, nella registrazione effettuata nel 1996 sull’aia dei Colonos, a Villacaccia di Lestizza, in Friuli.

I Turcs tal Friul - foto Luca d'Agostino
Ph. Luca d’Agostino

Un temporale potente, di quelli estivi, li aveva convinti a desistere. Poi il cielo sopra Venezia si era rischiarato: un miracolo, un tramonto incredibile. Avevano allora lavorato di stracci e di asciugamani, così che noi spettatori ci potessimo accomodare sulle seggiole, in quel piccolo prato dell’Arsenale. In attesa dell’inizio dello spettacolo.

A un certo punto vedemmo arrivare, da lontano, lungo le mura di quel posto che era sempre servito ad armare guerre di mare, un piccolo plotone. Sembrava marciassero in fila, come minuscoli fanti : i turchi bellicosi. Era l’effetto della distanza. Via via che si avvicinavano capivamo che erano gli attori.

Venezia, Biennale Teatro 1995. Ci eravamo andati per I Turcs tal Friûl di Pier Paolo Pasolini. La regia era di Elio De Capitani, le musiche e i cori di Giovanna Marini.

In quel prato dell’Arsenale

Ricordo bene quella serata, giugno 1995, quando un miracolo atmosferico aveva fatto sì che lo spettacolo riuscisse ad andare in scena: un appuntamento speciale quell’anno alla Biennale. Elio e Giovanna erano tra coloro che si erano messi sotto, sudati, armati di asciugamani, per rendere di nuovo agibile quello spazio inedito.

Un miracolo atmosferico chiude anche i Turcs, che è la prima cosa scritta da Pier Paolo Pasolini per il teatro, a ventidue anni, nel maggio del 1944, in lingua friulana.

Nel finale – drammatico, doloroso – una tempesta di polvere si solleva dai campi e tiene lontani i Turchi, pronti a saccheggiare e distruggere un piccolo paese, uno dei tanti nella loro avanzata in Friuli. Poi succede il miracolo. Casarsa, settembre 1499: il paese è salvo.

I Turcs tal Friul - foto Luca d'Agostino
Ph. Luca d’Agostino

Nel cortile della casa colonica

Ricordo bene anche un’altra serata. L’anno dopo, quegli stessi Turcs erano andati in scena nella grande corte di una casa colonica friulana – i Colonos appunto – a Villacaccia di Lestizza (UD), paese non troppo distante da Casarsa, il luogo mitico dell’infanzia pasoliniana. Ristrutturati e sede di iniziative culturali, l’edificio, il fienile le mura dei Colonos facevano da sfondo al teatro aurorale di Pasolini.

Più di quanto non fosse capitato a Venezia, il pubblico quella sera, era in perfetta sintonia con quella lingua, che l’autore, 50 anni prima, aveva reso ancora più antica. Filologia sentimentale, scrive Stefano Casi nel suo bel libro sui teatri di Pasolini. Quell’aia, nella campagna friulana, era il luogo esatto.

I Turcs e i tedeschi

Era infatti più facile, qui, vivere e raccontare la sovrapposizione storica che aveva spinto il giovane Pasolini, a cimentarsi con il teatro. Le invasioni turche nel Friuli del 1499 e gli eccidi e le devastazioni prodotte negli stessi luoghi dalle truppe di occupazione tedesca, nel 1944. Coincidenza di numeri e guerre.

I-Turcs-tal-Friul-pagina manoscritto
La preghiera. Manoscritto dei Turcs conservato nel Centro Studi PPP di Casarsa della Delizia (Ud).

“Forse la miglior cosa che io abbia scritto in friulano” aveva precisato in una lettera di qualche anno dopo. Ritrovato a Casarsa, in una “mitica cassapanca”, il manoscritto era stato pubblicato solo nel 1976. E non fu difficile costruirci sopra una mitologia locale, che vedeva l’antica storia della famiglia Colussi (il nome della madre dello scrittore e regista) diventare una specie di profezia, come spesso si è fatto per la scrittura e il pensiero pasoliniano. Ma l’uccisione del fratello Guidalberto Pasolini (nel controverso episodio di scontro partigiano, alle malghe di Porzûs, febbraio ’45) è successivo alla stesura del testo ( il maggio ’44).

La meglio gioventù

L’allestimento dello spettacolo, nel 1995/96, aveva fatto sì che attorno a Giovanna Marini e a De Capitani si raccogliesse un gruppo entusiasta di giovani (e anche meno giovani) attori. Qualche anno dopo sarebbero diventati la meglio gioventù del teatro del Friuli Venezia Giulia. A sfogliare le immagini – frutto della sensibilità fotografica di Luca d’Agostino – si ritrovano molti dei protagonisti odierni, che la locandina più sotto svela. A guidarli, figura austera e antico volto, la bravura di Lucila Morlacchi.

I Turcs tal Friul - foto Luca d'Agostino
Ph. Luca d’Agostino

La visione stream dei Turcs tal Friûl (dalle ore 18.00 fino alle 24.00, sul sito e sulla pagina Facebook del Rossetti di Trieste) è uno dei tanti appuntamenti di Una stagione sul sofà, progetto di teatro nell’emergenza, ideato dagli Stabili del Friuli Venezia Giulia, del Veneto e di Bolzano. Vi partecipa anche lo Stabile Sloveno di Trieste che sempre oggi domenica (alle ore 16.00 e per 48 ore) manda in video Zio Vanja con la regia di Ivica Buljan.

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I Turcs tal Friûl
di Pier Paolo Pasolini
regia Elio De Capitani
interpreti: Lucilla Morlacchi, Fabiano Fantini, Renato Rinaldi, Giovanni Visentin, Francesco Ursella, Angelo Battel, Aldo Baracchini, Claudio Moretti, Claudia Grimaz, Francesca Breschi, Tania Pividori, Sandra Cosatto, Ada De Logu, Claudia Mortali, Chiara Minca, Elena Molinari, Daniela Zorzini, Massimo Somaglino, Elvio Scruzzi, Manuel Buttus, Gigi Del Ponte, Giorgio Monte, Stefano Rota, Monica Aguzzi, Giampaolo Andreutti, Franca Baracchini, Gabriele Benedetti, Marco Brollo, Antonio Cantarutti, Giancarlo Celant, Federico Corubolo, Massimo Furlano, Alessandro Gasparini, Andrea Orel, Maurizio Persello, Alessandro Quarta, Xavier Rebút, Enzo Tonini
scene Carlo Sala
costumi Carlo Sala
musiche e cori Giovanna Marini

produzione Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia, Teatridithalia e Biennale di Venezia

Biennale, Oktoberfest, red carpet e realismo

A Monaco, l’Oktoberfest non si farà. La notizia che cancella la famosa festa di settembre è di ieri. A Venezia, la Mostra del Cinema si farà. A settembre, come era scritto nel calendario. Lo ha confermato l’altro ieri il presidente della Biennale, Roberto Cicutto.

Red Carpet alla Biennale di Venezia

Chi è stato a Monaco di Baviera – tra boccali di birra e salsicce – chi è stato a Venezia al Lido – e si è pigiato attorno al red carpet per vedere da vicino le star – sa che il rischio, meglio, la certezza di assembramenti, è forte in tutti i due casi.

Di questi tempi, assembrarsi non è una pratica raccomandata. Succederà così anche in autunno.

Chiedere perché cinema sì e birra no, sa di provocazione. Ma costringe a un pensiero in più. Dentro il quale, realismo e buon senso hanno la meglio.

Cinema e birra

Anche la Mostra d’arte cinematografica è una festa. Anche i cinefili sono capaci di perdere la testa per i propri beniamini. E rischierebbero chissà che cosa per conquistarsi un saluto e vuoi mai un autografo. Però il cinema resta pur sempre un’arte a distanza. Per il tempo e lo spazio che ci separano dagli attori. Per le poche file di posti vuoti che ci distanziano dallo schermo.

Autografi alla Mostra del Cinema della Biennale di Venezia

La birra è un lubrificante sociale ed è un’arte di vicinanza. Bere birra da soli è triste. I boccali vanno per forza d’accordo con la bocca. E con le lunghe chiassose tavolate che sono il segno caratteristico della festa bavarese.

Contingentare gli ingressi, tenersi a distanza, sottoporsi al bavaglio delle fastidiose mascherine, dovrebbe essere più facile a Venezia, che non sul prato dell’Oktoberfest.

Oktoberfest

Devono aver pensato così nelle sale della presidenza della Biennale, a Palazzo Giustinan, e attorno al tavolo del governatore della Baviera, Markus Soeder. Consapevoli delle ricadute economiche che cancellare o confermare comporta. Quel festival cinematografico è il più longevo al mondo (77 edizioni, dal 1932). Quell’altra è la festa popolare più famosa del pianeta (450 milioni di euro di bilancio). Due ragionamenti piantati nella realtà delle situazioni, fondati sul realismo. E non, come succede in più parti da noi, sulla spinta emotiva, o per presa di posizione.

La spinta e il salto

Io aggiungo che il calendario della Biennale 2020 (una raffica di date che comprende anche Mostra di Architettura e Biennali dal vivo, ossia i tre festival di Teatro, Danza e Musica contemporanee) rappresenta una spinta all’ottimismo. Per la nostra salute e per quella delle arti.

Sarà complicato, complicatissimo conciliare lo spettacolo dal vivo con i regolamenti e le ordinanze che a settembre imbriglieranno le nostre libertà e le nostre vite. Probabilmente meno stringenti di quelli odierni. Ma sempre limitanti.

Ma il bello, il lato lucido della medaglia, secondo me è proprio qui. Nella sfida a ripensare teatro, danza, musica dal vivo in condizioni nuove, impensabili, diverse. Sarà il momento in cui – forse, ma finalmente – faranno un salto in avanti.

Le date della Biennale 2020

La 17.a Mostra di Architettura (diretta da Hashim Sarkis) si inaugurerà il 29 agosto e resterà aperta fino al 29 novembre 2020.

La 77.a Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica (diretta da Alberto Barbera) è in programma dal 2 al 12 settembre.

Seguiranno poi il Festival del Teatro (diretto da Antonio Latella, dal 14 al 24 settembre), il Festival di Musica Contemporanea (diretto da Ivan Fedele, dal 25 settembre al 4 ottobre) e il Festival di Danza Contemporanea (diretto da Marie Chouinard, dal 13 al 25 ottobre).

Tutte le altre informazioni sul sito ufficiale della Biennale di Venezia.

Aprile, le scene e la carica dei ventiquattro

Ci sono le grandi ambizioni. Poi, ci sono quelle più modeste e personali.

Su una cosa puntavo prima che arrivassero epidemia, pandemia, crisi: i 24k. Ventiquattro come i carati dell’oro.

24 carati

Dopo essere nato cinque anni fa tra i blog di Repubblica, nell’aprile del 2017 QuanteScene! è migrato anche su questa piattaforma, il mio dominio personale: robertocanziani.eu.

Un anno fa, avevo raggiunto il dignitoso traguardo dei 12k (qui il post del 2019). Significa che dodicimila utenti singoli avevano letto le pagine di QuanteScene!

L’obiettivo per il 10 aprile 2020 erano i 24k. Ventiquattro carati.

Non ci sono riuscito. Manca poco, pochissimo, ma non sono ancora 24.

Epidemia, pandemia, crisi hanno rallentato un sacco di cose. E anch’io mi sono trovato a rallentare.

Il post precedente è stato però un successo. La mia piccola guida al teatro italiano contemporaneo (puoi vederla subito) è stata letta e scaricata da un migliaio di lettori. Non male direi. Con alcuni riscontri di stima, apprezzamenti per la selezione video finale, e anche qualche critica, certo. Ma è inevitabile.

Teatro Italiano contemporaneo for dummies su QuanteScene!

Tra qualche giorno toccherò quota 24k. Forse già domani, grazie a questo post “civetta”.

Grazie perciò a chi ora ha finito di leggerlo. E anche a tutti gli altri, naturalmente. Continuate a far visita a QuanteScene!

Claudio Tolcachir guiderà l’Ecole des Maîtres 2020

L’Ecole des Maîtres 2020 prenderà il via alla fine di agosto e sarà guidata dal regista argentino Claudio Tolcachir. E’ stato appena pubblicato il bando che selezionerà sedici giovani attori, i quali potranno partecipare a questo corso internazionale itinerante di perfezionamento teatrale, giunto alla 29sima edizione. L’Ecole des Maîtres permetterà loro di lavorare per parecchie settimane con un ‘maître’, un maestro del teatro internazionale, qual è indiscutibilmente Tolcachir. 

immagine di Claudio Tolcachir
il regista argentino Claudio Tolcachir – ph. Tommaso Le Pera

Per giovani attori, provenienti da 4 Paesi europei

Lo comunica il Css, teatro stabile d’innovazione del Fvg, sede a Udine, capofila della cordata europea che, grazie a un’idea del critico teatrale Franco Quadri, ha dato il via trent’anni fa a questa iniziativa transnazionale, riservata a attori tra i 24 e i 35 anni con provenienze da Portogallo, Francia, Belgio, oltre che dall’Italia.

“Sono convinto che, per un maestro del palcoscenico e anche per un regista, la qualità più importante sia avere uno sguardo attento – spiega l’artista argentino – così da poter vedere che cosa c’è nell’altro e che probabilmente l’altro non sa di avere. Un buon maestro è chi fa nascere l’attore che c’è nell’allievo. Non mi interessa l’idea di un attore che parla bene, che si muove bene. La tecnica è ovviamente una base necessaria per agire su un palcoscenico. Ma per giungere a un teatro che commuove, come il mio, ho necessità di vedere l’umanità dell’attore”.

Ecole des Maitres - Claudio Tolcachir

Tolcachir ai suoi attori: “Suonate il campanello!”

Tolcachir è nato e vive in Argentina dove ha fondato, ancora nel 1998, la compagnia Timbre Quatro (campanello numero quattro). Il nome fa riferimento alle origini del suo lavoro teatrale, nel seminterrato di un appartamento a Buenos Aires: per entrare bisognava suonare. Da allora la sua visibilità internazionale è andata via via crescendo. Ospite a Madrid, Parigi, Lisbona, Dublino, New York, in Italia ha presentato i suoi spettacoli alla Biennale di Venezia, e anche a Roma e al Piccolo di Milano. Qui ha creato la versione italiana del suo titolo più noto, Emilia, con Giulia Lazzarini protagonista.

Lo scorso novembre, sempre a Milano, al Teatro Franco Parenti, è andato in scena Próximo, spettacolo che sembra fatto apposta per aiutarci a capire le conseguenze dell’emergenza che stiamo attraversando.

Próximo, testo e regia di Claudio Tolcachir, lo scorso novembre al Teatro Franco Parenti

“Oltre che un’istantanea dell’amore ai tempi dei social network – spiega Tolcachir – “Próximo” è un’opera intima, che si interroga su quanto possiamo “essere vicini” a qualcuno che è lontano. Quando la comunicazione si interrompe, l’illusione di occupare lo stesso spazio svanisce e resta solo la solitudine e la consapevolezza della profonda distanza che ci separa, e separa in teatro i due personaggi. Eppure, forse come noi, essi riescono a costruire una loro intimità fatta di silenzi, sguardi mediati da uno schermo e soprattutto dal linguaggio“.

Si comincia a Udine. Poi Roma, Lisbona, Coimbra, Liegi, Caen e Reims

Il corso, intitolato “La creazione accidentale”, si svilupperà per 13 giornate a Udine – dal 28 agosto all’8 settembre – e proseguirà con fasi di lavoro e presentazioni pubbliche a Roma, Lisbona, Coimbra, Liegi, Caen e Reims, fino al 17 ottobre.

La scadenza per candidarsi all’Ecole des Maîtres 2020 è il 9 aprile 2020 (il bando completo è sul sito www.cssudine.it).

[pubblicato il 12 marzo 2020 su IL PICCOLO – quotidiano di Trieste]

Teatro senza teatri – C’è un minuscolo Mecenate in ciascuno di noi

La verità è che tutti si arrangiano. Secondo la proverbiale e scontata formula che fa parte del bagaglio genetico degli italiani.

Ristoranti, pizzerie, bar chiudono alle 18.00? Allora dopo le 18.00, la margherita te la porto a domicilio. E te la lascio sulla soglia di casa.

Anche il teatro, che si ritrova senza i teatri, ha una gran voglia di arrangiarsi.

Si erano arrangiati i comici del 1500. E avevano inventato il fenomeno più rivoluzionario mai capitato nella storia del teatro: la Commedia dell’Arte. Vuoi che non si arrangino i teatranti di adesso, che hanno a disposizione un ventaglio di tecnologie millemila volte superiore?

io sono Mecenate - banner

I nostri aggregatori sociali

Facebook, Instagram, Twitter, i nostri aggregatori social e sociali sono là già pronti. Legioni di followers, gruppi già strutturati, dirette in streaming e videoparty (che non sono soltanto occasioni per un digital spritz). Il pubblico insomma c’è. E anche ben organizzato.

L’altra sera in un videoparty avviato sulla pagina Fb del Teatro dei Borgia, ho intercettato il teatro di strada di Medea da sola. Lo spettacolo era nato lo scorso anno, con la protagonista, Elena Cotugno, che in un furgoncino portava gli spettatori (sette per volta) lungo le vie della prostituzione delle maggior città italiane, per raccontare una tragedia di sesso commerciale, schiavitù e immigrazione. Non è stato difficile replicarlo in diretta via Fb con un telefonino e lo stream. La sua Medea, questa volta, era da sola.

La stessa sera, quando si è saputo che i teatri avrebbero chiuso i battenti fino al 3 aprile, Viola Graziosi annunciava sulla sua pagina Fb di essere una delle poche attrici a andare in scena. Con tutte le restrizioni del caso. “Se non si può uscire di casa, il teatro entra nelle case” scriveva sul suo profilo Fb annunciando la diretta per Radio Tre Rai, dal palco della sala B di via Asiago, di I testamenti di Margaret Atwood.

Il precipizio economico

Ma è anche vero che tante iniziative estemporanee, frutto di buona volontà e ingegno, lasciano – come siamo abituati a dire – il tempo che trovano. Cioè questo tempo di crisi.

I teatri che si sono dati una forte struttura aziendale, in pratica tutto il teatro (cosiddetto) pubblico, hanno subito messo in evidenza il precipizio economico lungo il quale il comparto dello spettacolo dal vivo ha cominciato a scivolare (vedi su QuanteScene! il mio post del 25 febbraio scorso) . È un settore, che a differenza di altri non conosce né ferie né ammortizzatori sociali. Attori, tecnici, personale di sala, servizi indotti, non lavorano e basta.

Leggi ad esempio la lettera che Elio De Capitani rivolge al pubblico del Teatro dell’ElfoPuccini, ma non solo, documento pubblicato sul blog di Anna Bandettini).

È di  questa mattina, la notizia di un’iniziativa che prova in qualche modo a utlizzare strumenti già esistenti per garantire a attori e compagnie (che hanno viste cancellate tutte le loro date, nel più ottimista dei casi fino al 3 aprile), di recuperare almeno un po’ di quella dignità economica che è il minimo requisito dell’attività professionale.

La trascrivo qui sotto, per fare prima, e dare subito risalto al progetto #iosonoMecenate, ideato, in concerto con il Mibact, dal Css, che è il Teatro stabile di innovazione del Friuli Venezia Giulia.

Mecenate è stato, nel primo secolo a.C., il consigliere culturale dell’Imperatore Augusto, il suo curator artistico. Aveva patrocinato, a proprie spese, la crescita dei giovani artisti. Catullo, Orazio, lo stesso Virgilio lo ringraziarono nelle loro opere (e lo resero così celebre e immortale) per il suo appoggio finanziario.

Oggi un minuscolo Mecenate si può manifestare in ciascuno di noi.

Le notizie più aggiornate sul progetto si trovano sul sito Cssudine.it alla sezione news. Qui di seguito il loro comunicato:

#iosono Mecenate

Restiamo a casa, ma con gli artisti. E diventiamo tutti mecenati culturali per sostenerli.

I teatri sono chiusi, ma il contributo dell’Arte in tutte le sue forme deve continuare a essere forte e presente, un punto di riferimento per la società. Un motore che la mantiene viva, civile, responsabile, solidale e creativa.

Il CSS Teatro stabile di innovazione del FVG ritiene prioritario impegnarsi per dare subito una risposta che possa contribuire a superare responsabilmente lo stato di forte crisi che investe i lavoratori dello spettacolo, gli artisti, registi, attori, musicisti, tutte le figure di collaboratori artistici e i tecnici del settore che non possono più andare in scena dal vivo.

Nasce così #iosonoMecenate, un’iniziativa che darà la possibilità al CSS, come centro di produzione teatrale, ma anche a comuni cittadini, a privati, aziende, associazioni, di dare un importante contributo: affrontare l’emergenza che stiamo vivendo pensando anche alla categoria più fragile e direttamente colpita del mondo dello spettacolo, sostenendo il lavoro degli artisti, sia creativo che in termini economici.

La risposta viene da uno strumento già esistente, predisposto dal MiBACT Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo.

Si tratta dell’Art Bonus, una misura ideata per diffondere e favorire il mecenatismo culturale.

Art Bonus e sostegno economico

Numerose sono in questi giorni le iniziative che si trovano online, dai concerti alle letture agli spettacoli in streaming, che gli artisti offrono gratuitamente agli spettatori digitali. Ma non si sono ancora incontrate occasioni che siano in grado di sostenere anche economicamente gli artisti in questo momento di difficoltà per l’impossibilità di lavorare, con produzioni e tournée cancellate o sospese.

L’Art Bonus consente a soggetti privati di effettuare erogazioni liberali in denaro per il sostegno alla cultura e al tempo stesso di godere di importanti benefici fiscali sotto forma di credito di imposta.

Il donatore (se lo desidera) entrerà nell’elenco dei Mecenate per l’Arte e la Cultura pubblicato sul sito Art Bonus, dove potrà scaricare la ricevuta con l’evidenza della causale “Art bonus – Ente Beneficiario – Oggetto dell’erogazione” necessaria per l’ottenimento dell’agevolazione fiscale. Il singolo versamento potrà essere di qualunque cifra a partire da 1 euro e l’erogazione liberale potrà essere recuperata nell’ordine del 65% a titolo di credito di imposta. Va segnalato che anche la Regione Friuli Venezia Giulia (seconda regione in Italia) ha deciso di sostenere il mecenatismo culturale attivando dallo scorso anno un suo Art bonus regionale con la possibilità di erogazioni più cospicue.

iorestoacasa con - Io sono Mecenate

Da sabato 14 marzo

#iosonoMecenate prenderà vita sabato 14 marzo ore 21 con uno speciale format di visioni a distanza in forma di diretta sulla pagina Facebook del CSS Teatro stabile di innovazione del FVG intitolato #iorestoacasa con Nicoletta Oscuro (attrice e cantante) e Matteo Sgobino (chitarrista). Poi martedì 17 marzo con Marta Cuscunà (attrice).

#Iorestoacasa con… è un percorso di appuntamenti che ci porterà nella case degli artisti, con ospiti ad ogni puntata diversi, da tutta Italia e con gli artisti del territorio del Friuli Venezia Giulia.

Il filo rosso della narrazione sarà scoprire assieme a loro come “traghettare verso il futuro”, immaginando il post emergenza e la nostra rinascita assieme a chi sviluppa artisticamente il nostro immaginario collettivo, nutrendo di ispirazioni e creatività il cambiamento che ci attende.

#iorestoacasa con…

Fra i primi artisti ad aver aderito all’idea ci sono Marta Cuscunà, Teho Teardo, Fabrizio Arcuri, Rita Maffei, Ksenija Martinovic, Teatro Incerto (con Claudio Moretti, Fabiano Fantini, Elvio Scruzzi), Fabrizio Pallara, teatrino del Rifo (Manuel Buttus e Roberta Colacino), Nicoletta Oscuro, Matteo Sgobino, Francesco Collavino, e molti altri se ne aggiungeranno nelle prossime ore.

Ogni appuntamento online avrà come protagonista un artista o un piccolo gruppo di artisti che ci racconteranno, tra un momento performativo e l’altro, il loro punto di vista. Come affrontano questo momento e quali sono i loro progetti, i consigli e qual è la loro visione del futuro. Cosa immaginano di fare o di consigliare per il momento in cui questa fase difficile avrà fine.

Ognuno sceglierà le forme e i contenuti con cui parlare agli spettatori digitali in questo format, quali sono i libri che stanno leggendo o che vogliono portare con sé nel futuro, quali i film, quali gli universi sonori, interpreteranno brani teatrali, canzoni, danzeranno, immagineranno una rinascita possibile in un futuro prossimo.

#Iorestoacasa con… prevede che gli artisti vengano scritturati per la giornata di lavoro dal CSS, mentre gli spettatori potranno fruire gratuitamente delle dirette online e degli streaming in differita, ma soprattutto potranno diventare un “Mecenate” e fare il loro Art bonus con una erogazione tramite bonifico, versamento postale, carta di credito e altre modalità previste. Quanto raccolto verrà destinato dal CSS agli artisti stessi e corrisposto interamente in giornate lavorative.

Primo appuntamento, come si è già detto, in diretta dal profilo Facebook del CSS, sabato 14 marzo (ore 21) #iorestoacasa con… Nicoletta Oscuro (attrice e cantante) e Matteo Sgobino (chitarrista). Poi martedì 17 marzo con Marta Cuscunà (attrice).

Di città in città con Luca Ronconi. Per raccontarne la vita e l’intelligenza audace

In viaggio con Luca è il docufilm di Gianfranco Capitta e Simone Marcelli che racconta il regista teatrale – scomparso cinque anni fa – attraverso i suoi luoghi. Non solo teatri, anche strade, hangar, piazze, mercati, cantieri… Lunedì 2 marzo verrà proiettato al Teatro Argentina di Roma (ore 20.30).


Nelle prime immagini la videocamera si muove negli stretti vicoli di Susa, la città tunisina dove Luca Ronconi era nato, l’otto marzo di ottantasette anni fa. Nel vociare del mercato, un camaleonte sgrana gli occhi tenuto in mano da un venditore locale.

Nelle ultime, invece, la tranquillità di un cimitero di campagna (a Civitella Benazzone in Umbria) fa cornice a una piccola cappella di pietra nuda. Ronconi riposa lì, accanto alla madre Fernanda e alla sua più stretta assistente, Maria Annunziata Gioseffi detta Nunzi.

In viaggio con Luca Ronconi - mercato di Susa
Un camaleonte al mercato di Susa, la città natale di Luca Ronconi

In viaggio tra le creazioni di Luca Ronconi

Tra il venire al mondo (Susa, 1933) e il lasciarlo (Milano, 2015), c’è il viaggio di una vita. E In viaggio con Luca, proprio questa vita racconta. Il docufilm ideato e realizzato da Gianfranco Capitta e Simone Marcelli, con un minuzioso lavoro di ricerca di documenti e alternato a interviste illuminanti, verrà presentato lunedì 2 marzo al Teatro Argentina di Roma (ore 20.30), uno dei tanti luoghi che hanno visto dispiegarsi in 50 anni di regia l’intelligenza audace di Luca Ronconi.

La parete che piomba sugli attori in Quer pasticciaccio brutto de via Merulana, 1996

Dall’Argentina di Roma al Fabbricone di Prato. Dal lago di Zurigo al Palazzo Farnese di Caprarola. Dal Regio di Torino al teatro Studio di Milano. E ancora: i cantieri navali della Giudecca a Venezia, la Sala Presse dello stabilimento automobilistico del Lingotto, i capannoni della scuola di perfezionamento a Santa Cristina in Umbria, l’immensità del Teatro greco di Siracusa e la minuscola sala di Solomeo, voluta da Brunello Cucinelli.

Per Gianfranco Capitta, che discretamente, in punta di piedi, ci accompagna in ciascuno di questi luoghi, raccontare Ronconi è raccontare qualcosa come duecento spettacoli: una teatrografia vastissima, prosa e lirica, testi classici e lavori sperimentali, ricercati gioielli di drammaturgia e colossali spettacoli all’aperto.

Quasi fosse Virgilio, mentre cammina sopra le acque delle gaggiandre del Sansovino a Venezia, o si accomoda sul velluto rosso delle poltrone del Teatro Carignano a Torino, Capitta è voce narrante e corpo itinerante. Chiave per comprendere, o forse solo intuire, che cosa effettivamente sia stata l’ intelligenza dello spettacolo che Ronconi possedeva, e che chiunque abba lavorato con lui riconosce essere stata davvero speciale.

Le interviste

“Ci portato a dei punti che non avremmo mai immaginato di toccare” dice Massimo De Francovich. “Una capacità da rabdomante di riconoscere strutture invisibili” dice Fabrizio Gifuni. “La sensazione di aver incontrato un’intelligenza superiore” dice Pierfrancesco Favino.

In viaggio con Luca Ronconi - Ottavia Piccolo
Ottavia Piccolo intervistata a Venezia

Di questo saper leggere oltre la superficie traslucida dei testi, di farne scaturire scintille che li illuminano di una luce mai apparsa prima, parlano anche Umberto Orsini, Franca Nuti, Massimo Foschi, Ottavia Piccolo, Antonello Fassari, Anna Bonaiuto, Luca Zingaretti, Galatea Ranzi, Massimo Popolizio, Lucrezia Guidone e tanti altri. La grande famiglia degli interpreti che, allenata alle sue pratiche di regia, pur in diverse generazioni, rappresenta il meglio del teatro italiano oggi.

E poi, a dichiarare il fulgore creativo di Ronconi, anche il maestro della fotografia Vittorio Storaro, il soprano Raina Kabaivanska, il direttore della Scala di Milano Riccardo Chailly, la scenografa Margherita Palli, il press agent Enrico Lucherini, lo stilista Antonio Marras, tutti partner in un’arte che sfugge, perché è dal vivo, e che siamo incapaci di fermare, se non nel ricordo.

In viaggio con Luca Ronconi - Riccardo Chailly
L’intervista a Riccardo Chailly – Teatro alla Scala, Milano

Tradizione è ciò che si rinnova nel tempo

“Ronconi fa parte della tradizione italiana, del teatro italiano, dell’opera italiana – spiega Riccardo Chailly. “Proprio perché ha fatto quello che ha sempre predicato. La tradizione, mi diceva sempre Luca, è qualcosa che si rinnova nel tempo. La routine invece è ciò che che si fossilizza e cristallizza la parola tradizione”.

Così, come quel camaleonte incontrato nei vicoli del souk di Susa, le macchine volanti dell’Orlando furioso, la facciata del palazzaccio di via Merulana che precipita sugli attori sfiorandoli come un alito di brezza, le locomotive in moto per Gli ultimi giorni dell’umanità. Tante sono le immagini che ci ricordano il Ronconi dei grandi spazi e delle sfide audaci.

Altrettante quelle che brillano per nitidezza. L’oscurità in cui Marisa Fabbri veste tutti i personaggi delle Baccanti di Euripide dentro le celle dell’Istituto Magnolfi di Prato. O il biancore abbacinante con cui Ronconi ha disegnato la saga dei Lehman Brothers, il suo ultimo spettacolo.

Lehman Trilogy di Stefano Massini, regia Luca Ronconi

L’ultima trilogia

A proposito di quella Trilogia, che Ronconi portò in scena pochi giorni prima di morire, Paolo Pierobon rievoca: “Ricorderò sempre quegli ultimi 45 giorni di prove. La sua era una specie di riappacificazione con il mondo. Non era un tirare i remi in barca, ma era… un allerta, un dolcissimo allerta. Non poteva che darti il coraggio, l’eroismo che lui stesso mostrava ogni giorno. Un giorno ha avuto un momento si collasso, si è rialzato e… ‘dov’eravamo rimasti?‘… è andato avanti per altre due ore”.

Vedi qui sotto il trailer del docufilm di Capitta e Marcelli.

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IN VIAGGIO CON LUCA
un docufilm di Gianfranco Capitta e Simone Marcelli
con la partecipazione di: Vittorio Storaro, Pierfrancesco Favino, Luca Zingaretti, Enrico Lucherini, Umberto Orsini, Fabrizio Gifuni, Ottavia Piccolo, Massimo Foschi, Anna Bonaiuto, Antonello Fassari, Paola Bacci, Franca Nuti, Paolo Pierobon, Massimo De Francovich, Massimo Popolizio, Galatea Ranzi, Francesca Ciocchetti, Lucrezia Guidone, Margherita Palli, Raina Kabaivanska, Riccardo Chailly, Brunello Cucinelli, Antonio Marras
testo e interviste Gianfranco Capitta
direttore della fotografia Fabio Ferri
musiche originali Francesco Borghi
produzione Associazione Culturale La Catrina MMXX / Catrina Producciones
regia Simone Marcelli

ingresso libero, con prenotazione del sito del Teatro di Roma e su Eventbrite

Vuoi vedere che Kant era un cantautore? Concorso Europeo della Canzone Filosofica

Si ispira chiaramente all’Eurofestival, il song contest internazionale che ogni anno registra tra i 100 e i 600 milioni di spettatori su radio, tv e rete. Ciò che cambia, nel Concorso Europeo della Canzone Filosofica, è un guizzo di humor e disincanto: gli autori delle canzoni sono tutti belle teste pensanti.

Concorso Europeo della Canzone Filosofica

Comincia oggi la serie degli spettacoli del Festival VIE 2020, che riserva un posto d’onore (questa sera, ore 21.00, Teatro Bonci di Cesena) al Concorso Europeo della Canzone Filosofica. Un’idea del performer italo-svizzero Massimo Furlan, uno che di brillanti idee, in 30 anni di carriera, ne ha avute parecchie. Tutte sorprendenti.

Stavolta Furlan strizza l’occhio a uno di quegli eventi mediatici che, dalla televisione alla rete, sono stati capaci di registrare i maggiori dati di ascolto. Da Gigliola Cinquetti agli Abba, a Conchita Wurst, pare che l’Eurofestival sia l’appuntamento (non sportivo) più seguito al mondo.

Les Italiens - Massimo Furlan
Les Italiens, altro progetto di Massimo Furlan, visto lo scorso anno a Napoli Festival

Vale la pena, ha pensato Furlan, catturare l’eco di tanta risonanza e approfittare del formato canzone per eseguire la celebre mossa del cavallo. 

Imitando l’astuto esempio del cavallo di Troia – dice – ho pensato di reintrodurre il pensiero e la riflessione filosofica nel cuore stesso dell’intrattenimento. Ho creato un oggetto musicale che è, al tempo stesso, totalmente credibile sotto il profilo degli standard della musica popolare (slow, latino, disco, rock, ballata…), ma restituisce anche importanza al pensiero nelle canzoni, per raggiungere la pubblica piazza e diffondersi“. 

Filosofi e/o parolieri

Perché a scrivere i testi delle canzoni sono stati alcuni tra i più autorevoli pensatori e filosofi contemporanei europei. Per l’Italia, l’onere di paroliera è toccato a Michela Marzano, docente di filosofia morale, saggista, politica. Insomma, una gran bella testa, che in uno uno stile pop, che non vuol dire populista, è stata chiamata con altri dieci colleghi filosofi a rimettere in gioco certe questioni cruciali, oggi.

Il Concorso è una trovata niente male perché – continua Furlan – “ solleva questioni legate all’identità, quella dei diversi paesi rappresentati e quella dell’Europa intesa come comunità, in un momento in cui quest’ultima è sempre più fragile e in discussione. E perché la questione della competizione coinvolge tutte le sfere del mondo contemporaneo: politica, sociale, economica, sportiva, culturale“.

Concorso Europeo della Canzone Filosofica

La giuria

Come ogni contest che si rispetti anche il Concorso Europeo della Canzone Filosofica prevede una giuria. Per chi non ne avesse abbastanza di giudici, dai talent show ai concorsi di cucina, ecco servita, per questa gara di pensieri, una giuria di riverita attitudine intellettuale.

Presieduta da Loredana Lipperini, comprende anche il filosofo Stefano Bonaga, la scrittrice Michela Murgia, il cantautore Daniele Silvestri e Marino Sinibaldi, direttore di Rai Radio3. Insomma, la crema.

Per VIE 2020, Massimo Furlan sarà affiancato sul palco, nel ruolo di presentatori, da una delle attrici più iconiche della scena italiana, Federica Fracassi. La quale è stata vista aggirarsi per Bologna, qualche giorno fa, alla ricerca di un abito degno di filosofie e canzoni. Pare che l’abbia trovato, firmato Antonio Marras.

Altri appuntamenti a Vie

Il Festival VIE 2020 proseguirà tra Modena, Bologna e altri centri emiliani fino al domenica 1 marzo. In questo primo weekend, il cartellone prevede anche altri spettacoli, alcuni al debutto, altri in prima nazionale, che si preannunciano meritevoli. Per esempio Architecture, ideato e realizzato da Pascal Rambert, con alcuni fra i più eccellenti nomi del teatro francese (come Emmanuelle Béart, Audrey Bonnet, Arthur Nauzyciel, Stanislas Nordey), in scena a Bologna. Oppure Chi ha ucciso mio padre, nuova produzione del duo Deflorian/Tagliarini per Francesco Alberici su un testo di Édouard Louis, in scena a Modena.

Sarà più ricco di appuntamenti ancora il secondo weekend, a proposito del quale QuanteScene! tornerà puntuale.

Vedi il programma completo di VIE 2020, a Modena, Bologna e altrove.

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Concorso Europeo della Canzone Filosofica

ideazione, regia e scenografia Massimo Furlan
ideazione e drammaturgia Claire de Ribaupierre
assistente Nina Negri
testi delle canzoni Jean Paul Van Bendegem (Belgio, regione fiamminga), Vinciane Despret (Belgio, regione vallone), Philippe Artières (Francia), Leon Engler (Germania), Michela Marzano (Italia), Kristupas Sabolius (Lituania), Ande Somby (Norvegia), José Bragança de Miranda (Portogallo), Mladen Dolar (Slovenia), Santiago Alba Rico (Spagna), Mondher Kilani (Svizzera)
composizioni musicali Monika Ballwein (direttore), Maïc Anthoine, Gwénolé Buord, Arno Cuendet, Davide De Vita, Lynn Maring, Bart Plugers, Karin Sever
direzione musicale Steve Grant, Mimmo Pisino
supervisione musicale e coordinamento HEMU – University of Music Lausanne: Laurence Desarzens, Thomas Dobler
con Davide De Vita, Dylan Monnard (voce), Dominique Hunziker, Lynn Maring, Mathieu Nuzzo, François Cuennet (tastiere), Arno Cuendet, Martin Burger (chitarra), Jocelin Lipp, Mimmo Pisino (basso), Hugo Dordor, Steve Grant (batteria)

presentatori Federica Fracassi, Massimo Furlan
giuria Loredana Lipperini (Presidente), Stefano Bonaga, Michela Murgia, Daniele Silvestri, Marino Sinibaldi

insegnante del movimento Anne Delahaye
luci e scene Antoine Friderici
creazione video Jérôme Vernez
costumi Severine Besson
trucco e parrucche Julie Monot
tecnica e costruzione scene Théâtre Vidy-Lausanne

produzione Numero23Prod. – Théâtre Vidy-Lausanne in collaborazione con i dipartimenti di musica contemporanea e jazz della Haute École de Musique de Lausanne
coproduzione MC93 – Maison de la Culture de Seine-Saint-Denis, Bobigny – Emilia Romagna Teatro Fondazione, Modène – Festival de Otoño, Madrid – NTGent, Gand – Théâtre national d’art dramatique de Lituanie, Vilnius -Rosendal Teater, Trondheim – Théâtre de Liège – Théâtre Mladinsko, Ljubljana – Comédie de Genève – Equilibre-Nuithonie, Fribourg – Les 2 Scènes, Scène nationale de Besançon – Teatro Nacional D. Maria II, Lisbonne – Teatro Municipal do Porto – Theater der Welt 2020, Düsseldorf
con il sostegno di Ville de Lausanne – État de Vaud – Pro Helvetia, Fondation Suisse pour la Culture – Loterie Romande – Fondation Leenaards – Pro Scientia et Arte – Fondation du Jubilé de la Mobilière

Lucia Calamaro: “I fatti contano poco, per me conta ciò che succede dentro”

Nostalgia di Dio – sottotitolo Dove la mèta è l’inizio – è lo spettacolo, scritto e diretto da Lucia Calamaro, che va in scena stasera al Teatro Palamostre di Udine, nella stagione di Teatro Contatto.
Non è un’autrice qualsiasi, Lucia Calamaro. Bisogna stare a sentirla un po’, per entrare in sintonia con i suoi testi.

“Il problema è che Lucia Calamaro è un genio”. È una citazione, le dico.

Così ha scritto Christian Raimo a proposito di questa donna, che sta lasciando uno dei segni più interessanti fra quanti, italiani e italiane, scrivono per il teatro.

Lo aveva pensato, lo scrittore Raimo, quando Calamaro era assai meno nota. Era passato poco più di un anno da quando uno spettacolo scritto e diretto da lei, L’origine del mondo (2012, lo stesso titolo del quadro di Edouard Courbet esposto a Parigi), aveva cominciato a segnalarla all’attenzione di chi in scena cerca ciò che verrà, non ciò che è già avvenuto.

“Il problema è che Lucia Calamaro è un genio” scriveva appunto Raimo. Anche perché è una persona complessa, e mica tutti lo sono. Un passato complesso: tre città a farle da casa, Roma, Montevideo, Parigi. Una formazione complessa: il mimo Jacques Lecoq, il sociologo Jean Duvignaud, il clown Philippe Gaullier. inoltre, una personalità audace e capace di pescare nella propria vita interiore gli elementi per fare un teatro per nulla esteriore.

Anche se, in apparenza, sembra mancare nei suoi lavori quella profondità che molti richiedono al teatro. La profondità di un’affermazione chiara, di una presa di posizione, di una lingua attiva, efficace, pratica, ben piazzata dentro trame solide e riconoscibili.

Fluidi, vaghi, stramati

Il teatro e la lingua di Lucia Calamaro sono invece fluidi, i personaggi vaghi, le trame stramate.

Penso che la lingua di Calamaro sia tra le poche in grado oggi di restituire la densità del discorso contemporaneo: la sua frantumatezza, il suo endemico guasto, la sua contradditorietà, la sua strutturale involuzione, il suo diventare monologo, pulsione corporea prima che relazione“. Aveva aggiunto lo scrittore Raimo, partecipe anche lui dello stesso mood linguistico.

Così erano i primi lavori di Calamaro, dialoghi nascosti nei monologhi, o viceversa, come Tumore (2008). Così anche i lavori successivi: Diario del tempo (2014), La vita ferma (2016), il più recente, Si nota all’imbrunire (2019), di cui protagonista insolito, per lei abituata a lavorare con la propria generazione, è Silvio Orlando.

Lucia Calamaro -Si nota all'imbrunire
Si nota all’imbrunire (2019). ph Matteo Spada

Due chiacchiere

Che effetto fa, Lucia Calamaro, sentirsi dare del genio?
La prima cosa che uno fa è arrossire, e poi ripetersi oddio oddio oddio, spero che non l’abbia letto nessuno. Per fortuna sono passati già cinque anni. In quella frase non mi ci vedo, non mi ci installo. Certo, meglio così, piuttosto che dicano sei scarsa, e che faresti meglio a fare un lavoro da impiegata.

Dicono drammaturga invece, autrice di teatro
Parola a cui sono abbastanza indifferente. Perché non sono solo quella cosa lì. Sono regista, a volte mi preoccupo delle scene, spesso cerco i costumi, dirigo sempre gli attori. Dalla pre-produzione al prodotto finale. Capocomico. Capocomica.
È vero che da fuori mi definiscono drammaturga. Forse è la cosa che spicca di più. Ma è solo un parte. E la parte al posto del tutto non mi basta. Capocomica, forse, altrimenti, mi sarei annoiata. Forse il problema sta in come uno vede se stesso, e come lo vedono gli altri.

Hanno scritto che i tuoi dialoghi costringono gli attori a recitare “alla quotidiana”.
Ho fissa in testa, stampata a fuoco, una frase che Roberto Herlitzka aveva ricevuto dal suo maestro Orazio Costa. “Beato l’attore che io vedo pensare”.
La sensazione che vorrei dare è che l’attore sia proprio pensando, nel momento in cui le cose le dice. Così come stiamo parlando, noi, adesso: io ti pento pensare, tu mi senti pensare, non abbiamo un copione scritto. L’immediatezza.

Lucia Calamaro - Diario del tempo
Diario del tempo (2014)

Non è che così si distrugge l’idea del personaggio?
Guarda, alle prove succede tantissimo che io sto seduta a guardarli, gli attori. A volte capita che dico fermi, scrivo qualcosa, perché improvvisamente ho capito qualcosa in più, gliela scrivo proprio lì, capisci. E poi dico, provate.
Le scene, non è che ci ho pensato prima, che me le porto da casa, alcune sì, ma altre no. Altre sono epifanie da lavoro. E come saranno i personaggi, non lo so proprio. Si capiscono capendo. Si capiscono facendo. Appaiono verso la fine. Non appaiono nemmeno alla prima (la prima di uno spettacolo è un luogo violento). Appaiono magari alla decima replica, dopo che hanno incontrato un certo numero di volte il pubblico.

Un po’ spiritistico, no?
Mi sento una persona estremamente privilegiata. I personaggi sono creature a cui voglio estremamente bene. Il mio analista dice che mi sono organizzata bene. Non ho una grande famiglia d’appartenenza, e per diverse vicende personali sono abbastanza orfana. Così mi sono organizzata un’ascendenza e una discendenza nella scrittura. I miei famigliari ideali, li ho messi tutti lì, nelle mie storie, tanta roba.

Lucia Calamaro - La vita ferma
La vita ferma (2016)

Storie che si sfilacciano, trame che si stramano.
Che poi sono quelle che mi interessano di più, anche nella vita. È un’esplorazione di stati d’animo, più che una narrazione, ciò che io metto sul palco. E questi stati d’animo appartengono a qualcuno, a una storia emotiva, a vicende e avvicendamenti interiori. I fatti per me contano abbastanza poco, conta ciò che succede dentro.

Come la nostalgia che hai messo nel titolo.
L’ho presa e ho fatto mia questa parola, forse in maniera nemmeno tanto originale: è un tema antichissimo, risale ai greci, è il tema del nostos, il ritorno, da cui la parola nostalgia.
Ma la mia non è la nostalgia eroica della grande letteratura, è un ritorno a casa piccolo, intimo. Vorrei poter tornare a casa, la mia casa, la casa dell’infanzia. Ma quella casa là, quelle persone là, non ci sono più. Per questo scrivo, per questo faccio teatro.


NOSTALGIA DI DIO
testo e regia Lucia Calamaro
interpreti Alfredo Angelici, Cecilia Di Giuli, Francesco Spaziani, Simona Senzacqua
scene/luciluci Gianni Staropoli
scene e costumi Lucia Calamaro
assistente alla regia Diego Maiello
disegno dell’angelo Luca Privitera
produzioneTeatro Stabile dell’Umbria in coproduzione con Teatro Metastasio
in collaborazione con Dialoghi – Residenze delle arti performative a Villa Manin 2018_2020

Breaking news 4. Tutti gli Ubu minuto per minuto. In diretta, i vincitori 2019.

In text streaming, dalla sala del Piccolo Teatro Studio Mariangela Melato di Milano la consegna dei Premi Ubu 2019. Seguila su QuanteScene! / blog di cose che succedono nei teatri.

annuncio Premi Ubu 2019

23.50
Buona notte… e che un giorno possiate essere premiati tutti (e tutte) 😉

23.35
“I premi servono a sollevare questioni”. Francesca Morello (Riff) riprende la sua canzone Echo, e a Milano la serata si conclude dalla sala Melato del Piccolo Teatro, davanti alle scenografie dello spettacolo di Roberto Latini, Mangiafuoco.

23.28
SPETTACOLO DELL’ANNO
ex aequo:
Aminta , regia di Antonio Latella
– Un nemico del popolo, regia di Massimo Popolizio

Al videomessaggio di Popolizio, si aggiunge, attorno a Antonio Latella, tutta la compagnia di Aminta. “Loro sono l’amore mio, ognuno di loro mi ha difeso e mi ha protetto sempre: è, questo, un premio che va alle donne, quelle che hanno il coraggio di denunciare gli uomini di merda, che le distruggono”.

23.25
PREMIO DELL’ASSOCIAZIONE UBU PER FRANCO QUADRI
a Maria Grazia Gregori
Jacopo Quadri consegnerà il premio a Maria Grazia Gregori in una serata dedicata a lei nel 2020.

23.20
MIGLIORE SPETTACOLO DI DANZA DELL’ANNO
Bermudas – coreografia Michele di Stefano
“Un lavoro senza bordo, che agisce sul perimetro dello spettacolo, dissolvendolo: è un premio al dissolvimento, una danza non sull’inclusività – parola abusata – ma sulla permeabilità, parola dolce che scioglie l’identità”

23.14
MIGLIORE REGIA
Lisa Ferlazzo Natoli per When the rain stops falling
“Le mie mani di acciaio e, alla pari, la mia tenerezza non sarebbero nulla se non fossimo, tutti assieme, un reparto di regia”.

23:05
MIGLIORE ATTRICE O PERFORMER
Maria Paiato per Un nemico del popolo
“Grazie a Massimo Popolizio perché per merito suo ho soddisfatto un desiderio che penso tutte le attrici condividano: fare i maschi in teatro”. E attacca con l’inverno del nostro scontento dal Riccardo III.

22.58
MIGLIORE ATTORE O PERFORMER
Lino Musella per The night writer – Giornale notturno
“Ogni attore è in debito con altri attori, attori conosciuti e attori ignoti, bisognerebbe costruire un monumento all’attore ignoto”.

22.35
PREMIO UBU ALLA CARRIERA
Mimmo Cuticchio
“Sono uno che viaggia e che continua a essere artigiano, più che artista . Così mi ha insegnato mio padre. Drizzavo i chiodi sulla piccola incudine, passavo carta vetrata sui legni, lucidavo armature con il limone e la sabbia. Una tradizione che rischiava di finire negli anni ’50. Ho aperto allora un teatrino, mi sono costruito i pupi con le mie mani e oggi mi onoro di vedere che tutte le scuole d’Italia che vengono a Palermo, possono ancora vedere il Teatro dei Pupi”. E racconta la storia della spada che apparteneva a Peppino Celano… “Nato e cresciuto in mezzo ai paladini, quando Peppino mi disse: prendi questa spada e facci un cunto, io non ricordavo assolutamente nulla, e improvvisai. Avevo 25 anni, ero sudato dalla testa ai piedi, e lui mi regalò la sua spada, la sua spada vera”.

22.30
Una menzione speciale segnala un percorso interrotto. “40 firmatari del Premio Ubu si sono fatti portavoce del sostegno a Flavia Armenzoni, Beatrice Baruffini e Alessandra Belledi, ex direzione del Teatro delle Briciole, sfiduciate a Parma dalla Fondazione Solaris, nonostante infanzia e nuove generazioni siano state la vocazione della compagnia delle Briciole, che ha segnato la storia recente del teatro italiano”.

22.24
MIGLIORE CURATORE/CURATRICE O ORGANIZZATORE/ORGANIZZATRICE
Settimio Pisano – Scena Verticale
Sul lavoro sotterraneo dell’organizzatore: “Lara, la mia figlia piccola, mi ha detto: “Papà, lo so che sei bravo, ma per che cosa ti hanno votato?”

Francesca Morello (Riff), colonna sonora di tutta la serata racconta come lavora sul suo veicolo, la musica, e com’è partita affondando le sue radici nel grunge.

22.12
MIGLIORI COSTUMI
Gianluca Falaschi – Orgoglio e pregiudizio e When the rain stops falling
“Le costellazioni famigliari che ci portiamo dietro, e che ci capita di trasformare in vestiti, in maniera kantoriana”.

22.10
MIGLIOR PROGETTO LUCI
Gianni Staropoli per Quasi niente di Deflorian-Tagliarini
“Il mio lavoro non è solo fare le luci, è il frutto del loro lavoro, altrimenti il mio sarebbe stato niente, quasi niente”.

22.00
MIGLIOR PROGETTO SONORO O MUSICHE ORIGINALI
Hubert Westkemper per Lo Psicopompo e per La classe

21.56
MIGLIOR PROGETTO SCENOGRAFICO
Stefano Tè, Dino Serra e Massimo Zanelli per Moby Dick – Teatro dei venti
“Una collettività in scena movimenta una nave-balena”.

21.53
MIGLIORE SPETTACOLO STRANIERO PRESENTATO IN ITALIA
The Repetition – Milo Rau
Scrive Rau in un messaggio inviato poco fa: “E’ la seconda volta che mi capita di ricevere un premio Ubu. E devo confessarlo: la seconda è ancora più bella della prima” e aggiunge una delle storielle dl signor K. di Bertolt Brecht. A tale proposito viene rammentata la recente e allarmante situazione ungherese, dove è stata istituita una commissione per il controllo governativo sull’attività dei teatri.

21.42
MIGLIOR ATTORE O PERFORMER UNDER 35
Andrea Argentieri – Se questo è Levi

21.28
MIGLIOR ATTRICE O PERFORMER UNDER 35
ex aequo
-Marina Occhionero
-Matilde Vigna.

“C’è splendore in ogni cosa, io l’ho visto” è la citazione da una poesia di Mariangela Gualtieri che Marina Occhionero aggiunge al premio.

21:13
MIGLIOR NUOVO TESTO ITALIANO O SCRITTURA DRAMMATURGICA
L’abisso – Davide Enia
A proposito del suo testo, dedicato a Lampedusa, la nostra frontiera: “Solo la grammatica della speranza ci permette di avere una visione prospettica, il mio ringraziamento va a tutti gli esseri umani che ho incontrato su quella frontiera e alla luce delle loro ferite” dice Davide Enia.
Assieme a Graziani, Enia ricorda Alessandro Leogrande, altro grande raccontatore della frontiera. “Il primo passo da compiere è ascoltare, qualcosa che non viene mai fatta”. Trauma e lager sono ancora parole chiave. “I lager esistono in Libia e sono pagati con i soldi europei”.

21.02
MIGLIORE NUOVO TESTO STRANIERO O SCRITTURA DRAMMATURGICA
When the rain stops falling – Andrew Bovell
Margherita Mauro è la traduttrice e legge la nota spedita da Bovell. “Può accadere che un pesce cada dal cielo nel 2039, quando i pesci si saranno già estinti. Abbiamo ancora il controllo dei nostri destino o oramai è troppo tardi?”

21.00
Chiara Lagani (Fanny e Alexander) sottolinea che l’applauso che arriva sempre intenso e da parte dei più giovani, al termine di Se questo è Levi rappresenta per loro l’incontro con un momento dei più tragici della nostra storia.

20.57
Simone Bruscia ricorda che il Premio Riccione nasce nel 1947, lo stesso anno di fondazione del Piccolo di Milano, con la decisione di guardare il mondo attraverso gli occhi della drammaturgia.

20.56
Angelo Savelli (Pupi e Fresedde – Teatro di Rifredi) si augura che autori come Sergio Blanco e Fabrice Murgia godano di maggior favore rispetto alla più nota e rappresentata drammaturgia anglosassone.

20.53
PREMI SPECIALI UBU 2019
ex aequo
– Pupi e Fresedde – Teatro di Rifredi “per l’inteso lavoro di traduzione, allestimento e produzione della nuova drammaturgia”,
Premio Riccione Teatro per “l’impegno da sempre profuso verso la promozione della cultura teatrale contemporaneo sviluppato sul piano della drammaturgia.
Il più votato tra i Premi speciali è :
Se questo è Levi di Fanny e Alexander per la complessa progettualità che indaga la personalità e l’eredità dello scrittore.

20.40
“Il Premio Ubu è uno sguardo collettivo sul teatro della contemporaneità” dice Graziano Graziani. In rappresentanza del comitato per il Premio Ubu, Lorenzo Donati illustra l’Ubu Database, implementato quest’anno: una fotografia di tutto ciò che è stato prodotto in questa stagione in Italia: “è la grande varietà e la polifonia della nostra scena, un sano politeismo che tiene insieme le diverse fedi del teatro”. La maggioranza degli spettacoli inseriti nel database ha un video.
Collaborano alla consegna dei premi Roberta Ricciardi e Giacomo Toccacieli, allievi della Scuola del Piccolo.

20.34
Ora siamo in diretta. Abbiamo sentito Echo suonata dal vivo di Francesca Morello (Riff). Un saluto dal palco a Federica Fracassi, conduttrice della scorsa edizione.

20:30
Graziano Graziani annuncia il collegamento imminente con Rai RadioTre Suite, accanto a lui c’è Cinzia Spanò, l’altra conduttrice della serata. Sul palco del Teatro Studio Melato la musica sta per partire.

20. 20

La sala del Teatro Studio pochi minuti prima dell’inizio della serata

20.00
Sono le 20.00 di lunedì 16 dicembre. Tra mezzora inizierà qui, nella sala del Piccolo Teatro Studio Mariangela Melato di Milano, la consegna dei Premi Ubu 2019.

La premiazione giunge alla fine di una doppia selezione di candidature che ha visto formate, inizialmente, le tre nomination per ogni singola categoria di premio: migliore spettacolo, migliore regia, migliori interpreti, e così via…

Le terne sono state annunciate, lo scorso 30 novembre in una puntata della trasmissione radiofonica Piazza Verdi su RadioTre e sono riportate in un precedente post di QuanteScene!

La serata viene anche trasmessa in diretta radiofonica su Rai RadioTre Suite.