Anghiari Dance Hub: che cosa guarda uno spettatore

Condivido con voi alcune riflessioni fatte giorni fa, a conclusione di uno degli eventi di Anghiari Dance Hub. È un post abbastanza lungo, lo so. Leggerlo tutto vi porterà via 6 minuti. Più o meno. Ma se siete anche voi spettatori, l’argomento vi interessa, eccome.

Anghiari Dance Hub - il teatro

Trovo sempre più stimolanti le restituzioni. Sono le occasioni in cui, dopo un periodo di residenza creativa, spesso in un teatro, un artista, un gruppo di artisti, il più delle volte giovani, restituiscono alla comunità che il ha ospitati il risultato del loro lavoro. Lavorano per una settimana, due, anche per un periodo più lungo – che sia teatro, danza, musica dal vivo, non cambia molto – e alla fine consegnano un risultato a chi li ha accolti e ospitati. Sarà qualcosa di provvisorio, magari di incompleto. Ma è una tappa importante per passare alla fase successiva: un’altra residenza, un ulteriore momento di elaborazione, la produzione vera e propria.

Alcune sere fa mi sono trovato ad assistere, assieme a una ventina di artisti già affermati, di operatori di settore e di osservatori, a quattro restituzioni.

Cerniera Anghiari

Quattro periodi di residenza avevano fatto sì che nel teatro di Anghiari, in Toscana poco distante da Arezzo, uno spazio settecentesco, piccolo e raccolto, altrettanti gruppi di giovani danzatori/coreografi potessero sviluppare i loro progetti. Dal 2015 Anghiari Dance Hub funziona così: una cerniera, il passaggio tra la formazione e la produzione della danza contemporanea. Accompagna cioè i giovani coreografi e i loro interpreti nello sviluppo delle creazioni (ecco il link al sito di ADH)

Questa era la sesta edizione di Anghiari Dance Hub. In due serate, su una piattaforma di streaming, abbiamo assistito alla restituzione di quattro progetti:

Golden Hour, una coreografia di Silvia Oteri, interpretata anche da Erika Boschiroli e Marta Greco
Evento, di cui erano coreografi e interpreti Giulio Petrucci e Jari Boldrini
Scritto in tre C, una coreografia di Giorgia Fusari, interpretata anche da Serena Pedrotti e Maria Chiara Vitti
Eufemia, una coreografia di Giorgia Lolli, interpretata anche da Sophie Annen e Vittoria Caneva.

Anghiari Dance Hub 2020 - Golden Hour

Al mattino dopo, da diverse parti d’Italia, ma “assembrati” tutti su Zoom con gli undici giovani artisti, noi osservatori abbiamo discusso di ciò che era passato sui nostri schemi la sera prima. Abbiamo provato a capire com’era nato e come era stato condotto ciascun lavoro. Ciò che funzionava bene e ciò che poteva essere migliorato. Le osservazioni, le reazioni, i pensieri che ciascuno di quei quattro titoli aveva suscitato in noi. Consigli, raccomandazioni, le istruzioni attente di chi è chiamato a fare da tutor.

Indirizzare la forze creative

Due punti di vista – mi pare – sono emersi. Distinti ma simmetrici. Due modi di guardare una creazione che sta per venire alla luce, due maniere di indirizzare la forza creativa che quei progetti generano.

Da una parte il parere di altri artisti più maturi, i maestri, le guide che sanno incanalare stimoli che, per il momento, sprizzano in mille direzioni diverse. Dall’altra parte, le opinioni di chi, nel sistema dello spettacolo dal vivo si occupa di produrre quei progetti, di circuitarli, programmarli, farli arrivare al pubblico. Insomma, si prende cura di loro.

Esiste però anche un terzo punto di vista, lo sguardo finale direi, e per sua natura conclusivo: quello del pubblico. Cosa guarda, e cosa vede il pubblico, negli spettacoli dal vivo (adesso anche in digitale) a cui assiste.

Anghiari Dance Hub 2020 - Evento

La terza via

È un aspetto che mi ha sempre interessato, e che negli ultimi anni ho coltivato con attenzione. La percezione e la ricezione dello spettatore. I modi in cui egli osserva e rielabora la propria esperienza. Quel qualcosa in più che si porta a casa, dopo essere stato a teatro.

Ci sono tanti di studi sul tema, è ovvio. Ma ho cercato, in questi anni, di applicarli anche in via empirica, raccogliendo senza essere sistematico, i pensieri degli spettatori su se stessi, in quanto spettatori. L’ho fatto parlando con studenti (all’università), con giovani artisti in formazione (nelle accademie), con piccoli gruppi di spettatori più sensibili (in una attività di formazione del pubblico che si chiama La Scuola dello Sguardo). A volte raccogliendo pure in modo estemporaneo le opinioni della gente che se ne tornava a casa dopo una replica.

Lo dico in poche parole, adesso, ma conto di tornarci su in un altro post: lo sguardo e l’opinione di un artista, sul proprio lavoro o su quello degli altri, implica percorsi cognitivi e reazioni totalmente diverse dallo sguardo e dalle reazioni di chi guarda lo stesso oggetto, ma nella posizione e nel ruolo dello spettatore, e nella maggior parte delle occasioni, per una vola sola. Sono processi distinti. A volte producono valutazioni distinte.

Anghiari Dance Hub 2020 - Scritto in tre C

Nell’esperienza dello spettatore si intrecciano fenomeni di attenzione e di memoria, di evocazione emotiva e di reazione neurologica, che sono caratteristici soltanto dello spettatore.

L’attenzione è intermittente (lo sapeva bene, e lo teorizzava anche Luca Ronconi). La memoria pesca nelle svariate enciclopedie cognitive che ognuno di noi possiede. Le emozioni si incanalano su percorsi psicologici individuali, prima che collettivi. Le reazioni mettono in campo i famosi neuroni specchio di cui tanti parlano, ma che rimangono tutto sommato misteriosi, nel loro funzionamento e nel loro ruolo.

Se ciò vale per tutto lo spettacolo dal vivo (e con le dovute differenze, anche per quello riprodotto), tanto più forte dovrebbe essere l’interesse per questo sguardo in quanti creano e programmano la danza. Non che ci sia bisogno di una laurea in neurofisiologia. Però un pensierino ogni tanto bisognerebbe farlo.

Eufemia

Ecco perché – arrivo a una provvisoria conclusione e finisco col dire che – delle quattro restituzioni viste nelle due serate di Anghiari Dance Hub, quella che è stata per me, spettatore, la più interessante, la più ricca di agganci capaci di attivare e rilanciare la mia attenzione, è quella che si intitolava Eufemia, coreografia ideata da Giorgia Lolli, portata sul palco assieme a Sophie Annen e Vittoria Caneva.

Anghiari Dance Hub 2020 - Eufemia

Ricordo che l’idea iniziale sembrava voler definire lo spazio attraverso il movimento dei tre corpi, con una segnaletica quasi, una apparente verosimiglianza che presto spostava il gesto verso la meccanica e l’artificio. Succedeva poi che un accenno erotico, esplicito ma non scomposto, orientasse il tutto verso risonanze più intime, amorose quasi, soprattutto in un momento statico di composizione a tre.

Il registro cambiava allora improvvisamente, e ribaltava l’attenzione dai corpi a un oggetto: una macchina per scrivere, la gloriosa Lettera 22 Olivetti, esibita teatralmente in proscenio, mentre tutorial dattilografici, in lingua straniera, occupavano tutto lo spazio sonoro. Da un barattolo, una delle interpreti pescava a questo punto un biglietto, e su una parola emersa a caso, improvvisava riflessioni random, trascritte a macchina dalla sua compagna dattilografa, a volte impegnata pure in uno slapstick laterale, che sembrava prendersi gioco del tutto. Subito dopo la voce di Elvis Presley lanciava una subdola freccia emotiva: Love me tender, love me true, all my dreams fulfill…

Anghiari Dance Hub - Eufemia

Ciò che lo spettatore si porta a casa

Questo è ciò che ricordo, a due giorni di distanza, detto pure in poche parole. Questo è un esempio – potrebbero essercene molti altri, e anche molti diversi – di ciò che un reale spettatore – o una spettatrice – guarda, vede, sente e ritiene, una volta messo davanti a un’opera. Dal disegno coreografico congelato in preziosi stop, alla teatralità che esplode quando l’interprete si siede sul filo della ribalta. Dalla raffinatezza di un cimelio meccanico della grande industria italiana al pop del più sdolcinato e più caldo fra i refrain di Elvis.

Scarti continui, agganci, coinvolgimenti a sorpresa o sulle tracce dell’empatia, nel gioco cross-over che mescola i linguaggi, e costringe lo spettatore a ingegnarsi nella ricerca di un senso, una coerenza, una apertura e una soddisfazione. Ciò che poi si porterà a casa.

Insomma, altro che stare in poltrona!, o davanti a un monitor. Anche chi assiste a uno spettacolo lavora, eccome. È il suo mestiere. Il mestiere dello spettatore.

Di questa professione ho già scritto su QuanteScene! (vedi qui, a proposito del Festival dello Spettatore di Arezzo). Ma ci torniamo su in un prossimo post.

Anghiari Dance Hub 2020- Giulio Petrucci e Jari Boldrini
Giulio Petrucci e Jari Boldrini

In fila indiana al Festival dello Spettatore. Dove l’occhio è professionista

Un weekend a Arezzo per il Festival dello Spettatore 2019, dedicato alla partecipazione del pubblico e ai processi di cittadinanza attiva.

Nelken Line a Arezzo (ph. Mara Giammattei)

Nelken Line a Arezzo (ph. Mara Giammattei)

E se lungo le strade del centro storico, affollate il sabato sera, vi capitasse di incrociare una fila indiana di signore e signori vestiti eleganti. Elegantissimi anzi, da gran sera.

E se questi signori e signore, sfilando leggeri sulla musica di Louis Armstrong, muovessero braccia e mani per disegnare nell’aria geroglifici deliziosi.

Non potreste far altro che guardarli incuriositi, invidiosi, o magari contrariati, per l’irruzione di tanta bellezza nel tran tran di un sabato in provincia.

Non è difficile, nelle città del mondo, imbattersi in una Nelken Line. Si tratta di una sequenza di movimenti tratta da uno spettacolo di Pina Bausch (intitolato appunto Nelken, garofani) che con pochi simbolici gesti racconta le quattro stagioni. Sono figure semplici: le possono imparare tutti. Non occorre essere danzatori. Basta essere spettatori. Spettatori partecipi e attenti. E decidere di unirsi alla Nelken Line.

la Nelken Line a Prato – Italia

Movimentare il corso

Una Nelken Line ha movimentato lo scorso sabato sera il corso principale di Arezzo. È stato uno dei momenti più spettacolari del Festival dello Spettatore, alla sua quarta edizione (leggete qui qual era il programma).

Potreste chiedervi: ma con tutti i festival che ci sono in Italia, c’era davvero bisogno di un Festival dello Spettatore. Sì, ce n’è bisogno.

Perché uno spettatore partecipe e attento, uno spettatore che sa cosa significa essere spettatore, ricava una soddisfazione maggiore da ciò che vede. E non è poco.

Ma migliora anche la qualità della vita: la sua e quella degli altri. Essere spettatori migliori significa condividere i valori di una comunità, piccola o grande che sia, impegnarsi assieme ad altre persone e approfondire qualcosa insieme, discutere e condividere, esprimere e motivare scelte e giudizi. Essere insomma essere cittadini migliori. Ed è tanto.

Spettatori Erranti

Dalla chiusura (per restauro) del teatro Petrarca a Arezzo è nata dieci anni fa l’idea degli Spettatori Erranti (qui il loro sito), una piccola comunità di appassionati, ma disorientati da quella assenza, comunità che si è organizzata, grazie a Laura Caruso, Isabela Lops e Alessandra Stanghini, mettendo in rete l’attività di diverse sale e compagnie teatrali che agivano in quella provincia.

Selfie con spettatori erranti

Il fenomeno ha preso poi piede in molte altre parti d’Italia, e in un decennio gli spettatori organizzati si sono moltiplicati. Tanto che oramai si contano più di venti di gruppi ben strutturati.

Ogni anno si ritrovano qui, a Arezzo, per la Gran Reunion che li vede protagonisti. Una volta tanto non tocca agli attori, ma proprio a loro, spettatori e professionisti. Attorno alla convention si sviluppa poi un programma di spettacoli e incontri, in collaborazione pure con le scuole (Arezzo vanta in Italia l’unico Liceo statale a indirizzo teatrale, il Vittoria Colonna). E anche di momenti conviviali.

Mi piace questa iniziativa, perché sottintende che l’arte e la bellezza non sono cose per specialisti. Ma costituiscono, al contrario, un patrimonio comune, a cui ciascuno può accedere, basta dotarsi di desiderio, curiosità e voglia di imparare.

Spettatori professionisti

Con la loro voglia di imparare questi spettatori professionisti hanno attirato a Arezzo, nel corso degli anni, organizzatori teatrali e economisti della cultura, responsabili di musei e ideatori di manifestazioni, esperti di rigenerazione urbana e social media manager, progettisti di residenze d’arte.

Un tessuto di conoscenze e di esperienze che fa oggi fa del Festival dello Spettatore (promosso e sostenuto dalla Rete Teatrale Aretina) un unicum in Italia. Dove il fenomeno della partecipazione – contrariamene a quel che si crede – sta aumentando. Delusi o indifferenti alla militanza nelle attività politiche, sempre più cittadini guardano con interesse alle partecipazioni civiche: quella ambientale, quella del volontariato, quella culturale. Cittadini migliori, fatemelo dire.

(ph. Mara Giammattei)

Il Festival dello Spettatore 2019, si racconta sulle sue pagine Facebook e Instagram, ma anche in un volume appena pubblicato da Morlacchi editore, che raccoglie tutti i documenti e le discussioni di questi anni.

Lettura utile per chi, da un po’ di tempo, si riempie la bocca di termini come Audience Development o ingaggio, ma non ha ancora partecipato a un’iniziativa che dimostra come l’audience, il pubblico, anzi i pubblici, stanno sviluppando le proprie forze e ci tengono a diventare protagonisti. Co-protagonisti, almeno.

Perché anche di artisti, possibilmente bravi, c’è bisogno, parecchio.

Spettatori partecipanti

Hanno partecipato all’edizione 2019 del Festival dello Spettatore i gruppi organizzati:
Avanguardie 20-30 (Bologna)
Casa dello Spettatore (Roma)
CasaTeatro, Murmuris e Unicoop (Firenze)
Direzione Teatro, Ateatro ragazzi (Bastia Umbra, PG)
I Pionieri della visione, Cy Twain (Tuscania, VT)
I Visionari, Sosta Palmizi (Arezzo)
La Konsulta, Teatro dei Venti / Festival Trasparenze (Modena)
L’Italia dei Visionari – Be SpectACTive!, CapoTrave / Kilowatt (Sansepolcro, AR)
Officine Papage, Teatro dei Coraggiosi (Pomarance, PI)
Palchetti Laterali, Università del Salento (Lecce)
Pubblico non privato / Spettatori mobili, Teatro Magro e Zero Beat (Mantova)
SpettAttori, Libera Accademia (Arezzo)
Spettatori Erranti, Rete Teatrale Aretina (Arezzo)
Spettatori Erranti Valdarno, Rete Teatrale Aretina (Valdarno)
Spettatori Erranti Valdichiana, Rete Teatrale Aretina (Val di Chiana)
Spettatore professionista (Foligno)
Under 25, Dominio Pubblico (Roma)

controselfie con spettatori partecipanti (ph. Mara Giammattei)