A teatro come al mare. Mister Hall e il senso della distanza

Più del dove, stavolta conta il come. Rete, televisioni, giornali ci dicono che sulle spiagge ritorneremo. Ancora non si sa quando. Soprattutto non si sa come. Ma torneremo. Quale mascherina mettere nella borsa: quella subacquea, o quella chirurgica? A quanti metri stenderò il mio asciugamano dal tuo?

Topolini, riviera di Barcola, Trieste
I Topolini: le piattaforme balneari a orecchio di topo, sulla riviera di Barcola, a Trieste

Ritorneremo anche nei teatri. Non sappiamo quando succederà, certo più tardi. La grande incertezza è il come.

Saremo di fronte, in entrambi i casi, a un problema grosso. La distanza. A teatro e anche al mare: come prendere le distanze?

Distanze che separano poltrona da poltrona, attore da attore. Metri da mettere in conto assistendo a spettacoli che, per forza di cose, sono dal vivo e implicano lo stare assieme degli spettatori.

Per il TuttoLibri, il supplemento del mio quotidiano, ho scritto questo articolo dopo aver recuperato dalla libreria uno sbiadito volume. Però illuminante, oggi. Perché di distanze parla, e del loro significato.

Vediamo se siete d’accordo con me.

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Nella dimensione nascosta cerchiamo la distanza che unisce e che separa

E adesso che arriva l’estate? Andiamo al mare? Ci stendiamo sulla sabbia, sugli scogli, sul lettino? A quanti metri dai vicini? È ancora presto per dirlo. Per organizzarsi invece è il momento giusto.

L’impatto che le regole di distanziamento sociale, appena aggiornate, avranno sulla vita da spiaggia, è ancora tutto da scoprire.

Spiaggia affollata. Distanza interpersonale.

Prendete i Topolini, che qui a Trieste sono il landmark della balneazione locale. Non sarà facile, dall’una all’altra di quelle piattaforme a orecchio di topo, adattarsi a regolamenti e ordinanze che via via scandiranno l’estate. Un metro. No, uno e mezzo. No, meglio due. Misurati da asciugamano ad asciugamano? O da corpo a corpo?

L’estate si annuncia divertente per chi si appresta a giocare a questo domino da mare. Sarà devastante invece per altri. Quelli che con il mare e del mare vivono. Quelli che di balneazione e di ristorazione campano.

Topolini. Barcola. Trieste.

Distanti a Barcola, la riviera più metropolitana d’Europa

Non sarà certo possibile a Trieste, a Bàrcola, sulla riviera più metropolitana di Italia, escogitare certe trovate che altrove hanno trovato già applicazione. I recinti che separano e isolano ciascun ombrellone. O altre inventive e strampalate soluzioni. Potranno mai quei topolini a trasformarsi in isole? Sono e saranno sempre ‘pericolosi’ luoghi di aggregazione.

Trieste. Barcola. Topolini. Cartolina anni '60.

Una cosa è certa. Faremo attenzione alle distanze. Molta attenzione. Saremo millimetrici nel valutare i gradi di separazione. Riscopriremo quella “dimensione nascosta” di cui parlava parecchi decenni fa un antropologo americano, che delle separazioni era il massimo conoscitore. Non le separazioni giuridiche, tra coniugi, ma quelle sociali. A che distanza posso stendere il mio asciugamano dal tuo?

Tempi straordinari inducono a straordinarie letture. Così è capitato che saltasse fuori dalla mia libreria proprio questo sciupato volume degli anni Sessanta. Il titolo, La dimensione nascosta. L’autore, un antropologo statunitense esperto del significato delle distanze: Edward T. Hall.

I centimetri che metto tra a me e te, la sedia che scelgo quando con te mi siedo a tavola, vogliono sempre dire qualcosa, sostiene Hall. Anche se quella cosa, non sapevo né immaginavo di dirla. Un silenzioso messaggiarsi di corpi che si spostano in rapporto ad altri corpi. Il linguaggio degli spazi, che tutti adottiamo senza accorgercene. O meglio: che adottavamo.

Oggi, della distanza che ci separa da un’altra persona ci accorgiamo, eccome. Provate a forzala, avvicinatevi. Ad esempio mentre state in fila. La reazione sarà immediata. Uno scansarsi veloce. Una protesta. Un brusco “stai al tuo posto, almeno un metro per favore”.

Distanza. Prossemica.

Il significato delle distanze è fatto culturale, spiega Hall in quel libro tornato illuminante. Ma situazioni particolari e tempi straordinari modificano questo vocabolario.

Teatro Petruzzelli affollato. Distanza.

Distanze pubbliche e sociali, intime e private

Spiega lo studioso, che esiste la “distanza pubblica”: quella che separa l’oratore dalle prime file di chi seduto ascolta la sua conferenza. Oppure gli attori, che recitano sul palco.

C’è poi una “distanza sociale”, quella che mettiamo tra noi e gli sconosciuti in un negozio o per strada. C’è anche la “distanza privata”, che permette una stretta di mano tra amici e persone che si conoscono.

Infine la “distanza intima”, quella più ridotta: la pelle che sfiora la pelle, le paroline soffiate all’orecchio. Genitori e figli. Oppure chi si ama.

Per indole individuale, ma soprattutto per appartenenza geografica e culturale, ciascuno modula diversamente queste distanze. Ma sono press’a poco le stesse. Ad esempio, la lunghezza di un braccio steso, quello che attorno a noi disegna un’immaginaria sfera: una bolla che ha il raggio di un metro circa. Se questa distanza si accorcia, se qualcuno si avvicina di più, avvertiamo il superamento di una soglia. E quando si tratta di una persona che non ci è familiare, proviamo disagio, un senso di invasione.

Costui o costei mi sta rompendo la bolla, pensiamo tra noi e noi. E ci spostiamo. O incrociamo le braccia. Altolà.

Distanza. Prossemica.

Conta molto dove siamo nati e come siamo stati abituati a muoverci. Nei paesi arabi la bolla è meno ampia che altrove. Sentirsi strusciati in un suk di Tunisi non fa problema. Tra le popolazioni del Nord Europa si allarga parecchio, complici gli ambienti naturali, vasti e disabitati di quei Paesi.

Antropologo curioso, fra i primi a occuparsi di inter-culturalismo, Edward T. Hall ha studiato le più diverse popolazioni. E nella smania di linguistica che impregnava gli anni Sessanta ha provato a stendere il vocabolario di questa dimensione nascosta (The Hidden Dimension, 1966).

Undici anni fa Hall è scomparso. Peccato. Le sue ricerche ci ora tornerebbero utili, e nella stagione estiva, indispensabili.

Torneremo certo sulla riviera di Barcola. Ma ancora non sappiamo come. Che significato avranno i 99 cm che sembrano separare quei due asciugamani stesi a terra? Che cosa vuole dire il signore sportivo, in calzoncini corti, che ha aperto la sua sedia a sdraio a tre metri da me? Non abbiate paura – potrebbe essere il significato – sono una persona a modo: mi comporto come la situazione richiede.

Basterà solo che tutti facciano attenzione a come si tuffano. Gocce, goccioline e spruzzi quest’anno hanno avuto cattiva stampa.

Edward T. Hall. Breve nota biografica

Nato nel Missouri, nel 1914, Edward Twitchell Hall si è affermato come antropologo e come uno fra i primi, se non il fondatore, degli studi inter-culturali. Le sue esperienze presso gli indiani Navajo e Hopi nelle riserve dell’Arizona e il servizio militare in Europa, nel vicino e nel lontano Oriente lo hanno portato ad occuparsi degli usi sociali dello spazio e della comunicazione tra i membri di diverse culture (The Silent Language, Il linguaggio silenzioso, 1959).

Edward T. Hall
Edward T. Hall

Ruolo decisivo ha avuto un suo libro del 1966, La dimensione nascosta, tradotto in Italia da Bompiani, con la prefazione di Umberto Eco. Di Hall è anche il conio della parola “prossèmica” (1960, dall’aggettivo “prossimo” inteso come ‘vicino’) termine con il quale si è cominciato a indicare, negli studi di semiotica, la disciplina che si occupa dell’uso sociale dalle distanze. Da allora questa “antropologia dello spazio” ha aperto la porta a dozzine di nuovi argomenti, alcuni dei quali di stretta attualità. Hall è scomparso nel 2009.

[versione aggiornata dell’articolo apparso su TuttoLibri – ilpiccoloLibri del 3 maggio 2020]

Vedi anche il precedente post su QuanteScene! (22 aprile) a proposito di teatro e assembramenti.