Se un ventaglio può dire: ti odio. Il fascino discreto di ciò che è superfluo, e indispensabile

A Gorizia, nella aristocratica residenza dei conti Coronini Cronberg, un racconto di Louisa May Alcott, l’autrice di Piccole donne, diventa spettacolo. Una nuova interpretazione di Marcela Serli per il Cta – Centro Teatro Animazione e Figure.

Ci sono oggetti, a prima vista superflui, che si rivelano poi indispensabili. Il bastone da passeggio, il fazzoletto ricamato, la tabacchiera. Anche il ventaglio: protagonista del racconto e dello spettacolo che accompagneranno nei prossimi giorni la mostra in corso a Palazzo Coronini Cronberg a Gorizia, e intitolata appunto L’indispensabile superfluo.

Gli accessori di moda di una famiglia

In teche e vetrine che espongono accessori di moda appartenuti all’aristocratica famiglia goriziana, fanno bella mostra di sé anche guanti, scialli, pizzi. Ma è sui ventagli, alcuni frivoli, alcuni preziosi, che lo spettacolo prodotto da Cta-Gorizia con la regia di Roberto Piaggio sposta l’attenzione: da questa sera fino a venerdì 24 maggio.

Quanto sia indispensabile, nelle giornate più calde, sventolarsi un po’ lo sanno tutti. Invece mica tutti sanno che un ventaglio si può trasformare in un’arma. Lo lascia capire, nelle pagine dell’avvincente racconto intitolato Il destino in un ventaglio, lo scrittore ottocentesco A. M. Barnard. Un’altra cosa che pochi sanno è che questo era lo pseudonimo maschile dietro il quale si nascondeva nientemeno che Louisa May Alcott, l’autrice di Piccole donne.

locandina Piccole Donne con Liz Taylor

A differenza dell’indimenticabile bestseller, che ha accompagnato l’adolescenza di molte lettrici ed è stato trasformato in almeno quattro film, i racconti della Alcott sono di ben diverso stile. Assillata da problemi economici, Louisa doveva campare scrivendo soprattutto per riviste e giornali e adattarsi alle aspettative dei lettori. Che esigevano vicende sensazionali, melodrammatiche, colpi di scena e trame avvincenti. Condite magari con il mistero e il delitto. Insomma, racconti d’appendice.

Il destino in un ventaglio è tra questi. Mentre lo impugna risoluta, nel salone al pianoterra di palazzo Coronini, l’attrice Marcela Serli ne illustra al pubblico i pericoli e i segreti. Accessorio di moda, ma soprattutto strumento di seduzione, il ventaglio aveva un preciso codice, un linguaggio d’amore. Passato sulla guancia, lasciava intendere: “ti amo”. Appoggiato sulle labbra: “mi puoi baciare”. Fatto sventolare lentamente: “ahimè, sono sposata…”. Ma attenzione, se disegnava sulla mano immaginarie linee, non c’era speranza. Perché significava: “ti odio”.

Il ventaglio decide un destino

È con la tecnica degli antichi teatrini di carta e delle loro figurine, che Serli comincia quindi a animare la storia. Una giovane donna, un padre padrone, due giovanotti esperti nel gioco delle carte. E tra di loro il misterioso ventaglio, utilizzato proprio come un’arma che – dice il titolo – deciderà un destino.

Marcela Serli - Il destino di un ventaglio
Marcela Serli a palazzo Coronini Cronberg

Meglio non svelare altri particolari. E lasciare allo spettatore il gusto della scoperta di figurine d’epoca, e la soluzione di un giallo che la Alcott e la sua attrice conducono abilmente in porto tra gioco d’azzardo e sacrificio.

Occasioni per una passeggiata nel bel parco goriziano, in viale XX settembre, le repliche di Il destino in un ventaglio sono previste fino a venerdì 24, ore 20.30.

ventaglio di struzzo
Un prezioso ventaglio di struzzo, esposto nella mostra L’indispensabile superfluo

[pubblicato sull’edizione 20 maggio 2019 del quotidiano IL PICCOLO]