Eccellenti litiganti. Un sipario, due amici e Mike Bartlett

Capita che le persone, anche quelle che amiamo di più, ci deludano. Capita.

Nel lavoro scritto dal drammaturgo inglese Mike Bartlett e intitolato An Intervention, capita cinque volte. Una volta ogni scena. 

Nell’allestire per la prima volta in Italia Un intervento, traduzione di quel testo del 2014, Fabrizio Arcuri regista fa accadere tutto ciò davanti a un sipario. Proprio come vuole l’autore. Per cinque volte.



“Sei sicuro? Sicuro sicuro? Incredibile. Non ci credo. Fanculo”

Capita che due amici, amici da lungo tempo (chiamiamoli A e B), a un certo punto si trovino in disaccordo su qualcosa. Potrebbe essere una questione politica. Nel testo di Bartlett è l’intervento militare britannico in un paese straniero. Ma potrebbe essere anche una questione personale. Nel testo di Bartlett ad A non piace una persona che B frequenta. Oppure potrebbe essere un comportamento. Sempre seguendo Bartlett, B rimprovera ad A di bere troppo. E in effetti, A beve troppo.

Con gli amici si parla, si discute, si litiga anche. A volte le cose tornano a posto da sole. A volte si negozia una soluzione. Nel nostro caso il conflitto precipita invece a cascata, per tutte le cinque scene. Irrimediabilmente. O forse no. E qui sta il bello.

“Da quel momento in poi, abbiamo sempre litigato. E adoravamo litigare”.

Mike Bartlett è nato nel 1980. Nemmeno quarantenne, è fra i rappresentanti di spicco della drammaturgia (Cock, Bull, Wild) e della sceneggiatura (mini serie tv come Doctor Foster) odierne inglesi. Come autore, lascia a chi metterà in scena An Intervention, ampi margini di manovra.

A e B (nello spettacolo sono interpretati da Rita Maffei e Gabriele Benedetti) possono essere un uomo e una donna. Ma anche no. Due uomini, o due donne. Possono avere qualsiasi età. Possono essere vicini di casa, o provenire da luoghi e ambienti diversi. Anche l’oggetto del dibattito – che sia l’intervento militare, o la storia d’amore in cui uno dei due si è imbarcato, o la faccenda del bere – possono avere pesi diversi. Decide chi metterà in scena il testo. Ciò che conta, forse, è tenere all’erta lo spettatore, stimolarlo per tutte le cinque scene, ma non per raccontargli una storia. Piuttosto, per rivolgere a lui le questioni che tormentano i due personaggi.

Mike Bartlett

“Mi dispiace, ma forse deluderò qualcuno”

Perché il pubblico a cui Un intervento si rivolge, ha lo stesso profilo culturale, politico, sociale, di A e B. Un pubblico over 40, acculturato smaliziato, progressista, non estremista. Come diceva Nanni Moretti: di sinistra. Di questo pubblico Bartlett, e il suo regista Arcuri, si divertono a demolire alcune sicurezze.

Con un altro pubblico, ad esempio la generazione under 30, o con il popolo (come dice il governo in carica), Un intervento non funzionerebbe. E anche questo – diciamolo – è il suo bello.

Bello è pure il modo con cui viene risolta l’indicazione scenica, molto scarna, che dà l’autore: lo spettacolo ha luogo davanti a un sipario. Pur seguendola alla lettera, con i suoi interventi a gamba tesa in palcoscenico, la scenografa Luigina Tusini scatena un gioco di rimandi tra l’impianto e i costumi (stravaganti, e al tempo stesso molto pertinenti) che elettrizza gli spettatori.

“Se Dio non avesse voluto che bevessimo, non ci avrebbe dato una bocca”

Gli spettatori (gente appunto acculturata, smaliziata, progressista) possono pure decidere di prendere posizione sulle questioni messe in gioco. Ma soprattutto si divertono. Anche loro. Così mi è capitato, assistendo a una replica.

Perché ci si diverte sempre assistendo a una lotta (è la formula dello sport, no?). E anche perché Maffei e Benedetti, due eccellenti litiganti, sparano dentro il testo grandi dosi d’ironia, la condiscono con il sarcasmo, ogni tanto anche il cinismo. Non solo le parole, scritte molto pinterianamente dall’autore e dette da due attori che Pinter lo conoscono. Ma soprattutto il gioco delle loro reazioni, gli sguardi, le occhiate di traverso, le smorfie, che sono il sale dei litigi.

Non sarò io a svelare come va a finire, anche se va a finire sulle note struggenti di Nothing compares 2U. Musica a parte, potrebbe essere che, per ciascuno spettatore, vada a finire diversamente. Perché è la drammaturgia di oggi, bellezza. E tu non tu puoi farci niente, niente.

Un intervento
di Mike Bartlett
traduzione di Jacopo Gassman
regia Fabrizio Arcuri
con Gabriele Benedetti e Rita Maffei
scenografia Luigina Tusini
produzione CSS – Teatro stabile d’Innovazione del FVG
le fotografie sono di Daniele Fona

repliche al Teatro Palamostre di Udine, il 14, 15, 16 e 21, 22, 23 febbraio, poi in tournée

Come recuperare i ricordi perduti (nel tempo della sharing economy)

Ditemi: vi piacerebbe bussare alla porta dell’Ufficio Ricordi Smarriti e recuperare là, tra scaffali, contenitori, faldoni, tutto ciò che si è perso nel tempo, o nella vostra memoria?

Chessò: potrebbero essere “45 giri, LP, cassette, cartoline, le Polaroid, i Bignami, tutti i diplomi. La maglietta della squadra del cuore o le scarpette di raso rosa. La chiave della stanza alla casa dello studente. Intere collezioni di bottiglie di birra. Play Boy, Io Sono Mia, Due più. Pillole dolci e amare, scatole di preservativi, anche colorati. Mini mini gonne, calze a rete. Stick per i bruschi, gel e lacca, tanta tanta lacca”. Forte no? Soprattutto se siete nati negli anni Sessanta, o Settanta. Nell’Ufficio Ricordi Smarriti è accumulato tutto il vostro passato.

La gentile addetta che col sorriso vi accoglie all’ingresso sa dove cercare, e può fare tanto per voi. Tanto, non tutto. Infatti vi avverte: “Per i primi tre anni di vita niente da fare. Si è troppo impegnati ad imparare a stare al mondo, per avere ricordi. Un altro periodo un po’ così, un po’ buio, è quello delle scuole medie. Non avete idea di quanta gente viene qui a cercare i diari di scuola, le foto fatte in classe, perfino la ciocca della compagna di banco, legata con il nastrino dell’amicizia, eterna …e i bigliettini passati di nascosto. Ma si capisce, no, perché questo periodo cade nel dimenticatoio. Non si è né carne né pesce”.

Teatro d’esperienza

Ufficio Ricordi Smarriti, oltre a essere il titolo della più recente creazione del Collettivo N46°- E13° guidato dalla regista Rita Maffei, è anche un percorso esperienziale. Come altri esempi della scena contemporanea, mette infatti da parte le formalità della rappresentazione, il lavoro d’interpretazione sui testi, il carisma dell’attore. E confonde le carte del teatro, così come nella testa si confondono i ricordi, mentre invita gli spettatori a immergersi in questa particolare forma di spettacolo. Teatro immersivo, la chiama qualcuno.

Ho scritto spettatori: in realtà si tratta uno spettatore solo. Nel sottopalco del Teatro Palamostre a Udine, in tante stanzette separate, una decina, tutte ideate dalla scenografa Luigina Tusini, Ufficio Ricordi Smarriti si rivolge a una persona sola. O almeno, a una per volta. È inoltre uno spettacolo costruito per episodi, modalità che richiama i contemporanei formati della visione, e si distende in sette puntate, che hanno preso il via lo scorso dicembre e si concluderanno a maggio.

Ancora: ad abitare quelle stanzette, a ricercare insieme a voi le madeleine del tempo perduto, non ci sono attori di mestiere. Ma un collettivo di persone di età e professioni diverse che ha scelto di aderire, come cittadini, autori e performer, alla proposta di Maffei, energetica sostenitrice di un teatro partecipato, che già li aveva coinvolti nel precedente progetto, N46°- E13°, le coordinate geografiche di Udine, da cui anche il nome del collettivo.

Pertanto: ci sono tutti gli elementi per fare di Ufficio Ricordi Smarriti  un lavoro profondamente diverso dagli spettacoli che da decenni danno forma al cartellone di Teatro Contatto. E inquadrarlo piuttosto in quelle civili forme di partecipazione relazionale a cui la sharing economy ci sta abituando. Se con BlaBlaCar condividiamo le nostre automobili e i nostri viaggi, possiamo provare a farlo anche con beni intangibili, com’è il teatro, che vengono condivisi mettendo tra parentesi le regole, le tecniche, il professionismo che caratterizzano da mezzo millennio almeno i mestieri dello spettacolo. C’è già chi storce il naso, lo so: “…e allora noi professionisti?”. Ma bisognerebbe fargli notare che BlaBlaCar e Uber non sono i nemici del trasporto pubblico. Sono le alternative. 

Il gioco del passato e del presente

L’idea di aprire un Ufficio Ricordi Smarriti nasce dalla lettura collettiva di un bel libro del fisico Carlo Rovelli intitolato L’ordine del tempo. Duecento pagine, lievi e al tempo stesso profonde, che invito a leggere, per spazzare via alcuni di quegli stereotipi e di quei luoghi comuni che, insieme, condividiamo a proposito del Tempo. Dal momento che è proprio nel gioco di passato, presente e futuro che trovano spazio i ricordi.

Parafrasando Rovelli, in una di queste stanze, un’altra esperta di recupero dei ricordi vi dirà: “Tu sei i tuoi pensieri pieni di tracce delle parole che ti sto dicendo. Sei le carezze di tua madre. Sei la dolcezza serena con cui tuo padre ti ha guidato. Sei i tuoi viaggi adolescenti, le letture che si sono stratificate nel tuo cervello, i tuoi amori, le tue disperazioni, le tue amicizie. Tu sei ognuno di loro, e loro sono te. Sei le cose che hai scritto, che hai ascoltato, i volti che sono impressi nella tua memoria. Da oggi anche il mio”.

Quel passato che non passa

Detto con il suo sguardo fisso sui vostri occhi, tutto ciò tocca nel profondo e lascia spesso commossi coloro che escono da quella stanza, pronti a varcare le altre porte. E a immergersi nel ricordo di notti di viaggio in auto, saporite ricette di polpo e patate, sessioni presso uno psicoanalista affascinato dalla caduta dei gravi, ritratti di donne ammazzate da legislazioni ingiuste, minuscoli rifugi dell’anima pieni di peluche o di bigliettini affettuosi, adolescenti che sfidano il tempo alla fermata dello scuolabus, attese interminabili sul letto a due piazze, rituali new age, squarci di infanzia in campagna, là dove c’era il verde, ora c’è una città. E ancora fotografie, diari, biglietti, oggetti feticcio che si squadernano davanti agli occhi. Un passato che non vuol passare.

E proprio qui il sta guaio: non dello spettacolo, che di sera in sera mette in paziente attesa, ad uno ad uno, tanti spettatori. Il guaio esistenziale. Dovessimo davvero entrare in quell’immaginario Ufficio Ricordi Smarriti, dovessimo trovare tutto ciò che cerchiamo, magari anche ciò che non cerchiamo, tutto ciò che abbiamo vissuto ci ricadrebbe addosso. Ne finiremmo oppressi, schiacciati. Non ci si può portare appresso tutto il proprio passato. Per questo il nostro cervello si è inventato una balsamica applicazione che si affanna a cancellarli meglio che può, i ricordi. Si chiama oblio. La sua funzione, però, i suoi diritti, le sue consolazioni, meriterebbero un altro post, un’altra volta.

Nell’ultima stanza ci sono solo una penna e un libro, con molte pagine bianche. Ognuno può lasciare scritte le proprie impressioni. Ci impiegherò qualche giorno, ma me le leggerò tutte.

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Ufficio Ricordi Smarriti vede coinvolti:

Josephina Balaguer, Valter Bertuzzi, Ilaria Borghese, Serena Bruno, Bruno Chiaranti, Emanuela Colombino, Manuela Daniel, Ada Delogu, Laura Ercoli, Antonietta Ermacora, Daniela Fattori, Massimo Franceschet, Tiziana Franzolini, Mariantonietta Giffoni, Gianna Gorza, Loris Indri, Milica Jacimovic, Lara Lagomarsino, Ornella Luppi, Donatella Mazzone, Fedra Modesto, Emanuela Moro, Laura Nazzi, Silvia Palmano, Emanuela Pilosio, Dania Rizzardi, Luisa Schiratti, Ilenia Spallino, Anna Spironelli, Andrea Tami, Valentina Toffoletti, Hava Toska, Pilar Vila Piqueras, Federica Visentin, Enea Zancanaro.

La regia è di Rita Maffei, le installazioni sceniche di Luigina Tusini. La produzione CSS – Teatro stabile di innovazione del Friuli Venezia Giulia

Il calendario degli episodi è pubblicato sulla pagina del CSS.