Marionette e salute. Check-up per i Piccoli di Podrecca

Anche le teste di legno parlano. Se poi, come marionette, hanno avuto la fortuna di far parte di quella grande famiglia che Vittorio Podrecca aveva fondato e chiamato “I Piccoli”, tanto più importante è la loro voce. O meglio, quella dei loro marionettisti.

I Piccoli (ph. Eugenio Spagnol)

Fenomeno tra i più clamorosi dello spettacolo italiano di cento anni fa, I Piccoli di Podrecca ne avrebbero di storie e di racconti. “A rappresentare l’Italia nel mondo erano, in quel periodo, Arturo Toscanini e i Piccoli – spiega Alfonso Cipolla, uno dei massimi esperti di teatro di figura – in altre parole: l’opera lirica rappresentata tradizionalmente, e la bellezza della modernità che Podrecca vi aggiungeva”.

Un’infinita storia di bauli

Dagli anni ’10 (la compagnia venne fondata a Roma, nel 1914) la storia delle marionette Podrecca è anche una storia infinita di bauli che hanno fatto più volte il giro del mondo. “Quando partivano, era un treno che partiva… una compagnia di 40 persone, tra marionettisti e orchestrali fissi, tecnici e macchinisti, più un’enorme quantità di materiale” ricorda ancora Faustina Braga, marionettista quasi 90enne, restituendo i vividi ricordi di quei viaggi e le decine di casse, all’imbarco nelle stive dei transatlantici che a cominciare dagli anni ’30 trasportarono anche oltre oceano l’arte canora e gestuale di quegli straordinari pupazzi.

Marionettisti sul ponte e marionette dello spettacolo Varietà

Pupazzi che per decenni, dopo lo scioglimento della compagnia, hanno dormito là, dentro i loro bauli. E che adesso, tutti assieme, possono tornare a mostrarsi.

Si è infatti concluso il progetto di inventario, catalogazione (e in parte di restauro), avviato su bando del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, che ha visto in prima fila il Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia (dal 1979 proprietario di quelle marionette) e la Cooperativa Cassiopea, che da decenni si dedica al restauro e alla manutenzione viva di questo patrimonio d’arte. (Leggi quanto scrivevo tre anni fa sullo spettacolo Una meravigliosa invenzione).

Alla Centrale Idrodinamica del Porto Vecchio di Trieste, giovedì 11 ottobre, è stata perciò annunciata la conclusione del lavoro di inventario e catalogazione. Alle quale hanno partecipato, oltre al personale dello Stabile Fvg, anche Barbara Della Polla e Ennio Guerrato della Cooperativa Cassiopea, e una ventina di studenti liceali che hanno incluso questa attività nei progetti di alternanza scuola – lavoro (in particolare i ragazzi della IV H, del Liceo Petrarca, coordinati da Patrizia Picamus).

Una carta d’identità per le marionette

Si è trattato di aprire bauli che non venivano aperti da decenni, più di 50, riportare alla luce quelle antiche marionette (alcune risalgono agli anni ’20), valutarne lo stato …di salute, e infine  attribuire loro un’identità, provando a capire a che spettacolo della Compagnia Podrecca appartenessero.

Varietà, i toreri (ph. Roberto Canziani)

Dunque un check-up in piena regola, finalizzato alla compilazione di una carta d’identità marionettesca per ciascuno degli oltre 500 pezzi di cui si compone la collezione. (Altri pezzi appartengono invece alla collezione di Maria Signorelli, ospiti del Centro Internazionale Podrecca -Signorelli, inaugurato nel 2016 a Cividale Del Friuli, città d’origine dei Podrecca).

Dai bauli sono scaturite sorprese. “È stato un lavoro meticoloso – spiega Barbara Della Polla – perché già in passato erano stati avviati alcuni inventari, mai completi però. Ora quei contenitori hanno svelato i loro segreti, e in qualche caso ci hanno entusiasmato”.

Varietà, i mariachi (ph. Roberto Canziani)

Nel dare respiro alle antiche teste di legno, oltre a immancabili segni del tempo (e a tarli e tarme), gli specialisti e gli studenti hanno trovato pezzi di altissimo artigianato. Ad esempio: la marionetta della Scimmia fumatrice, che grazie a un ingegnoso sistema di fili e tubicini permetteva al pupazzo i tipici movimenti scimmieschi. Ma anche di godersi davanti al pubblico una fumigante sigaretta (a fumare e a soffiare nei tubi, dall’alto del ponte di manovra, era ovviamente il marionettista).

Inedito e di gran bella fattura (“quasi un’opera scultorea”) il Formichiere, appartenuto a chissà quale spettacolo. Bella e ben conservata anche la marionetta “tropicale” di Carmen Miranda, regina delle lunghe tournée mondiali dei Piccoli.

Varietà, Carmen Miranda (ph. Roberto Canziani)

“Dopo aver allestito opere musicali in tutta Europa – spiega Della Polla – i Podrecca capirono di dover varcare l’oceano e si misero in viaggio per Nord e Sudamerica. Ma dall’altra parte dei mari i gusti del pubblico erano differenti. Ecco allora l’idea di concentrarsi sulle meraviglie visive di uno spettacolo intitolato Varietà in cui confluivano i più disparati generi musicali e i più incredibili virtuosismi tecnici”.

Varietà diventa un’attrazione  mondiale

Con quel carosello di numeri, Varietà e i suoi pupazzi divennero un’attrazione mondiale – ciò che appunto ricordava Cipolla. Esemplare in questo senso la storia di una marionetta in abito di Arlecchino, diventata famosa negli Stati Uniti, come “presentatore” di show serali.

Varietà, il coro jazz (ph. Roberto Canziani)

La scoperta più curiosa è quella di un pezzo risalente forse agli anni ’20. Catalogato come “giovane giullare”, il corpo della marionetta è privo della testa, ma alle estremità spuntano incomprensibili zampe d’uccello. “È stata una bella sorpresa ritrovare, però in un altro baule, una testa di pappagallo che combacia perfettamente con quel corpo. Una figura antropomorfa, con caratteri animali” segnala infine Della Polla.

Dai pezzi storici, il catalogo della collezione si estende a creazioni più recenti. Sono inventariate anche le marionette che registi come Francesco Macedonio, Furio Bordon, Roberto Piaggio, Giulio Ciabatti hanno fatto costruire ex novo per i loro spettacoli: Flauti Magici, Belle Addormentate, o le favole di Carlo Goldoni e Carlo Gozzi. Che sono andati a comporre, a cominciare dagli anni ’80, il nuovo teatro di figura in Fvg, eredità della tradizione “mondiale” dei gloriosi marionettisti Podrecca.

L’Arcadia in Brenta, di Goldoni e Galuppi, regia Francesco Macedonio, 1985

Una versione ridotta di questo post è appara sull’edizione cartacea del quotidiano IL PICCOLO, venerdì 12 ottobre 2018.

Scalare montagne. Un gesto d’arte di paurosa bellezza

L’arrampicata come danza e come meditazione. Emilio Comici, Enzo Cozzolino, Tiziana Weiss. Tre rocciatori, i loro pensieri, le loro ascese nella scrittura di Marko Sosič portata in palcoscenico da Matjaž Farič.

Grozljiva Lepota / Paurosa bellezza è uno spettacolo che porta alla superficie l’aspirazione che ha segnato la vita pericolosa e ardita di tre rocciatori nati a Trieste. Emilio Comici, Enzo Cozzolino, Tiziana Weiss. Tre figure essenziali dell’alpinismo moderno, che hanno allenato  il proprio corpo e i propri pensieri a un’esperienza d’elevazione. In quell’anelito fisico, ma anche meditativo e per molti aspetti filosofico, tutti e tre hanno riposto e perso la vita. Come Comici, tradito da un cordino a 39 anni durante una banale esercitazione. Come Cozzolino e Weiss, precipitati giovanissimi, uno a 23 sul monte Civetta, l’altra a 26 sulle Pale di San Martino. Tre atleti, e nello stesso senso tre artisti, tre idealisti, attratti dal tentante e ugualmente spaventoso abbraccio del vuoto, consapevoli e fiduciosi nelle proprie forze, animati da un rapporto religioso, se non mistico, con la montagna.

Emilio Comici (1901- 1940) in un’ascensione

Uno sguardo contemporaneo comprende l’arte della scalata e quella della danza. Identica la conoscenza del corpo e delle sue forze. Identiche la precisione, la disciplina e la fiducia nelle tecniche. Tanto che che a volte coreografia e alpinismo trovano percorsi paralleli. In Italia, un filone sempre più interessante si chiama “danza verticale” e adotta imbragature, moschettoni, corde. In Francia si chiama addirittura “danse escalade” e porta ai livelli estremi un’aspirazione che è stata tipica della danza, così come lo è dell’arrampicata: contrastare l’inesorabile forza della gravità, la nostra salvezza, la nostra condanna.

Nessuno stupore quindi se, a portare in scena le parole che lo scrittore Marko Sosič ha scelto per ripercorrere in uno spazio teatrale i pensieri e gli scritti di Comici, Cozzolino, Weiss, è un regista che ha riservato gran parte della propria carriera alla coreografia: Matjaž Farič .

Sul palcoscenico piccolo del Teatro Stabile Sloveno, a Trieste, dove Grozljiva Lepota / Paurosa bellezza ha debuttato in una doppia edizione (italiana e slovena, frutto di una collaborazione tra Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia e Stabile Sloveno di Trieste) a prevalere sono comunque le parole scritte da Sosič: un flusso che è monologo interiore e dialogo ad alta quota e che intercetta ciò che la storia personale di quelle tre figure ci consegna. Mentre prova a esplorare, in soggettiva, una spinta e una dedizione totale.

Io intendo l’alpinismo soprattutto come arte, come, per esempio, la danza o, se vuoi, l’arte del violino… Perché se sei padrone assoluto della tecnica dell’arrampicare, puoi facilmente dare espressione ai tuoi sentimenti, proprio come nella musica e nella danza” riflette Emilio Comici in uno dei suoi scritti, raccolti in Alpinismo eroico (postumo, 1942) e segnati con evidenza dallo spirito dell’epoca, pieno fascismo. Dai quali però, superando la zona d’ombra, è possibile distillare la stessa aspirazione che negli anni ‘60 e ‘70 faceva intraprendere a Cozzolino e Weiss, compagni di scalata, oltre che di vita e quasi di morte, una identica scelta. L’esperienza etica ed estetica del corpo umano che si confronta liberamente con il corpo roccioso della montagna. La poetica della “goccia che cade” (la via più breve e più essenziale, più naturale, sulla quale disegnare l’ascensione alla cima) come prescrizione tecnica e scelta poetica.

Non si fa fatica a immaginare quanto sia stato difficoltoso, ma direi anche esaltante, per i sei attori, tre nella versione italiana, altrettanti in quella slovena, aderire alle richieste del testo e allo stesso tempo della regia. Una piattaforma orizzontale li incita ad adottare la stessa tecnica di leggerezza che gli scalatori liberi adottano in verticale. E dietro a loro, le impressionanti riprese video dello stesso Farič, esaltano il senso della vertigine sparando negli occhi dello spettatore la maestosità del Monte Mangart (2679 metri, sulle alpi Giulie) e nelle sue orecchie una colonna sonora nella quale, accanto a Noto & Sakamoto, a dominare è il ritornello inesorabile di Signora illusione, antico richiamo di regime, della fine degli anni ‘30, appunto (ascoltala qui, cantata da Lina Termini).

Evade volutamente la ricostruzione storica e documentaria, Grozljiva Lepota / Paurosa bellezza. Ma nei suoi tanti spessori – spettacolari, etici, comprese le pieghe insondabili della scelta mistica e della adesione politica – permette allo spettatore di immaginare, quasi di compiere, in sicurezza, quei voli che a i tre angeli delle Dolomiti e delle Alpi Giulie, rubarono la vita, senza che ne avessero rimorso.

Guarda la scheda della versione in lingua italiana – Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia

Guarda la scheda della versione in lingua slovena – SSG Trst TSS – Teatro Stabile Sloveno