Quel che appare sulla scena slovena, oggi

Il finto contadinotto, che ci fa da guida, dice di essere discendente da una storica famiglia di Maribor, i Celigij, fondatori del più antico birrificio locale.

Lassù, nei distretti settentrionali della Slovenia, il luppolo è una delle coltivazioni predominanti e questa passeggiata culturale – organizzata dall’Azienda regionale del Turismo – si rivela alla fine una gustosa scorribanda tra storia della birra, birrerie, bottiglie, boccali.

Però, la ragione che mi ha portato a Maribor – città che vanta pure, chiuso in una preziosa ampolla, il vino più antico del mondo – è assai meno alcolica.

Concorrenti e concorrenza

Da parecchi decenni il festival di teatro di Maribor – Festival Borštnikovo srečanje – è uno dei punti di riferimento della scena slovena, poiché mette in concorso, e in concorrenza, i più importanti teatri nazionali. Proprio come succede in Germania, ai Theatertreffen berlinesi. In anni recenti la manifestazione di Maribor ha però cambiato stile. Messe da parte le formule più ufficiali, si è aperta a spettacoli, iniziative, incontri più orientati all’innovazione (lo raccontavo in un precedente post).

Lo stesso manifesto del festival, con quel volto leggibile da due punti di vista diversi, racconta la trasformazione: il convivere di spettacoli di tradizione (con prevalenza, molto novecentesca, di drammaturgia e qualità interpretative degli attori) accanto a esperienze più contemporanee (centrate sui linguaggi del corpo, a volte intrise dal gusto della provocazione: tentazione spiccata, ma arma oramai spuntata).

Tradizione e innovazione

Provo a spiegarmi meglio, grazie a due spettacoli che ho osservato con più attenzione. Da una parte Il muro, il lago (produzione del Teatro nazionale Drama di Ljubljana). Un tipico testo con i sapori del secondo ‘900, centrato su dinamiche di coppia e sulla diversa versione che un uomo e sua moglie possono dare dello stesso evento. Squilibrato lui, attrice lei, vivono nello stesso appartamento, separati da una parete. Non siamo tra gente normale, sembra dirci l’autore, Dušan Jovanović, classe 1939. E quindi ci sta, quella punta di assurdo, o meglio quel vago mistero pinteriano, che rende meno banale la storia di una coppia banalmente male assortita.

Muro, lago – ph. Peter Uhan

Sull’altro versante, c’è uno spettacolo senza parole e senza una storia da poter riassumere, in quanto mette in fila una successione di eventi, i più disparati, ciascuno risolto in una caduta. Dalle mani dei performer cominciano a cadere fogli di giornale, poi è la volta delle cornici di alcuni quadri, poi una sedia, un ferro da stiro… Il titolo – 365 cadute – è un contatore che va ritroso.  E man mano che il numero dei crolli previsti diminuisce, si innalza il loro valore metaforico. Cadono le speranze. Crolla la fiducia negli amici. Cadono i veli del pudore.

Via Negativa – ph: Marcandrea

I componenti di Via Negativa, formazione tra le più avanzate della scena slovena, amano mostrarsi spesso in mutande, meglio ancora, senza niente addosso. Ma i brividi che fino a qualche decennio fa immaginavamo scorrere lungo la schiena di un pubblico cresciuto nella “socialista e cattolicissima” Slovenia, hanno lasciato il passo – oggi, che anche qua va forte la managerialità – a un segno calligrafico, che fa parte della storia di Via Negativa.

Un teatro autoriale

Tra i poli un po’ sorpassati di tradizione e sperimentazione, la direzione più appropriata, oggi, forse sarebbe quella di mettersi sulle piste, già ben battute in Italia e altrove, di un teatro autoriale. Così come questa formula è intesa adesso e ancora ben rappresentata da una generazione cinquantenne che trova in Emma Dante, Romeo Castellucci, Antonio Latella, i campioni della post-regia, o da Pippo Delbono, che fa spettacolo di sé e della propria straordinarietà. Delbono era infatti ospite di riguardo, in questa edizione 2018 del festival, con due spettacoli (Vangelo e La gioia) .

La gioia – ph. Luca Dal Pia

L’ostacolo, per una nazione geograficamente e linguisticamente non molto estesa, com’è la Slovenia, sta nel fatto che la maggior parte delle forze teatrali – registi e attori – provengono tutti dalla stessa accademia, l’AGRFT di Ljubljana, che con la sua didattica, i suoi docenti, e in definitiva il suo stile, ha sostanzialmente uniformato i modi del fare teatro.

Quando il corpo conta

Penso che alternative verso le quali orientare lo sguardo, ci siano. Una, personalmente, l’avrei trovata.  È nella figura, davvero insolita, fuori dal tracciato, di Marko Mandić, attore 44enne dall’intenso, se non straripante, carisma corporeo. Uno che ha già interpretato i più importanti protagonisti del teatro classico e shakespeariano, e li ha trasformati tutti in qualcosa di radicalmente personale. Uno che vanta una filmografia e una teatrografia lunghissime, ma continua a impegnarsi in sfide e si dedica a imprese che hanno qualcosa di titanico.

Come le sei ore ininterrotte di un duello fisico di scena, intrapreso con Leja Jurišić (entrambi performer e coautori di Skupaj, forse l’appuntamento più interessante di questa edizione del festival).

Skupaj – ph. Matija Lukić

O come si vede in un altro suo spettacolo Viva Mandić e nei due film autobiografici che lo accompagnano. Con le interpretazioni di una carriera, e opportuni sacchi di nylon, l’attore distilla l’essenza del teatro. Che non è un modo di dire, ma un bel bicchiere di sudore, che via via si riempie in un’ora di performance, dando un significato liquido e credibile a quell’espressione – a volte invece astratta e consumata – che è il lavoro dell’attore.

Viva Mandić
Viva Mandić

Ecco infine l’elenco dei premi assegnati dalla giuria.

La pagina Facebook del Festival, con i video, giorno per giorno.

A Maribor, il miglior teatro sloveno contemporaneo

Si è avviata oggi in Slovenia, la 53esima edizione del Maribor Theatre Festival (Festival Borštnikovo Srečanje), il più importante appuntamento della scena slovena contemporanea.

In oltre cinquant’anni di vita la manifestazione – con i suoi  Premi Borštnik, che vengono assegnati agli spettacoli migliori – è diventata lo show-case delle produzioni annuali di quel Paese.

Ma soprattutto nel decennio scorso, il Festival si è trasformato: ha acquisito un ruolo internazionale, ha stretto nuovi rapporti, ha arricchito e diversificato il cartellone, che non si limita solo agli spettacoli nazionali. Diretta da Aleš Novak, questa edizione 2018 comprende anche produzioni invitate dall’estero, workshop e attività di formazione e di sviluppo del pubblico, con una particolare attenzione per gli studenti – Maribor ospita una affollata Università – che potranno partecipare a convegni, tavole rotonde, eventi professionali realizzati in collaborazione tra partner sloveni e stranieri. O portare in scena gli allestimenti realizzati nei numerosi corsi di teatro .

Non manca, come è oramai indispensabile, un percorso di valorizzazione turistica e eno-gastronomica per accreditare Maribor, seconda città dopo Lubiana, capitale della Stira slovena e capitale europea della Cultura nel 2012, al ruolo di Città degli Eventi.

Tra i quali appunto questo Festival, già dedicato a Ignacij Borštnik (1858 – 1919), la figura che più ha contribuito allo sviluppo della scena nazionale tra ‘800 e ‘900. Di lui conserva memoria il Premio più ambito: l’Anello Borštnik, che va alla carriera teatrale.

Ma superato di un balzo il secolo che ci separa da allora, il Maribor Theatre Festival rappresenta un’occasione di confronto internazionale oggi. In diverse lingue, inglese, tedesco, italiano, oltre che sloveno, qui si misura anche il clima teatrale europeo.

Se l’anello di Borštnik andrà quest’anno a un attore del Teatro nazionale Drama di Lubiana, Janez Škof,  il cartellone squaderna spettacoli che arricchiranno lo spazio teatrale internazionale nei prossimi giorni.

 Pippo Delbono, La gioia

Va ricordata ad esempio la presenza italiana di Pippo Delbono (con due titoli: Vangelo e la più recente creazione, La gioia), o quella sempre spiazzante del gruppo Via Negativa che assieme al Freies Theater di Duesseldorf presenta 365fall

Via Negativa, 365fall (ph. Marcandrea)

Parecchie produzioni slovene concorrono invece all’assegnazione dei Premi Borštnik. Si va da Odilo.Oscuration.Oratorio (diretto da Dragan Živadinov, per il Mladinsko Gledališče) un colpi di teatro sulla spietata carriera nazi di Odilo Globočnik a The Wall, The Lake (del Drama di Lubiana). Dalle sei ore da passare (a piacere) con Leja Jurišić e Marko Mandičin Together, al classico Ivan Cankar di Scandalo nella valle di San Floriano (regia di Eduard Miler), fino a Our Class che mette insieme la cordata formata dai teatri di Ptuj, Kranj e dal MiniTeater di Lubiana. Ma non dovrebbero mancare altre sorprese durante la premiazione finale.

Together (ph. Matija Lukić)

Premiazione he si svolgerà il 28 ottobre, data in cui il festival si conclude. Il programma completo si può leggere sul sito ufficiale, da dove è anche possibile scaricare il catalogo pdf.