Dall’autunno prossimo, a Cividale del Friuli, Agata Tomsic prenderà il posto di Giacomo Pedini, attuale direttore di Mittelfest, il quale ha portato a termine due mandati triennali firmando il programma 2026 del festival, appena concluso, che aveva per tema la Paura. All’attrice Lucia Limonta è intanto andato l’annuale Premio Adelaide Ristori.

Poche ore fa
Ora è ufficiale. E nonostante se ne parlasse, e le voci e la curiosità si rincorressero, e oramai si risapesse, la notizia definitiva è giunta solo poche ore fa, certificata e confermata.
Dal prossimo autunno alla direzione di Mittelfest, il festival internazionale (che nel 2027 giungerà alla 36esima edizione) ci sarà Agata Tomsic. A lei il Consiglio di amministrazione e il neo presidente del festival, Toni Capuozzo, hanno conferito il mandato triennale 2027-2029.

Attrice, ma al tempo stesso regista e dramaturg, progettista e curatrice, fondatrice assieme a Davide Sacco della compagnia ErosAnteros, che sei anni fa ha dato il via al festival Polis a Ravenna, Agata Tomsic si muove con competenza e passo esperto nel net internazionale dello spettacolo dal vivo.
Il fatto di essere nata e cresciuta da queste parti, a Izola/Isola, città del’Istria slovena, aggiunge una radice territoriale al progetto da lei presentato. Il recente ingresso nel consiglio direttivo di ItaliaFestival testimonia inoltre il suo rapporto stretto con altre importanti realtà festivaliere.
È per questo che la governance di Mittelfest ha scelto Tomsic tra più di quaranta candidate e candidati, tutti con titoli professionali di grande rilievo. E a lei consegna ora il timone futuro della manifestazione, dopo aver individuato nel suo curriculum e attraverso colloqui conoscitivi, la fisionomia più adatta a imprimere, una volta ancora, una nuova svolta a Mittelfest.

Trentasei anni di Europa che cambia
Trasformazioni, Mittelfest ne ha subite parecchie in oltre tre decenni di attività. Come del resto si è trasformata la geografia cui il festival fa riferimento. Nato subito dopo la caduta dei Muri, nel 1991, il festival individuava nell’area della Mitteleuropa storica, il proprio bacino di interessi, musicali, teatrali, di danza, e all’inizio anche cinematografici.
Trent’anni, e non poco movimentati, hanno trasformato drasticamente questo territorio: confini diversi, etnie in movimento, guerre, alleanze economiche: uno scacchiere politico instabile, ma culturalmente fervido.

Oggi la mitologia del confine, tra Occidente e Oriente, tra blocchi più o meno armati, tra lingue oramai omologate, ha cambiato aspetto. Se c’è una frontiera europea decisiva, adesso sta nel Donbass, tra Ucraina e Russia. Se c’è un linguaggio che unisce nazioni estese tra più di 3000 chilometri, è quello performativo. Musica, teatro contemporaneo, danza, parlano una lingua sola.

Metamorfosi
Di tutte queste metamorfosi, Agata Tomsic, che conosce una decina di lingue e nei paesi balcanici come nel nord d’Europa è di casa, terrà conto nel definire un’impronta nuova, da dare al festival nel prossimo triennio.
Intanto, durante questa edizione 2026, ha affiancato Pedini, direttore uscente, per raccogliere il testimone del principale evento dal vivo in Friuli Venezia Giulia e non tradire la conformazione che negli scorsi sei anni, Pedini ha dato alla manifestazione: inventando il progetto Mittelyoung (con focus sugli under 30), aprendo spazi di territorio con Mittelland, investendo sui linguaggi del circo e sulla scrittura d’autore, delineando spettacoli per famiglie.

Donne
Che la componente femminile, a Mittelfest, abbia trovato sempre spazio e visibilità è raccontato da una storia che muove fin dagli albori della della manifestazione. Dal fatto che già allora figura chiave del festival fosse Mimma Gallina, mediatrice avveduta tra i membri di una direzione artistica internazionale, ma tutta maschile.

Allo scrittore e regista Giorgio Pressburger, si affiancavano infatti nel 1991 l’austriaco George Tabori, lo jugoslavo Jovan Ćirilov, il cecoslovacco Jiří Menzel, l’ungherese Tamás Ascher. Con lei, Gallina, a imbrigliare le diverse esperienze e le diverse anime di quegli esperti conoscitori della Mitteleuropa teatrale.
È un tassello lontano, quello femminile, ma caratterizza ancora il team gestionale di Mittelfest. E non è difficile affiancarlo a un altro tassello, più recente, che vede nella giovane attrice Lucia Limonta la destinataria del Premio Adelaide Ristori 2026.
Adelaide Ristori (1822 – 1906) – nata a Cividale del Friuli per quella casualità geografica che almeno quattro secoli accompagna la vita degli attori – rimane tutt’ora un simbolo di imprenditoria artistica femminile.

Nel nome di Adelaide
Ed è per ciò che – promosso dal Soroptimist Club Italia e consolidato all’interno di Mittelfest – il Ristori premia ogni anno l’attrice che, a giudizio unanime, si sia distinta nell’edizione precedente del Festival.
Lucia Limonta – lo scorso anno nel cast dello spettacolo Argo, dal testo di Letizia Russo per la regia di Serena Sinigaglia – ne è la valida destinataria 2026, anche per una carriera davvero speciale che nelle diverse vesti di attrice e cantante l’ha vista percorrere passi importanti sulla scena contemporanea italiana.

Diplomata quattro anni fa alla Scuola del Piccolo Teatro, in breve tempo Limonta ha modellato la sua figura d’interprete lavorando accanto a Massimo Popolizio, Carmelo Rifici, Alessandro Sciarroni, Declan Donnellan, Alessio Maria Romano. Fino al cast messo assieme da Filippo Dini per il recente Alcesti, che dai palcoscenici di pietra di Siracusa, Pompei, Ostia antica, si sposterà lungo la penisola nella stagione teatrale 2026/2027.

Lucia e le altre
Di molte altre donne si potrebbe ancora parlare, sfogliando l’elenco della cinquantina di eventi di questo Mittelfest 2026 appena concluso. Una Madre Coraggio, spietata trafficante centroeuropea, che si è inventata Laura Marinoni sopra la rilettura drammaturgica di Michele Santeramo.
Oppure la vocalist cretese Erini, che ha cantato l’esodo ellenico dall’Asia minore, o il duo Dagadana, che esplora la cultura polacca e ucraina fondendo musica tradizionale con ogni altro genere: etnico, pop, rock.

E ancora le tre giovani danzatrici della tentante edenica coreografia Adam’s Apple. Infine Manuela Mandracchia e Alvia Reale, sapienti revisioniste di un gioiello teatrale della scrittrice ungherese Ágota Kristóf.
Dalla cupa scrittura originale, intitolata (ancora al maschile) John e Joe, Mandracchia e Reale hanno saputo estrarre un dialogo agile e spiritoso, che sembra direttamente destinato a una felice tournée nei teatri italiani. Dove le incontreremo di nuovo nella stagione prossima. Parola di osservatori perspicaci.
Quattro parole per un progetto
Comprendere, “che è l’aprirsi assieme”. Dialettica “come arte del saper parlare e ascoltare”. Tradizione “la capacità di trasmettere, nel tempo e negli spazi“. E infine piacere, “una carezza che rende liscia la pelle, ma anche il pensare”.

Queste le quattro parole che attraverso le quali Agata Tomsic intende realizzare il progetto 2027-2029, mentre garantisce di mettercela affinché non restino solo parole. Perché il teatro – dice – “è la ragione per cui mi sveglio ogni mattina“.



























































