Vanni De Luca, il mentalista. Un personaggio in cerca della propria memoria

Valzer per un mentalista è lo spettacolo in cui Vanni De Luca, famoso per l’abilità nel ricordare, si incammina sulle vie del teatro, insieme a due angeli custodi, Freud e Basaglia. Produzione Stabile FVG.

Valzer per un mentalista - Vanni De Luca
© Simone Di Luca

Il mentalista si concentra. Noi stiamo in silenzio. Lui è bendato. La scacchiera – che solo noi vediamo – è là dietro. Bianca e nera. Il mentalista pronuncia un numero. Casella 37. Il cavallo galoppa con il suo moto tipico, laterale, sbieco. Poi un altro numero e il cavallo si sposta di nuovo. Casella 22, casella 16… sessantatrè mosse del cavallo. Casella 31, 46, 29… In pochi minuti la scacchiera viene percorsa da cima a fondo, mossa dopo mossa, tutte le 64 caselle. Senza mai guardare. È tutto un lavoro di cervello.

Da spettatore, mi immagino l’orchestrazione di quel cervello. Ogni volta che la memoria si mette in moto è un ballo di sinapsi, un accendersi di neuroni. Fiumi chimici e elettrici che si scatenano, inneschi a cascata di neurotrasmettitori. La memoria è luna-park meraviglioso, retto da regole non tutte conosciute.

Vanni De Luca
© Simone Di Luca

Come nell’Ottocento

Vanni De Luca è noto per la sua memoria. Ci ha costruito sopra una carriera, come facevano gli illusionisti dell’Ottocento: fenomeni da baraccone che stupivano un pubblico allora ignaro di cinema e di televisione. Fenomeni come l’uomo-scimmia, il mangiatore di spade, la donna segata in due. 

Scrive invece alla rovescia, Vanni De Luca, ripete serie infinite di numeri casuali, scioglie enigmi matematici. Delle 101.698 parole della Divina Commedia conosce ogni singola posizione. Risolve il cubo di Rubik in un battibaleno. Tutto nello stesso istante, sia ben chiaro. Fenomeno anche lui. 

Ma non gli basta: la mente non è una macchina calcolatrice. Almeno, non è solo questo. La mente è memoria. E quindi passato, identità, personalità, persona.

Dalle esibizioni che lo hanno reso famoso (come famosi sono stati i mentalisti Harry Kahne e Derren Brown) e dal suo spettacolo di magia mnemonica (Prodigi, visto due anni fa al Teatro Bobbio), Vanni De Luca è approdato alla storia, al racconto, al pieno di un personaggio, che potrebbe essere lui, ma non è lui. Al gioco ambiguo che si chiama teatro.

Lungo il nuovo percorso teatrale lo hanno accompagnato il RossettiStabile del Friuli Venezia Giulia con questa nuova produzione, Davide Calabrese e Fabio Vignarelli, autori, Marco Lorenzi, regista della compagnia Il mulino di Amleto e dello spettacolo che, del mnemonista infallibile, fa invece un uomo con tante capacità e altrettanti deficit.

Anche nel Novecento

Valzer per un mentalista (in scena fino a domenica 1 dicembre nella sala Bartoli, a Trieste, dove tornerà nel gennaio 2020) racconta la storia di un individuo che ha perso la memoria e, al tempo stesso, la storia di una scienza che nella memoria ha trovato uno dei suoi principali strumenti: la psicoanalisi.

Valzer per un mentalista - Vanni De Luca
Romina Colbasso, Vanni De Luca © Simone Di Luca

1919: un uomo è ricoverato nella stanza del Nuovo Frenocomio di Trieste inaugurato dieci anni prima. Frenocomio, cioè manicomio. Privo di memoria, quell’uomo è anche privo anche di sé, e lo sarebbe pure delle relazioni con gli altri, se non condividesse le proprie giornate, soprattutto le notti, con un compagno di stanza. Ingombrante e violento, autoritario e malevolo. Oggi si chiama paranoia, ma nella storia dell’uomo che smarrì il proprio passato è un diavolo perverso, che ne fa il suo schiavo e lo tiene legato alla catena della disperazione. Frequenta quella stanza anche una giovane praticante di medicina. Incondizionatamente, la dottoressa ama gli studi e le ipotesi del dottor Freud, li mette in pratica e vuole diffonderli. Si è presa a cuore il caso dello smemorato e il suo obbiettivo è guarirlo. (Io ti salverò, intitolava Hitchcock).

Da spettatore, dalla mia poltrona, mi angosciano le notti insonni e la disperazione di quell’uomo prigioniero dei demoni della sua stanza. Che è abitata da creature ibride, dall’aspetto animale e umano, come nei deliri lucidi della pittura surrealista, o nei racconti di Kafka. Mi tornano pure in mente i grandi racconti di amnesia. Dallo smemorato di Collegno a Mulholland Drive di David Lynch. Da Se mi lasci ti cancello al diario di una identità redenta che è l’emozionante Un modo perduto e ritrovato del neuropsicologo russo Aleksandr Lurija. Per i fanatici del teatro, pure a Sandro Lombardi, Roberto Herlitzka, Sonia Bergamasco, Sergio Bini, Ermanna Montanari, nel film Il mnemonista di Paolo Rosa.

Valzer per un mentalista - Vanni De Luca
Andrea Germani, Vanni De Luca © Simone Di Luca

Ma si affacciano alla mia memoria – abbastanza salda, almeno finora – anche le pene dell’uomo che, al contrario, ricordava tutto, ma proprio tutto: i rami e i grappoli di una pergola, la disposizione esatta delle nuvole nel cielo in un preciso giorno della sua vita. E qui dovete prendere in mano Finzioni di Jorge Luis Borges, poi ritrovare il racconto intitolato Funes, o della memoria. E convincervi che anche dimenticare, non ritrovare più cose e ricordi, perdere i pezzi, è necessario. Perché pulisce e libera il cestino della carta straccia della mente. 

Alla ricerca dell’io perduto

In Valzer di un mentalista, Nemo, il protagonista senza identità, percorrerà una tormentosa strada di ricostruzione dell’io.  Si scontrerà con i propri demoni, nei corpo a corpo con Andrea Germani, sulfureo alter-ego, cinico, manesco, con le sembianze di un Mangiafuoco irridente, un Elton John ritagliato da favole di paura.

Valzer per un mentalista - Vanni De Luca
© Simone Di Luca

Si affiderà anche alle tutele che la volenterosa medichessa, occhiali e cartella clinica, Romina Colbasso, gli garantirà per non sottoporlo ai trattamenti sanitari che l’umanità di Franco Basaglia, ma solo alla fine degli anni ’60, riuscì a allontanare da quel luogo di tortura, prima che di cura. 

Valzer per un mentalista ha un finale aperto, da non raccontare. Anche perché nel mastermind del nostro cervello, nulla è definitivo, nulla è dato per certo. La memoria è un animale dinamico. A pari merito con la memoria, c’è anche l’oblio, che è un altro grande dono della natura umana.

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Valzer per un mentalista
di Davide Calabrese e Fabio Vagnarelli
regia di Marco Lorenzi
aiuto regia Yuri D’Agostino
con Vanni De Luca, Andrea Germani e Romina Colbasso
visual concept e luci di Eleonora Diana
musiche di Giorgio Tedesco
produzione Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia

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