La carica dei 90. I novantasette anni di Gianfranco De Bosio, nel segno del teatro veneto

Per Tullio Kezich, che nel suo libro La rivolta degli attori, raccontava il teatro come prologo del Sessantotto, Gianfranco De Bosio era il sergente di ferro

“De Bosio è il sergente di ferro del teatro italiano. Colui che ha inventato la giornata lavorativa di 16 ore. Il regista di cui gli attori temono la tempra infaticabile. L’uomo di cui si sospettano origini teutoniche” scriveva Kezich nel 2005.

Nico Pepe e Gianfranco De Bosio in una foto (1957) dell'archivio del Teatro Stabile di Torino
Nico Pepe e Gianfranco De Bosio in una foto (1957) dell’archivio del Teatro Stabile di Torino

In realtà De Bosio è nato a Verona, la città più shakespeariana d’Italia, il 16 settembre 1924. Oggi dunque, il sergente di ferro compie 97 anni. E non ha smesso affatto di lavorare. 

Un regista per Ruzante

Di De Bosio si ricorda la pluridecennale devozione a Ruzante, l’autore cinquecentesco veneto, da lui introdotto nel teatro italiano del ‘900. 

La Moscheta, allestito nel 1950 con Giulio Bosetti protagonista, poi con Cesco Baseggio e dieci anni più tardi con Franco Parenti nello stesso ruolo, è stato il capitolo fondamentale della presenza ruzantiana sulle scene nazionali. Così come i successivi L’Anconitana e Bilora (1965), La Betìa (1969), Vaccària (2005). 

Anche negli allestimenti delle opere di Carlo Goldoni, De Bosio ha lasciato il proprio incisivo segno di regista, diverso certo da quello di Strehler e di Ronconi, e decisamente più affine alla lingua e al temperamento del commediografo veneziano: da La famiglia dell’antiquario (1952) a Il bugiardo (1962), poi Le donne de casa soa (1986), Le massère (1992), La bottega del caffè (1993).

Meno noto, forse messo in ombra dal ruolo di regista princeps del teatro veneto, il suo contributo alla cinematografia italiana degli anni 60: Il terrorista (1963), con Gian Maria Volontè, è un film ispirato alla sua attività di partigiano, attivo nella Resistenza in area veronese, e al suo comandante di allora Otello Pighin.

locandina di Il terrorista (1963) regia Gianfranco De Bosio

“Una radiografia della Resistenza, vent’anni dopo, una verifica, un esame di coscienza” scriveva sempre Kezich.

A quegli episodi del ’44 De Bosio ha appena dedicato un libro, di carattere storico, pubblicato proprio quest’anno da Neri Pozza: 1944. Fuga dal carcere. La liberazione di Giovanni Roveda.

Gian Maria Volontè in una scena di Il terrorista (1963)
Gian Maria Volontè in una scena di Il terrorista (1963)

Dovete sentirlo

A chi voglia conoscere meglio la caratura artistica e soprattutto lo sfaccettato carattere umano di Gianfranco De Bosio, posso consigliare una bella intervista audio (clicca qui) curata da Silvia Iracà e Pietro Crivellaro, che si può ascoltare sul sito di Patrimonio Orale, la collezione digitale di fonti orali per le arti della scena, ideata da Donatella Orecchia per il Progetto Ormete.

Per finire

Le felicitazioni a Gianfranco De Bosio per questi 97 anni di infaticabile attività sono infine d’obbligo. Accanto all’augurio che nel non lontano 2024 possa toccare i 100. Segno – nel bene e nel male – della longevità del teatro italiano.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.