Premi Ubu 2021. Le nomination in diretta

Nel corso di Piazza Verdi, la trasmissione del sabato di Rai Radio3, sono state annunciate in diretta le nomination ai Premi Ubu 2021.

le statuette dei Premi Ubu
le “statuette” dei Premi Ubu

C’è un fremito, sempre, nell’apprendere quali saranno gli spettacoli, i testi, gli interpreti, gli artisti degli spettacoli dal vivo che, visti in Italia, concorreranno alla finale dei Premi Ubu.

Lo stesso fremito, questo pomeriggio, è nelle voci di Oliviero Ponte di Pino, Lorenzo Donati, Maddalena Giovannelli, “annunciatori” delle nomination agli Ubu 2021, edizione biennale, che considera tutte le produzioni che hanno debuttato in Italia tra settembre 2019 e agosto 2021.

Le condivido con voi, man mano che su Rai Radio3, loro tre ce le snocciolano.

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I titoli, gli artisti, le artiste in lizza per gli Ubu 2021

Migliore spettacolo internazionale presentato in Italia
Ink – Dimitris Papaioannou
Orestes in Mosul – Milo Rau
The mountain – Agrupacion señor Serrano
Ultraficciòn n.1 – El Conde de Torrefiel  

Miglior nuovo testo straniero
Chi ha ucciso mio padre – Edouard Loius
L’amore del cuore – Caryl Churchill
Tiresias – Kae Tempest

Miglior testo italiano o drammaturgia
Il filo di mezzogiorno – Ippolita Di Majo (secondo Goliarda Sapienza)
La Gloria – Fabrizio Sinisi
La tragedia è finita, Platonov – Liv Ferracchiati (da Checov)
Sylvie e Bruno – Chiara Lagani (da Lewis Carrol)
Spezzato è il cuore della bellezza – Mariano Dammacco

Colonna sonora
Collettivo Angelo Mai – Tiresias 
Giovanni Lo Cascio – Furore

Disegno luci
Luca Brinchi e Erika Z. Galli – Klub Taiga
Pasquale Mari  – Misery
Cristian Zucaro – Misericordia 

Migliori costumi
Emanuela Dell’Aglio  – Naturae
Ettore Lombardi  – Dialogo terzo
Gianluca Sbicca – Misery

Miglior performer under 35 
Francesco Alberici
Alessandro Bay Rossi 
Simone Zambelli

Migliore performer under 35 
Marina Occhionero 
Federica Rosellini
Petra Valentini

Migliore scenografia
Nicolas Bovay – La casa di Bernalda Alba e Le sedie
Alessandro Serra – Il giardino dei ciliegi
Giuseppe Stellato – La valle dell’Eden
Paola Villani – Earthbound

Miglior attore
Michelangelo Dalisi – Hamlet
Michele di Mauro – Le sedie
Gabriele Portoghese – Tiresias

Migliore attrice
Anna Della Rosa – Cleopatràs e Sorelle
Manuela Lo Sicco – Misericordia
Francesca Sarteanesi – Sergio

Miglior regia
Valerio Binasco- Le sedie
Fabio Condemi – La filosofia nel boudoir
Emma Dante – Misericordia
Antonio Latella – Hamlet

Curatela o organizzazione
Elena Di gioia – Epica Festival
Lucia Franchi e Luca Ricci- Kilowatt Festival
Maurizio Sguotti e Tommaso Bianco – Terreni Creativi Festival
Velia Papa – In teatro Festival

Migliore spettacolo di danza 2021
Best Regards – Marco D’Agostin
Dialogo terzo: In a Landscape – Collettivo Cinetico e Alessandro Sciarroni 
Doppelgänger – Bertoni / Abbondanza

Migliore spettacolo 2021
Hamlet (Shakespeare, regia Antonio Latella)
Antigone (Sofocle, regia Massimiliano Civica)
Misericordia (Emma Dante)
Piazza degli Eroi (Thomas Bernhard, regia Roberto Andò)

La finale dei Premi Ubu 2021 si svolgerà sabato 13 dicembre a Riccione, al Cocoricò , la storica discoteca molto cara a Franco Quadri, fondatore del Patalogo e dei Premi collegati a quell’annuario.

Mittelfest 2022. In un festival, l’arte di prevedere gli imprevisti

Sono eventi fortuiti, inaspettati, contrattempi e sorprese, accidenti. È ciò che capita all’improvviso, senza segni né avvertimenti. Sono gli imprevisti.

Imprevisti sarà anche il titolo della edizione 2022 di Mittelfest, il festival che in Friuli Venezia Giulia, a Nordest d’Italia, raccoglie l’antica eredità mitteleuropea e le dà un senso, valori e aspettative contemporanei, grazie allo spettacolo dal vivo. Teatro, musica, danza, eventi.

Il logo Mittelfest

Da pochi minuti, in una conferenza stampa video, diffusa su Facebook, è stata annunciata l’edizione numero 31, in programma a Cividale del Friuli dal 22 al 31 luglio 2022. Definito anche il tema che la caratterizzerà: Imprevisti.

Imprevisti

“Non solo ciò che accade all’improvviso. Anche ciò che si manifesta ai nostri occhi, ciò che si stava preparando intorno a noi, ma ancora non lo sapevamo. Ecco che cosa sono gli imprevisti” ha detto Giacomo Pedini, direttore artistico del festival dallo scorso anno, quando il tema-guida era Eredi.

“La capacità di farsi sorprendere dagli imprevisti, nel bene e nel male, è la sfida su cui gli artisti e le artiste che saranno a Cividale per Mittelfest 2022, molto sapranno dire”. In altre parole: farsi trovare preparati è impossibile. Bisogna allora sviluppare l’arte di lasciarsi sorprendere.

Mittelfest 2022 - conferenza stampa
La conferenza stampa del 18 novembre 2021

Slovenia e Austria in primo piano

Introdotto da Roberto Corciulo, presidente del Festival – che ha oramai superato il traguardo dei tre decenni portando all’attenzione internazionale la multiculturalità storica e attuale di Cividale del Friuli – ha anche preso la parola anche Fabrizio Oreti, assessore alla cultura del comune di Gorizia.

Oreti ha rimarcato la collaborazione delle due città e dei loro team, in vista della scadenza del 2025, quando Gorizia (Italia) e la contigua Nova-Gorica (Slovenia) saranno insieme Capitale Europea della Cultura (vedi il post di QuanteScene! sulle iniziative già in atto per favorire una nuova logica transfrontaliera).

L’intervento di Holger Blek, direttore del Carinthischer Sommer Festival, ha quindi aperto un ulteriore varco, sull’altra frontiera del Friuli Venezia Giulia, quella austriaca.

La manifestazione musicale e culturale che si svolge ogni estate sul lago di Ossiach (Carinzia) intreccerà il proprio cartellone con quello di Mittelfest 2022. I due programmi troveranno un decisivo punto di contatto nell’attività di MittelYoung, contest dedicato alla creatività dal vivo della generazione under 30. Il progetto (i cui esiti sono previsti tra il 12 e il 15 maggio 2022 ) si sta sviluppando per dare visibilità al lavoro di giovani autori e performer, ma anche curator e selezionatori, ugualmente under 30. Una open call verrà diffusa internazionalmente a partire dal 15 dicembre.

Notizie e aggiornamenti sul sito ufficiale di Mittelfest.

Così vi raccontiamo il nostro Strehler. Da ogni punto di vista

Ne hanno parlato quotidiani come Repubblica, Corriere, il manifesto, riviste di settore come Artribune e Hystrio, ma anche siti generalisti e agenzie di stampa. Volevate che non ne parlassimo noi, che ci siamo dentro?

Essere  Giorgio Strehler, il docufilm - 3D Produzioni - Simona Risi

Sabato 13 novembre, alle ore 21.15, Sky Arte e Now Tv trasmettono il docufilm Essere Giorgio Strehler, ritratto dell’artista e dell’uomo che più ha caratterizzato, in Italia, la regia teatrale della seconda metà del Novecento.

Dopo le proiezioni di Roma (alla Festa del Cinema) e di Milano (alla sala Anteo per il Piccolo Teatro), la più recente realizzazione di 3D Produzioni di Didi Gnocchi si potrà vedere anche sulle piattaforme video di Sky Arte e Now Tv. 

Il docufilm

Essere Giorgio Strehler è un’opera che racconta la sfaccettata personalità del regista che a Trieste era nato, proprio cent’anni fa, il 14 agosto del 1921. E che alla fine di una carriera che ha dato lustro e visibilità mondiale a Milano e al teatro italiano, a Trieste è tornato. Perché qui riposano le sue ceneri, dopo la morte avvenuta improvvisamente nel 1997.

Il centenario Strehler ha alimentato iniziative nei diversi teatri d’Italia che hanno ospitato per cinquant’anni le sue produzioni al Piccolo: dall’inesauribile Arlecchino servitore di due padroni ad altri importati titoli di Carlo Goldoni, da Shakespeare a Brecht a Pirandello, fino all’ultimo incompiuto Così fa tutte di Mozart.

Il manifesto - Essere  Giorgio Strehler, il docufilm - 3D Produzioni - Simona Risi

Essere Giorgio Strehler, il film diretto da Simona Risi e scritto da Matteo Moneta e Gabriele Raimondi, rappresenta adesso la sintesi delle cose che si sono dette, e si stanno dicendo oggi su lui.

Infatti è proprio lui, fluviale e esuberate, pensieroso e sincero, a raccontare se stesso in decine di interviste, in discorsi ufficiali, momenti privati e brevi clip rubati alle prove. Un ritratto in prima persona, come uomo prima, quindi come artista.

Ma a una manciata di attori e collaboratori che a lungo lo hanno accompagnato nelle sue regie, a scenografi e costumisti, e anche a biografi e studiosi è stato chiesto di raccontare Strehler dal loro punto di vista. Di come egli abbia incrociato le loro vite, spesso trasformandole. Com’è successo a Andrea Jonasson, attrice a Monaco, a Salisburgo, a Vienna, e poi diventata sua moglie.

Nostro Strehler singolare

Così sabato sera, ciascuno di noi – Cristina Battocletti, Paolo Bosisio, Roberto Canziani, Stefano de Luca, Carlo Fontana, Ezio Frigerio, Andrea Jonasson, Giulia Lazzarini, Lluís Pasqual, Ottavia Piccolo, Franca Squarciapino – ne illuminerà un tratto, un particolare, un dettaglio: il nostro singolare Strehler.

Il mio consiglio: segnatevi l’appuntamento (Sky Arte e Now Tv, sabato 13/11, ore 21.15) e prendervi un’ora, per vederlo con calma.

Se non ci riuscite proprio, sappiate che ne faremo una proiezione speciale anche a Trieste, il 25 novembre. Altre informazioni tra qualche giorno.

Sempre a prosato di Strehler, potete intanto leggere questi due post, pubblicati su QuanteScene!: uno sul libro di Cristina Battocletti e uno sulla casa dove è nato.

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ESSERE GIORGIO STREHLER
regia Simona Risi
sceneggiatura Matteo MonetaGabriele Raimondi
fotografia Lorenzo Giromini
montaggio Gabriele RaimondiLaura Fezzardini
suono Damian Dininno 
con Giorgio Strehler
e Cristina Battocletti, Paolo Bosisio, Roberto Canziani, Stefano de Luca, Carlo Fontana, Ezio Frigerio, Andrea Jonasson, Giulia Lazzarini, Lluís Pasqual, Ottavia Piccolo, Franca Squarciapino
produzione Didi Gocchi per 3DProduzioni

Paesaggio toscano per Harold Pinter. In collina, con Marconcini e Daddi

Scritto nel 1967 dall’autore inglese, Landscape / Paesaggio è stato allestito nel piccolo teatro di Buti (Pisa) da una coppia di attori che del pinteresque style conoscono i segreti: tutte le strettoie, tutte le aperture.

Paesaggio -  Harold Pinter - Dario Marconcini e Giovanna Daddi
“Paesaggio” di Harold Pinter al Teatro di Buti

 

Ci vuole pazienza per arrivare fin lassù. Devi lasciare Firenze, raggiungere Pontedera e quindi prendere la strada delle colline, dove la piccola e media industria toscana lascia spazio a paesaggi e paesi antichi.

Il teatro di Buti – ti spiega Google Maps – sorge in via Fratelli Disperati 10. Decidi tu se è un buon segno. Nel suo smagliante color mattone, il “Francesco di Bartolo” è una piccola sala, raccolta, intima, duecento posti, i palchetti, il soffitto decorato, una storia italiana di compagnie filodrammatiche e Maggi cantati, che si perde nell’Ottocento.

Pinter breve misterioso affettuoso

Sono salito parecchie volte a Buti. Perché Giovanna Daddi e Dario Marconcini, che di quella sala sono un po’ i numi tutelari, hanno anche un’affinità speciale con un autore che conosco bene: Harold Pinter.

In quel teatro li ho visti allestire i testi brevi e misteriosi che il drammaturgo inglese aveva scritto negli anni ’60 e ’70. Quando più stretto e più affettuoso si era fatto il suo rapporto con Samuel Beckett. Se per Beckett si può usare l’aggettivo affettuoso.

Lavori come questo Landscape / Paesaggio (scritto nel 1967) e poi Silenzio, Notte, Monologo, Voci di famiglia, fin dal titolo, sono rappresentativi di quella stagione di teatro, astratta, elusiva, lontana dalle soluzioni facili e dai lieti finali.

Voci che emergono dal buio, vicende da immaginare mentalmente, momenti di pausa. Un teatro lento. Scritto da Pinter mentre attorno a lui si scatenava la Swinging London psichedelica. I contrasti di quell’irripetibile momento.

Marconcini e Daddi prediligono quei testi. Perché la frequentazione intensa che hanno avuto con il cinema di Jean-Marie Straub e Danièle Huillet, li ha abituati alle sottrazioni, ai silenzi, al rigore. Dentro ai quali iniettano una famigliare ironia.

Intendo dire: nel loro Paesaggio (che dopo l’anteprima a Pistoia, nel circuito teatrale toscano, ha debuttato adesso a Buti) ci trovi tutto il Pinter che sai: la sua sfuggente poesia sentimentale, il linguaggio asciutto e deciso, le tensioni che covano sotto le ceneri del parlato. Proprio come hanno saputo ben dire i giudici di Stoccolma, che nel 2005 gli attribuirono il Nobel per la letteratura.

Fotografia di un interno con coppia

Ma ci trovi anche il vissuto dei due attori. Per garantire colori autunnali al testo, Marconcini e Daddi hanno ad esempio disperso in palcoscenico foglie ingiallite e ruggini raccolte davanti a casa. E del loro salotto domestico con i bei quadri, i libri accatastati, i comodi divani, hanno scattato la foto che fa da scenografia.

Un cortocircuito di scena e vita che si espande e invade il testo, dove si incrociano due monologhi paralleli. Una coppia in un interno.

Paesaggio -  Harold Pinter - Dario Marconcini e Giovanna Daddi
Paesaggio di Pinter al Teatro di Buti

Seduta di spalle a destra la donna rievoca un’avventura erotica al mare, la sabbia, la pelle, il suo desiderio di avere un bambino.
Seduto di spalle a sinistra l’uomo delinea un mondo maschile, fatto di caccia, di cani, di birra e pub inglesi. 

Di questi universi distanti, a sé stanti, Pinter aveva fermato solo le sensazioni. Il calore del sole, il piacere di immergersi nell’acqua, il sesso tanto desiderato e trasfigurato nel ricordo. E viceversa, il rancido delle cantine, il sottobosco fangoso, la cacca delle anatre e del cane.

Paesaggio di ricordi

Si gireranno a un certo punto verso il pubblico, i due attori, quando una storia, o una sua traccia almeno, comincerà a essere intuita. Marito e moglie, forse. In una casa di campagna, forse. Domestici tuttofare al servizio di qualcuno. Ricordi comuni affioreranno. Ma sempre distanti e tangenziali, come se gli uomini, rudi e marziali, venissero proprio da Marte e le donne da Venere. Intanto Gino Paoli canterà Il cielo in una stanza.

Pinter è arguto e acrobatico nella sua scrittura. Se qualcuno domandasse perché mai i due personaggi si chiamano Beth e Duff, basterà mettere davanti la parolina Mac, per farsi qualche idea. O perlomeno, per stare al gioco. 

Pinter inoltre lascia una certa libertà all’immaginazione. Così nel loro gioco di famiglia, Marconcini e Daddi completano Paesaggio con una suite finale, che trasforma lui in Matamoro, il capitano spaccone della Commedia dell’Arte, e lei nella figura austera e inesorabile della Morte. Antico canovaccio di farsa e al tempo stesso morality play molto inglese, che apre spazi agli interrogativi. E sarà il malinconico The Lass of Aughrim a condurre adesso la musica.

Malinconia finale che conferma un’idea. che Paesaggio sia – per Pinter e anche per loro – un gioco teatrale di ricordi, onirica collezione di momenti che non se ne vanno dalla memoria.
E in ciascuno di noi, disegnano, anno per anno, decennio per decennio, un personale e segreto paesaggio interiore. 

Giovanna Daddi in Paesaggio di Harold Pinter
Giovanna Daddi nel ruolo della Morte

 

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PAESAGGIO
di Harold Pinter, con farsa finale
con Giovanna Daddi e Dario Marconcini
regia Dario Marconcini
allestimento e luci Maria Cristina Fresia, Riccardo Gargiulo
produzione Buti Teatro

Giocare con Rimini Protokoll. E farlo sul serio

A volte mi scappa di dire spettacoli. Ma i lavori di Helgard Haug, Stefan Kaegi e Daniel Wetzel, che conoscete meglio con il nome di Rimini Prokotoll, sono un’altra cosa.

Più giusto sarebbe dire progetti portati a termine, idee che si sono realizzate, esperimenti riusciti. Ma soprattutto giochi sociali, pubblici.

Come La conferenza degli assenti (fino a questa sera a La Pelanda a Roma nel cartellone di RomaEuropa Festival).

l'edizione italiana di Conference of the Absent (ph Cosimo Trimboli)
l’edizione italiana di Conference of the Absent (ph Cosimo Trimboli)

A volte i Rimini Protokoll giocano con il pubblico in un teatro, ma più spesso lo fanno altrove: invitando quello stesso pubblico ad attraversare una città a piedi, a sedersi attorno a un tavolo a casa di qualcuno, a visitare un museo o un edificio ricco di storie. Può anche accadere in una piazza, in un parco, su una spiaggia, in un cantiere edile, dentro un camion.

Le loro creazioni sono esperienze collettive, per le quali il teatro spesso non trova un nome. Perché si collocano al margine della scena così come ancora oggi la concepiamo. Perché non prevedono la tradizionale distanza né l’opposizione tra chi fa l’artista e chi lo guarda. 

Stefan Kaegi, Helgard Haug e Daniel Wetzel (ph. WDR/David von Becker)
Stefan Kaegi, Helgard Haug e Daniel Wetzel (ph. WDR/David von Becker)

Da qualche mese, tutti i loro titoli sono raccolti in un libro. Vent’anni di progetti attraverso i quali si può capire come la compagnia di Berlino, i loro collaboratori e tutti gli “esperti del quotidiano” con i quali hanno lavorato, siano diventati qualcosa di unico (anche se spesso imitato) nel campo delle arti performative in tutto il mondo. Non solo: anche in quello in cui si progettano nuove abitudini e nuove culture.

Rimini Protokoll - 2000-2020 Il libro di Imanuel Schipper pubblicato da Walther und Franz König
Il libro di Imanuel Schipper pubblicato nel 2021 da Walther und Franz König

Qualche mese fa, su questo blog, ho raccontato com’era fatto uno dei loro lavori meglio riusciti (vedi qui Remote al Mittelfest di Cividale). Oggi vi dico due cose su Conference of the Absent, visto alla Pelanda del Mattatoio di Roma, nel cartellone del festival RomaEuropa.

Già il titolo anticipa una conferenza. Il formato è appunto quello: brevi contributi di nove relatori, su un tema che all’inizio appare abbastanza vago: l’Assenza. 

Ma fin da subito una voce sintetica, o quasi, una di quelle a cui ci stiamo sempre più abituando, chiarisce le caratteristiche di questa assenza. I nove relatori non ci sono, questi “esperti” sul tema dell’assenza non sono presenti all’appuntamento. Sembra un paradosso, ma è il senso ultimo del nuovo gioco pubblico di Rimini Protokoll.

Dare voce agli assenti

A impersonarli, a dire le loro parole, a sostenere le loro tesi, saranno altrettante persone del pubblico che – volontariamente – saliranno sulla pedana. E parleranno per conto di chi è assente.

L’assenza dei relatori può avere diverse motivazioni. Li tiene lontani la distanza, una disabilità impedisce loro di muoversi, presentarsi in pubblico rappresenta per loro un ostacolo, un pericolo, la vergogna. O potrebbe mettere a rischio la loro stessa vita.

Inversamente, la presenza di qualcuno che dia loro voce sul palco innesca un meccanismo di rappresentanza e re-citazione, che ha molto a che fare con il teatro. Ma anche con il principio che regola le democrazie rappresentative, i procedimenti di delega, il moltiplicarsi delle protesi attraverso le quali le nuove tecnologie hanno ampliato i limiti del nostro corpo, i limiti della sostenibilità ambientale e economica.

Rimini Protokoll - Conference of the Absent

Inizialmente, sembra un gioco. Uno di quelli in cui deleghiamo agli avatar la nostra identità. Un gioco al quale molti tra il pubblico aderiscono immediatamente, altri restano invece più scettici. Eppure mano mano che Conference of the Absent procede, oltre la dimensione ludica e un po’ esibizionista che il meccanismo comporta, si manifestano sul palcoscenico aree di riflessioni importanti. Per chi ci vuole riflettere, ovviamente. Entrano in ballo principi etici, divisioni politiche e conflitti bellici, pratiche virtuose, civili provocazioni. 

Attraverso i messaggi letti su carta, ascoltati in cuffia, illustrati in video, alle ragioni degli assenti viene data voce, e l’immaginabile della rappresentazione si sposta dalla steppa russa al conflitto somalo, dalla occupazione nazista della Polonia ai campi di concentramento per migranti odierni sulle isole greche. Distribuiti nell’arco di due ore i casi, le motivazioni, si moltiplicano, colpiscono l’attenzione, incidono la coscienza di chi assiste. E non sempre è facile condividerle tutte. 

l'edizione italiana di Conference of the Absent (ph Cosimo Trimboli)
(ph. Cosimo Trimboli)

Resta la convinzione, mentre si lascia La Pelanda, che siano proprio le vicende individuali, proprio la verità privata di ciascuna esperienza a incidere sul pensiero e sull’agire pubblico di chi le ascolta.

Experten des Alltags, esperti del quotidiano, è l’etichetta che Rimini Protokoll ha sempre dato alle persone di cui, in progetti ogni volta diversi, ha raccontato la storia. Che la prossima volta potrebbe essere anche la mia, la tua, la nostra storia.

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LA CONFERENZA DEGLI ASSENTI 

Ideazione / testo / regia: Helgard Haug, Stefan Kaegi, Daniel Wetzel
Scena / Video e design luci: Marc Jungreithmeier
Sound design: Daniel Dorsch
Ricerca / Drammaturgia: Imanuel Schipper, Lüder Pit Wilcke
Con la voce di: Lisa Lippi Pagliai
e le voci in ear di: Daniele Natali e Evelina Rosselli
Cooperazione per l’educazione politico-culturale: Dr. Werner Friedrichs
Una produzione Rimini Protokoll / Rimini Apparat
in co-produzione con Staatsschauspiel Dresden, Ruhrfestspiele Recklinghausen, HAU Hebbel am Ufer (Berlin) and Goethe-Institut