Lolita, l’adolescenza, il tennis

Il romanzo di Vladimir Nabokov? O la pellicola di Stanley Kubrick? About Lolita, la nuova drammaturgia di Francesca Macrì e Andrea Trapani per Biancofango, li schiva entrambi, libro e film. Bene.

Ho visto lo spettacolo a Prato, nel cartellone del Metastasio. Quasi un debutto, dopo la fugace apparizione alla Biennale Teatro 2020.

About Lolita - Biancofango - Nabokov - Kubrick

Ci sono immagini che restano nella memoria di una generazione e non se ne vanno più. Tra queste, Lolita. Gli occhiali a cuore, il lecca lecca, la linguetta fuori: la foto che ha reso immortali Sue Lyon e il film 1962 di Stanley Kubrick. L’attrice allora aveva quattordici anni, il suo personaggio dodici. Nel 2019 Lyon è morta in povertà.

Sue Lyon - Lolita
Sue Lyon a 14 anni, nel film di Kubrick

Qualcosa su Lolita

Però è impossibile dire o pensare oggi “qualcosa su Lolita” senza che per la testa si disegni ancora quella icona. Bene allora ha fatto Francesca Macrì, regista di About Lolita a consigliare gli stessi occhiali a Gaja Masciale. Che della ragazzina di sessant’anni fa è la reincarnazione, oggi. 

Capricciosa, sgarbata, maliziosa, ingenua finta, o perturbante tennista, come la voleva Nabokov nel suo scandaloso romanzo. Adolescenziale, ma non ninfetta, come invece l’avrebbe definita il parlare comune. Che in sessant’anni per fortuna si è evoluto un po’.

“È pornografia”

Nell’America anni ’50 il romanzo fece scandalo – “è pornografia” si scrisse – per la storia pruriginosa del quarantacinquenne che si invaghisce della dodicenne e la rapisce, portandosela appresso in fuga tra stanze in affitto e motel del Midwest. 

Vladimir Nabokov - Lolita - Adephi

Nel frattempo, ne abbiamo viste e sentite così tante, che occuparsi di Lolita altro non può voler dire oggi che puntare gli occhi su certi sguardi predatori, sulla competitività sessuale tra maschi, sulla devastante miscela di potenza e fragilità dei comportamenti odierni.

Come appunto fa Biancofango. Senza impartire lezioni, magari lasciando che sia il pubblico a giudicare.

A capire se per esempio una tentazione pedofila attraversi o meno certo teatro (About Lolita mette sotto esame il caso del Gabbiano di Cechov), oppure certe canzoni (provate a risentire Margherita di Cocciante, o magari qualcosa di Lucio Dalla). O ancora certe immagini (i filmati acquatici che aprono e chiudono lo spettacolo sconfessano la neutralità dell’obiettivo di qualsiasi videocamera).

About Lolita - Biancofango - Andrea Trapani e Francesco Villano
About Lolita – Gaja Masciale (ph. Piero Tauro)

Ciò che ci turba

Perché il lolitismo è diventato questione di marketing, pagina di cronaca vera, sintomo culturale. A sdoganare il termine in Italia – vi ricordate – è stata Non è la Rai: un’idea e una trasmissione di Gianni Boncompagni. Era il 1991.

Mentre supera tutto questo, schivandolo, About Lolita mette in tensione il il filo dei piaceri illeciti, delle tentazioni, di ciò che turba, qualsiasi sia l’età : adolescenti appena usciti dal gioco dell’infanzia, adulti cui la maturità non fa da freno. Per ciascuno di noi, l’età non è che un mancato pretesto.

È ben congegnato, perciò About Lolita. Non illustra il romanzo, non scimmiotta il film, né esprime giudizi sommari.
È interessante, perché tiene avvinti gli spettatori per tutta la durata, incatenandoli nel gioco maledetto delle età.
È un bel vedere, perché la scena è essenziale, semplice, pulita. Così come gli interpreti. Sull’arancione caldo della terra (è quella di un campo da tennis) si disegnano netti i tre personaggi (in candida tenuta sportiva). Sarebbero quelli del romanzo: il professor Humbert Humbert, il cinico Quilty, una volubile Lolita.

About Lolita - Biancofango - Gaja Masciale
About Lolita – Gaja Masciale (ph. Lorenzo Letizia)

Quarantenni che si tengono in forma

In realtà non lo sono, perché la drammaturgia di About Lolita prende altre vie. Non le autostrade infinite degli Usa, ma i campetti da tennis dove i quarantenni italiani in carriera si tengono in forma con le racchette. E adocchiano le ragazzine.

About Lolita - Biancofango - Andrea Trapani e Francesco Villano
About Lolita – Andrea Trapani e Francesco Villano (ph. Piero Tauro)

Se non ricordo male, nel film c’era poco tennis. Sport che a Nabokov scrittore piaceva un sacco. Mentre Kubrick cineasta non ne capiva niente.

Nello spettacolo invece si gioca a tennis tutto il tempo. E piace ai tre protagonisti rievocare l’aforisma di Jean-Luc Godard secondo il quale “il cinema può mentire, ma non lo sport“. Per questo trascinano a un certo punto in scena un enorme riflettore da teatro di posa. Come se volessero dirci: il cinema mente sempre.

About Lolita - Biancofango - Nabokov - Kubrick
il finale dello spettacolo (ph. Piero Tauro)

E sono giustamente in forma Andrea Trapani e Francesco Villani, in braghetta bianca griffata e molleggio di gambe. E si esibisce in tutta la sua giovinezza Gaja Masciale, tra bambinerie e trash food da far paura, ma con robuste briglie per tenere a bada i suoi due scalpitanti pretendenti, sempre carichi di regali e di attenzioni per la loro bimba.

Credibili tutti. Nonostante sia vero che anche il teatro mente, pure quando ci fa vedere uno sport: un tennis dove non si tocca palla. Perché la palla non c’è. Va immaginata.

Ciò che vola, tutt’al più, è un chewing gum, un chupa chups, una patatina fritta.

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ABOUT LOLITA
drammaturgia Francesca Macrì e Andrea Trapani
con Gaja Masciale, Andrea Trapani, Francesco Villano
regia Francesca Macrì
luci Gianni Staropoli
video Lorenzo Letizia
una creazione Biancofango
prodotta con Teatro Metastasio di Prato e Fattore K
in collaborazione con TWAIN Residenze di spettacolo dal vivo

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