Ritorno a Kleine Berlin. Nella zona di tenebra, con Andrej Tarkovskij

Hanno fatto bene a riallestirlo. A tornare, quattro anni dopo, nelle gallerie e nei cunicoli che si aprono sotto la città. A riattraversare il confine oscuro che Andrej Tarkovskij aveva varcato seguendo il suo stalker

La zona, liberamente tratto da Stalker di Andrej Tarkovskij - Approdi Futuri 2022

Per tre giorni ancora, da giovedì 26 a sabato 28 maggio, a Trieste, si può assistere a La zona, lo spettacolo interpretato da Lorenzo Acquaviva, Giovanni Boni, Lorenzo Zuffi e liberamente tratto dal film più noto del regista sovietico: Stalker (1979).

Su QuanteScene! ne avevo parlato nel 2018, quando insieme ai tre attori e a uno sparuto gruppo di spettatori ero entrato anch’io nelle gallerie della Piccola Berlino, il dedalo che si apre sotto la collina di Scorcola.

Un’inquietante successione di tunnel, pozzi, condotti, scavati durante la seconda guerra mondiale. E utilizzati come rifugio antiaereo dai tedeschi che avevano occupato Trieste.

Kleine Berlin Trieste - La zona, liberamente tratto da Stalker di Andrej Tarkovskij - Approdi Futuri 2022

A me, e agli spettatori che erano entrati in quegli ambienti sotterranei, tra stalattiti e pozze d’acqua, condotti quasi per mano nella zona off-limits, proibita, aliena immaginata da Tarkovskij, quell’esperienza è rimasta impressa nella memoria.

Ma chi non fosse riuscito a viverla allora, lo può fare adesso che La zona viene ripresa nel programma del festival Approdi Futuri. In una nuova edizione, potenziata.

Qui potete leggere il post di allora. Ne vale la pena.

Qui il programma di Approdi Futuri, il festival che si estenderà fino a settembre 2022. Assieme a tutte le indicazioni necessarie per assistere a La Zona.

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LA ZONA 
liberamente tratto da Stalker (1979) di Andrej Tarkovskij
con Lorenzo Acquaviva, Giovanni Boni, Lorenzo Zuffi
regia teatrale Giovanni Boni e Lorenzo Acquaviva
regia video Diego Cenetiempo
produzione Festival Approdi con la collaborazione de La Cappella Underground

“Si consiglia la disponibilità di uno smartphone e un abbigliamento adeguato: la temperatura all’interno delle gallerie è di 17° costanti. Sono previste al massimo 40 persone a ogni rappresentazione”.

Da MittelYoung a In-Box. Sul binario della next generation

Sto su un treno. Ho lasciato Cividale del Friuli, dove qualche giorno fa si è conclusa MittelYoung, l’iniziativa di maggio grazie alla quale, dallo scorso anno, Mittelfest punta il suo sguardo su creatori e performer under 30 provenienti dai Paesi dell’Europa centrale, e non solo.

Il treno su cui viaggio adesso ha per destinazione Siena, dove mi aspetta un’altra manifestazione, In-Box, che mette al centro la stessa generazione di artisti.

MittelYoung 2022 a Cividale del Friuli - ph Luca A. d'Agostino
MittelYoung 2022 a Cividale del Friuli – ph Luca A. d’Agostino

In partenza da Cividale

In programma a MittelYoung (che precede il Mittelfest vero e proprio, previsto tra il 24 e il 31 luglio), c’erano spettacoli, e in certi casi esperimenti, di teatro, musica e danza, come si addice a un’idea di festival multidisciplinare. Ma anche lavori creativamente fondati, pensati, realizzati a cavallo dei linguaggi e dei confini. Da artisti anche giovanissimi, alcuni poco più che ventenni , ibridi, fluidi, e sorprendenti nelle idee.

Me ne sono rimasti negli occhi alcuni, in cui la sorpresa, l’incrocio che non ti aspetti, o anche il semplice fatto di averti aperto finestre su un panorama nuovo, ti danno la sensazione di essere uno scopritore di talenti.

Guarda che bel futuro che si prospetta a questo – mi sono detto assistendo a Nymphs dell’olandese Niek Wagenaar, appena laureato al Dipartimento di danza urbana del’Università delle arti di Amsterdam (eh sì, nei Paesi bassi ci sono queste specialità , queste possibilità). Ha già strumenti tecnici solidi e idee per scompigliare, assieme ai suoi compagni d’avventura, il panorama della coreografia europea con ventate forti e rinfrescanti. Più incredibile ancora è che questo biondo e magnetico leader, gender fluid e non binario, di anni ne ha solo 22.

Niek Wagenaar - Nimphs - ph Luca A. d'Agostino - MittelYoung 2022
Niek Wagenaar – Nimphs – ph Luca A. d’Agostino

Quel Butoh giapponese, cresciuto a Praga

E quanto stupore, poi, nel farsi catturare gli occhi da una proposta di clownerie butoh. Con questa etichetta i boemi Musasi Entertainment Company inquadrano il loro spettacolo intitolato: Since my house burned down I now own a better view of the rising moon.

È un incitamento ottimistico a superare gli ostacoli: se la casa è bruciata (come dice il titolo e come aveva da tempo previsto la giovane Greta Thunberg) possiamo provare a vedere la cosa anche dal lato positivo, e amaramente goderci più comodi lo spettacolo della luna crescente.

Adam Páník, Tereza Havlová, Matěj Šumbera, Veronika Traburová, i quattro membri del gruppo da poco fondato presso il Dipartimento di Teatro Alternativo e di Marionette dell’Accademia delle Arti di Praga, hanno messo su una storia che pare appena uscita dalla novellistica contadina del Sol Levante.

Un samurai, un demone malvagio, due danzatori butoh, due geishe, zoccoli, maschere e canne da pesca, per un racconto di sfida e di vendetta. Ma anche di grande divertimento, ingegnosamente in bilico tra sguardo ironico e ammirazione deferente per la cultura tradizionale e popolare giapponese.

Musasi Entertainment Company - ph Luca A. d'Agostino - MittelYoung 2022
Musasi Entertainment Company – ph Luca A. d’Agostino

Giovani curatori

Il bello è che ad averli individuati, scelti, e alla fine presentati a Cividale è una generazione altrettanto giovane di curatori, tutti under 30, che a MittelYoung stanno apprendendo la difficile arte della programmazione di cultura e di spettacolo. Perché anche saper selezionare è un’arte.

Sono loro ad aver scelto anche le riflessioni ciniche e affettuose che Luca Oldani e Jacopo Bottani mettono giù come appunti sul rischio del morire in Assenza Sparsa. Oppure il rosso di uno spettacolo che con naturalezza si sintonizza sul tema tutto femminile delle mestruazioni, Marea del Trio Tsaba. O ancora il concerto selvaggio e multiforme del Kollektiv Cuma (Finlandia, Lituania, Stati Uniti) sulla permeabilità, oggi, delle norme sociali. E molte altre convincenti proposte ancora (vedi qui le schede delle altre proposte)

Luca Oldani - Assenza Sparsa - ph Luca A. d'Agostino- MittelYoung 2022
Luca Oldani – Assenza Sparsa – ph Luca A. d’Agostino

Destinazione Siena

Mentre scrivo il treno già sta arrivando a destinazione. Tra pochi minuti sarò a Siena, dove anno per anno ho imparato a riconoscere l’importanza di In-Box (qui e qui il resoconto delle scorse edizioni).

In-Box è una “rete di sostegno al teatro emergente italiano” e con questo appuntamento a maggio, offre opportunità distributive alle giovani formazioni, grazie alla rete di un’ottantina di sale distribuite in tutta la penisola e a programmatori con cuore e occhi attenti ai fermenti.

Che si ritrovano qui Siena a discutere, a scegliere, a garantire l’esistenza di un teatro che per tante ragioni sta ai margini del mercato. Marginalità che non sempre è uno svantaggio. Ve ne parlerò in uno dei prossimi post. Promesso.

Cento candele che suonano per il compleanno di Satie 

Due o tre forse li avrò mancati, ma i compleanni di Erik Satie, da trent’anni a questa parte, li ho festeggiati quasi tutti. E ogni volta in maniera diversa. Lo farò anche nel 2022.

manifesto SatieRose 2022

Erik Satie era nato a Parigi nel 1866. La data da segnare sul calendario è il 17 maggio. Uno scopo soltanto hanno infatti calendari e compleanni: farci far festa ogni anno. Del resto, qui a Trieste non abbiamo mai rinunciato alla festa per Satie, l’eccentrico compositore e pianista francese che a cavallo tra ‘800 e ‘900 metteva in fila, disordinatamente, stravaganti idee musicali, e non solo. 

Accompagnato da celebrazioni bizzarre, inventate fin dal 1992 da Rosella Pisciotta e Cesare Piccotti, SatieRose è oramai un appuntamento d’obbligo per i cultori del musicista e si ripete anche nel 2022 al Teatro Miela.

Erik Satie da trent’anni, anche a dispetto della pandemia

Eleonora Cedaro, appassionata esploratrice di arti, ha infatti raccolto il testimone lasciatole dai “satie-maniaci” di tre decenni, e tra le opere del maestro delle Gymnopédies trova sempre sollecitazioni nuove. 

Come quest’anno: ispirata dalla penultima composizione di Satie, ha ideato un micro-festival che culminerà nella serata di martedì 17 (ore 21.00) con il concerto del compositore e musicista statunitense Alvin Curran. “È il punto di arrivo di tutto l’incerto, l’accidentale, il mai definitivo, che è nello spirito di questo festival” spiega Cedaro. “Concerto e manifestazione si intitolano perciò Penultimi pensieri. Perché non arriveremo mai scoprire l’ultimo”.

“Tutto ciò che riguarda Erik Satie mi interessa” – aveva detto Curran, messo al corrente delle celebrazioni triestine. “Satie ha un’influenza fondamentale sul mio modo di comporre. Tenetemi informato”. 

Alvin Curran
Alvin Curran

Attorno all’esibizione dell’85enne maestro dell’elettronica contemporanea, compagno di strada di John Cage, David Tudor, Philip Glass, si dispone perciò la tre-giorni che prenderà il via già domenica 15 (ore 21.00) con Il sogno di 100 candele e l’apparizione al Teatro Miela di una sorprendente macchina di luce e di suono.

Fabio Bonelli 100 candele per Erik Satie

La macchina dei suoni e delle luci

“Accendere una candelina di compleanno è un segno festoso – prosegue Cedaro – ma accenderne 100, e in tempi bui come questi, ci ricordava anche Hannah Arendt, ha un valore speciale”.

La macchina dei suoni e delle luci, ideata da Fabio Bonelli, è semplice, ma anche complessa. Un carillon gigante di scintillanti metalli e caldo legno. Un turbine calmo di girandole, cetre, fili, tasselli, mossi da cento piccole candele, che danno calore e luce. Il marchingegno li trasforma poi in delicate note musicali, cui si sovrappongono la chitarra e il vibrafono dello stesso Bonelli e di Paolo Novellino.

Fabio Bonelli 100 candele per Erik Satie
Fabio Bonelli e la sua macchina sonora

Le tre giornate prevedono anche il Satie-Laboratorio condotto da Giovanni Mancuso (fondatore del Laboratorio Novamusica), residenza alla quale prenderanno parte 14 musicisti under 35, italiani e stranieri. Dal loro lavoro collettivo di composizione, improvvisazione e musica d’insieme, scaturirà Entr’acte – Penultimi giochi, la performance che nella giornata di martedì 17 (ore 19.30) anticiperà il concerto di Curran.

E non basta. Durante tutti i tre giorni, ad accogliere il pubblico negli spazi del Miela ci sarà l’installazione sonora Penultimopensierometro (a cura di Spazioersetti). Un congegno sonoro (musica, testi, idee, e chissà quant’altro) realizzato con i messaggi vocali che in questi giorni stanno arrivano da tutto il mondo. 

Scopri di più su SatieRose, sul sito della manifestazione.

[questo articolo è stato pubblicato sul quotidiano IL PICCOLO DI TRIESTE, domenica 15 maggio 2022]

La senti la tua voce? Il programma di Santarcangelo Festival 2022

Can you feel your own voice è il titolo di Santarcangelo Festival 2022 in programma dall’8 al 17 luglio. Il nuovo direttore artistico, Tomasz Kireńczuk, attivista, critico teatrale, curatore polacco, lo condurrà nel triennio 2022-2024 e dice: “Immaginate questa 52esima edizione come un’esperienza generosa, empatica e intima“.

Teresa Vittucci e Colin Self - Doom
Teresa Vittucci e Colin Self – Doom

Santarcangelo è come la Mecca. Una volta almeno devi esserci stato. Meglio se in due, tre, quattro occasioni. Oppure, come è capitato a qualcuno, quasi sempre.

Fossero gli anni del teatro in piazza (i leggendari Settanta). Fossero quelli del teatro dei gruppi (gli Ottanta). Fosse la direzione di Leo De Berardins, o quella dei Motus, o ancora quelle internazionali: il francese Olivier Bouin, la bielorussa Eva Neklyaeva. 

Santarcangelo Festival 1971
il manifesto della prima edizione – 1971

Non si è spettatori attenti, se non si è passati a Santarcangelo. E non si è percepita la mission innovativa del festival, sempre però in rapporto con il tradizionalismo della tavola romagnola: dalle tagliatelle alle piadine. Per non parlare del sangiovese.

Perché un festival non è solo un festival: è un ambiente, è un’esperienza multisensoriale.

Santarcangelo Festival
una recente edizione di Santarcangelo Festival

Certo sono stati complessi i due anni di pandemia, con i Motus Enrico Casagrande e Daniela Nicolò a governare la macchina degli inviti agli artisti e degli stop dovuti alle restrizioni sanitarie.

Ora, al timone per il triennio nel quale siamo entrati c’è un attivista, drammaturgo e critico teatrale polacco, Tomasz Kireńczuk, fondatore a Cracovia del Teatr Nowy e co-creatore di Dialog – Wrocław International Theatre Festival, tra i più importanti festival di quel Paese.

Santarcangelo Festival 22

Il programma

Qui di seguito, sulla base del comunicato stampa, riporto il programma che Kireńczuk ha stilato per Santarcangelo Festival 2022 (tra l’8 e il 17 luglio).

“Numerose saranno le presenze internazionali che faranno il loro debutto assoluto in Italia: la coreografa portoghese Mónica Calle, la regista e performer franco-belga Léa Drouet, la performer mozambicana Márilu Mapengo Namóda, il danzatore, performer e coreografo brasiliano Calixto Neto che riprende una coreografia di Luiz de Abreu, l* interprete e coreograf* brasilian* Catol Texeira, il trio composto dall’artista tedesca Lucy Wilke, Paweł Duduś Kim Twiddle, e la regista polacca Anna Karasińska. 

Mónica Calle

Quest’ultima presenterà all’interno dell’ex-cementificio BUZZI-UNICEM un progetto site-specific, così come il regista, filmmaker e giornalista Mats Staub in otto diversi appartamenti privati di Santarcangelo, e gli svizzeri Igor Cardellini e Tomas Gonzalez al centro commerciale Le Befane di Rimini.

Nello spazio pubblico di Piazza Ganganelli, attorno alla tavola rotonda di 12 metri di diametro realizzata appositamente per questa edizione del festival, si esibiranno il performer polacco Paweł Sakowicz e i collettivi svizzero-italiani Dreams Come True, Hichmoul Pilon Production, collectif anthropie e Siamo ovunque.

Mats Staub – Death and Birth in my Life

Saranno prime italiane anche gli spettacoli della performer sudafricana Ntando Cele, della performer e coreografa svizzera Teresa Vittucci, di Marina Otero, tra le artiste più importanti della nuova generazione di theatre maker sudamericani (alla sua prima europea), del giovane performer bielorusso Igor Shugaleev e della scrittrice, performer e regista polacca Maria Magdalena Kozłowska. 

Completano il programma internazionale, la performer, regista e ricercatrice brasiliana Gabriela Carneiro da Cunha e il coreografo polacco-britannico Alex Baczyński-Jenkins.

Gli italiani (anzi, le italiane)

Tra gli artisti italiani Annamaria Ajmone, la coreografa di stanza a Berlino Rita MazzaCristina Kristal Rizzo – tra le più rinomate dancemaker della scena contemporanea italiana, Stefania TansiniMotus e CollettivO CineticO.

Giovanfrancesco Giannini – Cloud – ph. Piero Tauro

Questa edizione vedrà anche i debutti di due giovani performer: Giovanfrancesco Giannini e Camilla Montesi, individuata attraverso la call di KRAKK per un periodo di residenza artistica a Santarcangelo.

Anche quest’anno in programma al Festival gli esiti dei laboratori Let’s Revolution! / Teatro Patalò e della non-scuola del Teatro delle Albe, frutto di quattro mesi di lavoro con i ragazzi e le ragazze delle scuole medie e superiori di Santarcangelo.

… e una Bright Room

Santarcangelo Festival 2022 si è confermato negli ultimi anni come spazio di speranza e resistenza per un gran numero di giovani artisti con identità ed estetica queer. Con l’intenzione di continuare a supportare questa comunità, per la prossima edizione del Festival, Kunstencentrum Voouit (Belgio), Kampnagel Hamburg (Germania), Fierce Festival (UK), Imbricated Real (Svizzera) lavoreranno insieme per la creazione di Bright Room, un ambiente atto a ospitare workshop, talk, wellness session, feste e incontri aperti a tutti i partecipanti del Festival. All’interno di questo habitat Santarcangelo Festival 2022 presenterà intanto il lavoro di Industria Indipendente.

(vedi il post di QuanteScene! dedicato al loro Klub Taiga)

Industria Indipendente – Klub Taiga

Il Festival prosegue inoltre nella realizzazione di una proposta di clubbing sperimentale, in linea con la tradizione romagnola che proprio nei club ha visto nascere alleanze sociali e nuovi movimenti politici e culturali. Santarcangelo Festival amplierà l’offerta musicale organizzando concerti all’aperto a cura di Chris Angiolini, di artisti tra cui Joan Thiele (Italia), WOW (Italia), SIKSA (Polonia), POCHE cltv (Italia). Non mancheranno i live-set che animeranno le notti del Festival”.

(dal comunicato stampa del 3/5/22)

(questo è il link al sito ufficiale di Santarcangelo Festival 2022)

Ecco perché dovremmo amare Angélica Liddell. Oppure odiarla

Ogni spettacolo di Angélica Liddell è un’avventura. E spesso, per lo spettatore, è un’avventura che fa male, che lascia il segno. Anche solo per questo, noi spettatori, dovremmo amare Angelica Liddell. Oppure odiarla.

Angélica Liddell - Liebestod - ph. Christophe Raynaud de Lage
Liebestod – tutte le foto sono di Christophe Raynaud de Lage

Liebestod (che equivale a “morir d’amore”) è uno dei suoi titoli più recenti. Dal debutto a luglio 2021 a Avignone, lo spettacolo è ora stato ospite a Bologna, nella stagione di Ert-Emilia Romagna Teatro Fondazione. E ha lasciato il segno anche qui. Fisicamente, come sempre, sul corpo della performer. Idealmente, nell’animo di chi lo ha visto.

“L’odore del sangue non mi va via dagli occhi”

Anche in Liebestod, come in tanti altre sue creazioni, ritorna il sangue. Liddell lo fa scorrere fin dall’inizio, quando con le lamette infligge tagli aguzzi alle proprie ginocchia.

È lo stesso sangue che sgorgava in Te haré invencible con mi derrota, la sua prima apparizione italiana, nel 2011 al festival Vie, creazione dedicata alla prematura scomparsa della violoncellista Jacqueline Du Pré.

Lo stesso sangue che veniva prelevato dal braccio e disperso in Prima lettera di San Paolo ai Corinzi, lo spettacolo che a Vicenza nel 2015 aveva suscitato scandalo sui giornali, esorcismi e processioni integraliste.

Il sangue, quello autentico, è invece garanzia di realtà, di verità. Sanguinare è l’opposto di recitare, fare teatro, fingere.

Il sangue, in Liebestod, si può spiegare in modo ancora più definitivo. Ancora più legato alla personale storia di Liddell. Un modo che è concreto e metaforico assieme. È il sangue che bagna l’arena nelle plazas de toros della Spagna dove Liddell è nata (a Figueras, 56 anni fa) . E’ il sangue mischiato di tori e toreadores, che sempre si sono sfidati in duelli mortali. Ciò che aveva fatto piangere García Lorca alle 5 della sera, e affascinato Hemingway, che ne diede conto in Morte nel pomeriggio. È quel sangue – recita il sottotitolo –  il cui odore non mi va via dagli occhi.

Liebestod secondo Liddell è un rito iniziatico che introduce il pubblico al mistero glorioso del toreàr: l’arte crudele e aberrante che da secoli, se non millenni, si è affermata nel mondo iberico e latino. È un tributo offerto al fondatore moderno di questa pratica, così riprovevole oggi, Juan Belmonte, “il più grande torero di tutti i tempi”: tauromachista con più di 50 trafitture e un finale suicida.

Angélica Liddell - Liebestod - ph. Christophe Raynaud de Lage
Liebestod – ph. Christophe Raynaud de Lage

“Scrivere con il sangue, solo allora ci si renderà conto che il sangue è spirito”.

Ci sono due mondi che convergono negli spettacoli di Liddell. Il primo è quello della scrittura, di cui la performer è una mistica devota. Scrittura che sgorga a fiotti, senza filtri né impedimenti, e passa calda attraverso la sua voce, sempre diretta, rauca, arrotata, irrevocabile. In Liebestod dice:

Mi sei entrato entrato nel cuore con un fucile.
Mi sono fatta una corona funebre con il tuo silenzio.
Mi sono comprata una casa per pensare a te.
Ti regalerò la mia veste battesimale.
Sei la seta del mio divenire cristiana
Lascia che sia la tua evangelista.
La tua puttana della corona di spine.
La tua Madonna della Macarena con i canini.

L’altro mondo è quello delle immagini, che portano la scena ai livelli alti dei maestri del teatro contemporaneo. La geometria e la pulizia delle linee, la carica del colore, l’immensità dello spazio e la minuta fisionomia di lei che lo abita. Occupandolo tutto però.

Angélica Liddell - Liebestod - ph. Christophe Raynaud de Lage

Quando questi due mondi convergono, ecco che si realizza il miracolo terribile: la realtà si incarna nell’ideale. E viceversa. È il punto in cui la propria storia personale e quella pubblica coincidono. Il limite autodistruttivo in cui la sua vita e la sua morte si congiungono e si celebrano a vicenda. 

Angélica Liddell - Liebestod - ph. Christophe Raynaud de Lage

Il Liebestod di Liddell non è quello wagneriano di Isotta sul corpo di Tristano, pur adeguatamente citato e fatto risuonare a lungo in sala.

È il desiderio più profondo dell’artista, più esattamente di questa artista. Il cui nome paradisiaco, Angélica, fa il paio con quello della sua compagnia, Atra Bilis, bile nera, e si accoda perfettamente con i libri e i lavori che hanno preceduto questa ennesima aspirazione funebre. Titoli come: Lesioni incompatibili con la vita. Greta vuole suicidarsi. Trilogia dell’afflizione. Cane morto in tintoria.

Angélica Liddell - Non devi far altro che morire nell'arena- Luca Sossella Editore

“L’unica cosa che ci libera dalla morte è desiderarla”

Di Angélica Liddell, o non si accetta nulla (e le si diagnostica una sindrome maniaco-depressiva, costellata da pulsioni suicide). Oppure si accetta tutto, anche la via crucis, anche l’estremismo, anche la spudorata autoflagellazione. Che a volte sfiora il ridicolo, ma ci fa sorridere incantati.

Flagellando se stessa dice:

“Non sarai mai Isotta. Non vedrai mai Tristano. Vuoi essere Angélica di Dio e non fai altro che lavare i vestiti sporchi dei preti. Sei stufa di scrivere per donne e froci, non è così? (…) Ti sarebbe piaciuto emozionare i grandi pensatori e i grandi maestri con la tua scrittura. Invece ti devi far bastare un sacco di entusiasti sciocchi e insignificanti. La tua scrittura cresce fino all’infima altezza dei tuoi lettori più mediocri: femministi, studenti, artigiani, tesisti, fanatici e moderni, (…) imitatori da sagra, venditori ambulanti, falsificatori e caricature, gentaglia priva di qualsiasi talento, petulanti appiccicosi, instagrammer social-totalitari di merda, fan di merda…”.

Fan di merda, noi dunque. Che se lo dice lei, possiamo stare tranquilli.

Prima di Liebestod

Qui sotto, l’intervista di Altre Velocità a Angélica Liddell in occasione della sua prima apparizione italiana (a Carpi, nel 2011 per il festival Vie): Te haré invencible con mi derrota: la mia sconfitta ti renderà invincibile.

Qui invece il link a una clip dallo spettacolo.

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LIEBESTOD
testo, regia, scene, costumi Angélica Liddell
con Angélica Liddell, Gumersindo Puche, Palestina de los Reyes, Patrice Le Rouzic, Borja Lopez, Ezekiel Chibo
assistente alla regia Borja López
disegno luci Mark Van Denesse
luci Dennis Diels
suono Antonio Navarro
produzioneNTGent, Atra Bilis Teatro, in coproduzione con Festival d’Avignon, Tandem Scene National Arras-Douai, Kunstlerhaus Mousonturm (Frankfurt)
in collaborazione con Aldo Miguel Grompone, Roma
foto di scena Christophe Raynaud