Ecco perché dovremmo amare Angélica Liddell. Oppure odiarla

Ogni spettacolo di Angélica Liddell è un’avventura. E spesso, per lo spettatore, è un’avventura che fa male, che lascia il segno. Anche solo per questo, noi spettatori, dovremmo amare Angelica Liddell. Oppure odiarla.

Angélica Liddell - Liebestod - ph. Christophe Raynaud de Lage
Liebestod – tutte le foto sono di Christophe Raynaud de Lage

Liebestod (che equivale a “morir d’amore”) è uno dei suoi titoli più recenti. Dal debutto a luglio 2021 a Avignone, lo spettacolo è ora stato ospite a Bologna, nella stagione di Ert-Emilia Romagna Teatro Fondazione. E ha lasciato il segno anche qui. Fisicamente, come sempre, sul corpo della performer. Idealmente, nell’animo di chi lo ha visto.

“L’odore del sangue non mi va via dagli occhi”

Anche in Liebestod, come in tanti altre sue creazioni, ritorna il sangue. Liddell lo fa scorrere fin dall’inizio, quando con le lamette infligge tagli aguzzi alle proprie ginocchia.

È lo stesso sangue che sgorgava in Te haré invencible con mi derrota, la sua prima apparizione italiana, nel 2011 al festival Vie, creazione dedicata alla prematura scomparsa della violoncellista Jacqueline Du Pré.

Lo stesso sangue che veniva prelevato dal braccio e disperso in Prima lettera di San Paolo ai Corinzi, lo spettacolo che a Vicenza nel 2015 aveva suscitato scandalo sui giornali, esorcismi e processioni integraliste.

Il sangue, quello autentico, è invece garanzia di realtà, di verità. Sanguinare è l’opposto di recitare, fare teatro, fingere.

Il sangue, in Liebestod, si può spiegare in modo ancora più definitivo. Ancora più legato alla personale storia di Liddell. Un modo che è concreto e metaforico assieme. È il sangue che bagna l’arena nelle plazas de toros della Spagna dove Liddell è nata (a Figueras, 56 anni fa) . E’ il sangue mischiato di tori e toreadores, che sempre si sono sfidati in duelli mortali. Ciò che aveva fatto piangere García Lorca alle 5 della sera, e affascinato Hemingway, che ne diede conto in Morte nel pomeriggio. È quel sangue – recita il sottotitolo –  il cui odore non mi va via dagli occhi.

Liebestod secondo Liddell è un rito iniziatico che introduce il pubblico al mistero glorioso del toreàr: l’arte crudele e aberrante che da secoli, se non millenni, si è affermata nel mondo iberico e latino. È un tributo offerto al fondatore moderno di questa pratica, così riprovevole oggi, Juan Belmonte, “il più grande torero di tutti i tempi”: tauromachista con più di 50 trafitture e un finale suicida.

Angélica Liddell - Liebestod - ph. Christophe Raynaud de Lage
Liebestod – ph. Christophe Raynaud de Lage

“Scrivere con il sangue, solo allora ci si renderà conto che il sangue è spirito”.

Ci sono due mondi che convergono negli spettacoli di Liddell. Il primo è quello della scrittura, di cui la performer è una mistica devota. Scrittura che sgorga a fiotti, senza filtri né impedimenti, e passa calda attraverso la sua voce, sempre diretta, rauca, arrotata, irrevocabile. In Liebestod dice:

Mi sei entrato entrato nel cuore con un fucile.
Mi sono fatta una corona funebre con il tuo silenzio.
Mi sono comprata una casa per pensare a te.
Ti regalerò la mia veste battesimale.
Sei la seta del mio divenire cristiana
Lascia che sia la tua evangelista.
La tua puttana della corona di spine.
La tua Madonna della Macarena con i canini.

L’altro mondo è quello delle immagini, che portano la scena ai livelli alti dei maestri del teatro contemporaneo. La geometria e la pulizia delle linee, la carica del colore, l’immensità dello spazio e la minuta fisionomia di lei che lo abita. Occupandolo tutto però.

Angélica Liddell - Liebestod - ph. Christophe Raynaud de Lage

Quando questi due mondi convergono, ecco che si realizza il miracolo terribile: la realtà si incarna nell’ideale. E viceversa. È il punto in cui la propria storia personale e quella pubblica coincidono. Il limite autodistruttivo in cui la sua vita e la sua morte si congiungono e si celebrano a vicenda. 

Angélica Liddell - Liebestod - ph. Christophe Raynaud de Lage

Il Liebestod di Liddell non è quello wagneriano di Isotta sul corpo di Tristano, pur adeguatamente citato e fatto risuonare a lungo in sala.

È il desiderio più profondo dell’artista, più esattamente di questa artista. Il cui nome paradisiaco, Angélica, fa il paio con quello della sua compagnia, Atra Bilis, bile nera, e si accoda perfettamente con i libri e i lavori che hanno preceduto questa ennesima aspirazione funebre. Titoli come: Lesioni incompatibili con la vita. Greta vuole suicidarsi. Trilogia dell’afflizione. Cane morto in tintoria.

Angélica Liddell - Non devi far altro che morire nell'arena- Luca Sossella Editore

“L’unica cosa che ci libera dalla morte è desiderarla”

Di Angélica Liddell, o non si accetta nulla (e le si diagnostica una sindrome maniaco-depressiva, costellata da pulsioni suicide). Oppure si accetta tutto, anche la via crucis, anche l’estremismo, anche la spudorata autoflagellazione. Che a volte sfiora il ridicolo, ma ci fa sorridere incantati.

Flagellando se stessa dice:

“Non sarai mai Isotta. Non vedrai mai Tristano. Vuoi essere Angélica di Dio e non fai altro che lavare i vestiti sporchi dei preti. Sei stufa di scrivere per donne e froci, non è così? (…) Ti sarebbe piaciuto emozionare i grandi pensatori e i grandi maestri con la tua scrittura. Invece ti devi far bastare un sacco di entusiasti sciocchi e insignificanti. La tua scrittura cresce fino all’infima altezza dei tuoi lettori più mediocri: femministi, studenti, artigiani, tesisti, fanatici e moderni, (…) imitatori da sagra, venditori ambulanti, falsificatori e caricature, gentaglia priva di qualsiasi talento, petulanti appiccicosi, instagrammer social-totalitari di merda, fan di merda…”.

Fan di merda, noi dunque. Che se lo dice lei, possiamo stare tranquilli.

Prima di Liebestod

Qui sotto, l’intervista di Altre Velocità a Angélica Liddell in occasione della sua prima apparizione italiana (a Carpi, nel 2011 per il festival Vie): Te haré invencible con mi derrota: la mia sconfitta ti renderà invincibile.

Qui invece il link a una clip dallo spettacolo.

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LIEBESTOD
testo, regia, scene, costumi Angélica Liddell
con Angélica Liddell, Gumersindo Puche, Palestina de los Reyes, Patrice Le Rouzic, Borja Lopez, Ezekiel Chibo
assistente alla regia Borja López
disegno luci Mark Van Denesse
luci Dennis Diels
suono Antonio Navarro
produzioneNTGent, Atra Bilis Teatro, in coproduzione con Festival d’Avignon, Tandem Scene National Arras-Douai, Kunstlerhaus Mousonturm (Frankfurt)
in collaborazione con Aldo Miguel Grompone, Roma
foto di scena Christophe Raynaud

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