Mittelbabel. Un archivio digitale online per il festival della Mitteleuropa. E non solo

Come i maggiori festival internazionali anche Mittelfest, da ieri, ha il proprio archivio digitale in rete. Si intitola Mittelbabel.

Ospita la memoria di trentatré anni di festival. Elenca più di mille spettacoli provenienti da una ventina di Paesi diversi. Conta su una base di quindicimila documenti di varia natura (immagini fotografiche, riprese video, registrazioni sonore, materiali cartacei, …). Tra questi, per la prima fase di archiviazione, sono stati selezionati i millecinquecento più rappresentativi, disponibili ora online. 

Passo passo, in digitale, Mittelbabel racconta la storia di un Festival fra i più longevi, in Italia.

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Mittelbabel: tracciare la storia

Ce l’abbiamo fatta. Circa un anno fa, Mittelfest mi aveva incaricato di mettere mano al cospicuo archivio documentale del festival e di ricavarne un prodotto digitale, da attivare in Rete, affinché non andasse persa la memoria di una manifestazione che da trentatré anni lavora sulle relazioni artistiche internazionali. 

Il teatro, la musica, la danza, affiancate in questi decenni da teatro di figura, poesia, cinema, circo, spettacoli in realtà aumentata e virtuale, performance di urban walkabout, sono stati gli ingredienti di un progetto di festival, nato ancora nel 1991, che ha fatto di Cividale del Friuli, al margine orientale dell’Italia, uno snodo unico e originale per lo spettacolo dal vivo dell’Europa Centrale (la storica Mitteleuropa), dei Balcani (l’irrequieto sud del continente) e dell’area Mediterranea.

Snodo non solo artistico, anche geopolitico, se si sfogliano in parallelo storie e geografie dell’Europa in questi passati 30 anni.

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Mittelbabel: riattivare la memoria

Ce l’abbiamo fatta, quindi. Grazie alla determinazione, al lavoro, alla disponibilità di molte persone (le elenco alla fine) Mittelbabel.org è ora un sito che – come accade ai grandi festival internazionali e a molti importanti teatri di produzione, italiani ed esteri – svolge funzioni di centro di documentazione online

Chiunque può visitarlo e utilizzarlo. Gli artisti, per ritrovare traccia e testimonianza del proprio lavoro. Gli spettatori, per riattivare la memoria di ciò che hanno visto, fosse anche molto tempo fa. Gli operatori di settore e tutti coloro che si occupano o studiano le spettacolo dal vivo, per sfogliare e raccogliere materiale utile ai propri progetti.

Ma Mittelbabel è stato pensato anche per chi è solamente curioso.

Archivio Mittelbabel – Mittelfest 2006 – Storie di lavoro – ph Luca A. d’Agostino

Una babele di linguaggi

Quando ci siamo messi a riflettere sul nome da dare a questo progetto digitale, ci è apparsa subito invitante l’immagine biblica della Torre di Babele. Perché di lingue, soprattutto quelle del CentroEuropa, Mittelfest ne ha accolte davvero tante (quasi venti, le lingue nazionali parlate in qualche memorabile edizione). E anche perché la varietà dei linguaggi artistici (dalla prosa classica in palcoscenico alla fruizione di progetti che richiedano visori di realtà virtuale) è stata ogni anno una caratteristica dei cartelloni degli spettacoli.

Ora che Mittelbabel è diventato realtà, abbiamo scoperto, paradossalmente, che le lingue parlate in questa nostra Babele, sono in realtà una lingua sola. Quella dei bit, dei byte, dei gigabyte. Quella digitale.

Partiture musicali, testi in lingua originale, traduzioni, fotografie stampate su carta e diapositive, jpg e tiff, registrazioni audio su nastro, cassette o cd, mp3, mp4, filmati in pellicola, in betamax, in vhs, e naturalmente dvd, e inoltre documenti amministrativi e corrispondenza in carta o digitale, materiali di pubblicità, comunicazione, promozione nei supporti più vari: anche carriole, orologi, girandole, vasi con semi, segnaletica urbana.

Trasportata in rete, questa babele di lingue, segni, oggetti, icone, parla una lingua sola. Quella della Rete, appunto.

Curioso, no? Paradossale. Se me lo lasciate dire, pure simpatico.

Mittelbabel.org - Bolla edizioni

Babel come bubble

Così com’è simpatica – spero – l’idea di leggere Mittelbabel ad alta voce, e farlo suonare Mittelbubble. Una babele di bolle. Grazie alla suggestione delle bubble, bolle piene di contenuti, ci è infatti venuta l’ispirazione di disegnare l’architettura del sito attraverso una grafica a bolle. Visitatelo. Giocate un po’ con quegli oggetti fluttuanti. E raccontatemi poi la vostra esperienza.

Non occorre che vi dica altro su questo progetto, che mi ha impegnato fino a l’altro ieri. E mi impegnerà magari in futuro, per assicurare completezza all’archivio. Bisognerà ad esempio dare nome e cognome, a tutti gli artisti e le artiste che appaiano nelle immagini. Ma proprio tutti. E sono tanti, ve lo assicuro. C’è un sostanzioso lavoro da fare ancora.

Per voi invece, la comodità e la facilità di entrare in Mittelbabel con pochi clic, e scoprirvi forse perfomer o forse spettatori. Magari in un lontano filmato del 1992 (quell’anno Mittelfest era dedicato a Franz Kafka). Documento che a più di trent’anni di distanza, conserva l’immediatezza e la verità di allora. Clicca qui, per vederlo.

Mittelfest 1992 - Dedicato a Kafka

Insomma, entrate pure in Mittelbabel.org e buona esplorazione.

L’ultima cosa: Chrome, da desktop o da mobile, è il browser migliore per visitarlo. 🙂

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MITTELBABEL

archivio digitale online di Mittelfest, festival internazionale a Cividale del Friuli

progettazione, organizzazione, contenuti sito Roberto Canziani
su invito di Roberto Corciulo (già presidente Mittelfest) e Giacomo Pedini (direttore artistico Mittelfest)

creazione e gestione archivio Nadia Cijan
realizzazione digitale Studio Zeranta

hanno collaborato all’implementazione dei dati Marianna Iob, Gabriele Buttera, Isabella Pellegrini

con il contributo di Phocus Agency (Luca d’Agostino, Alice Durigatto, …) e di tutti i fotografi che in trent’anni di scatti e di riprese hanno permesso di documentare la manifestazione. Tra di loro: Stefano Bergomas, Sabrina Borgù, Pierluigi Bumbaca, Alberto Cappellani, Cannone & Ulisse, Agnese Divo, Elia Falaschi, Massimiliano Mastellone, Eugenio Novajra, Enrico Peressini, Matteo Trevisan, Henry Triplette, Luigina Tusini.

www. mittelbabel.org

Biennale 2023 color smeraldo. Romeo Castellucci profeta domani

La donna è sola, nel centro, quasi, del vasto salone. Dalle pareti gli affreschi di dodici profeti biblici la osservano. La osserviamo anche noi – grappolo di spettatori spersi nell’enormità dell’ambiente.

Che è quello veneziano della Scuola Grande della Misericordia, da poco restituita alla luminosità di un tempo e destinata a innovativo spazio museale.

Biennale Teatro 2023, Domani di Romeo Castellucci
Biennale Teatro 2023, Domani di Romeo Castellucci

La donna – la possiamo ora scorgere più da vicino ora, girarle attorno – è alta, imponente, si sorregge su un lungo ramo, dalla cui sommità spunta qualche foglia. L’impermeabile color sabbia, l’incarnato scuro, la parrucca, il volto imperturbabile, la rendono una creatura, più che esotica, aliena, divina. Ci colpisce la sua immobilità, ci turba il sibilo dei suoi lamenti. E ci interroga, da terra, una scarpa da ginnastica dentro alla quale va a infilarsi il ramo. 

La performance – quasi mezz’ora – si intitola Domani. La firma Romeo Castellucci e, come la maggior parte delle opere del regista, preserva vergine il proprio mistero. Noi spettatori possiamo soltanto intuire qualcosa. Che la donna è cieca, perché i suoi occhi sono completamente bianchi, vuoti. Che è il ramo a guidarla nell’avanzare, dentro al proprio buio, come càpita ai rabdomanti. Che quel lungo pezzo di legno, va a sbattere ogni tanto, casualmente, sulle pareti, e che il colpo genera un fragoroso rimbombo elettronico (l’ingegneria del suono è di Scott Gibson). L’eco lo amplifica, l’ambiente si satura di suono, i timpani ne vengono offesi. 

Noi, veggenti quotidiani

Ignoto è il senso, meno che meno il significato, della performance dal titolo profetico: appunto Domani.

Dovremo essere noi, testimoni e silenziosi partecipi dell’evento, a collocarla dentro le nostre esperienze. Forse dentro le nostre vite. Lasciando che si incagli nella memoria per la sua ambiguità e per i suoi emblemi. Per un segreto (se un segreto c’è) mai rivelato.

I profeti – lasciate che vi racconti la mia personalissima e discutibile sensazione – i profeti non annunciano il futuro : siamo noi, l’indomani, a dare senso a ciò che ieri erano le loro parole. Siamo noi, i veggenti quotidiani.

In ciò Castellucci si rivela ancora, a sessantadue anni, il più allarmante e intuitivo artista del teatro contemporaneo italiano.

Verde smeraldo, come la città del mago

Domani è l’esperienza che più mi rimane addosso, di questi tre giorni passati a Venezia, al Festival internazionale di teatro della Biennale 2023.

Nella sua brevità, nella sua ambiguità (è davvero cieca quella donna? c’è davvero un progetto di senso che Castellucci ha ideato e non ci svela?), Domani per me resta l’occasione più luminosa di questa annata, che i direttori artistici Stefano Ricci e Gianni Forte hanno voluto dedicare ai potenti riflessi verdi dello smeraldo. Come quelli della città del Mago di Oz.

Emerald è il titolo dell’intero programma dell’edizione 2023. Che a me è apparsa invece piuttosto opaca, come quelle bottiglie verdi che ogni tanto galleggiano nelle calli veneziane, con il vetro guastato dalla salsedine della laguna.

Boris Nikitin

Opaco, e per lunghi tratti noioso, era il lavoro che, fin dalle prime notizie, di più mi incuriosiva. Hamlet, del regista svizzero Boris Nikitin, non è Amleto. E fino a qua niente di male, ci siamo abituati, anzi ci fa piacere.

Ma non ci consola il fatto che l’opera consista nel diario iper-personale di un* perfomer non binario (Juli*n Medig), che in tedesco racconta la propria odissea, suona sgarbatamente una chitarra, indossa maschere da lupo, si fa accompagnare da video e da un quartetto d’archi barocco. E che forse – chissà – non ce la racconta nemmeno giusta. Visto che le parole-feticcio, da un bel po’ di anni brandite dagli autori teatrali, sono da una parte teatro documentario, dall’altra parte autofiction. E tu va’ a sapere.

Tolja Djoković e Fabiana Iacozzilli

Opaco, detto nei microfoni senza troppa convinzione, era poi l’allestimento di un testo della drammaturga Tolja Djoković, En abyme. Idealmente, autrice e regista (Fabiana Iacozzilli) si immergono assieme a Jacques Cousteau (l’esploratore marino) e a James Cameron (il regista Abissi, oltre che di Titanic) nel profondo più profondo dell’oceano Pacifico.

Metafora – questo dovremmo capire – del viaggio nell’abisso del proprio io che compie la donna-bambina protagonista della vicenda (la vediamo, in un video, nuotare in una piscina). Una immersione – a voler spiattellare proprio tutto – nella fossa delle Marianne della vita di ciascuno di noi, alla profondità di undicimila metri.

E in effetti dalla vasca da bagno, che a un certo punto appare nel mezzo della scena (un’idea di Giuseppe Stellato), l’acqua tracima. 

Biennale College Teatro, la scrittura

Opache infine, soprattutto per mancanza di un’adeguata comunicazione, le due opere vincitrici del concorso di drammaturgia Biennale College Teatro 2022-23, a cui Giorgina Pi e Fabrizio Arcuri, registi, hanno assicurato quest’anno le mise en lecture

Ci fosse stato uno straccio di carta a dirci chi sono i rispettivi autori, a raccontarci chi erano gli attori che le leggevano, a darci una traccia da seguire nell’ascolto di quei due nuovi testi (Cenere di Stefano Fortin e Addormentate di Carolina Balucani). 

I programmi di sala, alla Biennale, sono stati aboliti, e bisogna farsi strada con il cellulare nel labirinto del sito istituzionale dell’Ente per ricavare qualche scarna informazione.

E sì che a teatro, voci perentorie invitano sempre noi spettatori a spegnerli, sti benedetti telefonini. Che in questo caso invece si sono rivelati una salvezza. Mi domando: sarà l’approccio eco-friendly? sarà per non sprecare carta? 

Non mi so rispondere. Sfogliando le 407 pagine dell’oneroso, monumentale, iperbolico catalogo color Emerald, in vendita a 30 euro nello stand del merchandising, non mi so rispondere proprio.

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Ps. Potrei essere stato sfortunato io, ad aver imbroccato tre giorni di bonaccia, al Festival della Biennale 2023. Gente di cui mi fido, mi racconta che Het Land Nod dei fiamminghi FC Bergman (vincitori quest’anno del Leone d’Argento) era uno spettacolo memorabile. Peccato, qualche giorno prima, averlo perso. E qualcuno ha trovato speciali bagliori in Catarina e a beleza de matar fascistas di Thiago Rodrigues (il regista portoghese adesso direttore del Festival di Avignone).

Sarà, come ricorda la memoria popolare, che nell’antica Roma l’imperatore Nerone usava assistere ai giochi dei gladiatori guardandoli attraverso una lente di smeraldo. O che a me – sempre saggezza popolare – lo smeraldo non ha porta affatto “intensissimi benefici agli occhi”. 

Oltre le nuvole. Progetto per un teatro di montagna

Pordenone è una città di pianura, il lembo più a ovest del Friuli Venezia Giulia. Ma alle spalle del tessuto urbano, a poche decine di chilometri soltanto, cominciano a elevarsi le Alpi orientali.

Un paesaggio, o addirittura un mondo, di versanti e di cime, roccia e boschi, piccoli insediamenti abitativi e grandi spazi non addomesticati dall’uomo. In tempi più remoti anche di ghiacciai. 

A Pordenone si sono domandati: c’è spazio per una drammaturgia che metta questo ambiente al centro? Che di questo paesaggio faccia un teatro?

Oltre le nuvole. Un concorso

Oltre le nuvole – titolo del primo concorso nazionale dedicato alla creazione di testi teatrali riferiti all’ambito montano – prova a disegnare una risposta, partendo da qui, dal territorio del Friuli Venezia Giulia.

Di montagna si sono occupati spesso gli artisti: poeti, scrittori, musicisti. Per secoli i pittori l’hanno raffigurata. Fotografia e cinema l’hanno documentata. Studiosi e giornalisti ne hanno scritto.

Perché la montagna non è solo un paesaggio. È un argomento. Complesso, contemporaneo. E mobilita altri argomenti.

Il cambiamento climatico ne ha fatto in questi decenni un tema a cui dedicare attenzioni specifiche. Geografia, sociologia, antropologia convergono quando si affronta il problema della abitabilità alpina. Preservazione e turismo. Abbandono e ripopolamento. Punti di vista opposti e tuttavia compresenti. Abitare la montagna, si può, oggi? E c’è spazio – nel vasto tema montagna – anche per il teatro?

Da queste domanda, a Pordenone, negli spazi del Teatro Verdi, è nato il progetto di una manifestazione che intende mettere al centro della scena proprio la montagna.

Per il momento è un concorso di testi inediti di drammaturgia dedicati al tema, associato a una serie di eventi programmati nel territorio durante il mese di luglio. 

Oltre le nuvole. Un festival?

Nel futuro, probabilmente, diventerà un festival: una manifestazione più articolata che vada a completare la costellazione di appuntamenti che in territorio italiano, e non solo, già si occupano di cinema di montagna (il più noto e longevo è quello di Trento), letteratura di montagna (a Cortina, per esempio), canto corale.

Ma c’è tutto un elenco di manifestazioni sorelle (Crinali, LetterAltura e altre, di cui è possibile trovare i programmi sul sito TrovaFestival: ne ho parlato in un precedente post).

A Pordenone, il titolo di questo nuovo premio di drammaturgia, Oltre le nuvole, genera immagini e ispirazioni. Ma gli argomenti su cui il primo bando, lanciato nel dicembre 2022, invitava a concentrarsi sono concreti e urgenti: “sostenibilità, spopolamento e ripopolamento degli ambiti montani, fonti di energia rinnovabili, turismo lento e sostenibile, storia e tradizioni legate alla montagna”.

Partner naturale del progetto è il CAI – Club Alpino Italiano, e in particolare le sue delegazioni locali, che al progetto assicurano un seguito di appassionati camminatori. 

Un divino disegno

La prima edizione di Oltre le nuvole si è conclusa in questo fine settimana, al Teatro Verdi di Pordenone, con la proclamazione del testo vincitore, scelto tra i sedici pervenuti.
Una giuria di esperti di teatro e di alpinismo ha deciso unanimemente di premiare Disegno divino di Christian Gallucci.

Milanese, classe 1986 – già finalista con altri lavori al Premio Riccione 2019, al Lida Petroni, al Scintille – Gallucci ha scritto un testo nel quale tutti quegli elementi trovano spazio. Riunificati dall’idea di una grande mappa, a cui il protagonista della vicenda dice di voler dedicare la propria vita: una topografia inclusiva, antropica e naturale. Un divino disegno che del circostante territorio racconti il divenire.

Attorno a lui il ghiacciaio arretra e risputa antichi resti umani, la flora e la fauna si assottigliano, le case si spopolano e i turisti dilagano. Ma non manca la prospettiva di un futuro. Che indistintamente si fa strada. Dentro, e oltre le nuvole della sostenibilità ambientale.

Per ora Disegno divino è stato presentato in una mise en éspace, a cura dello stesso autore, assieme a Anna Sala, ma l’ipotesi della giuria, espressa nelle parole del presidente Antonio Massena, è che il testo possa trasformarsi in una vera e propria produzione, e possa essere distribuito. 

Christian Gallucci, Marika Saccomani (direzione teatro Verdi Pordenone) e Anna Sala

Intanto da oggi e fino al 30 luglio, alcuni siti dell’ambito alpino alle spalle di Pordenone ospiteranno ogni domenica spettacoli di teatro, concerti, incontri letterari e approfondimenti scientifici, associati a iniziative eno-gastronomiche.
Un programma di eventi intitolato Progetto Montagna 2023, che del futuro festival rappresenta l’anticipazione (a questo link il programma 2023 completo).

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