Marco Paolini, VajontS 23. La storia in mano ai cittadini

Succederà questa sera, 60 anni dopo, alle 22.39, nell’esatto momento, in 135 teatri, grandi e piccoli, in Italia e anche all’estero, la lancetta ripercorrerà lo stesso tratto, e la tragedia del Vajont tornerà ad essere collettiva.

manifesto per VajontS 2023

Succederà di ripercorrere ciò che accadde la sera del 9 ottobre 1963. La montagna franò nel bacino della diga – quella del Vajont – e l’onda gigantesca, 50 milioni di metri cubi d’acqua, ricadendo a valle, rase al suolo tutto ciò che incontrava. Paesi, case, strade. Duemila morti.

Sessant’anni anni dopo, VajontS 23 è una “azione corale di teatro civile” ideata da Marco Paolini assieme a Marco Martinelli e al comitato promotore di La Fabbrica del Mondo.

Oltre ai teatri, il progetto mette insieme scuole, università, istituzioni, in tutta la penisola: 118 momenti di lettura, 236 gruppi “affettivi”, 50 compagnie amatoriali, comitati di quartiere, centrali idroelettriche. Persino la corsia di un reparto oncologico. 

Un territorio fragile

“Quella tragedia appartiene alla storia del nostro Paese anche grazie al teatro. Ecco perché dobbiamo continuare a usarlo, il teatro, per far entrare altri racconti importanti in questa storia” dice Paolini, interprete dello spettacolo Il racconto del Vajont, capostipite del filone di “teatro civile”, tramesso in tv direttamente dalla diga, nel 1997, con un riscontro straordinario di audience, e ancora indelebile dalla memoria di molti spettatori.

Marco Paolini sulla diga del Vajont -1997
Marco Paolini sulla diga del Vajont -1997

“Questo di lunedì 9 sarà un Vajont con la S al plurale – continua l’attore – perché le situazioni di fragilità del nostro territorio sono tante. La fragilità idrogeologica e le situazioni di siccità, a cui la crisi climatica ci espone, richiedono anche al teatro, all’arte in generale, di occupare un ruolo di collante sociale tra i cittadini”.

Più di centotrenta teatri, dall’Alto Adige alla Sicilia, hanno lavorato autonomamente con un proprio coro per VajontS 23 , sulla base di un comune canovaccio. Tra gli stabili si sono attivati il Piccolo Teatro di Milano (dove ci sarà lo stesso Paolini), lo Stabile del Veneto (la serata sarà condotta da Telmo Pievani e Giuliana Musso), lo Stabile Torino, lo Stabile del Friuli Venezia Giulia, lo Stabile di Bolzano, Sardegna Teatro e lo Stabile dell’Umbria.

A loro si uniranno le compagnie storiche del teatro di ricerca e le compagnie che negli scorsi decenni hanno costruito generazioni attraverso il teatro per gli adolescenti. E ancora l’ex ospedale psichiatrico Pini di Milano, l’Hangar 11 a Belluno, un’aula del Politecnico di Milano e il Circolo dei Lettori di  Torino.

VajontS 23 in Friuli Venezia Giulia

Ricordando che Erto e Casso, due dei paesi distrutti allora dalla frana, appartengono al Friuli Venezia Giulia, molti saranno i momenti in cui, anche in questa regione, VajontS 23 coinvolgerà artisti e pubblico. 

A Trieste, La Contrada prevede un evento ideato da Mario Bobbio e Enza De Rose, presso la Kleine Berlin, le gallerie antiaeree della seconda guerra mondiale (ore 21.30). Il pubblico si addentrerà nel sottosuolo assieme a Enza De Rose, Zita Fusco, Valentino Pagliei e alle musiche di Leonardo Zannier.

A Udine, il Css aderirà a VajontS 23 con una serata al Teatro Palamostre (ore 21.00). È annunciata la partecipazione di Roberto Anglisani, Fabiano Fantini, Rita Maffei, Nicoletta Oscuro, accompagnati da un intervento pubblico di Davide Enia, un altro fra gli esponenti forti del teatro civile di narrazione. Anche al Teatro Giovanni da Udine (ore 21.15), un’ulteriore iniziativa sarà promossa dal direttore Roberto Valerio.

Al Comunale di Gradisca (ore 20.00), dopo la proiezione del film Vajont (2011, regia di Enzo Martinelli), Artisti Associati presenterà il reading corale La dosolina a cura di Chiara Cardinali e Gioia Battista.

Qualche giorno dopo, Trieste si assocerà di nuovo al progetto con lo spettacolo di Andrea Ortis Il Vajont di tutti, programmato al Rossetti, in Sala Bartoli, il 12 e il 13 ottobre. Lo stesso titolo sarà presente nei giorni successivi nel circuito ERT FVG, a Cividale, Maniago Artegna, Sacile.

Andrea Ortis - Il Vajont di tutti

Segnali ignorati, indizi sottovalutati

Il senso complessivo non è tuttavia quello della rievocazione: VajontS 23 intende piuttosto essere una riflessione trasversale, viste le tante diverse realtà coinvolte, intorno al temi dell’emergenza idrica e più in generale della crisi climatica

“In questi decenni – aggiunge Paolini – dopo aver raccontato tante volte vicenda, ho capito che oggi, essa parla di noi, e non di loro, ho capito che parla di adesso, e non di allora. Non raccontiamo solo ciò che è accaduto sessant’anni fa, ma quello che potrebbe accadere a noi, su scala diversa, in un tempo assai più breve. Raccontiamo di segnali ignorati o sottovalutati”.

Longarone, ottobre 1963
Il greto del fiume Piave davanti a Longarone – ottobre 1963

In questo senso VajontS 23 si annuncia anche come il più grande evento di “teatro diffuso” mai realizzato finora in Italia: “Sarà un coro che richiama i cittadini, senza fornire a loro delle risposte tecniche – dice ancora – senza indicazioni politiche su che cosa bisogna fare. Non compete a certo noi artisti la direzione politica. Ci compete invece rimettere in mano ai cittadini una presenza attiva: quella che chiamiamo prevenzione civile. Un ruolo pre-politico, dunque, al quale la politica oggi non è in grado di rispondere, perché divisiva. Storie come questa del Vajont ci aiutano a rimettere insieme le persone”. 

[pubblicato sul quotidiano di Trieste, IL PICCOLO, sabato 7 ottobre 2022]

Una risposta a “Marco Paolini, VajontS 23. La storia in mano ai cittadini”

  1. Evento importante. I teatri insieme a rievocare una tragedia, errore umano, da portare sotto gli occhi del 2023. Riunire in un abbraccio, con l’attenzione rivolta ai disastri che si stanno compiendo nei confronti dell’ambiente che ci ospita e che viene progressivamente martoriato

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