Latella romanziere. Bergamasco locandiera. Da premio

Le coincidenze non sono quasi mai coincidenze. Lo stesso giorno nel quale stavo per raggiungere Pordenone e il suo Teatro Verdi, dov’era in programma di La locandiera, si depositava a sorpresa nella mia mailbox Incanto, un romanzo, in pdf.

In entrambi i casi, la firma era di Antonio Latella.

Sonia Bergamasco è Mirandolina - Teatro Stabile dell'Umbria - ph Gialuca Pantaleo
Sonia Bergamasco è Mirandolina – ph Gialuca Pantaleo

Quasi mai le cose capitano per caso. E io dovevo decidere. Dare prima uno sguardo al Latella narratore e quindi assistere al nuovo incontro del Latella regista con Carlo Goldoni.

Oppure il contrario. Vedere prima lo spettacolo e capire poi se nelle pagine del romanzo avrei potuto leggere un nuovo Latella, diverso da quello che ero abituato a vedere. In prosa, insomma.

Lascio per un momento in sospeso il dubbio.

Un rapporto affettuoso

Con l’autore di La Locandiera, Latella intrattiene un rapporto affettuoso. Lo confessa lui stesso. Quando faceva ancora l’attore, non ancora trentenne, mentre stava nel cast di La moglie saggia (regia Giuseppe Patroni Griffi) e nella Trilogia della villeggiatura (regia Massimo Castri), Goldoni lo aveva conquistato.

Dieci anni fa invece, sfidando – immagino io – l’ingombrate Arlecchino firmato Strehler, Latella aveva messo in scena Il servitore di due padroni.

Era uno spettacolo di presunzione registica. Scontentava il pubblico, sorpreso e poi rammaricato dal fatto di trovarsi difronte un testo arcinoto (per mezzo secolo, il testo-bandiera del teatro italiano nel mondo) ma così maltrattato dalla sua regia oltranzista, da un furore creativo che smembrava tutto, proprio tutto, persino la comicità: squartata. Nonostante ciò, era un segno d’affetto.

Il servitore di due padroni - regia Antonio Latella - Federica Fracassi, Elisabetta Valgoi
Il servitore di due padroni – regia Antonio Latella – Federica Fracassi, Elisabetta Valgoi

Nel B&B di Mirandolina 

Adesso, dieci anni dopo, La locandiera è uno spettacolo di riconciliazione, nel quale il regista è in sintonia con il testo, diamante della drammaturgia italiana, a mio parere ancora più luminoso dell’Arlecchino.

E il pubblico ne resta incantato. Riconosce fino in fondo la vicenda, apprezza la bravura degli attori, si appassiona, sorride, ride, prova empatia per quei personaggi. 

I quali, pur stereotipati – perché così si scrivevano le commedie nel Settecento – ne escono vivi, dinamici, plausibili, non caricaturali. Mentre contemporanea addirittura, non spregiudicata ma di temperamento, appare colei che sta seduta nel titolo: Sonia Bergamasco.

Sonia Bergamasco è La locandiera - Teatro Stabile dell'Umbria - ph Gialuca Pantaleo
Sonia Bergamasco – ph Gianluca Pantaleo

Padrona di quella locanda nella quale tiene testa a un Cavaliere che sostiene di odiare le donne (Federico Fededegni), a un Marchese che non ha un quattrino (Giovanni Franzoni), a un Conte che si è comprato la contea (Francesco Manetti) e a un Cameriere, dipendente, però futuro marito (Valentino Villa), che le ricorda puntigliosamente quale sia il posto della donna all’epoca.

Proprio come farebbe oggi una lucida imprenditrice, attenta a far funzionare bene il suo B&B e a coccolare, senza andare mai oltre il lecito, i propri clienti.

Che sono tipi moderni e possono girare per casa – voglio dire nel B&B – in tuta da ginnastica, maglione alpino, pigiama e infradito: sono proprio i caratteri di una odierna commedia all’italiana. L’arredamento della locanda – notate bene – è per la maggior parte Ikea. Democratico e contemporaneo. 

La locandiera - regia Antonio Latella - Teatro Stabile dell'Umbria - ph Gialuca Pantaleo
Federico Fededegni, Sonia Bergamasco, Valentino Villa – ph Gialuca Pantaleo

Classico, cioè indifferente al tempo

La locandiera è contemporanea perché è classica. E come tutti i classici, può stare fuori dai tempi. E può piegarsi, senza venire meno, a decine e decine di letture diverse. A tutti i diversi profili d’attrice che decidono di accomodarsi nel suo abito.

Padrone del palcoscenico, oltre che della locanda, lo hanno indossato con eccellenza Eleonora Duse, Rina Morelli (per Visconti), Anna Maria Guarnieri (per Missiroli), Valeria Moriconi (per Enriquez), Carla Gravina (per Cobelli) e anche Nancy Brilli (per Giuseppe Marini). Parlo di interpretazioni che, a parte Duse e Morelli 🙂 , ho visto e ricordo bene.

Vi aggiungo adesso Sonia Bergamasco, che preferisce aggirarsi scalza, nel suo bel camicione bianco che le lascia scoperte le gambe. Anche quando prepara il soffritto per i suoi ospiti.

La locandiera - regia di Antonio Latella - ph Gianluca Pantaleo
Federico Fededegni, Sonia Bergamasco – ph Gianluca Pantaleo

Un diluvio di lodi

Dopo la premiatissima Martha in Chi ha paura di Virginia Wolf, spettacolo in cui si è rafforzato il legame tra attrice e regista, con questa Mirandolina Bergamasco si avvia certo a incassare un altro diluvio di premi e lodi. Osanna. Giustamente.

Senza che ciò metta troppo in ombra i suoi compagni d’avventura. Le due svaporate Commedianti, per esempio, a cui Marta Pizzagallo e Marta Cortellazzo Wiel, regalano un gran bel piglio, che grazie a una astuta citazione (i famosi 60 secondi di Meg Ryan) fa scattare l’applauso in platea.

La locandiera - regia di Antonio Latella.jpg - ph Gianluca Pantaleo
ph Gianluca Pantaleo

Lei però no. Mai ammiccante al pubblico. Mai maliarda o civetta. Neppure quando vuol vincere la misoginia del Cavaliere. Per farlo capitolare bastano asciugamani e lenzuola di lino fine, salsette e intingoli fatti con le sue mani, uno svenimento finto (poi, va’ a sapere: succede a chi non è abituato a bere, che l’alcol batta in testa).

Non è maliziosa la Mirandolina di Bergamasco: è indipendente, è determinata, le basta la voce per farli innamorare.

L’indipendenza femminile non è però ben vista nel Settecento. Se sei donna e sei borghese, devi stare al tuo posto, quando a reggere il mondo sono i maschi aristocratici: marchese, conte, cavaliere. 

La locandiera - regia Antonio Latella - Sonia Bergamasco e Giovanni Franzoni - ph Gianluca Pantaleo
Sonia Bergamasco e Giovanni Franzoni – ph Gianluca Pantaleo

Come spiegava Roberto Alonge in un illuminate saggio, Mirandolina fa il passo più lungo della gamba e rischia, letteralmente, di finire a gambe all’aria. Per fortuna se ne accorge in tempo.

E qui attrice e regista piegano ciò che finora era la commedia, verso un tono dolente, drammatico. Uno sgabello in proscenio, un riflettore puntato verso il basso, e un accorato monito per noi spettatori. Siamo al finale.

E siamo già nei pressi del dramma borghese. Quasi Ibsen, quasi Cechov. [quanta nostalgia, eh, Massimo Castri].

E il romanzo?

Dovrei adesso svelare qualcosa del romanzo Incanto (edizioni Il saggiatore, 29 euro) di cui Latella è autore. Ho scoperto da subito che sono ottocento e passa pagine. E questo mi ha fatto un po’ fatica.

copertina Incanto - Antonio Latella - Il Saggiatore

Allora ho cominciato dalla fine. A pagina 802, sotto il titolo Ringraziamenti, leggo:

Squillo del cellulare. Rispondo. «Pronto?» «Sono Andrea de Il Saggiatore.» «Ciao.» «È vero che stai scrivendo un…» «Sì, sì, sto scrivendo… ma non so cosa scrivo, lascio che le parole vadano…» «Me lo fai leggere?» «Andrea, è lungo, pieno di errori, un casino.» «Mandalo così.» «Così?» «Sì.» «Ok.» «Promesso?» «Promesso.»

Ho capito. Lo leggerò con calma. Ottocento pagine in pdf mi sembrerebbero una tortura.

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LA LOCANDIERA
di Carlo Goldoni
regia Antonio Latella
con Sonia Bergamasco, Marta Cortellazzo Wiel, Ludovico Fededegni, Giovanni Franzoni, Francesco Manetti, Gabriele Pestilli, Marta Pizzigallo, Valentino Villa
dramaturg Linda Dalisi
scene Annelisa Zaccheria
costumi Graziella Pepe
musiche e suono Franco Visioli
luci Simone De Angelis
produzione Teatro Stabile dell’Umbria

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