Marta Cuscunà bucolica. Oggi parlo con le pecore, anzi, ci fischio

Pioverà o non pioverà, sabato 18 novembre? Quel giorno Marta Cuscunà e il Piccolo Teatro di Milano ci porteranno in un parco urbano della periferia milanese. Riusciremo a incontrare il gregge di pecore? Sentiremo i belati e i fischi? Sia quel che sia, faremo ugualmente la nostra passeggiata bucolica: sono già pronti i poncho impermeabili.

pecore bergamasche - ph Marta Cuscunà

Unlock the city

Marta Cuscunà è artista associata del Piccolo Teatro di Milano. Alla proposta del principale teatro pubblico italiano ha risposto subito di sì. “Il Piccolo e il Politecnico di Milano mi hanno chiesto di dare avvio al progetto Unlock the city, che coinvolge 5 Paesi europei e le loro principali istituzioni teatrali e scientifiche” ci dice, mentre è impegnata a mettere a punto la sua idea, a Porto di Mare, parco urbano alla periferia sud-est milanese, quartiere Corvetto. Ed è un’idea davvero fuori dai canoni, anche dai suoi canoni. Un’idea bucolica.

Bucolica è il titolo dell’azione performativa che Cuscunà realizzerà il 18 e il 19 novembre. “Questo progetto internazionale – prosegue – Unlock the city, vuole studiare come sia cambiato il paesaggio urbano dopo la pandemia. Ma io non sono un’urbanista, io faccio teatro. Lavorare in un quartiere come Corvetto mi sembrava però una bella sfida. È un quartiere caratterizzato da forte complessità sociale: povertà educativa, convivenza inter-etnica e inter-religiosa”.

A Corvetto, in realtà, c’è tutto. E il contrario di tutto. Per esempio quel parco urbano, ai margini della metropoli, là dove comincia la campagna. Porto di Mare è sfiorato dai binari della stazione di Rogoredo, costeggia l’autostrada, lo svincolo di San Donato, il traffico, i camion, le sirene.

C’è anche una comunità non-umana?” ha chiesto Cuscunà al professor Antonio Longo, del Dipartimento di Architettura e Studi Urbani del Politecnico. “Lui mi ha parlato di pecore. Abbiamo fatto dei sopralluoghi”.

dal quaderno di note di Antonio Longo - Politecnico di Milano
dal quaderno di note di Antonio Longo – Politecnico di Milano

L’intervista

E che cosa avete scoperto?

“Che ogni anno, due volte all’anno, un gregge di pecore bergamasche attraversa il parco di Porto di Mare per la transumanza. In quel momento il paesaggio sonoro cambia completamente. A belati, al suono dei campanacci, al raglio dell’asino, si aggiungono i fischi dei pastori che guidano e spostano il gregge con questo particolare linguaggio inter-specie: da uomo a pecora”.

Da questi richiami è partita l’idea.

“Ho cominciato a interessarmi alle lingue fischiate. Venivano praticate in molte parti del mondo, dove valli e montagne impediscono la comunicazione verbale. Poi sono arrivati i telefonini, e quelle lingue oggi sono in via d’estinzione. Ma una è rimasta viva, il “silbo gomero”, il linguaggio dei fischi usato dagli abitanti di La Gomera, la più piccola fra le isole Canarie. Nel 2009 è stato riconosciuto patrimonio immateriale dell’umanità. I fischi, che veicolano frasi di senso compiuto, possono essere uditi a 4 chilometri di distanza”.

Bucolica - interpreti
pecore e umani, protagonisti di Bucolica

Perciò avete invitato a Milano i fischiatori di La Gomera.

“In pianura, sovrapposto agli altri rumori, il loro fischio non va purtroppo oltre i 400 metri. Ma abbiamo pensato una staffetta di fischi, che dal centro urbano di Corvetto porterà pubblico e curiosi nel parco, in un punto in cui speriamo di intercettare il passaggio delle pecore e dei pastori. Abbiamo anche due grandi monitor sui quali una mediatrice, come se si trattasse dei sottotitoli di un film, tradurrà quei fischi”.

A dorso d’asino

Che cosa vi hanno detto i pastori?

“Giuseppe Salvi, 72 anni, fa questo mestiere da quando ne aveva 5 e portava le pecore giù dalle montagne bergamasche. Sua figlia, Anna Albertinelli, 22 anni, si occupa personalmente della transumanza degli animali. Una volta tutto si faceva a piedi, a dorso d’asino. Adesso Anna si muove in roulotte, ma gli asini ci sono ancora, per il legame affettivo stabilito con le pecore”.

Bucolica - interpreti
pecore e umani, protagonisti di Bucolica

Quindi che cosa succederà sabato 18 (e forse anche domenica 19)?

“Anna ci dice che il gregge passerà quel giorno. In realtà non ci sono garanzie, le condizioni atmosferiche potrebbero modificare il progetto. Ma le pecore sono animali pazienti, abitudinari: due volte al giorno vengono portate fuori dal loro recinto e se ne vanno a pascolare. Il pasto del pomeriggio, prima del buio, è quello principale. Sono i fischi a guidarle” .

Bucolica: uno zoo rovesciato

Uno zoo rovesciato, insomma. Umani, concentrati in un solo luogo, che osservano animali liberi.

“Con l’apporto della tecnologia. Massimo Racozzi, mio amico da sempre e videomaker fenomenale, curerà tutto il sistema video. L’azione avverrà anche in caso di maltempo”.

Bucolica - interpreti
pecore e umani, protagonisti di Bucolica

Il Piccolo Teatro ha promesso di fornire poncho impermeabili a tutti gli spettatori.

“Il livello di incognita è alto, non è detto che tutto accada come abbiamo previsto. Ma non vogliamo interferire con i tempi e ritmi del mondo pastorale. È il teatro che si adatta alla transumanza, non viceversa.

[pubblicato su IL PICCOLO, quotidiano di Trieste, il 14 novembre 2023]

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