Branciaroli e Orsini. Due ragazzi anziani. E irresistibili

“È un mestiere vano, quello dell’attore. Vano, vago, e non lascia memoria”. Lo dicono Umberto Orsini e Franco Branciaroli. Li smentisce, un attimo dopo, lo spettacolo che assieme stanno portando in giro nei teatri italiani. È la tournée 2024 di questi due, Ragazzi irresistibili.

Franco Branciaroli e Umberto Orsini in I ragazzi irresistibili di Neil Simon - ph. Nicolò Feletti
ph. Nicolò Feletti

Due attori per due attori

Due attori che – a volte capita – interpretano due attori. Un gioco al quadrato che ha la firma di uno dei grandi autori comici americani, il più grande forse: il newyorkese Neil Simon. “Il Goldoni del Novecento”, assicura Branciaroli. E loro, insieme, a giocarselo tutto, quel mestiere. Fiuto per la battuta, tempismo esemplare, trucchi da gran professionista, strizzatine d’occhio. La complicità di due anziani ragazzi.

Simon aveva scritto The Sunshine Boys nel 1972, per Broadway. Pochi anni dopo era diventato un film e a interpretarlo erano Walter Matthau e George Burns. Che per una produzione televisiva del 1996 lasciarono poi il posto a Woody Allen e Peter Falk. Insomma, il meglio.

Su e giù per lo Stivale

Il meglio, in Italia, tra i ragazzi anziani, sono Branciaroli (al traguardo dei 75) e Orsini (che il prossimo aprile ne farà 90). Eppure mai stanchi, allenati, tonici, pronti per una lunga tournée che li trascinerà su e giù per lo Stivale.

Potrebbero recitare qualsiasi cosa. E molte le hanno fatte. Orsini non ha finito ancora di calarsi in nel Dostoevskij (Le memorie di Ivan Karamazov), che Luca Micheletti ha tagliato esattamente sulla sua misura. Branciaroli continua ancora a vestire l’abito del Mercante di Venezia per la regia di Paolo Valerio. Lo scorso anno se le dicevano di santa ragione, in Pour un oui ou pour un non.

Franco Branciaroli e Umberto Orsini in I ragazzi irresistibili di Neil Simon - ph. Nicolò Feletti
ph. Nicolò Feletti

Ma se hanno scelto The Sunshine Boys (I ragazzi irresistibili, nella traduzione di Masolino D’Amico e con la regia di Massimo Popolizio) è perché in quelle due vecchie glorie del palcoscenico, ritratte a sbalzo da Simon, si rivedono fotografati tali e quali. Orsini sempre in formissima, e doverosamente tignoso, come vuole il suo personaggio. Branciaroli, che di carattere non è un santo, vagamente sdegnato, svagato, fanfarone, di corta memoria.

Di nuovo assieme

Willy Clark e Al Lewis, i loro due personaggi, hanno lavorato fianco a fianco per più di quarant’anni. Dovrebbero ritrovarsi di nuovo assieme, undici anni dopo una furibonda lite. Dovrebbero rimettere in piedi il duetto comico che li ha resi famosi in tutti gli States. Dovrebbero apparire in uno show televisivo, dedicato proprio a quel modo di fare teatro, che la televisione ha seppellito. Dovrebbero…

Franco Branciaroli e Umberto Orsini in I ragazzi irresistibili di Neil Simon - ph. Nicolò Feletti
ph. Nicolò Feletti

Ma l’ostilità, che per tanto tempo ha covato, il livore, i rancori, bruciano ancora. E non è detto che il progetto riesca. Riescono sicuramente invece l’affilatezza delle battute, l’inesorabile seguito delle risate del pubblico, la maestria di uno che ha scritto commedie come La strana coppia e A piedi nudi nel parco. E il modo in cui i nostri due ragazzi infilano quelle battute sullo spiedo di un umorismo che suona americano, suona commerciale, e suona novecentesco. Ma acchiappa ancora, anche qui. 

Un materasso di divertimento

Sostiene Branciaroli: “Neil Simon è così bravo che il risvolto amaro, che pure c’è, galleggia su un materasso di divertimento”. Conferma Orsini: “Di questo vado orgoglioso: del saper rompere la barriera che separa teatro serio da teatro leggero”.

Spaccheremo il culo ai passeri” dicono in una una battuta della commedia, che ho visto qualche settimana fa al Teatro Manzoni di Pistoia. Infatti, veniva giù il teatro. 

Franco Branciaroli e Umberto Orsini in I ragazzi irresistibili di Neil Simon - ph. Nicolò Feletti
ph. Nicolò Feletti

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I RAGAZZI IRRESISTIBILI
di Neil Simon
regia Massimo Popolizio
con Umberto Orsini e Franco Branciaroli
e con Flavio Francucci, Chiara Stoppa, Eros Pascale, Emanuela Saccardi
scene Maurizio Balò
costumi Gianluca Sbicca
produzione Teatro de Gli Incamminati, Compagnia Orsini, Teatro Biondo Palermo

Santo Stefano in casa Cupiello. L’altro Eduardo

Devo averlo scritto un centinaio di volte almeno. Le feste raccomandate, gli anniversari, le ricorrenze, i compleanni, mi scatenano l’orticaria, le bolle, e pure il prurito. Natale più di tutte.

Quindi ho deciso di scomparire dai radar, per questi tre giorni almeno. Divano.

Eduardo De Filippo

Leggere sì. Che cosa?

A questo punto, sdraiato, mi sono chiesto: che potrei leggere? Non ci crederete, ma un’idea perversa mi ha fatto tirare fuori dallo scaffale Eduardo della libreria nientemeno che Natale in casa Cupiello. Edizione princeps. Cioè quella dei Meridiani Mondadori, quella più note che testo, quella più filologica: “Tommasi’ te piace ‘o Presebbio?” (p. 812).

Niente da fare, però. Dopo una decina di pagine ho mollato: credo di conoscerla a memoria, nonostante sia nato e cresciuto a latitudini ben distanti da Napoli.

E poi: perché calarmi anch’io, proprio nel giorno di Natale, in quel familismo moralistico e basso-borghese, che è il tipico segno dell’Eduardo più noto e più rappresentato?

“Tommasino, ti piace il presepe?”. “A me non mi piace”.

Il caso ha voluto

Caso ha voluto che dallo stesso scaffale, poco distante dal Meridiano, occhieggiassero due altri volumi, di un bel verde trifoglio. Il primo Vorrei caro Eduardo (legare il tuo nome al Piccolo Teatro. Lettere 1941-1980). Il secondo Mio caro Eduardo (Eduardo De Filippo e Lucio Ridenti. Lettere 1935, 1964).

Come si capisce, sono selezioni della corrispondenza che il co-fondatore del Piccolo teatro di Milano, Paolo Grassi, e uno dei più autorevoli critici teatrali dell’epoca, oltre che attore e editore, appunto Lucio Ridenti, hanno scambiato con De Filippo.

Con competenza e certosina pazienza, li ha messi assieme Maria Procino, che dei materiali conservati presso la Fondazione Eduardo De Filippo è un po’ la vestale. Archivista, storica e studiosa di diari, dicono di lei le note di copertina. Ma Procino è molto di più.

Al festival delle Corrispondenze

Quando l’ho incontrata, lo scorsa estate a Monte del Lago, sul Trasimeno, per una bella serata al Festival delle Corrispondenze, nei suoi racconti si è aperto un vulcano di episodi, piccoli e grandi, recenti e lontani, che la legano alla famiglia De Filippo.

E fanno di lei la voce più autorevole, e la più scientifica dal punto di vista degli epistolari, se si vuole conoscere da vicino il versante biografico della dinastia eduardiana. Perché fin da giovanissima, lei là stava, dai De Filippo.

Però, non me la sono sentita, proprio a Natale, di mettere giù una recensione. Non tirava aria. Però: se venisse voglia anche a voi di andare un po’ oltre a “te piace ‘o Presebbio?” e a “ha da passà ‘a nuttata”, questi due libri sarebbero la lettura giusta. Per conoscere, oltre all’Eduardo drammaturgo, anche l’Eduardo imprenditore e impresario, l’Eduardo dietro le quinte. L’altro Eduardo insomma.

Quello che Lino Musella ha raccontato molto bene nello spettacolo Tavola tavola, chiodo chiodo… Al quale proprio Maria Procino ha dato il proprio contributo di esploratrice di lettere e archivi.

Lino Musella in Tavola tavola, chiodo chiodo...
Lino Musella in Tavola tavola, chiodo chiodo…

Grassi, Ridenti… e Eduardo

Sono dunque due bei volumi, pubblicati da Guida Editori per la Fondazione De Filippo. Insieme fanno più di 450 pagine e aggiungono sfumature inaspettate anche al carattere di Paolo Grassi, il meno studiato dei due (o tre) fondatori del Piccolo Teatro (vedi qui quello scrivevo 4 anni fa).

Ma accendono pure un riflettore importante sull’attività di Lucio Ridenti, fino a ora terreno di studio accademico e di tesi di laurea. Ridenti, che è stato invece figura importante per il sistema teatrale italiano, attore prima, giornalista poi, aveva diretto la rivista Il Dramma, decisiva per la circolazione di nuovi testi teatrali nell’Italia pre e post-bellica.

L’immersione epistolare è durata ben oltre la giornata natalizia, e si è conclusa oggi, nell’altro giorno di relax festivo, quello di Santo Stefano

Mentre leggevo, comunque, pensavo insistentemente a una delle più belle riedizioni di Casa Cupiello che mi sia capitato di recente di vedere.

Ne ho parlato su QuanteScene! all’inizio del 2023 quando, proprio nel giorno della Befana, mi sono ritrovato a Napoli, al Teatro Bellini, per vedere ri-animata con ombre, pupazzi, figure, proprio quella commedia, novant’anni dopo il debutto. 

Cum figuris in casa Cupiello

Natale in casa Cupiello, spettacolo per attore cum figuris – progetto nato da un’idea di Vincenzo Ambrosino e Luca Saccoia e diretto da Lello Serao – avrebbe meritato ben più di quel minimo Premio che si è portato via nella finale degli Ubu di qualche giorno fa: il riconoscimento è andato ai costumi, ideati da Federica Del Gaudio, per i pupazzi inventati da Tiziano Fario

Natale in casa Cupiello, spettacolo per attore cum figuris -
Natale in casa Cupiello, spettacolo per attore cum figuris

Ma poteva invece essere lo Spettacolo dell’anno. Poteva essere un Premio Speciale. Come referendario Ubu lo avevo candidato “perché rivela ancora una volta la forza del teatro delle figure e sottrae questo genere al pregiudizio che lo vuole riservato a pubblici minoritari”. Ma le cose non sono andate cosi. Il perché lo spiega e anche bene, Andrea Pocosgnich, nell’ultima parte del suo commento-bilancio agli Ubu 2023.

Allora, proprio a Santo Stefano, proprio nel giorno in cui, nella commedia, Luca Cupiello potrebbe lasciarci per sempre (ma forse anche per lui, come pare abba deciso Eduardo per l’edizione televisiva, potrebbe “passà ‘a nuttata”), condivido con voi una clip di quello spettacolo-presepe.

Se ne presentasse l’occasione, fareste proprio bene a vedere (a gennaio, per esempio, il giorno 11, si replica al Comunale di Corato, in Puglia).

Premi Ubu 2023. Chi vince? E chi perde. La diretta

Dalla poltrona numero 20, fila E, della sala Leo De Berardinis all’Arena del Sole di BolognaQuanteScene! seguirà per voi, tra pochi minuti, la proclamazione e la consegna dei Premi Ubu 2023. Sarà una lunga serata, c’è da scommettere.

Potete seguire il blog (anche da Facebook) con tutti gli aggiornamenti in tempo reale.

Padre Ubu consegna i Premi Ubu
Padre Ubu in persona consegna l’ambito riconoscimento ai vincitori Ubu 2023

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20:50

Come molti di voi già sanno, il referendum Ubu è promosso dall’Associazione Ubu per Franco Quadri, e continua a svolgersi, anche dopo la scomparsa del suo ideatore. Quest’anno sono 45 edizioni.

I voti dei referendari, ovvero giornalisti, critici, studiosi, operatori esperti di spettacolo contemporaneo – quest’anno sono stati in tutto 69 – contribuiscono a segnalare quanto di più significativo ha prodotto la scena italiana nei 12 mesi appena trascorsi. 

In due tornate, con ballottaggio finale, per ciascuna delle 16 categorie e per i 3 premi speciali, vengono individuati i vincitori, che saranno poi premiati a dicembre, come succede ora per questa serata Ubu 2023.

manifesto Premi Ubu 2023

La serata

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20:58

Bene, finalmente sto comodo. Comodissimo. Per modo di dire. Ho il portatile appoggiato sulle ginocchia e spero che la batteria regga fino alla fine della serata. Quelli della Apple mi hanno detto fìdati, te ne abbiamo messo una nuova di pacca. Di continuo devo cambiare gli occhiali per guardare il palco prima, e guardare poi il display. La vita dei cronisti è sempre stata dura. Stare sul pezzo, resterebbe comunque l’imperativo. O l’aperitivo.

Poco distante da me c’è il collega e amico Renzo Francabandera. Anche lui sta facendo la diretta dagli Ubu 2023 per PAC- Paneacquaculture, dove mette in fila, una dopo l’altra, le immagini della serata. Se cercate una bella stereofonia visiva, potete seguire anche lui, in parallelo. Il link è questo.

Infine, se siete davvero incontentabili, vi dirò che potete pure seguire una diretta video trasmessa sui canali dell’Associazione Ubu Per Franco Quadri. Ecco il link su YouTube, e quello su Facebook.

Anche Rai Radio3 si collegherà in diretta più tardi, verso le 22.45, per le fasi finali della serata, con gli interventi di Laura Palmieri, dentro al programma 𝐼𝑙 𝑡𝑒𝑎𝑡𝑟𝑜 𝑑𝑖 𝑅𝑎𝑑𝑖𝑜3 / 𝑇𝑒𝑎𝑡𝑟𝑖 𝑖𝑛 𝑝𝑟𝑜𝑣𝑎. 

Insomma: dovete proprio essere dei gran menefreghisti, se non approfittate di tutto sto bendiddio mediatico.

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21:02

La serata ha preso il via. Sul palco è apparso Graziano Graziani, che la condurrà. Accanto a lui Elena Di Gioia, delegata alla Cultura del comune di Bologna e Città Metropolitana.

Si aggiunge loro adesso Gioia Salvatori, l’attrice che avrà il compito, con Graziani, di presentare via via i vincitori. È una tradizione del Premio, questa della valletta sui generis. Salvatori sta cimentandosi ora in un monologo ironico. Parecchio urlato. Però qualcuno ride.

La parola, anzi i suoni, passano ora a Mirco Mariani e al suo gruppo Gli Extraliscio, saranno colonna musicale portante dell’intera serata.

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21:17

Siamo già nel vivo della premiazione. Graziano Graziani chiederà a ciascuno dei premiati di pensare a una parola che rappresenti un augurio, un talismano, un desiderio per l’anno che viene. Si comincia con i cosiddetti premi tecnici:

SCENOGRAFIA
Margherita Palli per Romeo e Giulietta

E’ la settima volta che la scenografa di Ronconi, ma in questo caso di Mario Martone, ottiene un Ubu. La sua parola, per il 2024 è GIOCARE. Ritira il premio Alberto Benedetto, direttore di produzione del Piccolo Teatro di Milano. Palli appare in video.

COSTUMI
Federica Del Gaudio per Natale in casa Cupiello, cum figuris

Ha vestito i pupazzi di Tiziano Farlo per la più originale fra le edizioni del Natale eduardiano. spettacolo a mio avviso tra i migliori di questa annata, Per il 2024 Del Gaudioha scelto la parola COMUNITA’.

DISEGNO LUCI
Cesare Accetta per La Cupa

Maestro della luce Accetta ha illuminato il più intricato e oscuro spettacolo di Mimmo Borrelli. La sua parola è RITORNO ALLA RICERCA.

PROGETTO SONORO/MUSICHE ORIGINALI
GUP Alcaro per Lazarus 

In realtà sul palco sono in sei, l’universo sonoro del musical firmato da David Bowie e Enda Walsh e prodotto in Italia da ERT Emilia Romagna Fondazione. La parola che tutti insieme consegnano è SORPRESA.

Graziani ricorda l’eredità del Patalogo, l’annuario del teatro italiano confluito poi nell’enorme data base teatrale dei Premi Ubu, fondamentale lavoro di storiografia del contemporaneo. Vi si dedica il team bolognese di Altre Velocità.

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21:39

Su un tavolo, a lato del palcoscenico mandano bagliori scenografici una decina di coppe Ubu. Che tra un po’ finiranno nelle mani di:

ATTORE/PERFORMER UNDER 35
Alberto Boubakar Malanchino 

Dedica il suo premio a tutta la seconda generazione, i figli nati in Italia dagli immigrati di tanti paesi. A loro, soprattutto ai giovani attrici e attori, che si stanno facendo sotto, va l’incoraggiamento di uno che ce l’ha fatta, anche grazie al suo forte spettacolo Sia. La parola scelta dal giovane premiato è PERSONA, “come l’album di Marrakesh” specifica.

ATTRICE/PERFORMER UNDER 35
Petra Valentini

La sua parola è PASTAMADRE, “perché serve tempo per fare il teatro, e per farlo bene. E’ un elemento vivo, il lievito, e se ne deve avere cura e dedizione“. Lei legge alcune pagine da L’evento di Annie Arnaux, lui una poesia di Nazim Hikmet.

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21:45

Il breve intervento musicale di Mirco Mariani e del suo gruppo ci instrada ora verso i Premi Speciali, “un campo indefinito di progetti editoriali e di ricerca, e di parabole artistiche difficilmente inquadrabili nelle categorie tradizionali dei Premi“. Ne parlano Maddalena Giovannelli, Lorenzo Donati e Roberta Ferraresi. Non solo tre: sono ben sei premi perché si è verificato un triplice ex aequo.

PREMI SPECIALI 2023 ex aequo

AMATI, Archivio Multimediale degli Attori Italiani a cura di Siro Ferrone e Francesca Simoncini

Is Mascareddas, nel 40simo anniversario del percorso di ricerca sul teatro di figura

La bottega dello sguardo, centro di documentazione realizzato da Renata Molinari

Mi ritrovo ancora qui, per quanto pensassi di aver chiuso tutto ciò che avevo fatto in un cassetto: nel teatro invece si vivono molte vite” dice Renata Molinari, figura fondamentale nella redazione editoriale di molti decenni di Patalogo. Molinari ha scelto METAMORFOSI come parola-mantra.

Alle figure più iconiche della identità sarda, Is Mascaredas dedica invece il suo premio, con la parola DUBBIO. Mentre per Francesca Simoncini di AMATI, il termine più pertinente è DRIBBLING.

PREMI SPECIALI 2023

I restanti due Premi Speciali, vanno a:

Valentina Valentini e Viviana Raciti per l’attività editoriale sul teatro di Franco Scaldati
e a
Kepler-452 per l’attività di ricerca sul campo alla GKN e il lavoro di allestimento di Il Capitale

Un premio che va a un collettivo, di fabbrica, spiega Nicola Borghesi. Il quale ritrova il filo di più di trenta mesi di lotta e di presidio, nella fabbrica fiorentina della GNK. E si lancia nel finale in un crescendo improvvisato .”Viva Marx. Viva il collettivo di fabbrica GKN. Viva il teatro“.

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22:07

NUOVO TESTO STRANIERO / SCRITTURA DRAMMATURGICA
Anatomia di un sucidio di Alice Birch

Ritira il premio, su indicazione dell’autrice, la traduttrice Margherita Mauro, un riconoscimento che anche alla categoria – essenziale – dei traduttori teatrali. RAGGIANTE infatti è una parola presente nel testo della Birch.

NUOVO TESTO ITALIANO / SCRITTURA DRAMMATURGICA
Via del Popolo di Saverio La Ruina

Teatro del plurilinguismo, lo definisce Graziani. Dopo i doverosi ringraziamenti, La Ruina spiega come sia il stato padre, “come una foglia sull’albero” e oramai scomparso , la radice di questo lavoro dedicato alla sua città, Castrovillari.

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22:18

Tocca adesso ad attori e attrici protagonisti.

ATTORE/PERFORMER
Francesco Villano

ATTRICE/PERFORMER
Marta Ciappina

Ciao fratello“. Si abbracciano la performer-coreografa e l’attore di La casa di argilla. BAGLIORE è la voce che Ciappina ha scelto per il 2024. “I vostri occhi profumano di futuro, quel futuro che piace a Marta“. Villano legge una pagina di Ágota Kristóf.

Una lettera di Campo Innocente, letta da Tania Garribb, firmata da oltre trecento artisti, chiede l’adesione del mondo dello spettacolo alla causa palestinese “contro l’invisibilizzazione del genocidio in corso“. Una lettera – dicono le attiviste che innalzano manifesti e cartelli – che al tempo stesso va contro antisemitismo e islamofobia.

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22:38

SPETTACOLO STRANIERO PRESENTATO IN ITALIA
Caridad – Angélica Liddell

Non lavoro con attori, lavoro con persone, Caridad è stato un lavoro molto difficile in tempi così puritani“, sono parole della regista catalana che quasi a sorpresa sale in palcoscenico e si rivolge al pubblico.

REGIA
Lisa Ferlazzo Natoli e Alessandro Ferroni per Anatomia di un suicidio e Il ministero della solitudine

Dicono: “ZIGZAG è una linea che procede spezzandosi, una forma e un procedere con precisi movimenti. All’origine del mondo non c’è il Big Bang, ma uno zigzag“. Questo il ragionamento dei due creatori.

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22:45

Comincia la diretta radiofonica su Rai Radio3, il microfono ora nelle mani di Laura Palmieri, ma si parte con musica di Mirco Mariani e degli Extraliscio. “Voglio vederti danzare“. Battiato vince su tutti, sempre. Fa impressione che venga dopo il proclama di appoggio alla causa palestinese, Fatto sta che metà platea è in piedi, e, mentre si danza, gira tutta stanza. La sala, anzi.

È ora il momento del

PREMIO ALLA CARRIERA
Danio Manfredini

Doloroso, fragoroso e ironico, tutto assieme, è il monologo che Manfredini interpreta, ripreso da Minetti, ritratto dell’artista da vecchio, il più bel testo, probabilmente, di Thomas Bernhard.

Ognuno porta la sua croce, io porto la mia. Ma non mi sembra la più pesante, visto ciò che succede nel mondo”. La dedica di Mafredini va a Vincenzo Del Prete, “la persona che da decenni mi ascolta nel mio processo creativo”. La parola che lui sceglie per il teatro del 2024 è ATTORE, composta dalle stesse lettere di TEATRO. “Ma sono solo loro, gli attori, quelli che mettono i piedi sul palcoscenico, ed è solo grazie a loro che il gioco si compie, gioco che ha a che fare con la coscienza dell’umano”.

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23:08

SPETTACOLO DI DANZA
Gli anni – Marco D’Agostin

Chissà se è davvero benaugurante la sua parola: ASTEROIDE. Il rischio che precipiti sulla terra è un segno nefasto, ma qualchecosa, finalmente potrebbe cambiare. Magari in meglio.

SPETTACOLO DI TEATRO
Anatomia di un sucidio – Lisa Ferlazzo Natoli e Alessandro Ferroni

È un imponente semicerchio quello formato ora sul palcoscenico dell’Arena del Sole dai creatori di questo spettacolo e dagli altri premiati. La parola talismano, che insieme ci consegnano, è ALLEANZA, “patto, risonanza desiderio comune, tutto ciò che ci lega assieme”.

Anatomia di un suicidio l’abbiamo fatta tutti noi, compresa quella cosa che si chiama regia” dichiara Lisa Ferlazzo Natoli. “Una straordinaria creatività collettiva, un capocomicato del ventunesimo secolo“, lo definisce Graziani.

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23:25

Si aggiunge ora a quelli tradizionalmente assegnati dagli Ubu un altro premio.. Rossella Menna, referendaria e madrina, per questa sera, dell’ottavo Premio Franco Quadri lo annuncia così:

“Il vincitore è Eugenio Barba, maestro ottantasettenne e pioniere“.

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23:32

Prolungato riassunto di nomi e titoli premiati, ad uso dei radioascoltatori. E una canzone patchwork per mettere insieme tutte le parole piovute durante la serata. La interpreta Sonia Salvatori.

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23:53

Maddalena Giovannelli, Lorenzo Donati e Valter Malosti commentano i risultati di questa 45esima edizione. L’ultimo capitolo è fatto di musica. Mirco Mariani e gli Extraliscio chiudono quando è quasi mezzanotte una lunga e premiata serata. Per i nottambuli il bello comincia adesso. Buona notte.

Nikola Tesla, elettricità, luci, ombre. E in più Elon Musk, che vorrebbe vestirne gli abiti

Figura enorme nella storia del Novecento, Nikola Tesla è stato uno scienziato, ma anche un personaggio opaco. Di cui si è detto molto, e forse non tutto. 

Ksenija Martinović e Federico Bellini gli hanno costruito attorno uno spettacolo. Va in scena domani, venerdì 15 e sabato 16 dicembre 2023 nella stagione di Teatro Contatto a Udine.

Tesla - Ksenija Martinović- Css Udine - La contrada Trieste - ph Alice Durigatto
Tesla – Ksenija Martinović – ph Alice Durigatto

Scienziato. Ma anche un po’ mago. Inventore bizzarro, futurista, solitario. Gli aggettivi non non mancano se si parla di Nikola Tesla. E non solo per i contributi che ha dato all’avanzamento di scienza e tecnologia.

Idealista, utopista. Eppure relegato sempre in un cono d’ombra. Compulsivo, misantropo, celibe a oltranza. Al tempo stesso visionario, intuitivo, seduttivo.

Soprattutto avanti. Tanto avanti che non si spiegherebbe altrimenti il fatto che l’automobile del futuro, quella che si guiderà da sola, oggi porti il suo nome. Tesla lo scienziato ieri. Tesla il marchio oggi. Frontiera avveniristica e capitalismo finanziario. Spoiler: da tempo Elon Musk ci sta mettendo sopra le zampe. 

Tesla, mito opaco

Nell’universo dei processi tecnologici, ma non solo, Nikola Tesla (1856-1943) è una stella enorme, per quanto opaca. Mancò di un soffio il Premio Nobel, ma un’unità di misura magnetica porta oggi il suo nome. Collaborò con Thomas Alva Edison, però contro di lui combatté la “guerra delle correnti“: alternata e vittoriosa la sua, continua ma indispensabile quella di Edison.

Registrò quasi 300 brevetti (qualcuno sussurra 700), sui quali si appoggiano oggi, un secolo dopo, la luce al neon, il radar, le applicazioni wireless, le microonde, la fisica del plasma.

Testa a Mittelfest 2023 - Ph Luca A. d'Agostino
Tesla in replica a Mittelfest 2023 – ph Luca A. d’Agostino

Nikola Tesla, personaggio di cui si è detto il dicibile. Forse anche di più. Scienziato di genio. O magico illusionista. Generoso filantropo. Anche baro sconfitto. Non è difficile pensare a lui come oggi si pensa ad Elon Musk, che da Tesla ritiene di aver ereditato lo sguardo visionario. E dice di avere i capitali – lui, oggi l’uomo più ricco del mondo – per rendere concreto, oggi, ciò che lo scienziato ieri non ebbe i mezzi per realizzare. Anche se pochi ci credono.

A Udine, da domani sera

A gettare più luce sulle due figure, grandi e controverse, è ora uno spettacolo teatrale. Il titolo è appunto Tesla. Lo firmano assieme Ksenija Martinović (che lo ha ideato e lo interpreta) e Federico Bellini (che si è concentrato della drammaturgia). Co-prodotto da CSS di Udine e da Teatro La Contrada di Trieste, Tesla è frutto di un lavoro di residenze artistiche, durato quasi un anno, a cui ha partecipato anche Artisti.Associati di Gorizia, e ha avuto un suo primo battesimo a Mittelfest 2023.

Lo si può rivedere da domani a Udine, nella stagione di Teatro Contatto.

Tesla - Ksenija Martinović- Css Udine - La contrada Trieste - ph Alice Durigatto
Tesla – Ksenija Martinović – ph Alice Durigatto

Dalla Serbia agli USA

Ce ne parla Martinović, attrice nata a Belgrado, perfettamente bilingue, che sulla propria speciale biografia aveva già avuto modo di costruire Diario di una casalinga serba e poi Mileva, docu-ritratto teatrale della prima moglie di Albert Einstein. Scienziata anche lei, si chiamava Mileva Marić.

Tocca ora a Tesla, altra decisiva figura che sembra incrociare la sua vita. Anche perché Serbia e Croazia si contendono ancora i natali di Tesla, nato in un villaggio croato, figlio di una famiglia serba, in anni in cui quelle terre erano parte dell’Impero austroungarico. Naturalizzato statunitense, Tesla divenne nel 1891 cittadino di quel continente delle promesse. Che lo avrebbe però fatto morire, solo e senza un soldo, a 86 anni, in una stanza d’albergo a New York, prima che venissero riconosciti a lui importanti brevetti, già attribuiti a Guglielmo Marconi.

Nikola Tesla
Nikola Tesla

Due ragazzine al Museo Tesla, a Belgrado

Avevo davvero la necessità di raccontare Tesla” spiega Martinović. “Ivana Abramovic, che vi ha collaborato come consulente scientifica, è specialista in fisica nucleare, docente al Mit di Boston, ma è stata anche la mia migliore amica d’infanzia. Sua madre, Marija (cognata della più nota performer, Marina Abramović) ha diretto per lungo tempo il Museo Nikola Tesla a Belgrado”.

Il Museo Tesla, oggi, a Belgrado

E continua: “Le storie che Ivana mi raccontava, le visite che facevamo al museo, l’impressione che suscitava in noi la stanza più in fondo, quella dedicata alla Wardenclyffe Tower, l’ultimo utopistico e fallimentare progetto di Tesla. Tutto ciò ha alimentato in me il bisogno di esplorare questa incredibile biografia. Tanto più che il busto di Tesla, oggi esposto a Long Island, è opera di uno scultore che era mio zio“.

Tesla - Ksenija Martinović - Css Udine - La contrada Trieste - ph Alice Durigatto
Tesla – Ksenija Martinović – ph Alice Durigatto

Lavorare sugli archivi

Se il dato biografico ha il suo ruolo, c’è anche uno spessore di documenti originali, in parte inediti, che Martinović e Bellini hanno messo assieme per dare un taglio non scontato al lavoro. Oltre ai tanti volumi consultati, molte informazioni provengono da ricerche effettuate nell’archivio del New York Times. Ma anche – per dirne una curiosa – dalla biblioteca della Comunità serbo-ortodossa di Trieste.

Di Nikola Tesla, in altre parole, non si è ancora detto tutto. E lo spettacolo contribuisce anche a scoprire un sacco di cose nuove su di lui. E su Elon Musk, di conseguenza.

[articolo pubblicato in origine sul quotidiano IL PICCOLO di Trieste, 29 luglio 2023]

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TESLA
creazione scenica di Ksenija Martinović e Federico Bellini
testo di Ksenija Martinović e Federico Bellini
performer Ksenija Martinović
sound design Antonio Della Marina
consulente scientifica Ivana Abramović
coreografia terzo quadro Matilde Ceron
video Sonia Veronelli
produzione CSS Teatro stabile di innovazione del FVG e La Contrada Teatro stabile di Trieste

Matteo Spiazzi e quelle sue fiabe sulle età maiuscole

È un regista che conosce il mondo, Matteo Spiazzi. Anche se è il mondo particolare che noi, con gli occhi dell’Occidente, abbiamo sempre chiamato Europa Centrale. Spiazzi ha lavorato in Austria, Slovenia, Bielorussia, Ucraina, Polonia, Estonia, Lituania. Anche Mosca, quando Mosca era tutto sommato diversa. In quel mondo teatrale lui è di casa.

Così l’ho raggiunto a Celje, Slovenia settentrionale, dove qualche giorno fa ha debuttato il suo nuovo spettacolo, Paradiž.

Paradiž, ansambel SLG Celje, regia Matteo Spiazzi - ph: Uroš Hočevar
Paradiž, ansambel SLG Celje, regia Matteo Spiazzi – ph: Uroš Hočevar

Direzione Est

Cresciuto a Verona, con una tappa di formazione a Udine alla Nico Pepe, Spiazzi ha ben presto scelto la direzione che lo portava a est. Dove ha cominciato a proporre ciò che meglio conosceva: lo stile e le tecniche della Commedia dell’Arte.

A poco a poco le cose sono cambiate: della commedia delle maschere ha conservato appunto quelle. E messa da parte la mezza maschera – il volto dell’Arlecchino di Soleri, o del Pulcinella, per intenderci – ne ha ideate di nuove, attuali, a volto pieno, affidandole anche a maestri mascherai. Ora, per esempio, lavora assieme a Alessandra Faienza, archeologa e scultrice, che proviene dalla nobile scuola dei Sartori.

Volti segnati, caratterizzati, caricaturali, a volte anche neutri. Che in un’unica espressione, fissano un tipo, un’attitudine, un universo personale. Starà poi agli interpreti che le indossano modellare un corpo attorno ai personaggi: i movimenti, gli stati d’animo, le emozioni. Senza pronunciare una sola parola. È la specialità di questi spettacoli. Che così superano anche l’ostacolo linguistico: dall’Italia alla Slovenia, dalla Bielorussia fino ai Paesi Baltici.

Alessandra Faienza - maschera realizzata in worbla
Alessandra Faienza – maschera realizzata in worbla

Siamo proprio all’opposto del realismo stanislavskiano. Ed è forse per questo, che in quell’Europa che ancora oggi ne onora il Metodo, i lavori di Spiazzi sono piaciuti.

Sono piaciuti pure – e nessuno se l’aspettava – anche ad Addis Abeba, capitale non esattamente centroeuropea. Dove con giovani attori locali e studenti ha creato, Album di famiglia, storia di una famiglia etiope non convenzionale, progetto che ha coinvolto l’Università e il Teatro Nazionale Etiope.

manifesto Album di famiglia - Addis Abeba - Etiopia

Fuga da Kiev

Ma l’aneddotica esige che si parli anche della sua avventura a Kiev, febbraio 2022. Nella capitale ucraina, Spiazzi e la coreografa Katia Tubini stavano preparando uno spettacolo ispirato a Ballando ballando di Ettore Scola, con gli attori della Національна оперета України, il Teatro Nazionale dell’Operetta.

Come in altre occasioni, pedagogo oltre che regista, Spiazzi era arrivato a Kiev già a dicembre 2021, per il lavoro di preparazione. Tutto secondo i piani, tranne il momento. 

Il 24 febbraio 2022, l’invasione delle forze armate russe ha cambiato la vita in Ucraina. Non solo quella dei teatri, ovviamente. A pochi giorni dal debutto, Spiazzi, Tubini, gli attori, si sono ritrovati ammassati in un rifugio, dal quale hanno cominciato a documentare via whatsapp, la situazione che precipitava.

È stato solo pochi giorni dopo che, avventurosamente, in pulmino, via Moldavia e Romania, sono riusciti a rientrare in Italia, grazie al lavoro delle ambasciate. Rammaricati per aver lasciato a Kiev, pena la legge marziale, i loro compagni di lavoro.

Family Album – Left Bank Theatre (Kyiv, Ukraine) – ph: Anastasiia Mantach

Alcuni delle ragazze e dei ragazzi coinvolti in questo spettacolo hanno tra i diciassette e i diciannove anni, ora siamo in contatto con loro, sono soli a casa o nelle cantine, e quelli più giovani con cui ho parlato stanno valutando di entrare nella Resistenza armata. Stanno iniziando infatti a organizzarsi gruppi di civili, ed è terribile che a diciannove anni si debba fare la guerra” scriveva in quei giorni di apprensione.

Spiazzi in Slovenia

Almeno oggi, non giungono forti gli echi di guerra a Celje – Slovenia settentrionale – che dista poco più di un centinaio di chilometri dal confine italiano. Il teatro locale – SLG Celje – ha programmato lo spettacolo Paradiž, commedia amara in questo mese di dicembre (perfino il 31, San Silvestro, poi tutti a festeggiare).

Vedetevi il trailer, poi provo a raccontarvelo.

Potrei raccontarlo così

Nella casa di riposo ci si sveglia presto. E la sala comune si riempie di ogni tipo d’anziano. Chi vorrebbe leggere il proprio libro in santa pace. Chi preferisce ascoltare musica popolare alla radio. C’è l’ex militare con le medaglie appuntate in petto, il pensionato abituato a cavarsela lavorando di cacciavite e martello, la signora di una certa classe, bastone, borsetta elegante in grembo, costretta sulla sedia a rotelle. Un’altra che vaga dal divano al tavolo con il deambulatore.

Paradiž, ansambel SLG Celje, regia Matteo Spiazzi - ph: Uroš Hočevar
ph: Uroš Hočevar

Il personale – tre svelte operatici socio-assistenziali – è severo, ma un po’ cialtrone. E la porta del bagno si presta a un continuo va e vieni. Personaggi carichi di sentimento, come l’uomo che non si separa mai dall’urna con le ceneri della moglie, oppure disinvoltamente ironici, clamorosamente comici. Il mercatino nero è gestito da una furbona che spaccia tutto ciò che che è proibito: sigarette, vodka, patatine … Non una sola parola, ma un sacco di musica. 

Una fiaba sulle età maiuscole

Perché quei corpi, e quei volti fissati in un’unica espressione, non raccontano una storia, ma tanti piccoli episodi, di ostilità e comprensione, di Parkinson e Alzheimer, acciacchi ridicoli e passate storie d’amore: una fiaba sulle età maiuscole.

Un micromondo vegliardo, fragile, che con i suoi tic e le sue ossessioni, i rancori e gli affetti, si presta a una comicità che non è pantomima, ma costruzione di maschere sociali, diverse per genere, censo, carattere, opportunità, stato di salute. Più spesso divertenti che tristi.

Paradiž, ansambel SLG Celje, regia Matteo Spiazzi - ph: Uroš Hočevar
ph: Uroš Hočevar

Molti e molto ripetuti i sorrisi tra il pubblico (che non è affatto formato da anziani) e anche qualche lacrima di commozione.

Tanto per ricordarci che il mondo, pure quello chiuso in una casa di riposo per anziani, non è né bello né brutto. A volte può essere sorprendente, mezzo inferno e mezzo Paradiž.

Paradiž, ansambel SLG Celje, regia Matteo Spiazzi - ph: Uroš Hočevar
ph: Uroš Hočevar

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PARADIŽ
regia Matteo Spiazzi
dramaturg Tatjana Doma 
scene Primož Mihevc 
costumi Dajana Ljubičić 
ideazione e realizzazione maschere Alessandra Faienza 
suono Mitja Švener
luci Gregor Počivalšek

cast: Žan Brelih Hatunić, David Čeh, Maša Grošelj, Lucija Harum, Aljoša Koltak, Rastko Krošl, Urban Kuntarič, Manca Ogorevc, Lučka Počkaj, Tanja Potočnik, Branko Završan

produzione SLG Celje (Slovenia)