Santo Stefano in casa Cupiello. L’altro Eduardo

Devo averlo scritto un centinaio di volte almeno. Le feste raccomandate, gli anniversari, le ricorrenze, i compleanni, mi scatenano l’orticaria, le bolle, e pure il prurito. Natale più di tutte.

Quindi ho deciso di scomparire dai radar, per questi tre giorni almeno. Divano.

Eduardo De Filippo

Leggere sì. Che cosa?

A questo punto, sdraiato, mi sono chiesto: che potrei leggere? Non ci crederete, ma un’idea perversa mi ha fatto tirare fuori dallo scaffale Eduardo della libreria nientemeno che Natale in casa Cupiello. Edizione princeps. Cioè quella dei Meridiani Mondadori, quella più note che testo, quella più filologica: “Tommasi’ te piace ‘o Presebbio?” (p. 812).

Niente da fare, però. Dopo una decina di pagine ho mollato: credo di conoscerla a memoria, nonostante sia nato e cresciuto a latitudini ben distanti da Napoli.

E poi: perché calarmi anch’io, proprio nel giorno di Natale, in quel familismo moralistico e basso-borghese, che è il tipico segno dell’Eduardo più noto e più rappresentato?

“Tommasino, ti piace il presepe?”. “A me non mi piace”.

Il caso ha voluto

Caso ha voluto che dallo stesso scaffale, poco distante dal Meridiano, occhieggiassero due altri volumi, di un bel verde trifoglio. Il primo Vorrei caro Eduardo (legare il tuo nome al Piccolo Teatro. Lettere 1941-1980). Il secondo Mio caro Eduardo (Eduardo De Filippo e Lucio Ridenti. Lettere 1935, 1964).

Come si capisce, sono selezioni della corrispondenza che il co-fondatore del Piccolo teatro di Milano, Paolo Grassi, e uno dei più autorevoli critici teatrali dell’epoca, oltre che attore e editore, appunto Lucio Ridenti, hanno scambiato con De Filippo.

Con competenza e certosina pazienza, li ha messi assieme Maria Procino, che dei materiali conservati presso la Fondazione Eduardo De Filippo è un po’ la vestale. Archivista, storica e studiosa di diari, dicono di lei le note di copertina. Ma Procino è molto di più.

Al festival delle Corrispondenze

Quando l’ho incontrata, lo scorsa estate a Monte del Lago, sul Trasimeno, per una bella serata al Festival delle Corrispondenze, nei suoi racconti si è aperto un vulcano di episodi, piccoli e grandi, recenti e lontani, che la legano alla famiglia De Filippo.

E fanno di lei la voce più autorevole, e la più scientifica dal punto di vista degli epistolari, se si vuole conoscere da vicino il versante biografico della dinastia eduardiana. Perché fin da giovanissima, lei là stava, dai De Filippo.

Però, non me la sono sentita, proprio a Natale, di mettere giù una recensione. Non tirava aria. Però: se venisse voglia anche a voi di andare un po’ oltre a “te piace ‘o Presebbio?” e a “ha da passà ‘a nuttata”, questi due libri sarebbero la lettura giusta. Per conoscere, oltre all’Eduardo drammaturgo, anche l’Eduardo imprenditore e impresario, l’Eduardo dietro le quinte. L’altro Eduardo insomma.

Quello che Lino Musella ha raccontato molto bene nello spettacolo Tavola tavola, chiodo chiodo… Al quale proprio Maria Procino ha dato il proprio contributo di esploratrice di lettere e archivi.

Lino Musella in Tavola tavola, chiodo chiodo...
Lino Musella in Tavola tavola, chiodo chiodo…

Grassi, Ridenti… e Eduardo

Sono dunque due bei volumi, pubblicati da Guida Editori per la Fondazione De Filippo. Insieme fanno più di 450 pagine e aggiungono sfumature inaspettate anche al carattere di Paolo Grassi, il meno studiato dei due (o tre) fondatori del Piccolo Teatro (vedi qui quello scrivevo 4 anni fa).

Ma accendono pure un riflettore importante sull’attività di Lucio Ridenti, fino a ora terreno di studio accademico e di tesi di laurea. Ridenti, che è stato invece figura importante per il sistema teatrale italiano, attore prima, giornalista poi, aveva diretto la rivista Il Dramma, decisiva per la circolazione di nuovi testi teatrali nell’Italia pre e post-bellica.

L’immersione epistolare è durata ben oltre la giornata natalizia, e si è conclusa oggi, nell’altro giorno di relax festivo, quello di Santo Stefano

Mentre leggevo, comunque, pensavo insistentemente a una delle più belle riedizioni di Casa Cupiello che mi sia capitato di recente di vedere.

Ne ho parlato su QuanteScene! all’inizio del 2023 quando, proprio nel giorno della Befana, mi sono ritrovato a Napoli, al Teatro Bellini, per vedere ri-animata con ombre, pupazzi, figure, proprio quella commedia, novant’anni dopo il debutto. 

Cum figuris in casa Cupiello

Natale in casa Cupiello, spettacolo per attore cum figuris – progetto nato da un’idea di Vincenzo Ambrosino e Luca Saccoia e diretto da Lello Serao – avrebbe meritato ben più di quel minimo Premio che si è portato via nella finale degli Ubu di qualche giorno fa: il riconoscimento è andato ai costumi, ideati da Federica Del Gaudio, per i pupazzi inventati da Tiziano Fario

Natale in casa Cupiello, spettacolo per attore cum figuris -
Natale in casa Cupiello, spettacolo per attore cum figuris

Ma poteva invece essere lo Spettacolo dell’anno. Poteva essere un Premio Speciale. Come referendario Ubu lo avevo candidato “perché rivela ancora una volta la forza del teatro delle figure e sottrae questo genere al pregiudizio che lo vuole riservato a pubblici minoritari”. Ma le cose non sono andate cosi. Il perché lo spiega e anche bene, Andrea Pocosgnich, nell’ultima parte del suo commento-bilancio agli Ubu 2023.

Allora, proprio a Santo Stefano, proprio nel giorno in cui, nella commedia, Luca Cupiello potrebbe lasciarci per sempre (ma forse anche per lui, come pare abba deciso Eduardo per l’edizione televisiva, potrebbe “passà ‘a nuttata”), condivido con voi una clip di quello spettacolo-presepe.

Se ne presentasse l’occasione, fareste proprio bene a vedere (a gennaio, per esempio, il giorno 11, si replica al Comunale di Corato, in Puglia).

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