Ambra. Quella Ambra? Sì proprio lei, che di strade ne ha percorse tante

Dovremmo costringerci a pensare che il tempo passa. E che gli anni Novanta sono passati da un bel po’. Eppure, per buona parte pubblico che affolla e affollerà, in una lunga tournée, i teatri italiani, Ambra – Ambra Angiolini intendo – è ancora un’icona anni ’90. Della televisione anni ’90. Di quello spirito ribelle e un po’ antipatico delle ragazzine spigliate anni ’90.

Invece Ambra, proprio quella Ambra, di strade ne ha fatte tante, diverse. E oggi, con uno spettacolo che sembra sfidare quegli spettatori che a teatro ci vanno per Ambra personaggio, Angiolini li costringe a dimenticare, o almeno a mettere tra parentesi, Non è la Rai, T’appartengo, il tempo delle fiction… E in successione, anche l’Ambra sanremese, l’Ambra dei concertoni del primo maggio, l’Ambra di X Factor.

Ambra Angiolini in Oliva Denaro - ph Laila Pozzo
Ambra Angiolini in Oliva Denaro – ph Laila Pozzo

Da qualche settimana, per un tour che non è musicale, ma è di teatro-teatro (un monologo, per essere precisi) Angiolini è Oliva

Dire di no, per cambiare

Oliva Denaro è la protagonista di un libro di Viola Ardone, romanzo che nei modi della narrazione contemporanea, racconta una vicenda degli anni Sessanta. Di quella Sicilia dove il nodo di mafia e morale arcaica, di cultura del maschio e sottomissione della donna, era norma di vita. A quel nodo, allo stupro di cui è vittima, alla proposta di matrimonio riparatore, all’opinione della gente, Oliva dice no. È anche grazie ad Oliva che la Sicilia, da allora, cambia.

Oliva forse non è bellissima, ma quei suoi occhi, neri come due olive nere, nel mezzo della fronte bianca e sincera, restano nella memoria di chi ha letto il libro. E resteranno impressi in chi riconoscerà in Angiolini e nella minuziosa tournée che fino ad aprile la porterà in quasi quaranta teatri italiani, l’ostinazione che da molto tempo fa stare l’attrice un passo più avanti, anche rispetto ai suoi fan più affezionati.

Prese di parola

La determinazione che la annovera, ad esempio, fra le attrici che denunciano le molestie ai danni delle donne nel sistema dello spettacolo (il loro manifesto, già del 2018, si chiamava Dissenso Comune), che le ha fatto scrivere sulla bulimia (un suo libro autobiografico si intitola Infame), che la impegna in spettacoli contro il bullismo e il prendere di petto il problema del diritto d’autore nell’uso che ne fanno le piattaforme digitali.

Ambra Angiolini a X Factor

Una tavolozza di posizioni pubbliche, di prese di parola, a volte anche contestate, in linea però la scelta di portare in scena anche questo libro di Viola Ardone, questo personaggio.

Una pietra sopra

Personaggio che adombra, nei modi della letteratura, la storia di Franca Viola, la ragazzina siciliana di 17 anni che nel 1966 disse no, e con tutte le proprie forze si oppose alla logica del matrimonio riparatore.

Per la legge (la legge com’era prima di allora) accettare quell’accomodamento avrebbe messo una pietra sopra al suo rapimento, al sequestro, allo stupro subìto, alla “vergogna”. Franca invece porterà i colpevoli davanti al giudice.

E segnerà un passo irrevocabile nelle trasformazioni della legislazione italiana in tema di diritti, con l’abolizione dell’ignobile art. 455, la successiva cancellazione del delitto d’onore e il finale riconoscimento della violenza carnale come delitto contro la persona, e non più oltraggio alla morale pubblica (la vicenda di Franca Viola è ripercorsa e analizzata qui). (1) 

Il rosario della subalternità

Un gesto di emancipazione, anche prima del Sessantotto, da quel modi di pensare e vivere che, nello spettacolo, fa dire alla madre di Oliva: “La femmina è una brocca, chi la rompe se la piglia”.

Anche per ricordare che il patriarcato, tanto sulle bocche oggi, non è proprio così diverso da quel matriarcato che in forma di mantra maligno torna nelle regole di vita che la madre di Olivia ripete come grani di un rosario. “Donna che sorride, ha già detto sì”. “Chìnati giunco, che passa la piena”. Il rosario della subalternità.

E anche se si avvia con toni da fiaba, in quell’eden giardino d’arance, che inquadra la Sicilia come terra dalle seduzioni forti, violente, poi sempre più penetrante si fa l’interpretazione, con cui Angiolini porta fino alle lacrime lo scorrere della vicenda.

Ambra Angiolini - Oliva Denaro - ph Laila Pozzo
ph Laila Pozzo

Accompagnata dall’interessante ipotesi della regia di Giorgio Gallione, che alleggerisce e costella con le canzoni della giovane Mina (e il valore di cronaca di quei testi) una storia che invece ha un ben più drammatico scioglimento.

Ambra o Oliva o Viola?

Così alla fine dello spettacolo – che ho visto a Trieste nelle iniziali repliche della tournée, al Teatro Bobbio, tra un pubblico al 75% di signore, e tutte emancipate – è stata immediata la standing ovation delle spettatrici, il voler stare accanto a lei, l’abbracciarla, Ambra, o Viola, o Oliva che fosse (2), il sentirsi partecipi. Le lacrime dell’una e delle altre.

Per tutto ciò che viene prima e dopo quel no, che ha impresso una svolta alla Storia. E che come tanti altri no, passati e futuri, di donne soprattutto, è da tenere a mente.

Ambra Angiolini - Oliva Denaro - ph Laila Pozzo
ph Laila Pozzo

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OLIVA DENARO
dal romanzo di Viola Ardone
con Ambra Angiolini
drammaturgia Giorgio Gallione e Ambra Angiolini
regia Giorgio Gallione
scene e costumi Guido Fiorato
produzione Agidi / Goldenart Production

(1) una nota, solo per ricordare che legale di parte civile nel processo contro gli abusatori di Franca Viola e promotore poi delle modifiche legislative era stato Ludovico Corrao. Allora avvocato, quindi senatore della Repubblica e sindaco di Gibellina, uno dei centri distrutti dal terremoto del Belice nel 1966, Corrao ne incentivò la ricostruzione ad alcune decine di chilometri di distanza (Gibellina Nuova) e ne fece un hub per artisti, architetti e urbanisti contemporanei, invitando lo scultore Alberto Burri a ricoprire le rovine del paese con un Cretto, annoverato oggi tra i più importanti esempi di land-art. A Corrao, si deve anche la Fondazione del Museo delle Trame Mediterranee e l’invenzione del Festival Le Orestiadi, capace valorizzare la località a livello internazionale. Un uomo che alle mafie ha saputo dire no.

(2) una seconda nota per evidenziare che Oliva Denaro è anagramma di Viola Ardone, l’autrice del romanzo.

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