Sul lago con Čechov e Liv Ferracchiati. Samovar o bottiglie di prosecco?


Al Piccolo Teatro di Milano fino al 25 febbraio è in scena Come tremano le cose riflesse nell’acqua, una revisione del Gabbiano di Anton Čechov, alla quale ha lavorato Liv Ferracchiati.

Ferracchiati - Come tremano le cose riflesse nell'acqua - ph Masiar Pasquali
ph. Masiar Pasquali

Insomma, c’è questo lago. Pare sia stregato. Un lago però è un lago è un lago, e solo l’attenzione spasmodica che gli rivolgono i personaggi (e con loro anche noi, spettatori) lo rende tale. Un’attenzione così totale che la sua immagine impegna, in video, luminosissima, l’intero fondale del Teatro Studio Melato

E fa sì che il trascorrere dei suoi colori – dal giorno pieno fino al tramonto rosso e torpido – si rifletta sulle facce del pubblico. E le trasformi.

È così stregato quel lago, che trasforma anche il titolo dello spettacolo. Invece che Il gabbiano (si tratta infatti di un remake della commedia di Čechov), si intitola Come tremano le cose riflesse nell’acqua. Capite bene che è un lago importante. È un personaggio.

Camilla Semino Favro, Marco Quaglia - ph Masiar Pasquali
Camilla Semino Favro, Marco Quaglia – ph Masiar Pasquali

Al posto del samovar, bottiglie di prosecco

Dopo aver messo mano a una precedente commedia di Čechov (ma tanto meno bella, il Platonov, oltre che all’Hedda Gabler di Ibsen), ancora una volta nel doppio ruolo di drammaturgo e di regista Liv Ferracchiati ha preparato questa revisione del più struggente fra i titoli cecoviani.

Ne ha conservato tutta l’architettura drammatica, la dinamica dei sentimenti, le aspirazioni e le rinunce alla vita. Ma le ha astratte da quella Russia degli ultimissimi anni dell’Ottocento, dov’era nato il testo. 

Ha tolto pure i samovar: che sono diventati bottiglie di prosecco. E gli ha dato invece un’ambientazione nuova, nuove parole, nuove espressioni, nuove gag. Anche perché a Cechov le battute, l’umorismo, le situazioni burlesche piacevano un sacco, e ne scriveva in continuazione.

Roberto Latini, Petra Valentini - ph. Masiar Pasquali
Roberto Latini, Petra Valentini – ph. Masiar Pasquali

In questo spettacolo, il personaggio del Maestro domanda al Dottore, in visita nella villa sul lago: “Dottore, lei che ha così fortemente in mano la sua vita e che ha così tanto viaggiato e vissuto, mi chiedevo, qual è la città che le piace di più?”. Micro-pausa. Il Dottore: “La Spezia. Scherzo. Genova”.

Sempre il Maestro, alla Vicina di cui è innamorato, ma non ricambiato, anzi. “Ti dà fastidio che io ti parli?”. “Ho mal di stomaco, scusa”. “Dovrei avere una bustina di Malox nella tasca della giacca…”. “Non importa”. “No, ma ce l’ho sicuramente, soffro spesso di mal di stomaco, ho il colon irritabile… succede a chi è sensibile”.

Che è una revisione esatta del non-amore che legherà la Mas’a dell’originale (Maria per Ferracchiati) a quel disperato nell’anima, povero in canna del Maestro. Accompagnato poi dalla musica del più cecoviano dei nostri cantautori anni ’60: Luigi TencoMi sono innamorato di te.

Come faceva Stanislavskij. Come si fa oggi

E ancora: mentre in Čechov, nella biblioteca della villa sul lago, si trovavano titoli di Maupassant, qui, oltre a Maupassant, si trova pure qualche libro di David Foster Wallace.

A suggerire quel titolo così particolare – come tremano le cose riflesse nell’acqua – è infatti una frase da un racconto (Caro vecchio neon) dello scrittore statunitense.

Giovanni Cannata, Petra Valentini - ph. Masiar Pasquali
Giovanni Cannata, Petra Valentini – ph. Masiar Pasquali

Il che potrà infastidire i cultori del samovar. Ma – se ci si pensa bene – di altro non si tratta che di una traduzione aumentata e accordata ai tempi che viviamo. In cui, tra innamorati, non ci si scrive più lunghe lettere, ma si chatta. E i giovani artisti, come il giovane Figlio (nell’originale si chiama Kostja) occupano il tempo smanettando. Anche sulle consolle dei videogiochi.

E quindi: dobbiamo decidere tra prendere in mano Čechov come faceva Stanislavskij nel 1898, oppure farlo come si fa oggi nel mondo (Le tre sorelle della brasiliana Christiane Jathay, per esempio) ma anche in Italia (le stesse tre sorelle, nella proposta di Muta Imago, o Il giardino dei ciliegi ristrutturato da Kepler-452, o ancora i recenti lavori di Leonardo Lidi).

Il frenetico rumore dei tasti del computer, non esclude comunque un frinire di cicale. In fin dei conti, siamo in riva a un lago.

Laura Marinoni, Giovanni Cannata - ph. Masiar Pasquali
Laura Marinoni, Giovanni Cannata – ph. Masiar Pasquali

Spericolato Ferracchiati

Nella sua spericolata impresa, Ferracchiati ha avuto al proprio fianco un angelo custode, uno che Čechov lo conosce meglio delle proprie tasche: il nostro più autorevole slavista, Fausto Malcovati. Che su Čechov e sulle regie cecoviane di Stanislavskij ha speso decenni di studi e ci ha consegnato indispensabili libri.

M. P. Roksanova [Nina] e K. S. Stanislavskij [il Romanziere] allestimento di Mosca 1898

Anche Malcovati avrà apprezzato – suppongo io – che Ferracchiati abbia voluto, come primi attori (così si diceva un tempo), Laura Marinoni e Roberto Latini e abbia cucito loro un po’ di battute addosso. Per lei la Madre (“una grande attrice forse in declino”). Per lui il Romanziere (“uno a cui piace pescare, ma deve scrivere”).

Laura Marinoni - ph. Masiar Pasquali
Laura Marinoni – ph. Masiar Pasquali

Entrambi superbamente nella parte. Lei, con i suoi cinque cambi d’abito, visto che le stagioni passano (ma al modo delle divine di un tempo, tipo Valentina Cortese). Lui, con il timbro vocale avvincente (il Figlio al Romanziere: “Lei ha una voce molto profonda”).

Da tenere sott’occhio

Sintonizzati su nuovi personaggi, sono anche Nina, energica e impaziente e poi desolata, di Petra Valentini (“una che vuole fare l’attrice o la rivoluzione”), il Dottore sornione e sazio della vita di Marco Quaglia, lo Zio (“che voleva essere, e non è stato”) di Nicola Pannelli, la Vicina di Camilla Semino Favro (“porto il lutto per la mia vita, sono infelice”, dice precisamente Čechov), che al posto di masticare tabacco si scola cicchetti di Porto, invecchiato in rovere. E spiaccica in terra le prugne.

Con un ulteriore apprezzamento al casting, che ci fa scoprire le smanie artistiche del Figlio, attraverso l’interpretazione del giovane e sensitivo Giovanni Cannata. “Mi piace molto perché riesce a essere sempre naturale e in connessione con quello che gli accade intorno” dice di lui Ferracchiati. E lo veste proprio come il suicida Foster Wallace, fascia in fronte compresa.

E scopriamo pure l’arrendevole Maestro di Cristian Zandonella. Diplomati tutti e due da poco, alla D’Amico e alla Paolo Grassi, saranno da tenere sott’occhio, ai prossimi appuntamenti.

Ferracchiati - Come tremano le cose riflesse nell'acqua - ph Masiar Pasquali
ph. Masiar Pasquali

Resta il lago stregato. Personaggio che non parla, ma è sempre presente. “Si dice che nei punti più profondi si possa vedere il fondo oltre mille metri più in basso; io stesso ho visto una tale profondità, con rocce e montagne immerse nel blu turchese, che mi ha fatto rabbrividire”, scriveva Čechov in una lettera. Il tremore si addice ai laghi. E ai gabbiani.

Ferracchiati - Come tremano le cose riflesse nell'acqua - ph Masiar Pasquali
ph. Masiar Pasquali

Čechov e l’ourangutan

“Peccato per le risate del pubblico”. È di ieri il commento di uno spettatore su Facebook. Ben vengano le risate invece. Čechov ne sarebbe entusiasta, perché a lui ridere piaceva, nonostante la malattia ai polmoni avanzasse. 

Diceva: “In teatro ho una tale sfortuna, ma una tale sfortuna, che se sposassi un’attrice nascerebbe un orangutan, o qualche mostro simile”.

Nel famoso allestimento di Stanislavskij al Teatro d’Arte di Mosca, 1898, Olga Knipper interpretava Arkadina, l’attrice “in declino”. Tre anni dopo Čechov sposa proprio Knipper. E non nacque nessun orangutan, conferma Malcovati.

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COME TREMANO LE COSE RIFLESSE NELL’ACQUA 
drammaturgia e regia Liv Ferracchiati 
liberamente ispirato a Il gabbiano
di Anton Čechov
scene Giuseppe Stellato
costumi Gianluca Sbicca
luci Emiliano Austeri
suoni spallarossa
video Alessandro Papa
consulenza letteraria Fausto Malcovati

con Giovanni Cannata, Roberto Latini, Laura Marinoni, Nicola Pannelli, Marco Quaglia, Camilla Semino Favro, Petra Valentini, Cristian Zandonella

dramaturg di scena Piera Mungiguerra
aiuto regia Anna Zanetti
assistente volontaria alla regia Eliana Rotella 
assistente ai costumi Rossana Gea Cavallo

produzione Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa

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