Le donne, che mascalzone… Parola di August Strindberg

Nuova co-produzione del Teatro di Genova e del Metastasio di Prato,  I creditori  (un lavoro scritto nel 1888 dal drammaturgo svedese) è stato riportato in scena dalla regista Veronica Cruciani.

Viola Graziosi in I Creditori di August Strindberg - ph Federico Pitto
Viola Graziosi in I Creditori – ph Federico Pitto

Le donne di August Strindberg sono un po’ tutte uguali. Tremende, dominanti, sprezzanti, vampire. In definitiva, mostri. O almeno, mostri sono molti personaggi femminili dei suoi drammi. Quanto alle donne vere, le sue tre mogli, non saprei dare un giudizio motivato. Lui, probabilmente, era assai peggio di loro.

Certi pensieri mi rimbalzavano in testa mentre assistevo a I creditori, uno dei drammi “naturalisti” di Strindberg, un testo che la regista Veronica Cruciani ha allestito per il Teatro di Genova e il Metastasio di Prato. Con un bel cast, davvero appropriato: Viola Graziosi, Rosario Lisma, Graziano Piazza.

Lo dico subito, così fin da principio capite che la faccenda ha tre vertici (e quindi tre lati). Del resto, ai triangoli di famiglia il teatro sfuggiva difficilmente a quell’epoca.

Mogli e mariti. Un inferno

L’epoca sarebbe il 1889, anno in cui Creditori viene pubblicato e debutta a Stoccolma. Il suo autore, svedese, è appena reduce dall’aver scritto un dramma altrettanto crudo, Il Padre. Mentre Henrik Ibsen, norvegese, manda in scena in quell’anno La donna del mare. Tutte storie di mogli (e mariti) parecchio complicate.

Tanto più difficile per lui, Strindberg, allontanarsi dal tema famigliare e da quel combattimento all’ultimo respiro che, per sua esperienza, e per sua opinione, è il matrimonio. Di esperienza ne aveva fatta abbastanza, essendo sposato da nove anni con un’attrice. Un inferno. Sosteneva lui.

Inferno di August Strindberg

Crediti e debiti

Un matrimonio, anzi due, sono al centro anche di Creditori. C’è una donna, Tekla che si è sposata prima con Gustav, e poi con Adolf. (Ebbene sì, nella lungimirante e luterana Svezia il divorzio era contemplato fin dal 1734; in Italia abbiamo aspettato il 1970). 

Facendo attenzione al titolo, non è poi difficile intuire il bilancio contabile che – sempre ad avviso dell’autore – caratterizza l’unione tra un uomo e una donna. Un dare e un avere.

Non necessariamente uno scambio di beni materiali, o di denaro. Non solo, almeno. Potremmo invece parlare di un trasferimento di potenza e di energie, che ciascuna/o rinfaccia all’altra/o. Una specie di vampirismo.

Viola Graziosi e Rosario Lisma in I creditori - ph Federico Pitto
Viola Graziosi e Rosario Lisma in I creditori – ph Federico Pitto

Fatto sta che Tekla riesce a tener testa a tutti e due. Distruggendone uno, Adolf, il secondo marito, che è un artista mancato, e quindi, per definizione un tipo vulnerabile. E mandando a quel paese per ben due volte il primo, Gustav, che fa finta di essere un cinico disinvolto, ma si dimostra poi rancoroso, vendicativo. Fragile anche lui, pertanto.

Scene da un matrimonio

Non è tanto importante, però, scoprire come va a finire. Strindberg anzi (come aveva già fatto Ibsen in Casa di bambola, o in Spettri, o in La donna del mare) lascia uno spiraglio un po’ aperto nel finale. E questo contribuisce alla suspence.

Importante – e qui la regia coglie, secondo me, la chiave di Creditori – è quell’analisi delle mosse tattiche che la donna, e i suoi due uomini, adottano per portare avanti la propria strategia di discredito dell’altro/a.

Per esempio: “sei così vecchia che non potresti nemmeno fare la troia” dice villanamente Adolf a Tekla. Che per tutta risposta non gli farà mistero di aver flirtato “con quattro giovanotti sul traghetto” (la nuova traduzione dallo svedese, svelta e disinvolta, è di Maria Valeria Davino e Katia De Marco).

La guerra dei sessi

Dunque, ignorando per quanto possibile l’aspetto temporale (sono passati 130 anni da allora, figuriamoci) ed accogliendo invece con precisione le indicazioni spaziali (“un salotto di una località balneare”, al quale aggiunge una pennellata di De Chirico), Cruciani studia la guerra dei tre. Senza risparmiarci un colpo. Ricordandoci a piè sospinto che è sempre questione di sesso (o secondo Strindberg, di disparità dei sessi). Mettendo a fuoco i repentini cambi tattici. 

Sprezzante e poi gatta morta lei, Viola Graziosi, consapevole, elegante, sempre padrona sempre di sé. Signorile flaneur prima, manipolatore e farabutto poi, lui, il Gustav di Graziano Piazza. Prostrato e sottomesso il povero Adolf. Cui Rosario Lisma, concede il nervosismo succube dei perdenti sempre, la debolezza febbricitante di chi sta male dentro. Bravo. A tratti, persino naturalistico. 

Graziano Piazza e Rosario Lisma in I creditori - ph Federico Pitto
Graziano Piazza e Rosario Lisma in I creditori – ph Federico Pitto

È ovvio, ma non naturale né naturalistico, che alla fine vince lei. O meglio: vince la misoginia di quel genio squilibrato che fu Strindberg, mandato ai pazzi dalle sue tre mogli. Le donne, che mascalzone… Così, almeno, la raccontava lui. Facciamo finta di credergli.

Costruttori di immaginario

Una precisazione, infine. Non mi stanco mai di dire che una cosa è il profilo artistico (il drammaturgo Strindberg, in questo caso). Gli artisti sono costruttori di immaginario). Altra cosa è il profilo biografico (l’uomo Strindberg). Sovrapporre le due personalità è a volte una forzatura, a volte un errore. Ma la storia biografica aiuta senz’altro capire e a interpretare una storia artistica.

Strindberg con i tre figli avuti dalla prima moglie, Siri von Essen

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I CREDITORI
di August Strindberg
traduzione Maria Valeria Davino e Katia De Marco
adattamento e regia Veronica Cruciani
con Viola Graziosi, Rosario Lisma, Graziano Piazza
scene Anna Varaldo
costumi Erika Carretta
luci Gianni Staropoli
drammaturgia sonora John Cascone
movement coach Marta Ciappina
produzione Teatro Nazionale di Genova, Teatro Metastasio di Prato

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