Le parole politiche di Harold Pinter. Lino Musella ci punta sopra i fari

Diceva la motivazione del Premio Nobel per la Letteratura 2005: “Harold Pinter svela il baratro sotto le chiacchiere di ogni giorno, e ci costringe a entrare nelle chiuse stanze dell’oppressione

Pinter Party - Paolo Mazzarelli e Lino Musella - ph Ivan Nocera
Pinter Party – Paolo Mazzarelli e Lino Musella – ph Ivan Nocera

Prese di posizione

C’era una volta il teatro politico. Oggi non c’è. Oggi non c’è nemmeno la politica. Nonostante i media diano questo nome al teatrino di opinioni da divulgare ogni santo giorno, spacciandole per prese di posizione politica. Il teatrino c’è, la politica no.

C’era, invece, nel secolo scorso. E non occorre essere esperti di storia, per capirlo. Un maestro in fatto di prese di posizione è stato Harold Pinter (1930-2008), autore teatrale, premio Nobel.

È possibile riscoprire oggi la chiarezza, la determinazione, la forza delle sue parole politiche, grazie alla scelta di Lino Musella, attore, uno dei più bravi tra quelli che hanno dato spessore al teatro, al cinema e alla televisione di questi ultimi anni (È stata la mano di Dio, di Paolo Sorrentino per dire un titolo solo, recente).

Una trilogia per Lino Musella

Per Pinter Party, la nuova produzione del Teatro di Napoli, Musella si è impegnato anche nella regia di tre testi.

Tra una cinquantina di titoli pinteriani ha scelto tre brevi opere, scritte tra 1984 e 1991, le più forti, a mio parere, in fatto di chiarezza: Il bicchiere della staffa, Il linguaggio della montagna e Party Time.

Idealmente formano una trilogia. Tutte e tre parlano di esercizio del potere, autoritarismo e dissidenza, sopraffazione e resistenza. Anzi, le mettono in scena. In maniera cruda, violenta: la naturalezza della brutalità.

Pinter Party - Paolo Mazzarelli e Lino Musella - ph Ivan Nocera
Pinter Party – ph Ivan Nocera

Uno. Un prigioniero politico è sottoposto a interrogatorio. Nella stanza accanto sua moglie viene stuprata e suo figlio, sette anni, viene soppresso.

Due. A una minoranza viene proibito di usare la propria lingua. Chi la parla, anche perché non ne conosce altre, sarà sbranato dai cani.

Tre: Nelle strade della capitale, una dimostrazione di dissidenti è stata violentemente repressa, ci è scappato il morto. I dirigenti delle forze di polizia assieme a un esponente del governo festeggiano la buona riuscita dell’operazione con un brindisi, durante il party.

Tortura e repressione

Senza alcuna retorica, senza comizi, anzi, con poche asciutte parole, Pinter ci mette davanti gli occhi queste tre situazioni. Non importa che a suggerirgliele, a suo tempo, sia stato l’aver visto documentate, o con i propri occhi, le torture inflitte dai dittatori sudamericani, la condizione dei curdi sotto il regime turco, la repressione delle forze dell’ordine nelle strade britanniche.

Dimostrazioni violente di potere che accadevano negli anni ’80, esattamente come sono accadute dieci anni più tardi, e accadono oggi. In tutto il mondo. Basterebbe ricordare, da noi, le cronache del G8 e della scuola Diaz a Genova, le botte agli studenti qualche mese fa a Pisa.

La capacità sovrana di Pinter è di restituirle alla nostra attenzione – distratta dalle disgrazie dei Ferragnez o dalle vittorie di Sinner – con un’asciuttezza di linguaggio e una spietatezza che mette in brividi. E costringe alle lacrime le persone più sensibili. Altro che televisione del dolore.

Harold Pinter
Harold Pinter

Musella, Pinter ce l’ha nel cuore. Aveva portato quelle parole all’esame di ammissione alla Scuola di teatro a Milano. Le aveva interpretate quando, a un anno dalla morte del drammaturgo inglese, a Udine, il CSS aveva realizzato un esteso progetto, Living Things, che comprendeva l’allestimento di dieci titoli pinteriani. Quelle parole, Musella le riscrive ora da regista (e anche interprete) in questa produzione del Mercadante di Napoli, allestita al San Ferdinando, il teatro dei De Filippo. 

Brevi e brutali

Da parecchio tempo i tre testi non venivano allestiti su palcoscenici importanti, anche per la loro brevità: non più di 20 minuti ciascuno. Musella li ha riportati sotto la luce dei fari.

Conservano intatta la forza e il gesto artistico (anche prima che politico) che denuncia governi i quali si professano democratici, ma scivolano con allarmante velocità verso l’autocrazia, il controllo della popolazione, lo stato di polizia. Per non andare troppo lontani, Ungheria, Bielorussia, Russia, già ci insegnano come si fa. E non mi pare che, da questo punto di vista l’Italia stia troppo bene. 

Nell’allestire i tre testi, Musella ha scelto di alternarli ad alcuni passi del discorso che Pinter aveva scritto nel 2005, per il Nobel. Queste altre parole, la loro perentorietà, a me non sono sembrate strettamente necessarie. Ma forse aiutano a dissipare qualche dubbio, in chi non conosca ancora la capacità di argomentazione politica dello scrittore inglese.

E sono interpretate anche dallo stesso Musella, assieme a un numerosa compagnia nella quale spiccano la calma tagliente dei torturatori (Paolo Mazzarelli), la brutalità travestita da indulgenza (Totò Onnis), la leggerezza colpevole dei benestanti e delle ladies che la sanno lunga (Betti Pedrazzi). 

Pinter Party - ph Ivan Nocera - Teatro di Napoli
Pinter Party – ph Ivan Nocera

Corale finale

I loro dialoghi si trasfigurano poi nel corale finale: tutti assieme pronunciano il monologo che chiude Party Time (1991). Di bocca in bocca passano le parole di Jimmy, il caduto, la vittima dell’intervento della polizia.

Personaggio nel quale, nel 2001, non era stato difficile riconoscere il destino di Carlo Giuliani. Personaggio che oggi attende un nuovo nome e un nuovo cognome, alla svolta del prossimo intervento di sicurezza delle forze dell’ordine. In Italia, o altrove.

Il nuovo ordine del mondo, del resto, è un altro titolo di Pinter.

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PINTER PARTY 
Il bicchiere della staffa, Il linguaggio della montagna, Party Time
di Harold Pinter
regia Lino Musella
con Lino Musella, Paolo Mazzarelli, Betti Pedrazzi, Totò Onnis, Eva Cambiale, Gennaro Di Biase, Dario Iubatti, Ivana Maione, Dalal Suleiman
in video Matteo Bugno
scene Paola Castrignanò
costumi Aurora Damanti
musiche Luca Canciello
produzione Teatro di Napoli – Teatro Nazionale

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