L’opera di Papaioannou nell’epoca della sua riproducibilità tecnica

La programmazione congiunta di EUR Culture per Roma e Teatro dell’Opera di Roma ha portato dentro La Nuvola di Massimiliano Fuksas all’EUR, una video-installazione di Dimitris Papaioannou intitolata Inside.

L’ho vista e ne ho parlato con lui. Il riferimento al celebre titolo di Walter Benjamin è del tutto voluto.

Inside - Papaioannou - ph Marilena Stafylidis
Inside – ph Marilena Stafylidis

Camera con vista

Il monolocale con affaccio su Atene, è essenziale, chiaro, luminoso. Ne scrutiamo i dettagli. A sinistra, la porta dell’ingresso. È qui, sulla soglia, che un uomo apparirà, per poi chiuderla, riporre le chiavi, spogliarsi degli abiti, mettersi sotto la doccia, consumare un pasto frugale, bere, affacciarsi per qualche secondo al balcone, infilarsi nel letto, svanire dentro le lenzuola a destra.

La sequenza si ripeterà per dieci, cento, mille volte. Così come si moltiplicheranno i corpi in azione. Prima uno, poi due, tre, quattro… trenta in tutto, uomini e donne.

Inside, l’autore

Il titolo è Inside, ovvero dentro. Chi lo ha creato è Dimitris Papaioannou, greco, ateniese, 60 anni a giugno. Di lui ho parlato più volte su Quante Scene!, a proposito dei suoi Sisiphus, Ink, Transverse Orientation.

È uno degli artisti performativi più affascinanti e più innovativi di questo e del passato decennio. Si potrebbe dire che è un regista coreografo, almeno così generalmente lo si etichetta, ma per comodità. In realtà è un artista plastico. Intendo che sa modellare nei modi più spettacolari, oltre che i corpi dei suoi performer, anche gli oggetti, le cose, i materiali, la luce, gli ambienti. Tutto.

Andate a vedervi i video dei suoi titoli più famosi, da Primal Matter a The Great Tamer. Oppure provate a restare incantati dalle mirabilie registiche che Papaioannou è riuscito a inventare per la cerimonia d’apertura dei Giochi olimpici di Atene 2004, o per quelli Pan-europei di Baku 2015. Spettacoli da stadio, collettivi, epici, monumentali.

Inside, dal vivo

Inside (in greco Mesa) era un performance, creata da Papaioannou nel 2011 per il Teatro Pallas di Atene. e durava sei ore. Era una riflessione artistica su uno degli aspetti più elementari della vita umana: il ritorno a casa, nel proprio nido. 

Inside era anche un esperimento che puntava a creare un algoritmo performativo che scalzasse la sequenza classica del narrare (inizio, climax, fine) per funzionare invece a loop: ripetizioni continue di un movimento-frase attraverso mille impercettibili variazioni e sovrapposizioni, creazione di una ipnotica poesia dei gesti più consueti, capace di alterare la quotidiana percezione del tempo. 

Infine, Inside era una proposta, rivolta agli spettatori delle venti repliche al Pallas: datevi un vostro tempo, costruite la vostra personale visione.Nel corso delle sei ore: si poteva entrare e uscire a piacere dalla sala, restare attenti, con gli occhi puntati sulla scena, o invece assopirsi, magari addormentarsi.

Sgranocchiare qualcosa, dare un’occhiata al display del telefono, uscire dalla sala per un salto al bagno, una fumatina, una boccata d’aria. E poi rientrare. Oppure andarsene. 360 minuti da gestire individualmente. Un’esperienza diversa dagli spettacoli che in tutto il mondo siamo abituati a guardare.

Inside - Papaioannou - ph Marilena Stafylidis
Inside – ph Marilena Stafylidis

Inside, il video

Sarebbe possibile, si era domandato poi Papaioannou, ricreare attraverso una ripresa digitale questo stesso statuto di percezioni, alterazioni temporali, assenza narrativa. Non più dal vivo, quindi, ma in una una video-istallazione che, anche grazie a procedimenti di editing digitale, dissolvenze incrociate, studio sulla temperatura del colore, riportasse agli spettatori un’emozione, magari diversa, ma altrettanto viva, riguardante uno fra i più essenziali bisogni umani: the homecoming, il ritorno a casa, nel proprio nido.

E intervenisse inoltre a movimentare nell’animo di chi guarda placide riflessioni sulla solitudine (o meglio, sulla scelta di stare soli), sul vivere in una metropoli, sul rapporto tra il dentro dell’osservatore e il fuori di chi, sulla scena, viene guardato.

Inside - Papaioannou - ph Renè Habermacher
Inside – ph Renè Habermacher

Inside, sotto la nuvola

Da parecchie stagioni Inside (la versione video) si replica in tutto il mondo. Pochi giorni fa, per tre pomeriggi, le sei ore della video-installazione sono state al centro della programmazione del palazzo Eur Culture, a Roma, l’edificio ideato da Massimiliano Fuksas e noto come La Nuvola.

Non però ai piani alti, sotto cirri, cumuli e nembi, ma in una sala più sotterranea, spazio accogliente e buio, dove comode sedute permettevano agli spettatori – tanto ai più frettolosi, quanto a quelli decisi a viversi tutte le sei ore – di accomodarsi davanti al grande monitor: tredici metri per sei, seicento chili. E in quell’oscurità amniotica, farsi catturare dalla micro-narratività della lunga durata di Inside.

Che cosa pensano quegli individui, maschi e femmine, nel rincasare? Qual è la forza dell’abitudine che li spinge verso quella immutabile routine? Che cosa vedono oltre la porta a vetri affacciati al balcone che si affaccia sui panorami di una Atene illuminata dal sole del mattino, o costellata da infiniti punti luminosi la sera? Hanno un compagno, una compagna? Come vivono il loro essere soli? Entrare da una porta, affondare alla fine in un letto, è qualcosa a che fare, per loro, con il nascere, con il morire?

E noi, invece, di qua dal monitor – noi spettatori vivi – come abbiamo vissuto questo esporre l’intimità del loro quotidiano? Come voyeur che spiano? Come cavie di un esperimento sul tempo lungo? Oppure come astanti curiosi davanti a un’esperienza un po’ speciale?

Inside - Papaioannou - ph Renè Habermacher
Inside – ph Renè Habermacher

Inside, il backstage 

In una sala attigua, più piccola, veniva intanto proiettata, in contemporanea, per altrettante ore, la ripresa video del backstage di quell’Inside 2011. Le cui immagini mostravano tutta la ricerca tecnico-artistica necessaria per ottenere quel risultato dal vivo.

Una techné impeccabile, inesorabile di scenotecnica, regia, coordinamento dei performer. Risultato altrettanto avvincente dell’opera vera e propria. Asciugamani, lenzuola, zaini, indumenti, ma anche camerini, paratie, scale di servizio, si avvicendavano per far funzionare perfettamente la sequenza dei movimenti umani visibili a chi stava in sala.

Inside - Papaioannou - ph Renè Habermacher
Inside – ph Renè Habermacher

Papaioannou, chiediamogli qualcosa

Alla fine, lo stesso Papaionannou, presente a Roma, non si è sottratto alle curiosità del pubblico. Ho colto anch’io, tra gli altri, l’occasione per rivolgergli qualche domanda.

Sono uno spettatore attento dei suoi lavori, mr Papaioannou. E mi domandavo, dopo essermi immerso a lungo nella video-installazione, quale sia la sua posizione riguardo alle riprese video di opere nate live. Fino a poco tempo fa si pensava che il video restituisse in forma ridotta, depauperata, l’esperienza vissuta dal vivo dagli spettatori. La qualità con cui Inside restituisce adesso l’originale 2011, la proiezione del backstage, l’esperienza ipnotico-percettiva su quel grande schermo, mi pare riescano ad aggiungere invece qualcosa. Forse anche un plus di valore artistico.

“Lo spettacolo dal vivo comporta sempre una ricchezza umana e un rituale che fanno scattare emozioni. Una sequenza acrobatica, per esempio, viene vissuta dal pubblico in tutta la sua pericolosità. Che è qualcosa di completamente diverso dal vederla riprodotta. Detto questo, ci sono molti diversi modi per avvicinarsi alla documentazione di un evento. Ed è un vero peccato che non si ricerchi costantemente la possibilità di trasmettere quella primaria intensità emotiva alle generazioni future e ad altri pubblici del pianeta. Non saranno le stesse emozioni, ma la diversità del medium ne farà scaturire altre, altrettanto forti, grazie ai propri specifici strumenti linguistici”.

“Mi sono impegnato molto nell’editing digitale, nel cross fading, nella selezione delle temperature di colore. Inside era una sfida davvero speciale e ne vado davvero fiero. Ci abbiamo messo dentro un’enorme perizia tecnica, per restituirlo in forma di documentazione. Del resto la parola tecnica viene da technè, che in greco è l’arte”.

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INSIDE_DimitrisPapaioannou – Rene-Habermacher

Lei Papaioannou, ripone quindi fiducia nel digitale.

“Al contrario: nutro forti sospetti nei confronti di proposte che tentano, attraverso con il digitale immersivo, di “restituire” l’arte. Ad esempio, mi sono imbattuto nel tentativo digitale di entrare nell’universo di Jeronimus Bosch, nel suo Giardino delle delizie. Lo trovo assolutamente senza senso. Il dipinto è là, a Madrid, e funziona alla perfezione. Quando invece si tratta di restituire una performance di 20 anni fa, il discorso cambia. È necessaria una documentazione di altissima qualità, che, sperabilmente, possa emozionare, non solo informare. L’arte non ha a che fare con l’informazione”.

Come sapeva ben fare uno dei suoi maestri, Bob Wilson, il digitale le permette anche di lavorare sul tempo, sulla sua percezione, i rallentamenti, il senso di attesa e di quiete, la slow motion.

“Anche se appare lento, Inside non lo è affatto. I movimenti dei performer rispettano la velocità naturale dei movimenti umani. La sensazione di lentezza è data dalle traiettorie energetiche – più dense, meno dense – che si sovrappongono. Un rallentamento, invece, è richiesto al pubblico, invitato in quelle sei ore ad accomodarsi in un ritmo molto più rilassato, a decelerare persino il battuto del cuore. L’ho imparato da Wilson, quando avevo ancora 23 anni, e mi interessavo anche alla danza butho”.

Ciò vuol dire condividere con il pubblico la propria ricerca di una calma interiore?

“Io lo considero un gesto di generosità, e incoraggio qualsiasi cosa sia orientata al rallentamento, tanto più nella frenesia di questi anni. A me piace passeggiare nella natura, osservare albe e tramonti, ritrovare il ritmo naturale dei cambiamenti”.

Archetipi e corpi quotidiani

Dal pubblico giungono poi altre domande, la più interessante riguarda l’uso esclusivo di corpi atletici, bianchi, performanti, qualcosa di molto diverso dai corpi quotidiani, portatori tutti della propria diversità genetica, etnica, aspettuale. A cui Papaioannou replica.

“Lei dunque mi chiede perché i miei spettacoli non siano inclusivi: le rispondo sinteticamente. Io sono greco e lei certamente avrà visitato musei che espongono l’arte classica greca. La mia è una scelta consapevole. Non si tratta di corpi quotidiani. I miei sono kouroi e korai, archetipi maschili e femminili, e rappresentano i corpi della razza umana nella sua piena funzionalità, al suo stadio migliore. Come le statue classiche, appunto. In quanto greco ne sono ossessionato. Ma non abbia paura: amo corpi di tutti i tipi. Semplicemente non strizzo l’occhio a Calvin Klein”.

Inside - Papaioannou - ph Renè Habermacher
Inside – ph Renè Habermacher

“”La cosa più divertente che una spettatrice mi ha detto a proposito di Inside, è che quei performer sembrano le statue del Museo Archeologico quando, la sera, finito il loro lavoro, se ne tornano a casa. Perché anche l’Ermes di Prassitele ha bisogno, allontanatosi anche l’ultimo visitatore, di farsi una bella doccia”.

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INSIDE 
conceived and directed by Dimitris Papaioannou

inside the room: Thanassis Akokkalidis, Pavlina Andriopoulou, Natassa Aretha, Panos Athanasopoulos, Savvas Baltzis, Ilia De Tchaves-Poga, Nikos Dragonas, Altin Huta, Yorgos Kafetzopoulos, Konstantinos Karvouniaris, Amalia Kosma, Eleftheria Lagoudaki, Euripides Laskaridis, Tadeu Liesenfeld, Konstantinos Maravelias, Yorghos Matskaris, Yiannis Nikolaidis, Christos Papadopoulos, Yiannis Papakammenos, Simos Patieridis, Ilias Rafailidis, Kalliopi Simou, Diogenis Skaltsas, Drossos Skotis, Manolis Theodorakis, Michalis Theophanous, Simon Tsakiris, Sophia Tsiaousi, Vangelis Zarkadas

set & video installation design Dimitris Theodoropoulos & Sofia Dona music K.BHTA
sound design for stage & video installations Konstantinos Michopoulos
lighting design Alekos Yiannaros
costume design Thanos Papastergiou
production: Elliniki Theamaton 

Première: 13 April 2011, at Pallas Theatre (Athens – Greece), Six hours, 20 performances

Video-installazione a Roma, a La Nuvola di Fuksas, 14-16 aprile 2024, un progetto di Eur Culture in collaborazione con Teatro dell’Opera di Roma

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