Mittelfest 2024. Dentro il magico mondo del disordine

Ha tutta l’aria di una trilogia. E di fatto, lo è.  Disordini (titolo dell’edizione di Mittelfest 2024) si aggiunge ai titoli che nei due anni precedenti avevano già dato forma al festival di Cividale del Friuli: Imprevisti (nel 2022) e Inevitabile (nel 2023). 

Tre modi per raccontare in tre parole la complessità del presente. Un presente che, parafrasando un celebre scrittore mitteleuropeo, Italo Svevo, non dev’essere per forza di cose bello, né necessariamente brutto. Perché è la complessità che lo definisce.

Mittelfest 2024 Disordini

Complessità

Disordine quindi. E disordini soprattutto: da affrontare sì sull’ostico versante negativo, con tutto ciò che lo scompiglio e la mancanza d’ordine comportano. Ma anche sul versante positivo, per le tante possibilità generative che il caos frutta e alimenta. 

Così, se nel 2023 a evocare l’inevitabile corso degli eventi, era una fila di tessere del gioco del domino, pronte a rovesciarsi una sull’altra, a disegnare ora i disordini è il mazzo degli shanghai. I famosi bastoncini giapponesi (?) che, lasciati cadere alla rinfusa, mettono alla prova la pazienza, la precisione, la soddisfazione e il piacere ludico dei giocatori. Nel caso del festival di Cividale, degli spettatori.

Shanghai
Shanghai è il tema visivo di Mittelfest 2024 – Disordini


Shanghai mitteleuropei

Un mazzo di shanghai lo ha lasciato cadere sul tavolo, apposta, Giacomo Pedini, direttore e responsabile delle scelte artistiche anche di questa edizione, presentata proprio oggi nella sede della Regione Friuli Venezia Giulia, che del festival è il principale sostenitore e finanziatore.

Mittelfest 2024 è in programma nella città friulana, pochi chilometri dal confine, dal 19 al 28 luglio, anticipato nei tre giorni precedenti (cioè dal 16 luglio) da Mittelyoung, contest di teatro, musica, danza e circo riservato ad artisti internazionali under 30 (erano 250 le candidature pervenute quest’anno, saranno 9 gli spettacoli finalisti in concorso).

Gli shanghai mitteleuropei nel banner 2024

Sul sito, oggi aggiornato, si può consultare il programma completo della manifestazione, che nello spirito della trilogia, e con alcune soluzioni innovative, ripropone la formula adottata nei due anni precedenti. Quella di un festival multidisciplinare in cui i linguaggi del teatro, della danza, della musica e del circo diventano difficilmente separabili.

Perché le nuove generazioni tendono a amalgamare, in un mix felicemente disordinato (càpita, a volte), l’intera varietà degli input che il panorama contemporaneo offre.

Mittelfest 2024 - Mittelyoung - call

Succederà a Mittelfest 2024

Tra gli oltre 40 eventi che Mittelfest 2024 mette in fila in dieci giorni (due weekend compresi), mi va di segnalarne alcuni, di teatro in particolare, che brillano di luce propria e a Cividale avranno il battesimo del debutto.

Per esempio, il lavoro di spazi e di figure che Teatrino Giullare sta elaborando attorno a un racconto, La tana di Franz Kafka, di cui ricorre quest’anno il 100esimo dalla morte.

Oppure Le tue parole, spettacolo-dedica che Giuseppe Battiston e Piero Sidoti, hanno ideato per ricordare assieme il lavoro poetico di Pierluigi Cappello.

O ancora Zlotogrod, città immaginaria e metamorfosi itinerante di un romanzo breve di Joseph Roth (Il peso falso) che Mittelfest affida al drammaturgo Jacopo Giacomoni e ai team attorali di L’Amalgama e del Circo all’Incirca.

Dello scrittore austriaco, Mittelfest ha già raccolto l’eredità, portando al debutto teatrale solo qualche settimana fa, La cripta dei Cappuccini (vedi il post di Quante Scene!) che verrà riproposto durante il festival, in una rielaborazione radiofonica.

Un altro orizzonte

Allargando lo sguardo all’orizzonte internazionale, si segnalano intanto il nuovo titolo del regista Jeton Neziraj (che dal Kosovo porterà a Cividale la propria vis da combattimento in Negotiating Peace, riflessioni sul concetto di pace). O quello del coreografo franco-ungherese Josef Nadj (in un danza-concerto intitolato Full Moon).

Negotiating Peace - regia Jeton Neziraj - Mittelfest 2024
Negotiating Peace – regia Jeton Neziraj – Qendra Multimedia

Ci sono poi il lavoro sul volto e sulle maschere che Matteo Spiazzi (più centroeuropeo di quanto non lasci intendere il suo cognome) ha realizzato per il Teatro Nazionale Sloveno di Celje (Paradiz, vedi qui).

E anche l’enorme zattera che, dopo aver occupato lo spazio centrale di piazza Duomo affonderà (o salverà, chissà) il pubblico da un naufragio raccontato alla rovescia (Fortuna è il titolo della proposta italo-belga di Piergiorgio Milano).

Paradiž, regia Matteo Spiazzi, SLG Celje, Slovenia

Ci aggiungerei, musicalmente parlando, il talento vocale della greca Katarina Papadopoulou (Pelagos). Il disordine allegro degli ottoni dei Džambo Agušev (Brasses for Masses). Il pianismo esplosivo di Alexander Gadjiev.

E ancora: il teatro-musica di Moni Ovadia (Senza confini). Il quintetto di fiati polacco di Sinfonia Varsovia. L’hip-hop carinziano di Kernconfusion, e il concerto finale dell’Orchestra Corelli, orchestrata appunto dall’attrice, cantautrice e regista cinematografica Margherita Vicario.

Abbastanza, non vi pare?

Brasses for Masses - Džambo Agušev

Mittelfest, Mittelyoung, Mittelland

Sono solo esempi, stimolanti per chi, come me, osserva il teatro e anche la musica da un particolare punto di vista. Altri stimoli – anche coreografici, anche di nuovo circo – ciascuno spettatore potrebbe trovarli in ciascuna piega del cartellone. 

Cioè nell’offerta plurale che, nei tre giorni di Mittelyoung, nei dieci di Mittelfest, e nella ancora più estesa durata dei progetti di Mittelland, disegna una parte del progetto complesso, inevitabilmente complesso, con cui la Regione Friuli Venezia Giulia si avvia ad affrontare il 2025.

Anno in cui tutto il confine orientale, e in particolare la città di Gorizia e la gemella slovena Nova Gorica diventeranno, assieme, Capitale Europea della Cultura (GO! 2025).

Sarà un anno ad alta intensità di eventi. Che QuanteScene! si prepara a documentare.

Festival e vacanze intelligenti. Come evitare l’effetto Alberto Sordi

Ogni anno, a metà maggio, prendo il calendario e ci segno su alcune date. Con i pennarelli colorati. Sono le date dei festival teatrali dell’estate. L’Italia ne conta un sacco. A molti io sono affezionato. Da Nord a Sud. Da Bolzano a Siracusa. O viceversa.

Poi, mica me li faccio tutti. Anzi quest’anno, e non sto a raccontarvi perché, parecchi ne salterò. Ma sul calendario spiccano: un colore ciascuno, le sovrapposizioni, le date cerchiate, perché proprio quel giorno, là c’è qualcosa che mi fa gola: un titolo, una compagnia, certi artisti.

Sono le mie vacanze intelligenti. Quasi come quelle di Albertone Sordi e della sora Augusta, sua consorte. Quasi.

Le vacanze intelligenti (1978) - Alberto Sordi e Anna Longhi

Le vacanze intelligenti (1978, Alberto Sordi e Anna Longhi)

La guida nomade

Sempre a maggio, ogni anno, da tre anni, mi passa poi sotto gli occhi il volume che, cento di quei festival, li mette in fila e li racconta. Ne ho parlato in altre occasioni, in altri post (2022 qui, e 2023 qui). E ve lo consiglio anche quest’anno. Per le vostre vacanze intelligenti.

Curato con tutta l’attenzione possibile da Giulia Alonzo e Oliviero Ponte di Pino, il libro si intitola In giro per festival – guida nomade agli eventi culturali, ed è il distillato cartaceo, edito da Altrəconomia, di un lavoro, assai più impegnativo, che i due autori continuano a sviluppare sul sito Trovafestival.it, catalogo di tutte (o quasi) le manifestazioni che in forma di evento di cultura punteggiano la mappa della nostra penisola.

In giro per festival – guida nomade agli eventi culturali - edizione 2024/25

Cartelloni per tutti

Molti di questi festival 2024 hanno annunciato già i loro programmi. Altrettanti devono ancora farlo. E perciò, vi capitasse di trovarvi a Bolzano oppure a Siracusa, state in campana e magari seguite i link che intanto vi metto qui sotto.

Chissà che non troviate anche voi la vostra serata intelligente, come Albertone. Del resto, a parità di prezzo, uno spettacolo dal vivo è un ottimo sostituto della solita pizza. 

Per cominciare dico che proprio oggi, giovedì 23, a Castrovillari (provincia di Cosenza) prende il via Primavera dei teatri, che di tutta la collezione estate-autunno rappresenta l’apripista.

Con la nuova sezione Prima il festival calabrese punta al ricambio generazionale, soprattutto in ambito coreografico: favorisce la conoscenza di artisti nuovi e tiene alto il livello ospitando anche le prime di quelli già affermati. Ad esempio, Chiara Bersani con il nuovo Sottobosco. Da martedì 28, una programmazione più concentrata sul teatro schiera nomi eccellenti come Tindaro Granata, Caroline Baglioni, Davide Iodice, Kepler 452, Marco Sgrosso, Dino Lopardo, il drammaturgo Fabio Pisano con la sua Spezzata, e molti altri, oltre ai padroni di casa, Saverio La Ruina e Dario De Luca.

Il cartellone di Primavera dei Teatri

In-Box dal vivo 2024
In-Box dal vivo 2024

Sempre oggi, a Siena, è anche la volta di In-Box dal vivo. Non è esattamente un festival ma, per com’è articolato e per il numero di osservatori che riesce a attrarre, gli assomiglia molto. Anche in questo caso a mettersi in scena è soprattutto una new generation, che attraverso percorsi di selezione maturati durante l’anno, finalmente presenta e mette in gara – diciamo così – le proprie creazioni. Per informazioni sulla speciale formula di In-Box e sugli spettacoli in programma c’è il sito, curato da Straligut Teatro.

Il cartellone di In-Box

Pergine Festival 2024
Pergine Festival 2024

Una settimana fa è stato ufficializzato il cartellone del festival di Pergine, piccolo e attivo centro turistico e culturale in Valsugana (provincia di Trento). A dirigerlo, dallo scorso anno, sono quelli di Babilonia Teatri e già il titolo 2024 è un forte richiamo: Senti come suona. Il che fa capire che il filo rosso che guida quest’anno Enrico (Castellani) e Valeria (Raimondi) è quello della musica, però ben messa in scena. Tra il 29 giugno e il 13 luglio, nomi e titoli sono tanti. Superfluo trascriverli, sfogliatevi il sito e scegliete il vostro menu.

Il cartellone di Senti come suona – Pergine Festival

Tornando a Sud, una manifestazione che polarizza comunque la mia attenzione, anche perché si tratta di un luogo mitico, se non proprio magico, è Pompei. Di Pompeii Theatrum Mundi ho detto già parecchie cose in un post precedente. Ma ora che i media si concentrano tutti su ciò che accade nei Campi Flegrei e su quel supervulcano appiccicato a Napoli, ripensare al vecchio Vesuvio e alla sua eruzione, mi mette davvero i brividi. L’Odissea cancellata di Emilo Isrò è in programma nel weekend del 13 giugno. Il lavoro di Davide Iodice sul De Rerum Natura di Lucrezio si vede dal 27.

Il cartellone di Pompeii Theatrum Mundi

Pompeii Theatrum Mundi 2024
Pompeii Theatrum Mundi 2024

Romagna felix, si diceva decenni fa. Di tempo ne è passato, ma sappiate che mercoledì 29 maggio, anche Santarcangelo Festival presenterà il suo programma (dal 5 al 14 luglio). Alcune anticipazioni sono già trapelate, ma un po’ tutti siamo impazienti di vedere forma e sostanza di uno dei più storici festival teatrali italiani che come i camaleonti si trasforma ogni anno. Se ho fatto bene i conti siamo all’edizione numero 54, alla direzione fino al 2026 c’è Tomasz Kireńczuk , e il titolo scelto per il 2024 è While we are here

Il sito di Santarcangelo Festival

I festival più longevi

Tra i festival longevi ci sono poi quello di Spoleto, il Mittelfest a Cividale del Friuli, la stagione del Teatro Greco di Siracusa, il Festival shakesperiano a Verona, Oriente Occidente a Rovereto. Adesso me ne dimentico magari qualcuno, ma vedrò poi di rimediare.

Mittelfest 2024
Mittelfest 2024

Il più longevo di tutti, forse, perché le radici profonde risalgono all’Ottocento (1895 è l’anno della prima esposizione) è quello della Biennale di Venezia, in tutte le sue varie articolazioni: dall’arte contemporanea all’architettura, dal cinema alle performing arts.
Anche della Biennale, e di quella dal vivo in particolare, ho detto abbastanza lo scorso mese.

Ma solo il fatto che la fama della manifestazione veneziana abbia catturato il geniale Alberto Sordi (dal quale ha preso il via questo post) rende inevitabile che (in conclusione) vi rivediate una fra le indimenticabili scene di quel film del 1987, l’episodio da lui stesso diretto.

Torna Spregelburd. E scatena di nuovo il panico

Debutta a Torino, giovedì 23 maggio, un nuovo allestimento di Il Panico, uno dei sette, contemporanei, peccati capitali, a firma di Rafael Spregelburd. La regia è di Jurij Ferrini.

Rafael Spregelburd - ph Diego Martinez
Rafael Spregelburd – ph Diego Martinez

Quasi d’incanto, all’improvviso, una quindicina di anni fa, l’Italia aveva scoperto Rafael Spregelburd, argentino. Una convergenza insolita, certo meritata, aveva fatto sì che l’attore, autore, regista (in definitiva, teatrista, come si dice in quel Paese) nato a Buenos Aires nel 1970, diventasse da noi oggetto di attenzioni speciali.

Spregelburd Time

Prima, la pubblicazione della sua Eptalogia di Hieronymus Bosch per Ubulibri (due volumi, 2010). Poi, l’interesse per la sua scrittura – così bizzarra, così post, così catastrofica – da parte di lettori attenti. Quindi le numerose trasferte in Italia: per Napoli Teatro Festival con la soap-opera Bizarra, per l’Ecole des Maitres a Udine con Furia avìcola, per il Festival della Mente a Sarzana.

Infine la scelta a lungo meditata, da parte Luca Ronconi, di mettere in scena per il Piccolo di Milano tre dei suoi sette eccentrici peccati capitali: La Modestia (2011) e Il Panico (2013). La Paranoia rimarrà solo un progetto.

Ecole des Maîtres - edizione 2012 - Rafael Spregelburd
Ecole des Maîtres – edizione 2012 – Rafael Spregelburd

Spregelburd Time, quindi, questo periodo a cavallo degli anni Dieci. Bel fenomeno certo, che aveva propiziato l’interesse dei teatri italiani anche per altri argentini (come Daniel Veronese e Claudio Tolcachir) e in seguito per i cileni (come Guillermo Calderón) e gli uruguaiani (Sergio Blanco).

Così argentino, così stravagante

Dopo un po’, Spregelburd era però scomparso dai nostri radar. Vuoi perché gli italiani sono molto attenti al proprio ombelico. Vuoi perché era venuto a mancare l’effetto novità. Ma soprattutto, mi pare, per l’eccentricità di quel suo scrivere teatrale, così argentino, così stravagante, beatamente cialtrone. Poco consono dunque alla seriosità con cui in Italia ci si dedica alla drammaturgia.

copertina Eptalogia Hieronimus Bosch

Ma ora Spregelburd ritorna. E promette chissà di seminare di nuovo il panico. Infatti proprio Il Panico (cioè la seconda regia spregelburlesca di Ronconi, uno dei sette capitoli della Eptalogia) verrà riallestito da chi Spregelburd lo conosce bene. Per averlo studiato e allestito in quel formidabile decennio: Jurij Ferrini.

Seminare il panico

Debutta giovedì 23 maggio al Teatro Gobetti a Torino (con repliche fino 9 giugno), Il Panico, la regia è firmata da Ferrini, la produzione è del Teatro Stabile di Torino. L’ autore sarà inoltre presente al Gobetti, mercoledì 29 e incontrerà la compagnia, il regista e il pubblico.

In più di trent’anni di mestiere non ho mai letto nulla che assomigli alla scrittura di Rafael Spregelburd – ricorda Ferrini. “È un drammaturgo, attore, regista, o più semplicemente teatrista, che mi ha letteralmente folgorato. È argentino, classe 1970, come me. Quando ho iniziato a leggere i suoi testi mi sono sorpreso a ridere fino alle lacrime. La sua comicità non è mai banale, è caustica, spietata, scorretta verso gli abitanti di quella parte del globo che risponde al nome di Occidente. Sbugiarda i falsi valori e l’ipocrisia su cui si impernia il nostro patto sociale“.

Jurij Ferrini

E ancora: “Tentare di scrivere una sinossi di Il panico, sarebbe un’azione scellerata perché si tratta di una commedia estremamente chiara e così fantasiosa e sorprendente che ci si chiede se tutto ciò che egli scrive esista davvero nel mondo reale. Ed è su questo crinale, tra plausibile ed impensabile, che Spregelburd conduce gli spettatori”.

Quella drammaturgia bizzarra

Continua Ferrini, che di Spregelburd aveva messo in scena Lucido nel 2013: “Il panorama da cui proviene questo autore è la viva capitale sudamericana, una Buenos Aires che è rinata, culturalmente parlando, durante il crollo economico. Il teatro diventa un luogo di ritrovo e di espressione popolare. Mancano i fondi e iniziano a nascere teatri casalinghi, nei salotti delle case private. Attori per passione e lavoratori per necessità si mettono al servizio di scrittori e registi per creare, interpretare e reagire”. 

Rafael Spregelburd e Violeta Urtizberea in Inferno (2022)

Immerso in questo clima di fermento culturale, Spregelburd aveva composto una serie di drammi, scritti tra il 1996 e il 2008, l’Eptalogia di Hieronymus Bosch, un richiamo al quadro del pittore fiammingo che nel sedicesimo secolo aveva illustrato i sette peccati capitali. L’accidia ora diventa il panico, la lussuria è identificata con l’inappetenza, la gola con la paranoia, l’invidia è la stravaganza, la superbia la modestia e l’ira è tradotta con la cocciutaggine”.

Quel presidente. Bizzarro anche lui

Certo, tutto giusto, anche se Ferrini sembra poi trascurare che nel frattempo in questa Argentina fervida, si è insediato un tipo – bizzarro pure lui – che risponde al nome di Javier Milei. Anche lui nato nel 1970, e anche lui ex-attore e ex-attore (El consultorio de Milei), inventore di personaggi caricaturali (el general Ancap).

Non so quanto siate informati, ma da quando è stato eletto presidente (dicembre 2023), l’Argentina sta attraversando parecchi guai. E manca niente perché scoppi il panico. Ma quello vero.

Javier Milei in campagna elettorale impugna la famosa sega elettrica

Del resto, da un presidente che sembra uscito pari pari da uno dei testi di Spregelburd, cos’altro vi aspettereste?

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IL PANICO
di Rafael Spregelburd
traduzione Manuela Cherubini
regia Jurij Ferrini
con Arianna Scommegna, Jurij Ferrini, Simona Bordasco, Roberta Calia, Lucia Limonta, Elisabetta Mazzullo, Viola Marietti, Francesca Osso, Michele Puleio, Dalila Reas 
scene e costumi Anna Varaldo
luci Alessandro Verazzi
suono Gian Andrea Francescutti
produzione Teatro Stabile di Torino – Teatro Nazionale

dal 23 maggio (prima nazionale) al 9 giugno 2024, Teatro Gobetti, Torino

Joseph Roth e l’ultimo giro di giostra

Aneddoto di ascendenza ebraica. “Certo che stai per andare lontano!” dice un amico all’amico che sta per partire. Risponde l’altro: “Lontano da dove?

C’era voluta la perizia di Claudio Magris, maestro di germanistica, e un suo libro intitolato proprio in quel modo, Lontano da dove, perché anche gli italiani scoprissero Joseph Roth.

Lo scrittore austriaco diventava così, per eccellenza, il cantore della Finis Austriae: il dissolvimento dell’impero austro-ungarico. E per conseguenza, della nostalgia che tra rimpianti e contraddizioni investe ancora oggi il dibattito sulle culture di confine.

La Cripta dei  Cappuccini da Joseph Roth - regia Giacomo Pedini - ph Luca A. D'Agostino
La Cripta dei Cappuccini – regia Giacomo Pedini – ph Luca A. D’Agostino

Nella cripta dei Cappuccini

Questa sera al Teatro Verdi di Gorizia va in scena La cripta dei Cappuccini, versione teatrale, dal romanzo (1938) di Joseph Roth.

Lo spettacolo è una nuova produzione di Mittelfest, la manifestazione che 34 anni, ogni estate a Cividale del Friuli, presenta una cospicua selezione delle produzioni teatrali di quell’area che in tempi meno recenti si chiamava Mitteleuropa. Del work in progress della Cripta ho parlato anche in un post di qualche mese fa.

È un debutto, questo dedicato a Joseph Roth, che segna la prima tappa d’avvicinamento a GO2025, il progetto internazionale che tra un anno farà di Gorizia e della gemella slovena Nova Gorica, un’unica Città Europea della Cultura. 

La misura di un’epoca

Dice Giacomo Pedini, ideatore e regista dell’operazione teatrale: “Mettere in scena, per la prima volta Italia, La cripta dei Cappuccini è una sfida appassionante perché la storia, sviluppata nel romanzo e da me adattata insieme al drammaturgo Jacopo Giacomoni, unisce teatralmente due dimensioni. Da un lato, attraversa 25 anni d’Europa, dallo scoppio della prima guerra mondiale fino al 1938: un nodo cruciale del passato del nostro continente e anche dell’assetto del mondo di oggi“.

La Cripta dei  Cappuccini da Joseph Roth - regia Giacomo Pedini - ph Luca A. D'Agostino
ph Luca A. D’Agostino

Dall’altro, ancora più importante, fa sì che il racconto passi attraverso un universo di personaggi che apparentemente non sono protagonisti dei mutamenti, ma che ne sono influenzati e li influenzano con i loro comportamenti, in quella dimensione quotidiana che fa la misura di un’epoca”. 

Lo spettacolo rilancia così teatralmente l’impianto narrativo del romanzo (che è l’ideale proseguimento del precedente La marcia di Radetzki) e ci avvicina alla figura di Joseph Roth che, come il suo coetaneo Karl Kraus (l’autore di Gli ultimi giorni dell’umanità), fu anche giornalista. Roth rimane inoltre noto al pubblico italiano soprattutto per il racconto La leggenda del santo bevitore, da cui Ermanno Olmi trasse nel 1988 un film.

A interpretare il protagonista dello spettacolo, l’impacciato viveur viennese Francesco Ferdinando von Trotta, c’è Natalino Balasso, attore e autore di teatro, cinema, libri e tv.

La Cripta dei  Cappuccini - Natalino Balasso - ph Luca A. D'Agostino
Natalino Balasso – ph Luca A. D’Agostino

È suo lo sguardo con cui Trotta, dilapidatore e gaudente rampollo di buona famiglia, dipinge tutta una galleria di amici, cugini, madri, moglie e fidanzate, avventurieri, millantatori, soldati e nobili decaduti. Che in ogni parola e in ogni gesto incarnano lo sbriciolamento dell’Impero, inghiottito prima nel gorgo della Grande Guerra e poi dalla devastante marcia del nazismo.

Joseph Roth e la giostra della Storia

Attraverso le pagine di Joseph Roth, assistiamo a una dantesca discesa agli inferi e, allo stesso tempo, a un grande melò mancato, dentro il turbinio della Storia – prosegue il regista.

La Cripta dei  Cappuccini da Joseph Roth - regia Giacomo Pedini - ph Luca A. D'Agostino
ph Luca A. D’Agostino

Noi abbiamo voluto condensarlo nell’originale impianto scenico di Alice Vanini, scenografia che grazie a una grande giostra, gioca con il passato e con continui rimandi al presente”.

Dopo il debutto a Gorizia, La cripta dei Cappuccini verrà riproposto in una versione radiofonica, a cura della sede Rai Friuli-Venezia Giulia, e sarà ripreso successivamente, come primo capitolo della trilogia teatrale Inabili alla morte/Nezmožni umreti, che rappresenta il contributo di Mittelfest al programma di GO2025.

La Cripta dei  Cappuccini - Ivana Monti - ph Luca A. D'Agostino
Ivana Monti – ph Luca A. D’Agostino

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LA CRIPTA DEI CAPPUCCINI
di Joseph Roth
traduzione Laura Terreni
adattamento Giacomo Pedini e Jacopo Giacomoni
regia Giacomo Pedini
dramaturg Jacopo Giacomoni
musiche Cristian Carrara
eseguite da FVG Orchestra
scene Alice Vanini
costumi Gianluca Sbicca e Francesca Novati
luci Stefano Laudato
suono Corrado Cristina
con Natalino Balasso 
e con Nicola Bortolotti, Primož Ekart, Francesco Migliaccio, Ivana Monti, Alberto Pirazzini, Camilla Semino Favro, Giovanni Battista Storti, Simone Tangolo, Matilde Vignaproduzione Mittelfest

STORIE – Giovanna Marini, il secchio, gli stracci e la mia voce

Oggi e domani ne parleranno tutti media. Perché Giovanna Marini – scomparsa ieri sera a 87 anni – è stata davvero una figura fondamentale della musica in Italia. Non c’è bisogno quindi che ci sia anch’io, a scorrere la sua biografia, come si fa con ogni artista importante che ci dice addio. 

Ma due episodi, tra i tanti che costellano i miei incontri con lei, li voglio proprio raccontare. Un’altra delle mie STORIE – Incontri con uomini (e donne) straordinari.

Per ricordarvi che donna straordinaria era anche lei.

Giovanna Marini
Giovanna Marini – ph Luca A. d’Agostino

Quei Turcs tal Friûl

A Venezia, in Biennale, era stato programmato il debutto di I Turcs tal Friûl, lavoro teatrale in lingua friulana di un Pier Paolo Pasolini giovane, 22 anni, che rievocava la storia tormentata della sua Casarsa alla fine del 1500: il tempo mitologico dell’invasione dei Turchi. In parallelo con l’occupazione tedesca di quel 1944.

Era l’estate del 1995, e Giorgio Barberio Corsetti, allora direttore artistico del settore Teatro della Biennale dal vivo, aveva accolto la proposta registica di Elio De Capitani di portare quel testo sul prato della campanella, uno spiazzo erboso, dismesso e affascinante, che si specchiava nel bacino dell’Arsenale

Pier Paolo Pasolini - Manoscritto originale di I Turcs tal Friûl
Pier Paolo Pasolini – Manoscritto originale di I Turcs tal Friûl

La partitura musicale era stata composta da Giovanna Marini e il coro delle donne, alla cui testa era Claudia Grimaz, avrebbe commentato lo svolgersi della vicenda con le sue inconfondibili sequenze musicali. Come una capitana che confida nel buon lavoro delle sue reclute, Giovanna era là, in mezzo all’Arsenale. Alta, determinata, ferma sui propri piedi.

Bomba d’acqua

Giugno si sa è un mese imprevedibile, tanto più in laguna. E un temporalone fuori dell’ordinario (si direbbe oggi una bomba d’acqua) aveva colpito Venezia nel pomeriggio. L’inizio dello spettacolo era previsto dopo le 21. Ma fino alle 19, nuvoloni neri e scariche di pioggia avevano messo in forse il debutto.

Un timido accenno di sereno, verso le 20, verso occidente, all’imbrunire, aveva convinto De Capitani a dire “sì, lo facciamo, ci abbiamo messo così tanto impegno”. 

Tutto lo spazio di quella zona erbosa, in cui spiccava un albero enorme, era zuppo d’acqua. I sedili del pubblico, vuoti sulla gradinata, sembravano cucchiai che avessero ordinatamente raccolto la pioggia

Giovanna Marini

Giovanna fremeva dall’impazienza. Aveva lavorato per mesi con attori e cantanti: non si poteva perdere quell’occasione. Tuoni, lampi e nubi scure continuavano però a seminare dubbi.

Di colpo – messo da parte il suo essere artista e musicista – lei si era messa a cercare secchio e stracci. Ne aveva trovati, in quell’angolo poco frequentato dell’Arsenale, un numero spropositato: lenzuola, stracci, asciugamani. E armata di olio di gomito si era messa ad asciugare i sedili. Con tutto il suo vigore.

Giovanna Marini, signora della musica e degli stracci

La ricordo perfettamente – lei, musicologa ed etno-musicologa, figlia di musicisti eccellenti e raffinati, lei folclorista, compositrice e fondatrice del Nuovo Canzoniere Italiano, lei che aveva cantato con Dario Fo e Paolo Pietrangeli, con Guccini e De Gregori – strizzare a mani nude, lavandaia provetta, gli stracci zuppi d’acqua e incamminarsi poi verso la riva con il secchio pieno. 

Francesco Guccini - Paolo Pietrangeli Giovanna Marini
Guccini, Pietrangeli, Marini

Era stata la prima, efficiente, lesta, imitata subito dopo da una decina di persone, ma senza la signorilità popolare dei suoi gesti. Giovanna, per mezz’ora signora degli stracci. Ma per tutta la vita, della musica popolare italiana.

Come accadde poi che, per un miracolo atmosferico, lo spettacolo andasse in scena, l’ho già raccontato in un post di qualche anno fa. E mi farebbe piacere che lo leggeste, per completare il quadro.

Melismi

Ma no: il quadro lo completo io, con un altro episodio. 

2004, Sicilia, Gibellina vecchia, il paese distrutto dal terremoto del Belice. Le ultime giornate di giugno, proprio davanti al Cretto di Burri: qui Giovanna Marini, Umberto Orsini e gli allievi della Scuola di Musica popolare del Testaccio stanno provando il nuovo spettacolo di Pippo Delbono, Urlo, in programma in quella edizione 2004 delle Orestiadi.

Giovanna Marini

Pausa pranzo. Da alcuni giorni seguo le prove e mangio assieme agli artisti in una di quelle trattorie speciali che solo la Sicilia occidentale sa inventare. Tra cous cous e pesto trapanese, Pippo cazzeggia.

Umberto, che non perde (quasi) mai l’aplomb, gli va dietro spiritoso. Fanno finta di cantare. Giovanna li osserva, con uno sguardo nel quale si intravede un certo rimprovero. Condiscendente però. Si rivolge quindi dalla mia parte.

Prova a cantare anche tu, no?”.

No, sono proprio stonato”.

“Stonato non è nessuno, ognuno ha il proprio modo di cantare. Prova”.

No, dài mi vergogno, davanti a dei professionisti, poi”.

Prova”.

Io provo.

“Vedi: non sei stonato. Quelli che fai sono melismi, un po’ troppi comunque”.

Che a me, in quel momento ,pare una formula delicata per dire che è meglio che io chiuda la bocca. Mi capiterà in seguito di scoprire che i melismi sono tipici del canto gregoriano. E che campioni di melismatica sono Claudio Baglioni e Gianna Nannini, per dirne solo due, popolari.

Quindi – mi dico adesso – io canto che non è male. Nell’opinione di Giovanna Marini, almeno. E poi i melismi li fa pure lei, come documenta il video qui sotto, il lamento in memoria di Pasolini. Questo, se volete scorrerlo, è il link al suo sito ufficiale.