STORIE – Giovanna Marini, il secchio, gli stracci e la mia voce

Oggi e domani ne parleranno tutti media. Perché Giovanna Marini – scomparsa ieri sera a 87 anni – è stata davvero una figura fondamentale della musica in Italia. Non c’è bisogno quindi che ci sia anch’io, a scorrere la sua biografia, come si fa con ogni artista importante che ci dice addio. 

Ma due episodi, tra i tanti che costellano i miei incontri con lei, li voglio proprio raccontare. Un’altra delle mie STORIE – Incontri con uomini (e donne) straordinari.

Per ricordarvi che donna straordinaria era anche lei.

Giovanna Marini
Giovanna Marini – ph Luca A. d’Agostino

Quei Turcs tal Friûl

A Venezia, in Biennale, era stato programmato il debutto di I Turcs tal Friûl, lavoro teatrale in lingua friulana di un Pier Paolo Pasolini giovane, 22 anni, che rievocava la storia tormentata della sua Casarsa alla fine del 1500: il tempo mitologico dell’invasione dei Turchi. In parallelo con l’occupazione tedesca di quel 1944.

Era l’estate del 1995, e Giorgio Barberio Corsetti, allora direttore artistico del settore Teatro della Biennale dal vivo, aveva accolto la proposta registica di Elio De Capitani di portare quel testo sul prato della campanella, uno spiazzo erboso, dismesso e affascinante, che si specchiava nel bacino dell’Arsenale

Pier Paolo Pasolini - Manoscritto originale di I Turcs tal Friûl
Pier Paolo Pasolini – Manoscritto originale di I Turcs tal Friûl

La partitura musicale era stata composta da Giovanna Marini e il coro delle donne, alla cui testa era Claudia Grimaz, avrebbe commentato lo svolgersi della vicenda con le sue inconfondibili sequenze musicali. Come una capitana che confida nel buon lavoro delle sue reclute, Giovanna era là, in mezzo all’Arsenale. Alta, determinata, ferma sui propri piedi.

Bomba d’acqua

Giugno si sa è un mese imprevedibile, tanto più in laguna. E un temporalone fuori dell’ordinario (si direbbe oggi una bomba d’acqua) aveva colpito Venezia nel pomeriggio. L’inizio dello spettacolo era previsto dopo le 21. Ma fino alle 19, nuvoloni neri e scariche di pioggia avevano messo in forse il debutto.

Un timido accenno di sereno, verso le 20, verso occidente, all’imbrunire, aveva convinto De Capitani a dire “sì, lo facciamo, ci abbiamo messo così tanto impegno”. 

Tutto lo spazio di quella zona erbosa, in cui spiccava un albero enorme, era zuppo d’acqua. I sedili del pubblico, vuoti sulla gradinata, sembravano cucchiai che avessero ordinatamente raccolto la pioggia

Giovanna Marini

Giovanna fremeva dall’impazienza. Aveva lavorato per mesi con attori e cantanti: non si poteva perdere quell’occasione. Tuoni, lampi e nubi scure continuavano però a seminare dubbi.

Di colpo – messo da parte il suo essere artista e musicista – lei si era messa a cercare secchio e stracci. Ne aveva trovati, in quell’angolo poco frequentato dell’Arsenale, un numero spropositato: lenzuola, stracci, asciugamani. E armata di olio di gomito si era messa ad asciugare i sedili. Con tutto il suo vigore.

Giovanna Marini, signora della musica e degli stracci

La ricordo perfettamente – lei, musicologa ed etno-musicologa, figlia di musicisti eccellenti e raffinati, lei folclorista, compositrice e fondatrice del Nuovo Canzoniere Italiano, lei che aveva cantato con Dario Fo e Paolo Pietrangeli, con Guccini e De Gregori – strizzare a mani nude, lavandaia provetta, gli stracci zuppi d’acqua e incamminarsi poi verso la riva con il secchio pieno. 

Francesco Guccini - Paolo Pietrangeli Giovanna Marini
Guccini, Pietrangeli, Marini

Era stata la prima, efficiente, lesta, imitata subito dopo da una decina di persone, ma senza la signorilità popolare dei suoi gesti. Giovanna, per mezz’ora signora degli stracci. Ma per tutta la vita, della musica popolare italiana.

Come accadde poi che, per un miracolo atmosferico, lo spettacolo andasse in scena, l’ho già raccontato in un post di qualche anno fa. E mi farebbe piacere che lo leggeste, per completare il quadro.

Melismi

Ma no: il quadro lo completo io, con un altro episodio. 

2004, Sicilia, Gibellina vecchia, il paese distrutto dal terremoto del Belice. Le ultime giornate di giugno, proprio davanti al Cretto di Burri: qui Giovanna Marini, Umberto Orsini e gli allievi della Scuola di Musica popolare del Testaccio stanno provando il nuovo spettacolo di Pippo Delbono, Urlo, in programma in quella edizione 2004 delle Orestiadi.

Giovanna Marini

Pausa pranzo. Da alcuni giorni seguo le prove e mangio assieme agli artisti in una di quelle trattorie speciali che solo la Sicilia occidentale sa inventare. Tra cous cous e pesto trapanese, Pippo cazzeggia.

Umberto, che non perde (quasi) mai l’aplomb, gli va dietro spiritoso. Fanno finta di cantare. Giovanna li osserva, con uno sguardo nel quale si intravede un certo rimprovero. Condiscendente però. Si rivolge quindi dalla mia parte.

Prova a cantare anche tu, no?”.

No, sono proprio stonato”.

“Stonato non è nessuno, ognuno ha il proprio modo di cantare. Prova”.

No, dài mi vergogno, davanti a dei professionisti, poi”.

Prova”.

Io provo.

“Vedi: non sei stonato. Quelli che fai sono melismi, un po’ troppi comunque”.

Che a me, in quel momento ,pare una formula delicata per dire che è meglio che io chiuda la bocca. Mi capiterà in seguito di scoprire che i melismi sono tipici del canto gregoriano. E che campioni di melismatica sono Claudio Baglioni e Gianna Nannini, per dirne solo due, popolari.

Quindi – mi dico adesso – io canto che non è male. Nell’opinione di Giovanna Marini, almeno. E poi i melismi li fa pure lei, come documenta il video qui sotto, il lamento in memoria di Pasolini. Questo, se volete scorrerlo, è il link al suo sito ufficiale.

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