Un teatro di zombie. I nostri antenati secondo Alessandro Giammei

A volte è il caso. A volte una soffiata. La seconda, stavolta. Un amico mi scrive su whatsapp: sto leggendo un libro che mi ha fatto subito pensare alla tua avversione per ricorrenze, anniversari, celebrazioni, ecc…

Eggià: il 2021 è stato l’anno di Dante. Il 2022 quello di Pasolini. Nel 2023 ci si poteva dimenticare di Calvino? Adesso, nel 2024, ce la caviamo con Kafka. Ma volendo, c’è pure Eleonora Duse. Il solito mantra li promuove tutti a “nostri contemporanei”.

Di quanto io trovi disdicevoli le ricorrenze mortuarie ho scritto più volte in questo blog (su Dante, per esempio, su Pasolini).

Chi lo legge è avvertito delle reazioni allergiche che (mi) provocano le iniziative dedicate a quei “nostri contemporanei”, che sono morti invece mille, cinquecento, cento anni fa.

Così mi conforta parecchio, nei miei malori da anniversario, ciò che dice la copertina di quel libro, scritto da Alessandro Giammei e intitolato Gioventù degli antenati, Einaudi Editore.

zombie

Leggo il sottotitolo: Il Rinascimento è uno zombie. Continuo a leggere e trovo scritto: “invece di portare i viventi in un altrettanto vivente passato, [noi italiani] ci sforziamo di portare i morti nel presente, mortificandolo”.

Anche l’anno kafkiano, e anche l’anno dusiano, sono affari da zombie

Uso, abuso e culto del Rinascimento

Ho divorato subito le cento pagine del saggio. Che è tutt’altro di una boutade sulla necrofilia che anima tutte le nostre italiane iniziative mortuarie. Giammei è un italianista e insegna negli Stati Uniti, Yale University. Si occupa quindi di Italian Studies: il Rinascimento è il periodo cui ha dedicato buona parte dei suoi lavori accademici e, a lezione, lo spiega agli americani.

Gioventù degli antenati - Alessandro Giammei - Einaudi
il messaggio whatsapp che ho ricevuto

Il libro è un’accurata e scaltrita analisi sull’uso, l’abuso, il culto del Rinascimento nelle strategie culturali del nostro Paese. Parallele all’ossessione italiana per il made in Italy nel campo dei prodotti da vendere. Come dimenticare la Venere botticelliana e influencer di Open to Meraviglia della Santanchè?

Ma Giammei è un provocatore fine, ed è anche un esperto di videogiochi. Così approfittando di Tomb Raider, Assassin’s Creed e Game of Thrones, via via tira in ballo zombie eccellentissimi come Petrarca, Ariosto, Machiavelli, che la sapevano molto più lunga dei nostri celebratori nostrani, sempre pronti a zittire quei maiuscoli antenati, cucendo loro la bocca. Come agli zombie, appunto.

La Roma zombie di Mussolini

Leggere il libro è fare un viaggio dentro il culto mussoliniano della Roma Eterna, archeologia dell’archeologia, per smontare alcune delle sue tante icone-patacca: il Colosseo, piazza del Campidoglio, la Bocca della Verità. Divertente lo smantellamento di quest’ultimo falso storico, a cui già wikipedia aveva dato il colpo di grazia. E che pure resiste, soprattutto come calamita da frigo.

Il millefoglie

Potreste ora domandarmi: ma che c’azzecca la Roma Eterna, inventata e glorificata dal fascismo, con il teatro?

Roma – provo a sintetizzare Giammei – è una stratificazione storica, un millefoglie nel quale è impossibile separare, a fini utilitaristici, una sola sfoglia. Quella repubblicana, o quella imperiale, rinascimentale, barocca, ecc… Mettendola magari a fondamento glorioso dell’identità nazionale. O a fare da sfondo a Audrey Hepburn e Gregory Peck in Vacanze romane.

Audrey Hepburn Vacanze romane
Audrey Hepburn alla Bocca della Verità in Vacanze romane

Anche un testo teatrale, che sia un capolavoro del passato lontano, o di quello recente, è un millefoglie. Illudersi di attualizzarlo, presentificarlo, farne un “nostro contemporaneo”, è cucirgli la bocca e mandarlo in tournée come uno zombie. Che è ciò che si vede, più o meno, in tutti gli spettacoli creati in occasione di questo o di quel anniversario. Per tenerlo in memoria.

Inventare, non fare manutenzione

Il Rinascimento non ha scoperto né attualizzato i classici: ha inventato quel che oggi chiamiamo classico” scrive Giammei.

È così anche a teatro. Al testo scritto noi poniamo domande. In diverse epoche, esso ci parla in modi diversi. Offrendo a noi risposte, inventandone di contemporanee. Ogni testo teatrale è una macchina che produce senso. Per l’adesso. Soprattutto i classici (ah sapere quali e quanti sono i classici!)

L’eternità non è un marmoreo monumento, stabile e uguale a sé in ogni epoca che attraversa” dicono le ultime pagine del libro. “L’eternità invece è forse un disegno: talmente generativo che mani e menti di ogni luogo e tempo continueranno a scavar marmi per realizzarlo“.

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GIOVENTÙ DEGLI ANTENATI
Il Rinascimento è uno zombie

di Alessandro Giammei
Einaudi Editore (Vele, 136 pp. 13 euro)

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