Gioiosa et Amorosa 2. Giuseppe Maffioli e un teatro trans-umano

Nel precedente post l’avevo annunciato. Torno perciò a parlare ancora di Gioiosa et Amorosa, il festival di teatro che in nome di quei due aggettivi, anima il quieto vivere di Treviso

Città che, sul modello delle non distanti Vicenza e Verona (Venezia è un caso a se stante), investe sempre di più in turismo. E ne viene ricambiata, se devo prendere per buona l’invasione di visitatori che lo scorso fine settimana affollava ogni caffè, ogni osteria, ogni panca e tavolino del centro storico.

Di questa vivacità, che comporta pure un’intensa accelerazione economica, beneficiano, in parte, anche cultura e spettacolo. Così il festival di giugno, che dalla gioiosa Marca trevigiana prende il prestito il nome, è via via cresciuto negli scorsi anni, grazie soprattutto all’impegno di un gruppo di uomini e donne di teatro, che amorosamente lo hanno allevato. E si sono voluti chiamare Comitato Teatro Treviso.

Giuseppe Maffioli, gastronomo e umanista

Riprendo quindi il filo di questa manifestazione, per aggiornavi su ciò che nel post della scorsa settimana era ancora in divenire.

Giuseppe Maffioli - Comic tiramisù

La serata di giovedì 20 giugno ha visto sul palcoscenico del Teatro Mario Del Monaco i vincitori selezionati dalle giurie del Premio Maffioli. Che è un concorso di drammaturgia, inserito in GEA 2024 e dedicato alla figura di Giuseppe Maffioli, anomalo cultore di arti culinarie e teatrali, gastronomo, attivatore di iniziative, autore e attore, sia sul palcoscenico che sul set. In definitiva, un umanista del contemporaneo.

Maffioli è figura che merita conoscere e approfondire. L’occasione migliore si presenterà nel 2025, a 50 anni dalla morte (era scomparso nel 1985, poco più che sessantenne). L’anniversario non servirà solo a ricordare che fu proprio lui a ufficializzare due eccellenze trevigiane: il celebrato radicchio rosso e il contestato tiramisù.

In parallelo alla valorizzazione delle cucine locali, Maffioli si impegnava infatti nella scrittura teatrale (Il prete rosso, sulla vita di Vivaldi), mentre al cinema si ricordano volentieri le sue caratterizzazioni in Il commissario Pepe (di Ettore Scola, con Tognazzi), in La moglie del prete (accanto a Mastroianni e Loren) e nel monicelliamo Vogliamo i colonnelli. Ma aveva lavorato anche per Lattuada, Montaldo, Corbucci, perfino Tinto Brass.

La grande bouffe - Marco Ferreri 1973

Anche se il capolavoro della sua vita resta il ruolo dello chef nella realizzazione, anche culinaria, di La grande abbuffata (1973), grottesca e veggente pellicola che grazie all’intelligenza sublime e ruvida di Marco Ferreri, demistificava già allora le ossessioni dei masterchef odierni e dei millemila localini che svuotano le città di altri servizi essenziali.

Nel nome di Maffioli

Nel nome di Maffioli e sul tema 2024 del festival, che era il trans-umano in tutte le sue infinite varianti (vedi ancora il post precedente), dei 41 testi pervenuti ne sono stati scelti quattro.

Premio Giuseppe Maffioli - locandina

Il premio principale di quest’anno è andato a Prima di scendere in campo, di Fabio Banfo. Un lavoro che lascia il segno per il soggetto e per la qualità della scrittura che, in veste di coach e di regista, Giuliana Musso, nella stessa serata di giovedì, si è presa l’incarico di portare alla prova del palcoscenico (in una mise en lecture, con le voci degli attori di Comitato Teatro Treviso).

Fabio Banfo premiato a GEA 2024 - Premio Maffioli
Fabio Banfo (secondo da sx) premiato a GEA 2024

Omosessuali a centrocampo

La traccia narrativa di Prima di scendere in campo è semplice: un giocatore di calcio dichiara in un intervista di essere gay. In quell’universo sportivo, dove l’omosessualità maschile è tabù, si scatena il putiferio. Con ostinazione, il giocatore rifiuterà di ritrattare quanto ha detto ai giornalisti, mentre davanti a lui, per convincerlo, si dispiegherà un carosello di ipocrisie, convenienze, furberie, tradimenti di allenatori, direttori sportivi e compagni di squadra. Ora patetici ora divertenti. 

Il tema sotteso a questa storia va però oltre i campi di calcio. Riguarda anche altro: l’assunzione di responsabilità personali, la coerenza con se stessi, la dignità. Quella dello scrivano Bartleby di Melville, per esempio.

Nello sviluppo della vicenda, piena di colpi di scena e coloriti ritratti degli stereotipi calcistici, Prima di scendere in campo mostra una bella capacità di costruzione drammaturgica, associata a padronanza e leggerezza nei dialoghi. 

Ma sopratutto, nell’inclusivo finale, invita a domandarsi se tutta l’energia emotiva che viene spesa nel tifo sportivo, non vada piuttosto impegnata altrove, nella costruzione di una civiltà di domani, in cui la dignità e i diritti di ogni essere umano siano preservati dall’incontrollato boato delle folle.

Prima di scendere in campo di Fabio Banfo - Premio Maffioli 2024
Prima di scendere in campo di Fabio Banfo – Premio Maffioli 2024

La giuria popolare del Maffioli 2024 ha invece scelto di premiare Controtempo, un copione e due voci di Diego Piemontese ed Eliana Rotella.

Le segnalazioni

Tra i testi che hanno ottenuto una segnalazione, in particolare mi è piaciuto An Opportunity.

Il monologo di Andrea Benedetti riprende la vicenda del veicolo spaziale MER-2 detto ‘Oppy’, lanciato verso Marte nel 2004 e operante fino al 2018. An Opportunity mette in campo il robot semovente, lo immagina dotato di intelligenza artificiale e di una propria voce. Un macchinario senziente, dunque, capace di provare emozioni, di esprimerle e verbalizzarle, nei pur scarni contatti con gli scienziati che per 14 anni lo sorvegliano e lo accudiscono da un altro pianeta, lontano, il nostro. 

MER-2 Oppy. 2004-2018

Delicato, emotivamente coinvolgente, orientato da un pensiero d’autore che adombra i rischi climatici del pianeta Terra, il monologo si inquadra con esattezza nel tema trans(umano) che ha caratterizzato quest’anno il Premio Maffioli. E lo fa anche con una enorme carica di empatia.

Gli altri due testi segnalati quest’anno sono stati Il macello di Federico MattioliPolifonie liquide di Jacopo Grassilli.

La scimmia umana

In questi ultimi giorni di giugno il festival volgerà al termine, offrendo agli spettatori altri spettacoli che sul tema del trans-umano giocano carte importanti. 

Ad esempio La scimmia, la rielaborazione che Giuliana Musso ha fatto qualche anno fa di uno dei più noti racconti di Franz KafkaUna relazione per un’accademia.

Lo scrittore di Praga immagina il discorso tenuto davanti a illustri cattedratici da una scimmia che, bestia imprigionata e schiava su una nave coloniale prima, a forza di volontà è diventata poi campione di logica argomentativa e maestra di eloquio. Quasi (quasi) un essere umano. Tanto da presentarsi al cospetto dei membri di una Accademia, per raccontare e riflettere sul proprio percorso post-animale.

Giuliana Musso in La scimmia (2019) - ph Luca A. d'Agostino
Giuliana Musso in La scimmia (2019) – ph Luca A. d’Agostino

Un procedere visionario ma inesorabile che ancora una volta fa dei maestri – sia letterari sia cinematografici del ‘900 – incredibili anticipatori di quei temi che ci turbano in questi decenni, in questi anni, occupati dalla affannosa rincorsa dell’umano, in opposizione a ciò che umano non è. O almeno, non lo è per ora.

Una risposta a “Gioiosa et Amorosa 2. Giuseppe Maffioli e un teatro trans-umano”

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.