Pompeii Theatrum Mundi tra Edipo e Greta. Che cosa ci insegnano le sequoie?

Da Sofocle a Lucrezio, la riproposta contemporanea di capolavori classici è uno degli obiettivi che si pone il festival organizzato dal Teatro di Napoli e ambientato tra le pietre dell’antica Pompei, vittima dell’eruzione del Vesuvio.

De Rerum Natura - Carolina Cametti - ph Ivan Nocera
De Rerum Natura – Carolina Cametti – ph Ivan Nocera

La collera degli dei

Noi non sappiamo che cosa pensavano i cittadini di Pompei, riuniti forse a teatro, quando nella fatidica notte dell’79 a.C., il vulcano sopra le loro teste cominciò a manifestare la propria furia, sollevando fumi e fiamme, sommergendo la città di cenere e lava.

Saranno gli dei in collera, avranno pensato. È il castigo per la nostra empietà. È il fato che si scatena e ci colpisce. È colpa nostra.

Che cosa pensano invece gli spettatori, che a Pompei tornano adesso e siedono sulle gradinate del teatro. Davanti a loro un regista (Davide Iodice) e un drammaturgo (Fabio Pisano) squadernano il racconto di disastri e crimini ambientali altrettanto gravi, anche più gravi, perché globali. 

L’estremismo del clima che scioglie la banchisa artica. La deforestazione che, per profitto, sega e distrugge i polmoni verdi del mondo. La gestione criminale dei rifiuti che avvelena pozzi, e i mari e le terre. I flussi migratori di chi fugge da guerre, carestie, emergenze climatiche, e si disperde in lunghe code di profughi, spaesati e disperati, di donne e bambini orfani, di uomini fatti schiavi, braccianti lasciati morire nei campi.

Le nostre colpe

Che ne pensiamo, noi spettatori? A chi attribuiamo la colpa? Quanto minimizziamo questi attentati al pianeta, in nome di temporaneo benessere, destinato a ricaderci addosso.

There is no planet B, continua a sostenere da anni Greta Thunberg, icona verde, a cui idealmente si ispira lo spettacolo di Iodice e Pisano, che anzi scelgono come sottotitolo proprio quel suo slogan: Non c’è un secondo pianeta.

La nostra casa, le nostre città, sono in fiamme, avverte l’attivista svedese. Così come bruciavano le case di Pompei più di duemila anni fa. Ma non è mica colpa mia, si giustificano oggi in molti. 

There is no planet B

Non è facile creare un evento spettacolo affrontando problemi urgenti e di questa portata. Il teatro, così come lo conosciamo, poco si presta alla denuncia e all’emergenza. Il rischio è sempre quello della didascalia, della retorica, della propaganda (lo sosteneva, alle mie spalle uno spettatore, dichiaratamente negazionista).

La natura delle cose

Iodice e Pisano scelgono di evitare il risaputo seguendo il sentiero di un antico maestro. Poeta, filosofo, scienziato, Tito Lucrezio Caro, l’autore latino del De Rerum Natura, che proprio nei decenni della distruzione di Pompei, forse, veniva composto.

Sei sono i libri del poema, e sei sono i quadri dell’allestimento, intitolato appunto De Rerum Natura, la natura delle cose. Prologo e epilogo, che vengono direttamente da Lucrezio, aprono e chiudono lo spettacolo. 

Naufragio con spettatore

Oltre ai canti e il lento peregrinare di Aida Talliente (la Natura) che in circolo traccia solchi rituali nella terra, oltre all’apparizione di una Venere nuda tanto diversa da quella di Botticelli (Teresa Battista), un brivido percorre la platea quando si ascoltano i famosi versi del Libro secondo.

Là si racconta di chi, credendosi in salvo, in terraferma, osserva un naufragio con la suprema indifferenza, l’imperturbabilità che tanto Epicuro e Lucrezio, tanto un filosofo del ‘900 come Hans Blumenberg, attribuiscono all’egoismo del genere umano. Che delle guerre lontane, della plastificazione degli oceani, del seppellimento di rifiuti tossici, non sembra curarsi un granché: Non è colpa mia.

De Rerum Natura - ph Ivan Nocera
De Rerum Natura – ph Ivan Nocera

Rimane la determinazione di quelle attiviste, come Greta, o come Julia Butterfly Hill per esempio, che ispira il secondo quadro dello spettacolo. La donna si era arrampicata su una sequoia che doveva essere abbattuta, e lì lei è rimasta per 738 giorni.

Una durata che spiega quanto il genere umano debba ancora imparare dalla lenta esistenza di quegli alberi, longevi e giganteschi. Come racconta nel suo bel libro, Io non scendo, la giornalista Laura Leonelli.

Edipo, quando gli dei ci tolsero la vista

Un’altra città in fiamme, Tebe, colpita da pestilenze e morte, è quella che Sofocle descrive all’inizio dell’Edipo re. E ancora una volta, la scenario notturno del Teatro Grande di Pompei, torna a farsi protagonista di una tragedia che, in questo nuovo allestimento, è in realtà tragedia da camera, quasi domestica. Così il regista (Andrea De Rosa) e il suo traduttore/drammaturgo (Fabrizio Sinisi) riattivano le parole di Sofocle, riportando il mito a una dimensione colloquiale e a un intenso lavorìo di voci. 

Tra le quali senza dubbio primeggia, non tanto Edipo interpretato da Marco Foschi, quanto l’oracolare Tiresia, a cui Roberto Latini dona la sua speciale timbrica. Un dettato profetico, il suo, che fin dall’inizio, dalle prime sillabe – “ Sei tu” – vibra un’accusa che traduce in parole il volere degli dei. Di Apollo, in particolare.

Roberto Latini - ph Andrea Macchia - Pompei
Roberto Latini – ph Andrea Macchia

Apollo obliquo 

Un Apollo invisibile, obliquo, invocato dai cori come sterminatore e costruttore di altari al tempo stesso. E del resto, Pier Paolo Pasolini, nel suo film del 1967, aveva affidato quel ruolo a un attore santo e ribelle del ‘900, Julian Beck.

Così, in gran parte scompare la riflessione che fa di questa tragedia il paradigma dell’inchiesta indiziaria (la ricerca di un colpevole alla devastazione da cui è colpita la città di Tebe) e l’archetipo della indagine psicanalitica (il famoso complesso edipico, così caro Freud e ai freudiani).

Ma i tanti pannelli di plexiglas, sporcati da un velo opaco che impedisce la vista e nasconde gli occhi, diventano intanto metafora della cecità. Dell’insostenibilità del vedere la verità a cui lo stesso Edipo costringerà se stesso, trafiggendosi gli occhi con due spilloni.

Azione che per fortuna non viene mostrata, come è accaduto invece in molti allestimenti realistici (o iper-realisti) della tragedia. Che qui resta tutta sul piano delle voci. E anche delle luci, attraverso le quali il lighting designer, Pasquale Mari, riscrive Pompei, così come già aveva fatto qualche anno fa nell’altro memorabile mito riattivato da De Rosa, Le baccanti di Euripide.

Edipo re - regia Andrea De Rosa - ph Andrea Macchia - Pompei
Edipo re – regia Andrea De Rosa – ph Andrea Macchia

Da Pompei al Vomero

Ma Pompei e le sue rovine non sono che una delle tante location che Napoli e il circondario possono offrire al tutto esaurito degli spettatori. Al centro della città, sulla collina del Vomero, anche Castel Sant’Elmo trasforma in teatro i bastioni militareschi, le rampe, i camminamenti, la piazza d’armi e il panorama stratosferico che da là si gode.

Un progetto ideato da Luciano Melchionna e ora prodotto anche dal Teatro Bellini, già da una settimana catalizza il pubblico. E un’altra ancora ne promette (fino al 14 luglio) vivificando le serate dell’imponente maniero. 

Castel Sant'Elmo - Dignità autonome di prostituzione
Castel Sant’Elmo

I mestieri più antichi del mondo

Intitolato Dignità autonome di prostituzione, il gioco teatrale di oltre 30 performer ci ricorda che, come tutti i mestieri, anche quello dell’attore qualcosa trae dall’antichissima pratica dell’offrirsi a pagamento

Così un gruzzolo di dollarini, acquistato in anticipo dal singolo spettatore, permette di pagarsi specifiche prestazioni d’attrice e d’attore (entro i confini del lecito, beninteso) in un viavai, a luci rosse, di monologhi e assoli musicali.

Ambitissimi, affollatissimi, quasi da far concorrenza alla Napoli dei bar, delle lounge, delle pizzerie e dei ristorantini all’aperto, che sono il potente tessuto estivo di una città che non dorme

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Le locandine

DE RERUM NATURA [There is no planet B]
liberamente ispirato al De Rerum Natura di Tito Lucrezio Caro
adattamento e regia Davide Iodice
drammaturgia Fabio Pisano
con Aida Talliente, Ilaria Scarano, Carolina Cametti, MariaTeresa Battista,Greta Domenica Esposito,, Sergio Del Prete, Wael Habib, Giovanni Trono,, Marco Palumbo, Emilio Vacca 
e con la partecipazione straordinaria di Orchestrìa
scene maschere e pupazzi Tiziano Fario
costumi Daniela Salernitano
luci Loic Francois Hamelin
musiche originali Lino Cannavacciuolo
produzione Teatro di Napoli – Teatro Nazionale

EDIPO RE
di Sofocle
traduzione Fabrizio Sinisi
adattamento e regia Andrea De Rosa
con Francesca Cutolo, Francesca Della Monica,, Marco Foschi, Roberto Latini, Frédérique Loliée , Fabio Pasquini
scene Daniele Spanò
luci Pasquale Mari
suono G.U.P. Alcaro
costumi Graziella Pepe 
produzione TPE – Teatro Piemonte Europa, Teatro di Napoli – Teatro Nazionale, LAC Lugano Arte e Cultura, Teatro Nazionale di Genova, Emilia Romagna Teatro ERT / Teatro Nazionale

DIGNITÀ AUTONOME DI PROSTITUZIONE
uno spettacolo di Luciano Melchionna
dal format di Betta Cianchini e Luciano Melchionna
regia Luciano Melchionna
con Raffaella Anzalone, Maria Avolio, Antonio Barberio, Carlo Caracciolo, Federica Carruba Toscano, Elisabetta Cianchini, Riccardo Ciccarelli, Vincenzo Colursi, Cinzia Cordella, Veronica D’Elia, Marika De Chiara, Giampiero de Concilio, Valentina De Giovanni, Renato De Simone, Dario Di Pietro, Annarita Ferraro, Alessandro Freschi, Martina Galletta, Mariano Gallo, Luciano Giugliano, Gabriele Guerra, Her, Vincenzo Leto, Antonio Prestieri – Maldestro, Claudio Marino, Gianluca Merolli, Raffaele Milite, Antonella Monetti Dolores Melodia, Francesca Morgante, Pierfrancesco Scannavino, Irene Scarpato, Simona Seraponte, Toto Traversa Spaghetti Casanova, Gianluca Vesce, Annarita Vitolo
produzione Ente Teatro Cronaca Vesuvioteatro – Teatro Bellini

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