A Bassano del Grappa, si conclude domani, 1 settembre, B.Motion la sezione che OperaEstate Festival dedica ai linguaggi del contemporaneo.

Lascia l’ultimo ballo
Ioanna Paraskevopoulou, greca, calza scarpacce pesanti. Con quelle, tira calci, pesta il pavimento, scalpita su una pedana. Il rumore del calpestio e delle pedate diventa così colonna sonora di All of my love, la sua recente creazione. “Se non ci fosse domani, che musica sceglieresti per il tuo ultimo ballo?” Poi fa polpette di alcuni microfoni che pendono dall’alto. Li fa ondeggiare e li schianta a terra. Ricavandone sonorità impreviste.
Baptiste Cazaux, svizzero, armeggia con le casse acustiche. Emanano ronzii, pattern melodici, ritmi, musichette. Lui le sposta di qua e di là, le risistema, ci si siede sopra. Quindi, preso da una frenesia impazzita, comincia sbattere la testa (headbanging, pare si chiami) e a correre tutto intorno, violentemente, sudando copiosamente, elettrizzato dai suoi stessi rumori. Alla fine, sfinito e ansimante, si acquieta e si riposa. Il tutto si intitola Gimme a break. Come dire: “e piàntala, dammi un attimo di respiro”.

L’urlo che terrorizza il New Jersey
Sati Veyrunes, francese occhi di ghiaccio, ha alle spalle uno smisurato sound system, che invade tutto l’altare di una chiesa: enorme organo nero che riempirà la navata degli strepiti e delle urla della stessa danzatrice.
Il suo coreografo e autore di Bless the sound that saved a witch like me, Benjamin Kahn spiega: “Nel settembre 2020, in piena pandemia, un gruppo di madri del New Jersey decise di riunirsi in un parco e di urlare a squarciagola. Associato alla rabbia, all’isteria, al caos, censurato nelle dinamiche sociali, in questa pièce, l’urlo diventa uno strumento di cui riappropriarsi, espressione radicale e istantanea di un’urgenza personale nello spazio pubblico e politico”.

A Chara Kotsali, greca anche lei, piace un sacco registrare la propria voce e moltiplicarla grazie a una serie tracce audio sovrapposte, che trasformano una solista in un coro.
La messa in abisso del canto è al centro del suo titolo To be possessed, che si occupa appunto di possessioni. Cioè delle condizioni psicofisiche in cui un individuo viene abitato da entità soprannaturali, spiriti o diavoli che siano. Quando non sono invece psicosi, o è il privilegio dell’arte.
Ponte vecchio, nuova frontiera
Li vedo, questi spettacoli, uno dopo l’altro nei quattro giorni che passo a Bassano del Grappa, famosa per il Ponte Vecchio (quello degli Alpini, disteso sopra le acque del Brenta). Ma del tutto nuovo è il cartellone imbastito a B.Motion, il final countdown che nelle due ultime settimane di agosto segna la conclusione di OperaEstate Festival. Ne esco emotivamente impressionato.
Ciò che risulta curioso è che quei titoli siano catalogati come spettacoli di danza. Quando, in realtà, il loro cuore, il loro battito, è fatto di suoni. Certo, i performer si muovono, pure egregiamente, ma più che coreografia direi che in ballo qui è il rapporto tra corpi e suoni, l’interazione, la mutua presa.
Le forme di questo rapporto diventano un’interessante frontiera, che il programma di B.Motion 2024, di cui è responsabile Michele Mele, prova quest’anno ad affrontare. Sbarazzandosi agilmente delle barriere che ancora oggi vorrebbero separare danza, teatro, musica. Figurarsi. Andate però a dirlo al Ministero.
Disassare gli arti
Così per esempio, è un bel problema inquadrare Crepa (ne avevo già parlato dalla NID 2023 di Cagliari) creazione in cui la scrittura poetica di Arianna Ulian e la sua voce prendono il sopravvento sul disegno di danza di Sara Sguotti. E mettono in gioco, attraverso le parole, un lessico neuro-motorio che qui è di casa.
“… che ha disassato gli arti
aumentano le dosi
ha un codice esenzione
la spingono a piegare
deve essere idiopatico
chi se ne prende cura
le porgono una sedia
maledice ogni vivente
se fa discinesia
il blocco delle braccia
maledicono il dosaggio
si muove lentamente
non vedo alternativa
perdendo automatismi
se ipersessualizza
procede discinetica
la degenerazione
fa parte della vita“
(da CrePa di Arianna Ulian)

Bassano d’altra parte è il punto di irradiazione di Dance Well, progetto e anche rete che, attraverso la danza, mette in movimento persone che convivono con il Parkinson, e non solo. Abbiamo premiato Dance Well, nell’edizione 2023 di Rete Critica.
Molti altri spettacoli sono riuscito a vedere in quei quattro giorni a B.Motion. Dalla emozionata e inclusiva Delivery di Elevator Bunker, al gioco di società per aspiranti allevatori di mucche, The Game, congegnato da Trickster-p. Fino al concerto di esasperata lingua carnica di cui è stato protagonista il friulano Massimo Silverio.
Koltès poco prima delle foreste
Ma lassù, a Bassano, ci sono andato soprattutto per un’altra ragione: il Progetto speciale Koltès che Michele Mele ha voluto concentrare attorno a quel testo che l’autore francese aveva deciso di accreditare come suo primo lavoro teatrale, La notte poco prima delle foreste.
Bernard-Marie Koltès (1948-1989) ne aveva scritti anche altri, prima. Ma li aveva poi ricusati. Perché quello, proprio quello, sarebbe dovuto essere il suo incipit teatrale.

Koltès ad Avignone
Un colpo allo stomaco
Aveva colpito il pubblico di Avignone 1977, questo monologo in cui un uomo, uno straniero, disperatamente chiede ascolto, ospitalità, inclusione. E tanto più, vent’anni dopo, le stesse parole avrebbero afferrato lo stomaco del pubblico televisivo, quando Pierfrancesco Favino le aveva dette in una serata di Sanremo 2018. Lacrime sue, lacrime degli spettatori.-
Eravamo allora nel mezzo delle crisi umanitarie, con migranti su navi e su rotte balcaniche e alpine. E mancava poco, pochissimo, all’assunzione di Matteo Salvini al Viminale (primo Governo Conte) e al successivo famoso braccio di ferro Salvini-Rackete sulla Sea-Watch 3.
Ora che Salvini si occupa solo di Trasporti e Infrastrutture, risulta più agile ricollocare La notte poco prima delle foreste, in un contesto più direttamente teatrale.

Resistere alle violenze del mondo
“Anche il napoletano può diventare la lingua di chi chiede una stanza, l’ascolto di un compagno, una zona di luce nella catastrofe: è una forma di resistenza alla violenza del mondo”. Domenico Ingenito racconta così la genesi di Nuttata, sua traduzione partenopea di quel testo.
Quanto mai aderente alle solitudini indistinte delle metropoli, a emarginazioni senza tetto, a stranieri e straniamenti, “al rumore di fondo delle nostre città”, la versione napoletana di Ingenito ha dato avvio al progetto virtuoso che Mele ha pensato di espandere a altre due lingue urbane.
Anche ai veronesi Babilonia Teatri e ai palermitani Giuseppe Massa (di Sutta Scupa) e Dario Mangiaracina (del duo La Rappresentante di Lista) Mele ha infatti chiesto di declinare l’indeclinabile francese di Koltès.
Ne è uscito un trittico. Che non solo scioglie l’anchilosata versione in italiano standard, ma vi orienta altri fasci di luce, per cogliere rifrazioni inedite tra le righe di un monologo che non è ancora il capolavoro (come sarà invece il dialogo di Nella solitudine nei campi di cotone, nove anni dopo).

Nuttata – Domenico Ingenito -ph Giancarlo Ceccon
Derive sottoproletarie
Attraverso la lingua napoletana, intercettata anche tra le marchette di piazza Garibaldi, in Nuttata Ingenito aveva messo a fuoco il realismo di una deriva sottoproletaria, perdente ma vitale. E in controluce, ora, nelle sale affrescate del bassanese Palazzo Sturm, la sua voce fa trasparire la lezione maestra e notturna, eduardiana quasi, di Enzo Moscato.
In Foresto invece Babilonia Teatri affida alla LIS (la lingua italiana dei segni) una performance silente di Daniel Bongioanni – una non-voce, un vocabolario gestuale – che viene doppiato in sincrono da Enrico Castellani. Il quale jazza, alla veronese, la richiesta d’ascolto di colui che non parla. È la supplica di amore e ascolto di una umanità muta, foresta, cortocircuito tra il forestiero e le foreste del titolo.

Compongono infine un distico, che più non distingue tra lettura e canto, i due siciliani, nel verde pomeridiano di una villa veneta. È rabbioso, implorante, controrealista, il vociferare di Massa, palermitano come Scaldati. Palermitano come il rappresentante Mangiaracina, che ha la disinvoltura della musica, del torso nudo, della chitarra che imbraccia, di chi con le mani, con i piedi, con il cuore, ciao ciao.

Dario Mangiaracina e Giuseppe Massa in Canzuna Segreta – ph Giancarlo Casson
Tradurre tradire
“Tradurre di più, tradire di più” dicono in coro le tre versioni. Solo così, del resto, ci si fa garanti della vitalità disperata di un testo.
Che oggi come cinquant’anni anni fa, fotografa la periferia umana e l’ammutinamento ostinato dei marginali, di tutti i marginali, davanti a quella realtà, anche teatrale, che chiamiamo mainstream.
LE LOCANDINE
NUTTATA
traduzione, scrittura e lettura Domenico Ingenito, co-produzione Interno5, OperaEstate Festival
FORESTO
cura, adattamento e regia Babilonia Teatri, traduzione LIS Daniel Bongioanni, musica live e sound design Giovanni Frison, con Enrico Castellani e Daniel Bongioanni, co-produzione Pergine Spettacolo Aperto, OperaEstate Festival, Teatro Scientifico di Verona
CANZUNA SEGRETA
traduzione e adattamento Giuseppe Massa, musiche Dario Mangiaracina, con Dario Mangiaracina e Giuseppe Massa, produzione OperaEstate Festival
ALL OF MY LOVE
ideazione, coreografia e interpretazione Ioanna Paraskevopoulou, sound design e musica Aliki Leftherioti, scenografia Eleni Stroulia e Ioanna Paraskevopoulou, produzione esecutiva Kassie Kafetsi – Cultόpιa, commissionato e prodotto da Onassis Stegi
GIMME A BREAK
coreografia e performance Baptiste Cazaux, musica Être Peintre, co-produzione La Bâtie – Festival di Ginevra, Théâtre Sévelin 36, L’Abri, KLAP Casa per la danza
BLESS THE SOUND THAT SAVED A WITCH LIKE ME
un assolo coreografico di Benjamin Kahn creato per Sati Veyrunes, nell’ambito del festival + de Genres, KLAP Maison pour la danse – Marseille
TO BE POSSESSED
coreografia e performance Chara Kotsali, drammaturgia Dimitra Mitropoulou, commissionato e prodotto da Onassis Stegi
CREPA
di e con Sara Sguotti e Arianna Ulian, testi Arianna Ulian, produzione Perypezye Urbane, co-produzione OperaEstateFestival \ CSC centro per la scena contemporanea di Bassano del Grappa, MilanoOltre























