Non c’è più Glauco Mauri. Dove saranno ora, le lacrime della Duse

Mancava poco più di un giorno al suo 94esimo compleanno. Ma proprio su quella soglia, mentre doveva andare in scena, a Roma, con De Profundis, è scomparso Glauco Mauri.

Glauco Mauri al Teatro La Pergola di Firenze
Glauco Mauri al Teatro La Pergola di Firenze

Un mese fa avevo letto per QuanteScene! il racconto della sua vita, racchiuso nel volume autobiografico che si intitola Le lacrime della Duse, ritratto di un artista da vecchio (a cura di Mauro Paladini, Edizioni Falsopiano, 2023).

Ripropongo perciò quell’articolo, e provo così a ricordare ora, attraverso uno scorcio della sua carriera, uno di quegli splendidi leoni bianchi che hanno fatto la scena italiana nel ‘900. E non solo. 

Leggi Le lacrime della Duse.

QuanteScene! a quota 200.000. Incredibilmente

Che vi devo dire. Il traguardo era fissato a ottobre 2024. Un minimo di anticipo però non guasta. Oggi QuanteScene! ha superato le 200.000 visite dall’inizio delle pubblicazioni.

Per una testata online che si occupa di “ciò che succede nei teatri” non mi pare male. Niente, niente male.

thank you 200k
Thank You 200k

Capita, nelle occasioni in cui questo blog fa numero tondo, che io pubblichi un post commemorativo. L’ho fatto sempre negli anni precedenti. Beh, stavolta sono 200k. E un postino (nel senso di post piccolo piccolo) ci sta.

Due post da record

Allora festeggio e dico solo un cosa: due articoli di parecchio tempo fa battono tutti gli altri per numero di visualizzazioni. E quindi di lettori, poiché per ogni articolo il tempo medio di lettura (ripeto, medio) oscilla attorno ai 2 minuti. Questo almeno dicono gli Analytics.

Ci sono dunque due post che sopravanzano tutti gli altri per visualizzazioni. Uno è quello dedicato a Raffaella Carrà, in occasione della sua scomparsa, il 5 luglio 2021. Era intitolato Com’è bello far l’amore (da Trieste in giù). Le mappe amorose di Raffaella Carrà.

QuanteScene! Raffaella Carrà
Raffaella Carrà

L’altro rievoca un mio lontano incontro a Tampere con Igvar Kamprad, che è stato il fondatore dell’Ikea (l’ho pubblicato a febbraio 2021). Titolo: In sauna, nudi e sudati. Potrebbe sembrare normale. Invece no.

Nulla a che fare, apparentemente, con il teatro. Eppure se andate a leggerlo, vedrete che il teatro ci sta, eccome.

QuanteScene - Kamprad
Igvar Kamprad

E poi gli altri

La classifica vede poi ben piazzati, in alta posizione, articoli che parlano di Marco Cavallo e Franco Basaglia, o delle barzellette scorrettissime di Ascanio Celestini, o ancora quello intitolato Daphne Money, sul set delle chat video erotiche.

Insomma l’avete capito: a piacere sono i titoli piacioni, quelli un po’ scollacciati. Mica come questo di oggi. O come quello che presentava il breve manuale tascabile sul teatro italiano contemporaneo, che avevo distribuito tra i miei studenti. Articolo che però risale al 2020. Articolo che, senza mezzi termini, andrebbe riscritto. Tranquilli, lo farò a breve.

QuanteScene! Teatro italiano contemporaneo for dummies

Sia come sia, sempre grazie. Ai lettori passati, a quelli presenti, e a quelli che verranno. Almeno finché QuanteScene! regge. A lungo, spero.

Auguri, perciò.

Che lavoro fai? Il curator. Sì, ma di lavoro, cosa fai?

La distribuzione degli spettacoli dal vivo. Un percorso di curatela è un volume di Elena Lamberti, pubblicato da Titivillus.

Il libro esamina il ruolo dei curatori nel complesso sistema produttivo e distributivo del teatro italiano, in particolare per il settore dell’innovazione.

Elena Lamberti - Distribuzione - Curatela - Titivillus

Dialoghi filosofici

Quasi fosse un dialogo filosofico, circolava da anni, dentro e fuori della rete, un  meme assai istruttivo.

Immaginate due tipi, uno di fronte all’altro. “Che lavoro fai?” domandava curioso il primo tipo. “L’attore” rispondeva il secondo. E il primo, ancora più curioso: “Sì, ho capito, ma di lavoro, cosa fai?”.

Un modo per dire che il lavoro teatrale, riassunto dall’immagine totalizzante dell’attore, nell’opinione comune non veniva percepito come un lavoro. Cioè serio, dignitoso redditizio. Ma se non era un lavoro, quello nello spettacolo dal vivo, cos’altro era?

(Un suggerimento, tanto per dire, l’aveva già offerto, qualche decennio prima, Nanni Moretti nel celebre dialogo di Ecce bombo).

Cristina Manni e Nanni Moretti - Ecce bombo (1978)
Cristina Manni e Nanni Moretti – Ecce bombo (1978)

“Sì, ma di lavoro, cosa fai?”

Da quella tragedia in tre battute, era nato pure un libro. Questo sì serio e dignitoso. Non so quanto redditizio. Si intitolava appunto Attore… Ma di lavoro cosa fai? (a cura di Mimma Gallina, Luca Monti, Oliviero Ponte di Pino, FrancoAngeli Editore, 2018). Nelle prime pagine Ponte di Pino rievocava l’ormai celebre dialogo. E sornione, ne aggiungeva degli altri. Per esempio, questo.

Il primo tipo: “Allora, che fai di bello?”. Il secondo, un giovane: “Lavoro in teatro”. Il primo: “Sì, ma di lavoro, cosa fai?”.

E qui, a sorpresa, il tipo giovane snocciolava: “Beh, in pratica sono una via di mezzo tra il curator, lo stakeholder manager, il project management certificator e il cultural strategist.

Esclamava allora il primo : “Cultural stragist! Dev’essere una figata. Ma allora guadagni un sacco!”.

Il percorso della curatela

Non so se ci si guadagni un sacco ma, di fatto, un lavoro è. A sei anni da quel libro, a quattro dal botto della pandemia e dal poderoso dibattito sulla precarietà del lavoro teatrale, c’è chi ci fa notare – per propria esperienza – che lavoro, quello è davvero.

Lo spiega, lo sostiene, lo difende Elena Lamberti, nel suo libro pubblicato da poco da Titivillus: La distribuzione degli spettacoli dal vivo. Un percorso di curatela (pp. 192, euro 18). 

Elena Lamberti - Distribuzione - Curatela - Titivillus


Ora, vi confesso che io non ho capito esattamente che lavoro faccia Elena Lamberti. In pratica, ne fa tanti. Una dozzina almeno. E nel libro espone appunto cosa significa lavorare in teatro senza essere per forza di cose attori, o registi, o drammaturghi. Ma curator (perdonate il latino, e anche i plurali maschili generici, cerco solo di non tirarla in lungo). 

Di sé Lamberti dice: sono una curatrice indipendente. Questo ancora non basta. Per chiarirlo meglio, chiama a raccolta un sacco di altre persone che lavorano nel teatro, senza fare gli artisti. E li interroga. In quattro capitoli riporta poi le interviste che, da punti di vista diversi ma convergenti, provano ad arrivare al punto. Che lavoro è questo del curator?

Ognuno ha una sua definizione. “È un percorso di accompagnamento”. “È un’azione multipla di talent scouting, di sostegno alla dimensione professionale e di audience development”. “Vuol dire intuire le possibilità latenti di un progetto”. “È una tessitura di rapporti”. “È l’arte di capitalizzare le conoscenze con le persone”. Insomma, il curator di cose ne fa parecchie. E necessita di sensibilità e intuito. Deve dare e saper guadagnare la fiducia.

Vendere o curare

Nei primi capitoli, approfittando della propria esperienza ventennale, Lamberti propone un metodo, e cerca di districare il nodo che dalla vendita degli spettacoli sposta la professione verso l’accompagnamento e la cura degli artisti che li creano. Conosce bene infatti il peso commerciale che oggi, al tempo della GDO (la grande distribuzione organizzata: Lidl, per fare un nome solo) si attribuisce alla parola distribuzione.

La distribuzione – sostengono molte di quelle voci – è la bestia nera, “il grande malato del sistema teatrale e coreografico italiano”. Anche perché – lo sanno anche i muri – il mercato teatrale è saturo, ingolfato, colpito da asfissia. Troppa offerta e poca domanda. Troppi spettacoli, pochi spettatori. In altre parole, sovraproduzione.

È in questo senso che i percorsi di curatela indicati da Lamberti fanno il paio con le indicazioni di un altro volume, uscito da qualche anno. Quello di Francesca D’Ippolito (c’è anche lei tra gli intervistati), che si intitola Produrre teatro in Italia, oggi (Dino Audino Editore, 2022, pp. 128, euro 16). Con il piglio del manuale, il libro affronta l’altro versante, quello della produzione. Produrre e distribuire (assieme a programmare e comunicare) sono del resto i punti cardinali di quel complesso sistema che è lo spettacolo dal vivo. 

Per non cadere nel tranello

Per concludere allora: se vi piace o vi piacesse lavorare in teatro, ma non vi brucia dentro il fuoco sacro del palcoscenico (“a me gli occhi, please”), il libro di Lamberti, e anche quello di D’Ippolito, dovreste leggerli. 

Eviterete così di cadere nel consumato tranello. “Che lavoro fai?”. “Vendo spettacoli”. “Ah, dev’essere una figata. Scommetto che guadagni un sacco!”

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Elena Lamberti
LA DISTRIBUZIONE DEGLI SPETTACOLI DAL VIVO. UN PERCORSO DI CURATELA
Edizioni Titivillus (Altre visioni, pp 192, euro 18)
prefazione di Oliviero Ponte di Pino
con interventi di Claudio Cirri e Daniele Villa, Diana Arbib, Andrés Neumann, Mimma Gallina, Valeria Orani, Carlotta Garlanda, Silvia Albanese, Michele Mele, Domenico Garofalo, Francesca D’Ippolito, Lisa Gilardino, Giulia Traversi, Hilenia De Falco, Francesco Perrone e Fabrizio Trisciani, Laura Valli, Selena Bassini, Tiziano Pa nici, Dario Aggioli, Stefania Marrone, Daniele Timpano e Elvira Frosini, Stefano Tè, Marco Valerio Amico, Nicola Borghesi, Gianni Farina, Lisa Ferlazzo Natoli, Luca Ricci, Antonio Pirillo e Giorgio Andriani, Andrea Cerri, Gilberto Santini, Donatella Ferrante, Luca Mazzone

Boccia racconta Sangiuliano. Sì, vabbè. Ma Siffredi racconta Rocco

Altro che Sangiuliano e Boccia. E Giorgia. E Giuli. E compagnia cantante. Per noi del teatro, che non cantiamo, ci sono notizie più piccanti.

Siffredi racconta Rocco
Screenshot

Ce le serve proprio adesso – ora che un ministro della Cultura si è dimesso e un altro ne subentra – la testata meglio informata e più tempista d’Italia: Dagospia.

Parentesi: se siete ancora abituati a seguire telegiornali e carta stampata, forse è il momento giusto per cambiare abitudine.

La notizia è questa. Ve la riporto pari pari da come me l’ha appena servita Dagospia.

Siffredi racconta Rocco

Ivan Damiano Rota per Dagospia:

Rocco Siffredi, il pornodivo italiano per eccellenza, è diventato una pop star internazionale celebrata dal cinema. Per la prima volta a raccontarsi sarà finalmente lui, nello spettacolo che segna il suo debutto teatrale: “Siffredi racconta Rocco”, in tour da ottobre nei teatri di tutta Italia.

Un racconto che alterna gag comiche, provocazioni irriverenti, intime confessioni e momenti poetici per ripercorrere un percorso professionale e umano che – al di là delle ansie, dei conflitti interiori, dei momenti di solitudine e sofferenza – ha regalato a Rocco anche tanta gioia, spensieratezza e divertimento.

“Alla domanda: ‘Rocco, ma perché hai voluto fare porno?’, rispondevo: ‘Per far sesso con un numero infinito di donne diverse al mondo.’ Io ho fatto porno per la libertà di essere me stesso ed è stato bellissimo averlo potuto fare, senza però mai dimenticare il rispetto per la libertà degli altri!”

Attraverso la sua incredibile storia, Rocco Siffredi porta il pubblico alla scoperta di quanta comicità possa esserci dietro al sesso, di quanta determinazione siano necessaria per muoversi in un mondo solo apparentemente ‘senza regole’, di quanta passione e spirito di libertà guidino le scelte di chi ha deciso di lavorare nel porno. Soprattutto di quanta bellezza e supporto regalino gli affetti veri, quelli per i quali Rocco è prima di tutto un figlio, un padre, un marito, un fratello, un amico. Un uomo.

Rocco Siffredi

Lo spettacolo, diretto e prodotto da Paolo Ruffini con la sua VERA Produzione, rappresenta per Siffredi una nuova e indimenticabile prima volta, quella in cui mettersi veramente a nudo. E concedersi davvero a tutti: a coloro che lo hanno seguito e ammirato in quasi quarant’anni di straordinaria carriera, a quelli che vogliono conoscere qualcosa di più dell’uomo.

Infine, a se stesso, regalandosi l’occasione di affrontare e superare una nuova ansia da prestazione, quella del palcoscenico, e, in questa relazione dal vivo con il pubblico, capire un po’ di più anche sé stesso”.

Ci sta

Sì, vabbè, Il Ministero della Cultura precipita, e questo non è esattamente giornalismo culturale. Anzi, odora un po’ di comunicato stampa.

Ma, nella tele-novela alla quale da alcuni giorni ci costringono i media, ci sta anche ‘sto pezzo di Ivan Damiano Rota, che di gossipate è un esperto. Vale la pena fidarsi, no?

Del resto, un giorno sì, un giorno no, Rocco Siffredi, qualche dichiarazione (su Alain Delon), qualche polemichetta ( con Lilli Gruber, con Alisa Toaff), qualche ricordo d’infanzia, se lo lascia scappare. Fidiamoci.

Due o tre anteprime, questa estate, lo spettacolo le ha già fatte, sui palcoscenici balneari. Ma da ottobre in poi, gli hanno confezionato una vera e propria tournée nei teatri d’Italia.

E se Siffredi racconta Rocco passa dalle mie parti, magari ve lo racconto pure io.