Contrabbandieri sull’orlo delle frontiere. Visavì 2024 a Gorizia e Nova Gorica

Visavì 2024: è la quinta edizione del festival di Gorizia dedicato alla danza e, prima ancora, a un’idea di confine, la linea che separa e al tempo stesso unisce. In questo caso Italia e Slovenia. E zoomando ancora di più, Gorizia e Nova Gorizia: le due città bifronti che il prossimo anno diventeranno un’unica Capitale Europea della Cultura.

Visavì 2024 - That's all - Davide Tagliavini - ph Giovanni Chiarot
Castello di Gorizia – That’s all – Davide Tagliavini – ph Giovanni Chiarot

La frontiera, a volte, è un lungo snodarsi di filo spinato. Altre volte è una piazza aperta, porosa, attraversabile

Visavì è una manifestazione transfrontaliera. Attraversa la linea che 75 anni fa, rappresentava la cortina di ferro, separazione tra Europa Orientale e Occidentale, al tempo della guerra fredda. Quella stessa linea, 20 anni fa, al tempo delle speranze, era invece un simbolo permeabile: la attraversavi placidamente, abbracciava Italia e Slovenia, riunite assieme sotto la bandiera d’Europa.

Oggi chissà: piccoli posti di blocco (la sindrome Schengen), attraversamenti notturni (la rotta balcanica), la richiesta di documenti (averceli, i documenti), respingimenti (e di nuovo, altre frontiere). La difesa dei confini, sbraitano alcuni.

Le frontiere sono un segno virtuale. Un metro prima, un metro dopo, non cambia nulla. Le frontiere sono anche concrete. Decidono loro da che parte stai

Visavì è un festival di danza. Proprio per questo, può scavalcare le frontiere linguistiche e politiche che in anni di guerre calde e di riattivati nazionalismi tornano a separare la gente. Gente che vive sotto lo stesso sole, mangia gli stessi cibi, si sveglia e va a dormire alla stessa ora.

Uno degli lavori più interessanti presentato nel corso di Visavì 2024, la quinta edizione del festival, si intitolava Amateur Smugglers, produzione ideata dagli italiani Silvia Gribaudi e Andrea Rampazzo per i danzatori della compagnia slovena En-Knap. 

Tradotto, il titolo significa contrabbandieri dilettanti, e si riferisce all’incessante via vai merceologico che la gente di qua e di la del confine era abituata a praticare. Mettendo tutti davanti all’evidenza che le frontiere stanno solo nelle teste e sulle carte geografiche. Per chi ci vive e le attraversa esse sono complicazioni inutili della vita quotidiana. 

Visavì 2024 - Amateurs Smugglers- ph Giovanni Chiarot
Visavì 2024- Amateurs Smugglers – ph Giovanni Chiarot

Ho bisogno di sigarette. Sto andando a fare il piena di benzina. Costa meno la carne qui. I jeans da noi non si trovano. Un litro di grappa, una dozzina di uova?

Per decenni il piccolo traffico di questi improvvisati contrabbandieri ha caratterizzato i territori confinari e il vivere quotidiano in queste zone. Oggi le regole della Comunità Europea non ostacolano le merci. Le leggi degli Stati criminalizzano invece le persone che “di contrabbando” le attraversano, e violano “i sacri confini“.

Vengono da Ungheria, Spagna, Slovenia e Italia i giovani performer di En-Knap. L’impulso coreografico di Gribaudi e Rampazzo li ha sospinti a cercare il rischio e il desiderio che le frontiere (ma qualsiasi ostacolo, qualsiasi limite) fanno sempre scaturire. Le regole del lecito, l’attrazione dell’illecito. 

Visavì 2024 - Amateurs Smugglers- ph Giovanni Chiarot
Visavì 2024 – Amateurs Smugglers– ph Giovanni Chiarot

La scelta della libertà è il tema di questo spettacolo veloce e disinvolto, in cui la danza è il tramite espressivo delle proprie scelte e coinvolge ed energizza anche il pubblico, in quel circo-danza che Gribaudi riesce sempre a costruire (vedi il caso di R.Osa, vedi il caso di Graces).

I luoghi, i momenti, gli edifici, la natura. Il mantra del site-specific

È chiaro poi che di molti altri temi e titoli, un festival si compone. Uno come me, che si annoia davanti alla danza-danza e preferisce creazioni che si adattano ai luoghi, agli edifici, alla natura circostante (il famoso mantra del site-specific) ne ha trovato alcuni interessanti.

Un bolero molto particolare, per esempio, ravvicinato, di epidermidi, di membra nude, inventato da Maria Focaraccio e Emanuele Rosa. Paesaggio di due corpi, perimetrati da un tappeto, How to_just another boelro è stato ambientato prima nella sala di un museo d’arte contemporanea, poi in un villone aristocratico, infine nella sala più intima di un castello. Sapientemente integrato a una visita guidata al luogo.

Visavì 2024 - How to - Maria Focaraccio Emanuele Rosa - ph pz
How to – Maria Focaraccio Emanuele Rosa – ph Giovanni Chiarot

Così come, in un altro castello, quello di Gorizia, nel salone degli Stati provinciali, Davide Tagliavini ha dispiegato il suo solo, That’s all, tra stemmi nobiliari e antichi caminetti. 

Mettete pure nel conto gli spettacoli da palco, che il Teatro Verdi di Gorizia hanno accolto, forti di firme ormai accreditate come quelle di Pablo Girolami (Selective Breeding) e Adriano Bolognino (Skirk). E aggiungete infine il contest di sfide che giovani talenti di hip-hop e break dance, portano ogni anno qui, richiamati dalla proposta della compagnia Bellanda.

Experimental Contest by Compagnia Bellanda - ph pz
Experimental Contest by Compagnia Bellanda – ph Giovanni Chiarot

Visavì 2024 e GO!2025, le azioni transfontaliere

Spettacoli, walk-experience, attraversamenti, laboratori e incontri pubblici, sono stati insomma al centro delle cinque giornate di Visavì 2024. Ideato nel 2018 da Walter Mramor e realizzato dal centro di produzione teatrale Artisti.Associati, il festival si pone ora come modello per quelle azioni transfrontaliere che caratterizzeranno, a partire dal febbraio prossimo, le iniziative di GO!2025, il programma completo di attività con cui Gorizia e Nova Gorizia realizzano il titolo di Capitale europea della Cultura

Artisti.Associati ha approfittato dell’occasionde per illustrare l’ampiezza del suo intervento in GO!2025, che vorrà dire farsi da tramite con istituzioni italiane forti come AterBalletto e reti europee di spettacolo dal vivo: Aereowaves è la più importante, con i suoi 46 partner, da 34 Paesi diversi, ma anche PanAdria, più piccola, e focalizzata su artisti da Croazia, Slovenia e Italia.

Visavì 2024 - manifesto

Il progetto più ambizioso è stato comunque l’acquisizione, grazie ai fondi Pnrr, di un edificio in una delle vie storiche di Gorizia. In quegli spazi prenderà il via a breve, Borgo Live Academy, un doppio percorso di specializzazione internazionale per professionisti del teatro e della danza.

La ristrutturazione dell’edificio, che un tempo ospitava attività commerciali, ha previsto la collocazione, a piano terra, di una saletta teatrale di 45 posti, a cui si aggiungono, ai piani superiori, sale prova e la foresteria per Artisti in Residenza. 

Settore, questo delle Residenze, in cui, assieme a CSS-Udine (ideatori di Dialoghi) e La Contrada (ideatori di Vettori), anche Artisti.Associati (con il proprio progetto, Artefici) mantiene alta, in Friuli Venezia Giulia, la qualità delle forme di accoglienza, accudimento e sostegno organizzativo a coloro che creano dal vivo.

Get back to dance. Lo grida NID 2024 da Vicenza. Ci dobbiamo credere?

Con cadenza oramai annuale, anche NID 2024 – New Italian Dance Platform – registra le tensioni, i picchi e le cadute della coreografia italiana contemporanea. L’esortazione di quest’anno è Get Back to Dance. Chissà se dobbiamo crederci.

Nid 2024 - A human song - Chiara Frigo - ph. Roberto Di Biasio
A human song – Chiara Frigo – ph. Roberto Di Biasio

Palladio e il Leone

Esitanti, un po’ in soggezione, siamo entrati nella Basilica. L’ambiente è smisurato, immenso, palladiano. Il silenzio ci inquieta per qualche minuto, quando le luci si abbassano. Sotto le alte volte, dorato e silenzioso, il leone di san Marco ci scruta. Lo sguardo punta in basso.

Chissà che animale sarà – sembra dire – quello là che si muove al suolo. Sono gesti rallentati e felini, quelli: forse un ghepardo, un puma. A tratti però la bestia esibisce movenze scimmiesche: sì, è un animale umano.

La maschera, dorata anch’essa, gli nasconde il volto. E luccicano come pietre preziose, nel mezzo, i due occhi. Sono proprio pietre preziose, anzi. Brillano nella penombra.

Nid 2024 - Un mondo altrove  - Nicola Galli -  ph. Roberto Di Biasio
Un mondo altrove – Nicola Galli – ph. Roberto Di Biasio

Geografie dell’altrove

Il lavoro che più mi ha colpito nel cartellone di questa NID 2024 (l’ottava edizione della piattaforma italiana della danza contemporanea) è stato Un mondo altrove: coreografia non recente (2020) di Nicola Galli. 

Nella maestosità della Basilica Palladiana di Vicenza lo stesso titolo ha però una conformazione diversa. Dei quattro interpreti dell’originale, resta solo l’autore, misteriosa creatura che si incammina nelle geografie dell’altrove, solitario, in spazi esotici.

Dall’America azteca o inca evocata da quella maschera, ai gesti che sposano le favole della narrazione danzata indiana, il bharatanatyam, per dirne una. E il puzzle dei piccoli pezzi di legno, sopra i quali il performer si muoverà, ritualmente, come un felino, hanno il colore delle essenze africane. Il loro odore forse. E poi c’è Bali, c’è il Giappone. C’è, a riconoscerla, perfino qualche eco estrusca.

Uno sciamano a NID 2024

A supportare la vista, esplode a un certo punto la potenza orchestrale di uno dei Pezzi su una nota sola di Giacinto Sclesi (1905-1988). Compositore ombreggiato dallo svilupparsi del secolo, musicista di nicchia, ma possente, spirituale, cosmopolita. E vibrano mossi dalla quella autorità timbrica i mattoni rustici e rossi che Palladio imbozzolò nel rigore architettonico di un Rinascimento tutto bianco.

Nid 2024 - Un mondo altrove  - Nicola Galli -  ph. Roberto Di Biasio
Un mondo altrove – Nicola Galli – ph. Roberto Di Biasio

La Basilica risuona come un corpo unico, mentre la bestia, danzatore oramai sciamano, geroglifico, indigeno santo, si aggira alla ricerca, forse, della via di fuga. Dalla mediocrità del presente.

Ciò che invece mi annoia

Ecco, questa, nei luoghi, collocata in situ, ogni volta diversa, è la danza che più mi piace. L’altra, quella da palcoscenico, con luci radenti e leccatissime, con movimenti che si assomigliano tutti, con estenuate sequenze, che per necessità di mercato durano 50 minuti, ma hanno già perso forza dopo un quarto d’ora, ecco, francamente, quella danza là, mi annoia.

Parecchia ne ho vista, in questa nuova puntata di NID 2024, che ha assunto cadenza annuale, e forse per questo tende a confondere l’eccellenza, con la smania iper-produttiva, che contraddistingue oramai lo spettacolo dal vivo in Italia. 

Mi viene da dire che sono più vivi, per quanto acerbi, magari pasticciati, certi Open Studios di corta durata (se ne sono visti 6, alcuni molto interessanti), se confrontati con gli spettacoli da serata piena, di nomi affermati. Quelli con drammaturgie pretenziose (e sbilenche), tute aderentissime e glitter (per mettere in mostra i glutei), e gli sbuffi di fumo (che fanno sempre effetto).

Nid 2024 - Alce  - Fabrizio Favale -  ph. Roberto Di Biasio
Alce – Fabrizio Favale – ph Roberto di Biasio

Tappeti e piumaggi

Ci si inventa di tutto, poi. Tappeti da judo su cui placcare gli/le avversari/e (Sport, di Salvo Lombardo). Pelliccioni da bestia preistorica e lunghi piumaggi avicoli come copricapo (Alce, di Fabrizio Favale). Il gioco degli scacchi (Zugzwang, dei fratelli Lauro). Corpi scultorei e nudi che solleticano la platea (That’s all folks, di Bigi-Paoletti). Sì, ma poi, come nel post-coitum, prosaicamente e a vista, tocca rimettersi le mutande.

Bisogna però dire che, se c’è bravura e se ci sono anche le idee, l’eccellenza alla fine si manifesta.

Correre per la vita

Nella serata finale ha strappato consensi e emozioni a tutto il pubblico, Samia di Adriano Bolognino. Anche perché, con quel nome, il pensiero va alla giovane velocista somala Samia Yusuf Omar, scomparsa a 21 anni, su un barcone al largo di Lampedusa, mentre tentava la traversata per qualificarsi alle Olimpiadi di Londra del 2012. 

Samia - Adriano Bolognino - ph Roberto Di Biasio
Samia – Adriano Bolognino – ph Roberto Di Biasio

Un ribaltamento del destino che si manifesta in una creazione fluida e millimetrica, sportiva e tragica, perfettamente eseguita in sincronie perfette dalle sei interpreti.

Che nelle forti bracciate svelano la ostinazione disperata di chi nello sport, come nella danza, sta tentando la propria via di fuga da un presente insopportabile.

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UN MONDO ALTROVE
coreografia, danza, maschera Nicola Galli
produzione TIR Danza, stereopsis, co-produzione Marche Teatro /Inteatro Festival, Oriente Occidente
residenze artistiche DID Studio /Ariella Vidach, Centro di Residenza della Toscana (Armunia – CapoTrave / Kilowatt), Oriente Occidente Studio_Passo Nord, con il supporto di Rete Almagià

SAMIA
coreografia Adriano Bolognino
musiche originali di Vito Pizzo
musiche A Winged Victory for the Sullen
interpreti Rosaria Di Maro, Laura Miotti, Serena Pomer, Roberta Fanzini, Noemi Caricchia, Ines Giorgiutti
costumi Rosaria Di Maro con lavori di Andrea Bolognino
produzione Körper | Centro Nazionale di Produzione della Danza, Rum för Dans, Orsolina28
con il supporto di MiC – Ministero della Cultura, Regione Campania, IIC Colonia, Staatstheater Darmstadt – Hessisches Staatsballett, NID 2024 Platform

La sostenibile leggerezza dei cevapcici

In qualche lettera che non riesco ora a ritrovare, James Joyce attribuiva a Basovizza/Bazovica il titolo di ottava (o undicesima, chissà) “meraviglia del mondo”. Ironicamente.

Questo minuscolo paese del Carso triestino che ora fa da confine tra Italia e Slovenia (e tra Salvifico Occidente e Pericolo Slavo, parecchi decenni fa) entrava dunque a far parte dei portenti che lo scrittore irlandese aveva scoperto nel suo lungo soggiorno a Trieste e dintorni (1904-1920).

“And Trieste, ah Trieste ate I my liver!” Ovvero: mi ci sono mangiato il fegato, a Trieste, scrive nel Finnegans Wake).

Cevapcici
Cevapcici

Ma Joyce forse ignorava che già allora a Basovizza/Bazovica si potevano assaggiare anche “i migliori cevapcici del mondo”.

Lo si può fare ancora oggi, in una delle tante sagre che fioriscono d’estate sull’altipiano carsico (Prosecco/Prosek, Trebiciano/Trebče, Banne/Bane, …) e nelle trattorie con griglia e caminetto acceso che d’inverno lo costellano.

Cevapcici, what is this?

Ma – è l’obiezione più facile – “i migliori cepavcici del mondo” non si mangiano invece a Banja Luka in Bosnia? O a Leskovac in Serbia? O non bisogna piuttosto avventurarsi lungo la rotta balcanica, a ritroso, fino in Romania, e addirittura più in là – ironia a parte – nel Libano martoriato, in Egitto, in Pakistan, in India?

In tema di cevapcici, le guide e i manuali, dalla Michelin a TripAdvisor a Giallo Zafferano, non risparmiamo indicazioni e consigli. Ma per i lettori che non hanno tanta familiarità con la tradizione alimentare del Sud-Europa, c’è bisogno a questo punto di spiegare che cosa sono i cevapcici. Anzi, prima di tutto, farli vedere.

Cevapcici

Al summit dei banchieri

Uno spettacolo che mi è captato di intercettare, qualche sera fa, viene a mettere una parola definitiva sulla questione. Con accompagnamento delle fanfare balcaniche di Goran Bregovic. Si tratta di una produzione del TSS/SSG (Teatro Stabile Sloveno/ Slovensko Stalno Gledališče), uno degli organismi teatrali stabili che operano in territorio italiano.

Nel testo, ideato a otto mani da Sabrina Morena, Martin Lissiach, Eva Mauri, Franko Korošec, si immagina che uno chef stellato, stellatissimo, debba ingegnarsi per preparare un piatto che accontenti tutti i banchieri del mondo, riuniti in un summit internazionale.

Franko Korošec in Chevap.chef
Franko Korošec in Chevap.chef

Non si accontentano, i padroni del finanza, delle sue invenzioni da nouvelle cuisine (il suo piatto forte sono certi obelischi). Esigono invece una pietanza che vada a genio proprio a tutti. E soprattutto non crei conflitti nazional-nazionalistici, pena una crisi finanziaria globale.

Cevapcici d.o.c.

Il cuoco è interpretato dal simpatico Franko Korošec, attore naturalmente bilingue, che si dà un gran da fare per procurarsi la vera ricetta dei cevapcici.

Sfoglia ricettari, telefona a colleghi e colleghe, convoca zie e nonne, dà avvio a call internazionali per assicurarsi che ciò che si appresta a fare segua l’inconfutabile, certificata, ricetta autentica.

Non gli manca neppure il supporto di antropologi, storici, studiosi di tradizioni popolari, consultati in brevi zoomate, tra le città di mezzo continente, da Ljubljana a Bucarest a Creta. 

Franko Korošec in Chevap.chef
Franko Korošec in Chevap.chef

“L’appetito non ha confini, e alle frontiere mica deve mostrare il passaporto” sostiene l’antropologa, e ce la mette tutta per convincerci che la carne tritata, ingrediente principale di questo street food contemporaneo, ha radici ataviche nella masticazione materna. In mancanza del mini-pimer, le mamme processavano con i propri denti il cibo per darlo ai pargoli sdentati. Va’ a sapere.

Tra kebab e piselli

Ciò che soprattutto si scopre in questa oretta di spettacolo, è che la tradizione gastronomica dei cevapcici è un argomento unidivisivo: unisce e allo stesso tempo divide tutti. 

A cominciare dalla denominazione, che si declina in un’infinità di modi. Nomi parenti che, con evidenza lampante, mettono in un unica famiglia il noto kebab anatolico (shish o döner che sia) e il ćevap  balcanico. Ma i cevapcici un po’ più a oriente sono anche kofta, mentre a Trieste sono ciba o civa. E ancora miči in Romania.

Addirittura lulček in sloveno (traduco: pisellino, e attenti, non il legume, ma l’altro, per la rassomiglianza della forma). 

Cevapcici

Che cosa c’è dentro i cevapcici?

Non parliamo poi degli ingredienti. Possono variare dal basilare impasto di cane macinata (70% bovina e 30% suina), aglio, spezie e sale, fino all’islamica esclusione del maiale, in favore di pecore, montoni, agnelli, e all’esotica inclusione di zafferano, curcuma, lo spruzzo di limone, pure il latte, nelle varianti più orientali.

Anche sull’accompagnamento c’è da discutere. La cipolla bianca della sagra paesana, andrebbe completata con le classiche salse piccanti di peperone, come l’ajvar, oppure con il kajmak, crema di latte fermentato. Ci si potrebbero pure aggiungere pani tradizionali come la lepinja e il somun, in un tripudio di sapori e di salivazioni.

In definitiva: niente di particolarmente leggero per lo stomaco. Per quanto, io sono sicuro che lo scrittore di Brno, Milan Kundera (quello del romanzo L’insostenibile leggerezza dell’essere) sarebbe certo riuscito a dimostrare la loro sostenibile digeribilità, oltre al loro essere internazionali. Lui, franco-ceco, autore anche del Libro del riso e dell’oblio.

Piatto di cevapcici

Un menu drastico

Conclusione? Forse quella proposta da una giovane cittadina di Sarajevo, Sabaheta, collegata in Zoom. La quale dopo aver elencato con precisione e competenza le varianti della versione bosniaca (in quella di Banja Luka, questo finger food viene servito a quadriglia), suggerisce allo chef pluripremiato di dare una svolta drastica al menù dei banchieri, impazienti e già attovagliati ai tavoli del loro summit. 

La soluzione lei ce l’ha: è vegetariana. E non stima per niente cevapcici e grigliate miste.

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CHEVAP.CHEF
progetto d’autore di Sabrina Morena, Martin Lissiach, Eva Mauri, Franko Korošec
con Franko Korošec
video Antonio Giacomin
nei contributi video Eva Mauri, Danijel Malalan
ringraziamenti speciali a Svetlana Slapšak, Ervin Hladnik Milharčič, Vesna Guštin, Aleksandar Mitić, Mohamed Elemam, Jessica Brezar, Sabaheta Hadžiavdić, Andrea Vasilica Dau, Alexandros Delithanassis, Sarvenaz Forghani
produzione TSS/SSG (Teatro Stabile Sloveno/ Slovensko Stalno Gledališče) di Trieste

[spettacolo bilingue, presentato al Club nautico triestino Sirena/Tržaški pomorski klub Sirena, in occasione della regata La Barcolana 2024]

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IN LINGUA SLOVENA

V nekem pismu, ki ga zdaj ne najdem, je James Joyce Bazovici pripisal naziv osmega (ali enajstega, kdo ve) “svetovnega čudesa”. Ironično.

Mestece na tržaškem Krasu, ki danes tvori mejo med Italijo in Slovenijo (pred nekaj desetletji med Salvifico Occidente in Pericolo Slavo), je tako postalo del številnih čarovnij, ki jih je irski pisatelj cenil med svojim bivanjem v Trstu in njegovi okolici ( 1904 -1920)

” In Trst, ah Trst mi je pojedel jetra!“

A Joyce se morda ni zavedal, da je bilo že takrat v Bazovici mogoče poskusiti tudi “najboljše čevapčiče na svetu”. To lahko storite še danes, na enem od številnih festivalov, ki se poleti razcvetijo na kraški planoti (Prosecco/Prosek, Trebiciano/Trebče, Bani/Banne) ter v gostilnah z žari in odprtimi kamini, ki so posejane po njej pozimi.

Čevapčiči, kaj je to?

Ampak – to je najlažji ugovor – mar ne jedo namesto tega v Banjaluki v Bosni »najboljših cepavčičev na svetu«? Ali v Leskovcu v Srbiji? Ali pa se ne bi raje podali po celotni balkanski poti, nazaj, vse do Romunije, pa še dlje – ironijo na stran – do trpečega Libanona, Egipta, Pakistana, Indije?

Na temo čevapčičev vodniki in priročniki, od Michelina do Tripadvisorja do Gialla Zafferana, ne varčujejo z namigi in nasveti. Za bralce, ki ne poznajo tako dobro prehranjevalne tradicije južne Evrope, je treba na tem mestu pojasniti, kaj so čevapčiči. Dejansko, najprej naj se vidijo.

Na vrhu bankirjev

Predstava, ki sem si jo ogledal po naključju pred nekaj večeri v produkciji TSS/SSG (Teatro Stabile Sloveno/ Slovensko Stalno Gledališče – ena od stalnih gledaliških organizacij, ki deluje v Italiji), dokončno odgovori na vprašanje. Ob spremljavi balkanskih fanfar Gorana Bregovića.

V besedilu, ki so ga osemročno napisali Sabrina Morena, Martin Lissiach, Eva Mauri, Franko Korošec, si človek predstavlja, da se mora zvezdniški kuhar potruditi, da pripravi jed, ki zadovolji vse mednarodne bankirje, zbrane na pomembni konferenci.

Franko Korošec

Vladarji sveta se ne bi zadovoljili z njegovimi neverjetnimi kreacijami nouvelle cuisine (njegova specialiteta so določeni obeliski). Namesto tega potrebujejo jed, ki je všeč vsem. In ki ne ustvarja nacionalno-nacionalističnih konfliktov, s posledično svetovne finančne krize.

Čevapčiči d.o.c.

Kuhar je prijazen Franko Korošec, sicer dvojezični igralec, ki se zelo trudi, da bi dobil pravi recept za čevapčiče. Brska po knjigah receptov, kliče sodelavce, tete in babice, sproža mednarodne klice, da se prepriča, ali je tisto, kar pripravlja, po nespornem in certificiranem, pristnem receptu.

Prav tako mu ne manjka podpore antropologov, zgodovinarjev, preučevalcev ljudskih izročil, s katerimi se posvetuje v kratkih povezavah, v mestih čez polovico celine, od Ljubljane do Bukarešte, do Krete.

Franko Korošec

»Apetit nima meja in na mejah mu ni treba pokazati potnega lista,« trdi antropologinja in se trudi prepričevati, da ima mleto meso, glavna sestavina te sodobne ulične hrane, atavistične korenine v materinem žvečenju. Ki je v odsotnosti »minipimerja« z lastnimi zobmi predelal hrano za brezzobe otroke. Kdo ve.

Med kebapom in grahom

V dobri uri odkrivamo predvsem, da je gastronomska tradicija čevapčičev tema, ki združuje in hkrati razdvaja vse.

Začenši z imenom, ki se izraža na neskončno veliko načinov. Lažni prijatelji, ki so v sorodstvu z anatolskim kebapom (bodisi sis ali doner) in balkanskim čevapom. Toda čevapčiči malo bolj vzhodno so tudi kofta,in ciba ali civa (v Trstu in okolici) in tudi mici v Romuniji. Tudi lulček (prevajam: grah, pozor, ne stročnica, zaradi podobne oblike).

Kaj je v čevapčičih?

Da ne govorimo o sestavinah. Lahko segajo od osnovne mešanice mletega mesa psov (70 % govedine in 30 % svinjine), česna, začimb in soli, do islamske izključitve svinjine v korist ovčjega, ovčjega in jagnječjega mesa ter eksotičnega dodajanja žafrana, kurkume, brizg limone, celo mleka v bolj orientalskih različicah.

Tudi o prilogi je treba razpravljati. Belo čebulo vaškega praznika je treba dopolniti s klasičnimi pikantnimi omakami, kot je ajvar, ali s kajmakom, smetano iz fermentiranega mleka. Razkošju okusov lahko dodate tudi tradicionalne kruhe, kot sta lepinja in somun.

Navsezadnje: nič posebej lahkega za želodec. Prepričan pa sem, da bi pisatelj Milan Kundera (tisti romana Neznosna lahnost bivanja) poleg mednarodnosti prav gotovo uspel prenašati njihovo trajnostno prebavljivost. On, francosko-češki, tudi avtor Knjige smeha in pozabe.

piatto di cevapcici

Drastičen meni

Zaključek? Morda tisti, ki ga predlaga hitra in mlada Sarajevčanka, povezan na Zoomu, ki potem, ko je natančno in kompetentno naštela bosanske različice (v banjaluški jih strežejo v kadrili), predlaga zvezdniškemu kuharju, naj drastično spremeni jedilnik bankirjev, ki nestrpno sedijo za mizami vrha.

Ona, ki je vegetarijanka. In sploh nima spoštovanja do čevapčičev in mešanega mesa na žaru sploh.

Contemporanea 2024. Teatri di tribù, performance egoiste

Si è appena concluso a Prato, in Toscana, Contemporanea 2024, festival di spettacoli dal vivo e del tempo presente, come suggerisce con evidenza il titolo. Era la 24esima edizione.

Sono stato a Prato solo per alcuni giorni ma, se me lo concedete, merita leggere alcune impressioni che ne riporto.

Contemporanea 2024 Prato - Karrasekare - Igor x Moreno. - ph Fabio Sau
Karrasekkare – Igor x Moreno – ph Fabio Sau

Musica proletaria 

Grembiuli grigi, stivali pesanti. Una schiera di donne, di età diverse, di corpi diversi. Proletarie tutte. Ma di un mondo antico, quello dei tronchi d’albero, quello dell’incudine e martello, del motore a scoppio. Una schiera operaia. 

Dies irae si intitola il lavoro performativo di Gloria Dorliguzzo, realizzato dalle donne pratesi del Centro Antiviolenza La Nara. 

Screenshot

Lo vedo nel refettorio della Chiesa di San Domenico, luogo di preghiera un tempo. Luogo di lavoro, adesso che lo inondano con il clangore degli strumenti: il ritmo delle mazze e dei martelli, il canto dell’incudine, la musica dei metalli. Invisibile, nello stanzone accanto un pianoforte, sembra subire la stessa sorte. 

Gli accordi dissonanti, pestati sulla tastiera, rispondono alla partitura della compositrice russa Galina Ustvolskaya (Leningrado,1919 – San Pietroburgo, 2006) cui bene si addice il soprannome di “musicista con il martello”. Allieva di Šostakóvič, sembrerebbe aver ricusato il maestro, considerato uomo di compromessi. 

Lei, la sua musica, radicale, drastica, sovietica (riscoperta negli anni ’80, ed eseguita quest’anno anche in Biennale) orienta i movimenti della schiera che si aggira, intanto, nei pressi a un pesante motore, issato e movimentato a forza su un carrello. E con quel sangue meccanico, le donne si sporcano le mani. 

Dies irae

Schiavitù del lavoro

Nel personale immaginario che mi porto dentro, risuona la violenza capitalista di Metropolis di Fritz Lang. Ma anche, più vicine a noi, le sinfonie artigiane di Giorgio Battistelli e le sue melodie di rumori e lavoratori. O le fatiche sudate di Remondi e Caporossi.

Metropolis – Fritz Lang (1927)

Gloria Dorliguzzo, cultrice di arti marziali e di spettacoli di Castellucci, ne fa anche una partitura di gesti, di spostamenti, camminate, slanci pesanti che sollevano e agitano nell’aria i tronchi d’albero. Come pericolosi arieti.

Poi, quando è il momento della pausa-pranzo, basta un pezzo di pane, un paio di cracker, condivisi tra mani arrossate, a manifestare il rapporto stretto, tribale, che la schiavitù del lavoro crea tra proletari.

Dies Irae visto da Renzo Francabandera (2024)

Respiro del passato, rigori del presente

È il mio primo appuntamento, questo di Dies Irae, con il cartellone di Contemporanea 2024, progetto e festival composti e calibrati da Edoardo Donatini, direttore artistico. Lo ha fatto con un istinto che, almeno ai miei occhi (quelli di visitatore rapido della manifestazione di Prato, dove ha sede il Teatro Metastasio, che sostiene l’iniziativa), prova a mettere insieme gesti individuali e performance collettive. Il singolo e i tanti. 

Da una parte i limiti di budget, dall’altra la fascinazione di spettacoli che abitano il palcoscenico con gruppi, collettivi, tribù. Un lavoro di mediazione tra i rigori del tempo contingente (cui si addicono assoli, monologhi, short format) e il respiro che lo spettacolo dal vivo ha sempre avuto, nel passato, anche se prossimo (i cori, il gran teatro, il circo).

Contemporanea 2024 Prato - Karrasekare - Igor x Moreno
Karrasekare – Igor x Moreno – ph Fabio Sau

Nel tempo dei carnevali

Karrasekare è un altro lavoro che mi parla di tribù. E qui la parola non ha solo valore metaforico. È un’evidenza visiva, è una sensazione tattile, è testimonianza etnografica. Igor (Urzelai Hernando, dai Paesi Baschi) e Moreno (Solinas, dalla Sardegna) e i loro cinque performer mettono a frutto l’immaginario potente che viene da culture pre-industriali, rurali, di comunità che ignorano (meglio, ignoravano) il tempo delle tecnologie imperanti e del digitale.

Nello specifico è la memoria dei carnevali, baschi e sardi, così ben studiati dagli antropologi, nel loro potere liberatorio, ma anche, inevitabilmente, penitenziale. Piange, questo corpo collettivo, spesso nudo, spesso dipinto, segnato o contraffatto da maschere, corna, perizomi, mutande, giacchette. Piange tanto quanto si eccita poi, nel baccanale che pesca in regioni profonde della sensualità occidentale, quella sepolta, pre-cristiana.

Contemporanea 2024 Prato - Karrasekare - Igor x Moreno
Karrasekare – Igor x Moreno – ph Cosimo Trimboli

Ballo pagano, convulso, tondo

Non sarà inutile quindi ricordare che il titolo, Karrasekare, traduce in sardo l’antica etimologia carnevalesca (carnem levare: il tempo dopo il quale, in Quaresima, ci si asterrà dalla carne). E rilancia tradizioni ancora più arcaiche, misteriche, orfiche chissà, in una rincorsa contemporanea di luci radenti, liquidi che colano, fumi che si diffondono, essenziali macchine di scena, una bandiera che sventola. 

Per inquadrare il ballo pagano, convulso, rituale, paritario (ballu tundu, si chiama in Sardegna), che grazie ai neuroni specchio, mai dormienti nel nostro cervello, acchiappa anche a chi guarda e lo stordisce. Come a un rave di altre ere, prima del cristianesimo, prima di prima dei tempi. Dioniso insegna.

Ma qui non siamo in una radura della Grecia arcaica, piuttosto, dentro a un teatro (il Fabbricone a Prato) e dentro la consapevolezza di due artisti e dei loro performer, che stanno facendo il giro del continente. Dal debutto al Vascello per Romaeuropa, a Francia, Belgio, Croazia, Danimarca. Pensate: hanno eccitato perfino gli algidi inglesi, nel loro passaggio a Londra, Cambridge, Manchester.

Insomma, dirompente

Ecco: ancora una volta, le categorie rigide della comunicazione giornalistica – musica, danza teatro – esplodono qui, a Contemporanea 2024, sotto l’impulso del tempo corrente. E neanche un formato quintessenziale come l’assolo serve a contrastarne la dirompenza.

Del resto, questo termine, che proviene dalla musica, nel tempo si è esteso fagocitando pure (per ragion estetiche, ma anche economiche) le lingue della danza. Siamo passati dall’altra parte, nel territorio del singolare.

Ci rifletto mentre osservo, impensierito, la prova di Come sopravvivere in caso di danni permanenti. I più nerd tra i danzofili classificherebbero concept-driven, guidati dal contenuti, i 25 minuti di questo spettacolo. E infatti il concetto, professionale prima che estetico, è questo: come continuare a danzare se un trauma al gomito, uno strappo al ginocchio, una frattura al bacino, in successione, mettono alla prova il tuo corpo? 

L’assolo e i referti

Spiritosa e sorniona, Francesca Santamaria prova a raccontarcelo nel suo assolo. Nelle sequenze della creazione, solitaria, autoportante, assista da nastri adesivi argentati e altre protesi, la danzatrice simula i presidi ortopedici che via via impediscono il movimento degli arti. E al tempo stesso, in sonoro, un’intelligenza medica robotizzata espone i referti di radiografie, tac e risonanze magnetiche. Affrescando così quadri diagnostici sempre più disastrosi. 

Contemporanea 2024 Prato - Come sopravvivere ... - Francesca Santamaria - ph Ilaria Costanzo
Come sopravvivere … – Francesca Santamaria – ph Ilaria Costanzo

Eppure, nonostante i colpi di questa oltraggiosa sfortuna, lei, sempre affabile, conduce a termine il proposito coreografico. Meritandosi un premio, se non per la drammaturgia, piuttosto elementare, almeno per la caparbietà, o l’egoismo, con cui riesce a spingersi, ancora sorridente, fino alla fine. 

Per liberarla, poi, ci vorrà un buon paio di forbici.

ALCUNI SPETTACOLI A CONTEMPORANEA 2024

DIES IRAE
creazione Gloria Dorliguzzomusica Galina Ustvolskaya coreografie Gloria Dorliguzzo con Fabiola Borrelli, Patricia Roxana Cojocaru, Loredana Dragoni, Eleonora Foligni, Isabella Gentilezza, Rebecca Madou, Renata Oliva, Samanta Tesi, Veruska Tesi maestro di musica Gianluca Feccia fonico Filippo Cossu
produzione Fuorimargine Centro di Produzione della Danza in Sardegna, con il supporto di Fondazione Lenz e C&C Company 

KARRASEKARE
regia e coreografia Moreno Solinas, Igor Urzelai Hernando
interpreti Marcella Mancini, Alessio Rundeddu, Matteo Sedda, Giulia Vacca, Margherita Elliot, Igor Urzelai Hernando, Moreno Solinas 
consulenza drammaturgica Simon Ellis 
musiche originali e sound design e tecnico del suono Edoardo Robert Elliot 
scenografia e costumi KASPERSOPHIE 
prodotto da S’ALA & The Place
in co-produzione con Thèâtre de la Ville, Fuorimargine, Romaeuropa, Bora Bora & Theatrefestival Boulevard

COME SOPRAVVIVERE IN CASO DI DANNI PERMANENTI
di e con Francesca Santamaria
suono Ramingo
styling Elena Luca
costume design Adriano Popolo Rubbio
coproduzione CodedUomo, Operaestate Festival Veneto con il supporto di Carrozzerie N.o.t., ATCL Lazio

Hystrio Festival 2024. I segreti della next generation

Sei giorni all’Elfo Puccini di Milano, dove Hystrio Festival 2024 ha concentrato in spettacoli, letture, audizioni, incontri, tutta la propria dedizione agli under 35. E i loro segreti.

Hystrio Festival 2024 - manifesto

Sapessi com’è strano… a Milano

Come sono cambiati i festival! Basta un’occhiata all’indietro, soltanto dieci anni, su scala nazionale, per capire in che modo una nuova ricetta-festival si è trasformata e diffusa. Proprio come quei nuovi cocktail, che ogni stagione se ne aggiunge uno, in linea con la tendenza.

È l’appello turistico che ha cambiato la ricetta-festival. Certe programmazioni molto spinte nel weekend, certi nomi dallo sfacciato richiamo mediatico, la pratica abusata dell’intervista all’autore. Costi ridotti, benefici moltiplicati.

Ora, inutile che ve lo dica, Milano non ha bisogno di festival d’attrazione turistica. Anzi, di un po’ di turisti affamati, di quelli arraffa e scappa, ne farebbe volentieri a meno. Un festival, a Milano, mica deve preoccuparsi di attrarre.

Milano, per conto suo, è già un super-magnete. E i milanesi-milanesi, a teatro ci vanno ancora, volentieri. Il Piccolo è stato da sempre una ottima scuola per spettatori. Se è poi un festival è dedicato agli under 35, il pubblico c’è. Assicurato. Numeroso. Compresi i soliti noti. Almeno a Milano.

Il pubblico di Hystrio Festival 2024
Il pubblico di Hystrio Festival 2024

Al diavolo l’appeal

Al diavolo l’appeal, dunque. Sei giorni è durato, Hystrio Festival 2024, manifestazione giunta alla terza edizione (vedi qui l’edizione 2023), con un’ambizione e una dedizione specifiche: occuparsi di under 35. Con audizioni di giovan* performer (in altre parole, provini), letture di testi inediti (se ne è occupato Tindaro Granata con il suo format Situazione drammatica), spettacoli, incontri e tavole rotonde. E come ogni festival che si rispetti, premi e premiazioni.

Gli spettatori perciò non sono mancati. Non solo coetanei, naturalmente. Hanno preso di mira le sale dell’Elfo Puccini e là si sono piazzati a scoprire che cosa ha da dire la next generation, i giovani.

Letture di scena. - Situazione Drammatica
Le letture di Situazione drammatica

È un paese per vecchi

C’è poco da ridere: sotto i 35, in Italia, si è giovani (in Giappone invece sotto i 40). E meno male. Sotto i 35, in Italia, uno si porta dentro aspirazioni, richieste, aspettative, che dovrebbero già essere esaudite.

Invece non è cosi. Proprio nei teatri, quelli che contano, dove i direttori hanno in media sessant’anni. Proprio nei teatri, dove noi boomer abbiamo chiuso le porte a una next generation, illudendoci di possedere un elisir di lunga vita professionale.

Per questo a me viene spontaneo osservare con un po’ di rammarico questi giovani artisti dal vivo. Provo a capire il loro cruccio interiore che è anche disagio, che è anche il riconoscimento del quale si sentono defraudati.

Ilva Football Club - Usine Baug - ph Pietro Pingitore
Ilva Football Club – Usine Baug – ph Pietro Pingitore

In forma di segreto

A volte mi capita di riconoscere quel disagio sotto forma di segreto. Voglio dire che nei loro spettacoli trovo spesso un non detto, una zona opaca. Che non è affatto un difetto: anzi, è una prerogativa.

Perché i segreti, a teatro, sono uno stimolo potente: smuovono la curiosità del pubblico, spingono l’immaginario e l’immaginazione a lavorare, aprono l’opera alle interpretazioni, contribuiscono a generare quel senso di sospensione che – questo sì – è un ingrediente genuino del mix teatrale.

Faccio un esempio, anzi due, intercettati proprio a Hystrio Festival 2024.

Luisa

Il primo esempio è un titolo che – a sentire il Ministero che si occupa di festival – sarebbe di danza. Ma nasconde invece dentro il segreto di una vita.

Luisa è una donna speciale. Per alcuni tratti ricorda Alda Merini. Anche se non ha mai conosciuto la stessa impetuosa visibilità. E la sua arte non è la poesia, ma il cucito.

Luisa cuce velocemente anche le proprie parole, e le esprime in quella maniera incespicante che è tipica delle persone vulnerabili. E per questo, spesso ferite.

Luisa è un incontro. Il suo, con Valentina Dal Mas, danzatrice che ha rivolto le proprie attenzioni e il talento verso le situazioni di marginalità. Valentina è veneta, di Valdagno, come Luisa. E in quella città, nelle stanze di una cooperativa socio-assistenziale, le due donne si sono incontrate.

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Luisa – Valentina Dal Mas – ph Luca Del Pia

Se danza è, e non piuttosto una vitale composizione di segni emotivi e mobili, e soprattutto di segreti, Luisa incarna le aperture del linguaggio coreografico – fino a ieri disciplinato, prestante – verso un domani che raccolga non solo le eccellenze del corpo e della vita, ma anche i difetti, le increspature.

Tra le quali è riposta e custodita la sostanza del loro rapporto: il potenziale creativo – diceva Oliver Sacks – di ciò che, riduttivamente, viene chiamato malattia. Ed è, in realtà, la miccia segreta di uno spettacolo esplosivo.

Una tragedia coreana

Il secondo esempio riguarda un titolo presentato in forma di lettura scenica, nel format di Situazione Drammatica, proprio per Hystrio Festival 2024: Tragédie coréenne di Mathieu Pastore, 34 anni, vincitore del Premio Scritture di Scena.

È la storia di coppia francese, ma expat. Sono finiti in Corea, perché lui è un diplomatico, un ingegnere, o cose del genere, e lei si accoda. Un mondo sconosciuto, anomalo, soprattutto per lei, che sempre di più interiorizza lo straniamento. Problemi di cibo, apparentemente. Problemi di coppia, in profondità.

Il frigorifero catalizza i problemi. Chissà cosa sono quei tranci di pollo surgelati, brandelli di carne insanguinata, sotto lo strato di brina, che passano dalla borsa frigo al freezer. Reperti di un traffico clandestino, il punto debole, l’anello mancante della coppia. Rimarrà un segreto. Se non ve l’ho già spiattellato.

Tragédie coréenne di Mathieu Pastore
Tragédie coréenne – Mathieu Pastore

Metaverso e roditori

Erano solo due esempi. È naturale poi che i formati, gli stili, le ispirazioni cambino, da artista ad artista.

Di tutt’altra pasta, scintillanti e hyperpop sono i mondi inventati da Caterina Filograno, classe 1990, autrice, ma prossimamente anche attrice e regista di Oleandra.

Una contemporary soap opera, che saltabecca tra reality e metaverso, strizza l’occhio a vecchie serie televisive (ne dico una: Beautiful) e fa il filo al business delle proprietà immobiliari digitali (dai un occhiata qui) e delle criptovalute.

Per santificare le proprie scelte, Filograno fa comparire addirittura il filosofo settecentesco John Locke (lui cattivissimo) con il suo petulante pappagallo. Se ne potrebbe davvero ridere, come ridiamo di una commedia, se questa faccenda del metaverso, delle nft, della proprietà digitale, non movimentasse già oggi parecchi miliardi di dollari.

E ancora, sul versante delle cose che mi sono piaciute, c’è Un ratto, rodente monologo scritto da Alberto Fumagalli, anche lui 1990, ma già ben affermato sia come attore nella compagnia Les Moustaches, sia per lavori di scrittura come La difficilissima storia della vita di Ciccio Speranza.

A muso duro

In Un ratto viene raccontata la lotta per la sopravvivenza di un animale, che pensa e ragiona da umano, anzi meglio. Ben più fornito del protagonista di La tana di Kafka, affronta a muso duro le asperità del quotidiano. Che per i ratti, come è facile immaginare, si presenta meno roseo di quello dell’ Homo sapiens. Eppure il suo linguaggio è incredibilmente forbito, la sua saggezza micidiale.

Così la bestia apostrofa gli umani: “Gli animali che stimate sono solo quelli che si sottomettono a voi, alle vostre misere regole, alla vostra spregiudicata arroganza. Eppure, siamo noi, quelli come me, che più vi assomigliano, che vi capiscono, che vi conoscono, che vi accompagnano da millenni vivendo sotto i vostri piedi, condividendo il vostro benessere e la vostra miseria. Non ci volete vedere, ci combattete, ci allontanante, ci detestate con quel disprezzo così profondo che appartiene solo e soltanto all’uomo. La vostra civiltà non è unica, non è perfetta e arriverà il giorno della sua fine”.


Eppoi, eppoi, eppoi

Ma un festival richiede anche momenti di festa. Così nell’ultima serata, sono sfilati e sono stati premiati gli artisti che la giuria della redazione della rivista trimestrale Hystrio, ha ritenuto eccellenti, se non i migliori, tra quelli apparsi nelle stagioni recenti sui palcoscenici italiani.

Tutti i premiati di Hystrio Festival 2024
Tutti i premiati di Hystrio Festival 2024

Sul palcoscenico della sala Shakespeare all’Elfo-Puccini, sono saliti pure giovan* attrici e attori che si sono contesi, in una tesissima finale, i Premi alla Vocazione. In altre parole, il meglio della next generation sulla futura scena italiana.

Tutti insieme, gli affermati e le promesse, ve li elenco qui sotto.

PREMI HYSTRIO 2024

Premio Hystrio 2024 all’interpretazione: Carmine Maringola

Premio Hystrio 2024 alla regia: Carmelo Rifici

Premio Hystrio 2024 alla drammaturgia: Linda Dalisi

Premio Hystrio-Altre Muse 2024, destinato a progetti e professioni del teatro: Fuori Luogo (La Spezia)

Premio Hystrio-Iceberg 2024 per una compagnia emergente: Putéca Celidònia (Napoli)

Premio Hystrio-Corpo a Corpo 2024, dedicato ai molteplici linguaggi del corpo: Marco D’Agostin

Premio Hystrio Twister 2024, assegnato dal pubblico mediante un sondaggio online: Natale in Casa Cupiello, spettacolo per attore cum figuris, di Teatri Associati di Napoli e Interno 5

PREMIO HYSTRIO 2024 – Scritture di scena

Tragédie Coréenne ovvero L’Amour à la Française di Matthieu Pastore

menzione speciale a Pelle di Chiara Arrigoni e Un ratto di Alberto Fumagalli

Segnalazione Scritture di Scena-Beyond Borders?, in collaborazione con Pav a Il pianeta gigante di Luca Cardetta

Segnalazione Romaeuropa per Situazione Drammatica, in collaborazione con Romaeuropa/Anni Luce e Situazione Drammatica/Il Copione a Sesso di Alessandro Paschitto

Segnalazione In Scena! Italian Theater Festival NY, in collaborazione con Kairos Italy Theater di New York, KIT Italia e NYU Casa Italiana Zerilli-Marimò a vPelle di Chiara Arrigoni

PREMIO HYSTRIO 2024 – Premio alla Vocazione

Giada Francesca Ciabini e Alessandra Curia

Premio Ugo Ronfani, destinato ai più giovani partecipanti al Premio alla Vocazione a
Anna Cipriani

Segnalazione a Cristian Zandonella

Hystrio Festival 2024 - lo staff
Lo staff di Hystrio Festival 2024