Libri di spettacolo. Cento pagine per San Silvestro e altre carte festive

Sarà un weekend lungo, questo. Bislungo, se ce lo possiamo permettere. Un ponte pigro e stiracchiato. Tanto che, chi è abituato a lavorare come un soldatino, si sentirà un po’ spaesato, con tanto tempo libero davanti… Che fare?

Peanuts per le feste

Parlo di spettacoli, naturalmente. Magari anche a voi i concerti di fine d’anno, il brindisi di San Silvestro in teatro, la serata gospel, o peggio ancora, l’immarcescibile musical con le suore, tipo Sister Act, mettono tristezza e sconforto. Non c’è miglior soluzione che starsene a letto. E leggere un po’.

È per questo che metto in fila un po’ di libri, anche e-book, volendo. E ve li propongo come letture a cavallo del cambio dell’anno. Ciò che farò anch’io.

Snoopy

Drammaturgie che danzano

Ho sempre pensato che è una gran bella impresa, scrivere di danza. O come dice chi se ne intende, scrivere la danza.

Allora: vi segnalo due libri che sono due belle imprese. La prima è il volume che Stefano Tomassini ha curato per Luca Sossella Editore e che presenta i testi dei più recenti fra gli spettacoli della compagnia Balletto Civile.

Maledetti quei fiori – leggo in quarta di copertina – mette assieme Le fleurs, ispirato all’impervia rivoluzione poetica di Charles Baudelaire e introdotto dalle fotografie di Jacopo Benassi; Loose Dogs, monologo sulle anime che dissentono, infine Eclissi, per giovani interpreti alle prese con il buio doloroso di una realtà lontana, il black-out improvviso e spaventoso del sole”.

Libri 2024 - Tomassini Balletto Civile - Luca Sossella Editore

Che cosa sia la drammaturgia della danza – concetto ancora non troppo diffuso – risulta ancora più chiaro, se ci metto accanto anche il libro che un altro esperto di spettacolo, Alessandro Iachino, ha costruito attorno a cinque creazioni di Marco D’Agostin (edizioni Il Saggiatore).

Libri 2024 - Iachino d'Agostino - copertina

Cinque tasselli – spiegano ancora le note di copertina di Anni, lettere e valanghe – per entrare nell’immaginario e nell’arte del 37enne coreografo di Valdobbiadene attraverso la chiave della drammaturgia di danza.

“Da Everything is ok, in cui una catena ininterrotta di movimenti dialoga con le icone pop di ieri e di oggi, ad Avalanche, che ci conduce in un paesaggio post-apocalittico, nel quale due esseri umani cercano, danzando, di ricostruire il passato; da First Love, in cui la storia di un ragazzino innamorato dello sci di fondo si intreccia con la vittoria di Stefania Belmondo alle Olimpiadi del 2002, a Best Regards, una lettera aperta a Nigel Charnock, indimenticato performer scomparso nel 2012; fino a Gli anni che, attingendo dalla profondità dell’omonimo romanzo di Annie Ernaux, affronta l’incredibile vita della danzatrice Marta Ciappina, in un continuo dialogo tra io e collettività”. 

Scritture di teatro

A questo punto c’è un libro che mi sta molto a cuore, e che troverete in libreria e online dal prossimo mese di febbraio, .

Scene da un matrimonio, pubblicato da Titivillus, è un racconto ma anche una lunga intervista che i due curatori – Gianfranco Capitta e Carla Pollastrelli – hanno raccolto in mesi e mesi di lavoro e di colloquio con Giovanna Daddi e Dario Marconcini.

Libri 2024 -Scene da un matrimonio - Marconcini Daddi - Titivillus

Di Daddi e Marconcini, compagni nell’arte e nella vita, artisti di lungo corso, di curiosità feconda e inventiva appartata, QuanteScene! ha già parlato. In una bella sintesi di opere e di pensieri, il libro racconta appunto le loro scene.

“Hanno innervato – leggo nella premessa – contaminandoli con la loro creatività teatro di tradizione, teatro sperimentale e teatro popolare. Grazie al loro lavoro artistico e alla collaborazione con altri artisti importanti, il Teatro di Buti , in provincia di Pisa, è diventato un riferimento nella geografia teatrale regionale e nazionale”.

Maiali, tacchini e altre bizzarre creature

L’avevo già annunciato in un post precedente, dedicato a Rafael Spregelburd, ma ve lo mostro ora con tutta la sua copertina.

Sul mio teatro: contagio e disintegrazione, pubblicato da Cue Press, raccoglie undici scritti in cui il teatrista argentino riflette sul proprio modo di scrivere e di allestire. E si diverte soprattutto a cazzeggiare un po’ parlando di maiali, tacchini, supereroi e altre bizzarre creature (è il sottotitolo).

“Ogni pensiero messo per iscritto – spiega Spregelburd – è un pensiero esagerato. I pensieri sono fragili cose, come gli uccelli in volo. Il volo di un uccello è erratico e si lascia portare dal suo desiderio, dai venti e dal caso. Forse per questo la cosa più onesta che può fare uno scrittore è cercare di scrivere soltanto per il teatro; in esso la scrittura riproduce l’oralità, ciò che è passeggero, l’irripetibile, l’oggi, ciò che è destinato a perdersi nell’aria condizionata della sala”.

Scrivania o comodino. Voi dove mettete i libri?

Ultimo suggerimento. Non lo metterò sul comodino a San Silvestro, ma mi accompagnerà ancora per molto tempo sulla scrivania di lavoro. Pubblicato già tre anni fa, ma continuamente ristampato da Quodlibet, il più pragmatico tra questi miei libri 2024, si intitola Dizionario Teatrale. Ed è propio quello che il titolo lascia intendere.

Lo ha curato Margherita Palli, scenografa sublime, docente amatissima al Naba, ed è un baedeker multilinguistico utilissimo a tutti coloro che in teatro, e con il teatro, ci lavorano.

“Il lessico teatrale è ricchissimo, e si compone di parole tanto antiche quanto attuali” spiega il sito di Quodlibet. “In questo dizionario multilingue, oltre mille lemmi sono tradotti in sette lingue (dall’ italiano, a inglese, tedesco, francese, spagnolo, russo, cinese) e accompagnati da più di cento illustrazioni. Completa il volume una rassegna dei riti, superstizioni, usi e costumi nei teatri del mondo”.

Libri - Dizionario teatrale - Margherita  Palli

Siete pronti per la rivincita sul 2024?

Detto questo e acquistati in libreria oppure online tutti sti bei libri, tornate sotto le lenzuola e regalatevi una buona fine, ma soprattutto un buon principio. Anzi, quanto a princìpi, più di uno.

Tra neon e Satie. L’arte estroversa e schiva di Cesare Piccotti

I suoi neon-classici, il suo Satie, le sedie, i film introvabili, i meme di auguri di Capodanno, la sua vita con Rosella. È mancato nella scorsa notte Cesare Piccotti, artista schivo e al tempo stesso di esorbitante spicco, nella Trieste delle buone pratiche di cultura e d’arte.

Con la sua scomparsa, a 84 anni da poco compiuti, viene oramai a dissolversi l’eco di una generazione formidabile, che diede l’impulso maggiore alla trasformazione di questa città, a cominciare dal Sessantotto.

Cesare Piccotti
Cesare Piccotti

Una generazione formidabile

Il pensare e l’agire di una manciata di donne e di uomini intraprendenti, laboriosi, forti e progressisti come “Cece” Piccotti, aveva fatto finalmente uscire Trieste dalle caverne dell’irredentismo, dalle secche polemiche del bilinguismo.

Grazie a lui e a tutti quelle e quelli che nel ’68 fondarono La Cappella Underground nel ruggente sotterraneo di via Franca 17 e fecero di quello spazio una navicella futurista – da Rosella Pisciotta a Annamaria e Piero Percavassi, a Mario De Luyk – la città diventava di nuovo un polo cosmopolita, avanzato, fervido.

Cesare Picotti - Pasolini (1976)
il “neon-classico” che Piccotti nel 1976 dedica a Pasolini

Una città da “trovare”, in quello spirito d’avanguardia che ha caratterizzato le attività de La Cappella e poi del Teatro Miela, del quale Piccotti fu tra gli edificatori.

Fu sua l’invenzione antesignana di un fundraising (ma allora non si chiamava mica così) intitolato “Operazione Bonawentura”. Attraverso le donazioni di centinaia di signori Bonaventura, come quello di Sergio Tofano, con il milione in tasca, si potè ristrutturare lo storico “Cinema del Mare” e inaugurare nel marzo del 1990 uno spazio per lo spettacolo dal vivo, dedicato all’artista Miela Reina, oggi ancora attivissimo. 

Amore vulcano

Ed è stato proprio là sulle Rive, al Miela, che si sono materializzati i progetti più clamorosi della coppia che vedeva agire, vulcanicamente e amorevolmente assieme, Piccotti e Pisciotta. Prima fra tutte le loro invenzioni, l’annuale appuntamento dedicato al loro idolo, Erik Satie. 

Dal 1992, ad ogni compleanno del compositore francese, “SatieMania” ha portato in quello spazio le più stravaganti performance musicali (e non solo) che la città possa ricordare.

E c’erano poi la sua infinita passione per Pina – l’indimenticabile Bausch, coreografa – la sua devozione per Bruno Schultz e Guido Ceronetti – intellettuali anomali – il suo luminoso lavoro con neon e acrilici, la predilezione per le cozze “alla scotadeo”. 

Chi ha conosciuto “Cece” Piccotti – e sono in molti – lo ricorda per la manualità e la progettualità ardenti, ma soprattutto per il carattere mite, la timidezza appartata e i capelli, ancora miracolosamente scuri.

dalla serie NeonClassico di Cesare Piccotti

[questo articolo è apparso sull’edizione web del 24 dicembre 2024 del quotidiano di Trieste, IL PICCOLO]

Oscar De Summa, i quanti, l’amore

A me piace ascoltare chi racconta storie. Ma mi annoia scoprire poi che sono soltanto storie. Ho invece bisogno di qualcosa che mi spinga a deragliare. Che apra un’altra finestra, che mi faccia pensare, scoprire, immaginare, oltre ad ascoltare una storia.

Ecco: questo mi capita spesso con le storie che racconta Oscar De Summa.

Oscar De Summa - ph  Emanuela Caselli
Oscar De Summa – ph Emanuela Caselli

Sono storie che il più delle volte De Summa pesca in quella Puglia dove è nato e cresciuto. Una Puglia di provincia: sia nei paesaggi urbani, sia ancor di più in quelli umani.

Da Brindisi a Bologna

A fotografarla nello scorso decennio, era la sua trilogia limpida e per molti tratti impietosa: Diario di provincia, Stasera sono in vena, La sorella di Gesucristo.

Quello stesso orizzonte, sul quale si allineano i paesi del Brindisino, si estende anche nel suo titolo più recente, Rette parallele sono la vita e la morte, spettacolo che mi è capitato di incrociare al bolognese Teatro delle Moline. Perché – fatta la solita valigia e lasciato il Sud – proprio a Bologna De Summa si è accasato.

“Mariarosaria era ragazza che abitava accanto a casa mia, giù in Puglia, quando io ero ragazzo, con la quale però io, davvero, non avevo avuto nessun tipo di rapporto. Intanto perché le nostre famiglie avevano litigato tra di loro per cui noi, come famiglie proprio non ci frequentavamo. Insomma io con questa Mariarosaria davvero mai avuto a che fare. Sentivo solo che tutti i pomeriggi stava al pianoforte ”

Comincia cosi la storia di Mariarosaria e Peppino. Che potrebbe poi svilupparsi lineare e consueta, tra un esordio umoristico e un finale disperato, come molte altre storie d’amore.

Deragliare

Ma non è così. Qualcosa fin dall’inizio deraglia, e porta altrove chi ascolta. Su un altro piano, su un altro pianeta, su Marte, se c’è vita su Marte, o in un secondo universo. Che poi in fin dai conti è il nostro universo.

“Un uomo anziano muore esattamente il giorno in cui suo nipote nasce a 1000 chilometri di distanza. In una culla: due gemelle. Una sta male e quella sana mette una mano sulla pancia della sorella, proprio dove aveva male: la sorella guarisce. Mio nipote, al cimitero, vedendo la foto del nonno che non ha mai conosciuto dice: ciao nonno.”

Sono avvenimenti casuali? si domanda De Summa. Semplici coincidenze? Oppure c’è altro, qualcosa che le lega, una relazione. O ciò che semplicemente chiamiamo destino.

Proprio come il fatto che un giorno lui cominci a pensare, così per caso, a quella Mariarosaria. E scopra che in quello stesso giorno, a 500 e passa chilometri di distanza, proprio quel giorno, Mariarosaria è morta. Un cancro alla gola.

Rette parallele sono la vita e la morte ph Emanuela Caselli
Rette parallele sono la vita e la morte – ph Emanuela Caselli

“La fisica dei quanti ci dice che le cose esistono solo ed esclusivamente nella misura in cui influenzano altre cose. Gli oggetti, le situazioni, i sistemi esistono solo se possiamo valutare l’effetto che hanno su altri sistemi, su altre situazioni, su altri oggetti. Le relazioni. Sono quelle che fanno la misura. Sono quelle che fanno la differenza tra una vita vissuta e un’idea di vita”.

È proprio qui – poco prima, poco dopo – che la mia immaginazione deraglia. Alla storia di Mariarosaria e Peppino si affiancano altre storie: in parallelo, altre letture, altre musiche, altri pensieri. Che De Summa apre per me, e mi spinge a seguire.

Gatti e raggi di luce

Albert Einstein che cavalca un raggio di luce. Erwin Schrödinger che mette un gatto in una scatola. Carlo Rovelli che demolisce il quotidiano concetto di tempo, in uno dei libri più belli che siano stati scritti sul tempo (a parte Proust, naturalmente).

E ancora il nobel Leon M. Lederman e il suo collega Christopher T. Hill, che ci portano per mano nell’universo dei quanti, per dimostrarci che non è tanto diverso da quello della poesia.

E ancora David Bowie, il Duca Bianco, Ziggy Polveredistelle, che con la sua musica domina in sottofondo o in primo piano l’intera serata, versioni acustiche, o svisate, o campionate, sempre coinvolgenti.

“Benché io sia lontano più di centomila miglia, mi sento molto tranquillo. Penso che la mia astronave saprà che direzione prendere. E non c’è altro che io possa fare” (Space Oddity, 1969)

Così quello che sulla carta poteva annunciarsi come un altro episodio di un teatro di narrazione, diventa fuga bachiana, un’arte del narrare in scena la visione quantica dell’incontrarsi, dell’amarsi, del lasciarsi. Anche del morire.

E Mariarosaria e Peppino, creature di una Puglia quantica anch’essa, lasciano forse capire che non si tratta solo di figure di narrazione. Ma che sono entrate, con chissà quale forma, nel vissuto stesso dell’autore. E in lui, ancora una volta in relazione quantica, si confondono.

Oscar De Summa
Oscar De Summa

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RETTE PARALLELE SONO L’AMORE E LA MORTE
di e con Oscar De Summa
progetto luci e scene Matteo Gozzi
progetto sonoro Oscar De Summa
produzione Atto Due ETS, Emilia Romagna Teatro ERT / Teatro Nazionale
con il contributo di GialloMare Minimal Teatro, Fondazione Armunia, Pimoff Milano, ATER Fondazione

BREAKING NEWS -L’irresistibile ascesa ai Premi Ubu 2024. Minuto per minuto

IN DIRETTA DA BOLOGNA LA SERATA FINALE DEGLI UBU 2024
(in continuo aggiornamento)

Ubu 2024 - manifesto

È un’abitudine la nostra, quasi una malattia. Da parecchi anni, su QuanteScene!, seguo in diretta testuale la serata conclusiva dei Premi Ubu. 

Lo faccio anche stasera, dalla mia postazione in platea dell’Arena del sole a Bologna. Circondato, come potete immaginare, da un gran mondo di teatranti di ogni risma e di ogni misura. Ma c’è pure un bel pubblico di curiosə. Potenza degli Ubu 2024.

Penserete voi : occorreva davvero avventurarsi fino a Bologna. Visto che, su Rai RadioTre, la diretta radiofonica prenderà il via tra pochi minuti. Ma lo spettacolo dal vivo… è dal vivo. E quindi, stare qui, un occhio al palcoscenico, uno al portatile sulle ginocchia, è tutta un’altra cosa.

Gatto dei Premi Ubu 2024
Ubugatto Duemilaventiquattro (courtesy of Sergio Lo Gatto)

Non sto a raccontarvi la storia degli Ubu, l’ho già fatto altre volte, e in questa occasione basterà il link al sito dell’Associazione Ubu per Franco Quadri che li promuove.

Eccovelo! (https://www.ubuperfq.it/premi-ubu/).

Questa del 2024 è la 46esima edizione. Le categorie di premio quest’anno sono 16. Le candidature ammontano a 52 (le potete scorrere cliccando qui). I referendari, ovvero gli esperti che in due tornate hanno espresso le loro preferenze, sono 76 (se ho fatto bene il conto).

I numeri li avete adesso tutti. E quindi…

… possiamo partire

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20.25

Stasera l’aria è elettrica, ma del resto ogni anno, alle premiazioni degli Ubu, passano correnti forti. Per questi Ubu 2024 sono sprofondato nella poltrona numero 5 della fila I nella sala principale dell’Arena del Sole, dove le luci si stanno già abbassando.

Rossella Menna, a nome dell’Associazione Ubu per Franco Quadri, è già sul palco, davanti alla sfilza brillante delle coppe da consegnare ai vincitori. E sta raccontando, soprattutto a gente che le conosce a memoria (:-), le modalità di svolgimento del Premio. Ora viene raggiunta da Lorenzo Pavolini, che darà avvio al collegamento con Rai RadioTre (visto che Oreste Bossini dagli studi romani di via Asiago ci sta già seguendo).

Di soppiatto, lo raggiunge la voce e poi tutto il resto di Monica Demuru, che assieme a Pavolini condurrà la serata e canterà, tra una coppa e l’altra. Alla batteria c’è Cristiano Calcagnile che con Demuru forma il duo Blastula.. La cura registica è di Lacasadiargilla.

I PREMI “TECNICI”

Mescoliamo le carte, propone Pavolini, e già si appresta ad annunciare i premi tecnici. Eccoli uno dopo l’altro.

DISEGNO LUCI
ex aequo
Luigi De Angelis (Trilogia della città di K.)
Giulia Pastore (La Ferocia)

PROGETTO SONORO O MUSICHE ORIGINALI
Mirto Baliani e Emanuele Wiltsch Barberio (Trilogia della città di K.)

SCENOGRAFIA
Luigi De Angelis (Trilogia della città di K.)

COSTUMI
Aurora Damanti (Progetto Čechov)

Il palco si va via via riempiendo, e così fa anche – come si può già vedere – il carniere di premi della Trilogia della città di K.

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20.55

Fasciata da suo elegante abito nero, Demuru (magari qualcuno per lei) ha preparato una serie di domandine subdole da rivolgere ai premiati. Qual è il momento invisibile, la fase che voi, scenografi, costumisti, musicisti, light designer, preferite nella costruzione dello spettacolo? Le fa eco al volo la camicia rosso glitter di Luigi De Angelis, mentre Kurt Weill e la sua Moon of Alabama risuonano nell’aria. Li ascoltiamo mentre rispondono. Fuori – mi pare – splende una luna piena.

Ma attenti, il tempo già stringe, e già si passa ai Premi successivi.

LE DRAMMATURGIE

NUOVO TESTO ITALIANO O SCRITTURA DRAMMATURGICA
Bidibibodibiboo (Francesco Alberici)

NUOVO TESTO STRANIERO O SCRITTURA DRAMMATURGICA
Come gli uccelli (Wajdi Mouawad)

Cos’è per te l’indicibile della drammaturgia italiana? è la domandina subdola che viene posta ad Alberici, nuovo autore italiano premiato. A nome di Mouawad e con una sua frase, risponde invece Marco Lorenzi del Mulino di Amleto, la compagnia che ha allestito in Italia lo spettacolo dell’autore libano-canadese: Il teatro per me è andare verso il proprio nemico, a costo di andare contro la propria tribù. Magari voi l’avete capita.

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21.05

SPETTACOLO STRANIERO PRESENTATO IN ITALIA
Rohtko (di Łukasz Twarkowski)

Davvero a sorpresa è lo stesso regista polacco a salire sul palco. Anche a lui tocca una domanda subdola: La Russia è a 5 minuti dalla tua Polonia, cosa significa per te riflettere su distanze e prossimità?

“Penso per prima cosa all’impossibilità di tradurre ciò che scriviamo, ciò che sentiamo, ciò che portiamo in scena – dice Twarkowski – ma questo non significa che non possiamo continuare a provarci. Io mi sento sempre straniero perché in tutti i miei spettacoli essere stranieri è la regola”.

“Questo spettacolo, che voi premiate, ha debuttato due settimane dopo l’inizio della guerra in Ucraina. Due anni sono passati, e siamo ancora là. Russian warship, go fuck yourself“. È laa frase che concludeva Rohtko, il suo spettacolo premiato.

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21.20

A introdurre la sezione successiva, quella dei Premi Speciali, è una avvolgente cover di Puro Teatro, la canzone della interprete cubana La Lupe, che aveva mandato fuori di testa Pedro Almodovar e che Demuru ripropone a questo pubblico di teatranti.

I PREMI SPECIALI

Lenz Fondazione: una pluridecennale ricerca nei linguaggi e un’avventura nei dispositivi scenici anche attraverso il lavoro con persone con disabilità.

BAT_Bottega Amletica Testoriana. Esercizi per gli attori // Esercizi con il pubblico a cura di Antonio Latella: un progetto progetto di trasmissione rivolto a giovani attori e attrici per la valorizzazione di un caposaldo della drammaturgia d’autore italiana promosso da AMAT Associazione Marchigiana Attività Teatrali per Pesaro 2024, Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa e stabilemobile in collaborazione con Associazione Giovanni Testori.

Archivio Zeta: il pluriennale lavoro di Gianluca Guidotti e Enrica Sangiovanni che coniuga la dimensione pubblica e politica del teatro in una ricerca sui luoghi e sulla memoria

Marcello Sambati: appartato, peculiare e solido percorso fra autorialità attoriale e poetica.

Davide Iodice e la sua Scuola Elementare del Teatro: un “conservatorio popolare” per le arti della scena e progetto di arte e inclusione sociale Pinocchio. Che cos’è una persona.

Non riesco a contarli tutti, ma saranno più di una trentina di artisti che si affiancano ora sulla linea di ribalta. Per ciascuno di loro è pronta la domanda subdola: Come dare il via a una pratica teatrale che voglia esondare fuori dai palcoscenici in senso stretto? Come situarsi su quella linea rossa?

“Io sono sulla linea rossa, e ci sono sempre stato“. Lo dice Marcello Sambati, riassumendo le acrobatiche risposte che via via si susseguono, mentre si citano Hannah Arendt e Cristina Campo, Giovanni Testori e Franco Quadri. Dopo un po’, per fortuna, li stoppa ancora la luna dell’Alabama. Sapiente Bert (Brecht), rapinoso Kurt (Weill).

IL PREMIO ALLA CARRIERA

PREMIO ALLA CARRIERA
a Carla Tatò

Una nuvola di ricci capelli bianchi e un sobrio abito nero, un signorile bastone e sessant’anni di carriera. L’ intervento di Carla Tatò è una rivisitazione di Samuel Beckett, del suo In nessun modo ancora, ma soprattutto di Dondolo, da lei stessa interpretato in tempi lontani.

Però è anche un augurio di lunga vita al teatro, con l’inesorabile merdre!, lanciato a due voci già nel 1896 da Alfred Jarry e Padre Ubu.

Premi Ubu 2024 - Carla Tatò
Carla Tatò – Premio alla carriera Ubu 2024

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21.55

I PREMI ALL’INTERPRETAZIONE

Non c’è pezzo più folgorante di Mourir sur scene di Dalida, per continuare la panoramica del teatro italiano più vivo. La interpreta con eleganza somma Monica Demuru. E si passa al volo ai premi per i giovani interpreti.

ATTORE O PERFORMER UNDER 35
Valentino Mannias

ATTRICE O PERFORMER UNDER 35
Sara Sguotti

Poi, di conseguenza, a quelli di più solida esperienza, cui si domanda di dare un consiglio a se stessi. A posteriori naturalmente:

ATTORE O PERFORMER
Leonardo Capuano (La Ferocia)

ATTRICE/PERFORMER
Francesca Mazza (La Ferocia)

Piovono quindi ringraziamenti “a tutti i fratelli e le sorelle” che hanno condiviso con loro quarant’anni di teatro.

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22.05

I PREMI “PESANTI”

Tocca ora ai premi più attesi, e tornano Luigi De Angelis, anche miglior regista, e il brillìo della sua camicia, che così aggiunge un’altra coppa al proprio carniere e a quello della compagnia Fanny e Alexander.

REGIA
Luigi De Angelis (Trilogia della città di K.) 

SPETTACOLO DI DANZA
ex aequo
redrum (di Marco Valerio Amico, Rhuena Bracci, Gruppo Nanou) 
Stuporosa (di Francesco Marilungo)

SPETTACOLO DI TEATRO
ex aequo
La Ferocia (ideazione VicoQuartoMazzini, regia di Michele Altamura e Gabriele Paolocà) 
Trilogia della città di K. (un progetto di Federica Fracassi e Fanny & Alexander; regia di Luigi De Angelis) 

La Ferocia – Premio Ubu 2024 ex aequo

Saranno oramai in quaranta sul palcoscenico e sfuma, nell’entusiasmo dei ringraziamenti a compagni e compagne di strada e di vita, la solita domanda subdola. Per rispondere alla quale ci vorrebbe la notte intera, forse più notti, mille e una probabilmente….

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22.30

Si chiude il collegamento degli Ubu 2024 con Rai RadioTre. L’ultimo canto a ballo con Monica Demuru e Cristiano Calcagnile alla batteria, sta per concludere l’intera serata.

E va finire che la voce registrata di Franco Quadri ,che ricorda la sua iniziazione al teatro, il suo praticantato da critico, e l’avvio dei Premi Ubu si perde della notte bolognese

Ehi, ma non è davvero finita qui… ve lo racconto tra un momento. Anzi, ve lo faccio vedere…

Premi Ubu 2024 - l'immagine finale

Rafael Spregelburd, la psicanalisi, i ravioli

“Ma perché voi, autori argentini, in ogni vostro lavoro dovete metterci uno psicanalista?”

Lo chiedo a Rafael Spregelburd, teatrista argentino, mentre in una trattoria a Parma si compiace di un sontuoso piatto di ravioli alle erbette, appena servito in tavola.

“Perché per noi, cittadini argentini – mi risponde mentre addento i miei tortelli di zucca – dall’analista ci andiamo tanto quanto voi, europei occidentali, frequentate la palestra”.

Giuro: non avrei mai immaginato che dietro ai moti delle particelle della scrittura teatrale contemporanea ci fosse una faccenda di impegni quotidiani. Oltre che una differenza di formati di pasta, a pranzo.

Rafael Spregelburd sulla scena di Diciassette Cavallini  - Teatro Due Parma
Rafael Spregelburd sulla scena di Diciassette cavallini

La crema della drammaturgia

Sono cose che si apprendono incontrando la crema della drammaturgia internazionale, riunita a Parma, nelle sale di Teatro Due.

L’occasione era Gradus, giornate d’autore, iniziativa che Parma Reggio Festival e Teatro Due hanno pensato di affiancare all’invito già rivolto a Spregelburd, e durante la quale altri autori hanno potuto presentare i loro nuovi testi, sentirli al leggio, discuterne.

All’invito parmense hanno aderito drammaturghə provenienti da diversi Paesi d’Europa, ciascunə con il proprio profilo di scrittura e, forse, il proprio formato di pasta preferito. Peccato non essere riuscito a pranzare con ciascuno di loro.

Ma è bastata la sapienza teatrale di Florian Bochmeyer (direttore del FIND Festival alla Schaubühne di Berlino, e qui smaliziato moderatore) per far sì che in quattro dense giornate i focus discorsivi si alternassero alle letture e agli interventi di esperti di settore.

Dal mondo teatrale tedesco, con aplomb severo, Marius von Mayenburg ha rievocato il proprio avvio con Ostermeier alla Baracke del Deutsches Theater, per finire con la proposta di un testo recentissimo in tema di molestie e sospetti: Ellen Babić .

Il russo Ivan Vyrypaev, che ora vive in Polonia, lasciato alle spalle lo spaventoso habitat putiniano, ha approfittato del proprio estro e di quello del suo traduttore Teodoro Bonci Del Bene, per spiritosi siparietti post-drammatici.

Focus con Ivan Vyrypaev -  ph Andrea Morgillo
Focus con Ivan Vyrypaev a cura di Florian Bochmeyer – ph Andrea Morgillo

Alla francese Tiphaine Raffier, autrice di La réponse des Hommes, si è affiancato l’italiano Fausto Paravidino, che non si è sottratto all’affresco drammatico in cui versano i drammaturghi italiani, alla ricerca tutti di un’istituzione che possa puntare uno straccio di budget sull’unico mattone che assicura vitalità e persistenza al teatro.

Temporale, il suo testo proposto a leggio, si ambienta guarda caso, in uno snack-bar, tra roastbeef e piatti di pasta.

Iris Fusetti, Fausto Paravidino,  Daniele Natali - ph Andrea Morgillo
Iris Fusetti, Fausto Paravidino, Daniele Natali – ph Andrea Morgillo

Le crepe e la psicanalisi

L’ultimo focus ha visto protagonista infine Rafael Spregelburd che, provenendo da un’altra parte dell’Atlantico e da un altro sistema teatrale, sa bene quanto contino le declinazioni geografiche. Prima dell’incontro pubblico abbiamo pranzato assieme. Chiacchierando.

La pièce che hai appena creato a Parma, Diciassette cavallini, è stata scritta in Italia, per attori italiani e per un pubblico italiano.

“Se giri il mondo, come a me capita di fare, scopri che i modelli di teatro non sono affatto uguali. Certe cose che vanno bene per i tedeschi, non le puoi replicare uguali, nemmeno simili, in Italia o a Buenos Aires. C’è uno spirito del luogo, un fantasma invisibile, che piega la scrittura entro determinati confini. Come spiegava Paul Auster, se breath e death hanno assonanze in inglese, ciò va costruire un senso che non è trasferibile in un’altra lingua. Ci sono crepe nel linguaggio che ogni autore, e assieme a lui ogni traduttore, deve saper esplorare. Io dipendo molto da chi mi traduce. Per l’italiano, a farmi da spalla fedele è Manuela Cherubini”.

Sono passati dieci anni dall’altra precedente pièce italiana, Furia avicola, creata a Udine all’Ecole des Maitres. Dieci anni sono parecchi: è cambiata da allora l’agenda delle tue ossessioni?

“Ne sono rimaste alcune. Il mio interesse per la complessità, che da un universo razionale e newtoniano porta verso la crisi che oggi sta nel cuore delle scienze. La mia sfiducia nei confronti di tipo di scrittura narrativa, lineare. E anche la mia devozione al linguaggio. Ma è pure possibile che alcuni temi dell’agenda globale stiamo penetrando in ciò che scrivo. L’anarco-capitalismo con le sue enormi concentrazioni del denaro. L’agenda femminista”.

Sei nato nello stesso anno e nello stessa città di Javer Milei, l’attuale presidente argentino. Contestuali e contemporanei, vi somigliate in qualcosa?

“Non lo sapevo, ma no: non abbiamo niente in comune, questione di selezione naturale. La domanda da fare è semmai come un pazzo psichiatrico possa andare alla guida di una nazione. Le vecchie monarchie, dove ci si sposava in famiglia, potevano dare una risposta. Ma il caso di Milei, è diverso: quello di un meteorite che ha intercettato uno statu quo di anti-politica”. 

Psichiatria a parte, torniamo agli psicanalisti.

“Il fatto curioso è che da noi ci sono più psicanalisti che abitanti [ridacchia]. È una società fortemente psicanalizzata. Se non sei in analisi, tutti ti guardano un po’ strano. E allora in analisi ci vai, non per un disturbo, o perché ti senti male, ma per costruire la tua felicità. Però io no: ho avuto un madre psicanalista e la terapia me la faccio da solo, con la scrittura. È il mio lavoro”.

Rafael Spregelburd
Rafael Spregelburd

Con Spregelburd, dentro il cavallo di Troia

La sera stessa ho visto il suo spettacolo: Diciassette cavallini. 

Ve la ricordate Cassandra, principessa di Troia, oracolo di catastrofi, veggente mai ascoltata? Ecco: è a lei che Spregelburd ha dedicato la sua più recente creazione: 2 tempi, 3 ore di spettacolo, 7 interpreti. Che moltiplicati però per i diversi ruoli, fanno 17 figure. 

Diciassette cavallini è il titolo dello spettacolo che ha realizzato a Parma assieme agli attori di Teatro Due, in un laboratorio, o più esattamente una creazione collettiva, durata quasi un anno e un incessante andirivieni tra Emilia e Buenos Aires.

Diciassette cavallini di Rafael Spregelburd - ph Andrea Morgillo
Diciassette cavallini – ph Andrea Morgillo

Ma allora – mi domando – perché non intitolare proprio Cassandra questo lavoro? Perché Spregelburd è un vulcano di idee bizzarre (Bizara si intitolava infatti la sua telenovela teatrale di 10 puntate, 33 attori, 15 anni fa a Napoli Festival). 

Gli piacciono numeri, lo si è capito. E giocarci pure. Come gli piacciono i frattali, la teoria delle catastrofi, la fisica quantistica e un sacco di altre cose amene. Che sono i fili sottesi al suo teatro.

Vedilo qui alle prove di Diciassette cavallini.

Diciassette, nessuno o centomila

Quindi 17 – dice Spregelburd, ma altri dicono 12, altri 3000 – erano i Greci che nella notte funesta uscirono dal ventre del cavallo e misero fine alla storia di Troia. Evento che Cassandra, infatti, aveva profetato. 

Lo ricordava anche Gaston Bachelard, il filosofo francese cui si deve l’individuazione della “sindrome di Cassandra” e la sua più diretta conseguenza: “perché nessuno mi crede?”. 

Lo testimoniava pure Robert Graves, il poeta antropologo inglese, il quale, in un riverito saggio, ipotizza che i miti greci, nascessero da un uso troppo frequente di sostanze allucinogene presso quelle popolazioni.

Tutte cose di cui Diciassette cavallini ci mette al corrente.

Valentina Banco in Diciassette cavallini di Rafael Spregelburd - ph Andrea Morgillo
Valentina Banci in Diciassette cavallini – ph Andrea Morgillo

Spettatori frullati

Se non ci capite nulla, vuol dire che Spregelburd ha fatto centro. Il suo frullatore drammaturgico stordisce gli spettatori, fa perdere loro la barra del racconto, e li precipita in un mondo dove la psicanalisi la fa da padrona. E il divertimento pure.

Perché all’immancabile strizzacervelli, della prima parte, intitolata L’oracolo invertito, nella seconda si aggiungono pure una vecchia che deve fare testamento, suo figlio ludopatico con il trip dei palloncini gonfiabili, un poliziotto di destra che vuol diventare assessore, una moglie che tradisce, un idraulico… e un cavallo di Troia, modellato come l’americano Jeff Koons modellava le sue sculture-palloncino.

Diciassette cavallini di Rafael Spregelburd - ph Andrea Morgillo
Diciassette cavallini – ph Andrea Morgillo

Apollineo e dionisiaco, per rimanere ancora in Grecia, si affiancano e si rispecchiano nel raccontare una nuova stravaganza spregelburdiana, dopo quelle della sua celebre Eptalogia.

L’islam e l’inferno

Per l’occasione, Parma e Teatro Due hanno ospitato anche altri due spettacoli, prodotti da El Patrón Vázquez, la compagnia di Spregelburd.

Il primo era Inferno, in cui lui maneggia virtù teologali e cardinali, partendo dalla notizia che l’Inferno è oramai abolito (l’aveva spifferato anche Papa Francesco, argentino pure lui, ospite da Fabio Fazio lo scorso gennaio).

Inferno - Rafael Spregelburd - ph Guillermo Turin Bootello
Inferno – ph Guillermo Turin Bootello

Il secondo spettacolo era Pundonor, monologo ambientato in un’aula universitaria, con una irrefrenabile Andrea Garrote nel ruolo della prof di sociologia, un pochino, anzi tanto, fuori di testa.

Così fuori, da farci immaginare come doveva apparire ai bravi studenti parigini un sommo filosofo come Michel Foucault, guarda caso oggetto di quella lezione della prof.

Nel 1978 (e sottolineo, 1978) Foucault profetava che l’Islam sarebbe potuto diventare “una gigantesca polveriera, formata da centinaia di milioni di uomini”. Insomma, non era poi tanto fuori di testa. Era anzi una Cassandra. Ma questo è un altro discorso.

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Il testo di Diciassette cavallini è pubblicato da Cue Press (2024).

Diciassette cavallini - CuePress

Al volume di affianca inoltre la raccolta di saggi e scritti estemporanei: Sul mio teatro: contagio e disintegrazione (Cue Press, 2024).

[una rielaborazione di questo articolo verrà pubblicata nel numero 1/2025 del quadrimestrale Hystrio].

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DICIASSETTE CAVALLINI
scritto e diretto da Rafael Spregelburd
traduzione Manuela Cherubini
con Alberto Astorri, Valentina Banci, Laura Cleri, Davide Gagliardini, Luca Nucera, Massimiliano Sbarsi, Pavel Zelinskiy. Scene Alberto Favretto, costumi Giada Masi, musiche Alessandro Nidi 
produzione Fondazione Teatro Due

INFERNO
scritto e diretto da Rafael Spregelburd
con Andrea Garrote, Guido Losantos, Rafael Spregelburd, Violeta Urtizberea
e Nicolás Varchausky (musiche dal vivo)
scene e luci Santiago Badillo
commissionato in occasione de 500° anniversario di Hieronymus Bosch 

PUNDONOR
di e con Andrea Garrote
regia Rafael Spregelburd e Andrea Garrote
scene e luci Santiago Badillo
produzione Centro Cultural Recoleta, Instituto Nacional del Teatro, SAGAI