Sarà un weekend lungo, questo. Bislungo, se ce lo possiamo permettere. Un ponte pigro e stiracchiato. Tanto che, chi è abituato a lavorare come un soldatino, si sentirà un po’ spaesato, con tanto tempo libero davanti… Che fare?

Parlo di spettacoli, naturalmente. Magari anche a voi i concerti di fine d’anno, il brindisi di San Silvestro in teatro, la serata gospel, o peggio ancora, l’immarcescibile musical con le suore, tipo Sister Act, mettono tristezza e sconforto. Non c’è miglior soluzione che starsene a letto. E leggere un po’.
È per questo che metto in fila un po’ di libri, anche e-book, volendo. E ve li propongo come letture a cavallo del cambio dell’anno. Ciò che farò anch’io.

Drammaturgie che danzano
Ho sempre pensato che è una gran bella impresa, scrivere di danza. O come dice chi se ne intende, scrivere la danza.
Allora: vi segnalo due libri che sono due belle imprese. La prima è il volume che Stefano Tomassini ha curato per Luca Sossella Editore e che presenta i testi dei più recenti fra gli spettacoli della compagnia Balletto Civile.
Maledetti quei fiori – leggo in quarta di copertina – mette assieme Le fleurs, ispirato all’impervia rivoluzione poetica di Charles Baudelaire e introdotto dalle fotografie di Jacopo Benassi; Loose Dogs, monologo sulle anime che dissentono, infine Eclissi, per giovani interpreti alle prese con il buio doloroso di una realtà lontana, il black-out improvviso e spaventoso del sole”.

Che cosa sia la drammaturgia della danza – concetto ancora non troppo diffuso – risulta ancora più chiaro, se ci metto accanto anche il libro che un altro esperto di spettacolo, Alessandro Iachino, ha costruito attorno a cinque creazioni di Marco D’Agostin (edizioni Il Saggiatore).

Cinque tasselli – spiegano ancora le note di copertina di Anni, lettere e valanghe – per entrare nell’immaginario e nell’arte del 37enne coreografo di Valdobbiadene attraverso la chiave della drammaturgia di danza.
“Da Everything is ok, in cui una catena ininterrotta di movimenti dialoga con le icone pop di ieri e di oggi, ad Avalanche, che ci conduce in un paesaggio post-apocalittico, nel quale due esseri umani cercano, danzando, di ricostruire il passato; da First Love, in cui la storia di un ragazzino innamorato dello sci di fondo si intreccia con la vittoria di Stefania Belmondo alle Olimpiadi del 2002, a Best Regards, una lettera aperta a Nigel Charnock, indimenticato performer scomparso nel 2012; fino a Gli anni che, attingendo dalla profondità dell’omonimo romanzo di Annie Ernaux, affronta l’incredibile vita della danzatrice Marta Ciappina, in un continuo dialogo tra io e collettività”.
Scritture di teatro
A questo punto c’è un libro che mi sta molto a cuore, e che troverete in libreria e online dal prossimo mese di febbraio, .
Scene da un matrimonio, pubblicato da Titivillus, è un racconto ma anche una lunga intervista che i due curatori – Gianfranco Capitta e Carla Pollastrelli – hanno raccolto in mesi e mesi di lavoro e di colloquio con Giovanna Daddi e Dario Marconcini.

Di Daddi e Marconcini, compagni nell’arte e nella vita, artisti di lungo corso, di curiosità feconda e inventiva appartata, QuanteScene! ha già parlato. In una bella sintesi di opere e di pensieri, il libro racconta appunto le loro scene.
“Hanno innervato – leggo nella premessa – contaminandoli con la loro creatività teatro di tradizione, teatro sperimentale e teatro popolare. Grazie al loro lavoro artistico e alla collaborazione con altri artisti importanti, il Teatro di Buti , in provincia di Pisa, è diventato un riferimento nella geografia teatrale regionale e nazionale”.
Maiali, tacchini e altre bizzarre creature
L’avevo già annunciato in un post precedente, dedicato a Rafael Spregelburd, ma ve lo mostro ora con tutta la sua copertina.
Sul mio teatro: contagio e disintegrazione, pubblicato da Cue Press, raccoglie undici scritti in cui il teatrista argentino riflette sul proprio modo di scrivere e di allestire. E si diverte soprattutto a cazzeggiare un po’ parlando di maiali, tacchini, supereroi e altre bizzarre creature (è il sottotitolo).
“Ogni pensiero messo per iscritto – spiega Spregelburd – è un pensiero esagerato. I pensieri sono fragili cose, come gli uccelli in volo. Il volo di un uccello è erratico e si lascia portare dal suo desiderio, dai venti e dal caso. Forse per questo la cosa più onesta che può fare uno scrittore è cercare di scrivere soltanto per il teatro; in esso la scrittura riproduce l’oralità, ciò che è passeggero, l’irripetibile, l’oggi, ciò che è destinato a perdersi nell’aria condizionata della sala”.

Scrivania o comodino. Voi dove mettete i libri?
Ultimo suggerimento. Non lo metterò sul comodino a San Silvestro, ma mi accompagnerà ancora per molto tempo sulla scrivania di lavoro. Pubblicato già tre anni fa, ma continuamente ristampato da Quodlibet, il più pragmatico tra questi miei libri 2024, si intitola Dizionario Teatrale. Ed è propio quello che il titolo lascia intendere.
Lo ha curato Margherita Palli, scenografa sublime, docente amatissima al Naba, ed è un baedeker multilinguistico utilissimo a tutti coloro che in teatro, e con il teatro, ci lavorano.
“Il lessico teatrale è ricchissimo, e si compone di parole tanto antiche quanto attuali” spiega il sito di Quodlibet. “In questo dizionario multilingue, oltre mille lemmi sono tradotti in sette lingue (dall’ italiano, a inglese, tedesco, francese, spagnolo, russo, cinese) e accompagnati da più di cento illustrazioni. Completa il volume una rassegna dei riti, superstizioni, usi e costumi nei teatri del mondo”.

Siete pronti per la rivincita sul 2024?
Detto questo e acquistati in libreria oppure online tutti sti bei libri, tornate sotto le lenzuola e regalatevi una buona fine, ma soprattutto un buon principio. Anzi, quanto a princìpi, più di uno.

























