Rafael Spregelburd, la psicanalisi, i ravioli

“Ma perché voi, autori argentini, in ogni vostro lavoro dovete metterci uno psicanalista?”

Lo chiedo a Rafael Spregelburd, teatrista argentino, mentre in una trattoria a Parma si compiace di un sontuoso piatto di ravioli alle erbette, appena servito in tavola.

“Perché per noi, cittadini argentini – mi risponde mentre addento i miei tortelli di zucca – dall’analista ci andiamo tanto quanto voi, europei occidentali, frequentate la palestra”.

Giuro: non avrei mai immaginato che dietro ai moti delle particelle della scrittura teatrale contemporanea ci fosse una faccenda di impegni quotidiani. Oltre che una differenza di formati di pasta, a pranzo.

Rafael Spregelburd sulla scena di Diciassette Cavallini  - Teatro Due Parma
Rafael Spregelburd sulla scena di Diciassette cavallini

La crema della drammaturgia

Sono cose che si apprendono incontrando la crema della drammaturgia internazionale, riunita a Parma, nelle sale di Teatro Due.

L’occasione era Gradus, giornate d’autore, iniziativa che Parma Reggio Festival e Teatro Due hanno pensato di affiancare all’invito già rivolto a Spregelburd, e durante la quale altri autori hanno potuto presentare i loro nuovi testi, sentirli al leggio, discuterne.

All’invito parmense hanno aderito drammaturghə provenienti da diversi Paesi d’Europa, ciascunə con il proprio profilo di scrittura e, forse, il proprio formato di pasta preferito. Peccato non essere riuscito a pranzare con ciascuno di loro.

Ma è bastata la sapienza teatrale di Florian Bochmeyer (direttore del FIND Festival alla Schaubühne di Berlino, e qui smaliziato moderatore) per far sì che in quattro dense giornate i focus discorsivi si alternassero alle letture e agli interventi di esperti di settore.

Dal mondo teatrale tedesco, con aplomb severo, Marius von Mayenburg ha rievocato il proprio avvio con Ostermeier alla Baracke del Deutsches Theater, per finire con la proposta di un testo recentissimo in tema di molestie e sospetti: Ellen Babić .

Il russo Ivan Vyrypaev, che ora vive in Polonia, lasciato alle spalle lo spaventoso habitat putiniano, ha approfittato del proprio estro e di quello del suo traduttore Teodoro Bonci Del Bene, per spiritosi siparietti post-drammatici.

Focus con Ivan Vyrypaev -  ph Andrea Morgillo
Focus con Ivan Vyrypaev a cura di Florian Bochmeyer – ph Andrea Morgillo

Alla francese Tiphaine Raffier, autrice di La réponse des Hommes, si è affiancato l’italiano Fausto Paravidino, che non si è sottratto all’affresco drammatico in cui versano i drammaturghi italiani, alla ricerca tutti di un’istituzione che possa puntare uno straccio di budget sull’unico mattone che assicura vitalità e persistenza al teatro.

Temporale, il suo testo proposto a leggio, si ambienta guarda caso, in uno snack-bar, tra roastbeef e piatti di pasta.

Iris Fusetti, Fausto Paravidino,  Daniele Natali - ph Andrea Morgillo
Iris Fusetti, Fausto Paravidino, Daniele Natali – ph Andrea Morgillo

Le crepe e la psicanalisi

L’ultimo focus ha visto protagonista infine Rafael Spregelburd che, provenendo da un’altra parte dell’Atlantico e da un altro sistema teatrale, sa bene quanto contino le declinazioni geografiche. Prima dell’incontro pubblico abbiamo pranzato assieme. Chiacchierando.

La pièce che hai appena creato a Parma, Diciassette cavallini, è stata scritta in Italia, per attori italiani e per un pubblico italiano.

“Se giri il mondo, come a me capita di fare, scopri che i modelli di teatro non sono affatto uguali. Certe cose che vanno bene per i tedeschi, non le puoi replicare uguali, nemmeno simili, in Italia o a Buenos Aires. C’è uno spirito del luogo, un fantasma invisibile, che piega la scrittura entro determinati confini. Come spiegava Paul Auster, se breath e death hanno assonanze in inglese, ciò va costruire un senso che non è trasferibile in un’altra lingua. Ci sono crepe nel linguaggio che ogni autore, e assieme a lui ogni traduttore, deve saper esplorare. Io dipendo molto da chi mi traduce. Per l’italiano, a farmi da spalla fedele è Manuela Cherubini”.

Sono passati dieci anni dall’altra precedente pièce italiana, Furia avicola, creata a Udine all’Ecole des Maitres. Dieci anni sono parecchi: è cambiata da allora l’agenda delle tue ossessioni?

“Ne sono rimaste alcune. Il mio interesse per la complessità, che da un universo razionale e newtoniano porta verso la crisi che oggi sta nel cuore delle scienze. La mia sfiducia nei confronti di tipo di scrittura narrativa, lineare. E anche la mia devozione al linguaggio. Ma è pure possibile che alcuni temi dell’agenda globale stiamo penetrando in ciò che scrivo. L’anarco-capitalismo con le sue enormi concentrazioni del denaro. L’agenda femminista”.

Sei nato nello stesso anno e nello stessa città di Javer Milei, l’attuale presidente argentino. Contestuali e contemporanei, vi somigliate in qualcosa?

“Non lo sapevo, ma no: non abbiamo niente in comune, questione di selezione naturale. La domanda da fare è semmai come un pazzo psichiatrico possa andare alla guida di una nazione. Le vecchie monarchie, dove ci si sposava in famiglia, potevano dare una risposta. Ma il caso di Milei, è diverso: quello di un meteorite che ha intercettato uno statu quo di anti-politica”. 

Psichiatria a parte, torniamo agli psicanalisti.

“Il fatto curioso è che da noi ci sono più psicanalisti che abitanti [ridacchia]. È una società fortemente psicanalizzata. Se non sei in analisi, tutti ti guardano un po’ strano. E allora in analisi ci vai, non per un disturbo, o perché ti senti male, ma per costruire la tua felicità. Però io no: ho avuto un madre psicanalista e la terapia me la faccio da solo, con la scrittura. È il mio lavoro”.

Rafael Spregelburd
Rafael Spregelburd

Con Spregelburd, dentro il cavallo di Troia

La sera stessa ho visto il suo spettacolo: Diciassette cavallini. 

Ve la ricordate Cassandra, principessa di Troia, oracolo di catastrofi, veggente mai ascoltata? Ecco: è a lei che Spregelburd ha dedicato la sua più recente creazione: 2 tempi, 3 ore di spettacolo, 7 interpreti. Che moltiplicati però per i diversi ruoli, fanno 17 figure. 

Diciassette cavallini è il titolo dello spettacolo che ha realizzato a Parma assieme agli attori di Teatro Due, in un laboratorio, o più esattamente una creazione collettiva, durata quasi un anno e un incessante andirivieni tra Emilia e Buenos Aires.

Diciassette cavallini di Rafael Spregelburd - ph Andrea Morgillo
Diciassette cavallini – ph Andrea Morgillo

Ma allora – mi domando – perché non intitolare proprio Cassandra questo lavoro? Perché Spregelburd è un vulcano di idee bizzarre (Bizara si intitolava infatti la sua telenovela teatrale di 10 puntate, 33 attori, 15 anni fa a Napoli Festival). 

Gli piacciono numeri, lo si è capito. E giocarci pure. Come gli piacciono i frattali, la teoria delle catastrofi, la fisica quantistica e un sacco di altre cose amene. Che sono i fili sottesi al suo teatro.

Vedilo qui alle prove di Diciassette cavallini.

Diciassette, nessuno o centomila

Quindi 17 – dice Spregelburd, ma altri dicono 12, altri 3000 – erano i Greci che nella notte funesta uscirono dal ventre del cavallo e misero fine alla storia di Troia. Evento che Cassandra, infatti, aveva profetato. 

Lo ricordava anche Gaston Bachelard, il filosofo francese cui si deve l’individuazione della “sindrome di Cassandra” e la sua più diretta conseguenza: “perché nessuno mi crede?”. 

Lo testimoniava pure Robert Graves, il poeta antropologo inglese, il quale, in un riverito saggio, ipotizza che i miti greci, nascessero da un uso troppo frequente di sostanze allucinogene presso quelle popolazioni.

Tutte cose di cui Diciassette cavallini ci mette al corrente.

Valentina Banco in Diciassette cavallini di Rafael Spregelburd - ph Andrea Morgillo
Valentina Banci in Diciassette cavallini – ph Andrea Morgillo

Spettatori frullati

Se non ci capite nulla, vuol dire che Spregelburd ha fatto centro. Il suo frullatore drammaturgico stordisce gli spettatori, fa perdere loro la barra del racconto, e li precipita in un mondo dove la psicanalisi la fa da padrona. E il divertimento pure.

Perché all’immancabile strizzacervelli, della prima parte, intitolata L’oracolo invertito, nella seconda si aggiungono pure una vecchia che deve fare testamento, suo figlio ludopatico con il trip dei palloncini gonfiabili, un poliziotto di destra che vuol diventare assessore, una moglie che tradisce, un idraulico… e un cavallo di Troia, modellato come l’americano Jeff Koons modellava le sue sculture-palloncino.

Diciassette cavallini di Rafael Spregelburd - ph Andrea Morgillo
Diciassette cavallini – ph Andrea Morgillo

Apollineo e dionisiaco, per rimanere ancora in Grecia, si affiancano e si rispecchiano nel raccontare una nuova stravaganza spregelburdiana, dopo quelle della sua celebre Eptalogia.

L’islam e l’inferno

Per l’occasione, Parma e Teatro Due hanno ospitato anche altri due spettacoli, prodotti da El Patrón Vázquez, la compagnia di Spregelburd.

Il primo era Inferno, in cui lui maneggia virtù teologali e cardinali, partendo dalla notizia che l’Inferno è oramai abolito (l’aveva spifferato anche Papa Francesco, argentino pure lui, ospite da Fabio Fazio lo scorso gennaio).

Inferno - Rafael Spregelburd - ph Guillermo Turin Bootello
Inferno – ph Guillermo Turin Bootello

Il secondo spettacolo era Pundonor, monologo ambientato in un’aula universitaria, con una irrefrenabile Andrea Garrote nel ruolo della prof di sociologia, un pochino, anzi tanto, fuori di testa.

Così fuori, da farci immaginare come doveva apparire ai bravi studenti parigini un sommo filosofo come Michel Foucault, guarda caso oggetto di quella lezione della prof.

Nel 1978 (e sottolineo, 1978) Foucault profetava che l’Islam sarebbe potuto diventare “una gigantesca polveriera, formata da centinaia di milioni di uomini”. Insomma, non era poi tanto fuori di testa. Era anzi una Cassandra. Ma questo è un altro discorso.

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Il testo di Diciassette cavallini è pubblicato da Cue Press (2024).

Diciassette cavallini - CuePress

Al volume di affianca inoltre la raccolta di saggi e scritti estemporanei: Sul mio teatro: contagio e disintegrazione (Cue Press, 2024).

[una rielaborazione di questo articolo verrà pubblicata nel numero 1/2025 del quadrimestrale Hystrio].

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DICIASSETTE CAVALLINI
scritto e diretto da Rafael Spregelburd
traduzione Manuela Cherubini
con Alberto Astorri, Valentina Banci, Laura Cleri, Davide Gagliardini, Luca Nucera, Massimiliano Sbarsi, Pavel Zelinskiy. Scene Alberto Favretto, costumi Giada Masi, musiche Alessandro Nidi 
produzione Fondazione Teatro Due

INFERNO
scritto e diretto da Rafael Spregelburd
con Andrea Garrote, Guido Losantos, Rafael Spregelburd, Violeta Urtizberea
e Nicolás Varchausky (musiche dal vivo)
scene e luci Santiago Badillo
commissionato in occasione de 500° anniversario di Hieronymus Bosch 

PUNDONOR
di e con Andrea Garrote
regia Rafael Spregelburd e Andrea Garrote
scene e luci Santiago Badillo
produzione Centro Cultural Recoleta, Instituto Nacional del Teatro, SAGAI

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