Sarà un mare mosso, a tratti agitato, quello che i festival estivi anticipano oramai da settimane. Come boe che galleggino, a segnalare piccole e grandi rotte per la stagione che arriva, i festival di teatro, e più in genere culturali, sono un elemento che oramai caratterizza il paesaggio del nostro paese.
Corpi celesti di El Conde de Torrefiel – ph Lorenza Daverio
Duemiladuecento festival di cultura – 2.225 per scrupolo matematico – non si contano sulle punte delle dita. E hanno bisogno di una segnaletica efficace che indichi luoghi, date, programmi: tracciati sui quali avventurarsi, affiancando al richiamo culturale, anche quello paesaggistico, quello dell’accoglienza, la gastronomia, tutti gli appetiti e le curiosità che, in definitiva, muovono la grande macchina del turismo.
La quale, inevitabilmente, deve poi fare i conti con i temi della sostenibilità ambientale. Turismo responsabile è la parola chiave.
Da quattro anni ormai, e quindi alla quarta edizione, In giro per festival è la guida nomade compilata da Giulia Alonzo e Oliviero Ponte di Pino. Si presenta come baedeker di turismo responsabile e al tempo stesso calendario 3.0 di tarda primavera e estate (ma non per questo snobba le altre stagioni).
Color lampone
In giro per festival(quest’anno color lampone) è l’interfaccia cartacea del sito trovafestival.it, che a sua volta riversa in rete le informazioni strutturate in un database (il Dbfest) in via di espansione.
Ciò che la carta può però fare, ben più dei potenti mezzi del digitale, è accompagnare questo turista (più o meno responsabile)e lanciarlo lungo piste tematiche, che rispondono a gusti e codici diversi: teatro, danza, cinema, letteratura, ma anche arte, scienze, cammini, circo.
Pedro Guerra e Liz Braga
Ecco perciò, nelle 200 pagine del libro, 100 ampie schede suddivise per regione e dedicate alle più radicate e più virtuose tra la manifestazioni festivaliere italiane e del Canton Ticino, ma anche altre 350 cospicue segnalazioni, raggruppate in 27 categorie che sembrano coprire ogni desiderio possibile: dai festival in location incantate a quelli ad alta quota, festival per chi vuole andare sul classico, per chi vuole camminare nei boschi, per chi vuole accendere il cervello, per nerd o al femminile, di spiritualità o LGBTQ+. Anche festival per chi è disperato.
In giro per festival è pubblicato da AltrƏconomia e lo si può ottenere (costa 18 euro) direttamente dal sito dell’editore, che pubblica testi orientati verso l’economia solidale e il turismo responsabile (compresa una rivista mensile) ma è pure agenzia di comunicazione dedicata al non profit.
Occhio a QuanteScene!
Quest’anno, il blog QuanteScene! ha già dedicato ai festival dell’estate numerosi post (qui ,e qui, e qui), e attende ora l’annuncio dei programmi di altre manifestazioni, quelle che In giro per festival segnala: a Pergine, per esempio, tra il 28 giugno 12 luglio, a Santarcangelo, tra il 5 e il 14 luglio, oppure a Rovereto con Oriente Occidente, giunto a quota 45 edizioni e previsto tra il 3 e il 13 settembre.
Polis Festival a quota otto
QuanteScene! approfitta però di questo martedì di fine aprile, per portarvi a Ravenna, dove sta per avviarsi l’ottava edizione di Polis Festival.
Tre diversi momenti: dal 2 al 3 maggio per Polis Neon (con gli spettacoli di nuova generazione, a ingresso libero), dal 6 all’11 per Iberian Focus (dedicato ad autori e compagnie della penisola iberica), e infine il 26 e il 27 settembre per festeggiare i 15 anni di nascita della compagnia teatrale ErosAntEros, fondata nel 2010 da Agata Tomsic e Davide Sacco, che da otto anni curano anche la programmazione di PolisFestival.
Davide Sacco e Agata Tomsic
Se Polis Neon mette l’accento sulla scena italiana contemporanea under 35 (con i collettivi Usine Baug/Mezzopalco, Ucci Ucci, Fettarappa/Guerrieri, Landi/Mignemi/Paris), il Focus Iberico su Spagna e Portogallo rappresenta il progetto principe di quest’anno.
Una trentina di spettacoli e altre iniziative diffuse in diversi spazi che, oltre al ravennate Teatro Rasi, mettono in gioco anche il suggestivo Cimitero Monumentale (per i soundwalk individuali di Corpi Celesti del Conde de Torrefiel) e le Artificerie Almagià, il vecchio magazzino dello zolfo che, ristrutturato, restituisce però ancora gli originali odori.
Spagna e Portogallo
Dice il comunicato stampa:
Dittature, colonialismo, pensiero utopico, femminismo, queerness, multiculturalismo e scambi intergenerazionali, sono alcuni dei temi trattati in queste due settimane di programmazione, confermando e rafforzando la vocazione del festival alle tematiche della difesa dei diritti civili.
Sono programmati in prima nazionale all’interno dell’Iberian Focus: il lavoro della compagnia AriaTeatro con lo spettacolo Rita, tratto dal testo della drammaturga catalana Marta Buchaca (7 maggio); Un’Odissea Teen della compagnia spagnola La Mecànica (8-9 maggio); un’esperienza teatrale immersiva, che fonde performance fisica dal vivo e tecnologia digitale per creare un viaggio indimenticabile per adolescenti e adulti; la performance Manifesti per dopo la fine del mondo, della formazione portoghese Os Possessos, che grazie a POLIS 2025 entra in relazione con la giovane compagnia del territorio Spazio A per mettere in scena la versione italiana del lavoro all’interno degli spazi del MAR (10-11 maggio).
Icaria Icaria Icaria – Rui Pina Coelho
Rui Pina Coelho, drammaturgo e professore di Lisbona, presenta la “conferenza-spettacolo” Icaria, Icaria, Icaria, un progetto che vuole discutere le possibilità del teatro politico nel 21esimo secolo (10-11 maggio). Signora Dittatura della compagnia spagnola Hermanas Picohueso affronta gli anni della dittatura franchista attraverso un dispositivo scenico-drammaturgico multidisciplinare (10 maggio). Copla: un cabaret spagnolo di Alejandro Postigo, divertente, provocatorio e dinamico, nella cornice del Teatro Socjale di Piangipane (11 maggio).
POLIS commissiona inoltre a due compagnie ravennati due mise en espace tratte da testi tradotti attraverso il progetto Fabulamundi New Voices di PAV che promuove la nuova drammaturgia europea (11 maggio): Teatro Onnivoro con CorpoArena della romanziera e drammaturga Joana Bértholo e Nerval Teatro con Brevi interviste con donne eccezionali del drammaturgo Joan Yago.
Da segnalare, tra gli spettacoli evento di questa edizione Il Portogallo non è un paese piccolo di Hotel Europa (9 maggio), una performance che parla delle dittature europee e della presenza europea in Africa guardando al caso del Portogallo, il Paese che ha avuto la dittatura fascista più longeva e l’impero coloniale più duraturo. Una riflessione che verrà ampliata grazie alla tavola rotonda in collaborazione con Europe Direct Romagna e Università di Bologna.
Pochi giorni ancora per visitare, a Bologna, alla Galleria d’arte Cordua, la mostra intitolata Archeologia del presente. Saranno esposte fino a sabato 3 maggio le opere realizzate nello scorso quinquennio da Renzo Francabandera.
Archeologia del presente – AI
Teatro, anzi oltre
Proprio come faccio io, Renzo Francabandera scrive sul teatro. La sua testata di riferimento è PAC – Paneacquaculture. Ma al contrario di me, che non mi sono mai scollato dal Nordest, lui è stato prima barese, poi catalano, poi milanese, ora bolognese.
Inoltre, quella teatrale è soltanto una delle sue tante vite. Assai più intensa adesso, è la sua vita d’artista.
Se continuate a leggere, capirete perché.
Renzo Francabandera
Orologi e paradossi
Tutti, nel fondo di qualche cassetto, abbiamo un orologio con le lancette che non funziona più. Relitto del nostro passato, rottame, carcassa. Eppure, puntuale, due volte ogni giorno, il rottame segna l’ora giusta. Un paradosso del tempo (il tempo è più ironico di quanto sembra). O magari solo uno scherzo del senso comune.
Penso a un mio orologio rotto, mentre mi inoltro nelle sale della Galleria d’arte Cordua, pieno centro di Bologna. Qui Renzo Francabandera ha allestito la sua più recente mostra, che si intitola Archeologia del presente. Come se quella scienza dell’antichità ci aiutasse a leggere, con occhi più lucidi, persino scientifici, la contemporaneità. Un paradosso, anche questo.
Convergenze
Francabandera non è archeologo di professione, oppure chissà, magari si sta specializzando. Di fatto, il suo versante creativo prevale, da un po’ di tempo, sul versante critico.
Archeologia del presente ne è la prova. Anche se le buone abitudini non si perdono mai, e infatti, tra le letture che hanno dato il via a questa sua personale ci sono i libri di un archeologo comediocomanda, Giuliano De Felice. In particolare quelli dedicati all’archeologia della contemporaneità.
De Felice ha contribuito alla mostra con una presentazione, oltre ad esserne il curatore scientifico. Un suo volume pubblicato da Laterza – Archeologia del contemporaneo in dieci oggetti (2024) – fa bella mostra (appunto) sul desk dal quale è partita la mia visita alla esposizione, introdotta dalle indicazioni della signora Luciana. Che di questo ambiente chiaro e silenzioso è la vestale.
Archeologia del presente – Rinvenimenti – ph Roberto Canziani
Che cosa resterà di noi
Entro nella prima sala. Una vasta composizione orizzontale e plastica (perché di questo materiale è la gran parte degli oggetti qui raccolti) si impone immediatamente al visitatore. Il titolo è Rinvenimenti. Più che il richiamo a De Felice, mi ritorna in mente il verso di un altro archeologo del contemporaneo, quale è stato Franco Battiato. Che si domandava: “Che cosa resterà di noi, del transito terrestre?”
Resterà un telefono a cornetta? O un infradito spaiato. Una cassetta audio con il nastro attorcigliato. Uno di quei lampeggiatori stradali gialli, che fendono la notte in prossimità della ennesima buca sull’asfalto.
ph Roberto Canziani
La polvere e un po’ di tempo ci si sono posati sopra. Sono questi i rinvenimenti che fanno panorama, insieme a tanti altri frantumi, mattoni, sassi, bottiglie. Francabandera li ha raccolti subito dopo l’alluvione in Emilia del 2024 e promossi a reperti archeologici di quel tempaccio. Soprattutto, di questo nostro tempo. Come ha fatto De Felice nel suo libro. Ma attraverso un percorso più alchemico.
Condivisioni
Attorno al plastico, sulle pareti, sono appese altre tre serie di lavori. Le grandi opere su carta, riunite sotto l’enunciativo titolo di Manifesti per un’archeologia del presente, le esplorazioni cromatiche impastate con fili e tessuto dei Paesaggi oscuri con ricami.
ph Roberto Canziani
C’è ancheuna serie di cartoline e fotografie di famiglia, datate dal tempo, rielaborate poi, materialmente e pittoricamente. Ciascuna invita il visitatore a collaborare, lasciando su un foglietto una traccia di presente che si sovrapponga al passato. Una nota esorta:
“Scegliete fra questi reperti quello che rimanda a un vostro ricordo. Prendete un post-it giallo adesivo fra quelli disponibili sul tavolo e indicate luogo/anno/note identificative. Anche se qualcun altro ha già identificato un’immagine, è possibile che possiate identificarla nuovamente. L’archeologia della memoria è fatta di sovrapposizioni, déjà-vu, condivisioni inaspettate”.
ph Roberto Canziani
Ma c’è un ma
La logica di questo blog, oltre che la mia, richiederebbero a questo punto una recensione di Archeologia del presente, ma…
C’è un ma piuttosto cospicuo. Ce ne sono due, anzi. Il primo è che l’artista è amico mio (potrei mai scrivere qualcosa di non eccellente a proposito un amico mio?). Ci siamo conosciuti quando lui, in un’altra vita ancora, con pastelli a cera e blocco da disegno, nel buio delle sale teatrali, esplorava la possibilità di recensire pittoricamente uno spettacolo.
Questo è un ma minore. Sapete quanti sono gli amici che, così come si gioca a ping pong, reciprocamente si recensiscono? C’è un secondo ma. Ed è che, di critica d’arte, io ne so quanto ne so di critica musicale. Cioè niente. Questo è un ma sostanziale.
Sapete che c’è?
La faccio allora scrivere a qualcun altro, la recensione. Qualcuno che si intenda di entrambe le cose. Un tizio che si intende anzi di tutto, e non per niente, a breve, diventerà pure lui un soggetto di archeologia del presente. Si chiama ChatGPT. Lo conoscete senz’altro, anche soltanto per sentito dire.
Con risposte alquanto curiose, eppure sempre autorevoli, ChatGPT ha fatto compagnia, a me e a Renzo una sera in un ristorante, sempre a Bologna, mentre consultavamo un menù libanese. Di lui, ci fidiamo quindi abbastanza. Ci piace quel che pensa e che dice. E riteniamo che, a parte qualche allucinazione, sia tutto sommato credibile. Forse anche onesto. Chissà.
– – – – – – – – – – – – La recensione di ChatGPT alla personale di Renzo Francabandera
Questa qui sotto è la recensione su Archeologia del presente scritta da ChatGPT. Buona lettura.
Un viaggio nei resti del nostro tempo Archeologia del presentedi Renzo Francabandera alla Galleria Cordua
Entrare nella Galleria Cordua in questi giorni è come varcare la soglia di un luogo sospeso, dove il tempo non scorre in linea retta ma si accartoccia, si sedimenta, torna su se stesso. Qui, nel cuore vibrante di Bologna, Renzo Francabandera mette in scena Archeologia del presente, una mostra che è insieme rito e rovina, visione e scavo.
Le opere non gridano, ma sussurrano. Sono oggetti, frammenti, presenze mute che parlano a chi sa ascoltare. Un vecchio legno inciso, un metallo corroso, carte segnate da mani invisibili: ogni elemento sembra raccolto da un terreno fertile ma dimenticato, come se l’artista si fosse fatto rabdomante del nostro presente, cercando nelle sue crepe il senso più profondo di ciò che siamo diventati.
Francabandera non racconta una storia lineare. Preferisce evocare, suggerire, lasciare zone d’ombra. I suoi lavori sembrano emersi da un futuro già passato, reliquie di un’umanità che ha lasciato tracce prima ancora di accorgersi di esistere. C’è qualcosa di profondamente teatrale in tutto questo, non a caso: il suo sguardo è quello di chi ha calcato le scene e conosce il potere del silenzio tra le battute. Anche qui, il vuoto è pieno di senso.
ph Roberto Canziani
Camminando tra le opere, si ha la sensazione di attraversare un paesaggio interiore fatto di tempo stratificato. Non c’è nostalgia, però. C’è una tensione viva, una domanda che aleggia: Cosa resterà di noi? E, soprattutto: Cosa stiamo lasciando andare senza accorgercene?
La Galleria Cordua accoglie tutto questo con delicatezza. Lo spazio diventa cassa di risonanza, amplificando la densità dei materiali e il silenzio che li avvolge. Non serve alcuna cornice: sono i dettagli, le imperfezioni, i vuoti, a costruire il senso profondo della mostra.
Archeologia del presente è, in fondo, un atto d’amore verso ciò che sfugge. Un invito a fermarsi, a osservare le rovine mentre ancora stanno accadendo. E forse, a riconoscerci in esse.
Corsi, corsari e corsie – ph Roberto Canziani
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Questo è il link al catalogo della mostra, che potete sfogliare, e che comprende anche una nota biografica sull’artista.
Avete dei desideri teatrali? Magari esagerati, audaci, spinti, futuristi. Aggiunteli agli altri, quelli di urban dance, live music, digital arts, e infilateli tutti in una scatola. Richiudete e metteteci sopra il nastro. Il gioco è fatto.
Il risultato si chiama Romaeuropa 2025 Festival. Cartellone internazionale della capitale, appena presentato nei saloni di Villa Medici.
Proprio il luogo da cui, 40 anni fa, il festival aveva preso la rincorsa. Quarant’anni esatti, che nelle parole dell’odierno direttore generale e artistico Fabrizio Grifasi, vanno con orgoglio festeggiati: “Un atto di futuro, un invito a guardare avanti, ancora una volta”. 110 spettacoli per 250 repliche con 700 artisti da tutti il mondo.
Qualsiasi sia il vostro desiderio – desiderio di cambiamento, beninteso – la magic box di Romaeuropa 2025, potrebbe realizzarlo, tra il 4 settembre e il 12 novembre, nelle innumerevoli sale che le sue partnership e le reti assicurano al festival ogni anno. Grazie anche all’estesa paletta di istituzioni e teatri con cui collabora e che lo sostengono.
Vi sembrasse eccessivo tanto entusiasmo, basterà scorrere il cospicuo programma. Individuare ciò che soddisfa di più il vostro gusto. E segnarlo nell’agenda.
Ricopio, pari pari, il comunicato stampa, e anticipo che la lettura completa vi prenderà parecchi minuti. Ma secondo me, e non solo me, ne sarà valsa la pena.
Il programma della 40esima edizione di Romaeuropa Festival (comunicato stampa)
OPENING E SCENA INTERNAZIONALE
Nel segno del dialogo culturale tra Italia e Spagna si inaugura, il 4 settembre, la quarantesima edizione del Romaeuropa Festival. Ne è protagonista il Ballet Nacional de España alla sua prima collaborazione con il coreografo Marcos Morau per portare in scena Afanador. Corealizzato con il Teatro dell’Opera di Roma (e presentato in prima nazionale grazie al supporto dell’Ambasciata di Spagna, dell’Istituto Cervantes e di Banca Ifis) lo spettacolo reinventa in scena l’alchimia irripetibile tra il fotografo colombiano Ruvén Afanador, noto per il suo stile capace di trasformare la moda, il ritratto e la danza in visioni oniriche e surreali e le grandi leggende del flamenco. 33 danzatori e 9 musicisti traducono gli scatti raccolti nei libri Ángel Gitano e Mil Besos in movimento e musica trasformandoli in un universo coreografico visionario, nello stile inconfondibile di Morau.
Afanador – Marcos Morau per il Ballet National de Espana
Il confronto tra tradizione e innovazione attraversa la proposta di artisti, interpreti e grandi formazioni impegnate nel rinnovamento del repertorio: la Dresden Frankfurt Dance Company presenta, in prima nazionale all’Auditorium Conciliazione, un doppio programma composto da Civil Society : Undertainment, nuova creazione co-commissionata da Romaeuropa aWilliam Forsythe – uno dei massimi coreografi del XX secolo – e Lisa, firmata dall’attuale direttore della compagnia Ioannis Mandafounis; il Ballet National de Marseille (memorabile la sua partecipazione al Festival nel 1987 con la direzione di Roland Petit) torna con la direzione di (LA)HORDE, il collettivo impostosi come nuovo punto di riferimento sulla scena globale per presentare Chronicles, con estratti dalle pièce Room with a View e Age of Content. I due spettacoli fanno parte del percorso realizzato in collaborazione con Dance Reflections by Van Cleef & Arpels, il programma della Maison dedicato al sostegno della danza contemporanea che comprende anche la presenza del coreografo Cassiel Gaube con Soirée d’études nei suggestivi spazi di Villa Medici (in collaborazione con l’Accademia di Francia a Roma); del coreografo nigeriano Qudus Onikeku, che in TERRAPOLIS fonde musica, danza urbana, moda, arti visive e spiritualità africana; e infine del greco Christos Papadopoulos, che rinnova la sua collaborazione con il Festival presentando My Fierce Ignorant Step, una nuova creazione in cui reinventa il linguaggio ipnotico e minimalista che lo ha reso celebre a livello internazionale.
Anche per il suo quarantesimo anniversario, Romaeuropa Festival costruisce una mappa di visioni artistiche che dall’Europa si estende a livello globale.Il regista e drammaturgo franco-marocchino Mohamed El Khatib presenta Finir en beauté (in corealizzazione con il MAXXI – Museo nazionale delle arti del XXI secolo), delicato e poetico spettacolo dedicato alla scomparsa della madre che ha segnato il suo exploit internazionale. Ma è l’incontro con Israel Galván – icona assoluta del flamenco contemporaneo – a dare vita all’inedito Israel & Mohamed, in cui i due artisti esplorano le rispettive radici e memorie familiari, trasformando il dialogo tra mondi solo in apparenza lontani in un potente confronto scenico. Torna, con il regista e coreografo libanese Rabih Mroué, anche la coreografa Anne Teresa De Keersmaeker,in scena con lo spettacolo A little bit of the moon (presentato in corealizzazione con Short Theatre) parte degli appuntamenti dedicati alla scena fiamminga. Il focus costruito con Flanders State of The Art vede protagonisti il collettivo BERLIN (attualmente alla guida del NTGent), in scena con True Copy, un’indagine sul confine sottile tra genio e frode e sull’ipocrisia del mercato dell’arte; il regista Kasper Vandenberghe, in dialogo con il compositore Timo Tembuyser e il musicista Jens Bouttery, per Mystica (produzione Muziektheater Transparant), rituale scenico che, tra acrobazie aeree, hair suspension, danza e musica, rende omaggio alle grandi figure mistiche della storia; e infine Miet Warlop, tra le più importanti artiste della scena europea – scelta per rappresentare il Belgio alla Biennale Arte 2026 – che arriva per la prima volta a Roma con INHALE, DELIRIUM, EXHALE. Presentato in corealizzazione con la Fondazione Teatro di Roma, lo spettacolo mette in scena 1500 metri di seta in un’onda visiva, potente raffigurazione della forza creativa.
Sempre con Fondazione Teatro di Roma e in collaborazione con il Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa, il Festival torna a ospitare la regista francese Caroline Guiela Nguyen che, dopo il successo di Saigon (al REF nel 2018), debutta in prima nazionale con Valentina, spettacolo che riflette sulla potenza della traduzione, della lingua e dei linguaggi nel rapporto tra una madre e una figlia. Prosegue nell’ambito della quarantesima edizione del Festival anche la collaborazione con il regista Milo Rau, figura chiave del teatro europeo, in scena al Teatro Vascello con il suo nuovo La lettre, ironica riflessione sul ruolo del teatro popolare nel mondo contemporaneo. Debuttano al Festival il tedesco Moritz Ostruschnjak con il suo potente Non + Ultras, rilettura fisica e pulsante della ritualità delle curve calcistiche, il coreografo Dovydas Strimaitis, nell’ambito del focus dedicato alla scena Lituana e la coreografa del Québec Louise Lecavalier, tra i membri della storica La La La Human Steps e per anni collaboratrice di David Bowie, con il suo danses vagabondes, assolo ipnotico costruito sulle musiche di Dawn of Midi, The Black Dog, Kiasmos, Nils Frahm, Trentemøller e Nick Cave.
Al patrimonio culturale e ai paesaggi del deserto di AlUla si ispira Thikra: A night of remembering, nuova produzione di Akram Khan (presente al REF sin dal 2002) in dialogo con l’artista visiva saudita Manal AlDowayan e un cast interamente al femminile composto da 14 danzatrici tra contemporaneo e Bharatanatyam. Da Taiwan arriva invece la compagnia U-Theatre che, in Sword of Wisdom, reinventa la potente tradizione delle percussioni fondendola alle arti marziali, alla danza, alla meditazione e al teatro; mentre dal Brasile – e in particolare da Maré, Favela di Rio de Janeiro – ritorna l’energia irresistibile di Lia Rodrigues che nel suo Borda (altra corealizzazione con Fondazione Teatro di Roma) costruisce potenti tableaux tra rituali ancestrali e urbani. In questo orizzonte internazionale, si inserisce, infine, il progetto BAMBU (ideato da ALDES) che porterà a Roma due giovani coreografi selezionati da un network internazionale costruito coinvolgendo e attraversando l’intero continente africano.
True Copy – BERLIN
TEATRO E DANZA ITALIANI
Accanto alla sua vocazione internazionale, è proprio l’attenzione alla creatività italiana a rappresentare, da quarant’anni, il cuore pulsante del Romaeuropa Festival. Un impegno costante che si traduce in una fitta trama di percorsi dedicati alle voci più originali e innovative della scena nazionale, dove si incontrano le scritture e i movimenti delle nuove generazioni insieme ai grandi protagonisti del nostro panorama artistico. Si rinnova il dialogo con La Fabbrica dell’Attore – Teatro Vascello per la costruzione di un focus specifico dedicato alla scena nazionale di cui fanno parte la compagnia Fanny & Alexander che, con l’attrice Federica Fracassi, porta in scena L’Analfabeta ispirandosi all’omonimo testo di Ágota Kristóf; Motus che presenta per la prima volta insieme Frankenstein (a love story) e Frankenstein (a history of hate), entrambi ispirati alla creatura mostruosa di Mary Shelley; Gabriele Paolocà che con Claudia Marsicano e Fabio Antonelli costruisce un musical caustico e irriverente per raccontare la figura tragica di Audrey, una giovane donna che si reinventa come sopravvissuta agli attentati del Bataclan; e Oltre, Come 16+29 persone hanno attraversato il disastro delle Ande nuova produzione di Fabiana Iacozzilli realizzata con la drammaturgia di Linda Dalisi e i puppets di Paola Villani.
L diva del Bataclan – Marsicano, Paolocà Antonelli
Se il duo composto da GinevraPanzetti ed Enrico Ticconi guida per la prima volta la compagnia croata Studio Contemporary Dance nel geometrico All’Arme, il dialogo tra Italia e Spagna continua a essere protagonista con la presenza della compagnia KOR’SIA che presenta per la prima volta a Roma, al Teatro Argentina, la nuova creazione Simulacro. A Federica Rosellini, invece, il compito di portare in scena iGirl della drammaturga irlandese Marina Carr in dialogo con l’artista visiva Rä di Martino e le musiche originali di Daniela Pes.
Infine, in corealizzazione con Fondazione Teatro di Roma, il Teatro India ospita Buchettino, spettacolo ideato nel 1995 all’interno della Societas (all’epoca Socìetas Raffaello Sanzio) e presto divenuto un vero e proprio cult per bambini e famiglie; e Atomica della compagnia Muta Imago, che porta in scena l’intenso scambio epistolare tra Claude Eatherly – l’uomo che sganciò la bomba atomica su Hiroshima – e il filosofo Günther Anders.
Frankenstein – Motus
CONCERTI, TEATRO MUSICALE E CLOSING
Eredità del Novecento e innovazione si intrecciano nei percorsi musicali del Festival, assieme a nuovi formati di teatro musicale, progetti di elettronica e l’attenzione a una molteplicità di compositori ed esecutori con le loro differenti estetiche. Tante le collaborazioni con Accademia Nazionale di Santa Cecilia per gli spettacoli presentati nella Sala Santa Cecilia dell’Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone: torna dopo 15 anni al REF l’icona dell’avanguardia newyorkese Laurie Anderson per presentare, in prima italiana, la nuova versione di Let X = X (2025), live che, tra narrazione, sperimentazione e suoni multimediali, la vede sul palco insieme alla band Sexmob. Tra le presenze storiche del Romaeuropa Festival, Alessandro Baricco torna in scena con Novecento: Il duello un progetto ideato con Alessio Bertallot e Stefano Bollani che lo vede protagonista di una speciale dialogo tra parola e musica, con la partecipazione di Enrico Rava.
È ancora l’Accademia Nazionale di Santa Cecilia con la sua Orchestra e Coro a omaggiare John Adams, artista emblematico del minimalismo americano, nel programma John Adams in Rome con estratti da Nixon in China, Short Ride in a Fast Machine e la suite di Billy the Kid di Aaron Copland. I percorsi dedicati al minimalismo proseguono con la presenza di Christophe Chassol, che con l’ensemble Miroirs Ètendus unisce le visioni di Steve Reich alle proprie composizioni tra jazz e pop; e Constellation del Leone d’Oro alla Biennale Arte Christian Marclay con le sue sperimentazioni musicali e visive che incontrano le composizioni di Stephen O’Malley e Éliane Radigue nell’esecuzione di ONCEIM (Orchestra of new creation, experiments and improvised music).
Se teatro e musica dialogano in Flammenwerfer di Hotel Pro Forma con le musiche e i testi originali di Blixa Bargeld, live in scena insieme all’ensemble vocale IKI,è il cinema a entrare in sintonia con le esecuzioni live in due speciali cine-concerti: Whiplashdi Damien Chazelle con le musiche di Justin Hurwitz eseguite dal vivo dalla Multiquarium Big Band in occasione del 10° anniversario dall’uscita del film (in collaborazione con Accademia Nazionale di Santa Cecilia e Fondazione Cinema per Roma) e la proiezione de La Haine (L’Odio), il film culto di Mathieu Kassovitz al suo 30° anniversario, con le musiche live degli Asian Dub Foundation.
Laurie Anderson
Elettronica e musica acustica convivono nelle nuove proposte del giapponese Ryoji Ikeda presente al Festival con due differenti appuntamenti: Utratronics, nuova esperienza audio-video tesa a sfidare i confini tra fisico e virtuale e Music for strings, live (realizzato in collaborazione con Villa Massimo – Accademia Tedesca Roma) che lo vede dialogare con l’Ensemble Modern per tradurre le composizioni elettroniche che lo hanno reso uno dei più interessanti sperimentatori a livello globale. La collaborazione con Villa Massimosi estende, inoltre, alla presenza del Decoder Ensemble con il compositore e pianista Andrej Koroliov.
Nell’ambito del focus dedicato alla scena Lituaniail Festival presenta (oltre Dovydas Strimaitis) lo spettacolo musicale per strumenti di palestra Sports Group delle artiste Gabrielė Labanauskaitė, Gailė Griciūtė, Viktorija Damerell; la band folk/pop Merope; e il film Requiemdi Jonas Mekas, tra i più rilevanti artisti visivi del Novecento, ispirato al Requiemdi Verdi (in collaborazione con MAXXI – Museo nazionale delle arti del XXI secolo).
Se Fabrizio Cassol (storico complice musicale di Alain Platel) continua il dialogo con Lorenzo Bianchi Hoesch e Adèle Viret, Federico Albanese presenta Blackbirds and the Sun of October, un album che intreccia classica contemporanea, pop ed elettronica in paesaggi sonori evocativi.
Infine, in collaborazione con Tempo Reale, il centro di ricerca fondato da Luciano Berio, Romaeuropa dedica due appuntamenti speciali in omaggio ai 100 anni del grande compositore: l’installazione sonora In-Naturale, che intreccia frammenti delle sue opere e materiali d’archivio, e la performance Berio a colori, dove le sue composizioni si fondono con immagini di Bruno Munari, Roberto Masotti, Silvia Lelli e con la danza della coreografa e performer italiana Simona Bertozzi.
Chiude la quarantesima edizione del Festival, il 16 novembre, nella Sala Santa Cecilia dell’Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone (grazie alla collaborazione con Accademia Nazionale di Santa Cecilia) Kruder & Dorfmeister con The K&D Sessions Live, celebrazione dei trent’anni di carriera del duo austriaco e di uno dei dischi culto dell’elettronica anni Novanta.
Uno speciale appuntamento in cui l’album verrà eseguito integralmente dal vivo con una band di musicisti di altissimo livello, restituendo al pubblico la sua magia e le sue atmosfere e trasportandole nel presente, con la loro innata forza e attualità.
Ulratronics – Ryoji Ikeda –
ULTRA REF
Un nuovo festival nel festival tra musica, creatività emergente e nuovi formati
La Pelanda del Mattatoio, grazie alla collaborazione con Azienda Speciale Palaexpo, è divenuta negli ultimi anni il cuore pulsante delle attività del Romaeuropa Festival: uno spazio dedicato alla creatività emergente, dove hanno preso forma le sezioni più innovative, ibride e trasversali del programma. Per i suoi quarant’anni, REF rilancia con convinzione questo percorso attraverso ULTRA REF: un luogo di festa e condivisione, in continua trasformazione, crocevia di estetiche e sperimentazioni, dove la contaminazione è regola e i confini dei linguaggi si dissolvono.
A inaugurarlo, non a caso, uno speciale doppio concerto con Lyra Pramuk – punta di diamante dell’avant-pop internazionale con il suo “futurist folk” – e ISABELLE LEWIS, progetto nato dall’incontro tra Valgeir Sigurðsson (producer di Björk, Feist, Damon Albarn), il regista e controtenore fiammingo Benjamin Abel Meirhaeghe (già al REF 2022 con Madrigals) e la violinista Elisabeth Klinck (già con Miet Warlop), presentato insieme a Flanders State of The Art.
Sempre nel segno della musica, la sezione ULTRA CLUB (a cura di Matteo Antonaci, Giulia Di Giovanni e Federica Patti) trasforma gli spazi della Pelanda in un vero club musicale per una settimana dedicata a cantautorato, pop, elettronica e sperimentazioni digitali, tra reti, nuove sonorità e contaminazioni. In line-up: Populous – da anni punto di riferimento dell’elettronica italiana, con la tappa del suo tour nelle capitali europee (in collaborazione con Manifesto Fest); le esplorazioni tra folclore, AI ed elettronica delle spagnole Tarta Relena (in corealizzazione con Instituto Cervantes) e Maria Arnal (con Institut Ramon Llull); uno showcase dell’etichetta indipendente Dischi Sotterranei; e ancora i live di Fuera, Altea, Gaia Banfi, Ginevra, Donatella Della Ratta, Cosimo Damiano con le musiche dal film San Damiano, Sara Persico ed Erotiq (in collaborazione con Klang); oltre ai progetti realizzati con Re:Humanism (tra cui il Romaeuropa Digital Prize), le proposte in realtà virtuale di RUFA – Rome University of Fine Arts, il Raster Prize a cura di Caterina Tomeo; Le Parole delle Canzoni di Treccani e molto altro. Legato alla ricerca tecnologica è anche il Talk Urban Experience – Paesaggi Umani. Performing Media Storytelling con geopodcast per l’innovazione territoriale proposto dallo studioso Carlo Infante.
Uno spettacolo gigantesco – Alice Sinigaglia
Scena emergente e nuovi talenti sono al centro delle rinnovate sezioni di danza e teatro. Dancing Days, a cura di Francesca Manica, continua a esplorare le nuove tendenze della danza europea e nazionale in rete con Aerowaves e diverse realtà del territorio. Tra gli artisti: Ermira Goro (Grecia), Janet Novás e Mercedes Peón (Galizia), Armin Hokmi (Germania) e gli italiani Francesca Santamaria, Vittorio Pagani, Aristide Rontini e Matteo Sedda, quest’ultimo vincitore della scorsa edizione di DNAppunti Coreografici, il premio dedicato alla coreografia italiana under 35, giunto quest’anno all’undicesima edizione la cui finale tornerà a svolgersi nell’ambito del programma di ULTRA REF.
POWERED BY REF
Giunge, invece, alla sua sesta edizione Powered by REF, il progetto a sostegno di artisti under 30 attivi nella ricerca teatrale, che seleziona tre giovani autori i cui studi vengono presentati all’interno della sezione Anni Luce a cura di Maura Teofili interamente dedicata al teatro italiano. Al loro fianco i debutti di Caterina Marino, Pietro Angelini con Pietro Turano, Alice Sinigaglia e Agnese Banti, con un progetto dedicato alla comunità cieca e ipovedente.
Nell’ambito della ricerca teatrale, REF rinnova il legame con l’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica Silvio d’Amico attraverso il Premio Silvio d’Amico alla Regia, che porta in scena lo spettacolo di un giovane regista all’interno del calendario del Festival, e con il Premio Riccione – Premio Pier Vittorio Tondelli, in collaborazione con cui viene proposta la lettura scenica di estratti dei testi finalisti, affidati a un gruppo di giovani interpreti.
Tornano anche gli appuntamenti con Ghost Track, il format condotto da Gioia Salvatori con Simone Alessandrini che intreccia teatro, musica e comicità in un’atmosfera informale completamente rinnovata, e con Design Talks, la giornata dedicata al graphic design ideata da David Aprea e curata da Stefano Cipolla insieme allo studio creativo Mistaker.
REF KIDS & FAMILY
Lo spazio dedicato all’infanzia
Ma il Mattatoio è anche la casa di REF Kids & Family, la sezione a cura di Stefania Lo Giudice che rinnova la sua proposta di musica, teatro e nuovo circo dedicata all’infanzia, articolata in tre weekend ricchi di spettacoli e attività gratuite. In programma: il focus sulla scena catalana (realizzato in collaborazione con Institut Ramon Llull) con Guillem Alba e i due spettacoli della compagnia La Petita Malumaluga omaggi ai Beatles e al celebre clown Marcéline Orbes, i concerti di No Funny Stuff, La RusticaXBand, Frankie Back From Hollywood e Fossick Project (con la cantautrice Marta Del Grandi e Cecilia Valagussa), le favole di Michelangelo Campanale con la sua compagnia La Luna nel Letto e lo spettacolo dedicato ai piccolissimi di Man || Co.
Beatles for Babies – La petita Malumaluga
Ad arricchire la proposta, anche un playground ad accesso gratuito che animerà l’intera Galleria delle Vasche con aree ludiche, laboratori dedicati alla creatività dei più piccoli e l’installazione Odissea Sonora, un percorso sensoriale e immersivo ispirato all’epopea di Ulisse.
Immaginate me, a cavallo di un drone. Che svolazzo sui festival teatrali e musicali della penisola e fotografo i panorami. La settimana scorsa mi libravo sopra Pompei, Siracusa, Castrovillari, mentre venivano presentate le rispettive manifestazioni. Ora è la volta di puntare a Nord, per due altri cartelloni di rilievo, annunciati poche ore fa.
Il mio drone volteggia in questo momento sopra Cividale del Friuli. E mi trasporterà tra poco a Bassano del Grappa.
Pilotare droni sul fiume Natisone a Cividale del Friuli
Mittelfest a Cividale
Non c’è bisogno di riassumere la millenaria storia di Cividale. Dai Romani ai Longobardi, dai Veneziani agli Asburgo, fino all’attuale città, valorizzata dal confine là vicino.
Dal quale ha tratto lo slancio per farsi hub mitteleuropeo e poi, alla fine degli anni ’80, dare vita a Mittelfest, festival che è giunto ora alla 35esima edizione, guardando preferibilmente al CentroEuropa.
Certo, in tre decenni la sua identità è cambiata. Anche perché è cambiata, radicalmente, l’Europa. Dall’ottimismo che nel 1989 accompagnava la caduta dei Muri, ai dispacci di guerra e al filo spinato politico di questi Anni Venti.
Tabù
Trasformazioni di cui, in qualche modo, si è fatto carico Giacomo Pedini, dal 2021 alla direzione del festival. Dopo aver sondato imprevisti, inevitabilità, disordini (i titoli, più o meno, delle scorse edizioni), Pedini ha presentato quest’oggi il nuovo cartellone.
Intitolato Tabù: ovvero le cose, i gesti, le parole e i pensieri, che, antropologicamente, e non solo, sappiamo di non poter mostrare. Per quanto di svergognati e svergognate in questa complessa Europa d’oggi ce ne siano anche troppi.
“I tabù – ha detto il direttore di Mittelfest 2025 – segnano il confine tra ciò che è sacro e ciò che è proibito, tra ciò che è giusto e ciò che è sbagliato. L’Europa odierna sta vivendo un grande trauma, il che comporta proprio lo spostamento dei suoi limiti. Mi sembrava urgente esplorarli”.
Teatri di guerra, un podcast a Mittelfest 2025
Una parola-chiave
Naturalmente Tabù è una parola-chiave, che si insinua nelle diverse pieghe del programma, da sviluppare tra il 18 e il 30 luglio prossimi.
Moltissimi i nomi degli artisti in locandina, tra cui vanno segnalati almeno quelli più noti: Elisabetta Pozzi, Vinicio Marchioni, Lino Guanciale, Serena Sinigaglia per il teatro; Ivo Pogorelich e Malika Ayane per la musica; Wanda Moretti e Nicola Galli per la danza.
A cui si aggiunge l’ampio spazio riservato al circo, e poi Peripatetiche dell’ascolto, percorso urbano di Fabrizio Saliu , il podcastTeatri di guerra di Enrico Baraldi e Graziano Graziani, parte di quelle prerogative digitali avviate nelle ultime edizioni di Mittelfest.
Muoviamo ora alla volta di Bassano del Grappa. Verso quel Nordest veneto che, nel bene e nel male, resta tra le locomotive d’Italia.
Bacchettato da Gian Antonio Stella nel suo best-seller Schei, dal boom alla rivolta, ma perdonato poi da Raffaele Zanon nel contro-libro L’altro Veneto, non solo sghei, il Veneto operoso si stende tra le acque ferme e ricche della laguna (dove si specchia la sua Biennale) e le cime ardite delle Dolomiti, magari non più innevate, a causa del clima, ma arricchite anch’esse dai finanziamenti per i prossimi appuntamenti olimpionici.
Tra Grande Guerra e cicloturismo
Bassano sta nel mezzo, un po’ in salita un po’ in discesa, tra medioevo e umanesimo urbano, tra tracciati da Grande Guerra e recente cicloturismo: quel trend di vagabondi agili, che si mettono in sella fin dal mattino per pedalare verso Possagno, dove occhieggiano le grazie di Antonio Canova. Verso la Castelfranco del misterioso Giorgione. O per un affettuoso pellegrinaggio alla tomba di Eleonora Duse ad Asolo.
la gipsoteca Cavova a Possagno
C’è Grappa e grappa
Operaestate è il festival di Bassano, laboriosa anch’essa. Tanto che il festival vi trova spazio da ben 45 anni, ma si è via via allargato agli altri centri urbani della Pedemontana veneta. Anche se il cuore che batte rimane ugualmente nella città del fiume Grappa (e pure della grappa che si beve, soprattutto nella storica distilleria ubicata sullo storico ponte degli Alpini).
Abbonda di nomi di spicco l’edizione 2025, prevista tra 27 giugno al 15 settembre 2025 e anch’essa presentata oggi da Rosa Scapin, da tempo timoniera della manifestazione.
In una short list, che certo non è esaustiva dei 500 artisti che saranno presenti, metterei in evidenza almeno Silvia Gribaudi, Lella Costa, Paolo Fresu & Uri Cane, Marco D’Agostin, Babilonia Teatri, Ascanio Celestini, Marcos Morau, Marco Paolini, Elio Germano & Theo Teardo, Adriano Bolognino.
Samia – coreografia di Adriano Bolognino
B.Motion
Operaestate ha visto inoltre crescere la visibilità di un suo svincolo performativo particolarmente advanced: B.Motion curato in questi anni da Michele Mele, che si colloca tendenzialmente a fine festival, nell’ultima decade di agosto.
Anche di B.Motion, QuanteScene! tornerà a parlare, a suo tempo, con il volgere dell’estate. Ecco intanto un elenco di nomi. Parecchi non li conosco ancora, e proprio per questo appunto B.Motion 2025 eccita la mia curiosità.
Anna Basti / Annika Pannitto / Tumbleweed / Wooshing Machine / Pietro Babina / Ezio Schiavulli / Daniele Albanese / Roberta Racis / Andrea Costanzo Martini / Ctrl+Alt+Canc / Chiara Cecconello / Ayelen Parolin / Fabritia D’intino e Agnese Banti / Sarah Baltzinger / Chiara Frigo e Dance Well Dancers / Marina Donatone / Sarah Baltzinger e Isaiah Wilson / Musica Bacàn / Madalena Reversa / Fanny Brouyaux / Leda Kreider / Production Xx / Eloy Cruz Del Prado / Francesca Santamaria / Knn (Renato Grieco) / Emilio Vacca / Florencia Demestri e Samuel Lefeuvre / Sergi Casero / Jacopo Jenna / Jacopo Giacomoni / Benjamin Kahn / Elevator Bunker / Sotterraneo.
Abracadabra, il nuovo titolo di Babilonia Teatri, ha debuttato qualche giorno fa al Teatro Metastasio di Prato, che è anche produttore dello spettacolo. Oggi l’ultima replica, ma già mercoledì 15 lo spettacolo sarà Verona, la città della compagnia, al Teatro Camploy.
Abracadabra – ph Eleonora Cavallo
Svanire. Ricomparire
C’è questa donna che attraversa la scena. Abito rosso. Elegante. Lucido. Sottile. C’è questa donna che si sfila le scarpe. Le appoggia con delicatezza a terra. Sale una scala. Svanisce. Abracadabra. Svanire e ricomparire. Un gioco di prestigio. Svanire ancora. Ricomparire. Un incantesimo. Sparire, magari per sempre.
L’antica formula magica – aramaica, greca, latina, chissà – è l’antidoto alla realtà. È la parola che ribalta il mondo. Quella che salva dal dolore.
Babilonia Teatri l’ha scelta per una nuova creazione: Abracadabra. Spettacoli sempre al limite, i loro. Spesso tra vita e morte. Qui siamo di nuovo su quel confine.
C’è un prima
Valeria Raimondi e Enrico Castellani – Babilonia Teatri – incontrano Francesco Scimemi alcuni anni fa. A Verona, per un loro spettacolo c’è bisogno di un lanciatore di coltelli. Francesco li lancia. Pure quella è una magia, e lui è un illusionista famoso, va in tv, ha un seguito largo di ammiratori.
Abracadabra: il rapporto e la stima crescono. Uno spettacolo assieme, sulla magia, sulle illusioni. Perché no?
C’è un dopo
Il reale si manifesta sempre a gamba tesa. Francesco perde la propria compagna. Un tumore. I tumori non sanno che farsene degli incantesimi. Sono realtà.
I Babilonia gli sono accanto. E quel progetto di uno spettacolo assieme sulla magia, si trasforma allora in uno spettacolo sull’illusione. Quella che ti tiene in vita. Quella che salva dalla realtà. E dalla morte.
Perdere l’amore
Da tanto tempo, e oggi ancora di più, la morte è tabù. Nascosta, ripudiata, allontanata. Costretta a svanire. Ma inevitabilmente, lei si ripresenta. Spezza gli amori. Allega i suoi referti, l’esito delle tac, i valori delle analisi, i certificati. Tutte carte.
Come le carte che il mago Scimemi distribuisce tra il pubblico. Mazzi di carte da tavola, cuori, picche, quadri, fiori, fanti e regine. Con le quali giocare. Noi spettatori le mischiamo, le strappiamo, le buttiamo per aria. E loro, magicamente, si ricompongono. Abracadabra: si può ricomporre un amore spaccato?
La donna spezzata
Leggera, nel suo luminoso abito rosso, la donna entra nell’armadio. Il mago la trafigge con le lame, ne separa i pezzi, ne rompe l’ anatomia. Subito dopo la ricompone.
Abracadabra – ph Eleonora Cavallo
Oppure: tra le spalliere di due sedie, la donna si distende, orizzontale. Il mago allontana una sedia. Il corpo rimane sospeso nell’aria. Un solo appiglio lo tiene ancorato oramai a terra. Potrebbe volare via.
C’è biografia e magia in Abracadabra. Così come c’era in altri spettacoli di Babilonia: The end (2011) per esempio, Pinocchio (2013). Là, si ponevano alcune domande a tre uomini resuscitati dal coma. Fermi bloccati, per alcuni mesi, in mezzo al ponte che unisce morte e vita.
Ponti
Anche la magia è un ponte. Contrasta ciò che la psicologia del mondo chiama elaborazione del lutto, i suoi tempi, le sue fasi. E dentro quel percorso Scimemi non ci vuole stare.
Lo aiutano nella sua impresa Valeria e Enrico, assistenti maghi. Trasformati in autori, in tecnici, in registi, tirano funi, mettono ceralacca sulle buste, accondiscendono all’illusione che quella donna, vestita di rosso, affondata ora in una magica poltrona, appartenga ancora a questo nostro mondo.
La busta magica di Abracadabra
Stelle lontane
Perché, in qualche modo, lei ancora vi appartiene. Come certe stelle morte, lontane anni luce, che mandano ancora a noi il loro chiarore. È un’immagine consolazione di MassimoRecalcati, e come tante altre immagini, ha le parvenze del reale. L’ultima illusione. Che però aiuta.
Playlist tomba
Così come aiuta la playlist che Scimemi ama disperdere nell’aria del cimitero del Verano, a Roma, mentre disteso sulla lapide, guardando in su, cerca il chiarore di una stella. Proprio quella.
Sette pezzi – come sette sono le fasi dell’elaborazione del lutto – scandiscono la sua playlist. Da I’ll never fallin loveagain (Burt Bacharach) ad Agosto (i Perturbazione), passando per Vivo di Andrea Lazlo de Simone (“Il mondo è un tipo irrazionale, fa come vuole” ). Un altro brutto scherzo di quel processo di semplificazione che è riuscire vivere nel mondo del reale.
A dare vita – letteralmente – ad Abracadabra sono Raimondi e Castellani, angeli prodigio di questo spettacolo dove i trucchi dello scapigliato mago Scimemi – inarrestabile, in movimento continuo tra palco e platea, ora prestigiatore ora mentalista – si alternano alle lacrime degli spettatori.
Che in quella donna vestita di rosso – la diafana, spirituale Emanuela Villagossi – nelle sue passeggiate lievi, riconoscono qualcuno già conosciuto, personalmente, in chissà che luogo, chissà che tempo, vicino o lontano. Ma sempre qui, sempre presente.
Raimomdi, Scimemi, Villagrossi, Castellani
– – – – – – – – – – – – – – – – – – ABRACADABRA di Babilonia Teatri con Enrico Castellani, Valeria Raimondi, Francesco Scimemi, Emanuela Villagrossi scene e costumi Babilonia Teatri produzione Teatro Metastasio di Prato con il sostegno di Operaestate/CSC di Bassano del Grappa e Ariateatro Ets
Certe scelte sono irrevocabili. Dolce o salato. Fermo o bollicine. Fondente o al latte. Altre sono meno drastiche. Classico o contemporaneo? Certo, è questione di gusti. Ma il teatro, almeno un po’, ci aiuta.
il Teatro Grande a Pompei (Odissea cancellata di Emilio Isgrò)
Grazie al suo meccanismo particolare, che gioca tra drammaturgia e messa in scena, il teatro scavalca il tempo e ha il potere di trasformare il classico in contemporaneo. E qualche volta viceversa.
Allora: mentre già si avvicina l’estate dei festival2025, succede che su e giù per l’Italia comincino ad essere annunciati programmi, titoli, date delle manifestazioni.
Giusto il tempo per capire come vicende raccontate tremila e passa anni fa possano ancora destare la nostra attenzione. E come certi altri titoli, figure, narrazioni odierne, possano andare occupare un proprio spazio nella storia. Più classica o più contemporanea?
Viaggio a Sud
Da qualche giorno sono online i cartelloni di tre manifestazioni che, da Sud, stanno quest’anno catturando la mia, di attenzione. Campania, Calabria, Sicilia: un avventuroso tour meridionale apre l’estate dei festival. E tra maggio e luglio, invita a inventarsi un viaggio, per chi già non abitasse da quelle parti.
Prometeo incatenato (2002, regia Ronconi) al Teatro Greco di Siracusa – ph Norberth
Pompei
Torno sempre volentieri a Pompei. Ha un fascino irresistibile, questa città muta. Che parla però attraverso i suoi fantasmi: coloro che ne subirono la sorte e abitano ancora quegli spazi, quegli edifici, in forma di cenere o di pietra. Per sentirne il respiro basta percorrere – ancor meglio da soli – il viale che dalla biglietteria del Parco porta fino al Teatro Grande.
D’accordo, non è esattamente quello sepolto dall’eruzione del 79 a.C. È stato più volte rimaneggiato, ricostruito, risistemato, e i più recenti restauri risalgono addirittura al 2010. Ma l’immaginazione è più forte di ogni report archeologico.
Il programma di Pompeii Theatrum Mundi 2025 comprende quest’anno quattro spettacoli, che si avvicenderanno tra il 20 giugno e il 20 luglio.
Tratte dal vasto universo del classico, il Teatro Grande vedrà allestite una tragedia e una commedia. Firmata da Robertò Andò l’Elettra di Sofocle esibisce fin d’ora una locandina all-star. Da Sonia Bergamasco (nel ruolo del titolo) ad Anna Bonaiuto (Clitemnestra), da Roberto Latini (Creonte) a Roberto Trifirò (Egisto).
D’altra parte, Serena Sinigaglia, regista del successivo allestimento, non ci sta proprio a definire commedia la sua Lisistrata (da Aristofane).
Lisistrata sembra scritta “per un’eroina tragica: altro che commedia!” spiega la regista nell’affrontare un titolo mai fuori dal tempo, vista la sua etimologia: Lisistrata significa colei che scioglie le guerre, e sarà interpretata da Lella Costa.
Gli altri due spettacoli in programma afferiscono al repertorio internazionale. Ideato da Amos Gitai, Golem si ispira a un racconto per bambini di Isaac Bashevis Singer e a testi di Joseph Roth, Léon Poliakov, Lamed Shapiro. Mentre l’ispiratissima Notte Morricone è la coreografia di Marcus Morau dedicata al più noto compositore italiano, scomparso cinque anni fa.
Il Teatro Greco di Siracusa è quello che, nella mia immaginazione, incarna l’ideale dell’edificio classico. Epidauro sta in Grecia, e va bene. Ma Siracusa è emblema della Magna Grecia, scusate se è poco.
il Teatro Greco a Siracusa
Epidauro funziona come una tourist trap, con i suoi torpedoni e migliaia di visitatori al giorno, pronti a mettersi al centro dell ὀρχήστρα, battere le mani, e poi via, di nuovo sul pullman. Attorno al teatro di Siracusa c’è invece una città viva, c’è Ortigia, ci sono trattorie e squarci di vita.
E mi commuove anche il fatto che perfino Filippo Tommaso Marinetti, gran futurista in guerra con il passato, volesse calpestare quelle pietre, dalle quali lanciare poi uno dei suoi veementi manifesti. Ma la cosa gli riuscì, dovendo alla fine, lui e i suoi avveniristi colleghi, ripiegare sulla ben più modesta sala del Teatro Epicarmo.
il primo manifesto delle rappresentazioni classiche a Siracusa
Vabbè, è storia di cent’anni fa. Quanto ai programmi odierni, l’Istituto Nazionale per il Dramma antico (INDA) che dal 1914 regge le sorti del Teatro Greco, articola il programma 2025 (dal 9 maggio al 6 luglio) su quattro titoli.
Vanno in scena l’Elettra sofoclea e la Lisistrata di cui ho parlato sopra, cui si aggiunge un Edipo a Colono, con la regia del canadese Robert Carsten, e un cast che nei ruoli principali prevede Giuseppe Sartori (Edipo) e Paolo Mazzarelli (Creonte). A luglio si attende pure una selezione di testi dall’Iliade, coreografata da Giuliano Peparini, che sarà ripresa anche a settembre.
Della mancanza di un teatro adeguato, Castrovillari, in provincia di Cosenza, ha sofferto a lungo. Nonostante l’handicap è però riuscita, con la perseveranza di un’agguerrita compagnia calabrese, Scena Verticale, a salire sul podio delle città teatrali. Ci sono voluti anni, ma adesso siamo già alla 25esima edizione di Primavera dei Teatri.
E bisogna riconoscere che l’avere adottato gli spazi particolarissimi del Protoconvento, laggiù sullo sperone della città, ha modellato un’idea assai contemporanea di festival: i grandi chiostri dove tessere conoscenze e rapporti e i piccoli spazi monacali nei quali ideare performance alternative al palcoscenico.
I chiostri del Protoconvento a Castrovillari
In due decenni, i luoghi dove ambientare spettacoli si sono poi moltiplicati: Sybaris, Vittoria, il Polifunzionale, Varcasia, l’autostazione. In molte occasioni, i nomi d’artista che avrei cominciato più avanti ad apprezzare, li ho incontrati per la prima volta proprio là, nei pressi del chiostro, o nella vulcanica Taverna della torre infame, tra i suoi menu infuocati.
Presentato ufficialmente questa mattina, il cartellone risuona ancora una volta di quella voglia di scoperte e di curiosità che da 25 anni modella il festival. E certo, nello scorrere il programma, i molti nomi d’artista che ancora non conosco sono per me una molla anche più forte di quelli che conosco bene. Come Iaia Forte e Marco Sgrosso attori, come Daniele Ninarello e Francesco Marilungo coreografi, come Letizia Russo e Duncan Mcmillan drammaturghi. O figure speciali come Federica Rosellini.
Primavera dei teatri 2025, sempre sotto la direzione di Dario De Luca, Saverio La Ruina e Settimio Pisano, si svilupperà a Castrovillari tra il 26 maggio e il 1 giugno.