Abracadabra, il nuovo titolo di Babilonia Teatri, ha debuttato qualche giorno fa al Teatro Metastasio di Prato, che è anche produttore dello spettacolo. Oggi l’ultima replica, ma già mercoledì 15 lo spettacolo sarà Verona, la città della compagnia, al Teatro Camploy.

Svanire. Ricomparire
C’è questa donna che attraversa la scena. Abito rosso. Elegante. Lucido. Sottile.
C’è questa donna che si sfila le scarpe. Le appoggia con delicatezza a terra. Sale una scala. Svanisce.
Abracadabra. Svanire e ricomparire. Un gioco di prestigio. Svanire ancora. Ricomparire. Un incantesimo. Sparire, magari per sempre.

Abracadabra
L’antica formula magica – aramaica, greca, latina, chissà – è l’antidoto alla realtà. È la parola che ribalta il mondo. Quella che salva dal dolore.
Babilonia Teatri l’ha scelta per una nuova creazione: Abracadabra. Spettacoli sempre al limite, i loro. Spesso tra vita e morte. Qui siamo di nuovo su quel confine.
C’è un prima
Valeria Raimondi e Enrico Castellani – Babilonia Teatri – incontrano Francesco Scimemi alcuni anni fa. A Verona, per un loro spettacolo c’è bisogno di un lanciatore di coltelli. Francesco li lancia. Pure quella è una magia, e lui è un illusionista famoso, va in tv, ha un seguito largo di ammiratori.
Abracadabra: il rapporto e la stima crescono. Uno spettacolo assieme, sulla magia, sulle illusioni. Perché no?
C’è un dopo
Il reale si manifesta sempre a gamba tesa. Francesco perde la propria compagna. Un tumore. I tumori non sanno che farsene degli incantesimi. Sono realtà.
I Babilonia gli sono accanto. E quel progetto di uno spettacolo assieme sulla magia, si trasforma allora in uno spettacolo sull’illusione. Quella che ti tiene in vita. Quella che salva dalla realtà. E dalla morte.

Perdere l’amore
Da tanto tempo, e oggi ancora di più, la morte è tabù. Nascosta, ripudiata, allontanata. Costretta a svanire. Ma inevitabilmente, lei si ripresenta. Spezza gli amori. Allega i suoi referti, l’esito delle tac, i valori delle analisi, i certificati. Tutte carte.
Come le carte che il mago Scimemi distribuisce tra il pubblico. Mazzi di carte da tavola, cuori, picche, quadri, fiori, fanti e regine. Con le quali giocare. Noi spettatori le mischiamo, le strappiamo, le buttiamo per aria. E loro, magicamente, si ricompongono. Abracadabra: si può ricomporre un amore spaccato?
La donna spezzata
Leggera, nel suo luminoso abito rosso, la donna entra nell’armadio. Il mago la trafigge con le lame, ne separa i pezzi, ne rompe l’ anatomia. Subito dopo la ricompone.

Oppure: tra le spalliere di due sedie, la donna si distende, orizzontale. Il mago allontana una sedia. Il corpo rimane sospeso nell’aria. Un solo appiglio lo tiene ancorato oramai a terra. Potrebbe volare via.
C’è biografia e magia in Abracadabra. Così come c’era in altri spettacoli di Babilonia: The end (2011) per esempio, Pinocchio (2013). Là, si ponevano alcune domande a tre uomini resuscitati dal coma. Fermi bloccati, per alcuni mesi, in mezzo al ponte che unisce morte e vita.
Ponti
Anche la magia è un ponte. Contrasta ciò che la psicologia del mondo chiama elaborazione del lutto, i suoi tempi, le sue fasi. E dentro quel percorso Scimemi non ci vuole stare.
Lo aiutano nella sua impresa Valeria e Enrico, assistenti maghi. Trasformati in autori, in tecnici, in registi, tirano funi, mettono ceralacca sulle buste, accondiscendono all’illusione che quella donna, vestita di rosso, affondata ora in una magica poltrona, appartenga ancora a questo nostro mondo.

Stelle lontane
Perché, in qualche modo, lei ancora vi appartiene. Come certe stelle morte, lontane anni luce, che mandano ancora a noi il loro chiarore. È un’immagine consolazione di Massimo Recalcati, e come tante altre immagini, ha le parvenze del reale. L’ultima illusione. Che però aiuta.
Playlist tomba
Così come aiuta la playlist che Scimemi ama disperdere nell’aria del cimitero del Verano, a Roma, mentre disteso sulla lapide, guardando in su, cerca il chiarore di una stella. Proprio quella.
Sette pezzi – come sette sono le fasi dell’elaborazione del lutto – scandiscono la sua playlist. Da I’ll never fall in love again (Burt Bacharach) ad Agosto (i Perturbazione), passando per Vivo di Andrea Lazlo de Simone (“Il mondo è un tipo irrazionale, fa come vuole” ). Un altro brutto scherzo di quel processo di semplificazione che è riuscire vivere nel mondo del reale.

Una passeggiata lieve
A dare vita – letteralmente – ad Abracadabra sono Raimondi e Castellani, angeli prodigio di questo spettacolo dove i trucchi dello scapigliato mago Scimemi – inarrestabile, in movimento continuo tra palco e platea, ora prestigiatore ora mentalista – si alternano alle lacrime degli spettatori.
Che in quella donna vestita di rosso – la diafana, spirituale Emanuela Villagossi – nelle sue passeggiate lievi, riconoscono qualcuno già conosciuto, personalmente, in chissà che luogo, chissà che tempo, vicino o lontano. Ma sempre qui, sempre presente.

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ABRACADABRA
di Babilonia Teatri
con Enrico Castellani, Valeria Raimondi, Francesco Scimemi, Emanuela Villagrossi
scene e costumi Babilonia Teatri
produzione Teatro Metastasio di Prato
con il sostegno di Operaestate/CSC di Bassano del Grappa e Ariateatro Ets
