Ottavio Bottecchia. Quando l’epica proletaria correva su due ruote

Oltre la leggenda e il mito – quelli tipici di un’Italia di cent’anni fa – un velo di mistero ancora avvolge la vicenda sportiva e umana di Ottavio Bottecchia (1894 – 1927).

Fu il campione di quel ciclismo povero e popolare che scavalcava allora le montagne d’Italia e d’Europa, mentre già cominciavano a soffiare i venti delle dittature.

Orlando non fa suonare il corno - ph Filippo Manzini
Orlando non fa suonare il corno – ph Filippo Manzini

Debutta questa sera a Firenze, in occasione di Chantiers d’Europe, Orlando non fa suonare il corno. A ripercorrere la breve e leggendaria vita di Bottecchia è lo spettacolo scritto e raccontato da Riccardo Ventrella e interpretato da Klaus Martini.

È una produzione di Fondazione Teatro della Toscana, Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia con Théâtre de la Ville – Parigi e con la collaborazione di Qendra Multimedia – Prishtina.

Taciturno, ostinato

Per ben due stagioni, nel 1924 e nel 1925, Bottecchia, corridore del Nordest italiano, ostinato e taciturno, strabiliò il ciclismo mondiale tagliando i traguardi della corsa allora più dura e più ambita: il Tour de France.

Un colpo di visibilità inaspettato per l’Italia che, a due anni dalla Marcia su Roma, volle vedere in quel oscuro ciclista veneto-friulano (era nato in provincia di Treviso nel 1894, morirà a Gemona del Friuli nel 1927) la prima delle apoteosi sportive nazionali.

Il primo italiano a conquistare il Tour (per ben due volte ), a indossare la maglia gialla dalla prima all’ultima tappa, a imporsi sugli inarrivabili francesi. Quelli che tra giornali che svolazzano – cantava Paolo Conte – se perdono, si incazzano.

Bottecchia vince la seconda tappa del Tour 1923
Bottecchia vince la seconda tappa del Tour 1923

Uno scomodo eroe

Ma Ottavio Bottecchia era uomo di indole contadina e spirito antifascista, poco incline, se non ostile, alla retorica di regime, tanto che ancora oggi, dopo decenni di indagini, studi e memoriali su quell’incidente, e il trauma cranico che lo portò in pochi giorni alla morte, a 32 anni, pesa ancora il velo di una domanda. Un malore? Una vendetta?

“Un eroe scomodo“, comunque, scrisse Gianni Mura in un illuminato articolo sul Venerdì di Repubblica.

Sulla strada provinciale che costeggia a ovest il friulano fiume Tagliamento – poco distante dall’abitato di Peonis – un cippo e una targa di pietra, spesso addolcita da fiori e biglietti, ricordano ancora oggi il luogo dell’incidente. Di cui molti parlarono. E altrettanti tacquero.

cippo in memoria di Ottavio Bottecchia - Peonis (UD)
Il cippo sul luogo dell’incidente

A prescindere dal dibattito storico, Ottavio Bottecchia resta il campione contadino, sì del ciclismo, ma pure di quell’epica proletaria, che prima lo vide lavorare come muratore, carrettiere, soldato.

In scena

Klaus Martini lo interpreta dentro una scena essenziale. Accanto a lui il drammaturgo Riccardo Ventrella, in veste anche di storico e narratore, e la chitarra di Vieri Sturlini. 

In primo piano, la bicicletta, il suo strumento di riscatto dalla povertà.

Sullo sfondo la silhouette parigina della Tour Eiffel. Tutta per lui, che di francese non conosceva che poche parole e che prima del 1923 non aveva mai visto una strada d’Oltralpe.

Klaus Martini - ph Filippo Manzini
Klaus Martini – ph Filippo Manzini

Chiedo a Klaus Martini: che uomo doveva essere Ottavio Bottecchia.

“Doveva essere un po’ come lo erano i proletari di allora: uomini semplici, abituati a lavorare con le mani, con la terra, a fare di tutto, senza grandi ambizioni. Durante la prima guerra mondiale, sui sentieri del Carso e sul Piave, gli viene affidato il compito di bersagliere ciclista, ed è in quel momento che Bottecchia stringe un rapporto ancora più forte con la bicicletta“.

Aveva detto: «Non corro per la patria, che ho servito sul Piave, né per gli applausi, ma per gli schei. Voglio che la mia famiglia esca dalla miseria».

“Un’occasione di riscatto, per migliorare la propria vita e quella dei suoi” – continua Martini. “Gli fanno capire che proprio quello è il suo talento: è molto bravo a resistere alla fatica, alle temperature e alle difficoltà delle salite. E poi c’è la forza mentale che gli viene dalle sue origini“.

Bottecchia sui Pirenei
Bottecchia sui Pirenei

Bottecchia, eroe imperfetto

Un proletario vero. Ma il titolo richiama il paladino Orlando che, a Roncisvalle, non volle suonare il suo corno, per non venir meno alla propria dignità.

“Bottecchia vince quei due Tour, e in quel momento splende sulla scena sportiva internazionale. Persino i francesi lo amano. Ma in pochi anni le vittorie diventano sempre più rare, la sua stella si spegne. Nel titolo si manifesta una componente epica: vuole suggerire il tema dell’eroe che può fallire e muore. Eroe e anti-eroe, allo stesso tempo. Un eroe imperfetto“.

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ORLANDO NON FA SUONARE IL CORNO:
MITO E LEGGENDA DI OTTAVIO BOTTECCHIA


scritto e raccontato da Riccardo Ventrella
con Klaus Martini e Vieri Sturlini alla chitarra
e la voce di Jauris Casanova
luci e audio Samuele Batistoni
produzione Teatro della Toscana, Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia, Théâtre de la Ville – Parigi con la collaborazione di Qendra Multimedia – Prishtina 

6 e 7 maggio 2025 – Teatro di Rifredi – Firenze
13 e 14 maggio 2025 – Sala Bartoli, il Rossetti – Trieste

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