Molly attenta, l’algoritmo uccide. I social secondo Cubo Teatro

Tra le tante sciagure che si imputano a internet, piattaforme social, intelligenze artificiali, non c’è storia più triste, più disperante, di quella di Molly Rose Russell (Londra, 27.11.2002 – Londra, 21.11.2017).

Mollly - Letizia Alaide Russo- Cubo Teatro - ph Tommasina Giuliasi
Mollly – Letizia Alaide Russo- Cubo Teatro – ph Tommasina Giuliasi

La stanza di una ragazzina

Quattordici anni. Una vita davanti. Una coscienziosa alunna alla Harrow High School, quartieri nord di Londra. Una divisa scolastica curata e linda, come il suo sorriso, apparso centinaia di volte nei post e nelle dirette alle quali dava avvio dalla sua stanzetta di ragazzina. Su Instagram. Su TikTok. Su Twitter.

“Dalla sua stanza,
invia messaggi nell’oceano della rete
In principio sono
parole che sanno di bellezza 
parole che sono atti di coraggio”

Identità adolescenti

Molly è il titolo dello spettacolo ideato e prodotto Cubo Teatro – Torino – al debutto ufficiale qualche giorno fa a Festil 2025, festival al Nordest d’Italia, nel Fvg. 

Molly racconta la vita breve di questa ragazza, uguale a milioni, se non milioni di milioni, di altre ragazze. Le quali, provviste soltanto di quella fragile strumentazione che è la loro identità adolescente, affrontano senza rete l’universo dei social. Si buttano.

“Buongiorno a tutte e benvenute in questo nuovissimo video sì perché oggi rispondo a un po’ di domande sì perché sinceramente dicendo ho pianto per tutto il giorno perché mi sentivo un sacco sola eccetera eccetera e poi sta piovendo e ho detto voglio troppo parlare con qualcuno e quindi ho deciso di fare un video mentre mi preparo ecco io risponderò a qualche domanda per conoscermi meglio le metterò qui // (indica con la mano destra, e appare un cuore) ecco qui // e magari ecco magari se questo video vi piace andatemi a seguire perché qui ci possiamo sentire sempre qui io darò sempre consigli e vi potrebbero servire sinceramente secondo me cercherò di darvi sempre tutto quello che desiderate ecco e mentre rispondo vi faccio vedere anche la mia make-up routine che da quando ho cambiato trucco ho anche cambiato vita allora ecco la prima cosa è la skin care…”

Mollly - Letizia Alaide Russo- Cubo Teatro - ph Tommasina Giuliasi
ph Tommasina Giuliasi

Il percorso, per tutte, per tutti, è lo stesso. Aprirsi a un mondo che non sia il proprio mondo, quello che ci fa prigionieri, la famiglia, la scuola, gli amici di sempre. Costruire invece un mondo nuovo, un avatar seducente. Inventarlo, videocondividerlo, decoralo con il proprio bel viso e il glitter dei filtri digitali.

“Allora io sono sola cioè non mi piace molto uscire di casa anzi a dire la verità non esco mai di casa con tutte quelle cose che si dicono in giro e quindi ecco stando sempre seduta qui mi piacevano tantissimo le influencer cioè mi piacciono tantissimo che ti dicono tutto come fare cose così mi sembra quasi a volte che sono mie amiche e allora mi son detta lo fanno tutte fammelo fare anche a me magari ecco sto usando questa crema che praticamente è un primer…”

Moltiplicare i follower. Sentirsi altri

Che male può fare esporsi, rendersi visibili, diventare importanti per qualcuno? Moltiplicare i follower. Superare i propri blocchi. Migliorare l’autostima. Sentirsi altri.

“Io sono veramente felice quando cioè se qualcuno di voi lì fuori dovesse mai guardare questo video e poi mi dirà guarda che tu con il tuo video mi hai aiutata ecco parlo proprio a te spero proprio di aiutarti questo credo mi renderà felice ecco credo sia la felicità questa perché penso vabbè ho fatto questo video magari lo ha visto qualcuno eccetera eccetera io vorrei che qualcuno mi avesse aiutata così ecco non so non voglio sembrare pazza ma se mi stai guardando magari mettimi un cuore…”

Mollly - Letizia Alaide Russo- Cubo Teatro - ph Tommasina Giuliasi
Mollly – Letizia Alaide Russo- Cubo Teatro – ph Tommasina Giuliasi

Una bestia che ha nome algoritmo

Di cuoricini, like, menzioni, è fatto l’universo social. Pinterest, Instagram, TikTok, Threads che sia. Di dialoghi apparenti, che spesso sono soliloqui. Di amiche e amici, che forse sono profili fake. Di notifiche, notizie, playlist, raccomandazioni che, irresistibilmente, l’algoritmo propone ai nostri occhi. Pubblicità. Seduzioni. Così eccitanti che ti restano dentro, e non te ne accorgi.

“Da sola, nella sua stanza
Produce e riceve un sacco di contenuti
Tutorial per il trucco
sociologia
pubblicità
elenchi e statistiche
tutorial per fidanzarsi
pubblicità
recensioni di documentari
psicologia online
partite di calcio
video musicali
pubblicità
fidanzate dei rapper
audio motivazionali
vuoi fare il trade online?
reagisce alle hit
pubblicità
gioca a Minecraft
balletti
pubblicità
un sacco di pubblicità coi balletti
un sacco di come stare bene con sé stessi con le pubblicità dei balletti…”

Molly - Cubo Teatro - pg Tommasina Giuliasi
ph Tommasina Giuliasi

Non si accorge, Molly, che il pericolo è proprio là. Forse Molly lo sa che è là, forse Molly lo sottovaluta. La sua adolescenza scavalca il rischio, il bisogno di esserci è più forte. Dopo, forse, anche quello di non esserci.

“Lascia perdere cosa dicono gli psicologi segnalano sensazioni di solitudine e il ghosting è una cosa seria come l’emulazione che è uscito il nuovo modello di lamette L’APA ha espresso preoccupazione perché gli algoritmi sì sei perfetta così rischiano di condurre gli adolescenti secondo una stima dell’OMS in Italia 3500 ragazzi all’anno siamo tutte così sole dentro al web è il palcoscenico per togliersi la vita d’accordo ma soffocare conviene davvero o c’è del positivo dentro di te ma poi guarda che se ti senti così lascia perdere stanno tutti di merda ma non ci andare dallo psi psicologo psi psichiatra non c’è bisogno tu stai bene stai bene stai bene stai bene…”

Giovani pesci

Non vi racconterò fino in fondo la storia di Molly. La prevedete già. E la racconta questo spettacolo, che come altri realizzati da Cubo Teatro (date un’occhiata a Sid – fin qui tutto bene, per esempio) tocca corde scoperte e sensibili, già in noi, immigrati digitali.

Figurasi in chi, nativo, adolescente, in questo mondo nuota, come i pesci ignari di cui parlava David Foster Wallace in un discorso agli studenti laureandi di un college statunitense.

Foster Wallace - Questa è l'acqua - Einaudi

Ci sono due giovani pesci che nuotano insieme e incontrano un pesce più anziano, che nuota nella direzione opposta, fa loro un cenno e dice: “’Giorno ragazzi, com’è l’acqua?”. I due giovani pesci continuano a nuotare per un po’, finché uno dei due guarda l’altro e fa: “che cavolo è l’acqua?” [in David Foster Wallace, Questa è l’acqua, Einaudi, 2009]

Non vi racconterò nemmeno la soluzione scenica che fa del grande schermo centrale, il centro magnetico di questo allestimento, cuore attrattivo e impietoso, magic display accresciuto e intensificato da tutti gli espedienti grafici che tiktoker e instagrammer sanno manipolare sveltamente. Merita che vi sorprenda.

Non vi dirò quanto è credibile e esatta Letizia Russo (Letizia Alaide Russo, che non è la Letizia Russo drammaturga) davanti alla sua ring-light, luminosissima, nel buio di un set-palcoscenico che la scrittura e la regia di Girolamo Lucania hanno creato per lei.

Molly - Cubo Teatro - ph Simone Vona
ph Simone Vona

Tecnocapitalismo

Vi trascriverò solo il referto che l’ufficiale giudiziario – a Londra, il coroner – avrà steso davanti a un corpo senza vita. E sottolineerò la sua ultima frase: un dato di fatto, certamente, ma anche un monito per chi, inconsapevole come i pesci di Foster Wallace, ignora o quantomeno sottovaluta il potere mortifero dei nuovi capitalismi techno. Si chiamino Meta, oppure Amazon, oppure OpenAI.

Se non li padroneggi, ti uccidono.

“Molly. 14 anni. Depressa. Una patologia comune a quell’età. Una domenica notte non prende la sua medicina e decide di farla finita. Tecnicamente si chiama “prima sospensione”. I genitori. Sì, la mattina. Molly voleva informare tutti che la condizione di vuoto che la colpisce è diffusa in tutta la sua generazione. E trova nei social il mezzo migliore per farlo. Il modo in cui funzionano quelle piattaforme dà accesso libero a qualunque contenuto. Autolesionismo. Suicidio. Spesso raccontati come un fatto romantico e spettacolare. Molti di questi contenuti venivano suggeriti senza che Molly ne facesse richiesta. La piattaforma conosce i suoi desideri. Li manipola. Si immedesima, come una specie di specchio. Educati con il solo obiettivo di tenerci incollate. I contenuti sono un mezzo per la pubblicità. La sensazione è che una ragazza così fragile possa fidarsi. Sì. Persino innamorarsi. No. Come ho già detto, sono un mezzo per la pubblicità”.

Nota della produzione

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MOLLY
un progetto di Cubo Teatro
scritto e diretto da Girolamo Lucania
interpretato da Letizia Alaide Russo
visual art e video live Niccolò Borgia
colonna sonora originale e sound design Ivan Bert e Ruben Zambon
una produzione 2025 di Cubo
in collaborazione con Teatro della Caduta, Giallo Mare Minimal Teatro, Catalyst ETS

Visto al debutto a Festil 2025 – Trieste (il Rossetti – sala Bartoli) e Udine (CSS – Teatro S.Giorgio). Anteprima: Castrovillari – Primavera dei teatri 2025

Nota della produzione

Molly si è tolta la vita per autolesionismo, mentre soffriva di depressione e degli effetti negativi dei contenuti online. Negli ultimi 6 mesi di vita gli algoritmi le hanno suggerito 16.300 contenuti di cui 2.100 relativi a suicidio e depressione. Algoritmi educati a creare dipendenza per scopi commerciali.
Un episodio storico, passato in secondo piano, ma che mette in luce una serie di ombre e riflessioni: il rapporto con i social network, le intelligenze artificiali, le responsabilità legali, la coscienza collettiva.
Questo progetto è frutto di un percorso di incontri con ragazze e ragazzi delle scuole superiori, che hanno partecipato a un laboratorio creativo: Anche le AI sognano milioni di followers.
Un percorso di scrittura creativa che affronta temi come la dipendenza dai social, le patologie depressive, e il funzionamento degli algoritmi.
Il laboratorio è disponibile insieme allo spettacolo o indipendente da esso.

Festil 2025. Alternativa a un’estate di grandi numeri e turismo invasivo

Ha preso il via qualche giorno fa FESTIL 2025, un festival che traccia itinerari di teatro contemporaneo nell’estremo Nordest italiano, tra l’area friulana e quella giuliana.

Udine, Gradisca d’Isonzo, Duino-Aurisina e Trieste sono i luoghi dove drammaturgia e danza, laboratori e teatro per le giovanissime generazioni, accompagnano in un formato alternativo un’estate che, altrove, complici marketing e grandi eventi, l’invasione turistica sembra intanto aver già saturato.

Affogo di Dino Leopardo con Mario Russo
Affogo di Dino Leopardo con Mario Russo – ph Simone Galli

Inaugurato il 18 giugno, Il calendario di FESTIL 2025 si inoltrerà fino al 5 agosto.

Prima dell’overtourism

Nato una una ventina di anni, con un progetto che intercettava allora un periodo oggi tramontato, FESTIL sta per Festival Estivo del Litorale.

Era quello il momento in cui i piccoli centri dell’Istria costiera e la fascia meridionale del Friuli Venezia Giulia non avevano nemmeno il sentore di ciò che chiamiamo oggi overtourism.

In quel nascente festival transfrontaliero (che addirittura anticipava l’entrata della Slovenia nell’Unione Europa), si propiziava anzi il potere attrattivo di piazze, antichi palazzi, spazi storici del tessuto urbano. Con una predilezione per la cultura del mare. Quello Adriatico.

Vent’anni dopo FESTIL è una realtà diversa. Perché diversi sono i tempi. Pandemie, conflitti, dissesti macroeconomici e nuovi modelli di vita hanno disegnato altri scenari. FESTIL 2025 continua a tessere una tela internazionale, ma si concentra sul territorio italiano, guarda preferibilmente alla nuova scrittura teatrale, attrae un pubblico che dai grandi eventi e dai concerti negli stadi si tiene un po’ lontano, consapevole che teatro e danza dal vivo si nutrono soprattutto di vicinanza tra artisti e spettatori.

Da dieci anni FESTIL è organizzato, in una convergenza di intenti, dall’associazione culturale Tinaos con il contributo di Css – teatro stabile di innovazione del Fvg e ora di Il Rossetti – Teatro stabile del Fvg, con il sostegno di istituzioni, non solo regionali e locali, e partnership internazionali.

FESTIL 2025. Affermati e novissimi

Ho seguito le prime giornate del festival: volevo capire quale sia il terreno sul quale si muovono questi artisti, preferibilmente giovani, ma non solo, estranei ai media maggioritari, devoti sempre più spesso al passaparola social. 

Se nomi come Babilonia Teatri, Silvia Gribaudi, Federica Rosellini, sono noti a chi segue gli sviluppi contemporanei di teatro e di danza, tra le altre date del cartellone appaiono nomi consolidati di recente nel campo della scrittura, come quelli di Magdalena Barile e Dino Lopardo.

Ai quali il progetto Futuro Passato, a cura di Federico Bellini, aggiunge anche i novissimi Irene Petra Zani, Jonathan Lazzini, Teresa Vila, finalisti del bando di residenza sviluppato alla fine dello scorso anno nel programma di residenze Dialoghi, al Teatro S. Giorgio di Udine.

Futuro Passato Residenze CSS Udine

Temibile, quella dea che ti convince

Proprio a quel bando fa capo Peitho – Persuasione, testo scritto da Irene Petra Zani per Futuro Passato, il contest di scrittura intitolato quest’anno Memoria di un viandante e ispirato dalla brevissima esistenza del filosofo goriziano Carlo Michelstaedter, troncata da un colpo di pistola suicida nel 1910, a 23 anni. 

Suicidio “metafisico” si è sempre pensato, inventariando così il gesto autolesionista. Ma il ritrovamento, qualche anno fa, di un baule disperso, contenente i libri della biblioteca dell’intellettuale goriziano, ha riaperto il caso con nuovi studi e ipotesi. Offrendo a Irene Petra Zani l’idea di consegnare al teatro una nuova biografia non autorizzata del giovane geniale.

Peitho- Persuasione - FESTIL 2025 ph Samuele Nigrone
Peitho – Persuasione di Irene Petra Zani – ph Samuele Nigrone

Della resa scenica di Peitho si è incaricata un’interprete di spicco e di carattere qual è Federica Fracassi. Che con i suoi rossi e imperiosi capelli, l’attrice si incarna qui nella temibile dea della Persuasione. Assieme a Dimitrios Papavasiliou (il quale, come Michelstaedter scrive e pensa in greco), Fracassi ha orchestrato un concerto di voci e colonna sonora. Dove il mito classico, le letture di pagine filosofiche, i segni del contemporaneo esplodono tempestose, così come esplosero in quel giorno fatale del 1910.

Destinazione Parigi, quinto arrondissement

Concerto nel vero senso della parola è stato invece quello della giornata inaugurale. Intitolato 17 Rue des Fossés, Saint-Marcel, in quanto nato proprio in quella via di Parigi. È là che l’attrice Francesca Osso e il sound designer Gerets hanno registrato Adorazione continua, il loro primo lavoro in comune, da pochi giorni in distribuzione. Concept album anche, che corona il l’ispirato viaggio europeo dei due, con tappe a Vienna, Praga, Salisburgo, e approdo nel quinto distretto della capitale francese. 

Gerets e Francesca Osso - Adorazione continua -FESTIL 2025 ph Alisa Franzil
Gerets e Francesca Osso – ph Alisa Franzil

Curiosità: era stato proprio a Trieste, in occasione delle prove di uno spettacolo intitolato Oleandra, che i due autori si erano conosciuti, trovando ragioni per questo sensitive tour.

In cui Osso attrice, ma qui compositrice, voce e chitarra, raccoglie immagini e sentimenti che l’hanno attraversata nelle diverse stazioni dell’itinerario, mente le acrobazie sonore di un mago della console digitale, Gerets (alias per Gabriele Albanese) ne amplificano il respiro. Che ora si fa rurale (come quando in musica appaiono gli skrat, invisibili gnomi della mitologia del Friuli, da dove Osso proviene) ora di puro spleen metropolitano.

Dino Lopardo, trilogia futura

Su un orizzonte assai diverso si è mosso Dino Lopardo, autore di Affogo, uno dei tre capitoli di una trilogia futura sull’odio sociale (e anche social) che comprende anche Rigetto e Cesso. Intanto, Affogo appare oggi come un’indagine su origini e sintomatologia del bullismo di provincia. 

Mario Russo in Affogo di Dino Lopardo FESTIL 2025   -ph Simone Galli
Mario Russo in Affogo di Dino Lopardo – ph Simone Galli

La traiettoria che l’autore, originario della Basilicata, traccia per il suo protagonista si manifesta nella sequenza che dagli abusi subiti dell’infanzia (di cui è metafora un brutto anatroccolo di plastica, che sopravvive nel chiuso di una minuscola vasca da bagno) sfocia inevitabile – chissà se lo si può pensare – nelle rabbie giovanili: il sogno frustrato di cimentarsi nel nuoto (ecco apparire perfino una piscina) per uno che dell’acqua ha paura.

Cicatrici, rancori, sogni olimpionici muovono il muscolare protagonista, Mario Russo, sull’orizzonte di una contemporaneità difficile, sinonimo di disagio.

Piccole e agili

Queste le prime tre date. Ma si intuisce fin d’ora che il programma di FESTIL 2025 valorizza le produzioni agili, piccole, necessarie peraltro a interpretare il panorama ben più dissestato del Sistema Teatrale Italia. Di cui proprio in questi giorni, come non capita quasi mai, si ha notizia pure nei media mainstream.

Dalla controriforma attuale, anche il Festival del litorale non sembra indenne, ma è proprio la dimensione small di queste produzioni a correggere il peso delle nubi che gravano minacciose sul futuro delle istituzioni più titolate.

Il programma completo di FESTIL 2025, con i suoi 25 eventi in 7 settimane, prosegue fino al 5 agosto, ed è consultabile sul sito.

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17 RUE DES FOSSÉS, SAINT-MARCEL
idea e realizzazione di Francesca Osso e Gabriele Gerets Albanese
testi, voce e musica di Francesca Osso
i brani sono stati realizzati da radiogerets / Boeuf Bourguignon Records
light designer Max Klein
una produzione CSS Teatro stabile di innovazione del Friuli Venezia Giulia, in collaborazione con Tinaos

PEITHO – PERSUASIONE
un progetto di Federica Fracassi e Irene Petra Zani
testo Irene Petra Zani 
concept Federica Fracassi 
con Federica Fracassi, Dimitrios Papavasiliu e Shari DeLorian
sound artist Shari DeLorian
a cura di Teatro di Dioniso | Nicoletta Scrivo e Associazione Culturale Tinaos
testo vincitore del bando di drammaturgia FUTURO PASSATO e del premio di produzione di FESTIL25 in collaborazione con Dialoghi Residenze delle arti performative a Villa Manin a cura del CSS Teatro stabile di innovazione del FVG

AFFOGO
scritto e diretto da Dino Lopardo
con Mario Russo e con Alfredo Tortorelli
scene e luci Dino Lopardo
Produzione Gommalacca Teatro
sostegno all’allestimento Collettivo Itaca con il sostegno della residenza artistica Il filo immaginario
Premio alla drammaturgia sui generis Torino Fringe festival 24
spettacolo finalista Premio Inbox 2024

Con gli occhi puntati sul mare, Caterina Filograno scrive una storia di famiglia

Anche in casa si possono provare emozioni forti racconta cinque generazioni di una famiglia del meridione italiano. Sono le donne a governarla. Da sempre. Tenacemente. Un matriarcato, scritto forse nel Dna, ma anche per il teatro, da Caterina Filograno.

Caterina Filograno - Anche in casa si possono provare emozioni forti - ph Marcella Foccardi
ph Marcella Foccardi

La Speronetta è un piccola baia a nord di Bari, nel sobborgo costiero di Santo Spirito. Ville e villini signorili, strade alberate e aree verdi, danno a quel luogo un senso di agio e tranquillità.

Dalla terrazza del Villino Tajani, costruito nel 1904, un viale si inoltra fra cycas e oleandri e termina davanti al cancello color amaranto, proprio di fronte al mare, azzurro e tranquillo in questo pomeriggio di giugno. La storia di Anche in casa si possono provare emozioni forti si svolge qua.

Ho voluto vederlo di persona, il posto. Mi sono messo in viaggio, sono sceso dal treno e subito, alla stazione di Santo Spirito, mi ha accolto il canto delle cocorite, vivaci e odiosi pappagallini di origine australe.

Caterina Filograno - Anche in casa si possono provare emozioni forti

In un pomeriggio del 1994…

In quel pomeriggio l’irreparabile ebbe il sopravvento. In un’abitazione di Molfetta, nel 1994, a una coppia di cocorite venne aperta la gabbietta. Incautamente. Complice il clima degli ultimi decenni, i volatili si sono rapidamente riprodotti. Un’emergenza ecologica oramai.

Oggi, stormi assordanti colonizzano il litorale e le zone a nord di Bari, fino ad arrivare alla Speronetta, ultimo lembo del capoluogo pugliese. È qua che la famiglia Tajani trascorre le estati, tra il cinguettio molesto delle cocorite che infestano il parco, e i fantasmi dell’albero genealogico, dal quale si dipartono possenti rami matriarcali.


In camicia da notte

Immaginatevi la scena. Tra i pilastri, all’ingresso della villa, l’anziana Maddalena è seduta sulla sua sedia – il suo trono. Novant’anni e oltre, piedi scalzi, camicia di notte di bianco lino, i capelli sciolti. E parla, parla, parla… Attorno a lei, si muovono le sue figlie e le sue nipoti, api laboriose, pure loro in camicia da notte. E parlano, parlano. Figure contemporanee dai caratteri sfaccettati, donne di polso: avvocata, psicoterapeuta, attrice…

Simona Senzacqua e Maria Grazia Sughi - ph Marcella Foccardi
Simona Senzacqua e Maria Grazia Sughi – ph Marcella Foccardi

Possono essere pragmatiche, come Mina, una delle due figlie, ma pure concilianti come l’inoffensiva Simonetta, sua sorella. Il carattere delle nipoti, Rebecca e Caterina, sorelle anche loro, sembra invece plasmato su quello della matriarca: consapevoli, determinate, prendono tutto di punta e arrivano dove vogliono. Come le cocorite, che Maddalena vedrebbe volentieri sterminate, a forza di pallettoni.

A questo punto non è un mistero che l’autrice – Caterina come il personaggio, barese, trentenne, con un bel carniere di premi, riconoscimenti e commissioni – intenda tessere un arazzo autobiografico dentro a questo testo dal formato insolito per il teatro italiano. Un po’ romanzo, un po’ sceneggiatura, un po’ autofiction, come dicono quelli che la sanno lunga. Una polaroid di famiglia. A parte qualche salvifico cambiamento dei nomi. Delle altre, non del suo.

Caterina Filograno - Anche in casa si possono provare emozioni forti - ph Marcella Foccardi
La villa – ph Marcella Focardi

Filograno: past and present remix

Ma non bisogna lasciarsi fuorviare dalle apparenze. Un personaggio, per quanto modellato su una persona, resta un personaggio. Ha una sua storia e una sua realtà. Immaginaria. È altro.

Nemmeno la villa, di fronte alla quale, in questa sera di giugno, io sono uno degli spettatori, è esattamente quella villa. Il teatro ha percorsi diversi, più sottili, evanescenti, non è mai imitation of life. Il più delle volte la supera, la vita.

Anche in casa si possono provare emozioni forti nasce infatti lontano. Dopo gli incontri con Calamaro, Deflorian, Paravidino, Lanera, capita che Filograno partecipi a Past Present Remix, laboratorio che si è svolto a Venezia, in Biennale, con il drammaturgo britannico Martin Crimp, quattro anni fa.

Così adesso, nel remixaggio di past and present, nell’alternarsi dei dialoghi e delle voci che si sovrappongono, tra le trasparenze della biancheria e citazioni scientifiche di soppiatto – Freud, Jung, Klein, Bachofen, ma anche il più pop Umberto Galimberti – noi possiamo ricostruire la storia famigliare dei Tajani.

Caterina Filograno - ph Marcella Foccardi
Caterina Filograno – ph Marcella Foccardi

Scintille

Lontane origini borboniche, rovesci della fortuna, crescita del patrimonio, laboriosità femminile. I maschi sullo sfondo: indispensabili alla riproduzione della specie, come nelle comunità delle api. Ma uomini distratti, inutili, fuggitivi: scintille di un momento, si spengono velocemente. E scompaiono.

Il punto è qua. Questa curiosa mappa storica di un matriarcato meridionale va in un senso che si potrebbe pure chiamare antropologia se, con svolte sagaci e ironiche, non scegliesse di muoversi dentro caratteri vivi, presenti. Cui la facciata della villa, imponente, con motti latini scolpiti in alto e piante di oleandro, dà il colore della verosimiglianza. Se non della verità.

Così come verosimili, se non proprio veri, sono i segnali di realtà che abitano il parco. Soprattutto i suoni: il canto serale delle cicale, i richiami ossessivi delle cocorite, la risacca. Raccogliendoli dal vivo, ma anche elaborandoli digitalmente, un mago del sound design, chiamato Gerets, li compone all’istante in una colonna sonora atmosferica.

Francesca Porrini - ph Marcella Foccardi
Francesca Porrini – ph Marcella Foccardi

Ora un termine impegnativo: ginecocrazia

Certo, bisogna avere un certo coraggio per andare a rileggersi quel tomo ottocentesco che si intitola Il matriarcato (1861, sottotitolo impegnativo, Ricerca sulla ginecocrazia) di Jakob Bachofen.

Ma poiché in quelle pagine si trova la prima lente per leggere la posizione delle donne come chiave dello sviluppo delle società, antiche e contemporanee, non è peregrino associare quell’avveniristico trattato al lavoro di queste cinque attrici.

Dalla loquace e spiritosa matriarca Maria Grazia Sughi, passando per la ragionevolezza matura di Simona Senzacqua e Francesca Porrini, giù giù fino alle più giovani: la riottosa Cecilia di Petra Valentini e la stessa Filograno. Che le chiama, tutte assieme, “antropologhe di uno zoo umano”.

Petra Valentini - ph Marcella Foccardi
Petra Valentini – ph Marcella Foccardi

Ma si tratta al tempo stesso di esemplari sotto osservazione, cavie del secolare dibattito che si muove tra storia sociale e evoluzionismo, femminismi in trasformazione e critica del patriarcato.

Generazioni

Fino a sciogliersi nello stellato momento in cui la nipote più giovane accompagna per mano la nonna al cancello: quello amaranto, quello che guarda verso il mare. Il testimone passa allora di generazione in generazione. Tutte donne. Solo donne.

Caterina Filograno - Anche in casa si possono provare emozioni forti - ph Marcella Foccardi
ph Marcella Foccardi

Le cocorite hanno smesso di stridere, l’onda si frange, una ballata nostalgica – I’m so tired dei Fugazi – ci rammenta che le emozioni forti si possono manifestare ovunque.

Ma evolvono soprattutto nel centomillenario recinto della famiglia.

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ANCHE IN CASA SI POSSONO PROVARE EMOZIONI FORTI
drammaturgia e regia Caterina Filograno

con Caterina Filograno, Francesca Porrini, Simona Senzacqua, Maria Grazia Sughi e Petra Valentini
scene e Costumi Giuseppe Di Morabito
luci Stefano Bardelli
suono Gerets

aiuto regia e collaborazione artistica Ksenjia Martinovic

produzione Teatro di Sardegna | Teatro Stabile di Torino -Teatro Nazionale | Teatri di Bari con il sostegno di Banca Generali

STORIE – 40 anni con Gabriele Vacis. Da lati opposti. Che poi sono lo stesso lato.

Ciò che gli invidio un po’ è lo stare sulla Treccani. Per il resto siamo più o meno coetanei, e gli ultimi 40 anni del teatro italiano li abbiamo passati insieme. Lui a fare teatro. Io a scrivere sul teatro. Apparentemente, da due parti opposte. In realtà dalla stessa parte.

al centro, Gabriele Vacis

Dopo un tempo che mi è sembrato lunghissimo, qualche settimana fa, ho incontrato di nuovo Gabriele Vacis. E con lui, in qualche modo, la memoria di Laboratorio Teatro Settimo.

In una fortezza

Ci si è abbracciati in un posto esagerato: il salone di un castello, quello di Gorizia, nella sala degli Stati provinciali. Una sorta di rustica fortezza dal colore medievale, con armature e mazze chiodate, nel cuore di una città che quest’anno è invece una contemporaneissima Capitale europea della Cultura (assieme alla sua gemella oltreconfine, Nova Gorica).

Gabriele Vacis completava qui un lavoro di otto mesi, cominciato lo scorso ottobre, con dieci attori under 30, selezionati per la prima annualità di BorGo Live Academy, il corso di perfezionamento per attrici e attori attivato nell’ambito delle proposte formative di ArtistiAssociati – il Centro di Produzione Teatrale, che ha sede a Gorizia. E che con questo progetto ha inaugurato anche un nuovo spazio teatrale e di foresteria artistica nel centro della città.

la sede di BorGo Live Academy. a Gorizia
la sede di BorGo Live Academy

Vacis: ritornare ai maestri

Ero curioso, anche un po’ emozionato, perché di tempo ne era passato. Eppure, vagamente intuivo che non ne era passato poi così tanto. Aleggiava ancora tra noi una antica parola d’ordine. “Ritornare ai maestri”.

l maestri del teatro – Vacis intendeva dire Shakespeare, Molière, Goldoni – io li ho tralasciati da tempo. Confesso: mi hanno stancato e mi sento pure un po’ colpevole. La fame del nuovo invece mi spinge inevitabilmente lo sguardo in avanti. A volte verso i burroni.

Gabriele invece la sua devozione l’ha conservata, giudiziosamente, attraversando terreni diversissimi: il teatro dei gruppi, il teatro di narrazione, l’opera lirica, le scuole di letteratura e di teatro, la televisione, il cinema, la radio, il timone delle istituzioni, l’insegnamento universitario, e chissà quante altre cose ancora.

Anche in questo caso – qui nel castello di Gorizia – a uno di quei maestri Gabriele tornava: Carlo Goldoni. Il percorso intrapreso con quei dieci attori aveva al centro una sua commedia: Gli innamorati. La quale come palesa il titolo, ha a che fare con l’amore.

i partecipanti del corso 2025 di BorGo Live Academy
i partecipanti del corso 2025 di BorGo Live Academy

Di cosa parliamo quando parliamo d’amore

C’è , per dieci under 30, qualcosa di più importante dell’amore? Forse sì. Forse no. Ma l’amore, per come lo raccontano i maestri, non conosce generazioni. I maestri hanno la capacità non dico di renderlo universale – che è un’affermazione sciocca e antistorica – ma di farlo risuonare attraverso il tempo.

Insomma, con questi dieci futuri attrici e attori, Vacis ha lavorato sull’amore: sul loro amore, i loro amori. Ne è venuto fuori, non uno spettacolo, ma un’incontro tra giovani artisti e spettatori in cui, i gesti, le parole, le brevi scene, l’improvvisazione, il canto, la danza, le battute di Goldoni, e le pagine di Calvino (da Le città invisibili), la colonna sonora (governata in console da Roberto Tarasco) e soprattutto la pratica della schiera (uno delle magnifiche ossessioni di Vacis) si sono intrecciate e moltiplicate. Lasciando intendere che cosa può voler dire, oggi, fare pedagogia teatrale.

Canto per Torino - regia Gabriele Vacis
La schiera di Canto per Torino (1995)- regia Gabriele Vacis

Conigli e cappelli

Quando alla fine abbiamo ricominciato a parlare fittamente, Gabriele ha rievocato – quasi tirando fuori il coniglio dal classico cappello – un libro che trent’anni ci eravamo inventati assieme. Io me lo ero dimenticato. Si trattava della prima pubblicazione di una collana (e anche di una manifestazione) che avrebbe avuto in seguito ampi sviluppi (soprattutto nel campo della letteratura). Si intitolava, e ancora si intitola, Dedica.

Roberto Canziani - Dedica - Laboratorio Teatro Settimo

Con il fotofinish fermo a quell’anno, il 1995, Dedica raccontava la storia teatrale di Laboratorio Teatro Settimo. Uno dei gruppi che, attraverso le regie di Vacis e il lavoro dei suoi compagni d’avventura, tanti, hanno costruito, materialmente, il nuovo teatro italiano dalla metà dagli anni ’80 in poi.

Proprio allora era passata tra noi quella antica parola d’ordine: “Ritornare ai maestri”. Cosa che lui ha sempre fatto. Io meno.

il manifesto di Canto per Torino - regia Gabriele Vacis
il manifesto di Canto per Torino (1995)

Una dedica alle api del Piemonte

Tornato a casa, sono andato a scovare nei miei scaffali quel libretto, e vi ho trovato tutto il sapore del tempo: per esempio le immagini dei Goldoni di Vacis e di Teatro Settimo, con le memorabili prove notturne a villa Emo a Fanzolo , poco lontano da Treviso). Il luogo esatto, esattissimo, per ambientare la Trilogia della Villeggiatura.

Laura Curino - Villeggiatura - regia Gabriele Vacis - ph Maurizio Buscarino
Laura Curino – Villeggiatura (1993) – regia Gabriele Vacis – ph Maurizio Buscarino

E poi, anche le fotografie sbilenche da Esercizi sulla tavola di Mendeleev (1984), oppure quelle sontuose da Elementi di struttura del sentimento (1985) o ancora da Riso amaro e Nel tempo tra le guerre (1988, perlopiù, le aveva scattate Maurizio Buscarino). E poi il baricchesco Novecento di Eugenio Allegri. Erano gli spettacoli che avevano imposto Laboratorio Teatro Settimo tra i gruppi di punta del nuovo teatro italiano di quei decenni.

Il volume si apriva con un mio saggetto, intitolato Le api del Piemonte, e terminava con una nostra lunga conversazione, messa in bella copia. Mi colpisce, oggi come allora, una riflessione di Vacis sulla nascita di Laboratorio Teatro Settimo. In realtà sulla nascita di un fenomeno teatrale che ha caratterizzato e continua a caratterizzare, per le peculiari geografie dell’Italia, il lavoro nei piccoli centri.

Elementi di struttura del sentimento - regia Gabriele Vacis - ph Maurizio Buscarino
Elementi di struttura del sentimento (1985) – regia Gabriele Vacis – ph Maurizio Buscarino

“In nessun luogo ci sarà mai mondo, se non in noi”

“Settimo Torinese – mi diceva allora Vacis – è un posto che non esiste, perché è a sette miglia, e non ha neanche un nome. Noi vivevamo in questo posto orribile. Certo, si poteva emigrare, magari andare da un’altra parte, ma abbiamo pensato che in fondo non sarebbe stato molto diverso. In nessun luogo ci sarà mai mondo, se non in noi” scrive Rilke nelle Elegie duinesi. Allora il problema era proprio quello di inventarlo, un posto. Abbiamo pensato che valeva la pena di fermarsi lì, e costruirlo”.

Gabriele Vacis
Gabriele Vacis

I piccoli centri. Si chiamavano, appunto, Settimo Torinese in Piemonte. Ora sono Castrovillari (in Calabria, se vi è capitato di leggere un post precedente). Oppure Dro in Trentino, Albenga in Liguria, Bassano e Pergine in Veneto, Cividale in Friuli, Volterra e Sansepolcro in Toscana, San Ginesio nelle Marche, la val Curone in Lombardia e la valle della Cupa in Puglia… E Santarcangelo di Romagna, ovviamente. L’Italia autentica, quella dei piccoli centri, della provincia, dei teatri abitati. In nessun luogo ci sarà mai mondo, se non in noi.

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INNAMORATI
ispirata a Gli Innamorati di Goldoni
regia Gabriele Vacis
con la collaborazione di Roberto Tarasco e PoEM
con Agata Bervini, Vincenzo Di Giovanni, Kledi Dibra, Angela Ieracitano, Eleonora Limongi, Maria Nicolì, Giuseppe Oricchio, Pompeo Nizam, Alessandro Russo e Gabriele Spataro.
a cura di BorGO Live Academy – Gorizia

Tutti in convento stasera, per Primavera dei Teatri 2025

In molte delle classifiche che descrivono l’Italia – tenore economico, risorse sanitarie, aspettativa di vita – la Calabria si attesta negli ultimi posti.

Primavera dei Teatri 2025 - ph Angelo Maggio
ph Angelo Maggio

Nella mia personale classifica, sta invece nei primi. Per come mi si apre negli occhi la costa tirrenica, mentre viaggio sui treni che mi portano laggiù. Per il buon cibo che riesco a trovare in tavola, senza pagare uno sproposito. E per l’accoglienza che sempre mi ha riservato, anche in uno sperduto b&b.

Soprattutto, per la specialità di un festival teatrale che considero tra i più interessanti, e i più avventurosi, del nostro Paese: Primavera dei Teatri.

Un quarto di secolo di esplorazioni

A Castrovillari – una settimana fa, tra maggio e giugno – Primavera dei teatri 2025 ha raggiunto il traguardo delle 25 edizioni. Sembrerebbero poche rispetto ai gloriosi 68 anni di Spoleto, ai 53 di Santarcangelo. Ma è un quarto di secolo che, grazie al fiuto e all’impegno dei tre co-direttori e del loro staff, lo rende unico.

Per un’impronta che ha mantenuto da quando è nato, avamposto in una regione praticamente priva di teatro, per il magnetismo con cui ancora adesso attrae giovani e meno giovani comunità di artisti e di spettatori.

Primavera dei Teatri 2025 - Protoconvento - ph Angelo Maggio
Protoconvento – ph Angelo Maggio

Infine per i luoghi dove si volge: l’imponente e bianco Protoconvento francescano, issato su uno sperone di roccia, con il chiostro, anzi un doppio chiostro, che nulla a da invidiare a quello milanese del Piccolo Teatro.

Il Protoconvento è il cuore di Primavera dei Teatri. È il luogo degli incontri e degli abbracci, è l’appuntamento al quale conti di ritrovare chi non vedevi da tempo. Oppure chi – giovane artista in crescita – vedi per la prima volta e rivedrai tra qualche anno sui maggiori palcoscenici italiani.

Primavera dei Teatri 2025 - Protoconvento - ph Angelo Maggio
Protoconvento – ph Angelo Maggio

Intuito e scouting hanno sempre accompagnato Dario De Luca, Saverio La Ruina e Settimio Pisano, che negli anni hanno edificato Primavera dei Teatri sulle assi del Teatro Sybaris, nelle cellette francescane, nella prigione del castello Aragonese, e poi in altri spazi, cambiati di anno in anno, con qualche insolita sorpresa, come la stazione degli autobus. Dalla quale prendeva il via – adesso sembra un secolo, ma era il 2010 – il periplo avventuroso di Mimmo Borrelli.

Maestri e rivelazioni

Studi, debutti, presentazioni, prime rappresentazioni. E mostre, libri, film, concerti, dj set. Ne ho visti tanti in quei luoghi. E anche in questa primavera 2025 i titoli non sono stati pochi.

Da quelli dei maestri – Danio Manfredini, regista di Cari spettatori, Daniele Ninarello con una nuova coreografia, Rise – alle conferme d’eccellenza: Francesco Marilungo che dopo Stuporosa, ha presentato il suo nuovo progetto Cani lunari. Federica Rosellini, con il suo sconvolgente Ivan e i cani. Oppure Marco Sgrosso, inaspettata Emma B. vedova Giocasta.

Federica Rosellini - Ivan e i cani - ph A. Maggio
Federica Rosellini – Ivan e i cani – ph A. Maggio

E ancora, qualche rivelazione che immagino di ritrovare, in spazi numerosi, la prossima stagione. Incontro, per esempio, nuovo lavoro del collettivo napoletano lunAzione, istantanea viva sulle derive giovanili, con Federica Carruba Toscano e Lorenzo Izzo destinati sicuramente a un premio.

Infine, tra eventi per diverse ragioni affettuosi: la presentazione del libro di Claudio Facchinelli, collega amico e critico scomparso da poco, il film con cui Saverio La Ruina ha documentato il suo spettacolo Italianesi (e la restituzione della residenza Domineidddio, con Cecilia Foti), la nuova mostra dei disegni-recensione di Renzo Francabandera.

Incontro - Federica Carruba Toscano e Lorenzo Izzo - Collettivo lunAzione - ph A. Maggio
Incontro – Federica Carruba Toscano e Lorenzo Izzo – Collettivo lunAzione – ph A. Maggio

Calabria magica, come Circe

Tanta roba. Ma, visto che stavolta QuanteScene! arriva un po’ in ritardo (eggià, come Circe, la Calabria magica mi ha trattenuto) e la rete intanto abbonda di recensioni, vorrei soffermarmi piuttosto su due titoli che per diverse ragioni, stavolta, mi sono stati a cuore. Senza nulla togliere agli altri, parlo di due spettacoli che con le loro storie, privilegiano questa regione.

Lo Spazio Occupato - Nuova Compagnia Balletto di Calabria - ph Angelo Maggio
Lo Spazio Occupato – Nuova Compagnia Balletto di Calabria – ph Angelo Maggio

Vedete voi se sono una spinta ad intraprendere un viaggio fin laggiù, tra gli strapiombi e le spiagge di Capo Spulico, o di Capo Vaticano, o nelle stregonesche grotte che circondano Castrovillari e il suo glorioso monte Pollino.

Sorniona, allusiva, c’è Iaia Forte in formato Calabria

“Così come certe ragazzine fioriscono nel giro di un’estate, mia nonna diventò bellissima dopo gli ottanta”. Si avvia come un inno alla maturità muliebre, il racconto che Emanuele Trevi – scrittore nato a Roma, ma di madre calabrese – ha dedicato a una delle sue antenate. E che Iaia Forte – attrice napoletana, ma della Calabria innamorata – ha restituito in forma di reading in una delle serate di Primavera dei teatri 2025.

Iaia Forte - Mia nonna e i Borboni - ph Angelo Maggio
Iaia Forte – Mia nonna e i Borboni – ph Angelo Maggio

Quaggiù, tra Tirreno e Ionio, si dipanano storie di maghe e sirene, poveri pescatori e bellezze contadine. In questo caso, l’ironia dello scrittore e il piglio narrativo della sua interprete, danno vita invece al diario bizzarro e aristocratico di un’amore senile.

Scrive Trevi: “Era una vera dea tirrenica, mia nonna, della sottospecie calabrese: perspicace, testarda, capace di leggerti un pensiero nella testa prima ancora che tu stesso l’avessi formulato. In quell’estate di san Martino della sua vita, conobbe il grande amore che il destino nascondeva in fondo alla sua saccoccia. Vedova di un giudice e regina assoluta del suo piccolo reame, a ottantacinque anni aveva poco da chiedere ancora alla sua vita. Ma la vita non è Babbo Natale: decide lei quello che ritieni di volere, e ti manda i suoi regali quando ti sembra di non averne più bisogno”.

Il regalo è lui. “Un conte, un forestiero, più o meno dell’età di mia nonna. Era nato da una illustrissima famiglia di sangue blu inglese mischiato a sangue partenopeo altrettanto pregiato. Non si era mai sposato e, privo di discendenza, aveva sempre coltivato ambizioni di storiografo con il fermo proposito di dedicare gli ultimi anni della sua vita a un libro che finalmente restituisse ai Borboni i loro indubbi meriti amministrativi, agricoli, demografici”.

Insomma, già avete immaginato come prosegue e – vista l’eta dei due innamorati – come va a finire. Ma il garbo sornione e gli sguardi allusivi che Iaia Forte ci mette, nel raccontarli, sono il controcanto frizzante e nondimeno delicato che accompagna un amore degno della letteratura. E anche dei teatri.

Indemoniate, cagne, streghe. O solo donne

Il primo ricovero, all’Ospedale Psichiatrico di Girifalco, risale al 1881. Un secolo dopo sarà la legge Basaglia a chiudere definitivamente la struttura manicomiale, e a farne un diverso luogo di accoglienza.

Proprio quello che a Girifalco, nel punto più stretto della penisola calabrese, è oggi attivo. Con i suoi archivi anche: le cartelle, i diari, le lettere di quei reclusi. In molti casi, donne. Dietro le sbarre, molte di loro pagavano un desiderio di indipendenza, una ricerca di libertà, un istante di passione.

Aspirazioni. Storie. Documenti. In larga parte consultati e studiati da Francesca Ritrovato, attrice e drammaturga. Che del suo paese d’origine racconta ora, in Alienate, l’oscura fama psichiatrica. Portando alla luce i volti, le voci, la scrittura di alcune di quelle donne. Impersonandole, con un velo di Madonna in testa, con la corona di spine dell’elettroshock e con camicie di forza.

Alienate - Fabio Macagnino e Francesca Ritrovato - ph A. Maggio
Alienate – Fabio Macagnino e Francesca Ritrovato – ph A. Maggio

Dentro alle quali gridare, inascoltata, la loro verità. Leonilde, Giulia, Margherita, Eugenia, Luisa… tanti altri nomi, e attorno a loro, tante altre figure di repressione e compatimento: il prete esorcista, il fratello arruolato in artiglieria, la sorella anaffettiva, la madre superiora, la vecchia strulla… E gli uomini – Rocco, uno per tutti – che a quel destino le hanno condannate: pazze, cagne, streghe, internate, indemoniate. Alienate è la parola giusta.

Ad accompagnarle, a consolarle, sul palcoscenico, accanto al corpo mobile di Francesca Ritrovato, c’è la musica. La chitarra loquace di Fabio Macagnino che in lingua e sonorità calabresi canta le loro storie, amori, e disamori soprattutto.

Il formato delle alienate è frequente nel teatro italiano. Perché diffuse erano da noi le istituzioni repressive: dai manicomi di Gorizia e Trieste a quelli di Arezzo e Volterra. Perché sono storie intense: da Alda Merini a Adalgisa Conti. Alienate le ritrova negli archivi (anche in quello dei diari conservati a Pieve Santo Stefano), le disseppellisce dalla polvere e dagli inchiostri scoloriti. Restituisce finalemente loro, in questa Primavera dei Teatri 2025, una qualche postuma giustizia.

Che, di fronte al silenzio, è già qualcosa.

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MIA NONNA E I BORBONI
testo di Emanuele Trevi, con Iaia Forte.

ALIENATE
di e con Francesca Ritrovato, musiche di Fabio Macagnino

INCONTRO
progetto e regia Eduardo di Pietro, con Federica Carruba Toscano e Lorenzo Izzo produzione Collettivo lunAzione

IVAN E I CANI
un testo di Hattie Naylor, tradotto da Monica Capuani
performer, sound design e regia Federica Rosellini
produzione Cardellino srl