STORIE – 40 anni con Gabriele Vacis. Da lati opposti. Che poi sono lo stesso lato.

Ciò che gli invidio un po’ è lo stare sulla Treccani. Per il resto siamo più o meno coetanei, e gli ultimi 40 anni del teatro italiano li abbiamo passati insieme. Lui a fare teatro. Io a scrivere sul teatro. Apparentemente, da due parti opposte. In realtà dalla stessa parte.

al centro, Gabriele Vacis

Dopo un tempo che mi è sembrato lunghissimo, qualche settimana fa, ho incontrato di nuovo Gabriele Vacis. E con lui, in qualche modo, la memoria di Laboratorio Teatro Settimo.

In una fortezza

Ci si è abbracciati in un posto esagerato: il salone di un castello, quello di Gorizia, nella sala degli Stati provinciali. Una sorta di rustica fortezza dal colore medievale, con armature e mazze chiodate, nel cuore di una città che quest’anno è invece una contemporaneissima Capitale europea della Cultura (assieme alla sua gemella oltreconfine, Nova Gorica).

Gabriele Vacis completava qui un lavoro di otto mesi, cominciato lo scorso ottobre, con dieci attori under 30, selezionati per la prima annualità di BorGo Live Academy, il corso di perfezionamento per attrici e attori attivato nell’ambito delle proposte formative di ArtistiAssociati – il Centro di Produzione Teatrale, che ha sede a Gorizia. E che con questo progetto ha inaugurato anche un nuovo spazio teatrale e di foresteria artistica nel centro della città.

la sede di BorGo Live Academy. a Gorizia
la sede di BorGo Live Academy

Vacis: ritornare ai maestri

Ero curioso, anche un po’ emozionato, perché di tempo ne era passato. Eppure, vagamente intuivo che non ne era passato poi così tanto. Aleggiava ancora tra noi una antica parola d’ordine. “Ritornare ai maestri”.

l maestri del teatro – Vacis intendeva dire Shakespeare, Molière, Goldoni – io li ho tralasciati da tempo. Confesso: mi hanno stancato e mi sento pure un po’ colpevole. La fame del nuovo invece mi spinge inevitabilmente lo sguardo in avanti. A volte verso i burroni.

Gabriele invece la sua devozione l’ha conservata, giudiziosamente, attraversando terreni diversissimi: il teatro dei gruppi, il teatro di narrazione, l’opera lirica, le scuole di letteratura e di teatro, la televisione, il cinema, la radio, il timone delle istituzioni, l’insegnamento universitario, e chissà quante altre cose ancora.

Anche in questo caso – qui nel castello di Gorizia – a uno di quei maestri Gabriele tornava: Carlo Goldoni. Il percorso intrapreso con quei dieci attori aveva al centro una sua commedia: Gli innamorati. La quale come palesa il titolo, ha a che fare con l’amore.

i partecipanti del corso 2025 di BorGo Live Academy
i partecipanti del corso 2025 di BorGo Live Academy

Di cosa parliamo quando parliamo d’amore

C’è , per dieci under 30, qualcosa di più importante dell’amore? Forse sì. Forse no. Ma l’amore, per come lo raccontano i maestri, non conosce generazioni. I maestri hanno la capacità non dico di renderlo universale – che è un’affermazione sciocca e antistorica – ma di farlo risuonare attraverso il tempo.

Insomma, con questi dieci futuri attrici e attori, Vacis ha lavorato sull’amore: sul loro amore, i loro amori. Ne è venuto fuori, non uno spettacolo, ma un’incontro tra giovani artisti e spettatori in cui, i gesti, le parole, le brevi scene, l’improvvisazione, il canto, la danza, le battute di Goldoni, e le pagine di Calvino (da Le città invisibili), la colonna sonora (governata in console da Roberto Tarasco) e soprattutto la pratica della schiera (uno delle magnifiche ossessioni di Vacis) si sono intrecciate e moltiplicate. Lasciando intendere che cosa può voler dire, oggi, fare pedagogia teatrale.

Canto per Torino - regia Gabriele Vacis
La schiera di Canto per Torino (1995)- regia Gabriele Vacis

Conigli e cappelli

Quando alla fine abbiamo ricominciato a parlare fittamente, Gabriele ha rievocato – quasi tirando fuori il coniglio dal classico cappello – un libro che trent’anni ci eravamo inventati assieme. Io me lo ero dimenticato. Si trattava della prima pubblicazione di una collana (e anche di una manifestazione) che avrebbe avuto in seguito ampi sviluppi (soprattutto nel campo della letteratura). Si intitolava, e ancora si intitola, Dedica.

Roberto Canziani - Dedica - Laboratorio Teatro Settimo

Con il fotofinish fermo a quell’anno, il 1995, Dedica raccontava la storia teatrale di Laboratorio Teatro Settimo. Uno dei gruppi che, attraverso le regie di Vacis e il lavoro dei suoi compagni d’avventura, tanti, hanno costruito, materialmente, il nuovo teatro italiano dalla metà dagli anni ’80 in poi.

Proprio allora era passata tra noi quella antica parola d’ordine: “Ritornare ai maestri”. Cosa che lui ha sempre fatto. Io meno.

il manifesto di Canto per Torino - regia Gabriele Vacis
il manifesto di Canto per Torino (1995)

Una dedica alle api del Piemonte

Tornato a casa, sono andato a scovare nei miei scaffali quel libretto, e vi ho trovato tutto il sapore del tempo: per esempio le immagini dei Goldoni di Vacis e di Teatro Settimo, con le memorabili prove notturne a villa Emo a Fanzolo , poco lontano da Treviso). Il luogo esatto, esattissimo, per ambientare la Trilogia della Villeggiatura.

Laura Curino - Villeggiatura - regia Gabriele Vacis - ph Maurizio Buscarino
Laura Curino – Villeggiatura (1993) – regia Gabriele Vacis – ph Maurizio Buscarino

E poi, anche le fotografie sbilenche da Esercizi sulla tavola di Mendeleev (1984), oppure quelle sontuose da Elementi di struttura del sentimento (1985) o ancora da Riso amaro e Nel tempo tra le guerre (1988, perlopiù, le aveva scattate Maurizio Buscarino). E poi il baricchesco Novecento di Eugenio Allegri. Erano gli spettacoli che avevano imposto Laboratorio Teatro Settimo tra i gruppi di punta del nuovo teatro italiano di quei decenni.

Il volume si apriva con un mio saggetto, intitolato Le api del Piemonte, e terminava con una nostra lunga conversazione, messa in bella copia. Mi colpisce, oggi come allora, una riflessione di Vacis sulla nascita di Laboratorio Teatro Settimo. In realtà sulla nascita di un fenomeno teatrale che ha caratterizzato e continua a caratterizzare, per le peculiari geografie dell’Italia, il lavoro nei piccoli centri.

Elementi di struttura del sentimento - regia Gabriele Vacis - ph Maurizio Buscarino
Elementi di struttura del sentimento (1985) – regia Gabriele Vacis – ph Maurizio Buscarino

“In nessun luogo ci sarà mai mondo, se non in noi”

“Settimo Torinese – mi diceva allora Vacis – è un posto che non esiste, perché è a sette miglia, e non ha neanche un nome. Noi vivevamo in questo posto orribile. Certo, si poteva emigrare, magari andare da un’altra parte, ma abbiamo pensato che in fondo non sarebbe stato molto diverso. In nessun luogo ci sarà mai mondo, se non in noi” scrive Rilke nelle Elegie duinesi. Allora il problema era proprio quello di inventarlo, un posto. Abbiamo pensato che valeva la pena di fermarsi lì, e costruirlo”.

Gabriele Vacis
Gabriele Vacis

I piccoli centri. Si chiamavano, appunto, Settimo Torinese in Piemonte. Ora sono Castrovillari (in Calabria, se vi è capitato di leggere un post precedente). Oppure Dro in Trentino, Albenga in Liguria, Bassano e Pergine in Veneto, Cividale in Friuli, Volterra e Sansepolcro in Toscana, San Ginesio nelle Marche, la val Curone in Lombardia e la valle della Cupa in Puglia… E Santarcangelo di Romagna, ovviamente. L’Italia autentica, quella dei piccoli centri, della provincia, dei teatri abitati. In nessun luogo ci sarà mai mondo, se non in noi.

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INNAMORATI
ispirata a Gli Innamorati di Goldoni
regia Gabriele Vacis
con la collaborazione di Roberto Tarasco e PoEM
con Agata Bervini, Vincenzo Di Giovanni, Kledi Dibra, Angela Ieracitano, Eleonora Limongi, Maria Nicolì, Giuseppe Oricchio, Pompeo Nizam, Alessandro Russo e Gabriele Spataro.
a cura di BorGO Live Academy – Gorizia

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