Inerpicato sull’Appennino marchigiano e sorvegliato dai monti Sibillini, San Ginesio è un piccolo borgo. Di quelli che fanno il vanto dell’altra Italia. L’Italia senza ponti eclatanti da costruire, senza pasticci di edilizia e potere, senza le urgenze dell’affarismo.
Un borgo appartato, di strade in salita e discese, di severi palazzi color mattone, che deve il nome al martire cristiano che duemila anni fa, al tempo di Diocleziano imperatore, si dichiarava attore. San Ginesio ha pure dato i natali ad Alberico Gentili, il giurista che già nel 1500 andava elaborando l’idea di un moderno diritto internazionale. Non è cosa da poco.

Il borgo del teatro
Il terremoto del 2016 ha malamente ferito San Ginesio, le chiese, il teatro, la sede municipale. Ma l’attivismo dei suoi abitanti, che si sono rimboccati le maniche e hanno saputo mettere in gioco idee non convenzionali, lo sta risanando. Piano piano.
Rigenerazione, più che ricostruzione. Perché tra i progetti, già avviati, con i quali la cittadina prefigura il futuro, c’è quello che lo vuole borgo del teatro.
Non che in Italia manchino esperienze di questo tipo, ma qui l’ipotesi ha una qualità particolare, perché non sarà un teatro qualsiasi. San Ginesio ha come traguardo un teatro di e per gli attori. Nella fattispecie giovani attori.
In Italia, attori e attrici giovani non mancano. Ce ne stanno fin troppi, sicuramente. Ma forza, determinazione e talento sono doti che non tutti possiedono, tanto più se combinate assieme. E raccoglierle in uno spazio, una casa comune ha senso: il borgo degli attori.
Furore
Nella palestra, ai margini del paese, c’è un gruppo di diplomati nelle maggiori scuole teatrali italiane. Lavorano assieme a un’idea che ha loro proposto Alessio Maria Romano, coreografo e pedagogo, invitato a intervenire, come lo scorso anno, a Ginesio Fest 2025.

Dopo aver letto assieme Furore di Steinbeck, il romanzo della Grande Depressione americana, Romano ha proposto a ciascuno di elaborare fisicamente il proprio furore e, con quello, arredare le piccole case di cartone, appena costruite, che accompagnano il lavoro fisico di questo laboratorio di perfezionamento attorale.

Glory Glory Hallelujah. Nella palestra risuona la storica marcia – la voce è di Lucia Limonta – e tocca adesso ad ognuno di loro, illustrare a piccoli gruppi di spettatori, le ragioni del personale furore, con il quale ha arredato la propria casetta, aggiungendo alla partitura fisica, anche quella della comunicazione interpersonale. Che del rapporto tra spettacolo e spettatore, è la pietra di fondazione. Da gettare assieme.

Nelle case color mattone
Da quattro edizioni oramai, Leonardo Lidi regista, firma il progetto artistico di Ginesio Fest e lo fa lavorando in questa direzione. Raccogliere qui, nelle case color mattone, magari d’estate, magari in primavera, una generazione di giovani artisti della scena ai quali offrire – dice Lidi – le opportunità che a lui stesso, ma per colpi di fortuna, erano state offerte quando aveva cominciato a lavorare. A 17 anni, nei dintorni di Piacenza.

Lidi ora ha vent’anni di più, ha collezionato un sacco di regie (questo blog lo segue dal suo esordio in Biennale con gli ibseniani Spettri), dirige la Scuola di Teatro dello Stabile di Torino, e insegna pure altrove. I titoli esatti per restituire al sistema teatro italiano, ciò che il sistema aveva consegnato a lui. Un’idea assai chiara, che guardi avanti e non si affidi soltanto ai colpi di fortuna.
Diciotto. Tra i ventuno e i ventisei
Tra le quinte, nella ex chiesa di Sant’Agostino, spazio scenico ora e espositivo, c’è fermento. Non senza trepidazione, i diciotto allievi attori del primo anno della Scuola dello Stabile di Torino si preparano al loro primo debutto importante. Lidi regista ha allestito per loro un dittico che lega due titoli di Rainer Werner Fassbinder.
Più sociopolitico il primo, Katzelmacher, più mélo il secondo, Un anno con 13 lune, rappresentativi però della complessità produttiva del regista tedesco, scomparso più di 40 anni fa.

E loro – una generazione tra i 21 e i 26 anni – ce la fanno. Pure bene, a cimentarsi con le dinamiche del branco, la gretta e provinciale xenofobia, i fascismi, per dirla senza infingimenti, di quella bassa Baviera che RWF aveva destrutturato in quei due lavori giovanili. Xenofobia che oggi non è soltanto Baviera.

Ginesio Fest 2025. L’excel degli eventi
Nonostante il riconoscimento, e il finanziamento pubblico progressivamente in crescita di Ministero e Amministrazioni locali, Ginesio Fest non può esibire un budget nababbo. Non può neppure impegnarsi in un cartellone di clamorosi debutti e prime nazionali: l’indispensabile benzina dei festival. Ma qualità degli artisti e precisione delle scelte possono supplire.
Così che ha avuto senso, non estemporaneo, far arrivare arrivare quassù, tra le case color mattone, titoli di rilievo. Come Stuporosa, etnografia e coreografia premio Ubu di Francesco Marilungo, o il teatro di Wonder Woman (a firma di Antonio Latella e Federico Bellini) e quello di Altri libertini di Pier Vittorio Tondelli (a firma Licia Lanera).

Ma ve le immaginate, voi, le scatenate amazzoni di Wonder Woman, le vite spericolate e le bestemmie degli anni Settanta di Tondelli, risuonare qui, nel chiostro monacale di un borgo dell’Appennino?
È successo. Succederà ancora, e di più, nei prossimi anni. Perché è la forza del progetto, più che l’excel della contabilità, a fare la differenza.

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GINESIO FEST 2025
San Ginesio (Macerata)
direzione artistica Leonardo Lidi
ideatrice e direttrice generale Isabella Parrucci
presidente giuria Premio nazionale San Ginesio, Remo Girone
