Nella musica di Battistelli, due amici fedeli: Carlo Michelstaedter e Enrico Mreule

Prodotta dal Teatro “Giuseppe Verdi” di Trieste, Fedeli d’amore è una nuova composizione musicale di Giorgio Battistelli. In prima esecuzione per Go!2025, è stata allestita negli spazi dell’aeroporto “Amedeo duca d’Aosta” a Gorizia. Con la regia di Simone Derai per Anagoor.

Fedeli d'amore - aeroporto "Amedeo duca d'Aosta" - Gorizia
Fedeli d’amore – aeroporto “Amedeo duca d’Aosta” – Gorizia

In aeroporto. Ai margini della città

Stasera il dio della meteorologia ci è propizio. Le porte metalliche dell’hangar si sono aperte scorrendo rumorose sulle guide. Da fuori, tra poche nubi, ci abbaglia un sole al tramonto. Appaiono il verde intenso della pista e il velivolo, un Piper monoelica sta che per prendere il volo.

In cabina, qualcuno decolla dall’aeroporto di Gorizia. Non quello grande, recente, col nome dannunziano, “dei legionari”. Parte invece da questo fazzoletto verde ai margini della città: ciò che resta di un campo di volo militare che ha accompagnato la storia di questi territori. E che dista oggi solo poche centinaia di metri dal confine ex-jugoslavo. Ciò che un tempo era “il confine orientale”.

Carlo e Enrico

Colui che parte si potrebbe chiamare Enrico Mreule, protagonista del breve romanzo di Claudio Magris, Un altro mare (Garzanti, 1991). Studente provetto nei primi anni del ‘900 all’imperial-regio ginnasio di Gorizia e poi solitario fuggitivo. Mreule prese il largo nel 1909, in vista delle pampas argentine e della Patagonia. 

Un altro mare -  Claudio Magris

Oppure, potrebbe chiamarsi Carlo Michelstaedter, anche lui studente di quel ginnasio, malinconico pessimista aspirante filosofo, amico fedele di Mreule. Questa partenza sarebbe però metafora del suo vero addio a Gorizia e al mondo: un colpo di rivoltella rivolto a se stesso, a ventitré anni, nel 1910. 

Si intitola Fedeli d’amore questa opera nuova, composta da uno dei nomi eccellenti della musica contemporanea italiana, Giorgio Battistelli. La composizione, in prima esecuzione, entra a pieno diritto, nel cartellone di Go!2025, programma di eventi che accompagna Gorizia e la gemella slovena Nova Gorica nel ruolo congiunto di Capitale della Cultura europea 2025.

Gorizia maledetta

Michelstaedter, goriziano, suicida giovanissimo, è uno dei campioni di quella cultura mitteueropea che alimentava la città, austroungarica prima dello scoppio della Grande Guerra, e prima che diventasse maledetta, nel 1916, con la perdita di centomila uomini (51mila italiani, 48mila austroungarici) solo per la sua conquista.

Fedeli d'amore - ph Fabio Parenzan
ph F. Parenzan

Da Michelstaedter prendono le mosse molti degli eventi di Go!2025. Ma questo debutto operistico, che trova spazio in un vecchio hangar è certo quello più emblematico. In particolare, per l’allestimento, aeroportuale, site-specific, che la compagnia Anagoor e la regia di Simone Derai hanno voluto riservare alla partitura di Battistelli. 

Partitura che si apre con rimbombi di guerra, mentre noi spettatori, l’orchestra e il coro (del Teatro Verdi di Trieste) siamo insieme chiusi nell’hangar. Bombardamenti, granate, scoppi. Una striscia di gesso bianco attraversa la scena, a cavallo del pubblico. Qualcuno vi ha seminato ossa umane. La prima guerra? La seconda? Quelle odierne? Le guerre sono un archetipo del genere umano. 

Fedeli d'amore - ph Fabio Parenzan
ph Fabio Parenzan

Il pane e una pistola per Michelstaedter

Nell’ambiente chiuso, una cartellonistica luminosa, violenta, gialla, definisce la mappa dei luoghi storici del primo conflitto – Piave, Isonzo, Caporetto… – e riporta, in sloveno e in italiano, il testo del libretto scritto da Arnaldo Colasanti.

Ascoltiamo, cantati, i dialoghi tra i due amici studenti: Mreule, il baritono Federico Longhi, e Michelstaedter, il tenore Bryan Lopez Gonzales. A loro si associano cupi i presagi del coro.

Federico Longhi, Mreule, e Bryan Lopez Gonzales, Carlo Michelstaedter - ph Fabio Parenzan
Federico Longhi, Mreule, e Bryan Lopez Gonzales, Carlo – ph Fabio Parenzan

Due giovani donne e una anziana si muovono intanto lungo la striscia di gesso e condividono con noi spettatori una pagnotta di pane. Una di loro ci presenta una pistola. Quella che il fedele Enrico, prima di partire, aveva affidato al fedele Carlo. Quella con cui quest’ultimo si toglierà la vita.

Carlo Michelstaedter e Enrico Mreule sono i Fedeli d'amore - Gorizia aeroporto 2025
ph. Fabio Parenzan

I segni si intrecciano, la storia è drammaturgia. Avevamo visto, prima, i due amici attraversare in bicicletta i viali di una Gorizia ancora austroungarica. Adesso, portate via a forza, le tre donne impersonano la madre e le due sorelle di Michelstaedter, annichilite nelle deportazioni naziste degli anni ’40. Solo una, Paula, si salverà.

Impossibile non pensare alle guerre di oggi.

Carlo Michelstaedter e Enrico Mreule sono i Fedeli d'amore - Gorizia aeroporto 2025
ph. Fabio Parenzan

Skyline d’Europa

Ma intanto le porte dell’hangar si sono aperte, oramai i colli, contesi un tempo a forza di armi e di cadaveri, disegnano pacificati una skyline d’Europa, nel cielo arancio del tramonto. Adesso che il piccolo aereo ha preso il volo, restano solo i bagliori rossi delle torce di segnalazione aeroportuale.

Carlo Michelstaedter e Enrico Mreule sono i Fedeli d'amore - Gorizia aeroporto 2025
ph Fabio Parenzan

Il loro fumo via via si disperde, recuperando nella musica, non nella storia, la fedeltà di quei due amici, Enrico e Carlo, che il secolo breve e un colpo di pistola avevano separato. E che si ritrovano di nuovo insieme qui, personaggi, nelle dimensioni simboliche del teatro, della musica, della letteratura. 

Scrive Claudio Magris in una delle ultime pagine di Un altro mare, la 93: “per questo i libri sono così facili, tutti, mentre le cose e gli uomini sono difficili”.

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FEDELI D’AMORE
scene liriche per soli, coro e orchestra
musica di Giorgio Battistelli
(nuova commissione della Fondazione Teatro Lirico Giuseppe Verdi – Trieste)
libretto di Arnaldo Colasanti, tratto da opere di Carlo Michelstaedter e Claudio Magris 
interpreti Bryan Lopez Gonzales (tenore, Carlo) e Federico Longhi (baritono, Enrico)
mise en espace Anagoor
regia Simone Derai
assistenza e cura del progetto Luca Altavilla e Marco Menegoni
orchestra e coro della Fondazione Teatro Lirico Giuseppe Verdi – Trieste
direttore Enrico Calesso
produzione Fondazione Teatro Lirico Giuseppe Verdi – Trieste

Giorgio Battistelli e Arnaldo Colasanti con Anagoor
Giorgio Battistelli e Arnaldo Colasanti con Anagoor

Hystrio Festival 2025. Che cosa ci insegnano gli under 35?

Sei giorni a Milano per Hystrio Festival 2025, manifestazione che mette assieme drammaturgia, interpretazione e allestimenti teatrali di una generazione cresciuta dentro le trasformazioni di questi tre decenni.

Giulia Scotti - Quello che non c'è - ph  Elisa Nocentini
Giulia Scotti in Quello che non c’è – ph Elisa Nocentini

Si chiamano Millennials. E mettiamoci accanto pure i più giovani, una frazione di Generazione Z, nati subito dopo il salto del secolo. Insieme, fanno gli under 35. 

Che cosa potrebbero insegnare gli under 35 a chi under 35 non è più? Soprattutto una cosa, penso: a guardarsi attorno cambiando prospettiva.

Insegnare no, non è l’espressione migliore. Perché la gerarchia, il leaderismo, la pedagogia dei valori non fanno parte del loro stare al mondo.

Loro sono orizzontali, condivisivi, portati al lavoro in comune. Sempre in discussione e pronti a chiedere “ma chi lo ha detto?”. O qualche altra domanda più scomoda.

Non è una lettura ottimistica – questa – del mondo under 35. È una loro, parziale, fotografia.

Under 35 a Hystrio Festival 2025

Li fotografa appunto, dentro le coordinate parziali del teatro, Hystrio Festival 2025 , ora alla quarta edizione, spin off dal vivo della rivista che porta lo stesso nome.

Hystro Festival 2025-  Logo - Chiara Dattola
Logo 2025 – Chiara Dattola

Hystrio seleziona i loro spettacoli, ne sceglie una decina, e ci mette vicino altrettante letture in scena che saggiano la tenuta dei testi scritti da loro. Una formula che rispecchia, nel titolo e nell’ironia, il loro stare al mondo: Situazione drammatica (da un’intuizione di Tindaro Granata).

Alle situazioni drammatiche – ma senza esagerare, sosteneva Szymborska– gli under 35 ci sono del resto abituati. Crisi economiche e precarietà sono stati il loro ambiente di crescita. Lo si vede bene dal perimetro del loro teatro. Bilanciano l’incertezza con l’adattabilità. Ibridi, evitano lo scontro, optano per la resilienza. 

Caterpillar - Piena come un uovo - ph Franco Rubini
Compagnia Caterpillar – Piena come un uovo – ph Franco Rubini

Questioni quotidiane

A teatro, questi under 35, dicono no a tutti quei Greci che per millenni ci hanno fracassato la vita – gli Edipo, le Medea – e dicono no anche alla sperimentazione, quella fine a se stessa, che voleva essere avanguardia. 

Si interrogano piuttosto su questioni concrete, assai quotidiane.

Di cosa parlano infatti i loro spettacoli? Quelli che ho visto a Hystrio Festival 2025, almeno. Parlano di squilibri alimentari (Piena come un uovo, della Compagnia Caterpillar). Di maschilismo tossico (C19H28O2 è la formula chimica del testosterone, spiegano i giovani Lidi Precari).

C19H28O2 - Lidi Precari - ph Luca A. d'Agostino
C19H28O2 – Lidi Precari – ph Luca A. d’Agostino

E poi, dell’ambiguo rapporto con il cellulare (30 milligrammi di Ulipristal, scritto da Benedetta Pigoni) e della “comunicazione superficiale” dei social (nella performance furbetta del giapponese Kenji Shinohe).

Kenji Shinohe - ph Gabriele Conti
Kenji Shinohe in K(-A-)O – ph Gabriele Conti

E ancora: della morte di un amico (A.L.D.E., requiem a sorpresa ideato da Giovanni Onorato), oppure del lavoro a basso indice di specializzazione e soddisfazione (che tradotto diventa “lavoro di merda”, come lo descrive Hinterland, bel testo di Federico Malvaldi). 

A.L.D.E. - Giovanni Onorato - ph Chiara Corradini
A.L.D.E. di Giovanni Onorato – ph Chiara Corradini

Certo, mica tutti così. Qualcuno crede ancora in Giovanni Testori (SdisOrè, inscenato con maschere e pupazzi da Evelina Rosselli). Qualcuno si attarda in cupe storie famigliari (Fratelli Benedetti, scritto da Bianca Tortato). Qualcuno immagina un futuro prossimo, che altro non è se non brutta copia del presente (Mammut, ovvero vita e morte di un’Intelligenza Artificiale di Fartagnan Teatro).

Una carriera in crescita

Già nelle precedenti edizioni (qui il 2024, per esempio, e qui il 2023) mi era capitato di trovare, dentro la tavolozza delle serate, qualcuno da seguire poi, nello sviluppo di una carriera in crescita.

Stavolta, per Hystrio Festival 2025, quello che più mi convince è Jonathan Lazzini, che ha presentato un altro dei suoi studi-ritratto su personalità borderline e carismatiche, visto che le due cose spesso convergono. Come in Carlo Michelstaedter, per esempio,  sul quale si era impegnato per il contest Futuro Passato di Festil.

Ora, il suo Glenn, una variazione, sono in realtà 30 variazioni (come le Variazioni Goldberg di Bach) attorno alla maniacalità e al genio di Glenn Gould, sciamano canadese del pianoforte, affidate alla voce di Giovanni Franzoni. 

Hystrio Festival 2025 - Giovanni Franzoni in Glenn, una variazione - ph Alessia Stefanini
Giovanni Franzoni in Glenn, una variazione – ph Alessia Stefanini

E mi è piaciuta pure quell’idea di famiglia allargata sulla quale una tragedia – anche qui, senza esagerare – getta una luce vivace. Il titolo è Ancora qui. Lo ha scritto Paris Antonio Pesantes Morán , peruviano che scrive in un bel italiano, e lo ha battezzato in scena Giuliana Musso.

Serata finale

Alcuni miei amici sostengono – sbagliando – che non c’è festival senza premio. Sono troppo ben abituati dal cinema, suppongo.

Ma Hystrio Festival 2025 ha esteso il principio anche al teatro. E nelle capienti sale milanesi dell’Elfo Puccini, per la serata finale, oltre agli under 35 della scrittura e dell’interpretazione, ha voluto mettere in vetrina anche i campioni teatrali del momento, individuati a maggioranza dalla redazione della rivista.

Li ha incoronati con il logo ideato da Chiara Dattola e ha consegnato loro l’onorificenza. Con un agile copia e incolla vi riporto qui sotto tutto l’elenco.

PREMI HYSTRIO 2025

Premio Hystrio all’interpretazione a Anna Della Rosa

Premio Hystrio alla regia a Leonardo Lidi

Premio Hystrio alla drammaturgia a Daniele Villa

Premio Hystrio-Altre Muse a Paola Villani

Premio Hystrio-Iceberg a Usine Baug

Premio Hystrio-Corpo a Corpo a Enzo Cosimi

Premio Hystrio-Twister a “Vorrei una voce” di e con Tindaro Granata

Premio Mariangela Melato per giovani attori
ad Alessandro Bandini e Leda Kreider

Premio Hystrio alla Vocazione a Marco Divsic e Sofija Zobina. 
segnalazione:  Giacomo Albites Coen

Premio Ugo Ronfani a Giulia Rita Sarajane Cammilleri

Premio Hystrio – Scritture di Scena
a Bianca Tortato per “Fratelli Benedetti”
segnalazioni: “Il macello” di Federico Mattioli
e “Ancora qui” di Antonio Paris Pesantes Morán

i premiati di Hystrio Festival 2025
I premiati

Hystrio Festival è un progetto alla quarta edizione.
Direzione artistica: Claudia Cannella
Organizzazione: Ilaria Angelone, Valeria Brizzi, Giulia Generali, Arianna Lemolino, Alessia Stefanini, Alice Strazzi

Premio Hystrio Festival 2025 - lo staff
Lo staff

La fine della storia. Due lingue. Tre tragicommedie di confine. A Gorizia e Nova Gorica

Giunge a conclusione, oggi 16 settembre, domani e dopodomani, tra Gorizia e la gemella slovena Nova Gorica, la trilogia Inabili alla morte / Nezmožni umreti. Titolo transfrontaliero, bilingue. 

Il triplice progetto teatrale ideato da Giacomo Pedini, direttore di Mittelfest, è stato pensato come contributo al programma internazionale Go!2025, che quest’anno fa dell’italiana Gorizia e della slovena, Nova Gorica, congiuntamente, un’unica Capitale europea della Cultura.

Inabili alla morte / Nezmožni umreti - GO!2025

Due lingue, tre spettacoli, una mobile compagnia di interpreti, grazie ai quali comporre il mosaico della “tragicommedia dei confini”. Confini linguistici, ma non solo, per queste terre a Nordest. Tema cruciale del Novecento, ma non solo. 

Nella cripta 

Adattamento dal romanzo (1938) di Joseph Roth, La cripta dei Cappuccini aveva debuttato nel marzo 2024. La vicenda seguiva il disfarsi di un’idea della storia lineare, evolutiva, che sembrava finire una volta dissolto, nel 1918, l’Impero Asburgico. Dopo, sarebbe venuta l’era dei grandi cataclismi, delle dittature feroci, il cosiddetto “secolo breve”. Questo primo capitolo della trilogia, con la regia dello stesso Pedini, verrà ripresentato oggi 16 settembre, al Teatro Verdi di Gorizia.

 GO!2025 - Mittelfest - La cripta dei Cappuccini  - ph Luca d'Agostino
La cripta dei Cappuccini  – ph Luca d’Agostino

La lingua perduta

Secondo capitolo era stato Alla ricerca della lingua perduta, in cui lo scrittore e regista sloveno Goran Vojnović provava a capire che cosa fosse successo, tra Italia e Slovenia, alla fine della seconda guerra mondiale, negli anni dei blocchi ideologici ed economici, nel tempo gelido della guerra fredda. Dopo il debutto del novembre 2024, lo spettacolo diretto dal polacco Janusz Kica verrà ripresentato al Teatro Nazionale Sloveno di Nova Gorica, domani mercoledì 17.

GO!2025 - Alla ricerca della lingua perduta - ph Luca A. d'Agostino
Alla ricerca della lingua perduta – ph Luca A. d’Agostino

La fine della Storia

A concludere la trilogia c’è infine il lavoro dello scrittore e giornalista Paolo Di Paolo: L’alba dopo la fine della Storia (al debutto, giovedì 18, Teatro Verdi Gorizia).

Dedicato alla fine del ‘900, il testo è un intreccio di fili, matassa teatrale in cui convergono storia, politologia, ideologia, costume e teatro, l’arte dell’arrangiarsi e quella del far soldi.

Alle spalle della riflessione di Di Paolo c’è il titolo famoso di Francis Fukuyama, best-seller della saggistica politica: “La fine della storia e l’ultimo uomo”. Contestato dai più, letto per intero da pochi.

Quando è finita la Storia?

Ma è davvero finita la Storia? Quantomeno, la Storia che ci ha accompagnato da millenni. Finiva già nei mesi insanguinati del 1917-1918, al tramonto del Grande Impero? Oppure nell’agosto del 1945, con un fungo atomico che oscurava il Giappone? O ancora, nella fatidica sera del 25 dicembre 1991, quando Mihail Gorbačëv rassegnava le dimissioni, prendendo atto della disgregazione sovietica.

Paolo Di Paolo sembra dire che no, non è affatto finita la Storia. E ne attendiamo l’alba. La Storia gira. E con lei tornerà a girare anche la Giostra, potente elemento scenico e allegorico già al centro di La cripta dei Cappuccini.

 GO!2025 - La cripta dei Cappuccini  - ph Luca A. d'Agostino
La cripta dei Cappuccini  – ph Luca A. d’Agostino

La giostra

Ma stavolta la Giostra girerà tappezzata dai segni del liberismo democratico-capitalista, che intanto ha tappezzato il mondo (il mondo occidentale, almeno) con le sue parole chiave, quelle della persuasione globale.

E davanti alla Giostra, di tanto in tanto, scorreranno schermi sui quali la Storia si farà immagine. Dal faccione di Berlusconi a quello Sgarbi, da Reagan a Kusturica, dalle televendite all’Ovetto Kinder.

Matilde Vigna, Camilla Semino Favro, Francesco Migliaccio - L'alba dopo la fine della Storia  - ph Luca A. d'Agostino
L’alba dopo la fine della Storia – ph Luca A. d’Agostino

E anche la Geografia si sposterà qua e là, ma sempre tra questi confini. Una villa e un buffet a Trieste, un caffè e una spa Lubiana, un teatro, le città adriatiche, Rovigno, Spalato, Ragusa. Che oggi si scrivono Rovinj, Split, Dubrovnik.

Si rievocherà la corsa dell’oro ai blue-jeans nella Trieste anni ’80, che aveva il suo cuore emporiale in Ponterosso. Ma anche i 50mila stupri etnici delle milizie ex-jugoslave e i massacri balcanici nel cuore degli anni ’90.

E si intuirà qualche storia d’amore. O di sesso. O di affari. Jeans taroccati e kalashnikov veri. Poco importa. È il business che conta.

L'alba dopo la fine della Storia 1 - ph Luca A. d'Agostino
Matilde Vigna as Gorbacëv – ph Luca A. d’Agostino

Frequentarsi

“Frequentarsi, questo conta – spiega Giacomo Pedini, che ha curato la regia anche di questo terzo capitolo – frequentarsi e mettere insieme le storie del secolo breve che noi avevamo conosciuto a ovest e quelle che loro che avevano conosciuto all’est. Per scoprire che erano diverse. Un bell’intruglio tragicomico, ma capace finalmente di accomunarci”.

Copertina di  Inabili alla morte

Dialoghi

Apro una pagina – la 224 – del volume che raccoglie i tre testi, edito da Bottega Errante, un libro che verrà presentato il 19 settembre al festival letterario PordenoneLegge. 

– Già, la Storia… la Storia… Non era finita? Non avevamo detto così?
– È una solfa vecchia di dieci anni. Ti pare che sia finita davvero?
– La fine della storia sembra un po’ come il finale di un romanzo utopico, che non considera i fattori imprevisti. Troppo ottimista.
– La Storia non finisce mai, si sposta, tutt’al più.
– E dove? 
– Dove pare a lei, non chiede il consenso. La fine della storia è solo la fine di una storia. La tua. La mia.

[Questo articolo è stato pubblicato sul quotidiano di Udine MESSAGGERO VENETO e su IL PICCOLO di Trieste, il 16 settembre 2025]

 GO!2025 - La cripta dei Cappuccini  - ph Luca A. d'Agostino
ph Luca A. d’Agostino


Crediti

LA CRIPTA DEI CAPPUCCINI 
KAPUCINSKA GROBNICA
di Joseph Roth, traduzione Laura Terreni
adattamento Giacomo Pedini e Jacopo Giacomoni
regia di Giacomo Pedini
scene Alice Vanini
costumi Gianluca Sbicca e Francesca Novati
musiche Cristian Carrara eseguite in registrato da FVG Orchestra
luci Stefano Laudato
suono e fonica Corrado Cristina
con Natalino Balasso (Francesco Ferdinando Trotta)
e con Nicola Bortolotti (Joseph Branco), Primož Ekart (Conte Chojnicki), Francesco Migliaccio, (Manes Reisiger/Barone Kovacs), Ivana Monti (Sig.ra Trotta), Alberto Pirazzini (Bubi Kovacs/dott. Grünhut/Sentinella), Camilla Semino Favro (Elisabeth Kovacs), Giovanni Battista Storti (Jacques/Adolf Feldmann/Jadlowker), Simone Tangolo (Kurt von Stettenheim/Jan Baranovitsch/Soldato/Frate), Matilde Vigna (Jolanth Szatmary)produzione Associazione Mittelfest
per GO!2025

ALLA RICERCA DELLA LINGUA PERDUTA
V ISKANJU IZGUBLJENEGA JEZIKA
di Goran Vojnović, traduzione italiana Patrizia Raveggi
regia Janusz Kica
dramaturg Martina Mrhar
scenografa Karin Fritz
costumista Bjanka Adžić Ursulov
compositore Mitja Vrhovnik Smrekar
con Radoš Bolčina (Giuseppe Materazzi / Marjan Ramovš), Francesco Borchi k.g. (Roberto Materazzi), Urška Taufer (Anna Vieri / Ivana Župančič), Aleš Valič k.g. (Stane Ramovš), Vesna Pernarčič k.g. / Helena Peršuh (Metka Ramovš), Matic Valič k.g. (Lovro Ramovš), Lara Fortuna (Mateja Ramovš), Gorazd Jakomini (Franc Žnidaršič, born Vatovec)
produzione SNG Nova Gorica
co-produzione GO!2025

L’ALBA DOPO LA FINE DELLA STORIA
ZORA PO KONCU ZGODOVINE
testo Paolo Di Paolo
regia Giacomo Pedini
dramaturg Jacopo Giacomoni
scene Alice Vanini
costumi Gianluca Sbicca e Francesca Novati
live cinema e regia video Stefano Bergomas
musiche Cristian Carrara
eseguite in registrato da FVG Orchestra
luci Stefano Laudato
suono Corrado Cristina
con Primož Ekart (Viktor), Francesco Migliaccio (Emiliano) ,Woody Neri (Franco), Alberto Pirazzini (Tenente), Camilla Semino Favro (Monika), Matilde Vigna (Gloria, Fake Gorbacëv) produzione Associazione Mittelfest
per GO!2025

I tre testi, pubblicati in volume e trasformati in radiodrammi nelle sedi di Rai Fvg per RaiRadio3 e Radio Slovenija-Program Ars , saranno radiotrasmessi nel corso di settembre.

B.Motion 2025 a Bassano. Il richiamo delle frontiere

Si è conclusa, qualche giorno fa a Bassano del Grappa, B.Motion 2025, sezione finale del progetto festivaliero Operaestate Veneto. Metto qui in fila alcune mie impressioni, raccolte nel secondo weekend della manifestazione.

B.Motion 2025 - Operaestate Bassano

Mitosi

Curiosi, seduti in circolo, al pomeriggio in un prato, studiamo la Cosa. Un ammasso accartocciato, colore dell’oro, immobile. Il tempo passa e ci accorgiamo dopo un po’ che la Cosa vive. Millimetrici movimenti, una piega che cambia verso, un diverso riflesso della luce.

Con lentezza la vita si sviluppa tra quelle lamine dorate. Adesso è una creatura aliena. Si gonfia, si espande, prendono forma le articolazioni. A un certo punto si erge, potente, poi si sdoppia.

B.Motion 2025 - Troisième Nature - Demestri Lefeuvre - ph Ceccon
Troisième Nature – Demestri Lefeuvre – ph Ceccon

Mitosi, dice la biologia. Succede quando una cellula si divide: due organismi figli, identici all’organismo madre. Niente sesso: la meraviglia della vita che si moltiplica da sé. Due nuove creature. Davanti ai nostri occhi.

Il richiamo delle frontiere

Da qualche anno Bassano del Grappa è una delle mie tappe di fine estate. B.motion – la sezione conclusiva di Operaestate – mi attrae ogni volta con il richiamo del limite, della frontiera. Che è il luogo dove le cose mutano.

Dicono quelli di Kepler-452 che il futuro dell’Europa, la sua verità, si può leggere solo studiando i suoi confini, terrestri o marini.

Ripenso a questa frase, mentre mi sforzo di capire dove collocare Troisième nature, titolo che Florencia Demestri e Samuel Lefeuvre, belgi, hanno dato alla loro creazione. Anch’essa sta su una frontiera: non quella geopolitica di Kepler, ma di linguaggi.

C’è arte cinetica, installazione, performance, forse anche danza, in questa vita che cresce, si allarga, prende forma umana. Intersecando orizzonti biologici, panorami acustici, spazi insoliti. E sento il profumo dell’erba appena tagliata.

B.Motion 2025, lessico performativo

Ai bordi, su queste linee di frontiera, lavorano Michele Mele e Rosa Scapin, direttori programmatori del lessico performativo – danza teatro, musica, circo e cinema – che Operaestate sta dispiegando quassù da ben 45 anni.

Tra l’immaginario degli alpini (sì quelli con la piuma, che attraversano il famoso ponte e bevono grappa sotto il monte Grappa) e il contemporaneo concetto di rete. Geografica, certo: le ville venete e i piccoli centri urbani. Ma anche di persone, di artisti, operatori, pubblico, abilità (si pensi a Dance Well, la pratica artistica europea, legata ai disturbi del movimento, di cui Bassano è storico capofila).

Fanny Broyaux - ph Stanislav Dobak
Fanny Broyaux – ph Stanislav Dobak

Ripenso anche a Dance Well, mentre le mani argentate di Fanny Broyaux, coreografa belga, si muovono e provano a capire – magari a carpire – il segreto motore della spasmofilia, l’eccitazione motoria incontrollata. Che lei oppone al movimento accurato di mani esercitate sugli archetti del violoncello (To be schieve or a romantic attempt) .

Oppure quando i performer fragili di Bunker Elevator, mettono in testa una parrucchetta fucsia (Flamingo è il titolo) e si divertono un sacco a raccontarsi in pubblico, liberati dallo stigma della disabilità.

Flamingo – Elevator Bunker – ph

Quella frontiera mi ribalza nuovamente addosso, ora che Jacopo Giacomoni, drammaturgo e sassofonista, prova a raccontare attraverso un dispositivo di ripetizioni e cancellazioni, come suo padre, affetto da Alzheimer, abbia via via smarrito i ricordi e l’identità (È solo un lungo tramonto, menzione speciale al Premio Riccione 2023).

Alle sue spalle un plotter srotola il lungo nastro con le trascrizioni delle loro conversazioni, di volta in volta più minuscole, minimali. E nelle orecchie, svisata al sax dal vivo, torna la canzone più amata da quel genitore che si perde nel suo lungo tramonto: Vecchio Frac di Modugno.

È solo un lungo tramonto - Jacopo Giacomoni
È solo un lungo tramonto – Jacopo Giacomoni.

Altri formati

Intendiamoci: la santa alterità della malattia è soltanto un filo che io, educato sui libri di Oliver Sacks, raccolgo. Il cartellone di B.Motion 2025 sviluppa anche molti altri formati.

C’è la spoken word performance di Renato Greco (aka kNN) con i giochi di luce che il musicale Pungilingua innesta a ruvide sorprese sonore. O la slow motion di oggetti ed effetti che sgusciano da sotto gli abiti del quintetto Production XX (Gush is Great).

Gush is great - Production Xx
Gush is great – Production Xx

C’è l’incursione biografica nell’intimo mondo artistico e nelle sculture di Alberto Giacometti, surrealista pentito, raccontato da Emilio Vacca (Gli anni vuoti), tra gli stucchi e gli specchi di Palazzo Sturm.

E c’è infine quel pattinare sulla superficie, tipico di Sotterrano, architetti dell’epidermico Dj-Show finale, nel quale tra quiz e danze collettive si celebrano i vent’anni del gruppo.

B.Motion 2025 - Sotterraneo - DJ Show - ph Operaestate Ceccon.jpg
Sotterraneo DJ Show – ph Operaestate Ceccon.jpg

Only good vibes

Dovessi però indicare, tra molti, un titolo che mi ha trasmesso energia, direi senz’altro Good vibes only (al secondo capitolo: The great effort) di Francesca Santamaria.

Il fatto è che mi sento molto coinvolto dallo scrolling infinito, patologia che affigge molti (me compreso), una volta preso in mano il cellulare.

Avete presente il gesto compulsivo che, dopo qualche secondo, spinge a scrollare in maniera automatica i reel di Instagram, le story di TikTok. Proiettili di dopamina, accompagnati dall’illimitato juke-box di canzoni che le app social mettono a disposizione.

Santamaria lo rigenera sul palcoscenico: una parossistica maratona, scandita, ritmata, dopaminizzata da greatest hits coreografiche e musicali.

B.Motion 2025 - Francesca Santamaria - Good vibes Only - ph Operaestate Ceccon.
Good vibes only – Francesca Santamaria – ph Operaestate Ceccon

Quando sale la frenesia

Pur cresciuta nel classico, Santamaria ci invita a un coreografare ironico (anhe nei precedenti titoli: Come sopravvivere in caso di danni permanenti) che qui diventa vertiginosa prova di energia cinetica edemotiva. Nella sua playlist astuta parte strizzando l’occhio a Jorge Donn del Bolero, a Isadora Duncan che danza i Momenti musicali di Schubert, alla Nelken line di Bausch.

Ma poi, vertiginosamente, il ritmo aumenta, la frenesia sale. E comincia a danzare forsennata su Mahmood e Lady Gaga, su Louis Armstrong e ll folk shanty dei marinai.

E poi, più veloce ancora: uno scroll impazzito. Unstoppable, e Bloody Mary, e Abracadabra, e il recentissimo ringhio di Dame un grrr. Fino a stramazzare esausta. Come raccomandano, e impongono, le danze di durata. Ma con tante good vibes in corpo.

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ALCUNI SPETTACOLI DI B.MOTION 2025




TROISIÈME NATURE

concept, choreography and interpretation Florencia Demestri, Samuel Lefeuvre
lighting design Nicolas Olivier
music Raphaëlle Latini
dramaturgy Arnaud Timmermans
production LOG asbl
co-production Charleroi Danse, Les Brigittines, MARS – Mons Arts de la Scène, La Place de la Danse – CDC Toulouse Occitanie

FLAMINGO
invenzione e regia Matteo Maffesanti
con Jessica Pasetto, Mirko Tomezzoli, Teresa Noronha Feio
paesaggio sonoro Davide Pachera
produzione Associazione Culturale Zebra / Elevator Bunker
co-produzione Operaestate Festival Veneto

È SOLO UN LUNGO TRAMONTO
testo, regia e performer Jacopo Giacomoni
sound design Alessandro Gambato
video e visual Furio Ganz
scenografia Arianna Sortino
co-produzione Teatro Stabile di Bolzano

PUNGILINGUA
musica Renato Grieco
set design Lorenzo Lunghi
disegno luci Vitaly Weber

GUSH IS GREAT
concept, coreografia e performance Julie Botet, Simon Le Borgne/Eva Galmel, Max Gomard, Philomène Jander, Zoé Lakhnati, Ulysse Zangs
costumi Thomas Santos
Production Xx – Selezione Aerowaves 2025

GLI ANNI VUOTI
testo e cura della lettura scenica Emilio Vacca
con Valerio Pietrovita ed Emilio Vacca
voce registrata Arianna D’Angiò
produzione Operaestate, Interno5
co-produzione NutArt

GOOD VIBES ONLY (the great effort)
concept e performance Francesca Santamaria
collaborazione drammaturgica Pietro Angelini
drammaturgia sonora e live set Ramingo
produzione Codeduomo ETS / Perypezye Urbane ETS
in co-produzione con Romaeuropa Festival